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giovedì 3 dicembre 2015

Blog Tour Welcome to Austenland – 9° Tappa

Anche Dusty pages in Wonderland aderisce al Blog Tour dedicato a Jane Austen. I luoghi e gli amici, il libro curato dalla casa editrice Jo March che raccoglie testimonianze sull'autrice inglese e compie un percorso nei luoghi dove ha vissuto. Chi mi conosce sa bene che non perdo occasione per far parlare di Jane Austen e qui sono messe in palio ben cinque copie di un libro che sembra interessantissimo, quindi fatevi sotto e spandete il verbo!





La Jane Austen Society of Italy presenta il Blog Tour “Welcome to Austenland”


La Jane Austen Society of Italy (JASIT) è un'associazione culturale che promuove in Italia la conoscenza e lo studio di Jane Austen, la sua vita, la sua opera e tutto ciò che è legato a essa, attraverso qualunque attività utile a realizzare tale scopo, nel nome dell'arricchimento culturale personale e condiviso. Visita il sito.

IL LIBRO

Autore: Constance Hill
Titolo: Jane Austen: i luoghi e gli amici
Illustrazioni di Ellen G. Hill
Titolo originale: Jane Austen: Her Homes and Her Friends
Traduzione e cura di Silvia Ogier, Mara Barbuni, Gabriella Parisi, Giuseppe Ierolli
Introduzione di Silvia Ogier
Foto di copertina di Petra Zari
Editore: Jo March Agenzia Letteraria
in collaborazione con JASIT, Jane Austen Society of Italy
Prima edizione: 16 dicembre 2013
ISBN 978-88-906076-4-6
Brossura, pagine 240
Prezzo € 14,00

Sinossi, dalla quarta di copertina
Nel 1901, le sorelle Constance ed Ellen Hill infilarono in valigia taccuini e matite, noleggiarono un calesse vecchio stile e partirono alla ricerca di “Austenland”, come chiamarono, in modo bizzarro e ingegnoso, il mondo di Jane Austen – quel luogo fisico (l’Inghilterra della sua vita e dei suoi romanzi) ma anche letterario (il microcosmo delle persone della sua vita ma anche dei suoi personaggi) e soprattutto metafisico (la fonte dei sentimenti generati nei suoi lettori) sul quale regna incontrastato e sempre rigoglioso il suo genio creativo, da oltre duecento anni.
Il pellegrinaggio di due Janeites della primissima ora, “due di noi”, alla scoperta delle tracce terrene della vita quotidiana della grande scrittrice, dà così vita a un’originale biografia sotto forma di diario di viaggio, in cui le impressioni personali ed entusiaste della biografa-ammiratrice di fronte ai luoghi austeniani convivono con le informazioni raccolte dal vivo lungo l’itinerario e con le stesse vibranti parole di Jane Austen, tratte dai romanzi e dalle lettere, ma anche dalle testimonianze dei suoi familiari, così come le ha raccolte il nipote James Edward Austen-Leigh nel prezioso Memoir, la prima biografia mai pubblicata.
«Ora chiederemo ai nostri lettori, con l’immaginazione, di rimettere indietro le lancette del tempo a più di cento anni fa e di venire con noi alla presenza di Miss Austen».
(dalla Prefazione)

Link utili
- Per saperne di più, vai al post di presentazione del libro, Due passi per Austenland: Jane Austen. I luoghi e gli Amici di C.Hill

Tema tappa: Il fingerpost in copertina

La copertina di Jane Austen: i luoghi e gli amici presenta la foto del famoso fngerpost all'incrocio sulla Winchester Road davanti al cottage di Chawton, il luogo che più di ogni altro rappresenta “l'ombelico del mondo austeniano”. Durante la progettazione del libro, la scelta del soggetto di copertina si è rivelata un divertente scambio di punti di vista tra la Jane Austen Society of Italy e Jo March; il tutto ha avuto inizio con la proposta di Petra Zari, fondatore e segretario di JASIT, di prendere in considerazione alcune delle sue foto scattate a Chawton, molto prima che questo titolo fosse scoperto. La Jo March ha accolto con entusiasmo la proposta, coinvolgendo JASIT nella scelta della foto e tonalità più adatta per la copertina del libro che è apparsa immediatamente chiara a tutti: il fngerpost, ricordato anche in un disegno di Ellen Hill nelle prime pagine del volume, era assieme celebrazione del luogo simbolo di Jane Austen e la metafora del viaggio, un'immagine perfetta. Piccola curiosità, la veratenzone è stata sulla scelta della tonalità dell'immagine, tra il color pesca e il lavanda, ma il carattere evocativo di quest'ultima ha fnito per convincere tutti. 

CALENDARIO TAPPE

1° Tappa – Giovedì 5 Novembre > La Leggivendola
Tema tappa: La scoperta di JASIT

2° Tappa – Lunedì 9 Novembre > Coffee& Books
Tema tappa: Il Libro

3° Tappa – Giovedì 12 Novembre > La Fenice Book
Tema tappa: Le Autrici

4° Tappa – Lunedì 16 Novembre > L’ora del libro
Tema tappa: I Luoghi

5° Tappa – Giovedì 19 Novembre > Del furor di aver libri
Tema tappa: L'edizione italiana

6° Tappa – Lunedì 23 Novembre > Bostonian Library
Tema tappa: “A sentimental journey”

7° Tappa – Giovedì 26 Novembre > Le mele del silenzio
Tema tappa: Il centenario della morte di Jane Austen

8° Tappa – Lunedì 30 Novembre > La Tana di una booklover
Tema tappa: Austen-land

9° Tappa – Giovedì 3 Dicembre > Dusty pages in wonderland
Tema tappa: Il fingerpost in copertina

10° Tappa – Lunedì 7 Dicembre > Peek a Book
Tema tappa: Una guida per Janeite

Tappa conclusiva – Giovedì 10 Dicembre JASIT.it
Estrazione Giveaway



REGOLAMENTO BLOG TOUR PER I PARTECIPANTI

1. Commentare tutte le tappe del Blog Tour con la formula “Partecipo e condivido” e, a vostra discrezione, aggiungere un pensiero relativo all'argomento della tappa

2. Mettere “Mi piace” sulla pagina Facebook del libro Jane Austen. I luoghi e gli amici

3. Unirsi ai “lettori fissi” o “followers” di JASIT e di tutti i blog aderenti all'iniziativa

4. Condividere tutte le tappe sui vostri canali social, taggando dove possibile JASIT

5. Chi avrà seguito il regolamento fino alla fine potrà vincere una delle cinque copie del libro in palio!

N.B.!
* I cinque vincitori del Blog Tour verranno estratti tramite il sistema di random.org e saranno pubblicati sul sito ufficiale della Jane Austen Society of Italy Giovedì 10 Dicembre.


Per motivi di privacy e prevenzione anti-spam, si chiede ai vincitori di confermare la presa visione della vincita commentando sul post finale e comunicando tramite email a info@jasit.it il proprio nominativo e i dati per la spedizione del libro.

martedì 16 dicembre 2014

Calendario dell'avvento: 16 dicembre






E' scontato ma assolutamente indispensabile commemorare oggi, nell'anniversario della sua nascita, i libri di Jane Austen. Non vi indirizzerò, per questo consiglio natalizio, verso Orgoglio e pregiudizio, ma piuttosto verso il suo secondo romanzo che preferisco: Northanger Abbey. Non so spiegare nemmeno io le motivazioni che mi inducono a preferirlo a Emma o a Ragione e Sentimento, credo semplicemente che sia l'espressione più potente dell'ironia di Jane, un'intera parodia del genere gotico che in alcuni punti mi ha fatto spuntare le lacrime delle risate. Anche oggi, a distanza di anni, quando rileggo per l'ennesima volta l'incipit, i miei occhi non possono che illuminarsi - ho un amore così viscerale per la scrittura di Jane che l'adorazione supera anche le barriere del tempo, e ogni volta è come la prima. L'incipit di Northanger Abbey è, appunto, uno di quelli che preferisco: sprigiona tanta di quella intelligenza e senso dell'umorismo che mi sento sempre il cuore scoppiare alla presenza della sua genialità - sì, sono terribilmente malata. Mi sorprendo spesso a pensare cosa avrebbe detto la Austen, oggi, di tanti argomenti: se il gotico - Jane si burlava affettuosamente dei libri di Ann Radcliffe - era il suo oggetto di scherzo, cosa oggi catturerebbe la sua attenzione? Purtroppo credo che la sua sana ironia si trasformerebbe in un sarcasmo spietato, quello che cominciò a comparire negli ultimi anni della sua vita. Ma Northanger Abbey è stato terminato nel 1803: l'autrice aveva 28 anni, la possibilità di un matrimonio d'amore era naufragata, ma la sua scrittura non era ancora pervasa dalla mestizia che io trovo in Persuasione. Northanger Abbey è invece frizzante, costruito sugli equivoci, con una protagonista imbranata che fa castelli in aria e si sente quasi un'  "investigatrice" che risolve fantomatici delitti del passato. Ma Catherine Morland è solo una ragazzina ingenua: e la cosa meravigliosa è che è assolutamente uguale a qualsiasi altra del nostro tempo. 


Nessuno che avesse conosciuto Catherine Morland nella sua infanzia avrebbe mai immaginato che fosse nata per essere un'eroina. La sua condizione sociale, il carattere del padre e della madre, il suo aspetto e la sua indole, era tutto ugualmente contro di lei. Il padre era un ecclesiastico, né reietto né povero, e un uomo molto rispettabile - sebbene si chiamasse Richard - e non era mai stato bello. Aveva una considerevole indipendenza economica, oltre a due buoni benefici ecclesiastici, e non aveva nessuna tendenza a tenere le figlie segregate. La madre era una donna pratica e assennata, con un buon carattere, e, cosa ancora più degna di nota, con una buona costituzione. Aveva avuto tre figli maschi prima che nascesse Catherine, e invece di morire mettendo al mondo quest'ultima, come chiunque si sarebbe aspettato, continuò a vivere; a vivere tanto da avere altri sei figli, vederseli crescere intorno e godere lei stessa di ottima salute.

martedì 5 novembre 2013

Perché Charlotte Brontë odiava Jane Austen

Come già ho avuto modo di scrivere in un mio precedente post, Jane Austen e le sorelle Brontë sono fra le mie scrittrici britanniche preferite, per questo ho accettato volentieri la proposta di tradurre un articolo a firma di Susan Ostrov Weisser e pubblicato sul sito www.thedailybeast.com , il cui tema è proprio l'ostilità di Charlotte Brontë nei confronti di Jane Austen. Susan Ostrov Weisser è autrice di The glass slipper (“La scarpina di vetro”, NdT), nel quale tratta della rivalità fra le due più famose romanziere d'Inghilterra. Che cosa ne dite? Era vera rivalità quella fra le due grandi autrici inglesi?


Che la grande narratrice dell'amore romantico in epoca vittoriana, Charlotte  Brontë, disprezzasse l'altra grande cronista britannica dell'amore, Jane Austen, e che non potesse davvero comprendere perché fosse così tanto apprezzata dai critici dell'epoca è un'affascinante stranezza della storia della letteratura che sembra andare contro ogni logica: dopo tutto, entrambe appaiono regolarmente in cima alle classifiche degli autori preferiti stilate dai lettori, soprattutto donne, appassionati di romanzi classici d'amore e di tutto ciò è legato al romanticismo.
La prima volta che ho letto dell'opinione che la Brontë aveva di Jane Austen sono rimasta stupita: prima di allora, avevo sempre raggruppato le due autrici insieme, come se fossero naturalmente affini. Dopotutto, entrambe sono state romanziere di spicco di importanza primaria per la tradizione letteraria britannica; entrambe hanno esercitato un'influenza fondamentale nell'ideazione del romanzo romantico come genere moderno ed entrambe hanno scritto storie d'amore che ruotano intorno a questioni di denaro, classe e prestigio sociale. Ma, nella visione di Charlotte Brontë, le loro somiglianze non erano così significative quanto le differenze, inoltre la loro disparità consisteva nell'essenza della vera natura dei loro scopi letterari.
Accade quindi che la percezione che Charlotte Brontë aveva di Jane Austen non solo riveli molto della personalità della Brontë stessa, ma evidenzi anche un importante cambiamento nella definizione, in costante evoluzione, dell'amore romantico nella cultura occidentale. Inoltre, questo mutamento presagisce D.H. Lawrence e la comprensione che oggi abbiamo della malleabile parola “amore”, uno spostamento di significato a cui, mi sento di dire, Charlotte Brontë ha contribuito in maniera sostanziale.
Abbiamo modo di conoscere ciò che Charlotte Brontë pensava di Jane Austen soprattutto dalla sua corrispondenza del 1848 con il rispettato critico letterario George Henry Lewes, che in seguito si legò a un'altra grande autrice vittoriana: George Eliot. Quando Lewes le scrisse per trasmetterle i propri commenti e suggerimenti, la Brontë prese le critiche al nuovo romanzo molto seriamente. Jane Eyre aveva ricevuto una buona recensione dal critico, che voleva comunque sottolineare una pecca del romanzo, vale a dire i momenti di melodramma che definì “adatti per una  biblioteca itinerante”[1] (non un complimento), e prese Jane Austen come modello di saggezza calma ed equilibrata, ottenuta grazie a uno stile più naturalistico. In seguito alle lodi di Lewes nei confronti della Austen, Charlotte Brontë, che aveva trascurato di leggerla, si diede da fare per recuperarne il capolavoro Orgoglio e Pregiudizio.
Ecco che cosa scrisse a Lewes: “Ho trovato il libro e l'ho studiato. E che cosa ci ho trovato? Un accurato ritratto, un dagherrotipo, di una facciata da luogo comune: un giardino altamente coltivato, recintato con attenzione, dai confini ben delineati e con fiori delicati, ma senza uno sguardo alla sua brillante e vivace fisionomia: niente aperta campagna, niente aria fresca, nessuna collina azzurra, nessun grazioso ruscello. Difficilmente avrei piacere a vivere insieme alle sue dame e ai suoi gentiluomini in quelle eleganti, ma confinate case. Queste osservazioni probabilmente la irriteranno, ma correrò il rischio.”
Per Charlotte Brontë, mancava qualcosa di essenziale, un elemento che in seguito lei stessa definì come “qualcosa che vibra veloce, pieno, sebbene nascosto, che scorre attraverso il sangue”. Si tratta, ovviamente, del cuore. Le lodi di Lewer a Jane Austen la fecero risentire perché  l'ammirazione che il critico aveva per la scrittrice di Bath venne interpretata come un requisito per cui un autore, per essere degno di stima, debba eliminare la vita che pulsa al di sotto della superficie, la totalità sanguigna dell'esperienza, inclusa la fosca esperienza dell'amore passionale, a favore della rappresentazione accuratamente costruita delle convenzioni sociali che lei vedeva in Jane Austen. “Le passioni sono perfette sconosciute per lei”, concluse Charlotte Brontë in una lettera del 1850. Di fatto, la stava accusando di essere superficiale, non autentica nei confronti della passione, nonostante la sua crescente reputazione di realista sociale.
La caustica considerazione di Charlotte Brontë nei confronti di Jane Austen ha una particolare ironia se si pensa alla popolare versione cinematografica di Orgoglio e Pregiudizio (2005), con la bella Keira Knightley nel ruolo di Elizabeth Bennet. L'ironia a cui mi riferisco sta nel modo in cui il film rivede e “vende” l'originale storia di amore, caratterizzata da classica armonia ed equilibrio, come una versione “romanticizzata” della stessa: un noto spot televisivo strillava “Il romanticismo non è così sexy da anni!”. Sul New Yorker, il recensore Anthony Lane la vede così: “Ciò che è successo è perfettamente chiaro: Jane Austen è stata «Brontizzata». Si riferisce senza dubbio alla qualità di quella asprezza che disgustava alcuni dei critici contemporanei di Jane Eyre e Cime Tempestose. Ma, esattamente, questo che cosa comporta riguardo a ciò che Charlotte  Brontë, e le sorelle Brontë in generale, hanno contribuito alla nostra definizione di amore e romanticismo? E questa idea moderna equivale al significato di amore romantico per Charlotte Brontë?
La risposta a quest'ultima domanda, mi sento di dire, non è scontata. Ma quello che vorrei affermare a favore di Charlotte Brontë è che lei ha deliberatamente alterato la parola “amore” come si intendeva ai suoi tempi, in modo particolare riferito alle donne, in un modo che ha influenzato la  società ben oltre le sue modeste aspettative e, forse, oltre le sue intenzioni.




[1] Le Circulating Library, attive tra il 1725 e il 1966, erano un interessante precursore delle biblioteche pubbliche gratuite di oggi, e raggiunsero l'apice della loro popolarità durante il periodo vittoriano.



lunedì 28 gennaio 2013

Speciale Jane Austen: chi riceverà Lost in Austen?



In occasione del bicentenario di Orgoglio e pregiudizio, che ricorre oggi, concludiamo il nostro Speciale su Jane Austen con il giveaway di Lost in Austen, il libro-game pubblicato da HOP edizioni di cui vi abbiamo parlato QUI. Potete ritrovare invece ai seguenti link le tappe dello Speciale:

  1. La musica di Jane Austen
  2. “On the marriage of Mr. Gell of East Bourn to Miss Gill”
  3. Recensione di Ragione e Sentimento
  4. Recensione di Mansfield Park
  5. Recensione de L'abbazia di Northanger
  6. Recensione di Persuasione
  7. Recensione Emma
  8. Recensione di Orgoglio e pregiudizio
  9. Bath, Jane Austen Festival
  10. Lost in Austen: quando la realtà si confonde con l'immaginazione
  11. Jane Austen mania. Tutti i seguiti che Jane non avrebbe mai voluto leggere
  12. Lost in Austen di Emma Campbell
  13. Perché Jane Austen non è un'autrice romance? Intervista a Stefania Auci


Passando finalmente al giveaway, ho deciso di regalare il libro-game di Lost in Austen a...


ValeD.!


Attendo le tue generalità all'indirizzo email dpinwonderland@gmail.com, se non perverranno entro tre giorni sarà scelta un'altra lettrice :)

lunedì 21 gennaio 2013

Speciale Jane Austen e giveaway "Lost in Austen": perché Jane Austen non è un'autrice romance? Intervista a Stefania Auci








Tipica copertina da romanzo rosa
L’ultima puntata dello speciale Jane Austen che, per motivi tecnici –ho il pc in riparazione-, si è fatta attendere, è dedicata ad una questione spinosa che mi sta particolarmente a cuore. Già l’anno scorso avevo scritto, con vena polemica, una lettera aperta alla nostra autrice sul fatto che, nel terzo millennio, venisse ancora ricordata esclusivamente per matrimoni a lieto fine e per una dissacrante trasformazione in autrice “romance” (QUI). Dissacrante, innanzitutto, perché anacronistica, e perché nemmeno lontanamente paragonabile al genere romance/rosa che si è affermato solo nel Novecento, con cliché e stereotipi estranei alla scrittura e all’intelligenza di Miss Austen.
Frequente confusione è quella che si fa tra il genere romantico, nell’accezione di genere appartenente alla corrente del romanticismo, e genere rosa/romance/romantico, che, come ho accennato, ha caratteristiche assolutamente differenti: al primo appartengono infatti classici come Cime Tempestose, prettamente romantico per l’esaltazione dei sensi, della follia, delle passioni. L’estremizzazione di queste caratteristiche è tipica di un flusso letterario ristretto all’Ottocento, che, seppur chiamato romantico, diciamolo una volta per tutte, non c’entra nulla con il genere rosa.
La seconda categoria è infatti nata in Gran Bretagna nei primi decenni del secolo scorso, e, pur avendo la pretesa di ispirarsi a Jane Austen, la fraintende nelle fondamenta del suo pensiero.

Viandante sul mare di nebbia, Caspar David Friedrich,
1818.
Classico esempio di pittura romantica.
Il genere romance impone dei topos che sono quello della protagonista ingenua e virginea che incontra il seduttore perfetto e dominante e viene da lui iniziata al sentimento amoroso, quello dell’assenza di descrizioni perché considerate noiose, quello del lieto fine a tutti i costi. Quest’ultimo, in particolare, è un criterio fisso che non ha mai abbandonato il genere romance nonostante le evoluzioni da esso subito. A metà degli anni ’50, con il successo della casa editrice statunitense Harlequin, vengono introdotti l’erotismo e alcune tematiche sociali. Ma il genere si è ormai diversificato dal romance inglese, che continua ad essere ambientato nel periodo Regency (proprio quello di Jane Austen) e prevede protagonisti raffinati.
Jane Austen, che invece si trovava anni luce lontana dal pensiero di costruire una schermaglia di vicende amorose fine a se stessa, per quanto fosse considerata superficialmente dai suoi contemporanei, pone in realtà le vicende amorose sullo sfondo di quella che è una grande critica e analisi della società, tanto che i suoi sono romanzi di costume, non racconti rosa. Il lieto fine diventa quasi uno specchietto per le allodole, quando in realtà è il calcolo freddo e talvolta rassegnato (Marianne Dashwood e il Colonnello Brandon) del cinismo imposto dalla società. Jane Austen descrive cioè il mondo che la circonda, un universo gretto in cui i buoni sentimenti riescono, grazie a lei che ne è la regista, a trionfare, ma che non può esimersi da un durissimo faccia a faccia con la realtà. Tema in assoluto più importante dell’amore è infatti il denaro: la dote e la ricchezza personale sono al primo posto nella caratterizzazione del personaggio. Ironia e sarcasmo condiscono questi aspetti e queste narrazioni dove, dietro crine e balli, troviamo un sorriso pratico di benevolenza come di derisione.
Tutto questo è assolutamente assente nei romance che, come ci ha spiegato meglio Stefania Auci, autrice romance per Harlequin Mondadori con all’attivo due romanzi –Il fiore di Scozia e La rosa bianca-, hanno dei precisi paletti.  

  1. Perché è nato questo fraintendimento su Jane Austen come autrice Romance?
Suppongo che questo equivoco sia legato al setting dei romanzi della Austen. Oggi, nel romance, va molto di moda il regency, ossia il romanzo d’amore ambientato tra il 1800 e il 1820. E’ una forchetta abbastanza ristretta,se ci si pensa, ma pare che le lettrici prediligano questo periodo, più del vittoriano o del medioevale.
Ora. Jane Austen ambientava i suoi romanzi in un contesto sociale che conosceva bene. Parlo della piccola borghesia rurale, della gentry, cui ella stessa apparteneva. Se esaminiamo con occhio scevro da pregiudizi la sua produzione ci rendiamo conto che nel sue protagoniste si muovevano in un ambiente con scarsissima mobilità sociale; aspetto, questo, rimarcato ad esempio in Ragione e sentimento dove le due sorelle finiscono per sposare esponenti della loro stessa classe, ossia un curato di campagna e un militare di carriera che aveva fatto fortuna nell’esercito. La nobiltà terriera le ha ricusate. Jane Austen non era romantica. Era pratica, realistica, talvolta sarcastica e sempre, profondamente critica nei confronti di un certo modo di essere delle donne del suo tempo. Non era di certo la scrittrice dell’amore romantico, così come noi lo intendiamo. Personalmente direi che ha descritto la versione pragmatica dell’amore.
  1. Stefania Auci
    Visto che a molti non è chiaro, quali sono le differenze tra Romanticismo e Romance?

    Romanticismo è una corrente letteraria della Seconda metà dell’Ottocento (Shelley, Byron, Keats, i moti di indipendenza, il nazionalismo, Chopin, Schubert, quella roba lì per capirci…) Romance è un genere letterario contemporaneo. Esso si emancipa da altri generi per acquistare dignità letteraria nei primi del Novecento, e si rivolge a un pubblico femminile. Dal romanzo di appendice e dal Feuilleton pubblicato a puntate si estrapolano alcuni aspetti che poi diverranno nel corso degli anni le colonne portanti del romance. E dunque avventura, mistero un amore contrastato. Non dimentichiamo che nella seconda metà del Novecento nascono anche i fotoromanzi, anch’essi dedicati alle donne e con una funzione analoga a quella delle soap e delle telenovelas degli anni Ottanta: regalare al pubblico femminile un sogno a basso costo e personaggi con cui potersi identificare.

  1. Parlaci del genere rosa: quali sono le sue caratteristiche e i suoi cliché?
Difficile dirlo. Perché in Italia, in realtà, abbiamo una visione parziale e molto conservatrice del romance. All’interno di questo grande scatolone abbiamo tante piccole confezioni. Esiste lo storico che si suddivide in tanti sottogeneri: il regency, di cui ho parlato sopra, il medioevale, il western, il vittoriano, il peplum (ambientato nell’antica Roma). Poi c’è l’erotico, filone che sta vivendo una grande fase di espansione con il BDSM, i menage et similia. Ma ci sono anche altri generi che qui in Italia hanno un’importanza marginale. Penso allo scy-fi romance, al romantic crime che ha pochissimo spazio (poiché non vende, pare…), agli omosex (M/M e lesbian), o ancora a quelli con protagoniste un po’ ageé e un uomo più giovane, senza parlare, ovviamente dell’immenso bacino del paranormal romance. Perché anche qui, è bene fare un chiarimento. In Italia, di Urban fantasy propriamente detto, ne è arrivato poco, pochissimo. Quello che le case editrici hanno spacciato come tale è in realtà paranormal romance e/o paranormal young adult.
Qui in Italia la lettrice tipo di romance vuol essere rassicurata: vuole una lei che non sia troppo “vissuta” e un lui tenebroso, fascinoso e ricco quanto basta. Vuole rilassarsi, ed è giusto che sia così. E’ un peccato, però, che le case editrici non provino a inserire elementi nuovi. Non è solo la domanda a creare l’offerta: chi studia economia sa che l’offerta può sollecitare e far variare la domanda. Purtroppo, il periodo storico e la crisi epocale che sta vivendo l’editoria scoraggiano esperimenti di questo tipo… ma spero, un giorno, di poter scrivere una storia d’amore omosessuale. Mi piacerebbe sul serio.
  1. Alla luce di questo, quali sono i motivi per cui Jane Austen NON è un'autrice romance?
Perché è un’autrice che descrive il suo tempo e la sua società. Parla della società inglese, del mondo in cui le sue protagoniste sono considerate e sono immerse. Il lieto fine, a ben leggere, è gettato lì per contentare i lettori poiché la vera attenzione dell’Autrice è focalizzata sui personaggi.
La Austen non è una scrittrice che possa esser facilmente inquadrata in uno schema. In lei troviamo satira sociale, uno sguardo disincantato, un tagliente humour che è del tutto lontano dagli archetipi del romance. Nel romance vi sono dei paletti: incontro, innamoramento, seduzione; crisi, recupero del rapporto, happy end.
La Austen, invece, presenta figure femminili che talora incarnano ciò che lei detestava nelle donne del suo tempo: l’affettazione, il cedere all’emozione, la ricerca di un buon matrimonio. Di certo, Jane Austen è stata una donna libera e ha scelto di raffigurare le donne del suo tempo senza timor reverentialis, anzi: mettendo in luce ipocrisie e falsità. Basti pensare a L’Abbazia di Northanger. Il primo romanzo di Jane Austen, pubblicato però dopo alcuni anni dalla sua stesura è, insieme con Emma, la più tagliente e sarcastica descrizione del modo in cui le donne vivevano il proprio ruolo e la propria femminilità nel XIX secolo. Se di antesignane del romance dobbiamo parlare, allora sarebbe il caso di rivolgersi più alla Manfield che con i suoi villains, i castelli e le fanciulle caste e pure getta le basi di un certo tipo di letteratura d’evasione che ritroviamo poi nei primi del Novecento. (leggasi: Carolina Invernizio)
  1. Qual è il pubblico del romance? Cosa apprezza e cosa non apprezza?
La lettrice italiana ama il lieto fine, essere consolata. Ama l’evasione a un costo contenuto. Non ama il western, i romanzi ambientati in America o gli omosex, come spiegavo sopra, e non ama che i protagonisti si discostino troppo dai clichè del genere. Vuol vivere ciò che la vita moderna e lo stress le impediscono di avere nella vita reale: il sogno. Di solito la tradizione vuole lei bella e pura e lui bello e ricco, magari con un passato burrascoso. Difficilmente si trova il contrario. Rari sono i casi di protagoniste bruttine, o ricche, o con una storia sentimentale alle spalle; così come rari sono i casi di uomini poveri e gentili. Ovviamente, si ragiona sui grandi numeri. Le eccezioni ci sono, ma non sono numerose, e comunque parliamo del mercato italiano. Il mercato anglosassone è molto più variegato.
Per mia personale esperienza, ho notato che le lettrici non disdegnano un buon approfondimento storico e la cura dei dettagli nelle descrizioni. Purtroppo, c’è stato un progressivo abbassamento qualitativo dei prodotti venduti. Spesso le autrici americane peccano di approssimazione (del tipo: ritrovarsi LENINIGRADO citata in un romanzo del periodo Tudor), e purtroppo, a pagarne le conseguenze sono le lettrici, che si ribellano, sentendosi trattate come delle mentecatte. Il pubblico romance è molto vario, va dalla casalinga fiera di esserlo alla professionista, dalla ragazza all’ottuagenuaria. Se c’è una caratteristica saliente che il romance ha, è di essere trasversale, sia per età che per titolo di studio.
Poi vi sono dei clichè che io personalmente giudico piuttosto discutibili, e che ancora allignano nel genere. Mi riferisco all’uomo violento che la donna seduce e cambia con il suo amore. Vi sono autrici che hanno narrato di stupri che poi si trasformano in grandi storie d’amore. Mi perdoneranno le lettrici, ma questa… it’s not my cupo of tea, come dicono al di là della Manica. Questo non è un sogno. E’ un incubo. E non capisco come si possa considerare questo “amore.”




Alla fine di questo Speciale, che spero vi abbia appassionato o invogliato a leggere i libri di questa memorabile autrice, ho pensato ad un piccolo giveaway: entro il 28 gennaio, data del bicentenario di Orgoglio e pregiudizio, una di voi riceverà a casa il libro della Hop edizioni  "Lost in Austen", di cui abbiamo parlato QUI. Lasciatemi un link a questo post o a quello sul libro e tra dieci giorni saprete a quale fortunata andrà il regalo ;)




Stefania Auci 
è nata a Trapani ma vive da anni a Palermo, dopo aver girato l’Italia. Insegnante, ex avvocato, ex cancelliere, si dedica alla narrativa urban fantasy, horror e romance sin dall’adolescenza. A ottobre 2011 è uscito il suo romance di esordio, Fiore di Scozia, edito da Harlequin Mondadori. Nel 2010 ha pubblicato con edizioni 0111 Hidden in the dark, breve raccolta di racconti urban fantasy tratti dalla saga di Moray Place 12, Edimburgo.

martedì 8 gennaio 2013

Speciale Jane Austen: Lost in Austen di Emma Campbell Webster




A cura di Giulia Gugliotta




Un formidabile testo edito dalla Hop ha riempito le librerie italiane a Novembre e a Natale le case delle amanti di Jane Austen. Stiamo parlando di Lost in Austen, un libro-game scritto da Emma Campbell Webster, già pubblicato nel 2007 in Inghilterra. Questo testo porta ogni lettrice a divenire protagonista e autrice della storia, ognuna diventa un'eroina della Austen il cui scopo principale è trovare un marito assecondando la ragione e il sentimento. Attraverso questo libro siamo immersi nei romanzi della nostra scrittrice, primo fra tutti Orgoglio e Pregiudizio, ma troviamo riferimenti e personaggi di tutte le sue opere. Il testo deve essere letto con molta calma, riflessione e autocritica perchè sono le scelte del lettore a farlo muovere in una direzione piuttosto che in un'altra, cercando di collezionare il maggior numero di punti in ogni categoria: Qualità, Intelligenza, Autostima, Relazione e Fortuna, per poter concludere un matrimonio felice ed insieme approvato dalla famiglia. 

Pénélope Bagieu
Tutto questo accompagnato dalle tavole dell'illustratrice francese Pénélope Bagieu che con il suo tocco delicato ma audace è riuscita a rappresentare le sfide, le sconfitte, le vittorie e le gioie di ogni lettrice/protagonista. É un'idea formidabile che rimanda all'idea di una Alice dei nostri tempi la quale entra nella tana del coniglio o meglio nelle pagine di un libro e si ritrova a girovagare tra tenute, canoniche e cottage cercando un po' di buon senso e di razionalità, dove tutto ciò deve essere faticosamente ristabilito. 
Un libro-game di 384 pagine (al prezzo poco modico di 21 euro) che trascina all'interno del mondo dei romanzi di Jane Austen è il sogno di ogni amante di questi testi, le quali hanno adesso la possibilità di rivivere la storia di Lizzie e farla propria, modificarla e adattarla al proprio animo. Una possibilità unica e irripetibile sia per chi è già appassionato alle opere delle Austen sia per chi si accosta solo adesso a questa affascinante scrittrice ed ha la possibilità di conoscerla nel profondo attraverso una prospettiva originale.

Lost in Austen ha ispirato la brillante sceneggiatrice e registra Nora Ephron, la quale ha deciso di trarne un film e ne ha completato lo script prima della propria scomparsa il 26 giugno 2012. Le riprese sarebbero dovute iniziare in primavera, ma si aspetta di scoprire chi sarà il regista di questa commedia sentimentale, desiderata dai produttori e che si baserà sulla sceneggiatura della creatrice e sarà realizzata in suo onore. Ecco creato un piccolo spazio ideale a portata di tutti nel quale perdersi e scoprirsi ad ogni pagina, ad ogni scelta; in cui ogni lettore può rivelarsi per ciò che vorrebbe essere o sperimentare nuove strade e nuove vite.


sabato 29 dicembre 2012

Speciale Jane Austen: Jane Austen mania. Tutti i sequel che Jane non avrebbe mai voluto leggere



A cura di Lamia



La tendenza a riscrivere quanto già scritto probabilmente non è una prerogativa solo dei tempi moderni, quel che è certo è che in questi ultimi anni si è assistito a una crescita vertiginosa di ripresa dei classici. C'è chi si limita ad ispirarsi ai grandi della letteratura e chi li stravolge letteralmente. Non è un fenomeno solo letterario ma anche cinematografico. L'anno scorso abbiamo assistito alla nuova proiezione di Grease, alla rinascita di film come il re leone o Alvin superstar per citarne solo alcuni. Merito forse del 3D, forse della poca fantasia o del ricercare un guadagno facile, prequel, sequel e riprese di vecchi successi la fanno da padrone anche al cinema.
In ambito letterario l'autrice più gettonata per questi tipi di lavori sembra proprio essere Jane Austen, in particolare il suo romanzo Orgoglio e Pregiudizio.
Guardandosi attorno in libreria ci si rende conto che i libri a lei dedicati sono davvero moltissimi, tanto da far pensare a una vera e propria “Jane Austen mania” che non si ferma davanti a nulla.

Ci ritroviamo così una Elizabeth Bennett e un Mr. Darcy dalle molte facce e dalle molte professioni  in completa balia di altri autori e di altri racconti. Bebris Carrie trasforma i novelli sposi in una coppia di investigatori in una serie di libri che prende l'avvio con Orgoglio e preveggenza: una realtà universalmente riconosciuta, in cui i due si trovano a indagare su alcuni misteriosi incidenti che mettono a repentaglio la vita di Caroline Bingley.
Seth Grahame-Smith evidentemente l'investigatore sembrava un lavoro troppo noioso e così ha  deciso di liberare per le vie della Londra dell'800 un'orda di zombie con il suo Orgoglio e pregiudizio e zombie, in cui Elizabeth Bennet diventa addirittura un'esperta di arti marziali in lotta contro la terribile invasione.






Gli zombie non vi piacciono e preferite i vampiri? Niente paura, c'è anche un libro che fa al caso vostro, ossia Mr. Darcy, vampyre di Amanda Grange. Elizabeth amerà ancora Darcy dopo aver scoperto il suo terribile segreto? E da cosa sta scappando il suo amato?

Per le più romantiche e affezionate alla storia originale Pamela Aidan ha pensato bene di mettere la penna in mano proprio a Darcy che riscrive l'intero Orgoglio e Pregiudizio secondo la sua personale visione dei fatti, in una trilogia che prende il via con il libro  Per orgoglio o per amore. Un romanzo di Fitzwilliam Darcy.





Anche la più noiosa e bruttina della famiglia, Mary Bennet ha avuto un libro a lei dedicato, L'indipendenza della signorina Bennet, di Colleen McCullough, in cui si racconta la sua storia dopo che le sorelle ormai sposate la hanno lasciata sola e libera di esprimere il meglio di sé.



Che dire dell'autrice? Pensate che si siano dimenticati di lei? Nemmeno per idea! Da lei potete imparare a conquistare un uomo, magari proprio un Mr. Darcy, grazie al libro Come trovare l'uomo giusto secondo Jane Austen di Lauren Henderson.



C'è poi per le lettrici più appassionate il Jane Austen Book Club, libro scritto da Karen Joy Fowler.
Se invece siete amanti dei gossip avete possibilità di scelta fra Il diario perduto di Jane Austen di James Syrie in cui si narrano amori e avventure di Jane o fra il più piccante Orgasmo e pregiudizio. Il sesso perduto di Jane Austen di Arielle Eckstut, una raccolta di scene di sesso censurate dai romanzi della Austen. Non sia mai che esista una storia senza sesso!

Fin qui abbiamo parlato solo di autrici, sembra quasi scontato in fondo che la letteratura femminile sia letta dal pubblico femminile...ma non è il caso della Austen! Ce lo dimostra William Deresiewicz nel suo La vita secondo Jane Austen (di cui abbiamo parlato QUI), in cui racconta di un uomo che scopre una vera passione per Jane e per i suoi libri, grazie alla quale incontrerà poi la donna della sua vita.

Per ora mi fermo qui ma oltre a questi titoli che utilizzano per lo più quanto già scritto da Jane Austen ce ne sono moltissimi che traggono ispirazione da lei per raccontare storie nuove non necessariamente legate all'inghilterra dell'800. Per farvi un unico esempio si potrebbe citare Sognando Jane Austen a Baghdad di Bee Rowlatt e May Witwt (QUI tutte le info).


Infine una domanda per voi lettrici e lettori del blog. Secondo voi è giusto riprendere e trasformare in questo modo i classici? Cosa pensate di questi libri?


giovedì 27 dicembre 2012

Speciale Jane Austen: Lost in Austen: quando la realtà si confonde con l’immaginazione




Siamo quasi al termine dello speciale Jane Austen, mancano solo un paio di articoli! :)






Chiunque abbia letto e amato i romanzi di Miss Jane Austen non può che avere un desiderio nascosto: essere Elisabeth Bennet, quella donna fortunata che, dapprima ritrosa a causa del suo orgoglio, finisce per cedere al suo amore per Mr Darcy, uno dei personaggi più affascinanti della letteratura mondiale di tutti i tempi. Nel corso degli anni si sono susseguite varie trasposizioni di “Orgoglio e Pregiudizio”, ma nessuno aveva mai osato far vivere il sogno di tutte le lettrici di ritrovarsi all’interno del romanzo.

Nel 2008 la BBC trasmette la miniserie in quattro puntate “Lost in Austen”, nella quale una comune ragazza non proprio fortunata, che ha appena ricevuto una patetica proposta di matrimonio dal fidanzato ubriaco (che le ha offerto, come anello, la linguetta per aprire la birra), si ritrova un’ospite speciale in casa, proprio nel suo bagno: si tratta di Elizabeth Bennet (Gemma Artenton) in tenuta da notte. Spaventata crede di avere le allucinazioni – pensiero avvalorato quando, accendendo la luce, si ritrova da sola nella stanza. Passano alcuni giorni e Amanda (Jemina Rooper), questo è il nome della protagonista, racconta alla madre di quello che è successo col fidanzato, spiegandole che per quanto sembrino fandonie, gli scritti di Jane Austen le hanno insegnato a non accontentarsi di una qualsiasi proposta di matrimonio, ma lasciarsi andare all’ istinto nella scelta di un uomo. È così che Lizzie ricompare nel suo bagno, mostrandole una porta segreta che dà proprio sul corridoio di casa Bennet.

Amanda vi entra, ma Lizzie rimane intrappolata nel mondo reale. E così, con una giacca di pelle e una maglia che lascia bene in vista il decolletè, Amanda giunge a Longbourn e, scendendo le scale, fa la conoscenza di Mr Bennet, uomo bonario e riservato, al quale si presenta come un’amica di penna di Lizzie. La giovane non sa spiegare l’assenza della figlia maggiore dei Bennet, se non inventandosi che questa si è recata a casa di Amanda per scrivere il suo primo romanzo, trovando troppo faticoso concentrarsi in casa. Giunge inaspettatamente Mr Bingley (Tom Mison) e tutte le giovani donne vengono presentate a lui, insieme alla nuova arrivata, che sembra attirare l’attenzione di quest’ultimo al posto di Jane Bennet. Iniziano per Amanda una serie di peripezie che la porteranno a sconvolgere l’equilibrio della storia, causando inimicizie, fraintendimenti e spingendo i personaggi verso un’estremizzazione delle loro caratteristiche. Ma sin dall’inizio della sua bizzarra avventura ci sarà un unico punto fisso: il suo amore per Mr Darcy (Elliot Cowan), col suo cinismo volto a nascondere la sua vera natura di uomo sensibile e fidato, sebbene lei sappia bene che nel finale lui sia destinato a sposare Elizabeth.


La prima delle quattro puntate si apre con uno specifico richiamo all’incipit del romanzo:

“È una verità universalmente riconosciuta che tutti abbiamo voglia di sfuggire alla realtà. Io lo faccio sempre rifugiandomi nel mio libro preferito, "Orgoglio e Pregiudizio". L’ho letto così tante volte che le parole fanno capolino nella mia testa come fosse una finestra aperta; è come se fossi davvero là. È diventato un posto che conosco così intimamente quasi da poterlo vedere, da poterlo toccare. Riesco a vedere Darcy. Ehi, datti una calmata, Amanda!”

Nella serie non è presente solo un cenno all’opera originale, ma frequenti sono i riferimenti alle trasposizioni precedenti, soprattutto alla famosa versione del 1994 con l’affascinante Colin Firth nei panni di Mr Darcy (a tal proposito, Amanda non si risparmia un’emulazione della scena del lago).

La serie è divertente, brillante, e si confronta con uno status simbol della cultura inglese, quale uno dei capolavori di Jane Austen, sul quale i cultori sono intransigenti e pronti alla critica quando si tratta di riproporlo in traduzione filmica/telefilmica. Qui la storia subisce uno scossone dato dalla presenza di questo personaggio reale che scatena una vera e propria serie di reazioni a catena che vanno a modificare la trama, senza però far risultare il tutto sgradevole. Ciò che si è riuscito a cogliere dell’opera letteraria austeniana è sicuramente l’ironia di fondo che, anche nei momenti più cupi, sembra fare capolino dietro le siepi. Una critica che può essere mossa è quella di aver reso il personaggio di Lizzie Bennet un po’ meno caparbio e definito di quanto non lo sia nel libro, forse anche per il fatto che, prendendone Amanda il posto, abbiamo poche occasioni per farci un’idea concreta del suo ruolo. Amanda, di contro, diviene l’incarnazione dell’orgoglio e del pregiudizio, conoscendo a priori tutto ciò che la circonda, senza badare al fatto che il solo essere presente rende tutto imprevedibile. Ho trovato divertente il modo in cui si rivolge a Mr Wickham al loro primo incontro:

Amanda: “Oh, no! State lontano da me, Wickham. Vi conosco”.
Wickham: “Ma, Madame, non ho ancora avuto il piacere di…”
Amanda: “Vedete di abituarvici”.

Inoltre ho adorato la scena in cui alla presenza di Miss Bingley, Mr Darcy e Mr Bingley, Amanda si trova costretta a cantare in quanto incapace di suonare il pianoforte. Non conoscendo alcuna romanza, la nostra protagonista improvvisa un’esibizione sulle note della celebre canzone di Petula Clark “Downtown”.






Sono rimasta piacevolmente impressionata dal talento di Jemina Rooper ed Elliot Cowan, che ho trovato davvero all’altezza dei ruoli da loro impersonati, nonché riscoperto Alex Kingston (attrice resa famosa da “E.R. Medici in prima linea”) nella veste di una divertentissima Mrs Bennet, fastidiosa, ma che alla fine avrà il suo momento di rivalsa.
Il punto forte di questa serie è l’occasione che viene data allo spettatore di studiare accuratamente i personaggi nel gioco del “what if”, combinandoli in modo diverso e valutandoli sotto nuove angolazioni, come avviene per esempio per Mr Wickham o di Caroline Bingley.

Vi consiglio di vederlo, anche se purtroppo non è possibile reperirlo in italiano se non in versione sottotitolata su youtube, soprattutto se conoscete bene la storia perché, paradossalmente, credo possa essere una miniserie adatta a chi ha ben in mente l’intreccio del romanzo, per coglierne le varie sfumature e differenze.



sabato 22 dicembre 2012

Speciale Jane Austen: Bath, Jane Austen Festival


A cura di Glo_In_Stockholm


Jane Austen Festival – Edizione 2011
date: 18-23 settembre 2011

Giardino del The Cricus di Bath
E' trascorso più di un anno dalla mia trasferta a Bath in occasione del Jane Austen  Festival, e sebbene la memoria non conservi i dettagli di ogni evento a cui ho partecipato (ahimé, io ho il vizio di non prendere mai appunti!!), rimane ancora vivido in me il ricordo di una gran bella esperienza.
Devo ringraziare un'amica, con cui condivido la passione per la lettura e per Jane Austen, per aver avuto l'idea di questo viaggio (probabilmente da sola non ci avrei pensato), ma una volta presa la decisione, abbiamo prenotato voli e autobus e, programma alla mano, selezionato le proposte più interessanti per noi. Per onestà di cronaca, devo dire che la manifestazione è stata molto carina, però non si tratta di un convegno per ricercatori, ma di una serie di eventi pensati per il grande pubblico, quindi senza grandi pretese culturali.

Siamo arrivate a Bath domenica 18 settembre, pronte per i primi eventi l'indomani. Subito abbiamo  percepito l'atmosfera da festival, anche grazie alla presenza per strada delle prime appassionate perfettamente a loro agio nei costumi dell'epoca... davvero un bel colpo d'occhio!
Lunedì 19 settembre la giornata è incominciata all'insegna di “Your carriage awaits here”, un gradevolissimo giro per Bath a bordo di un pulmino (il “carriage” appunto) alla scoperta dei luoghi dove Jane era solita trovarsi quando era in città. Eravamo un piccolo gruppo, appena 6 donne (ovviamente), con noi due uniche italiane. Le altre signore provenivano dagli Stati Uniti, una da New York che, in viaggio per la prima volta da sola, ci ha raccontato della sua passione per Jane Austen e 3 amiche di Atlanta. Abbiamo avuto la possibilità di scoprire piccole chicche di Bath, come la splendida vista dall'alto sulla città una volta raggiunta la collina, dove si pensa Jane fosse solita passeggiare, oppure una deliziosa chiesetta isolata in mezzo a un prato, un vero e proprio gioiellino.

La serata prevedeva un ricco menu: uno spettacolo teatrale in 3 atti unici separati, e un incontro tenuto da
Veduta della collinetta dove Jane era solita passeggiare
con le sorelle
 una docente sulla “decoration” delle abitazioni ai tempi di Jane. L'incontro a teatro è stato davvero bello: platea al completo, pubblico molto interessato, con alcuni esponenti addirittura in abito vittoriano! Lo spettacolo (perché di questo alla fine si tratta) si è aperto con il monologo di una brillante attrice che interpretava una moderna Lizzie Bennett che, ferro da stiro alla mano, ha reso ottimamente lo spirito e l'ironia della protagonista di Orgoglio e Pregiudizio. Mentre del secondo atto non ricordo granché in quanto non molto coinvolgente, ho apprezzato tantissimo il terzo, con una coppia di attori formidabili che in poco più di 40 minuti ha reso l'intera vicenda di Orgoglio e Pregiudizio, dando voce e corpo, letteralmente, ai principali personaggi del romanzo. Sono stati bravissimi, così bravi che alla fine il pubblico li ha omaggiati con un lungo applauso e con un entusiasmo contagioso, così contagioso che ancora io e la mia amica lo ricordiamo con piacere!
Siamo invece rimaste un po' deluse dall'intervento sull'home decoration:, ci aspettavamo di venire a conoscenza di qualche curiosità sugli arredamenti e il modo di gestire una casa all'epoca di Jane Austen, ma la relatrice usciva spesso dal tema, con grandi divagazioni. Fortunatamente, pure in mezzo a tante digressioni, abbiamo potuto cogliere qualche spunto interessante legato alla condizione delle donne dell'epoca, per le quali era fondamentale impalmare un buon partito per assicurarsi una vita priva di  preoccupazioni finanziarie, visto la quasi impossibilità di lavorare e di ereditare, dato che l'eredità del patrimonio seguiva la linea maschile.

Mercoledì 21 è stata la volta di una gita a Montacute House, splendida dimora di campagna in stile elisabettiano situata nel paesino di Montacute, nel South Somerset, dove sono state girate alcune scene della trasposizione cinematografica di “Ragione e Sentimento” (che hanno trasmesso, fra l'altro, sul pullman), e a Lyme Regis, un graziosissimo villaggio sulla costa del SOMERSET dove “Persuasione” è stato ambientato in parte. Ci siamo innamorate di Lyme Regis ed è stato un piacere scoprire le sue viuzze e camminare sul lungo mare, anche perché il pomeriggio ci aveva regalato una piacevole occhiata di sole. Abbiamo avuto la possibilità di visitare anche il Lyme Regis Museum, dove sono custoditi, fra gli altri, anche alcuni oggetti appartenuti a Jane Austen (se ricordo bene!).

Giovedì 22 abbiamo preso parte a un evento particolarmente coinvolgente per il pubblico femminile... eh sì, perché si trattava di un “workshop” sulle acconciature del periodo elisabettiano! Grazie a una talentuosa (e famosa in ambito cinematografico e teatrale) parrucchiera abbiamo potuto vedere come si realizza una pettinatura da vera Lady inglese dell'800 ed è stato interessante  osservare, passo dopo passo, la trasformazione delle volontarie che, grazie a un sapiente gioco di pettine e forcine (e di qualche ciocca posticcia in alcuni casi), hanno potuto sfoggiare una chioma  invidiabile! L'acconciatrice ha poi intrattenuto il suo pubblico, narrando alcuni aneddoti vissuti sui set cinematografici dei film in costume. Un evento decisamente promosso!

Ebbene, questi sono stati, a grandi linee, i nostri giorni dedicati a Bath e al festival di Jane Austen: ovviamente, abbiamo approfittato dei momenti liberi per scoprire altri luoghi della città non legati alla scrittrice, come le splendide terme romane, oppure i dintorni di quella regione d'Inghilterra, come il mitico sito archeologico di Stonehenge.
Non aggiungo altro per non annoiarvi, consiglio però a tutte le “Jane Austen lovers” di cogliere l'occasione e di fare come me: trascorrere qualche giorno a Bath in occasione di questa manifestazione è un ottimo modo di scoprire una zona bellissima e di imparare qualcosa di più sulla nostra beniamina!

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