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mercoledì 11 giugno 2014

Premio Strega 2014: annunciata la cinquina finalista

Pochi minuti fa è stata proclamata la cinquina di autori che quest’anno si contenderanno la LXVIII edizione del Premio Strega nella serata della votazione finale del 3 luglio al Ninfeo di Villa Giulia di Roma. Prima di passare in rassegna i voti e svelare le opere finaliste, vi ricordiamo che lunedì è stato assegnato a Palazzo Montecitorio dalla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini il Premio Strega Giovani. Il vincitore di questa prima edizione, giuria composta da quattrocento ragazzi provenienti da oltre quaranta scuole secondarie superiori distribuite in Italia e all’estero (Berlino, Bucarest, Parigi), è Giuseppe Catozzella, autore di Non dirmi che hai paura (Feltrinelli), che ha ottenuto ben 93 voti, surclassando gli altri cinque più votati: Gipi (41 voti); Magini (37 voti); Piccolo (30 voti); Di Pietrantonio e Piccirillo ex aequo (26 voti).
Ma adesso passiamo alla cinquina finalista.
Abbiamo seguito la diretta dello spoglio sul sito del Premio Strega a cura di Rai Letteratura.
La serata è cominciata in maniera incerta, con alcuni voti assegnati a ciascun autore, ma a quindici minuti dall'inizio dello spoglio sembra scontato il risultato - salvo poi una rimonta improvvisa e inaspettata proprio per quello che sarà il più votato. Sfida accesa tra Pecoraro, Cilento e Ruotolo, mentre Scurati e Piccolo sembrano già finalisti certi. Ma ecco, alla lettura dei voti finali, la rimonta di Catozzella che ottiene infine 57 voti contro i 55 di Scurati, 53 di Piccolo, 49 di Pecoraro e 43 di Cilento.
Dunque, senza più indugio, ecco a voi qualche informazione più dettagliata della cinquina finalista del Premio Strega.


Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) - Giuseppe Catozzella
Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell'irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L'appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il "fratello di tutta una vita" le cambia l'esistenza per sempre. Rimanere lì, all'improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l'odissea dei migranti dall'Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.


Giuseppe Catozzella è autore di poesie, romanzi-inchiesta, racconti e reportage. È stato a lungo consulente editoriale per la Mondadori e attualmente lavora per Giangiacomo Feltrinelli. Scrive su L’Espresso, Sette, Il Corriere Nazionale, Max, Lo Straniero, milanomafia.com, e ha collaborato con la trasmissione televisiva Le Iene. Del suo romanzo-inchiesta Alveare (Rizzoli, 2011; Feltrinelli, 2014) la casa di produzione Wildside ha acquistato i diritti cinematografici, e sono stati tratti tre differenti spettacoli teatrali. Ha anche scritto Espianti (Transeuropa, 2008) e La scimmia scrive (Cepollaro Edizioni, 2007). Tiene un blog sul sito del Fatto Quotidiano. Con Feltrinelli ha pubblicato Fuego (Zoom, 2012) e Non dirmi che hai paura (2014; vincitore della prima edizione del Premio Strega Giovani).



Il padre infedele (Bompiani) - Antonio Scurati
"Forse non mi piacciono gli uomini." Il giorno in cui tua moglie, all'improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall'ingresso nell'età adulta, l'innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l'accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con "Il padre infedele" Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell'educazione sentimentale di una generazione.



Antonio Scurati (Napoli 1969)
è ricercatore alla IULM di Milano e coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Editorialista della “Stampa”, ha scritto i saggi Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale (2003, finalista al Premio Viareggio) e Televisioni di guerra (2003). Bompiani ha pubblicato, in versione aggiornata, il suo romanzo d’esordio Il rumore sordo della battaglia (2006), i saggi La letteratura dell’inesperienza (2006), Gli anni che non stiamo vivendo (2010) e i romanzi Il sopravvissuto, con cui l’autore ha vinto la XLIII edizione del Premio Campiello, Una storia romantica (2007, Premio SuperMondello), Il Bambino che sognava la fine del mondo, finalista al Premio Strega 2009. Del 2011 il romanzo, uscito sempre per Bompiani, La seconda mezzanotte.



Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) - Francesco Piccolo
I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent'anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver... Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all'indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva: sarà impossibile non rispecchiarsi in queste pagine (per affinità o per opposizione), rileggendo parole e cose, rivelazioni e scacchi della nostra storia personale, e ricordando a ogni pagina che tutto ci riguarda. "Un'epoca quella in cui si vive - non si respinge, si può soltanto accoglierla".


Francesco Piccolo (1964)
è scrittore e sceneggiatore. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax 1994), Storie di primogeniti e figli unici (Feltrinelli 1996), E se c'ero, dormivo (Feltrinelli 1998), Il tempo imperfetto (Feltrinelli 2000), Allegro occidentale (Feltrinelli 2003), L'Italia spensierata (Laterza 2007), La separazione del maschio (Einaudi 2008 e 2010), Momenti di trascurabile felicità (Einaudi 2010), Il desiderio di essere come tutti (Einaudi 2013).
Per il cinema ha lavorato come sceneggiatore per My Name Is Tanino, Paz! (tratto dai fumetti di Andrea Pazienza), Ovunque sei, Il caimano, Nemmeno in un sogno, Caos calmo e Giorni e nuvole.



La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie)- Francesco Pecoraro
L'ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l'inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall'Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l'Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, "La vita in tempo di pace" racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.


Francesco Pecoraro (1945)
lavora come architetto urbanista presso il comune di Roma, dove vive. Scrive da una ventina d'anni, poesie, saggi su arte e architettura pubblicati da riviste specializzate e racconti. Ha pubblicato i racconti di Dove credi di andare (Mondadori, 2007; Premio Napoli e Premio Berto), le poesie di Primordio vertebrale (Ponte Sisto, 2012) e Questa e altre preistorie (Le Lettere, 2008), che racchiude le prose del suo Tash-blog.



Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) - Antonella Cilento
Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne. L'affresco della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla scrittura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi.


Antonella Cilento (Napoli, 1970) 
scrive e insegna scrittura creativa da più di vent'anni. Ha fondato nel 1993 a Napoli il Laboratorio di scrittura creativa Lalineascritta (www.lalineascritta.it) e tiene corsi in tutta Italia. Ha pubblicato Il cielo capovolto (Avagliano, 2000), Una lunga notte (Guanda, 2002, premio Fiesole 2002, premio Viadana), Non è il Paradiso (Sironi, 2003), Neronapoletano (Guanda, 2004), L'amore, quello vero (Guanda, 2005), Napoli sul mare luccica (Laterza, 2006), Nessun sogno finisce (Giannino Stoppani, 2007), Isole senza mare (Guanda, 2009), Asino chi legge (Guanda, 2010), La paura della lince (Rogiosi, 2012). È tradotta in Germania e in Russia. Collabora con Il Mattino di Napoli. Ha realizzato racconti radiofonici per Rai RadioTre e scritto numerosi testi per il teatro.


Questi sono i 5 finalisti che il 3 luglio si contenderanno la vittoria del LXVIII Premio Strega, siete soddisfatti della scelta finale?

venerdì 11 aprile 2014

Premio Strega 2014: ecco i 12 semifinalisti

Come vi abbiamo annunciato la scorsa settimana con la lista delle opere candidate, si è tenuta questo pomeriggio la prima scrematura che da ufficilmente  il via al LXVIII Premio Strega. Il Comitato direttivo - composto da Tullio De Mauro, Valeria Della Valle, Alberto Foschini, Giuseppe D’Avino, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Simonetta Fiori, Enzo Golino e Luca Serianni – ha deliberato, infatti, i nomi dei dodici scrittori che potranno aggiudicarsi il prestigioso premio.

Ecco i 12 libri semifinalisti del Premio Strega 2014.

Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella
Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell'irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L'appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il "fratello di tutta una vita" le cambia l'esistenza per sempre. Rimanere lì, all'improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l'odissea dei migranti dall'Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.

Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) di Antonella 
Cilento
Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma
 legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne. L'affresco della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla scrittura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi.

Bella mia (Elliot) di Donatella Di Pietrantonio
La storia di una donna che si ritrova a improvvisarsi madre, nonostante quell'idea di sé fosse stata abbandonata da tempo, con un adolescente taciturno e scontroso. E ciò che succede alla protagonista e io narrante di questo romanzo, quando la sorella gemella, che sembrava predestinata alla fortuna, rimane vittima del terremoto de L'Aquila. Il figlio Marco viene affidato in un primo tempo al padre, che però non sa come occuparsene. Prendersi cura del ragazzo spetta dunque a lei e alla madre anziana, trasferite nelle C.A.S.E. provvisorie del dopo-sisma. Da allora il tempo trascorre in un lento e tortuoso processo di adattamento reciproco, durante il quale ognuno deve affrontare il trauma del presente, facendo i conti con il passato. Ed è proprio nella nostalgia dei ricordi, nei piccoli gesti gentili o nelle attenzioni di un uomo speciale, che può nascondersi l'occasione di una possibile rinascita.



unastoria (Coconino Press) di Gipi
"Unastoria" sono due storie. Quella di Silvano Landi, uno scrittore che alla soglia dei cinquant'anni vede la sua vita andare in pezzi e quella del suo antenato Mauro, soldato nella carneficina della Prima guerra mondiale. Sotto i cieli di una natura magnifica e crudele, ieri come oggi, Gipi racconta la fragilità e la bellezza, le lacrime e le speranze degli uomini. La storia di un'eterna caduta nell'abisso e di come, nonostante tutto, ogni volta ci si possa rialzare.









Come fossi solo (Giunti) di Marco Magini
A Srebrenica l'unico modo per restare innocenti era morire. Marco Magini era un ragazzino durante i terribili fatti della ex Jugoslavia, li conosceva solo dai telegiornali. Ma quando da studente si imbatte nella storia di Drazen quella vicenda diventa un'ossessione. Quella storia raccontava di un ventenne costretto a combattere una guerra voluta da un'altra generazione e messo davanti a decisioni che nella loro eccezionalità mostrano a nudo l'animo umano come in un antico dramma greco. La rievocazione del massacro e del successivo processo presso il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia è affidata a tre voci che si alternano in una partitura ben scandita. La voce del magistrato spagnolo Romeo González che rievoca lo svolgersi del processo, evidenziando le motivazioni non sempre etiche e limpide che determinano una sentenza. Nell'eterno dibattersi tra ubbidire a leggi fratricide o ribellarsi appellandosi ai diritti inviolabili dell'uomo, viene fuori solo un'immagine povera e burocratica dell'esercizio della legge. Al giudice González si affiancano le voci di Dirk, casco blu olandese di stanza a Srebrenica, rappresentante del contingente Onu colpevole di non avere impedito la strage, e quella del soldato serbo-croato Drazen Erdemovic, vero protagonista della storia, volontario nell'esercito serbo, che fu l'unico a confessare di avere partecipato al massacro, l'unico processato e condannato.

Nella casa di vetro (Gaffi) di Giuseppe Munforte
Cos’è una famiglia felice? Ecco la domanda impellente che Munforte ci pone con questo romanzo. Davide, voce narrante del libro, padre di Andreas e marito di Elena (con la quale cresce anche una figlia concepita con un altro uomo, Sara), osserva la vita dei suoi cari con discrezione. Vede Sara che si sistema gli occhiali mentre impara a leggere una nuova parola, e poi Elena che trattiene il dolore – ma per cosa? La casa nella quale condividono il quotidiano sembra protetta da una bolla di vetro mentre appena fuori dalla finestra, sulla tangenziale milanese, le macchine sfrecciano in un frastuono. Quella bolla è la voce stessa del narratore a crearla, quasi volesse posare sulla casa un’aura che la difenda dagli urti col mondo. Davide si nasconde, forse non c’è, vede soltanto, e si domanda se questa esistenza che un giorno lasceremo, tutto ciò che abbiamo costruito, le persone che abbiamo amato, continuerà anche senza di noi. Com’è il mondo quando gli voltiamo le spalle? Nella casa di vetro è una favola metropolitana, o una preghiera, quella di un padre, e di un marito, che cerca di conservare ogni attimo d’amore, di non dissipare il tempo condiviso, perché sa che questo è il solo modo per riconsegnarli all’eternità.

La terra del sacerdote (Neri Pozza) di Paolo Piccirillo
È notte e la ragazza corre nella campagna buia più veloce che può, senza voltarsi indietro. È finalmente riuscita a scappare dalla gabbia in cui la vecchia la teneva prigioniera. Il vento gelido le taglia la faccia e la terra brulla i piedi, ma quasi non se ne accorge, perché il dolore delle doglie la rende insensibile a tutto il resto. La ragazza si accascia, urla e partorisce, ma a quell'urlo di dolore ancestrale non segue alcun pianto che annunci la vita. Lascia il bambino morto sotto un albero e prosegue fino a un fienile dove spera di potersi nascondere e riposare. La ragazza non lo sa ma la terra su cui sta cercando rifugio è conosciuta da tutti come "la terra del Sacerdote". Agapito è un uomo burbero e solitario, arido e secco come la sua terra. Tanti anni prima aveva provato a fuggire la povertà della sua terra, il Molise, emigrando in Germania; lì era divenuto sacerdote ma ormai di quel saio e della promessa fatta prendendo i voti è rimasto solo un soprannome. Dalla Germania è tornato con un segreto troppo grande e ha barattato il suo silenzio con la terra su cui vive. Quando Agapito scopre la ragazza nascosta nel fienile si trova di colpo al centro di un affare molto più grande di lui; la ragazza è un'immigrata clandestina, portata con l'inganno dall'Est dell' Europa e costretta a ripagare il passaggio in Italia in modo disumano: rinchiusa come un animale in gabbia e utilizzata per partorire figli da destinare all'adozione o al traffico d'organi.

La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro
L'ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l'inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall'Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l'Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, "La vita in tempo di pace" racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.

Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo
I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent'anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver... Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all'indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva: sarà impossibile non rispecchiarsi in queste pagine (per affinità o per opposizione), rileggendo parole e cose, rivelazioni e scacchi della nostra storia personale, e ricordando a ogni pagina che tutto ci riguarda. "Un'epoca quella in cui si vive - non si respinge, si può soltanto accoglierla".


Storia umana e inumana (Bompiani) di Giorgio Pressburger
Giorgio Pressburger compie con questo libro un viaggio "dantesco", conducendo il lettore tra figure storiche, grandi dittatori, grandi filosofi e grandi artisti, personaggi della Divina Commedia, protagonisti della contemporaneità come il camorrista Sandokan e Nelson Mandela, figure amate e rimpiante come il nonno e il fratello Nicola... Tutte le presenze del libro vengono a costituire una galleria ricchissima e sfaccettata che impone al protagonista di ripensare alla propria vita collocandola sia all'interno della storia millenaria del popolo ebraico, sia sullo sfondo del recente "secolo breve" - quel Novecento che ha segnato la sua esistenza e che più che mai si è accanito contro i valori supremi cui Pressburger nonostante tutto crede: l'amore e la libertà. Il dialogo con i morti, la riflessione sulla storia, l'analisi critica di una realtà caotica e multiforme si risolvono in visione onirica, ma soprattutto poetica: e dichiaratamente poetica è infatti la prosa di Pressburger, scandita da spazi bianchi che accennano a un ritmo di versificazione e invitano a una lettura "inattuale", segnalando un progetto letterario contro corrente rispetto alle tendenze dominanti di questo inizio secolo.

Ovunque, proteggici (nottetempo) di Elisa Ruotolo
In una giornata qualsiasi dei suoi cinquant'anni, Lorenzo Girosa riceve una lettera in cui qualcuno mostra di conoscere un segreto che da anni ha smesso di tormentarlo: un delitto commesso quando era poco più che bambino. Tentando di riannodare i fili di quell'epoca remota, Lorenzo racconta della grande villa in cui ha vissuto, generosa negli spazi ma gravata dalla malasorte di casa senza figli, e della sua famiglia, fatta di uomini inconcludenti e donne compromesse. È la storia del nonno Domenico che cerca fortuna in America, del padre Nicola che senza un mestiere e un talento diventa un rude saltimbanco chiamato Blacmàn, della madre Francesca che scappa di casa per andare sulla pubblicità del sapone LUX. Tutti loro rivivono nello sguardo di Lorenzo che, nascosto dietro le tende di una Villa Girosa ormai deserta, è ben determinato a proteggere quanto di oscuro c'è nel proprio passato. Con una prosa classica e una lingua di carne, "Ovunque, proteggici" denuncia la forza di un destino che è scelta e di un sangue che si riconosce solo nelle ferite.


Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati
Forse non mi piacciono gli uomini." Il giorno in cui tua moglie, all'improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall'ingresso nell'età adulta, l'innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l'accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con "Il padre infedele" Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell'educazione sentimentale di una generazione.



Ricordiamo che l'11 giugno verrà effettuata un'ulteriore votazione per scegliere i 5 finalisti che il 3 luglio concorreranno per la vittoria del LXVIII Premio Strega, mentre i dodici volumi in semifinale concorreranno tutti al primo Premio Strega Giovani, decretato da una giuria di quattrocento studenti tra i 16 e i 18 anni, in rappresentanza di licei e istituti italiani ed esteri.



sabato 5 aprile 2014

Premio Strega 2014: tra rumours e illazioni, ecco i candidati della nuova edizione



Negli ultimi due mesi c’è stata un’intensa attività dei giornalisti volta a predire, come ogni anno, i candidati che si contenderanno il LXVIII Premio Strega. Tra scontri annunciati e candidature dell’ultimo momento (ad un giorno dalla scadenza le opere candidate erano ventidue), sono state rese note le 27 proposte degli Amici della domenica che avranno la possibilità di essere tra i 12 semifinalisti, scelti l’11 Aprile dal Comitato direttivo del Premio. Quest’ultimo, presieduto da Tullio De Mauro, ha una composizione parzialmente rinnovata per il triennio 2014-2016: a Valeria Della Valle (consigliera della Fondazione Bellonci), Alberto Foschini e Giuseppe D’Avino (presidente e amministratore delegato di Strega Alberti spa) si uniscono gli scrittori vincitori del Premio Strega Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, i giornalisti Simonetta Fiori e Enzo Golino e lo storico della lingua Luca Serianni.
Come ogni edizione dello Strega, anche quest’anno non mancano le critiche fondate sull’idea che anche quest’anno l’esito sia scontato per la presenza dei superfavoriti Francesco Piccolo e Antonio Scurati, mentre nel mese scorso protagonista di un’accesa polemica è stata Alice Di Stefano, editor Fazi, perché il suo romanzo ha come protagonista il marito ed editore Elido Fazi. Grandi aspettative poi per Marco Magini , che l’anno scorso è stato finalista al premio Calvino 2013, e per la nuova graphic novel di Gipi.

Le opere ufficialmente candidate sono le seguenti:
1. Intanto anche dicembre è passato (Baldini&Castoldi) di Fulvio Abbate, presentato da Michele Mari e Massimo Onofri;
2. Oltre le Colonne d'Ercole (Book Sprint) di Lorenzo Bracco e Dario Voltolini, presentato da Daria Bignardi e Paolo Di Stefano;
3. Match nullo (Cavallo di Ferro) di Luca Canali, presentato da Roberto Pazzi e Paolo Ruffilli;
4. Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella, presentato da Giovanna Botteri e Roberto Saviano;
5. Lisario o il piacere infinto delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento, presentato da Nadia Fusini e Giuseppe Montesano;
6. Il mantello di porpora (La Lepre) di Luigi De Pascalis, presentato da Filippo La Porta e Claudio Strinati;
7. Il paese senza nome (Carabba) di Lucianna Di Lello, presentato da Vittorio Avanzini e Ludovico Gatto;
8. C’è posto tra gli indiani (Perrone) di Alessio Dimartino, presentato da Antonio Augenti e Elena Clementelli;
9. Bella mia (Elliot) di Donatella Di Pietrantonio, presentato da Antonio Debenedetti e Maria Ida Gaeta;
10. Publisher (Fazi) di Alice Di Stefano, presentato da Giuseppe Conte e Francesca Pansa;
11. Riscatto (Libroteca Paoline) di Melo Freni, presentato da Giampaolo Rugarli e Giovanni Russo;
12. unastoria (Coconino Press) di Gipi, presentato da Nicola Lagioia e Sandro Veronesi;
13. To Jest (Edizioni il Foglio) di Fabio Izzo, presentato da Predrag Matvejević ed Elisabella Kelescian;
14. Calcio e acciaio (Acar) di Gordiano Lupi, presentato da Marcello Rotili e Wilson Saba
15. Viaggiatori di nuvole (Marsilio) di Giuseppe Lupo, presentato da Salvatore Silvano Nigro e Sebastiano Vassalli;
16. Come fossi solo (Giunti) di Marco Magini, presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Piero Gelli;
17. Ganymede e la notte dei cristalli (Biblioteca dei Leoni) di Franco Massari, presentato da Giorgio Bàrberi Squarotti e Luciano Luisi
18. Oltre il vasto oceano (Avagliano) di Beatrice Monroy, presentato da Renato Besana e Corrado Calabrò;
19. Nella casa di vetro (Gaffi) di Giuseppe Munforte, presentato da Arnaldo Colasanti e Massimo Raffaeli;
20. La mia ora di vento (Il Papavero) di Gerardo Pepe, presentato da Piero Mastroberardino e Cesare Milanese;
21. La terra del sacerdote (Neri Pozza) di Paolo Piccirillo, presentato da Valeria Parrella e Romana Petri;
22. La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro, presentato da Giuseppe Antonelli e Gabriele Pedullà;
23. Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo, presentato da Paolo Sorrentino e Domenico Starnone;
24. Storia umana e inumana (Bompiani) di Giorgio Pressburger, presentato da Gianfranco De Bosio e Sergio Givone;
25. Venga pure la fine (e/o) di Roberto Riccardi, presentato da Francesco Guccini e Giuseppe Leonelli;
26. Ovunque, proteggici (nottetempo) di Elisa Ruotolo, presentato da Marcello Fois e Dacia Maraini;
27. Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati, presentato da Umberto Eco e Walter Siti.

L’11 giugno si scopriranno i cinque finalisti che concorreranno per la vittoria, proclamata in diretta televisiva il 3 luglio, nella consueta location del Ninfeo di Villa Giulia, e scelta dal corpo votante di 460 aventi diritto tra gli Amici della Domenica – dei quali da quest’anno fanno parte anche il Premio Strega 2013 Walter Siti, il vicedirettore di Rai Uno Maria Pia Ammirati e l’operatrice culturale Maria Cristina Donnarumma; i giornalisti Pietrangelo Buttafuoco, Roberto Ippolito, Benedetta Tobagi, Massimo Lugli, Monique Veaute e Franco Di Mare; il direttore editoriale di Manni editori Anna Grazia D’Oria, l’archivista Linda Giuva e la storica Lisa Roscioni; il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini e il direttore generale per le biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d'autore del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Rossana Rummo -, 60 lettori forti selezionati ogni anno da librerie indipendenti italiane e quindici voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero.
Quest’anno la pièce si compone di un nuovo riconoscimento, il Premio Strega Giovani, che coinvolgerà una giuria quattrocento studenti tra i 16 e i 18 anni, in rappresentanza di licei e istituti italiani ed esteri, e che sceglieranno il loro vincitore tra i 12 semifinalisti indicati dal Comitato direttivo.
Appuntamento a sabato prossimo per scoprire quali saranno le 12 opere che si disputeranno la sessantottesima edizione.


giovedì 18 luglio 2013

Recensione: Atti mancati di Matteo Marchesini



Atti mancati - Matteo Marchesini
Marco conduce un'esistenza piuttosto ordinaria e ritirata, forse anche troppo: firma pezzi giornalistici per il “Corriere di Bologna” e nei momenti morti cerca di venire a capo del suo vero progetto di vita, un romanzo mai terminato. Proprio il suo lavoro ufficiale, però, gli farà di nuovo incrociare la strada della sua ex fidanzata, Lucia, che qualche anno prima lo aveva lasciato durante un periodo difficile per entrambi. Quest'ultima vuole riavvicinarsi a lui, ma Marco non capisce cosa ci sia dietro un'esigenza così aggressiva ed improvvisa. Per scoprirlo il nostro dovrà uscire dal suo isolamento volontario e costringersi ad affrontare la realtà: il presente e, soprattutto, il passato, con tutto il suo carico di tragedie e sensi di colpa.
Editore: Voland
Pagine: 128
Prezzo:  13.00 euro





Voto: 

La prima lezione di qualsiasi corso di scrittura creativa è “scrivi di quello che conosci”, che sembra essere stata assimilata alla perfezione da Marchesini. Basta soltanto scorrere la biografia dell'autore, infatti, per scoprire diverse analogie tra lui ed il protagonista Marco - anche il nome in fondo è simile. Salta subito all'occhio la cittadinanza bolognese; a proposito, indovinate un po' a quale giornale collabora lo scrittore? Esatto, il “Corriere di Bologna”. Inoltre piccoli elementi nella caratterizzazione di Marco ed il modo in cui gli altri personaggi si rapportano con lui sembrano indicare che l'autore lo vede sotto una luce decisamente favorevole, anche a costo di forzare la mano del lettore nel farsene un'opinione personale (ma di questo parleremo più approfonditamente in seguito). A questo punto viene spontaneo chiedersi se tra le pieghe della trama non ci siano altri fatti reali, anche alla luce del finale del romanzo.
La città di Bologna gioca un ruolo fondamentale nella storia: non ne è solo l'ambientazione, ma è  anche e soprattutto un elemento per definire i personaggi. Uno dei primi indizi dell'inadeguatezza che prova Marco è proprio quello di essere nato nella provincia, che lo rende diverso dai suoi amici. Considerando che il romanzo è in lizza per il più prestigioso premio letterario nazionale – non di Bologna – è un fatto da non sottovalutare. E' piuttosto difficile, qui, stabilire il confine tra appartenenza alle proprie radici e provincialismo. Per coincidenza, chi scrive abita proprio nei dintorni, ed è riuscita abbastanza bene a districarsi tra i riferimenti geografici (meno nel malessere psicologico sopraccitato, un po' esagerato ed implausibile nel 2013). Ma chi abita in un'altra zona di Italia?
Scendendo più nello specifico è l'università, l'Alma Mater Studiorum, ad essere più sotto i riflettori, con i suoi elementi “folkloristici”. I personaggi provengono tutti da quell'ambiente, e non perdono occasione per ricordarlo, con i loro riferimenti che, di nuovo, in pochi potranno cogliere appieno, ed i loro raffinati discorsi. Si riempiono la bocca di “Wille zur Macht”, di Aleksandr Herzen, di Fortini, e questo si ripete anche nella narrazione di Marco. Marchesini sembra volersi rivolgere a gente dalla cultura simile a quella dei suoi personaggi: ma non calcola che non tutti, volente o nolente, la dispongono. Potremmo parlare a lungo su questo approccio elitario alla letteratura, forse una reazione alla vacuità di certe opere che, proprio in virtù della loro pochezza contenutistica, fanno furore nelle librerie, ma è un discorso troppo ampio che comunque esula da “Atti mancati”.

Esaurendo del tutto l'aspetto più tecnico dell'opera, lo stile dell'autore è lungi dall'essere perfetto, anzi avrebbe avuto bisogno di un editing piuttosto deciso, per limare fisiologiche imperfezioni del romanzo d'esordio e spiegare allo scrittore che non sempre un termine lungo ed ampolloso è da preferirsi ad uno breve. L'opera è costellata da espressioni come “normalità alto-borghese”,  “mostruosa concrezione edipica”, “pollici nocchieruti”, che stonano con la costruzione delle frasi semplice e dai dialoghi scarni. Non ci si stupisca se poi alla lettura il libro sembra lungo il doppio di quello che in realtà è, con questo livello linguistico così altalenante.

La narrazione è in prima persona, naturalmente dal punto di vista di Marco. Per quanto riguarda l'economia della storia è una scelta saggia, perché veniamo a scoprire come stanno le cose soltanto in contemporanea con il protagonista, rendendo così al meglio la poca suspense che la trama concede. Tuttavia essa è deleteria per l'introspezione psicologica. Come accennato sopra, Marco sembra in una posizione avvantaggiata rispetto agli altri personaggi, per la probabile simpatia che nutre per lui l'autore e per il suo ruolo di narratore, che toglie la possibilità al resto del cast di fornire una versione dei fatti diversa dalla sua. E il cast si adegua, non facendo niente che non sia strettamente collegato con Marco, volente o nolente. E' paradossale che tutto giri intorno ad una persona così immobilista, che pur non muovendo un dito attira tanta attenzione. Ad esempio un personaggio in genere calmo e tranquillo, Ernesto, scrive un pezzo pieno di livore contro il fratello Davide, a cui è stata diagnosticata la schizofrenia. Marco, tuttavia, crede che il vero bersaglio sia lui, a causa di un'attrazione mai sopita per Lucia; ipotesi confermata in seguito anche da quest'ultima. A nessuno dei due passa per la testa che Ernesto in quel momento aveva questioni più serie a cui pensare, e che magari il destinatario della sua ira potesse essere davvero Davide.
Potrebbero essere due le ragioni di questa scelta. La prima è che Marchesini l'abbia fatto apposta e volesse mettere l'accento sulla mania di protagonismo di Marco: in tal caso tanto di cappello, perché il lettore lo percepisce forte e chiaro. La seconda però è che non lo sapesse nemmeno l'autore, e allora è tutta un'altra storia, il lettore è decisamente meno conciliante con il protagonista. Peccato però che soltanto Marchesini sappia qual è la verità.
Se già Marco, nonostante tutto, non brilla per caratterizzazione, e non riesce mai a staccarsi dal suo ruolo di punto di vista per diventare un personaggio a tutto tondo, figurarsi gli altri. Lucia, e un pochino Ernesto, sono le uniche eccezioni: in particolare la prima, sempre misteriosa e piena di rivelazioni su di sé e sugli altri. Uno dei motivi per leggere “Atti mancati” è proprio capire che cosa voglia veramente... ammesso che lo sappia lei stessa. Non è una “moderna Erinni”, come la definisce con buona volontà la trama dell'editrice Voland, ma è comunque un personaggio tridimensionale che si difende bene in mezzo a tanta bidimensionalità. E questa è l'unica nota positiva sotto l'aspetto dell'introspezione psicologica. Bernardo, il mentore-amico-rivale di Marco, è tale solo sulla carta, e quando finalmente calca la scena appare ben al di sotto delle aspettative; Davide, il famigerato fratello di Ernesto, ha solo la sua malattia, e nient'altro; e purtroppo non vi sono altri personaggi. Forse in questo caso la scelta di creare un cast ridotto è stata infelice, perché i primari non sono ben caratterizzati, ed i secondari non ci sono affatto.


“Atti mancati” parte in maniera decisamente zoppicante, salvo poi riprendersi mano a mano, con il crescere delle rivelazioni e della consapevolezza di Marco. Ma una buona parte finale non basta a cancellare una prima deficitaria per scrittura e per coinvolgimento emotivo, un'ambientazione ed uno stile inaccessibile ai più, dei personaggi incastrati nel ruolino che gli affida il non proprio brillante punto di vista. Magari in futuro – anche, come già accennato, con l'aiuto di un editing come si deve – Marchesini potrebbe regalarci delle belle sorprese: nel frattempo però questo romanzo d'esordio, seppure ci provi con tutte le sue forze, non riesce a raggiungere la sufficienza, men che meno il livello di qualità adatto per il maggiore premio letterario italiano.

Matteo Marchesini
è nato nel 1979 a Castelfranco Emilia e vive a Bologna. Tra le sue pubblicazioni: le poesie di Marcia nuziale (Scheiwiller 2009), le satire di Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi (Pendragon 2010), i saggi letterari di Soli e civili (Edizioni dell’Asino 2012). Collabora tra l’altro con la redazione bolognese del “Corriere della Sera”, con Radio Radicale, “Il Foglio” e “Il Sole 24 Ore”.

sabato 6 luglio 2013

Recensione: Mandami tanta vita di Paolo Di Paolo



Mandami tanta vita – Paolo Di Paolo

Febbraio 1926. Moraldo arriva a Torino per una sessione di esami, si porta dietro una strana rabbia e una valigia più pesante di quanto gli sembrasse alla partenza da Casale Monferrato. Dagli anziani coniugi Bovis, che lo ospitano, Moraldo apre la valigia e scopre che deve averla scambiata con quella di un fotografo di strada. Come per chiudere un conto in sospeso, Moraldo si mette ancora una volta sulle tracce di un suo coetaneo. Si chiama Piero. Moraldo gli ha scritto due lettere senza ottenere risposta, l'ha visto passare all'università circondato dal gruppo dei suoi amici. Qualcuno li definisce l'Accademia dei Patiti, ma Moraldo ammira quella vivacità intellettuale proteste, riunioni, giornali, libri. Ma l'ammirazione, nel silenzio, diventa invidia, e l'invidia diventa rancore. A volte si trova a spiarlo mentre passa sotto i portici, senza avere il coraggio di avvicinarlo. Ma adesso di Piero, a Torino, non c'è traccia. Con i suoi occhiali di miope, che sempre gli sfuggono dal volto, Piero ha percepito la minaccia e il pericolo di restare. Lo strappo non è facile: c'è Ada da lasciare sola, con il piccolo Paolo che ha appena un mese. Mentre Piero cerca una sistemazione e si ammala, Moraldo incontra il fotografo che ha preso la sua valigia. È una ragazza: leggera, disinvolta e imprendibile come un fantasma. Ma sarà proprio lei a tenere i fili del destino. Fino all'istante in cui Piero e Moraldo staranno finalmente per sfiorarsi.
Editore: Feltrinelli
Pagine: 160
Prezzo: € 13,00


Voto: 

Leggere questo romanzo è come guardare un film di altri tempi, ambientato negli spietati anni del fascismo e della censura della stampa. È la fotografia della vita di due uomini diversi, Moraldo e Piero, che vivono il sogno della scrittura, nonostante tutto sembri giocare a loro sfavore. Piero ha lasciato Torino per cercare un futuro migliore a Parigi, dove lo raggiungeranno presto Ada, la giovane moglie, e Paolo, il loro figlioletto neonato. Moraldo vive invece la realtà universitaria, arriva a Torino proprio quando Piero la sta “abbandonando”, si accorge di aver scambiato la valigia con un fotografo e si rende conto che ha perso i libri per l’imminente esame. Sistemata la questione dello scambio di bagaglio con un incontro, Moraldo si trova davanti Carlotta, fotografa disillusa, quasi annoiata e anticonformista, prototipo della donna autorevole e autonoma, reale identità di quell’ uomo che aveva immaginato essere il proprietario delle fotografie. Lui è confuso dai suoi comportamenti, ma si perde in lei volentieri dopo averle scattato una foto. Piero invece vive di Kant e filosofia, incontra vecchi amici e pensa ad Ava mentre cammina e scruta il Louvre rischiararsi delle prime luci del mattino. Sopporta l’esilio scrivendo e leggendo Croce, sottovalutando la malattia che lo sta lentamente consumando.

Il romanzo di Di Paolo è molto particolare, un racconto che è intervallato dalle lettere che Piero spedisce ad Ava da Parigi. In esso si alternano le speranze e le sconfitte dei due protagonisti, in un contesto storico grave e difficile che scatena l’immaginario dei due. Sono semplici storie di vita reale che raccontano la difficoltà di dar sfogo alla propria creatività in un tempo difficile quale quello del primo dopoguerra. Il personaggio di Piero, tra l’altro, pare sia riconducibile alla figura di Piero Gobetti, letterato italiano morto giovanissimo, del quale Di Paolo avrebbe letto il carteggio con la moglie e tentato di riproporlo nel modo più fedele possibile, nonostante gli intermezzi narrativi. Si tratta di una storia con pochi dialoghi, sostituiti da flussi di coscienza che fanno immediatamente pensare alla narrativa di Joyce, che in alcuni passi abbandona la prosa per lasciar spazio alla poesia: le parole sono calcolate, indelebili e, mai come in questo romanzo, hanno il loro peso. Mi ha colpito, a pagina 108, una profonda riflessione sul mondo dell’editoria che credo rispecchi perfettamente la situazione attuale, nella quale si parla non solo di crisi, ma anche di svalutazione della cultura e deperimento di ideali:
«Questo è il bello di fare l’editore, il compito grande delle tipografie: fare esistere le parole, le idee. Con un occhio ai conti, quattro librerie modello per stare dietro alle oscillazioni del mercato, si può fare tutto, senza rinunciare a fare cultura. La crisi è sempre esistita e continuerà, è soltanto un alibi».
La scrittura di Piero è impegnata, nei suoi scritti si ode l’eco della RIVOLUZIONE, scritta in maiuscolo sul titolo di un giornale, la parola diventa onnipotente così come l’editore stesso che diventa un dio impegnato nell’atto della creazione. Moraldo, anche lui scrittore, non ha lo stesso spirito di iniziativa di Piero, non ha che una becera considerazione dei suoi scritti, tant’è che ha quasi paura che Carlotta li abbia letti mentre questi erano in suo possesso a causa dello scambio di valigie. Non si reputa virile, almeno quando pensa alla ragazza, convinto di avere fatto una brutta impressione lasciando a lei l’iniziativa. L’unica cosa che sembra riuscire a decidere è quella di tracciare caricature sul suo quaderno, rendendosi sempre più conto che la gente indossa maschere che poi diventano pian piano il loro stesso viso. Per il resto vive di occasioni perdute e rimpianti che lo lacerano, anche se prende una decisione che forse ci fa ribaltare questa convinzione (almeno per un breve istante).

Di Paolo ci racconta con ritmo incalzante che a tratti diventa lento, due personalità, due vite differenti, il diverso modo di affrontare la vita e l’impegno civile, l’amore e le delusioni, in un romanzo appassionante dove la vera protagonista è la parola, viva e semanticamente ricca di significato. Un romanzo breve eppure davvero ricco, che vi consiglio vivamente di leggere.





Paolo Di Paolo
È nato nel 1983 a Roma. Nel 2003 entra in finale al Premio Campiello Giovani e, con i racconti Nuovi cieli, nuove carte, al Premio Italo Calvino. È autore tra l’altro di Ogni viaggio è un romanzo (2007) e di Raccontami la notte in cui sono nato (2008). Per Feltrinelli ha pubblicato Dove eravate tutti (2011, Premio Mondello e Premio Vittorini) e, nella collana digitale Zoom, La miracolosa stranezza di essere vivi (2012).


venerdì 5 luglio 2013

Walter Siti vince il LXVII Premio Strega 2013

Ieri sera si è svolta al Ninfeo di Villa Giulia a Roma la tanto attesa proclamazione del vincitore del prestigioso Premio Strega 2013, che in molti hanno potuto seguire in diretta tv su Rai1. Fin dalle primissime immagini trasmesse, è stato lampante che, rispetto all’edizione precedente nella quale c’era stato un vero e proprio testa a testa all’ultimo voto tra Piperno (vincitore della scorsa edizione e presidente della giuria quest’anno) e Trevi, quest’anno la “lotta” si è mantenuta viva sul secondo e terzo posto.
A trionfare è stato Walter Siti, autore di Resistere non serve a niente (Rizzoli), con ben 165 voti, seguito poi da Alessandro Perissinotto con Le colpe dei padri (Piemme, 78 voti) che ha soffiato nell’ultimo range di voti il secondo posto a Paolo Di Paolo (Mandami tanta vita, Feltrinelli, 77 voti). A quarto posto, con soli 4 punti di differenza dal terzo, Romana Petri con Figli dello stesso padre (Longanesi), mentre Simona Sparaco con Nessuno sa di noi (Giunti) chiude la cinquina con soli 26 voti.

Un emozionato (ma sobrio) Siti ha accettato il premio e dichiarato:
 «Non dedico il premio a nessuno in particolare. Ci sono persone a cui tengo e spero il libro sia stato scritto per loro».

Resistere non serve a niente racconta la vita quotidiana di un giocoliere della finanza, in un ambiente che svela i legami tra criminalità e finanza e dove il potere del denaro ha la meglio sulla legge.
Rizzoli conquista il suo decimo Premio Strega a dieci anni di distanza dalla vittoria di Melania G. Mazzucco con Vita.

La votazione è il risultato dei 412 voti espressi su 460, che comprendono 400 voti da parte degli Amici della domenica (eredi degli intellettuali di casa Bellonci, in cui sono inclusi i voti collettivi di scuole, istituti culturali e circoli di lettura) e 60 voti dei lettori “forti” segnalati da altrettante librerie associate all’ALI distribuite in tutto il Paese.
A questo proposito avrei una piccola rimostranza da fare: in Italia si legge poco, triste verità che viene sottolineata fin dall’inizio della diretta, dimostrata anche dai dati che avevamo riportato in un nostro recente articolo, ma è giusto considerare lettore “forte” chi legge almeno dodici libri all’anno? Non sarebbe ora di considerare nuove “misure” per arginare la crisi dell’editoria?

Resistere non serve a niente – Walter Siti
Molte inchieste ci hanno parlato della famosa “zona grigia” tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt’altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l’unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un’olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell’indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente) negato.
Editore: Rizzoli
Pagine: 324
Prezzo: € 17.00

Walter Siti
Originario di Modena, vive a Roma. Ha insegnato nelle università di Pisa, Cosenza e L’Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini. Tra i suoi libri ricordiamo La magnifica merce (2004), Troppi paradisi (2006) e Il contagio (2008), di cui Il canto del diavolo è la naturale prosecuzione.




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