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mercoledì 3 dicembre 2014

Review of: Tiny Acts of Love by Lucy Lawrie


Tornano gli appuntamenti con le recensioni della casa editrice scozzese Black&Wihite, per chi avesse l'abitudine di leggere libri in inglese inediti in Italia



Tiny Acts ofLove, Lucy Lawrie
Black and White Publishing
pages 312 , £7.99
Cassie è una frustrata neomamma appena tornata dall’ospedale, che non riesce a riposare e adattarsi alla nuova vita. Senza contare che Jonathan, suo marito, in un impeto di felicità, ha inviato la notizia della nascita della piccola Sophie a tutta la mailing list di Cassie, compreso il suo capo. Le cose si complicano quando, nel tentativo di rimediare alla figuraccia, la donna accetta di occuparsi di un importante cliente durante il suo congedo di maternità. Come se non bastassero la bambina e il marito sonnambulo a tenerla sveglia la notte, Cassie è anche costretta anche fare i conti con il ritorno in città di un ex determinato a riconquistarla, e con quello che ha tutta l’aria di essere uno stalker. Senza contare la causa per frode in cui si troverà coinvolta.

Era dai tempi in cui ho lasciato inconclusa la saga di I love shopping di Sophie Kinsella (mi manca ancora l’ultimo volume) che non leggevo nulla di così esilarante. La forza di questo romanzo sta nel riuscire a raccontare in modo onesto la quotidianità di chi si ritrova improvvisamente madre, con gli alti e bassi, la difficoltà di mantenere il proprio lavoro, la mancanza di sonno e i sacrifici per una creatura che ancora non conosce il mondo. Ho trovato la storia davvero insolita e divertente, a tratti persino toccante, bilanciata alla perfezione da una scrittura semplice e incisiva. Complici altri impegni, non sono riuscita a finire il libro in pochi giorni, ma la sua struttura – 38 capitoli brevi e scorrevoli – permette davvero di divorarlo. Nonostante la tipica copertina da chick-lit, Tiny Acts of Love (Piccoli gesti d’affetto, in italiano) è molto più che un semplice romanzo al femminile: è una cronaca realistica della vita di un neogenitore, con i suoi momenti di sconforto e le difficoltà relazionali che essa comporta. Ho avuto alcune difficoltà con certe espressioni scozzesi a me sconosciute, ma grazie al contesto e al mio dizionario monolingua sono riuscita a superarle senza problemi.

Credo che quello di Lucy Lawrie sia un ottimo esordio letterario, ben diverso dai romanzi che trattano lo stesso argomento con il solito falso buonismo. Mi piacerebbe leggere altro di questa scrittrice e, vista la sua professione di avvocato, vorrei vederla cimentarsi con un giallo. Se siete in cerca di un libro fresco e genuino, che accompagni piacevolmente la vostra estate e al contempo contribuisca ad affinare il vostro inglese, vi consiglio vivamente questo romanzo. Saprà conquistarvi.


Cassie is a frustrated new mum, back home from the hospital, who can’t sleep and fit with her new life. Not to mention her husband overstated reaction to Sophie’s birth: Jonathan has sent all Cassie’s mailing list the news about the newborn, also to her chief. Things go from bad to worse when she tries to rebuild her reputation dealing with a special client during her maternity leave. She’s sleepless because of her baby and her sleep-walker husband – but also because her ex-boyfriend is back in town trying to reconquer her and she thinks she’s follow by a stalker. Cassie has enough to worry about, last but not least her involvement in a fraud case.

I haven’t read something so funny since I unfinished to read Sophie Kinsella’s I love shopping saga – I only have one book left. This novel describes the everyday life of a sleepless mother, how it’s difficult to hold down a job in this situation. The story is very funny, unusual, and touching, perfectly balanced to a simple and sharp writing. I couldn’t read it in a few days because of my studies, but it’s easy to gulp down with his short and flowing 38 chapters. Despite her chick-lit cover, Tiny Act of Love is more than just a girly book: it’s a real report on new parent life where depression and social difficulties are allowed. I had a few problems with some Scottish verbal phrase, but nothing the context or a good monolingual dictionary can’t fix.

Lucy Lawrie wrote a great debut novel, different to the million books dealing with the same subject to please. I want to read more from this author, maybe a detective story considering she is a lawyer. If you want to read something genuine and cool in this hot summer, paying attention on your English skills, please take this book in consideration. It will win you.



martedì 17 settembre 2013

Review of: “The Italian Chapel” by Philip Paris



The Italian Chapel - Philip Paris
Quando il pittore Domenico Chiocchetti lasciò casa sua per unirsi all'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale, nessuno avrebbe potuto prevedere dove il suo viaggio lo avrebbe portato. Catturato dagli alleati, Domenico e altri italiani vengono portati sulle isole Orcadi per costruire una gigantesca barriera nel mare, in condizioni inospitali ed estremamente fredde. Sembrava un compito impossibile e senza speranza.
Ma la speranza può brillare attraverso i tempi più bui, e quando Domenico offre le sue capacità per aiutare a costruire una cappella per gli uomini del Campo 60, questo segna l'inizio di un cambiamento che avrebbe tramutato i cinici in credenti, i nemici in amici e avrebbe anche fatto sbocciare l'amore. Gradualmente, con enorme fiducia, talento e dedizione, inglesi e italiani si uniscono per costruire un emblema universale di speranza, che ai giorni nostri è conosciuto in tutto il mondo.
The Italian Chapel racconta la storia straordinaria del loro trionfo sulle avversità. Lontani da casa, questo gruppo di soldati osò sperare, sognare ed amare. La loro incredibile eredità – un capolavoro
in cartongesso e rottami metallici, è una duratura memoria della forza dello spirito umano.
Editore: Black and White Publishing
Pagine: 256
Prezzo: £14.99



Voto: 

The Italian Chapel è la vera storia di un gruppo di soldati italiani, presi prigionieri durante la seconda guerra mondiale. Il protagonista attorno a cui tutto è costruito è Domenico Chiocchetti, un pittore di Moena (TN), catturato e messo in un campo di prigionia nelle Orcadi. Qui, assegnato al Campo 60, lo aspetta il duro compito di cavare blocchi di pietra dall'isola, che verranno gettati in mare per costruire le famose Churchill Barrieres, barriere marine che dovevano impedire l'ingresso dei sottomarini nemici nella baia di Scapa Flow. Il clima della zona è rigido e sempre umido, i prigionieri vivono in miseri ripari di lamiera e il loro compito sembra una inutile e faticosa perdita di tempo. Eppure gli italiani non si abbattono, combattono la loro nostalgia e la loro malinconia costruendo le cose più disparate, dagli accendini, agli alambicchi per distillare liquore con quello che trovano, pavimentano il loro campo per non dover camminare nel fango, piantano orti e aiuole, e ben presto iniziano la costruzione di una cappella. Impressionati da tanta tenacia, persino i sorveglianti del campo finiranno con l'apprezzare il gruppo di prigionieri e fare loro vari tipi di concessioni, come esonerarli dal lavoro in cava quando occupati con la cappella.
La cappella esiste tutt'oggi, è conosciuta in tutto il mondo come La Cappella Italiana, ed è ormai diventata una meta turistica per migliaia di visitatori ogni anno. È proprio visitando il sito che Philip Paris ha concepito l'idea di questo libro, dedicandosi a ben tre anni di ricerche in cui ha intervistato tutti coloro che hanno partecipato direttamente alla sua costruzione e i loro discendenti.

Lo stile di Paris è estremamente piacevole, semplice e immediato, ma non banale. Questo autore ha un modo di raccontare e descrivere che non si incontra spesso, è in grado di far comprendere perfettamente ciò che scrive senza dilungarsi in inutili giri di parole, con il solo uso di frasi brevi e concise che colgono sempre il nocciolo della questione. È un modo di guardare alla narrazione molto acuto e con le idee sempre ben chiare in testa.

I personaggi sono concreti, realistici -del resto si tratta di persone esistite- tutti delineati con poche pennellate, quel tanto che basta a fissarli nella mente del lettore, e il loro carattere è abilmente svelato nel corso della lettura tramite le loro azioni e le loro parole. Sentimenti e speranze sono trattati con maestria. Paris è un autore che non scappa davanti a difficoltà simili, ma le affronta con competenza, con l'evidente volontà di rendere partecipe il lettore sia dei sentimenti che di volta in volta accompagnano la narrazione, sia dell'ammirazione, che lui stesso ha, per gli uomini di cui racconta le imprese. I dialoghi sono ben congegnati e realistici, sono il modo preferenziale con cui si porta l'attenzione sugli stati d'animo dei prigionieri, lasciando che siano essi stessi a parlarne, cosa che crea un impatto emotivo molto più forte di qualsiasi descrizione. Le giornate si consumano tutte uguali nel lavoro in cava, ad eccezione di qualche ribellione che serpeggia fra le file a più riprese, ma è quando gli uomini si ritirano per la notte, nei dormitori di lamiera che non danno nessun sollievo contro il freddo, che si consumano i momenti più intensi: ognuno di loro si confida e cerca conforto negli altri, e insieme cercano di simulare una vita il più normale possibile, ma sempre con il ricordo delle loro case lontane e della vita che sta sfuggendo fra le loro mani. Tornano spesso, ad esempio, i pensieri di coloro che hanno lasciato un figlio a casa, che non hanno potuto vedere crescere, e la paura che al loro ricongiungimento non sia in grado di riconoscere il padre. A volte invece è il sapere i propri cari in un paese in guerra che loro non possono più difendere a  tormentare le ore prima del sonno.

A volte è addirittura il silenzio stesso a parlare, per la sua netta contrapposizione con lo spirito ciarliero e sempre pronto alla battuta, con cui l'autore ci presenta gli italiani. Questi attimi sono forse i momenti più tesi di tutto il libro, quelli in cui la costernazione e lo sconforto hanno la meglio sulla speranza, quando gli uomini non sanno cosa dirsi, e anche queste situazioni sono trattate molto bene nel libro.
Questo è uno stile che colpisce proprio per la sua immediatezza, che non va, però, a discapito dell' emozionalità.

Paris è un autore che non dimentica quasi nulla, nemmeno dei confini entro cui racconta. Troppo spesso si leggono libri in cui i protagonisti la fanno da padrone e ambientazioni e personaggi secondari sono bellamente ignorati, quasi che non esista un universo oltre a loro. In The Italian Chapel questo non avviene. Per ovvi motivi di spazio, dare voce agli oltre trecento prigionieri italiani risulta un'impresa impossibile, ma Paris ci riesce e va oltre, aggiungendo anche le voci dei soldati inglesi e degli abitanti dei paesi vicini. Lo fa in forma corale, in un modo che ricorda molto le tragedie greche, ma che assolve perfettamente al suo scopo. Con vari pretesti poi, come un ricovero in ospedale, o la necessità di lavoratori nelle fattorie della zona, vista la mancanza di uomini per via della guerra, veniamo a conoscere anche quanto sta oltre il campo di prigionia, in modo che a darci la loro opinione sulla guerra e sui suoi avvenimenti non siano soltanto i prigionieri italiani, ma anche i soldati inglesi e gli abitanti del luogo, che si dimostreranno a volte favorevoli e a volte contrari alla presenza degli italiani. Il tutto risulta uno scambio di prospettive appena delineato ma molto interessante.
La bravura di questo autore emerge anche nel racconto dell'avventura amorosa di uno dei prigionieri. Ben lontano da stereotipi e languidi scenari, Paris descrive una relazione realistica, in cui analizza più il sentimento di disperazione e necessità che portano a questa unione che il fatto in sé, offrendo ancora una volta uno stimolante spunto di riflessione sull'essere umano.
Questo libro è curato e ben strutturato, l'unica pecca che ho potuto rilevare - ma che non guasta  il resto - è forse il fatto che Paris è un po' troppo morbido nell'opinione di un campo di prigionia in piena guerra mondiale. È vero che i combattimenti sono lontani, e arrivano nelle Orcadi sotto forma di notizie saltuarie e mai verificabili, ma l'evidente simpatia di Philip Paris per gli italiani lo porta a fare si che quasi tutti i suoi personaggi li vedano come lui, ossia uomini aperti e fieri che non perdono mai la speranza e sanno sempre rialzarsi. L'interno del campo italiano è molto variegato per caratteri, scontri, amicizie e ripensamenti, l'esterno forse un po' troppo poco. Gli stessi soldati inglesi nutrono una forte simpatia per il campo italiano e a volte sono addirittura addolorati per loro e per il loro stato. Ad odiare gli italiani sono solo i prigionieri degli altri campi, gelosi dei privilegi loro concessi e uno degli abitanti del luogo a cui hanno ucciso il figlio in guerra.

The Italian Chapel ancora non è stato tradotto in Italia, sebbene mi auguro che lo sia molto presto.
È un romanzo molto interessante, che raccoglie le testimonianze dei nostri connazionali in guerra, in particolare racconta l'origine di una luogo che raccoglie un grandissimo numero di visitatori e che nel nostro paese è quasi completamente ignorato, sebbene siano stati proprio degli italiani a renderlo così importante. Questo libro è un omaggio alla loro forza di volontà e alla loro voglia di vivere che non andrebbe dimenticato. In secondo luogo Philip Paris è un autore molto bravo, che sa affascinare e conquistare, ed è un peccato privarsi del piacere di leggerlo




The Italian Chapel - Philip Paris
When master painter Domenico Chiocchetti left home to join the Italian army during the Second World War, no one could have guessed where his journey would take him. Captured by the Allies,Domenico and many other Italians were taken to Orkney to build huge barriers in the sea, in terrible conditions. It seemed an impossible, hopeless task.
But hope can shine through the darkest times, and when Domenico offered his skills to help build a chapel for the man of Camp 60, it marked the beginning of a change that would turn cynics into believers, enemies into friends, and lead strangers to fall in love. Gradually, with enormous trust, talent and dedication, British and Italians came together to forge a universal emblem of hope now renown the world.
The Italian Chapel tells the extraordinary story of their triumph over adversity. Far from home, this small group of soldiers dared to hope, dream and love. And the incredible legacy they left – a masterpiece in plasterboard and scrap metal – is a lasting remainder of the true strength of the human spirit.
Publisher: Black & White Publishing 
Pages: 256


Prize: £ 14.99 



Rating : 

The Italian Chapel is the true story of a group of Italian soldiers captured during the Second World War. The main character, around which everything is built, is Domenico Chiocchetti, a master painter of Moena (Trentino), captured and taken to a prison camp in the Orkneys. Here, assigned to Camp 60, he have to perform a very difficult task: quarry blocks from the island, which will be thrown into the sea to build the well known Churchill Barriers, sea barriers that should prevent the arrival of the enemy's submarines at Scapa Flow.
The area's climate is harsh and always damp, the prisoners live in miserable sheet metal hut and their task seems a pointless and exhausting waste of time.
Yet Italians do not break down, they fight their homesickness and melancholy by building all kinds of things, from lighters to alembics to distill liquor with what they find. They pave their camp to avoid walking in the mud, they harvest many type of plants, vegetable and flowers, and soon they begin to build a chapel. Impressed by this tenacity, even the English soldiers will appreciate the group of prisoners and make them various kinds of concessions, such as exonerate them from work in the quarry when they are busy building the Chapel.

The Chapel still exists and is known all over the world as the Italian Chapel. It has now become a tourist destination for thousands of people every year. When Philip Paris visited the Chapel he got the idea of this book. He devoted himself to three years of research, during which, he interviewed all those who were involved in the building and their descendants.

Paris' style is extremely pleasant, simple and direct, but not trivial. This author has an uncommon way of describing things. He is able to get to the point with no hesitations, using only short and concise phrases, which seize always the heart of the matter.
The characters are and realistic, all outlined with few strokes, just enough to fix them in the mind of the reader. Their temperaments are cleverly revealed during the narration through their actions and their words. Feeling and hopes are handled with skill. Paris is not the type of author who runs away in front of similar difficulties, he faces them with competence, with the clear desire to make the reader share the characters' feelings and also share the author's admiration for the Italian POW.

The dialogues are well thought out and realistic, they are the way in which the author brings the attention on the prisoners' feelings, leaving them to talk about it. This creates a stronger emotional impact than any description. The days go on all the same, the men work in the quarry except for some rebellion that sometimes winds through the POW, but it is when the men go to sleep, in the cold barracks, that they let their feelings come out. Each one talks and seeks peace in the other and together they try to recreate a normal life, but keeping in mind the memories of their homes and their lives far away in Italy. Often there are the thoughts of those who left children at home, who couldn't see them grow up, and the fear that when they see each other again, the sons will not recognize their fathers. Sometimes, it is the fear for their loved ones in a country at war that they can no longer defend that haunt the hours before sleep. And sometimes it is even the silence itself to speak, with its sharp contrast with the usual chattering and joking spirit of the Italians. These are the moments when the dismay and the hopelessness are so great that men do not know what to say. The style of Paris has an impact for its immediacy that is not, however, in contrast with feelings and emotions. This is an author that forgets nothing, especially the settings of the story. There are too many books in which the main character is the only important thing in the narration, and in which secondary characters and locations are ignored, like there is no universe around the principal facts. This is not the case of The Italian Chapel. Obviously, it is an impossible task to give voice to hundreds of prisoners, but Paris succeeds and goes beyond, adding the voices of the English soldiers and of the nearest inhabitants. He does that in choral form, in a way that resembles that of the Greek tragedy. Under various pretext, such as an hospital stay, or the need of workers in the farms of the area given the lack of men due to the war, we come to know also what there is beyond the prison camp, and we have their opinion about the war and its events not only from the Italians' point of view, but also from the British soldiers and from the inhabitants of the place, which will prove to be sometimes favorable and sometimes opposed to the presence of the Italians. This is an exchange of perspectives just outlined but very interesting.

The skill of this author also emerges in the narration of a loving adventure of one of the prisoners. Well away from stereotypes and languid scenarios, Paris describes a realistic report, which analyzes more the feelings of desperation and necessity that lead to this union than the union itself, once again offering an exciting starting point for a reflection on the human being.

This book is good and well structured, the negative thing I can point out -but that does not hurt too much- is perhaps the fact that Paris is a bit too soft in talking of a prison camp in the middle of World War II. It is true that fights are far away, and they only arrive in Orkney in the form of occasional news, but the evident sympathy of Philip Paris for Italians leads him to make sure that almost all of his characters, also the English soldiers, loved them too. The Italians are described as open and proud men that never lose hope and always know how to stand up again. The Italian camp is very animated, by characters, fights, friendships and thoughts. The same British soldiers feel a strong liking for the Italian camp and sometimes they even grieve for them and for their condition. Just prisoners of the other fields are the only ones hating Italians, because they are jealous of the privileges granted to them, and one of the locals who had his son killed in the war.

The Italian Chapel has not yet been translated into Italian, although I hope it will be very soon. This is a very interesting novel, which collects the testimonies of our countrymen during the war, in particular describes the origin of a place (the Chapel) that brings together a large number of visitors and which in our country is almost completely ignored, even though they were the Italians that made it so important. This book is a tribute to their will and their desire to live that should not be forgotten. Philip Paris is a very good author who knows how to fascinate his readers, and it is a shame to deprive yourself of the pleasure of reading it.

giovedì 21 marzo 2013

Review: If I touched the Earth by Cynthia Rogerson



If I Touched the EarthIf I touched the Earth - Cynthia Rogerson
Cosa faresti se la tua vita si capovolgesse all'improvviso? Dove andresti se il tuo mondo crollasse? A chi ti rivolgeresti?
Quando suo figlio Calum muore in un incidente d'auto, Alison rimane stordita e frastornata. Ma, invece di ricorrere a chi le sta intorno, se li lascia alle spalle, disperando di nascondersi dalla sua perdita. Anche nella morte, però, Calum trova modo di spronarla, facendole fare ciò che, normalmente, non avrebbe mai fatto. E presto il suo ricordo comincia a trasformarla in modi inimmaginabili.
E poi c'è Neal, felicemente sposato con Sally, che fino al funerale di Calum è  ignaro di essere ancora innamorato di Alison. Era l'uomo che Calum chiamava papà, anche se non lo era. Alison ha dimenticato Neal, ma lui non può dimenticarla. 
"If I touched the Earth" è un romanzo caldo e coinvolgente che intreccia delicatamente una storia potente sui tanti momenti inattesi della vita e i modi in cui possono cambiare per sempre i nostri percorsi.





Voto:



Quando ho scelto di leggere “If I touched the Earth” di Cynthia Rogerson sono stata subito attirata dalle poche frasi di presentazione della trama: una madre sconvolta dal dolore per la scomparsa prematura del figlio dà il via a una catena di eventi che la condurranno a un epilogo che mai avrebbe immaginato. Ho pensato che sarebbe stata una lettura delicata e profonda, come spesso accade quando mi trovo davanti a romanzi incentrati sul rapporto fra madri e figli, e le mie aspettative non sono state affatto deluse, anzi... Ho apprezzato come la Rogerson ha dato vita ai suoi personaggi, al modo in cui li ha caratterizzati e alle direzioni che ha fatto loro prendere verso un happy ending che, sebbene fortemente auspicato, non era del tutto scontato.
L'incipit del romanzo è di forte impatto: al lettore si presenta infatti la scena, quasi sospesa nel tempo, dello schianto fatale di Calum, il figlio 26enne di Alison, la protagonista: una pagina in cui l'autrice descrive il lieve cambiamento di atmosfera che avviene quando il destino irrompe, quell'impercettibile anomalia che accade, mentre la vita sembra andare avanti come sempre: “A sudden change in the atmosphere of the material world. In nearby Everton the light flattens so anything unbeautiful become almose sinister, and the things that are pretty seem slightly surreal.”¹ 
Da quel momento in poi, ci addentriamo in una vicenda di dannazione prima e redenzione poi, che coinvolge soprattutto Alison, irrequieta ex-hippy dalla vita ormai comodamente appiattita, che deve affrontare l'inferno della perdita cercando di non affondare e Neal, il suo ex migliore amico, ingabbiato in un matrimonio ormai stanco e da sempre innamorato (non ricambiato) di lei, che rimane profondamente sconvolto dalla morte di Calum a cui era molto affezionato. Con la vicenda personale di Alison, Cynthia Rogerson riesce a trasferire in maniera efficace il senso di smarrimento che si accompagna al dolore quando si perde una persona cara. La madre addolorata che, invece di seguire amici e parenti a casa della sorella Chrissie per una sorta di rinfresco post-funerale, come prescrive l'usanza anglosassone, si “prende una pausa” dal mondo per chiudersi in un motel con Neal e passare con lui una notte di sesso disperato... già il sesso, forte pulsione, che prende momentaneamente il sopravvento, a dimostrazione che forse, nonostante tutto, la fiamma della vita non è ancora del tutto estinta.
Legato a questo smarrimento è anche il tema della fuga, quando Alison a un certo punto decide di lasciare la propria casa di Alness, troppo carica di ricordi, per diventare Alice, un'anonima cameriera-badante di Glasgow con un passato doloroso di cui non ama fornire troppi dettagli (Alison Ross diventa per un fraintendimento Alice Roswell... interessante gioco di parole). Alice è diversa da Alison, è la sua emanazione svuotata: laddove Alison era spavalda e di temperamento sanguigno, Alice è più mansueta e priva di slanci, la tragica scomparsa dal figlio le ha asciugato gran parte della carica vitale, lasciandola più fragile e vulnerabile. Eppure la parentesi di Glasgow le serve per “leccarsi le ferite”, così come il rifiuto di contattare le persone del passato (Chrissie, Neal) per cercare di rimettere insieme i pezzi della propria vita.
Per Neal, coprotagonista della vicenda, la morte di Calum rappresenta una dolorosa occasione per ripensare alla propria vita e qui i ricordi svolgono un ruolo importante: l'uomo ricorda la propria giovinezza quando, timido e insicuro, è improvvisamente travolto dalla vivacità di Alison e dall'affetto per Calum. Alla sua mente tornano gli episodi felici, come quando la donna si addormentava (solo dormire!) accanto a lui perché le piaceva la sua vicinanza oppure quando Calum lo chiamava “Daddy” (Papà). La consapevolezza di quella morte gli farà comprendere che i sentimenti per Alison non si sono mai esauriti, semplicemente sopiti, e nonostante la paura di restare solo dopo la rottura con la moglie Sally e il tentativo di intraprendere una relazione con un'altra donna, non smetterà di pensare a lei.
If I touched the Earth” è sì un libro che parla di dolore, ma anche di speranza: nell'ultima sezione fa il suo ingresso la piccola Solas, una neonata che per me rappresenta l'emblema della vita che va avanti ed è ancora capace di portare il sorriso, un irresistibile trait-d'union tra chi non c'è più (Calum) e chi invece è sopravvissuto (Alison, Neal)... un colpo di scena che Cynthia Rogerson ha saputo sapientemente inserire, per conferire a una storia drammatica un tocco di luce e leggerezza.
Ho letto il romanzo nell'inglese originale e l'ho trovato scorrevole e fluido, pensavo che l'autrice, essendo scozzese, lo avesse scritto inserendo “regionalismi”, se così si può dire, espressioni idiomatiche e slang che lo rendessero di difficile comprensione, ma fortunatamente si è rivelato abbastanza accessibile... anzi è stato interessante scoprire che “Aye” è l'equivalente scottish di Yes, così pure il verbo “to Mind” che in Scozia è utilizzato con il significato di “to Remember”:
“Have you got any smokes” [Alison, NdR]
“No. Sorry.” [Neal, NdR]
“Starting in the morning, then. Mind all those times in the cottage?”²
Con“If I touched the Earth” (non ancora disponibile nella versione tradotta per il mercato italiano) ho scoperto una scrittrice di talento, di cui ignoravo l'esistenza prima di iniziare a collaborare con Dusty Pages in Wonderland, che in tanti hanno accostato alla statunitense Anne Tyler, e spero che con questo articolo qualcuno possa sentirsi invogliato a conoscerla a sua volta... per quel che mi riguarda, mi procurerò gli altri romanzi: con la sua storia di amore, disperazione e speranza, Cynthia Rogerson mi ha decisamente conquistata!




If I Touched the EarthIf I touched the Earth - Cynthia Rogerson
What would you do if life suddenly flipped upside down? Where would you go if your world fell apart? Who would you turn to?
When her son Calum dies in a car crash, Alison is left stunned and dazed. But instead of turning to those around her for comfort, she impulsively leaves them behind, desperate to hide from her loss. Even in death, though, Calum has a way of pushing her, making her do things she would never normally have done. And soon his memory starts to transform her in unimaginable ways.
And then there’s Neal, happily married to Sally, who till Calum's funeral is unaware he's still carrying a torch for Alison. He was the man Calum called dad, but wasn't. Alison has forgotten Neal, but he cannot forget her.
If I Touched the Earth is a warm and compelling novel, delicately weaving a powerful story about life’s many unexpected moments and the ways in which these events can change our paths forever.



Rating:





When I decided to read Cynthia Rogerson's latest novel, “If I touched the Earth”, my attention had been drown by the few sentences summarizing the plot: a mother, whose life is torn apart by her young son's death, sets in motion a chain of events which will eventually lead her to a journey she would never have imagined. I thought the novel would have been delicate and deeply meaningful, as it often occurs when it comes to novels where mothers/children relationships are described, and this book has lived up to my expectation. I appreciated how Rogerson brought her characters “to life”, how she shaped their personalities  and directed them towards a happy ending that, even if it was strongly desired, wasn't given for sure.
The novel's incipit is impressive: the reader is immediately shown the scene, almost “floating in the time” of the mortal car accident involving Calum, the 26-year-old son of the main character Alison; a page where the author evokes the light change in atmosphere when fate breaks in, that anomaly that just occurs, whereas life seems to go on as it always does. A sudden change in the atmosphere of the material world. In nearby Everton the light flattens so anything unbeautiful becomes almost sinister, and the things that are pretty seem slightly surreal.
Starting from this point, we go deeper into a story of damnation and salvation, that involves mainly Alison, a former hippie living a more ordinary life now, who must face the terrible pain after her son's death and try not to lose herself, and Neal, her former best friend, “trapped” in a tired marriage, who has always had loving feeling for her. Neal is also deeply affected by Calum's death,  he used to hold him dear. By telling Alison's personal story, Rogerson is good and effective at describing how you feel after such a great sorrow: confused, drained, without direction. Instead of following friends and relatives to her sister's house, this afflicted woman “takes a break” from the world and goes to a motel with Neal. They have desperate sex together: sex, this strong urge, which overcomes the rest for just a moment, and for just a moment is a proof that, after all, life's flame is not yet put out. 
I can see some connections between dismay and escape when Alison decides, at a certain point, to leave her “packed with too many memories” house in Alness,  and become Alice, an ordinary waitress from Glasgow, whose painful past she doesn't like to reveal. Alice is a different kind of person than Alison, she's her drained out projection: where Alison was brave and fearless, Alice is quieter; her son's death took away her vital boost and now she's feeling fragile and vulnerable. Yet, the Glasgow break gives her time to recover; she refuses to contact people from the past (Chrissie, Neal) as she's trying to fix her life's broken pieces.
To Neal, Calum's passing is a hard time to think about his own life and his memories play now an important role: he remembers when he was a shy and insecure young man and his days were turned upside down by Alison's and Calum's arrivals. Happy moments come to his mind: Alison who used to fall asleep next to him in his bed just because she loved to be close to him or Calum who called him Dad. He will realize he's never stopped loving Alison, his love was just frozen, even if he tried to have relationships with other women.
If I touched the Earth” is indeed a book about sorrow, but also about hope: in the last section we get to know little Solas, a few month-old baby who's, for me, the symbol of the life that goes on and brings smile and joy again: a trait-d'union between who's passed away (Calum) and who's still alive (Alison, Neal)... a turn of events able to give lightness to a sad story. 
I've read this novel in the original English version and I thought it was fluent and easy... it was interesting also in terms of language. It was interesting to find out that “Aye” is the Scottish word for Yes and the verb “to Mind” that Scots use with the meaning of “to Remember”:
“Have you got any smokes” [Alison, NdR]
“No. Sorry.” [Neal, NdR]
“Starting in the morning, then. Mind all those times in the cottage?”
With “If touched the Earth” (which isn't available in Italian yet) I had the chance to know a very talented writer whom I didn't know before starting my cooperation with Dusty Pages in Wonderland, and I hope this article can convince someone to read her... as for me, I will pick up her novels: thanks to her story of love, despair and hope, I was definitely captured!


Cynthia Rogerson

Cynthia Rogerson 
scrive romanzi, storie brevi e poesie. E' anche direttrice del Moniack Mhor, il centro di scrittura creativa di Arvon.
Cynthia Rogerson is a novelist, short story writer and poet. She is also a director at Moniack Mhor, the Arvon creative writing centre.

venerdì 25 gennaio 2013

English pages from Wonderland (5): review of “Dreams” by Daniela Sacerdoti












Anche per questa puntata ci occupiamo di un romanzo di Daniela Sacerdoti, pubblicato nel Regno Unito e inedito in Italia. Si tratta di Dreams primo volume de The Sarah Midnight Trilogy, che presto sarà accompagnato dal secondo volume, il cui titolo è Tide. Sono sempre stata restia ad approcciarmi all’urban fantasy come allo young adult, ma recentemente ho scoperto che alcuni autori italiani riescono davvero a crearne dei buoni esempi senza scadere nel melenso paranormal romance. Ma, essendo i romanzi della Sacerdoti in lingua inglese, non potevo che inserire la recensione all’interno di questa rubrica, sperando di poter avere il piacere di leggere prossimamente in Italia questa splendida produzione. Da qui una piccola polemica sul fatto che nel nostro paese è difficile pubblicare qualcosa che abbia una valenza letteraria, e in questo le grandi major editoriali nostrane non sono per nulla d’aiuto. Si prediligono prodotti commerciali, spesso costosissimi e “d’importazione”, piuttosto che dare fiducia ai nostri esordienti.Ma bando alle ciance, ecco a voi la mia recensione di Dreams.

Dreams -  Daniela Sacerdoti
Da quando ha compiuto tredici anni, i sogni della diciassettenne Sarah Midnight sono stati invasi dai demoni. Ma a differenza degli incubi che tormentano il resto della gente, quelli di Sarah sono reali. I suoi sogni guidano i suoi genitori nella caccia, mentre lei rimane a letto, terrorizzata ma al sicuro dall’orrore al quale deve sottostare la stirpe dei Midnight. Ma tutto sta per cambiare. Dopo la morte dei suoi genitori, la ragazza viene crudelmente trascinata in un mondo segreto intriso di pericolo che la spinge a dover prendere in mano la sua missione. Sola e impreparata alla battaglia che sta per scatenarsi, Sarah dovrà imparare ad usare i poteri di cui è depositaria e decidere di chi fidarsi prima che sia troppo tardi…
Editore: Black and White Publishing
Data di pubblicazione: 18 Aprile 2012
Genere: Urban Fantasy
Pagine: 397
Prezzo: € 9,24




Voto: 


Leggere le avventure di Sarah Midnight è come cadere in un vortice nel quale hai la possibilità di conoscere prima dei personaggi stessi cosa accadrà, ma rimanere abbastanza sorpresa quando le tue aspettative vengono piacevolmente capovolte. Imprevedibile, interessante e coinvolgente. Ma partiamo dal principio.
Lo scenario si apre su un funerale, quello dei genitori di Sarah, morti in circostanze misteriose, almeno per la gente comune. La ragazza sa infatti che ad ucciderli sono stati dei demoni, visto che Anne e James Midnight erano tutt’altro che persone ordinarie: erano cacciatori di demoni, da una lunga generazione. E Sarah, nonostante abbia vissuto l’occupazione principale dei genitori al sicuro nella sua casa, ha un terribile dono – o forse sarebbe meglio dire maledizione – che le permette, nei suoi sogni, di vedere prima che accadano eventi che coinvolgono questi esseri malvagi. I sogni di Sarah hanno guidato per anni la caccia dei suoi genitori, quell’occupazione che è costata loro la vita. Ora la ragazza, appena diciassettenne, si trova a raccogliere un’eredità per la quale non è stata addestrata. Fin dall’inizio si evince non solo il suo dolore, ma anche il disagio causato dal ritenersi meno importante della “caccia”, del far sembrare la sua vita normale, come quella di tutti gli altri. È abituata a fare tutto in modo perfetto, dall’abbigliamento alle faccende di casa, perché è convinta che la ritualità sia l’unica cosa che farà tornare ogni giorno i genitori a casa. Ma ovviamente non è così. Si ritrova dunque sola, in procinto di lasciare la casa che ha abitato fin da piccola, per andare a vivere con la zia Juliet, sorella della madre che non immagina nemmeno lontanamente cosa realmente accadeva in casa Midnight. A realizzare il suo desiderio di non lasciare il tetto familiare contribuisce l’arrivo di uno strano ragazzo, che si rivela essere suo cugino Harry, con lei l’ultimo sopravvissuto della stirpe dei Midnight. Il ragazzo ha un marcato accento neo-zelandese, ed anche i suoi genitori sono morti; Harry ha lo sguardo e l’aspetto di uno con cui è meglio non immischiarsi, sebbene sia molto carino e carismatico. Fin dall’inizio Sarah ha dei sospetti riguardo la sua identità, finché egli non gli rivela l’esistenza dei Valaya, cacciatori che hanno preso il controllo dei demoni per distruggere le più influenti famiglie del Sabha, il consiglio superiore composto da tante stirpi che nel tempo hanno combattuto i demoni. Tra i Valaya c’è Cathy, qualcuno che ha fatto parte del passato dei Midnight e che pare abbia ucciso i genitori di Sarah e voglia adesso sfogare la sua ira su di lei. 
Sarah e Harry cominciano la loro preparazione in vista degli attacchi demoniaci, scoprendo sempre di più quanto hanno bisogno di contare l’uno sull’altro. Harry è molto abile con le armi e soprattutto con i suo sgian dubh, un coltello cerimoniale che utilizza per disegnare rune in aria e intrappolare i demoni. Sarah invece ha i suoi sogni dettagliati e la sua black water: ha infatti il potere di far dissolvere i demoni al contatto con le sue mani, potere che però non riesce a gestire perché dipende molto dal suo stato d’animo. Col tempo comincerà a praticare anche la magia, seguendo gli insegnamenti che sua madre le ha lasciato su un diario.
Potrebbe sembrare quasi che tutto questo rimandi un po’ alle atmosfere del telefilm Buffy, l’ammazzavampiri, ma in realtà questo romanzo non ha nulla a che vedere con la fortunata serie della Warner Bro’s. Ci troviamo davanti una ragazza spaventata, in tutto e per tutto umana, con delle abilità particolari, ma certamente non molto diversa da tante altre. Ama suonare il violoncello, uscire con le amiche, e si trova del tutto impreparata a vivere nello scenario che le prospetta l’arrivo di Harry. Lui stesso non è per niente chiaro riguardo ciò che dovranno affrontare, questo perché vuole proteggerla, ma il suo essere troppo protettivo nei confronti di Sarah avrà delle conseguenze non proprio positive nel loro rapporto. E poi c’è Leaf, un ragazzo che sa controllare gli elementi naturali e più volte si ritrova a salvare la vita di Sarah, ma che sicuramente si porta dietro un alone di mistero poco rassicurante che ci fa essere vicini all’idea che di lui si fa Harry, ovvero di un bugiardo che vuole insinuarsi nel cuore di Sarah. Ma nel suo cuore forse c’è spazio per qualcun altro, qualcuno a cui non dovrebbe nemmeno lontanamente rivolgere il pensiero.
Se credete che sia tutto qui, vi sbagliate di grosso. La bellezza del romanzo è data dal fatto che riesce, in maniera del tutto naturale, a combinare la vita reale con il mondo magico, senza per forza mettere al centro di tutto la storia d’amore. Si, all’interno di “Dreams” c’è l’amore, ma non è il motore di tutte le azioni. C’è una particolare analisi dei rapporti umani, da quello tra genitori e figli a quello speciale tra persone che si amano: non sempre viene data un’accezione positiva a queste relazioni, poiché spesso spingono alla follia, che qui diventa un tema portante per lo sviluppo della storia dalla prima all’ultima pagina. Sicuramente una delle morali che si respirano sin dall’inizio è che ogni bugia detta, anche se a fin di bene, alla fine si ritorce contro chi l’ha pronunciata, con devastanti ripercussioni anche su chi ne è stato destinatario. Inoltre, si ripresenta un’altra peculiarità che avevo già notato in “Watch Over Me”: la Sacerdoti riesce a combinare varie storie e vari punti di vista senza spezzare la continuità della narrazione. Ho trovato favoloso il modo in cui riesca a raccontarci passato e presente attraverso gli occhi di Sean, Elodie e della stessa Cathy, mentre la vita di Sarah è raccontata in terza persona, come se fossimo uno spettatore in una sala cinematografica. Inoltre devo dire che ho apprezzato il modo in cui i personaggi vengono descritti, con una tale minuzia che è facile costruirsi un’immagine quasi fotografica di tutti coloro che incontriamo all’interno del romanzo e, paradossalmente, risulta facile farsi un’idea anche dei demoni che popolano i sogni e la realtà di Sarah. Nonostante si tratti di un romanzo dalle venature fantasy, la narrazione è decisamente verosimile, e i personaggi sono realistici: basti pensare a Sarah, alla sua immaturità e fragilità, alla sua arroganza in alcuni casi e alla sua solitudine, un’eroina che maschera la sua imperfezione dietro uno specchio di perfezione.
Il romanzo è fluito, corposo e interessantissimo. Quello che mi ha colpito è soprattutto il ritmo narrativo che non rallenta mai, nemmeno nelle situazioni di calma apparente, lasciando il lettore in un perenne stato di attesa, alimentando la suspense per quello che sarà il seguito. Il primo volume è in un certo senso autoconclusivo, nonostante lasci molte situazioni irrisolte e tanti dubbi riguardo le reali intenzioni di due dei personaggi principali. Ho apprezzato davvero tanto “Dreams”, nonostante non sia propriamente un’amante del genere, perché Daniela Sacerdoti ha saputo mantenere intatto il stile, che avevo semplicemente adorato in “Watch Over Me”, pur approcciandosi ad un genere narrativo completamente diverso. Credo che la trilogia di Sarah Midnight possa competere senza remore con le più famose serie young adult, perché ciò che la distingue è sicuramente l’attenzione e la cura per la storia che l’autrice dimostra ad ogni capitolo, la forte linearità e imprevedibilità degli eventi, ma soprattutto la reale valenza letteraria di questo prodotto.
Lo consiglio soprattutto a chi ha amato i romanzi della Meyer, non perché vi sia affinità, ma perché si tratta – almeno per il primo volume – di qualcosa di assolutamente superiore.







In this article we will be talking about another book by Daniela Sacerdoti, published in the UK and not translated in Italy. The book is "Dreams", the first volume of "The Sarah Midnight Trilogy", which will soon followed by a second one, whose title is "Tide". I've always been reluctant to reading both urban fantasy genre and YA, but I recently discovered that some Italian authors are able to create really good examples of writing without lapsing into dull paranormal romance. Since the novels by Sacerdoti have been published in English, I could not put the review of this book anywhere but in this column, hoping to have the pleasure of reading this beautiful novel in Italian soon. Please, let me say, in a slightly argumentative way, that in our country it is difficult to publish something that has a literary value, and in this our publishers are not helpful at all. They prefer commercial products, often expensive and imported, rather than trust our newcomers.
Without further ado, here is my review of "Dreams".

Dreams -  Daniela Sacerdoti
Ever since her thirteenth birthday, seventeen-year-old Sarah Midnight’s dreams have been plagued by demons—but unlike most people’s nightmares, Sarah’s come true. Her dreams guide her parents’ hunt as Sarah remains in bed, terrified but safe, sheltered from the true horrors of the Midnight legacy. But all this is about to change. After the murder of her parents, she is cruelly thrust into a secret world of unimaginable danger as she is forced to take up their mission. Alone and unprepared for the fight that lies before her, Sarah must learn how to use the powers she’s inherited and decide whom to trust before it’s too late...
Publisher: Black & White Publishing 
Publication date: 18th April 2012 
Pages: 397
Literary Genre: Urban Fantasy 
Prize: £ 7.99 


Rating:  

Reading the adventures of Sarah Midnight is like falling into a vortex in which you have the opportunity to know what will happen before the characters themselves do, remaining quite surprised when your expectations are pleasantly turned upside down. Unpredictable, interesting and engaging. But let's start from the beginning.
The scene opens on Sarah’s parents' funeral; they died under mysterious circumstances, at according to people. But Sarah knows that they were killed by demons, as Anne and James Midnight were far from ordinary people: they were demon hunters, from a long line. And Sarah, despite having lived safe in her home, has a terrible gift - or perhaps I should say curse - in her dreams she can see events involving these evil beings before they happen. Sarah’s dreams drove f her parents hunting since she was 13 and that occupation has cost them their lives. Now the girl, just seventeen, is compelled to pick up a legacy for which she has not been trained. From the outside, it is clear not only her pain, but also the discomfort caused by the firm belief that her parents considered her less important than the hunt, and did not truly care about making her life looking normal like everyone else. She is used to do everything perfectly, from clothing to household chores; she is convinced that the ritual is the only thing that will bring her parents back at home after every hunt. But of course it is not. Therefore, we find her alone, about to leave the house where she has lived since childhood, to go live with her aunt Juliet, her mother’s sister who does not even remotely imagine what really happened in the Midnight house. The arrival of a strange boy fulfills her wish to not leave the family roof: he turns out to be his cousin Harry, the last survivor of the Midnight family together with her. The boy has a New Zealander accent, and his parents are dead, too; he has the look and appearance of one with whom it is better not to mess, although he is very cute and charismatic – and caffeine addicted. From the beginning, Sarah has suspicions about his identity, until he reveals the existence of the Valaya, hunters who have taken control of demons to destroy the most influential families of the Sabha, a council composed by many races of hunters that fought against demons through centuries. Among the Valaya there is Cathy, someone who has been part of the Midnight past and that seems to have killed Sarah's parents, and now wants to vent her anger on her.
Sarah and Harry begin their preparation for the demonic attacks, discovering how much they need to rely on each other. Harry is very skilled with weapons and especially with his sgian dubh, a ceremonial knife that he uses to draw runes in the air and trap the demons. Sarah has her dreams and her black water; she has the power to dissolve demons touching them with her own hands, a power which, however, she can’t handle that well because it depends on her mood. Over time, she begins to practice magic, following the teachings that her mother has left her in a diary.
It might seem as if this story refers a bit to the atmosphere of the show Buffy the Vampire Slayer, but this novel has nothing to do with the hit series from Warner Bro's. We are facing a frightened girl, a human with special abilities, but certainly not much different from many others. She loves playing the cello, going out with friends, and is wholly unprepared to live in the scenario that Harry's arrival discloses. He himself is not at all clear about what they will face, because he wants to protect her, but his being overprotective about Sarah will have negative consequences on their relationship. And then there's Leaf, a guy who can control the elements and often saves Sarah’s life, but who carries a aura of mystery which is not reassuring at all at that makes us closer to Harry’s idea, that Leaf is a liar who wants to creep into Sarah's heart. Perhaps in her heart there is someone else, someone who shouldn’t even be in her thoughts.
If you think that’s all, you are mistaken. The beauty of this fiction is that it combines in a natural way real life and magical world, without necessarily put romance first. Yes, "Dreams" has love stories, but they aren’t the driving force behind all actions. There is a particular analysis of human relationships, between parents and children, and that special one between people who love each other; it’s not always given a positive sense of these relationships, because often love leads to madness, which here becomes a central theme for the development of the story. Surely, from the beginning one moral can be felt: every lie told, though with good intentions, in the end turns against who said it, with devastating repercussions on those who were the recipient. In addition, in this fiction returns another peculiarity that I had noticed in "Watch Over Me": Sacerdoti can combine different stories and different points of view without breaking the continuity of the narrative. I found it wonderful the way she’s able to tell us about the past and present through the eyes of Sean, Elodie and Cathy herself, while Sarah's life is told in the third person, as if we were a spectator in a movie theater. I also enjoyed the way the characters are described with such details that it is easy to build an almost photographic conception of everyone we meet in the novel and, paradoxically, it is easy to get an idea also about demons that inhabit the dreams and the reality of Sarah. Although this is an urban fantasy by the grain, the narrative is very credible, and the characters are realistic: if we  think of Sarah, her immaturity and fragility, her arrogance in some cases and her solitude, makes her a heroine who masks her flaws behind a mirror of perfection.
The fiction is flowed, substantial and very interesting. What struck me above all is that the narrative pace never slows down, even in situations of apparent calm, leaving the reader in a constant state of waiting, increasing the suspense for what will follow. The first volume is in a way self-contained, despite leaving many unresolved issues and many doubts about the real intentions of two of the main characters. I appreciated very much "Dreams", although I am not a lover of the genre, because Daniela Sacerdoti has been able to preserve the style I simply adored in "Watch Over Me" while dealing with a completely different narrative genre. I think the trilogy of Sarah Midnight can compete without hesitation with popular young adult series, because of the care and attention to the story that the author shows in each chapter, the strong linearity and unpredictability of events, but also because of the real literary value of this product.
I recommend it especially to those who loved Meyer’s books, not because there is affinity, but because it is - at least in the first volume - something even better. 

giovedì 15 novembre 2012

English pages in Wonderland (4): recensione di “Watch over me” di Daniela Sacerdoti


Diamo il bentornato a questa rubrica, che oggi si occuperà di un romanzo uscito nel Regno Unito nel Novembre 2011 e ancora inedito in Italia. Vi chiederete cosa ci sia di strano nel fatto che un libro non sia stato ancora tradotto: a dire il vero stiamo parlando dell’opera prima della scrittrice italiana (ma residente in Scozia) Daniela Sacerdoti, che ha pubblicato a Maggio il suo secondo romanzo, intitolato “Dream” (young adult), purtroppo ancora poco conosciuta nel nostro paese.
Così abbiamo deciso di unire la rubrica sulle letture straniere alle recensioni, in modo da potervi raccontare, in modo più approfondito, di “Watch over me”.

Watch Over Me – Daniela Sacerdoti
La vita di Eilidh Lawson si è capovolta: il suo matrimonio è finito e ha perso il suo tanto desiderato bambino. Mentalmente e fisicamente esausta, insicura sul da farsi, decide di tornare a Glen Avich, un piccolo villaggio nelle Highlands scozzesi, dove la sua famiglia ha vissuto per generazioni. Qui incontra il suo amico d'infanzia Jamie McAnena, che sta crescendo da solo una figlia. In seguito alla morte di sua madre, Elizabeth, Jamie si è rassegnato all’idea di avere una famiglia composta solo di due persone, chiudendosi nei confronti dell’amore e dedicando completamente la sua vita alla figlia Maisie. Nessuno di loro sa che è stata Elizabeth a condurre Eilidh a Glen Avich. Anche se morta da tre anni, il suo spirito non ha potuto lasciare Jamie sapendolo confuso e solo. Il suo scopo è avvicinare di nuovo Jamie e Eilidh, ma entrambi hanno paura di ripetere gli errori del passato e l'influenza di Elizabeth da sola non può dissolvere queste paure.
Editore: Black & White Publishing 
Data di pubblicazione: 15 Novembre 2011 
Pagine: 256 
Genere letterario: Narrativa 
Prize: € 15,68

Voto: 


“Al di là della paura e del dolore, l’amore ci salva quando stiamo precipitando. Questo è quello che ho imparato in una note di primavera nella foresta e, da allora, non ho più paura”.

Quando il nostro animo è attraversato dal dolore, nonostante i tumulti dell’anima, alla fine si trova il modo di risalire la china. Anche nel più buio dei momenti, una decisione è in grado di cambiare radicalmente il corso della nostra vita. È così per Eilidth e Jamie, veri protagonisti di questa storia, persone reali che non hanno vissuto in modo facile, la prima straziata dai tentativi di avere un bambino, il secondo da un amore che lo ha lasciato a raccogliere i pezzi della sua anima per prendersi cura della figlia. E poi c’è Elizabeth, lo spirito della madre di Jamie, decisa a far quadrare le cose, riavvicinando questi due amici d’infanzia perché crede che le loro solitudini possano essere colmate solo dal riunire quei due cuori, perché entrambi hanno quello che serve per l’altro.

“Watch Over Me” è un romanzo sulle emozioni, le peripezie, la gioia di essere genitore e il dolore di non poter essere madre. La semplicità immediata delle parole che scorrono veloci sulla pagina, rendendolo godibilissimo, ci mostrano con inusuale tatto un’analisi dei rapporti umani per quelli che sono, senza mezzi termini e senza stucchi o abbellimenti. Nessuno ha una vita perfetta, per nessuno è facile andare avanti, che sia il dolore di una perdita o semplicemente decidere cosa fare della propria vita. Sebbene possa sembrare un po’ dissonante l’elemento “soprannaturale” rappresentato da Elizabeth, questo ci offre non solo un cambio di prospettiva, ma anche una possibilità di essere in vantaggio rispetto ai personaggi scoprendo qualche particolare in più della storia che a loro è precluso conoscere. E così anche il susseguirsi di punti di vista diversi di capitolo in capitolo, piuttosto che fuorviare il lettore, lo rendono partecipe e gli permettono di comprendere al meglio non solo i fatti, ma anche le varie sfumature della personalità protagonista del suo monologo.

Io l’ho trovato davvero bello, mai scontato sebbene sia ricco di sentimento, fresco nonostante si trattasse di argomenti spesso molto tristi. Daniela Sacerdoti ha dato prova di essere una brava scrittrice, raccontando una storia come tante e rendendola apprezzabile senza dover scadere in luoghi comuni. Il suo stile è lineare e conciso, forse influenzato dalla tradizione inglese nella cura con la quale tutto viene approfondito senza dover necessariamente fare affidamento a pagine e pagine di spiegazioni. Spero davvero di poter presto rileggere questo romanzo in italiano, perché davvero merita di ottenere il riconoscimento del suo valore artistico, senza contare che si tratta di una nostra connazionale e che spesso nel nostro paese, mi si conceda la polemica, si tende a mettere in secondo piano il reale valore di un testo rispetto alla sua “commerciabilità”. I lettori italiani meritano di leggere qualcosa di sano, ben scritto e reale.



Daniela Sacerdoti 
È madre e scrittrice. Nata a Napoli, ma vissuta in un paesino delle Alpi, vive vicino Glasgow con il marito e i figli. Si definisce una “ladra di tempo” – trova il tempo di scrivere quando tutti sono andati a dormire o prima che si sveglino. È un insegnante, ma ha deciso di dedicarsi ai suoi figli. Le piace stare con loro, leggere tutto ciò che le capita sotto mano e chiacchierare con le amiche. Ma adora anche stare da sola, libera di fare sogni ad occhi aperti e scrivere le sue storie.



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