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venerdì 18 luglio 2014

Recensione: La mia amica ebrea di Rebecca Domino


La mia amica ebrea
La mia amica ebrea, Rebecca Domino
ebook Lulu
294 pagine, 1.99 euro
La mia amica ebrea - Rebecca Domino
Josepha è una ragazza tedesca di quindici anni, la cui vita viene sconvolta quando una famiglia di ebrei si nasconde in casa sua. Fra loro c’è Rina, una quindicenne apparentemente diversa da Josepha. Perché lei è ebrea. Ma, giorno dopo giorno, mentre imperversa la Seconda Guerra Mondiale, fra le due ragazze nasce una delicata, bellissima amicizia, che sfida le leggi dei nazisti e le paure. Ma sarà quando Josepha perderà la sua casa e vedrà la sua vita cambiare per l’ennesima volta, che si renderà conto di voler lottare e rischiare tutto pur di salvare Rina…











Amburgo, 1943. Il caldo afoso del mese di maggio non è altro che l’assaggio di un’estate ormai alle porte. Tra compiti, risa e chiacchiere la vita di Josepha, detta Seffi, e delle sue più care amiche prosegue con una certa normalità nonostante, ormai da anni, l’orrore di una guerra sconsiderata semini ovunque morte e distruzione. Seffi, protagonista della vicenda e voce narrante,  è una ragazzina di quindici anni che risiede nel quartiere di Wandesbek insieme al padre  – appena tornato dal fronte a causa della perdita di un arto inferiore  –,  alla madre Sabine  – dedita per lo più al cucito e alla cura della casa  – e al fratello maggiore Ralf, ragazzo di quasi diciotto anni che è entrato a far parte della Gioventù Hitleriana. 
Una sera una famiglia ebrea bussa alla loro porta in cerca di ospitalità, sconvolgendo in questo modo l’equilibrio familiare tanto difficilmente mantenuto. Superato un iniziale momento di confusione, i tre ebrei, una donna e i suoi due figli Uriel e Rina, vengono accolti e sistemati in soffitta a patto che Ralf venga tenuto all’oscuro dell’accaduto. Dapprima la ragazzina è attraversata da sensazioni di disgusto e sconcerto, in quanto obbligata a condividere la casa con degli estranei, oltretutto ebrei, in seguito invece modificherà il proprio atteggiamento, incoraggiata in questo dal padre, l’unico della famiglia a non essere ostile agli ospiti.

– Siamo tutti uguali, Josepha – le sue labbra s’increspano in un sorriso – Dobbiamo essere noi a capire che non ha senso lottare gli uni contro gli altri. Voglio che tu pensi a queste parole, Josepha: so che tu non sei come Ralf, so che non credi a quella propaganda che sentiamo ovunque, da anni –. Annuisco, perché è quello che papà si aspetta da me, e anche perché è vero.

A poco a poco Seffi si avvicina a Rina, anche lei quindicenne, al principio scambiando qualche fugace parola, in un secondo tempo attraverso una vera e propria corrispondenza epistolare, infine diventandole amica intima e affezionata. In questo modo la ragazza scoprirà una maggiore affinità con l’amica ebrea, appassionata di libri e come lei poco interessata ai ragazzi, piuttosto che con le amiche tedesche, ragazze sciocche e superficiali, rispetto alle quali si sentirà sempre più distante.
Dotato di sequenze dialogiche ben articolate e di una certa scorrevolezza ma anche di una scrittura ancora acerba e a tratti imprecisa,  La mia amica ebrea pone l’attenzione su uno dei periodi più infelici della storia. Come altri romanzi che affrontano lo stesso argomento viene prediletta la forma diaristica, con la differenza che il punto di vista adottato è questa volta quello di una ragazzina tedesca  – esempio dei cosiddetti eroi silenziosi, che meritano di essere ricordati per aver salvato decine di ebrei mettendo a repentaglio la propria vita. Il racconto, abbastanza straziante, affronta i temi più disparati e principalmente legati alla guerra, primi tra tutti la fame, la povertà, la paura della morte, la speranza in un futuro migliore, l’amicizia, il razzismo. 
Uno di quelli su cui è importante soffermarsi è rappresentato dall’incredibile potere che ha avuto la propaganda nazista, condotta dal regime con aggressività ed estrema ferocia, sulla mentalità tedesca dell’epoca, al punto tale da influenzarla radicalmente. Ne è la conferma il fatto che su sette milioni di abitanti soltanto una minima parte, circa in ventimila, si è opposta all’antisemitismo. Anche Ralf subisce il fascino del nazismo, nel quale crede ciecamente riponendo in esso somma fiducia. Infatti, senza farsi troppi scrupoli, sarebbe capace di denunciare perfino il padre, reo di nascondere in casa propria degli ebrei. Assistiamo così a una sorta di ribaltamento del rapporto padre-figlio: è Ralf, paradossalmente, a tenere le redini della situazione, mentre il signor Faber, uomo mite e ragionevole, è intimidito dalla durezza delle opinioni del figlio. Al riguardo Seffi sembra invece disorientata: da un lato il fratello cerca di persuaderla circa la giustezza dell’ideologia nazista, proponendole letture adeguate in grado di fugare ogni suo dubbio, dall’altro il padre le spiega che le distinzioni di razza, diffuse dal sistema, sono del tutto inesistenti. Ponendosi domande, analizzando i fatti, liberandosi dai pregiudizi e diventando padrona di se stessa e della propria mente, la protagonista preferirà seguire il percorso più impervio e tortuoso, la via che la introdurrà all’età adulta e la condurrà verso una matura e piena consapevolezza, cosa che fa de La mia amica ebrea un romanzo di formazione oltre che un romanzo storico. È così che, a mio parere, aiutando Rina, Seffi aiuta anche se stessa: rifiutando infatti il pensiero nazista imperante e prendendo una posizione, forgia il suo carattere, la sua personalità, e sviluppa degli ideali di uguaglianza e solidarietà, con la solenne promessa di non tradirli mai e di difenderli valorosamente fino alle estreme conseguenze.

A cura di Laura Giuntini.


domenica 27 gennaio 2013

Giornata della Memoria: pellicole per non dimenticare








Come abbiamo già detto stamani, in questa giornata particolare vi presentiamo una rassegna di letture e pellicole dedicate all’orrore dell’Olocausto.
È giunto il momento di parlare dei film, alcuni dei quali tratti da romanzi, altri una rappresentazione tratta dalle testimonianze dei sopravvissuti. Ecco le nostre proposte.

Jona che visse nella balena – Roberto Faenza
Tratto da Anni d'infanzia (1977) di Jona Oberski, fisico nucleare, è la storia di un bambino olandese di quattro anni, arrestato nel 1942 dai tedeschi e deportato a Bergen-Belsen dove gli muore il padre. Perde la madre nel 1945, subito dopo la liberazione. Il piccolo Jona è adottato da una coppia di olandesi che con lui dovranno patire non poco. Fedele al libro, Faenza adotta l'ottica del suo piccolo protagonista, lo sguardo inconsapevole dell'infanzia che dell'atroce realtà che lo circonda coglie soltanto alcuni particolari. Non a caso nella seconda parte quando Jona ha sette anni, il film cambia stile perché lo sguardo s'è fatto più adulto. Film sulla tenacia dell'amore: semplice, asciutto, intenso senza concessioni al dolorismo né al sensazionalismo.

L’isola in via degli uccelli –  Soren Kragh-Jacobsen
Nel ghetto di Varsavia, prima di essere rastrellato e deportato con gli altri ebrei, un padre ordina al figlioletto Alex (Kiziuk) di nascondersi tra le rovine di una vecchia fabbrica, promettendogli che tornerà a riprenderlo. In compagnia di un bianco topino e di una copia sgualcita del Robinson Crusoe di D. Defoe, Alex comincia la dura lotta per la sopravvivenza, allietata soltanto dall'idillio con la piccola Stasja (Liquorich). Film di molti meriti (da un romanzo di Uri Orlev): l'interpretazione del piccolo Kiziuk; il modo con cui il regista danese si muove nel microcosmo cadente della fabbrica e dei suoi cunicoli per il quale lo scenografo Norbert Schere si è ispirato alle acqueforti delle Carceri di Piranesi; le musiche di Zbigniew Preisner, il compositore preferito di Kieslowski; l'esplicita denuncia delle connivenze tra tedeschi nazisti e cattolici polacchi.  Dall’omonimo romanzo di Uri Orlev.

Train de vie. Un treno per vivere – Radu Mihaileanu
Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. Durante il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, Schlomo tira fuori una proposta un po' bizzarra che però alla fine viene accolta: per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei fatti prigionieri, i macchinisti, e anche i nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa. Il folle progetto viene messo in atto, il treno parte tra speranza e paura. Gli inconvenienti non mancano, e non sono solo quelli che arrivano da fuori (i controlli alle stazioni) ma, inaspettatamente, anche dall'interno del gruppo: Mordechai, falso ufficiale nazista, comincia a dare ordini sul serio, e, all'opposto, il giovane Yossi abbraccia l'ideologia comunista, proclama che la religione è morta e instaura nei vagoni le cellule marxiste-leniniste. A un certo punto vengono fermati da un altro treno, che però risulta pieno di zingari che avevano escogitato lo stesso stratagemma. Procedono allora tutti insieme, fino all'arrivo sulla linea di confine con le bombe che sparano dalle parti opposte. Ormai possono considerarsi salvi. Come già all'inizio, appare in primo piano il viso del matto, che informa sui successivi destini di alcuni dei protagonisti, tutti viventi tra Russia, Palestina, America. Ma poi l'immagine si allarga e il viso di Schlomo, il matto, guarda da dietro un reticolo di filo spinato. Sullo sfondo, la lugubre sagoma di un campo di concentramento.

La chiave di Sarah –  Gilles Paquet-Brenner
Julia Jarmond è una giornalista americana, moglie di un architetto francese e madre di una figlia adolescente. Da vent'anni vive a Parigi e scrive articoli impegnati e saggi partecipi. Indagando su uno degli episodi più ignobili della storia francese, il rastrellamento di tredicimila ebrei, arrestati e poi concentrati dalla polizia francese nel Vélodrome d'Hiver nel luglio del 1942, 'incrocia' Sara e apprende la sua storia, quella di una bambina di pochi anni e ostinata resistenza che sopravviverà alla sua famiglia e agli orrori della guerra. Impressionata e coinvolta, Julia approfondirà la sua inchiesta scoprendo di essere coinvolta suo malgrado e da vicino nella tragedia di Sara. Con pazienza e determinazione ricostruirà l'odissea di una bambina, colmando i debiti morali, rifondendo il passato e provando a immaginare un futuro migliore. Tratto dall’omonimo romanzo di  Tatiana de Rosnay.

Il Pianista – Roman Polanski
Sei anni di vita del musicista polacco Wladislaw Szpilman, dal Settembre del 1939 al crollo del Terzo Reich. Essendo di religione ebraica, l'uomo è costretto a fuggire la deportazione insieme alla sua famiglia, nascondendosi nel ghetto di Varsavia. Rintanato in vari nascondigli, soffre la fame, la paura e sperimenta tutte le sofferenze e le umiliazioni della guerra riuscendo a sopravvivere grazie alla solidarietà di tante persone e di un ufficiale tedesco che, avendolo sentito suonare, decide di aiutarlo. Tratto dall’omonimo romanzo biografico di Wladislaw Szpilman.




Schindler’s list – Steven Spielberg
Cracovia, 1939. L'industriale tedesco Oskar Schindler, bella presenza e temperamento avventuroso, manovrando i vertici nazisti tenta di rilevare un fabbrica per produrre pignatte e marmitte. Già reclusi nel ghetto di Podgorze, ed impossibilitati a commerciare, alcuni ebrei vengono convinti da Schindler a fornire il denaro per rilevare l'edificio: li ripagherà impiegandoli nella fabbrica, pagandoli con utensili da scambiare e sottraendoli al campo di lavoro comandato dal sadico criminale tedesco Amon Goeth. Dopo aver ricevuto la breve visita di Emilie, la moglie che subito torna in Moravia vista la vita di libertino impenitente del marito, Schindler, sempre più nelle grazie dell'alto comando nazista e di Goeth, costruisce un campo per i suoi operai, dove le milizie non possono entrare senza la sua autorizzazione. Infine, scatenatosi lo sterminio, decide di attivare, dando fondo a tutte le sue risorse finanziarie, una fabbrica di granate nella natia Brinnlitz. Con l'aiuto dell'inseparabile Itzhak Stern, il contabile ebreo, compila una lista di 1100 persone ebree perché vengano a lui affidate come operai. Mentre gli uomini arrivano a destinazione, le donne vengono per errore tradotte ad Auschwitz, e solo con grande rischio ed impiegando a fondo risorse e conoscenze, Schindler riesce a strapparle alla morte. Per sette mesi la fabbrica produce appositamente granate difettose, finché l'armistizio non trova l'industriale senza denaro. I suoi operai gli donano un anello d'oro con su incisa una frase del Talmud: "Chiunque salva una vita salva il mondo intero". Tratto da La lista di Schindler di Thomas Keneally, basato sulla vera storia di Oskar Schindler.

Giornata della Memoria: letture per non dimenticare...








La legge 211/2000 ha sancito l’Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Da allora, ogni 27 Gennaio, l’Italia e l’Europa ricordano la Shoah, gli orrori della deportazione, prigionia e persecuzione del popolo ebreo e di tutti coloro che hanno sacrificato le proprie vite per aiutarlo contro la follia nazista. Perché proprio questa data? Si tratta di un giorno simbolico, che rimanda a quel 27 Gennaio 1945 nel quale vennero abbattuti i cancelli di Aushwitz da parte dei soldati sovietici, con la liberazione degli ultimi superstiti  e la tragica scoperta degli strumenti di tortura e morte utilizzati per il genocidio.
Molto della narrativa degli ultimi sessant’anni è stata dedicata al ricordo di questi eventi tragici. Biografie dei sopravvissuti, epistolari, diari e romanzi ci hanno trasportato all’interno dell’orrore, tutti con un unico messaggio di fondo, riassumibile in una citazione dal libro I sommersi e i salvati di Primo Levi:

«Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

Sono parole emblematiche che ci accompagnano in un periodo di forte turbamento sociale, di crisi delle coscienze, nel quale le guerre sono lontane dal nostro quotidiano, eppure presenti in altri stati. Si pensi per esempio a quello che sta accadendo in Siria e Turchia, guerre civili che ad oggi hanno causato circa 37.000 morti, oppure alla perenne guerra in “Terra Santa” tra palestinesi e israeliani, che continua da più di un secolo, sebbene lo stato d’Israele sia stato istituito sessant’anni fa circa.
Cos’ha imparato l’uomo? Probabilmente nulla, visto che continua imperterrito la sua corsa al potere senza alcuno scrupolo. Ma conoscere il male, sapere che c’è stato chi ha deciso lo sterminio di un’intera etnia, a dire della psicanalisi solo per una schizofrenia causata dal complesso edipico, dà comunque la possibilità ai giovani di conoscere la storia ed avere uno sguardo più critico verso le azioni umane. Probabilmente conoscere l’Olocausto non condizionerà mai l’agire di singoli individui, ma smuoverà le loro coscienze in favore di un sentimento profondo di giustizia. La memoria è importante non solo come conoscenza storica, ma anche come consapevole coscienza dei diritti e dei valori universali di cui tutti siamo depositari. Il valore della vita umana, il diritto inalienabile dell’uomo di cercare la propria porzione di felicità (pursuit of happiness, come cita la Dichiarazione d’Indipendenza Americana del 1776), è il vero motivo che deve spingere alla celebrazione della Giornata della Memoria.
In questo giorno particolare, vogliamo accompagnarvi con una rassegna di letture e pellicole cinematografiche a tema. In questo articolo ci occupiamo dei romanzi-testimonianza, ovviamente alcuni della moltitudine di quelli esistenti.


Il vagone – Arnaud Rykner
«Non voglio più perdonare. Niente. A nessuno. Se uscirò vivo di qui, dovrò imparare di nuovo; ma per il momento non voglio provarci. Ne ho bisogno per resistere, per non crollare».

Il 2 luglio 1944 parte l'ultimo treno di deportati da Compiègne, direzione Dachau. Su quel treno, composto da ventidue vagoni più quelli di scorta e un vagone di coda, sono ammassate duemilacentosessantasei persone. Per coprire un tragitto che in tempi normali richiederebbe una giornata, quel convoglio impiega settantasette ore, attraversando regioni in cui si registrano le temperature più alte della stagione. All'arrivo i morti sono più di cinquecento.
Questo incredibile romanzo è la storia di quel viaggio vissuta dall'interno di uno dei vagoni, un racconto che è puro orrore, un incubo divenuto realtà: cento persone ammassate come bestiame nello spazio di un carro merci, una calura insopportabile, senza aria, e poi la fame, la sete, la morte che si può toccare. La morte e il suo odore... Un viaggio di tre giorni in cui, all'interno di ogni vagone, individui ai quali "hanno tolto anche la vergogna" sperimentano l'inferno, dentro e fuori di loro.
Tre giorni che il narratore descrive ora per ora. Tre giorni di lotta contro se stessi e contro gli altri: la paura, il panico, lo schifo, e poi la rabbia e l'odio per il vicino. Ma anche la speranza, a volte, quando il treno all'improvviso si ferma. E la solidarietà, totale e intensa come mai nella vita.
La disumanizzazione degli ebrei compiuta dai nazisti cominciava qui, su questi treni, dove l'umanità ha toccato il fondo dell'abiezione. Rykner ce la racconta in presa diretta, e per il lettore è un'esperienza che non lascia indenni.
Editore: Mondadori
Pagine: 160
Prezzo: 10,00 euro

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Auschwitz è di tutti – Marta Ascoli
«Auschwitz è patrimonio di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni».

Trieste, 1944. Marta ha diciassette anni, “un’età in cui tutto ci accontentava e ci faceva sorridere”. Quei sorrisi vengono strappati brutalmente la sera del 29 marzo, quando due SS fanno irruzione in casa per prelevare la famiglia Ascoli, per metà ebrea. È l’inizio di un calvario senza fine. La prima tappa è la risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in Italia; poi verranno la separazione dalla madre, il terribile viaggio in treno verso Auschwitz, sola donna in un convoglio di uomini per non abbandonare il padre; quindi Birkenau, poi Bergen-Belsen, la neve, i lavori forzati, la denutrizione, le malattie, le torture. E quella frase che suona come una condanna a morte continuamente rinviata: «Tu da qui non uscirai che per il camino». Eppure Marta resta attaccata alla vita con tutte le sue forze; infine, stremata, quando decide di farla finita lanciandosi contro il filo spinato, la sentinella che la scopre non spara. Il destino ha in serbo per Marta il 15 aprile 1945, il giorno della liberazione per mano degli inglesi e la gioia immensa del ritorno a casa. Attraverso la sua testimonianza, Marta Ascoli ci ricorda la tragedia vissuta da una famiglia, dal popolo ebraico, dall’umanità intera: e, con la forza di un grido, ci spiega che Auschwitz è di tutti, luogo-simbolo della più grande ferita aperta nella storia del Novecento.
Editore: Rizzoli
Pagine: 95
Prezzo: 12,00 euro

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Sonderkommando Auschwitz – Shlomo Venezia
«Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio».

Sono parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l'incarico di far funzionare la spieiata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d'oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all'interno di un orrore che non conosce eccezioni: il pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta asfissiata dal gas letale, richiama l'attenzione del Sonderkommando, lo scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel vagito consegnandolo alla storia. Per decenni l'autore ha preferito mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle parole d'ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare, e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all'origine di questo libro.
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Pagine: 235
Prezzo: 10,00 euro

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Diario – Anne Frank
«Sono felice di natura, mi piace la gente, non sono sospettosa e voglio vedere tutti felici e insieme».

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all'immagine della scuola, dei compagni e di amori piú o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. «Vedo noi otto nell'alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia», ha il coraggio di scrivere Anne.
Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell'esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subí tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un'immagine nuova: quella di una ragazza vera e viva, ironica, passionale, irriverente, animata da un'allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni.
Editore: Einaudi
Pagine: 355
Prezzo: 12,50 euro

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Il cielo di cenere – Elvia Bergamasco
«Non avevano più lacrime. Il vero dolore forse è anche senza lacrime».

88653, un marchio che resterà per sempre, il ricordo impresso sulla pelle dell'inferno dei lager nazisti; dei volti di tante donne umiliate, seviziate, costrette a terribili privazioni; degli occhi dei bambini strappati alle loro madri e condannati a una morte silenziosa. Elvia Bergamasco, giovane staffetta partigiana, viene arrestata nell'estate del '44 da un comando delle SS, nella polveriera dove lavora, a Medeuzza, in provincia di Udine. Ha solo diciassette anni ed è totalmente inconsapevole di ciò che l'aspetta. Condannata ai lavori forzati porta con sé il cappotto migliore e gli orecchini d'oro: per ben figurare nel nuovo luogo di lavoro. Non sa ancora di essere diretta verso l'orrore di Auschwitz.
Editore: Nuova dimensione
Pagine: 264
Prezzo: 14,00 euro

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Se questo è un uomo – Primo Levi
«Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta».

Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò "Se questo è un uomo" nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.
Editore: Einaudi
Pagine: 355
Prezzo: 12,50 euro

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