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mercoledì 24 giugno 2015

Consigli di lettura: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (Video)



Ciao a tutti! Ecco il video su Fahrenheit 451 annunciato due video fa. Si tratta del secondo che ho fatto in ordine cronologico, quindi se mi vedete "peggiorata" rispetto agli altri video (rigida o troppo formale) è anche perché l'ho girato subito dopo quello di presentazione. 
(Lo stesso motivo per cui parlo solo qui dello sfondo del video XD)
Spero comunque di non essere stata noiosa, e chiedo scusa se potrò sembrare ripetitiva. 
Ringrazio tutti i nuovi iscritti al canale e chi ha la pazienza di commentare segnalandomi anche quello che non va :)


martedì 12 novembre 2013

By the Keyhole…(13) Fahrenheit 451



Molto tempo è passato dall’ultima puntata di “By the Keyhole…”, ma oggi si riprende in grande stile con un classico sì, ma stavolta della fantascienza. 
Tanto s’è parlato del futuro dell’editoria e soprattutto del destino dei cari, vecchi cartacei che rischiano di essere soppiantati dagli ebook. E’ per questo il romanzo di cui parliamo in questa puntata diventa quanto mai attuale ora che, tristemente, la distopia di cui si narra sembra non esser più tale. Insomma, si parla di…



FAHRENHEIT 451

La Trama:

Siamo in un futuro non precisato, posteriore al 1960. Nella società distopica che ci viene descrita da Ray Bradbury, possedere e quindi leggere libri è considerato un reato punito con il rogo immediato dei volumi e delle case che li ospitano.  A tale scopo esiste un apposito corpo di vigili del fuoco, con il ruolo di bruciare ogni tipo di volume. Protagonista è  Guy Montag, un vigile del fuoco. Inizialmente Montag è fiero del suo lavoro, tuttavia ogni cosa cambia quando si impossessa di un libretto, un attimo prima di appiccare il fuoco alla casa in cui l’ha rinvenuto. A contribuire al cambiamento è anche l’incontro con Clarisse, una ragazzina dalla mente libera dalle influenze dei media, cosa resa possibile dal fatto che la famiglia non possiede la televisione e trascorre il tempo conversando. La vita di Montag così cambia: si accorge di non amare e di non conoscere nemmeno la moglie, si chiede cosa i libri contengano e si accorge di come alienata sia la società in cui vive, del tutto priva di pensieri propri, proiettata in una realtà virtuale controllata dallo Stato. Da qui comincia il processo che lo vedrà stravolgere del tutto la sua vita e che lo condurrà alla ricerca di chi, come lui, vede nei libri il riscatto di un’umanità ormai perduta.

L’autore:
Nasce a Waukegan nell’Illinois il 22 agosto del 1920,  figlio di Leonard Spaulding Bradbury, un operaio elettrico statunitense di origini inglesi, e di Esther Bradbury (nata Moberg), una casalinga svedese. Nel 1934, durante la Grande Depressione a causa della quale il padre rimase disoccupato, si trasferì con la propria famiglia in California dove scoprì il mondo della fantascienza tanto da iniziare a scrivere alcuni racconti sulle riviste del settore. Tra le sue prime opere si contano anche dei racconti polizieschi e noir.

Nel 1950 raccolse in un unico volume le sue Cronache Marziane (trovate la nostra recensione qui)  che ottennero un vasto successo internazionale non ancora intaccato dal passare degli anni.
L'anno successivo seguì il capolavoro per cui è maggiormente ricordato, Fahrenheit 451, una sorta di elogio alla lettura ambientato in una società distopica, che divenne anche un film omonimo di successo diretto da Francois Truffaut Negli anni successivi Bradbury intraprese la carriera di sceneggiatore cinematografico, iniziata con Moby Dick la balena bianca di John Huston, senza però dimenticare la sua carriera di romanziere.  Si ricordano infatti Il grande mondo laggiù, Le meraviglie del possibile, Io canto il corpo elettrico!, Paese d’ottobre, Il popolo dell’autunno, Viaffiatore del tempo, l’ambizioso giallo Morte a Venice e il più leggero Il cimitero dei folli e Le auree del sole.  
Negli ultimi anni della sua vita si dimostrò sfavorevole ai libri in formato elettronico, tanto da impedire che le proprie opere venissero pubblicate in forma digitale. Solo nel 2011 ha consentito di pubblicare in formato elettronico il suo romanzo di maggior successo, Fahrenheit 451, sostenendo comunque di preferire il formato cartaceo.
Il 5 giugno 2012 all'età di 91 anni, è morto a Los Angeles nella villa dove si era ritirato.
Nel 2006 è stato insignito del titolo di duca di Diente de León dal sovrano del Regno della Redonda.
Il 22 agosto 2012 gli scienziati della NASA coinvolti nel progetto Mas Science Laboratory hanno dato il nome di Bradbury Landing all'area dell'atterraggio su Martedel rover Curiosity, avvenuto il 6 agosto 2012.

[Fonte: Wikipedia { http://it.wikipedia.org/wiki/Ray_Bradbury}]

Chiunque legga Fahrenheit 451 oggi non può che chiedersi se il romanzo è davvero distopico o se non sarebbe meglio definirlo profetico. In effetti, in un 2013 dominato dai social network, dove l’editoria è in un momento di dubbia solidità e internet invece ci segue ovunque (basta considerare semplicemente agli smartphone o, ancora meglio, i google glass), pensare che Bradbury abbia predetto più che inventato è molto, molto facile
Certo, non siamo ancora arrivati al punto da bruciare i libri che possediamo – quando ne possediamo – ma di certo considerare la lettura di un libro per intero come un’impresa impossibile e per di più inutile è una realtà che non è affatto difficile individuare. Basta guardarsi un po’ intorno. 
La società descritta da Bradbury è, quindi, quanto mai vicina alla nostra. Le famiglie conversano solo tramite la televisione e solo riguardo ciò che la televisione mostra loro; i rapporti interpersonali non sono più veri di quelli con i personaggi delle fiction televisive e persino i matrimoni son frutto di convenzioni, patti fra i coniugi che decidono, come fosse un calcolo matematico, di metter su casa insieme per riempirla di schermi tv all’ultimo grido. 
In Fahrenheit 451 troviamo la protesta viva e profonda di chi si oppone a tutto questo.

Chi ama i libri e tutto ciò che questi veicolano, non può che leggere e sentir risuonare nell’anima lo stesso canto che le parole sapienti di Bradbury lasciano filtrare dalla pagina. I buoni lettori, coloro che credono ancora nella letteratura, nella bellezza e nella ricchezza della pagina scritta, non possono che ergersi, eroici - come fanno gli ultimi depositari delle opere scritte incontrati da Montag nel corso del romanzo - reggendo lo stendardo di una lettura come coscienza, riflessione, cultura e  sapere su cui fondare la società. Significativo è di conseguenza il fatto che la società alienata da Bradbury  sia sull’orlo di un collasso, impegnata in una guerra nucleare che ne segnerà il tracollo e di cui tuttavia è ignara, ad opera dei media. Lo Stato, da parte sua, è del tutto consapevole del potere dei libri. I libri aiutano a pensare, e pensare porta a riflettere e a prendere coscienza della propria vita in modo problematico, critico e costruttivo. La problematicità tuttavia può rendere la gente infelice. Ecco perché i libri vanno eliminati e la società cullata in una beata ignoranza che rende tutti sereni. E’ così che l’omologazione e il livellamento delle menti dilaga, il qualunquismo si spande nell’aria come veleno, l’ipocrisia, l’alienazione, la superficialità appestano ogni cosa.

E’ un urlo di disperazione e rifiuto, tramite la “follia” di Montag, quello che prende corpo dalle pagine del romanzo, un urlo capace di accendere di un ardore vero, titanico, chi si lascia prendere da questo solenne inno alla bellezza della letteratura, della vita vissuta con consapevolezza profonda, basata sul sapere che l’uomo, con la sua mente eccelsa, sa riversare su pagine che divengono così patrimonio dell’umanità, base della civiltà.


Il Brano
Scegliere un brano è impresa ardua, perché ogni parte del libro è profonda e significativa a suo modo. Riporto così quella che più mi ha fatta “vibrare”, invitando chi come me si lascerà affascinare da questo capolavoro ad assaporare ogni pagina. 
La scena che riporto si svolge nella casa di un vecchio professore, da cui Montag con il libro rubato si reca in cerca di istruzioni per, come dice lui, “capire ciò che legge”.


I pori sulla faccia della vita*

«Permettete? »
«Oh, scusatemi» Montag gli porse il volume. 
«Da quanto tempo!...Non sono un uomo religioso, ma da quanto tempo non ne vedevo più una! »
 Si pose a sfogliarlo, soffermandosi ogni tanto a leggere qua e là  «è proprio come la ricordavo. Signore, come l’hanno cambiata nei nostri “salotti” al giorno d’oggi! Cristo è uno della “famiglia”, ora. Mi domando spesso se il buon Dio riconosca il Suo proprio Figlio sotto i panni con cu l’hanno camuffato, mascherato. Un vero e proprio bastoncino di menta piperita, è ormai, tutto zucchero filato e saccarina, quando non lo si colga nell’atto di fare velate allusioni a certi prodotti commerciali, d cui ogni fedele abbisogna assolutamente. 
Il vecchio annusò il volume. 
«Sapete» proseguì «anche i libri hanno un po’ l’odore della noce moscata o di certe spezie d’origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c’erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!
Faber continuava a voltare le pagine. 
«Signor Montag, voi avete davanti un vigliacco. Io vedevo la piega che stavano sempre più prendendo le cose, ma molto tempo fa; non ho detto nulla; sono uno degli innocenti che avrebbero potuto parlare chiaro e tondo quando nessuno era disposto a dar retta al “colpevole”, ma non ho aperto bocca, diventando così colpevole a mia volta. E quando finalmente si giunse a organizzare legalmente il rogo della carta stampata , con la creazione delle milizie del fuoco, brontolai un poco e poi tacqui, perché ormai non c’era più nessuno che brontolasse o urlasse al mio fianco. Ora è troppo tardi». 
Faber chiuse la Bibbia. «Bene, ora, se voleste dirmi il motivo della vostra visita.. »
«Nessuno più ascolta. Io non posso parlare alle pareti, perchp son le pareti che urlano verso di me. Non posso parlare con mia moglie, perché sta sentendo quello che dicono le pareti. Io semplicemente ho bisogno di qualcuno che stia a sentire quello che ho da dire. E forse, se mi si desse agio di parlare un po’, potrei anche dire qualcosa di sensato. Ecco perché vorrei m’insegnaste a capire quello che leggo»
Faber studiò la faccia smunta, dalle fosse livide, di Montag.
«Che cosa vi ha scosso talmente? In che modo la torcia vi è stata strappata di mano? »
«Non  lo  so.  Abbiamo  tutto  quanto  occorre  per  essere  felici,  ma  non siamo felici. Manca qualche cosa. Mi sono guardato intorno. La sola cosa che abbia visto mancare positivamente sono i libri che io avevo bruciato in questi  ultimi  dieci  o  venti  anni.  E  allora  ho  pensato  che  i  libri  forse avrebbero potuto essere utili.» 
«Voi  siete  un  romantico  irrimediabile»  disse  Faber.  «Sarebbe una  cosa buffa,  se  non  fosse  tragica.  Non  sono  i  libri  che  vi  mancano,  ma  alcune delle  cose  che  un  tempo  erano  nei  libri.  Le  stesse  cose  potrebbero  essere oggi  dette  nelle  "famiglie  del  salotto".  Le  stesse  infinite  particolarità  e coscienza  potrebbero  essere  diffuse  e  proiettate  da  radio  e  televisori.  Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto libri le cose che andate cercando. Prendetele  dove  ancora  potrete  trovarle,  in  vecchi  dischi  fonografici,  in vecchi  film,  e  nei  vecchi  amici;  cercatele  nella  natura  e  cercatele soprattutto  in  voi  stesso.  I  libri  erano  soltanto  una  specie  di  veicolo,  di ricettacolo  in  cui  riponevamo  tutte  le  cose  che  temevamo  di  poter dimenticare. Non c'è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi  dicono,  nel  modo  in  cui  hanno  cucito  le  pezze  dell'Universo  per mettere  insieme  così  un  mantello  onde  rivestirci.  Naturalmente,  non potevate  sapere  tutto  ciò,  così  come  non  potete  ancora  comprendere  che cosa io intenda precisamente quando dico tutto ciò. Intuitivamente, non vi siete sbagliato, ed è questo che conta. Tre cose ci mancano: 
«Numero  uno: sapete  perché  libri  come  questo  siano  tanto  importanti?


Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso "sostanza"? Per me  significa  struttura,  tessuto  connettivo.  Questo  libro  ha   pori,  ha caratteristiche  sue  proprie,  è  un  libro  che  si  potrebbe  osservare  al microscopio.  Trovereste  che  c'è  della  vita  sotto  il  vetrino,  una  vita  che scorre  come  una  fiumana  in  infinita  profusione.  Maggior  numero  di  pori, maggior  numero  di  particolarità  della  vita  per  centimetro  quadrato  avrete su  di  un  foglio  di  carta,  e  più  sarete  "letterario".  Questa  è  la  mia definizione, ad ogni modo.  Scoprire le particolarità.  Particolarità nuove! I buoni scrittori toccano spesso la vita.  I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano. Capite ora perché libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza  peli,  inespressive.  Viviamo in  un  tempo  in  cui  i  fiori  tentano  di vivere  sui  fiori,  invece  di  nutrirsi  di  buona  pioggia  e  di  fertile  limo  nero. Perfino i fuochi artificiali, non ostante tutta la loro eleganza, nascono dalla chimica  della  terra.  Eppure,  non  so  come,  riusciamo  a  credere  di  poterci evolvere  nutrendoci  di  fiori  e  di  giuochi  pirotecnici,  senza  conchiudere  il ciclo  del  ritorno  alla  realtà.  Conoscete  la  leggenda  di  Ercole  e  Anteo,  il lottatore gigantesco, dalla forza incredibile, finché fosse rimasto coi piedi sulla terra? Ma quando Anteo fu tenuto da Ercole sospeso nel vuoto, senza radici e gli perì facilmente. Se in questa leggenda non c'è un insegnamento per noi di questi tempi, in questa città, oggi, allora vuol dire che sono del tutto  pazzo.  Insomma,  questa  è  la  prima  cosa  delle  tre  che  ci  mancano. Sostanza, tessuto di elementi vitali.» 
«E la seconda?» 
«Agio, tempo libero.» 
«Oh, ma noi abbiamo molte ore libere ogni giorno.» 
«Ore libere dal lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non conducete la vostra macchina a cento miglia all'ora, a un massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché?  Il  televisore  è  "reale",  è  immediato,  ha  dimensioni.  Vi  dice  lui quello  che  dovete  pensare,  e  ve  lo  dice  con  voce  di  tuono.  Deve  aver ragione, vi dite:  sembra talmente che l'abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza  alle  sue  conclusioni  che  la  vostra  mente  non  ha  tempo  di protestare, di dirsi: "Quante sciocchezze!".» 
«Ma la "famiglia" è gente in carne e ossa.» 
«Come, scusate?» 
«Mia moglie dice che i libri non sono "reali".» 
«E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere, dire: "Aspetta un  momento".  Potete  farne  ciò  che  volete.  Ma  chi  mai  è  riuscito  a strapparsi  dall'artiglio  che  v'imprigiona  quando  mettete  piede  in  salotto TV? Vi foggia secondo la foggia che esso più desidera! L'ambiente in cui vi  chiude  è  reale  come  il  mondo.  Diviene  e  pertanto  è  la  verità.  I  libri possono essere battuti con la ragione. Ma nonostante tutto quello che so e tutto  il  mio  scetticismo,  non  sono  mai  stato  capace  di  discutere  con un'orchestra  sinfonica  di  cento  elementi,  a  tutto  colore,  tre  dimensioni  e facente  parte  integrale,  costitutiva  di  questi  incredibili  salotti.  Come vedete, il mio salotto non è costituito che di quattro semplici pareti di calce e mattoni. E qui.» Mostrò a Montag due piccoli tamponi di gomma. «Per le mie povere orecchie, quando sono sui bolidi della ferrovia sotterranea.» 
«Dentifricio  Denham»  disse  Montag,  a  occhi  chiusi.  





venerdì 8 novembre 2013

Recensione: Cronache Marziane di Ray Bradbury

Recensione di Tonino Mangano

L'arrivo degli "alieni terrestri" sul Pianeta rosso, l'incontro e lo scontro fra due civiltà e due maniere di intendere la vita e l'universo. I racconti estrosi e poetici di uno scrittore che ha travalicato la narrativa di genere per approdare alla grande letteratura.

Ray Bradbury, narratore americano contemporaneo distintosi per la sua verve artistica in tema di fantascienza, regala in Cronache marziane l’ennesimo scorcio delle sue grandi capacità “profetiche” che si materializzano sotto forma di pensieri concisi e nitidi.
Proprio come nel più conosciuto Fahrenheit 451, Bradbury pone il lettore di fronte a un ipotetico futuro - che di ipotetico ha solo le vicende – con un sottofondo tematico e  un contesto semi-apocalittico dalle tinte grigie e dal carattere verosimile che spiazza chiunque si accinga alla lettura.
La serie di racconti di Cronache Marziane, che potrebbero apparire slegati tra loro, è ambientata in un futuro che ormai, in gran parte, è divenuto presente. Le vicende, infatti, si sviluppano in un arco temporale che abbraccia la fine degli anni ’90 e termina nel 2026. Tutto il ciclo di storie - narrate dal punto di vista di più personaggi calati in contesti geografici e temporali differenti l’uno dall’altro - si impianta sulla scena delle esplorazioni e delle successive colonizzazioni del pianeta rosso, Marte, l’ennesimo limite da superare che si presenta all’uomo dopo lo sbarco sulla luna.
Le storie che Bradbury ci presenta si potrebbero definire anche un po’ tetre, ma sicuramente filtrate da una luce di “stranezza” e sature di riflessioni riguardanti la vita dei terrestri, le loro azioni, i loro rapporti con le nuove esperienze e le nuove forme di vita. In poche parole, il narratore tenta di dipingere con la sua opera le sensazioni, alle volte anche contrastanti, che sorgono nell’animo umano quando si ritrova dinanzi all’ignoto, a un nuovo cammino da intraprendere, con i suoi timori e le sue speranze.
Particolare rilievo hanno nei racconti due elementi: la paura e la sfiducia nella colonizzazione di Marte da parte degli uomini a danno delle forme di vita autoctone e la rottura operata dai futuri coloni nei confronti della loro vecchia patria.
Per quanto riguarda il primo punto, si rimarca l’importanza del rispetto per il diverso, quel riguardo che deriva da un’ammirazione nei confronti di un’altra civiltà che ha dimostrato un approccio diverso alla vita rispetto agli esploratori dello spazio. Insieme a questa riflessione si avverte però una cupa sensazione di misantropia che ci spinge a credere che lo stesso Bradbury avrebbe scoraggiato una colonizzazione di un nuovo mondo – se fosse possibile - proprio per evitare irreparabili danni alle popolazioni indigene. In questa considerazione si rivede un’aperta denuncia al comportamento eccessivamente possessivo dell’uomo nell’appropriarsi di ciò che non gli appartiene e di cui potrebbe godere anche solo condividendone i benefici. Dell’uomo e della sua civiltà vengono mostrate varie negligenze non trascurabili, in grado di condurre alla distruzione un intero pianeta. Ne consegue, da parte dell’autore, un netto disprezzo per l’eccessivo carico che l’uomo impone alla Natura.
A questa visione dell’uomo in chiave negativa, si aggiunge il desiderio, da parte di quelli che saranno i coloni di Marte, di erigere un muro tra loro e i terrestri.  Strappare le proprie radici non è tuttavia un rimedio a tutti i mali. È sempre difficile voltare le spalle alle proprie origini, al mondo in cui si è cresciuti all’ombra di certe abitudini e modi di vivere. Marte, di contro, costituisce la possibilità di voltare la pagina del libro dell’esistenza, un finale alternativo per la tragica fine che l’essere umano infliggerà al proprio mondo. Ne deriva un conflitto interiore incessante  ed è questo Bradbury descrive: l’attaccamento alla Terra, ma allo stesso tempo il desiderio di distaccarsi dal suolo natio. Nonostante ciò, il richiamo della “patria” è sempre molto forte.
L’attrattività di questo libro e di tutte le opere di Ray Bradbury risiede nella capacità dell’autore di giudicare in modo imparziale – forse un po’ troppo – la società del XX e del XXI secolo. Una società che ha intrapreso un viaggio sempre più spedito sui binari dell’abuso e del massiccio avanzamento tecnologico. A differenza di Fahrenheit 451, in Cronache Marziane non è l’alienazione della natura umana a catturare la critica dell’autore, ma l’uso smodato della tecnologia, della fame di conoscenza e del consumo delle risorse necessarie al continuo processo di modernizzazione. Si comprende bene come l’autore non voglia assolutamente marchiare negativamente lo sviluppo, tuttavia da queste pagine appare evidente il bisogno di ribadire ai posteri l’importanza della moderazione.

La bellezza dei testi di Bradbury risiede quindi nel saper comunicare messaggi decisamente attuali tramite la presentazione di scorci temporali che non sembrano avere nessuna relazione con il nostro presente, il tutto con una maestria che pochi autori del genere sanno vantare. Sembra giocare sulla capacità di suscitare emozioni ed evocare immagini nel lettore tramite un linguaggio lineare e l’uso esperto di un susseguirsi di eventi che si intrecciano tra loro sulla base di temi ricorrenti. Il saltare da una storia a un’altra e tra varie epoche e spazi, permette poi all’autore di fare sfoggio di una fantasia fuori dal comune e concede per altro al lettore la possibilità di interromperne la lettura e riprenderla in seguito senza risentire della difficoltà di ripercorrere i vari eventi.

Voto: 

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