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sabato 14 giugno 2014

Il tempio degli otaku #97: Sailor Moon Crystal, nuovo adattamento del manga di Naoko Takeuchi







Il 5 luglio è una data da segnare sul calendario per i fan di Sailor Moon. Da allora, infatti, verrà trasmessa, sul portale streaming Nico Nico Douga, Sailor Moon Crystal, una nuova serie composta da ventisei episodi. Il produttore, Atsutoshi Umezawa, ha dichiarato che non si tratta di un remake dell'originale, bensì di un nuovo adattamento del manga di Naoko Takeuchi, teso a riprenderne lo spirito originale. Gli episodi si incentreranno sulla prima delle cinque saghe di cui si compone la storia.
Il progetto è stato presentato per la prima volta nel 2012, nell'ambito delle celebrazioni per il ventesimo anniversario dell'opera - insieme a una nuova edizione del manga. Inizialmente si era ipotizzato il lancio nell'estate 2013, poi diventato il gennaio 2014, ed infine luglio. Nel frattempo, però,  sono stati gradualmente diffusi i dettagli dell'operazione. L'anime sarà diretto da Munehisa Sakai, già noto per "One Piece: strong world”. Il team di lavoro è completamente diverso dall'originale, dalla colonna sonora al character design, passando per il doppiaggio. L'unico nome presente in entrambe le versioni sarà Kotono Mitsuishi, storica doppiatrice di Usagi.

Soltanto il 5 giugno, però, i fan hanno potuto vedere la nuova veste di Sailor Moon, con un trailer di novanta secondi incentrato su Usagi e su Luna, la gattina "mentore" della nostra protagonista. Un promo piuttosto minimalista, con la funzione più che altro di mostrare il nuovo character design, più moderno del precedente e più fedele al manga. Per molti, tuttavia, è sufficiente per farsi un'idea di ciò che li aspetterà il mese prossimo. La nuova grafica è proprio uno tra i punti che lasciano più perplessi gli aficionados, così come la colonna sonora, troppo dissimile dall'originale. Altre critiche riguardano proprio il senso dell'operazione, vista la popolarità di cui ancora gode la vecchia serie, nonostante i suoi difetti. Rimane, comunque, l'emozione di rivedere la propria eroina sullo schermo, e la curiosità di scoprire questo suo lato inedito.

L'anime sarà trasmesso ogni primo e terzo sabato del mese alle diciannove, ora locale. Ci sarà la possibilità di scegliere i sottotitoli tra dieci lingue; non si sa, tuttavia, quali saranno. Per il momento non è prevista la trasmissione in televisione. Riguardo all'Italia, poi,  non si sa ancora nulla. L'unica a pronunciarsi in merito è stata Mediaset, che - come sempre esaustiva ed affidabile quando si tratta di anime - ha sottolineato la magrezza delle nuove vecchie guerriere ed il passaggio - inesistente - su grande schermo della serie.  Ricordiamo, inoltre che, a causa delle pesanti censure effettuate sulla vecchia serie, l'autrice aveva per anni impedito la cessione dei diritti nel nostro paese. Soltanto pochi anni fa l'impasse era stato superato.

Non ci resta, quindi, che aspettare il 5 luglio per saperne di più; intanto, voi cosa ne pensate?


domenica 30 giugno 2013

Il tempio degli otaku #87: "Hokusai" di Shotaro Ishinomori





Salve a tutti, e benvenuti ad un'altra puntata de “il Tempio degli Otaku”! L'ospite d'onore di oggi non è un mangaka, anche se trattiamo l'opera di un autore mai passato prima da questi lidi. Nel caso ve lo stesse chiedendo non è neanche, per una volta, il solito manga che, se non conosco solo io, poco ci manca. No, oggi parleremo di un pittore, importantissimo sia in patria che soprattutto all'estero e che rimane il più grande rappresentante in occidente dell'arte giapponese: Hokusai. Il nome potrebbe dirvi poco, ma di sicuro conoscerete quel famosissimo dipinto raffigurante un'onda....Sì, proprio quello che beccate in ogni ristorante nipponico che dio mette in terra. L'autore di quel quadro è proprio lui. Come accennato nell'introduzione, in questo appuntamento si parlerà di una sua autobiografia romanzata, ovviamente sotto forma di manga, firmata da un nome che, insieme a Tezuka, è il più importante dei mangaka storici: Shotaro Ishinomori. Suo è infatti “Hokusai”, volume portato in Italia da J-Pop. Buona lettura!

Per chi si fosse sintonizzato solo ora, invece di parlare della trama dell'opera – che è praticamente inesistente, essendo una raccolta di aneddoti sul vecchio pittore – userò questo spazio come “discovery channel” su Hokusai. Vissuto dal 1760 al 1849, si è sempre distinto per la sua continua ricerca di nuovi stimoli, artistici e personali. Si dice abbia cambiato casa novanta volte, avuto un sacco di donne, ma quel che è certo è che la sua carriera è stata sempre all'insegna della sperimentazione. Ha usato diversi pseudonimi per firmare la sua arte, e ciascuno di essi rappresenta una nuova fase, un tentativo di slegarsi da un passato che cozzava con la volontà di poter creare liberamente. Anche Hokusai è un nome fittizio, risalente al 1798. Muore a novant'anni ancora ansioso di sperimentare e di rinnovare la sua arte. Come spesso accade ai grandi artisti (vero, Van Gogh?) ai suoi tempi non godette di molto successo in patria, tuttavia all'estero le sue opere giocarono un ruolo fondamentale nella nascita dell'impressionismo.

La biografia di Ishinomori copre tutti questi punti e allo stesso tempo no. Cercherò di spiegarmi meglio: come l'autore stesso spiega nella postfazione, il suo intento non è di ricreare fedelmente la vita di Hokusai attenendosi solo ai fatti biografici, ma partire da questi per costruire vicende forse inventate di sana pianta ma che comunque hanno un fondo di verità. Sempre tornando alle parole di Ishinomori, il suo scopo dichiarato è di narrare non il pittore, ma il personaggio: due cose ben diverse. Così il mangaka assume due compiti di estrema importanza: quello di narratore e quello di creatore delle vicende. Difficile dire quale sia il confine tra le due, dipende dalla situazione. E comunque, soltanto la storia potrebbe dircelo con certezza.
Il tocco di Ishinomori, comunque, si sente parecchio nella sceneggiatura. C'è una certa emozione di fondo, da parte del mangaka, nel trattare un pittore così importante e, soprattutto, così innamorato dell'arte, forse lo stesso amore che in tempi più recenti aveva spinto Ishinomori a buttarsi in quella carriera così incerta. Per questo Hokusai viene quasi usato come veicolo per spiegare la gioia della creazione, suo unico tratto redentore. Il nostro infatti è un vecchio burbero, ossessionato dal sesso, che ama fare la bella vita – ma senza mai avere i mezzi per permettersela -  che spesso e volentieri trascura i propri affetti per i suoi affari, artistici e personali. L'unico momento in cui la maschera cede e il lettore riesce a vedere l'uomo dietro a questi vizi è quando si parla di pittura. Lì il misantropo cede il passo ad una persona sempre meravigliata dalla bellezza che lo circonda, e che invano cerca di riprodurre su carta. I suoi insuccessi, però, non lo deprimono, anzi lo spronano ancora di più.
Dalle sue parole si evince come l'arte per lui sia un modo per “riordinare” la vita e cercare di capirla. Sempre in viaggio, con una nuova donna al fianco, ma con un'unica costante. Incapace di amare del tutto le persone, il suo vero amore è la pittura. Come ogni storia d'amore che si rispetti, anche questa è travagliata, ostacolata non poco dalla venalità del nostro che lo spingono più volte a svendere la sua amata arte per i soldi. Inoltre, la pittura è una fidanzata piuttosto possessiva e gelosa, che non accetta di essere messa in secondo piano da niente e nessuno. Lo si nota molto negli ultimi capitoli del volume, in cui è presente Oei, l'affezionata figlia di Hokusai che vive con lui. Ha letteralmente dedicato la vita a lui, essendo nubile, non se ne è mai andata come invece hanno fatto tutti gli altri, ma tutto quello che ha ricevuto in cambio sono state prese in giro, offese, una vita povera e priva di soddisfazioni. Difficile dire quanto del suo attaccamento al padre siano frutto di senso del dovere – in fondo parliamo sempre del Giappone dell'800 - e quanto genuino amore filiale, Ishinomori purtroppo perde un'occasione non ponendosi il problema. Ma è fuori discussione che la scala di priorità del vecchio si possa modificare a sfavore dell'arte.
Discorso analogo si può fare anche per le altre donne che finiscono sempre per essere scaricate quando al nostro prende la smania di cambiare paese/nome. Lui ama le donne, è indubbio, ma sembra esclusivamente amore carnale, ad eccezione forse della prima moglie. Probabilmente è conseguenza della sua costante insoddisfazione passare da un letto all'altro senza posa, tuttavia è emblematico che Ishinomori non ci faccia mai vedere come, e perché, termina una relazione. Il capitolo finisce, e la donna di turno cade nell'oblio. Tanto nel prossimo episodio ci sarà un'altra candidata a cui attenderà lo stesso destino. Questo affratellamento di comparse, pur non essendo un granché dal punto di vista dell'introspezione psicologica, non inficia la qualità del volume che, come avrete capito, è piuttosto alta.


Il tratto di Ishinomori deve molto a quello di Tezuka, ma non è una copia. Dietro lo stile apparentemente semplice e cartoonesco si vede molta cura e precisione – pochissimi sono ad esempio i disegni deformed, ossia in proporzioni volutamente diverse dalla realtà, tecnica invece usata moltissimo da Tezuka. A seconda della situazione e delle sensazioni che il mangaka vuole suscitare possono esserci sfondi che definire scarni è un complimento ed altri che sono un florilegio di dettagli, con un ottimo uso dei retini e delle sfumature. Da segnalare poi le inquadrature molto cinematografiche, che distolgono l'attenzione della struttura della tavola piuttosto statica ed ordinaria. Infine, spesso nella narrazione appaiono i quadri del vero Hokusai, che si sposano alla perfezione con lo stile più moderno.


E per oggi è tutto, cari amici. Arrivederci alla prossima volta, con il Tempio degli Otaku!

sabato 15 giugno 2013

Il tempio degli otaku #86: "Anything & Something" di Kaoru Mori







Salve a tutti, e benvenuti ad un'altra puntata de “Il tempio degli Otaku”! Oggi, senza mezzi termini, usiamo una scusa qualsiasi per parlare di una giovane mangaka molto promettente. Due sono le sue opere all'attivo: una storia d'amore nell'800 tra una cameriera e un nobile e uno slice of life ambientato nell'Asia dei tempi antichi, con le storie di diverse spose. I più informati di voi avranno già capito di chi sto parlando: di Kaoru Mori, con i suoi “Victorian Romance Emma” e “I giorni della sposa”. Ma oggi non tratteremo nello specifico di nessuna di queste due serie: la prima è stata interrotta in Italia, e soltanto tra poco ne avremo una nuova, definitiva, edizione, l'altra, per quanto bella, potrebbe finire domani come tra dieci anni (probabilmente senza perdere di qualità, però). E quindi che facciamo oggi, ci rigiriamo i pollici? No, ovviamente: è il turno della raccolta “Anything & Something”, contenenti storie, memorabilia e tutto quello che un fan potrebbe desiderare per celebrare i primi anni di carriera di questa autrice. Buona lettura!

Dopo una divertente prefazione a fumetti dell'autrice, in cui tra una critica ironica al suo operato e l'altra ci vengono spiegate le ragioni e i contenuti di questa raccolta, arrivano alcune storie brevi. Ad aprire le danze ci pensa “Padrone, benvenuto nella vostra residenza!” (punto esclamativo allegato nella confezione). La storia narra di un ragazzo come tanti, Jim, che viene assoldato da due loschi servitori per fare da padrone alla residenza per cui lavorano. La risposta “No”, ovviamente, non è minimamente contemplata dagli stravaganti figuri. Jim propende proprio per quest'ipotesi, ma chissà che a provare non ci prenda gusto a comandare gli altri...
Priva di pretese, questa storia è piuttosto piacevole e divertente, pur senza far gridare al miracolo. Un'ottima partenza.

“Poter vedere” è quasi un bozzetto, ma non per questo privo di attrattive. Le sue poche pagine parlano di una ragazzina, Yucchi, che vede la propria vita cambiare per... un paio di occhiali. Adesso può infatti godere di tanti piccoli piaceri che prima le erano negati, come leggere i libri, vedere la lavagna, incrociare lo sguardo con il ragazzo che le piace... poter vedere, insomma.
Chiunque di voi sia miope – io lo sono – capirà i sentimenti di Yucchi, e non potrà fare a meno di esserne intenerito. Dopo essersi abituati a veder male, infatti, poter avere sott'occhio tutti i dettagli è una piccola grande rivoluzione. Non è un argomento usuale per una storia di finzione, soprattutto manga, ma il risultato è decisamente gradevole. Una delle migliori storie della raccolta.

“Il club per gentiluomini Burrow” è forse l'apice del volume, sotto diversi aspetti. Narrativi, perché la Mori in questa storia utilizza il soliloquio come tecnica, lasciando all'immaginazione del lettore le risposte dell'innominato protagonista alla conversazione con la bella cameriera vestita da coniglietta. La fine, poi, dà un senso all'intera vicenda, dandogli una connotazione decisamente inaspettata. Menzione d'onore, poi, per i disegni: non mi stupirei se delle lettrici si scoprissero momentaneamente lesbiche per la sopraccitata cameriera, a causa delle sapienti scelte dell'autrice in termini di retini ed inquadrature... artistiche.

“L'alunna dalla divisa larga”...Beh, è come da titolo. Toccante storia di una ragazzina eccessivamente bassa e minuta che però, proprio a causa della sua iconica divisa larga, diventa una sorta d'idolo tra le sempai. Il processo di crescita – che qui avviene con molto ritardo – sia fisica che psicologica, è descritto con molta naturalezza e semplicità. La personalità della protagonista e delle comprimarie vengono definite con lievissimi accenni; ma questo non è una nota di demerito, anzi rende il racconto decisamente realistico e perché no, anche divertente.

“Il costume indossato in passato” usa la stessa tecnica narrativa de “Il club...”: una donna parla ad un misterioso interlocutore mentre questi la incita ad indossare un provocante costume da bagno che troppo tempo è rimasto in un cassetto. Non c'è trama, ma emerge prepotente la caratterizzazione della protagonista, un po' timida ed imbarazzata, ma anche piacevolmente sorpresa di come il costume, ieri come oggi, esalti le sue forme – e che quindi la nostra non si cambiata poi di tanto. Badate bene, non c'è niente di pornografico in questa storiella, anche se proprio come in quella sopraccitata si nota chiaramente come la Mori sappia disegnare i corpi femminili (e la diverta anche).

“La vita quotidiana della signorina Claire parte 1 e 2” sono i primissimi lavori dell'autrice, risalenti addirittura a prima del suo debutto come mangaka. Proprio per questo sono piuttosto ingenui, niente più che scenette divertenti senza capo né coda tra l'intelligente e indomita cameriera Claire e il suo padrone, il barone Heinz. Paradossalmente, però, rimane nel lettore quasi un rimpianto nel chiedersi come si sarebbe potuta evolvere questa premessa che, se trattata con cura, avrebbe potuto sopperire alla sua mancanza di originalità (anche nello stile di disegno, diversissimo da quello attuale).

Dopo alcuni disegni promozionali si passa alla storia “Magdalene Baker”, in cui il protetto di questa cameriera, che ormai ha quindici anni, comincia a diventare insofferente alle attenzioni materne della sua serva. Perché per quanto le sia affezionato, e per quanto lei svolga il suo lavoro in maniera eccellente, la sua mentalità sta andando verso un mondo dove le cameriere prima di tutto sono donne, nel corpo e nell'anima.
Ottima l'introspezione psicologica di questo breve capitolo. Magdalene è talmente accecata dal senso del dovere e dall'affetto per il signorino da non mostrare di essersi accorta dei suoi turbamenti – ma sarà vero?, mentre l'altro è sempre più turbato da lei. Da un lato vorrebbe che tutto continuasse come prima, ma è grande abbastanza per sapere che non sarà così.

Ancora un delirante sketch promozionale, assolutamente inutile, e finalmente giungiamo all'ultima storia della raccolta, “I fiori di Sumire”, la cui sceneggiatura è stata curata da Satoshi Fukushima.  La trama è incentrata su due ragazze molto diverse: la fredda Sumire e la spregiudicata Momo. Non hanno niente in comune: una dipinge pittura giapponese, l'altra ad olio, l'una non sembra avere affetti mentre l'altra si concede fin troppo... eppure, anche se non lo ammetterebbero mai, le due sono attratte l'una dall'altra. Probabilmente in tutti i sensi. Quando le due finalmente avranno l'occasione per interagire tra loro, l'esito sarà imprevedibile... e una delle due avrà la peggio.
Ottima nel suo svolgimento, la sceneggiatura si perde un attimo nel finale, affrettato e quasi incomprensibile. Sebbene il canovaccio sia stato sfruttato tantissime altre volte, la storia risulta fresca e godibile, trainata da due protagoniste che hanno molto da dire ad un lettore, anche quello più smaliziato.  Anche la Mori ai disegni fa un'ottima prova, mostrandosi all'altezza di una trama così diversa dalle sue solite ma mantenendo quel suo stile personale. Un gran finale per questo volume...

...Ma ehi, non è finita! E' il momento dei memorabilia, adesso, e di tutto quello che passa per la testa alla gasata mangaka. Seguono infatti bellissime illustrazioni, depliant su varie sessioni d'autografi, che mettono in risalto le ben note ironia ed umiltà della Mori, scenette comiche e... speciali sull'età vittoriana, nello specifico sui corsetti, i camini delle case (!) e i luoghi comuni nei romanzi di Agatha Christie. Definire quest'ultima parte utile sarebbe una bugia, perciò ve lo risparmierò. Forse sarebbe stato meglio non includere queste piccolezze e magari lasciare spazio a qualche storia inventata per l'occasione.
“Anything&Something” è questo: un'occasione per seguire da vicino il percorso di Kaoru Mori in vista, si spera, di più importanti risultati in futuro. Ed infatti l'obiettivo è raggiunto: il suo splendido tratto dettagliato, pieno di retini e versatile, viene celebrato in ogni occasione possibile, com'è giusto che sia. E' un volume “for fans only”, non indicato a chi non la conosce. L'ho recensito non per i suoi meriti in sé, perché per quelli rimando al bellissimo “I giorni della sposa”, che se continua di questo passo diventerà un vero e proprio capolavoro, ma per accendere i riflettori su questa mangaka che, come già detto, ha davanti a sé un futuro radioso dal punto di vista artistico.

Sperando che sia davvero così, per oggi è tutto, cari amici. Arrivederci alla prossima volta, con “Il tempio degli Otaku”!

martedì 9 aprile 2013

Milano Manga Festival: la prima mostra sulla Storia dei Manga in 200 anni.






Un grande evento si prepara a Milano, evento unico nel suo genere e, si spera, primo di una lunga serie.
Si tratta del Milano Manga Festival, che si svolgerà dal 3 Maggio al 21 Luglio 2013 presso la Roma rotonda di Via Besana e, parallelamente, presso il WOW, Museo del Fumetto (i due siti sono collegati dal Corso XII Marzo).

Il progetto è stato presentato il 28 Febbraio al Palazzo Reale di Milano e si svolgerà con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone in Italia e del Comune di Milano. Ideato dalla compagnia Asatsu-DK in collaborazione con l’Associazione Culturale Giappone in Italia, il festival trasformerà  due spazi di Milano in veri e propri quartieri dedicati al Manga.

Duecento anni di storia del manga che verranno mostrati con l’esposizione di circa 500 tavole che raccolgono le opere più significative, a cominciare dal “Manga di Hokusai” del 1814, capostipite del genere – dal quale deriva per l’appunto il nome Manga. L’opera si compone di quindici volumi e circa 4.000 personaggi, i primi di tantissimi che son entrati nel tempo a far parte del cuore di molti, giapponesi e non. L’Europa infatti è il più grande mercato mondiale per quanto riguarda i Manga e l’Italia offre un contributo ragguardevole, contando tantissimi  appassionati che già partecipano a manifestazioni locali o estere, seppure dalle dimensioni ridotte rispetto a questo primo grande Festival dalla portata internazionale.



Cuore pulsante del festival è quindi la mostra allestita alla Rotonda Besana, dal titolo “200 Anni di Manga”. Isao Shimizu - curatore della mostra, consulente del Museo Internazionale del Manga di Kyoto e Direttore dell’Archivio Nazionale del Manga, già autore di oltre 80 libri sulla storia di queste particolari pubblicazioni - riunirà nelle 500 tavole un’antologia dell’arte del manga in grado di ripercorrere passo passo l’intero fiorire del genere, dalla nascita alle sue ultime manifestazioni.  Fondamentale è stato l’apporto di manga-ka e di circa venti case editrici che, fra ricerche e trattative, hanno dato vita a questa monumentale raccolta.
L’evoluzione del Manga viene mostrata tramite la divisione della sua storia in sei tappe rappresentative: il DNA del Manga, dall’adulto al bambino, il Dio del Manga (Tezuka Osamu), l’età delle riviste, lo sviluppo del Manga, il Media Mix.



Ma non finisce qui. Date le connessioni tra manga, cultura giapponese e culture che ne son diventate sostenitrici appassionate, è stato possibile creare delle aree tematiche di approfondimento: sarà illustrato il rapporto tra manga e alimentazione, educazione, medicina, musica e moda.
Un ottimo modo, insomma, per mostrare come il genere sia quanto mai attuale e per nulla settoriale.
Particolarmente apprezzata dagli Italiani sarà sicuramente la sezione dedicata a  “Captain Tsubasa”, meglio conosciuto come “Holly e Benji”, mito e di generazioni e generazioni, che vedrà ospite il creatore Yoichi Takahashi.


WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine Animata- ospiterà una serie di eventi il cui calendario non è stato ancora definito. Certo è che dal 15 Maggio al 15 Giugno ospiterà una mostra dedicata ai dōjinshi (manga indipendenti), esponenti delle avanguardie del genere che potranno così offrire uno squarcio sul futuro del Manga. L’ingresso, in questo caso, sarà gratuito. 
Il Festival tuttavia non si esaurisce qui e offre la possibilità di corsi, workshop in collaborazione con licei artistici e università come quella di Brera e delle Belle Arti, incontri con gli autori e conferenze con esperti provenienti dal Giappone o con gli specialisti italiani. In particolare, verrà dedicato spazio anche all’animazione, con la partecipazione  di doppiatori italiani disposti a parlare col pubblico, mentre gli editori faranno disquisiranno sulle condizioni del mercato giapponese e italiano. Ci saranno focus sull’arte nipponica più o meno tradizionale, spaziando dalla calligrafia agli origami o all'ikebana.

Chicca del festival sarà infine l’allestimento di una biblioteca gratuita, nella quale sarà possibile leggere una vasta gamma di manga in italiano e magari farsi un’idea sulle prossime pubblicazioni.

Supervisore del tutto sarà Osamu Takeuchi, professore ordinario presso il Dipartimento di Studi Mediatici della Facoltà di Sociologia all’Università Dōshisha, specializzato in letteratura infantile e storia del manga, tra i fondatori della rivista Biranzi (o Biranji), di cui è per altro il direttore, e anche autore di manga con lo pseudonimo di Osa Takeshi.

Il direttore del Museo del Fumetto, Luigi Bona, ha dichiarato che "È la prima volta che viene fatta un’esposizione e una presentazione del manga a questo livello. Un evento che non è stato possibile realizzare neppure in Giappone, può essere invece realizzato oggi a Milano", lasciando così intuire l’importanza e la significatività dell’evento.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina Facebook dedicata all’evento, seguire l’account Twitter Ufficiale e il sito, ancora in lavorazione. 






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