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domenica 5 febbraio 2012

Massimo Cortese e la beffa del trentatré: esperienza di un'Italia sotto la neve

Siamo sempre lieti di ospitare sul blog Massimo Cortese, varie volte intervenuto con articoli, interviste e racconti. Quello che ci ha proposto questa sera è il riepilogo di un' esperienza legata alla neve che sta imperversando in quasi tutta Italia - la mia terra, la Sicilia, costituisce una piacevole eccezione. I disagi del maltempo causano feriti e mettono in pericolo la vita di molti senzatetto e poveri malcapitati. Per fortuna al nostro Cortese è finita bene, ma quanti danni può fare la cattiva amministrazione pubblica?



LA BEFFA DEL TRENTATRE '

 Spala, Massimo, altrimenti il carro da morto come fa a passare? 
E’ vero, mio nipote ha ragione, dobbiamo liberare il passo carrabile dalla neve, in modo da consentire al carro funebre il passaggio senza problemi. Dalla notte scorsa la neve sta cadendo copiosa, forse per vendicarsi del fatto che era da molto tempo che mancava in così grande quantità, al punto da farci dimenticare il quarantennale dalla terribile scossa di terremoto del lontano 4 febbraio 1972. Per la cronaca, il carro funebre riuscirà a passare, anche se l’autista deve aver avuto qualche sudarella per un improvviso slittamento dei pneumatici: tuttavia, al funerale hanno partecipato più persone del previsto, ed io me ne sto al capolinea dell’Autobus numero Trentatrè, che appuntò mi riporterà a casa. Sono le ore 19.30, ormai è un’ora che aspetto, e sto cominciando ad avere qualche timore circa la regolarità del servizio. Nevica ininterrottamente, ho saputo che il Trentatrè passa regolarmente, ma proprio ora qualche passante mi dice che la linea è stata sospesa per via di uno slittamento dell’autobus, avvenuto verso le tredici e trenta. 
Telefono allora a mia moglie, e lei mi assicura che l’autobus non passa più: visto che nessuno può venire a prendermi con l’automobile, a causa delle critiche condizioni del tempo, dovrò percorrere la strada a piedi, non è poi così tanta, a meno che qualche volenteroso non mi dia un passaggio, come in passato è sempre accaduto. Nel frattempo al capolinea passa uno studente universitario, anche lui pensa di prendere l’autobus per arrivare a casa sua, che si trova in una frazione un po’ più lontana della mia. Ha il cellulare scarico, gli faccio telefonare dal mio, e concordiamo subito che se qualcuno verrà a prenderlo, darà un passaggio anche a me, visto che mi trovo sulla stessa strada. Tuttavia, il tale non riesce a stabilire un contatto con i suoi parenti, e decide di andare a piedi a casa sua: a quel punto, anch’io m’incammino, altrimenti finisco col morire assiderato. Non l’avessi mai avuta una pensata del genere, ho corso un grandissimo rischio di essere la prima vittima del maltempo: tanto per iniziare, faticavo non poco a stare in coda al tale, la cui falcata era esattamente la mia di trent’anni prima. Poi imperversava il buio più totale che, accompagnato alla bufera di neve ed al flusso continuo di automobili che continuamente mi sfioravano, con il supplemento di insulti da parte dei loro conducenti, mi fece cambiare idea sulla pensata che avevo avuto, ma ormai era troppo tardi. Non ce la faccio più – pensai tra me e me – ma non esternai la sofferenza che si era impadronita della mia psiche. Ad un certo punto abbiamo imboccato la strada provinciale, e la luce della luna, della neve, o forse della disperazione, ha cominciato a darmi un po’ di fiducia, nella speranza che il supplizio nella tormenta avesse fine. La decisione di camminare a piedi era stata senz’altro avventata e non ben ponderata, ma ormai bisogna stringere i denti ed andare diritto, senza cedimenti, altrimenti rischiavo veramente la pelle: d’altra parte, nessun automobilista ascoltava le mie invocazioni d’aiuto o si fermava al mio gesticolare. Fu così, come per miracolo, che due automobilisti, parenti o amici del compagno di sventura, ci vennero in soccorso, offrendoci un passaggio: finalmente l’odissea stava terminando. Ma la peggiore delle beffe era in agguato: stavo per ringraziare quelle persone, quand’ecco che, improvvisamente, vedo sopraggiungere il Trentatrè. Molte sono state le esclamazioni, sempre formulate a livello di pensiero, che hanno accompagnato quella visione, ma è meglio non approfondire.

sabato 3 dicembre 2011

Christmas tales:Con gli occhi di un bambino di Massimo Cortese, Il plin plin di Parigi di Marco Mazzanti, Un'altra leggenda di Natale di Carlo A. Martigli

Come da calendario, arrivano i nostri Christmas Tales per lo speciale tutto dedicato al Natale di Dusty pages in Wonderland! Dopo aver apprezzato Mariachiara Cabrini arrivano tre autori e i loro racconti molto brevi, motivo per cui ho deciso di raggrupparli in un unico post. Sono molto diversi tra loro: Massimo Cortese, che abbiamo diverse volte conosciuto sul blog si dedica, come suo solito, ai problemi sociali, questa volta con una piccola finzione letteraria che mette a nudo il problema dei bambini strappati al terzo anno di età alle madri  incarcerate. Marco Mazzanti, autore de L'uomo che dipingeva con i coltelli, La nave del destino-Asia e Demetrio dai capelli verdi, ci ha donato il suggestivo racconto Il plin plin di Parigi, scritto per un recital tenuto a Roma lo scorso 11 novembre. Infine, Un'altra leggenda di Natale è il terzo e ultimo racconto, sottilmente polemico, scritto da Carlo A. Martigli, autore di 999 L'ultimo custode, che invita alla riflessione e al vero messaggio che dovrebbe stare dietro le feste natalizie...





Con gli occhi di un bambino

di Massimo Cortese

C’è già aria di festa in giro, e questo è il tempo in cui i bambini scrivono a Babbo Natale per avere i doni che hanno tanto atteso. Quest’anno la Redazione ha deciso di non scomodare il simpatico vecchietto, che ha il suo bel da fare con l’organizzare la consegna dei regali, ma vuole pubblicare la letterina di un bambino che ha da poco compiuto tre anni, al quale è accaduta una strana storia. Infatti, in base alla legge, un bambino può stare fino a tre anni di età in carcere con sua mamma, se questa ha commesso un reato. Questa è la storia di un piccolo nomade strappato all’affetto materno dopo aver compiuto i tre anni, perché questa scadenza è per molti versi simile alla favola di Cenerentola, che allo scoccare della mezzanotte deve abbandonare il Principe Azzurro con cui ha ballato per l’intera serata. Però, la permanenza del bambino in galera non è una favola, ma fa parte della dura realtà da digerire, benché la mamma, saggiamente, gli ha fatto credere di vivere con lui in un mondo fatato. D’altra parte, qualcosa del genere non la ritroviamo nel protagonista del film ”La vita è bella”?
Poco importa se il bambino viene trattato come un pacco postale, la legge è legge, non si discute.
Vorrei fare una piccola osservazione: ho letto che un’età molto importante per la formazione dell’individuo è quella che va dalla nascita ai tre anni. Se le cose dovessero stare in questo modo, credo che dobbiamo pensare al futuro di quei bambini che hanno la ventura di passare buona parte dei primi tre anni di vita in una prigione.
Perdonateci se la lettera è breve, ma è stata scritta con la semplicità e l’ingenuità che solo i bambini possono avere.
ECCO IL TESTO.

A BABBO NATALE
POLO NORD

Quando avevo undici mesi sono stato portato con mia madre in un grande nido, con altre mamme e tredici bambini come me. Probabilmente deve essersi trattato di un premio, perché ho abbandonato quell’esistenza non proprio comoda che conducevo prima, quando stavo per ore intere in braccio alla mamma, che con la mano tesa raccoglieva delle monetine. Il grande nido aveva delle sbarre, vi erano due grandi stanzoni ed anche i giochi per tutti noi. Tutti erano gentili con me, e la mamma mi ha detto che stavamo nel castello delle favole, che si chiudeva alle sei di sera per proteggerci dalla strega cattiva. Appena siamo entrati ci ha visitato il dottore per verificare che godessimo buona salute, e questa visita era frequente, tanto che io alzavo le mani di scatto e allargavo le gambe, anche per non farmelo ripetere.
Però, con l’andare del tempo, quel che mi mancava era la libertà di muovermi e di andare in giro come accadeva prima che entrassi nel castello. Un bambino mi ha detto una volta che noi stavamo lì in un reality, tanto che non mancava la gente che urlava e ogni tanto vi erano anche delle epidemie ed altre cose strane che non ho ben compreso. Mi sono allora adattato al tram tram del posto ed al linguaggio che si parlava: l’agente, l’avvocato, il colloquio, l’ora d’aria, tutto quanto insomma.
Poi, quando ho compiuto il terzo anno di età, mentre fantasticavo alla festa che avrei avuto nel castello, mi hanno portato via dalla mamma: ma che colpa avevo io, forse è per via della pipì che avrò fatto addosso un paio di volte ? Ci hanno separati, così all’improvviso, e quando poi andavo col papà a rivedere la mamma nel castello, provavo fastidio nel farmi perquisire.
Al momento della separazione ho pensato che diventavo un carcerato perché non avevo più la dolcissima presenza di mia madre, che per me era tutto.
Caro Babbo Natale, ti chiedo di farmi il regalo più bello: ridammi la mia mamma per sempre.
Senza di lei sono molto triste.
Ti auguro Buon Natale



pioggia

Il plin plin di Parigi

di Marco Mazzanti


Vado – senza meta – seduto agli ultimi posti di questo autobus vecchio modello. Domanda o affermazione? Vado – dove? – seduto agli ultimi posti di questo autobus vecchio modello? Senza meta, insieme ad altri, seduti anch’essi, in questo autobus vecchio modello – di quelli arancioni, te li ricordi? – carico di esistenze rannicchiate e distratte.
Vado. Andiamo. Dove? Si guarda fuori, attraverso il mutevole intreccio delle gocce di pioggia che sui vetri si stirano, divengono fronde d’alberi d’acqua, sullo sfondo d’una città e delle sue notti bianche.
Squilla il cellulare giallo canarino, trema nella mia mano, a lungo, finché non è come se perdesse vita. Un ultimo spasimo, pochi minuti dopo, un attimo di fosforescenza blu sul display... un sms che non leggo, che archivio e che dimenticherò. Lo leggerà qualcun altro, perché ho intenzione di dimenticarmelo, questo telefonino giallo canarino. Scenderò da quest’autobus vecchio modello – di quelli arancioni, te li ricordi? – senza curami di nulla e di nessuno; camminerò sotto la pizza del mio ombrello, seguendo tracce invisibili, impronte labili, come di dita, sullo specchio torbido delle pozzanghere.

Non c’è nulla, non c’è nessuno. Niente che mi abbia trattenuto fra le quattro mura di casa – in una stanza rischiarata appena da una lampada da buttare, che scolora le superfici e trasforma me medesimo in una insulsa mollica di penombra – niente che mi abbia trattenuto realmente, quando invece fuori c’è il trionfo delle feste di Natale, la corsa dei ritardatari agli ultimi regali, la corrida nei centri commerciali più schizzati, le radio accese e le loro canzonette, tra chi sorride e chi si improvvisa star ballando sotto le stelle, nell’illusione di un quarto d’ora di successo, perché io valgo!


Il canarino giallo telefonino è ancora nella tasca del giaccone – quello da due soldi comprato al mercatino, te lo ricordi? –, mi sono dimenticato di dimenticarmelo in autobus – sempre lo stesso di prima, di quelli vecchio modello, tipo mandarino senza semi, così dolce e clementino! – recitando la parte dell’indifferente, del cinico che vive fuori dal mondo, timido e assorto nel plin plin di Parigi. Ma per favore!

Sul display il nome di uno, il nome di tutti. Mai il tuo. Lo vorrei davvero, il tuo nome, sul display blu del mio telefonino giallo mandarino morbido come un canarino. Cosa darei per un tuo sms. Mi basterebbero due parole. Dove sei? E io ti risponderei chiamandoti. Ti direi – sono qui, sono qui! – ti direi che non aspettavo altro. E tu, dove sei? Cosa fai? Dove vai? Io sono qui. Io sono qui!

Nel plin plin di Roma, c’è un uomo solo che cammina, solo, credendo di trovarsi a Parigi. Tante chiamate perse. Tanti messaggi d’auguri. Tanti nomi, ma mai quello che vorrebbe leggere lui sul display del suo telefonino. Prova a chiamarlo quel nome, digita il numero, cui risponde una voce fredda, di robot frustrato.
Il numero selezionato è inesistente.


domenica 20 novembre 2011

Interview with... Massimo Cortese

Dopo tre recensioni ed un giveaway è arrivato il momento di dare finalmente voce a Massimo Cortese, autore della Trilogia della speranza e della lettera all'onorevole Levi che ho pubblicato qui. Attivo nelle tematiche sociali, Cortese è laureato in giurisprudenza e racconta, attraverso i suoi libri, la storia dimenticata del nostro paese, ma anche le difficoltà che lo attanagliano e il vissuto -spesso autobiografico- delle fasce vittime di diverse problematiche.


Interview with...

Massimo Cortese




Malitia: Buonasera Cortese e benvenuto sul mio blog. Può presentarsi ai lettori?

Cortese: Nel ringraziarla per la bella opportunità di entrare da protagonista sul suo Blog, passo subito alla presentazione. Mi chiamo Massimo Cortese, ho cinquanta anni, sono sposato con Daniela, ho una figlia alla quale ho dedicato il primo libro, che ha rappresentato l’inizio della mia avventura letteraria. Al primo libro ne sono seguiti altri due: in buona sostanza, ogni testo è all’origine del successivo. Al terzo libro, ha fatto seguito lo scritto inedito “L’opinione di uno scrittore- lettera cortese all’onorevole Levi, con cui protesto per l’entrata in vigore della nuova Normativa sul prezzo dei libri. Vorrei però ricordare i racconti, pubblicati anche su varie Antologie e su Visione, il semestrale della sezione provinciale di Ancona dell’Unione Italiana per la lotta alla distrofia muscolare, dove curo la rubrica intitolata Cortese…mente. Uno dei miei racconti preferiti; “Le ragazze dei Blog Letterari” è stato  pubblicato all’interno dell’ultima Antologia della Casa Editrice Montag, intitolata “L’amore delle donne”.

M: Il suo primo libro, Candidato al Consiglio d'istituto, nasce da un'esperienza personale vissuta nella scuola di sua figlia. Perché ha sentito il bisogno di scriverne?

C: Perché volevo occuparmi di alcune questioni, come l’educazione, il bullismo, la fiducia o la sfiducia nelle Istituzioni, che mi stanno molto a cuore, ma di cui si parla soltanto quando accadono delle tragedie. Avevo desiderio di far sentire la mia voce: tutto qui.

M: Educazione e bullismo sono solo due dei temi trattati nei suoi libri. Quanto sono importanti e quanto se ne parla, in realtà, nel nostro paese?

C: L’educazione è importantissima, sebbene in questi ultimi decenni venga considerata una questione superata. La maleducazione e l’arroganza hanno preso il suo posto, ma, sarebbe il caso di dire “nulla è perduto, niente è compromesso”. Bisogna recuperare il tempo perduto. Riguardo al bullismo, è una grande ingiustizia, verso la quale non sempre si interviene nel modo adeguato. Riporto un fatto: ho partecipato ad un convegno che si occupava di problemi dell’adolescenza, e ad un certo punto è intervenuta una docente universitaria, che esponeva i risultati di un sua grande ricerca. La signora mostrava una grande competenza nell’affrontare il bullismo, ed io gesticolavo con la mano per mostrare il mio dissenso, ma non c’è stato nulla da fare. Inoltre, il bullismo di oggi è diverso da quello del passato, basti pensare al ruolo di Internet; oggi si parla di cyberbullismo. Il bullismo è un fenomeno planetario: la trasmissione televisiva Tg2 Dossier, mandata in onda dalla RAI alla mezzanotte del 10 gennaio 2009, ha fatto il punto della situazione in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Russia, e onestamente non comprendo come mai il Ministero  della Pubblica Istruzione non abbia avvertito la necessità di trasmetterla alle scuole italiane: sarebbero stati soldi spesi bene, a dispetto di tante ricerche inutili. Non può essere uno spot a risolvere il problema, ci vuole ben altro. A costo di diventare noioso, iniziamo dal diffondere la trasmissione Tg 2 Dossier della RAI del 10 gennaio 2009.

M: Lei scrive anche, attraverso il racconto della vita di sua madre, degli anni in cui la miseria nera affliggeva l'Italia da Nord a Sud, fornendo uno spaccato molto realistico di alcuni decenni fa. Secondo lei l'Italia è un paese che ha perso memoria del passato?

C: Sì, abbiamo perduto la memoria del nostro passato, e in molti casi la colpa è anche dei nuovi programmi scolastici: per esempio, nella classe quinta elementare, non si completa il programma di storia, ma ci si ferma alla Storia Romana: questo significa che i nostri ragazzi vivono fuori dal mondo, non conoscendo le vicende degli ultimi secoli e quelle del più recente passato. A riprova di quanto sto dicendo, ho notato tanta ignoranza dei giovani in occasione dei festeggiamenti per il 150° Anniversario dell’Unità Nazionale. Un popolo che non conosce la propria storia, difficilmente sarà in grado di appassionarsi al  proprio futuro.

M: In Non dobbiamo perderci d'animo lei ricorda con un affettuoso episodio "il carnevale dei ragazzi", un evento che venne cancellato dal terremoto di Ancona e a cui attribuiva un particolare valore. Cosa ne è conseguito? Perché, secondo lei, la scomparsa di questo carnevale ha quasi causato una piaga sociale nei giovani che non l'hanno vissuto?

C: Nel racconto vi sono due direttrici: l’età spensierata dell’infanzia e l’attacco alla Politica. Il terremoto è l’evento imprevedibile che collega questi due elementi. Peraltro, nel corso degli anni, questa parola ha assunto un significato più ampio: si parla appunto di terremoto politico o di terremoto finanziario, a sottolineare la crisi di un determinato sistema.  Nel racconto vi è una delle prime critiche verso il Mondo della Politica, il cui Degrado è, proprio in questi giorni, sotto gli occhi di tutti.  Per questa ragione, io sostengo, che la colpa dell’attuale degrado, in cui versa la società italiana, è dovuta alla scomparsa del Carnevale: per risolvere il problema, basterebbe reintrodurre quella manifestazione soppressa nel 1972 a causa del terremoto. Riguardo alla sua domanda, relativa alla piaga sociale che la scomparsa del carnevale avrebbe causato nell’attuale Classe Dirigente, la risposta va ricercata direttamente nella ragione per la quale ho scritto il racconto: durante una festa di Carnevale organizzata da una scuola elementare, ho incontrato un uomo politico, mentre  si divertiva con una delle prime videocamere a filmare i suoi figli. Il nostro amico rideva di gusto: in quel momento, il Politico aveva lasciato il posto al Genitore interessato del Destino dei propri Figli. Allora io ho pensato: che bella cosa sarebbe se il sorriso di questo Genitore rimanesse per sempre: avremmo un Paese Migliore.  Il problema è che ci siamo dimenticati delle piccole cose, della gioia di una bambina che indossa per la prima volta una maschera di carnevale e che festeggia divertita, tanto da attirare l’attenzione del papà. Poi vorrei dire un’ultima cosa: alla mia proposta di reintrodurre il carnevale dei ragazzi, il sindaco dell’epoca, che ebbe a premiarmi, non mi rispose, sicuramente non aveva letto il racconto. Ebbene, qualche mese più tardi il primo cittadino si è dimesso e, per assurdo, le dimissioni sono state date il 24 febbraio 2009,. proprio nel giorno di martedì di carnevale.

M: Le vicende giudiziarie di cui è stato vittima e che ha raccontato in Un'opera dalle molte pretese hanno modificato l'opinione che aveva della giustizia italiana?

C: No, avevo e ho un grande rispetto per la Magistratura del nostro Paese, che spesso opera in condizioni difficili. Tuttavia, molte cose debbono cambiare e, se è vero che dobbiamo avere rispetto per l’Ordine Giudiziario, è altrettanto vero il contrario.  

M: Nei suoi libri leggiamo dei vani tentativi di lettere indirizzati ai politici. Perché lo fa?

C: Si tratta di un vizio che avevo fin dai tempi della scuola superiore, una sorta di chiamata in causa delle persone che possono e dovrebbero fare qualcosa per i problemi della collettività, in quanto siamo noi ad averli eletti per risolvere i nostri problemi. Negli Anni Ottanta, quando scrivevo mi rispondevano tutti: oggi non risponde più nessuno. Questo testimonia una grande criticità nei rapporti tra Cittadini e Classe Politica, che, di conseguenza, può diventare anche arrogante. Io sono quasi certo che l’onorevole Levi non risponderà alla mia lettera, e forse non lo farà nessun altro politico: ripeto, il mio è solo un presentimento: come sono solito dire, spero di sbagliarmi.. Le mie sono lettere di proposta, non di protesta, ciascuno di noi dovrebbe avere il coraggio civile di pretendere che vi sia un’etica della politica.

M: Quanto è difficile fare lo scrittore in Italia?

C: Per molti scrittori non è affatto difficile: si scrive qualcosa, si va in televisione nelle trasmissioni di maggiore ascolto, e si vendono migliaia di copie. Anche a livello locale, se si conoscono le persone giuste, non è poi un brutto vivere. Poi ci sono quelle persone, abbandonate da tutto e da tutti, per le quali scrivere e farsi leggere è un’impresa disperata, quasi una missione impossibile: avendo vissuto questa esperienza, ho provato a raccontarla, dopo essermi posto un unico interrogativo: Perché accade questo? E’ giusto? Allo stesso modo di quando scrivo ai politici, proponendo loro delle soluzioni, ho scritto una lettera a me stesso, che ho trasformato in un libro intitolato “Un’opera dalle molte pretese”. E’ difficile il mestiere dello scrittore libero in Italia, in quanto non vi è attenzione per la cultura, ed in particolare per la lettura, come ho cercato di dire nello scritto “L’opinione di uno scrittore”.

M: Perché scrivere al giorno d'oggi? Sono molti quelli che ambiscono a farlo...

C: Un noto intellettuale ha detto che molti scrivono perché hanno scoperto che è facile farlo. Forse, potrebbe avere qualche ragione. Io credo che in un mondo caratterizzato dalla solitudine, ci sia il bisogno di esprimersi in qualche modo. 

M: Ultima domanda: se dovesse salvare un solo libro al mondo, quale sarebbe?

C: La Bibbia: è il primo libro ad essere stato stampato, non dobbiamo dimenticarlo.

M: Grazie mille per la disponibilità e buona fortuna per il suo futuro letterario.

C: Io ringrazio lei e gli utenti del Blog per avermi sopportato fino a questo momento.



Massimo Cortese 
Nato ad Ancona nel 1961, è funzionario di un ente locale. Scrive racconti dalle ore 14.52 del 2 dicembre 2006, a seguito della nomina a Consigliere d’Istituto nella scuola frequentata dalla figlia. Nei suoi scritti sollecita sempre il lettore alla riflessione sulla realtà incontrata. Con Il Carnevale dei Ragazzi si è aggiudicato il XXIV Premio Nazionale Riviera Adriatica di Ancona. Scrive sulla rivista Visione della UILDM di Ancona, dove cura lo spazio intitolato Cortese…mente.

mercoledì 9 novembre 2011

Recensione: Un'opera dalle molte pretese di Massimo Cortese


Voto


Un’opera dalle molte pretese è il terzo volume che conclude la Trilogia della Speranza di Massimo Cortese, con il ritorno ad un’autobiografia mai completamente abbandonata, quasi complementare alle esigenze letterarie dell’autore. Definire le opere di Cortese è sempre un po’ complicato, e anche questa volta l’esplicitazione di un genere non incontra facile soluzione: Un’opera dalle molte pretese si barcamena tra il racconto –sempre in prima persona- dell’esperienza dell’uscita del primo libro dell’autore, Candidato a consiglio d’istituto, e la citazione in giudizio di Cortese a seguito di alcuni disguidi burocratici. Il parallelo svolgersi delle vicende –autobiografiche e di conseguenza reali- viene interrotto brevemente per qualche pagina a metà libro da un dialogo immaginario con lo Stato. Cortese scrive: “Credo che non ci sia abbastanza amore per questo Paese. Mi sembra che tutti i partecipanti, avvocati, giudici, imputati, è chiara la consapevolezza sull'ineluttabile inutilità di qualsiasi provvedimento, come se ciascuno avesse rinunciato a battersi per qualcosa di grande. Si avverte una sorta di condotta rinunciataria, come se le cose fossero destinate ad andare alla malora. Certe volte mi ritrovo a pensare che sono stato rinviato in giudizio per scriverci sopra un libro: l'andazzo e l'alone di surrealtà della vicenda sembrano darmi ragione.”
Il dialogo, che induce ad una forte riflessione, risulta forse la parte più interessante di un volumetto che alterna episodi degni di nota ad altri un po’ più piatti e lenti.
Ci sono due sentimenti che prevalgono, basandosi sulla duplicità della narrazione: la sferzante ironia della vicenda in tribunale e la speranza di quella che accompagna la promozione del nuovo libro. E’ interessante soffermarsi sulla prima, di cui voglio portarvi un esempio citando un brano del libro. Cortese è appena stato accusato dal Pubblico Ministero di avere attuato, assieme agli altri amministratori, un disegno criminoso. La notizia però, gli suscita una reazione particolare: “Portai le mani alla faccia non certo per la disperazione, come a qualcuno potrebbe venir pensato, ma per nascondere il desiderio irrefrenabile di ridere. Subito dopo tossii, roteai la testa per l’aula e mi diedi un contegno, rimanendo serio, per mostrare la mia preoccupazione: in realtà ero al settimo cielo, perché aver ascoltato dalla viva voce dello Stato di essere diventato un criminale, per di più in un’aula di giustizia: mi sembrava uno scoop meraviglioso, roba non credere”.
Tutto lo stile si concentra in una parodica assurda rappresentazione della prassi della giustizia italiana, ancora più drammatica perché vissuta sulla pelle dell’autore, e dunque vera, autentica.
Lo sdegno di Cortese, seppur dissimulato da stupore e ironia, diventa palpabile e diventa il nostro. L’impressione è davvero quella di un teatrino di fantocci, estremamente seri ed estremamente ridicoli, che Cortese svela con occhio dissacratore.
La parte relativa la campagna di uscita del libro è, invece, meno brillante, seppur significativa in molte parti. E quando leggiamo “la presentazione termina con quell’unica copia venduta ad uno sconosciuto, simbolo di tutti i lettori del mondo. E’ stato un grande successo” sappiamo che no, questa volta non è ironia, questa volta è detto davvero col cuore. Quella di Cortese è una continua, perpetua speranza, nonostante i momenti di sconforto non manchino.
L’intenzione letteraria dell’autore, già facilmente intuibile nei primi due libri, viene finalmente a galla, quasi come la dichiarazione di un’ideologia: “Alessandro Manzoni sosteneva, in una lettera ad un letterato francese, che il compito della letteratura era quello di erudire la moltitudine, farla invaghire del bello e dell'utile, per rendere in questo modo le cose un po' più come dovrebbero essere: ecco, non vorrei sembrare presuntuoso, ma io mi trovo nella stessa linea.” Al contrario di Manzoni, però, Cortese usa uno stile anche fin troppo colloquiale, anche fin troppo aperto, potremmo dire nudo e crudo. Questo avvantaggia sicuramente l’autore limitatamente al fatto che, ponendosi in stretto rapporto con il lettore, suscita in lui empatia. Questa è però una scelta che non mi trova mai pienamente d’accordo, come ho evidenziato anche nelle recensioni precedenti.
Le due stelline di voto, lo dico per non fare un torto all’autore, non sono state assegnate per svalutare o danneggiare il suo scritto: ho anzi cercato di mettere in risalto i tratti più importanti di Un’opera dalle molte pretese, che merita certamente una lettura al di là delle critiche stilistiche che posso fare a Cortese. Avendo però preferito la seconda opera, Non dobbiamo perderci d’animo, a cui ho dato tre stelline, sono stata costretta a fare un passo indietro nel sistema di rating. Spero l’autore non me ne voglia e spero che continui la sua attività letteraria, il suo impegno costante per la discussione di tematiche importanti, e spero che, tutto sommato, non ascolti i miei consigli letterari. In fondo Cortese ci piace così. 

mercoledì 2 novembre 2011

All'Onorevole Levi: lettera di Massimo Cortese a proposito di una legge vergognosa

Ho già parlato in passato dell'impegno sociale di Massimo Cortese, autore della Trilogia della Speranza (oggetto dei giveaway di compleanno) che aspetta ancora recensione del suo ultimo libro, Un'opera dalle molte pretese. Dai suoi libri è evidente il tentativo perpetuo del dialogo con i politici, per cambiare questa Italia piena di ingiustizie e contraddizioni. La sua ultima fatica, che ci impegniamo di riportare sul blog, riguarda la dibattuta Legge Levi. Allo stesso Onorevole Cortese ha scritto una lettera lo scorso 29 ottobre, ribadendo la nocività di un'operazione di cui certamente Levi sarà a conoscenza. Non ci aspettiamo una risposta, ma i tentativi vanno fatti: non spaventatevi dalla lunghezza, il testo è molto scorrevole e il paragrafo sui blog letterari molto interessante. 



MASSIMO CORTESE

L’OPINIONE DI UNO SCRITTORE
Lettera cortese all’Onorevole Levi


Ottobre 2011

Ancona, 15 ottobre 2011
Gentile Onorevole Ricardo Franco Levi, mi chiamo Massimo Cortese e scrivo per rivolgerle gli Auguri di fine Anno: infatti, dal dicembre dell’anno 2006, ho preso l’abitudine di fare i miei auguri ad alcune importanti Autorità del nostro Stato, unitamente ad un mio scritto. Inizialmente, scrissi al Presidente della Repubblica ed al Presidente del Consiglio dei Ministri, ma dall’anno 2008 rivolgo gli auguri anche ai Presidenti di Camera e Senato, oltre al Segretario del maggiore Partito Politico di Opposizione.
Quest’ anno, oltre alle cinque persone menzionate, invierò gli auguri anche a lei, in quanto è il primo firmatario della Legge n. 121/2011, recante  norme sulla Nuova regolamentazione del prezzo dei libri. E’ una legge che, a mio avviso, penalizza pesantemente la lettura e soprattutto i piccoli scrittori: come è mia abitudine, ho pensato di elevare la mia ferma protesta, articolandola con un breve scritto, redatto appositamente per lei, che mi darà la possibilità di far conoscere la mia opinione sll’argomento.
Naturalmente, oltre agli auguri ed al mio scritto personalizzato, che ho intitolato L’opinione di uno scrittore ( Lettera cortese al senatore Levi), le invio i miei tre libri Candidato al Consiglio d’Istituto (gennaio 2009), Non dobbiamo perderci d’animo (maggio 2010) e Un’opera dalle molte pretese (luglio 2011), che fanno parte del progetto della Trilogia della Speranza, Narrativa di impegno sociale. Alle altre cinque Autorità invierò il mio terzo libro Un’opera dalle molte pretese.
Quando ho pubblicato il primo libro, mi resi conto che le cose non procedevano secondo le previsioni, e allora le riporterò un fatto, che è alla base della riflessione che oggi mi porta a scriverle: verso la fine del mese di febbraio dell’anno 2009 entrai nella più importante libreria della  mia città, per acquistare tre copie del mio libro Candidato al Consiglio d’Istituto. Ebbene, alla mia richiesta, senza guardarmi in volto, la commessa rispose: “Questo libro non esiste”. Domandai la ragione di una tale inesistenza, e mi fu risposto: “Non ha il distributore”. In quel momento esplose la mia rabbia: gridai: Il libro esiste, in quanto l’ho scritto io. Il resto glielo risparmio.
Uscendo dalla libreria, mi ripromisi di fare qualcosa per me e per il mio Paese.

1        UN GRAVE ERRORE DI VALUTAZIONE

A differenza di quanto accade negli altri Paesi Europei, in Italia si legge troppo poco: basta trascorrere qualche ora in un rifugio di montagna o d’estate in un albergo con ospiti stranieri, per rendersene conto. A mio avviso, due sarebbero stati gli interventi da porre in essere per combattere il fenomeno: favorire la lettura con una manifestazione di carattere nazionale, oltre a consentire prezzi accessibili ai lettori. Paradossalmente, è accaduto il contrario, ma andiamo con ordine. Dal 2006 al 2010, il Centro per il Libro e la lettura aveva promosso una manifestazione, denominata “Ottobre piovono libri”, che stava dando grossi risultati: ebbene, questa iniziativa è stata eliminata, proprio nell’anno dell’ Anniversario dell’Unità Nazionale. Quanto ai costi, la legge Levi ha stabilito la disciplina degli sconti da riservare ai testi, colpendo immediatamente i consumatori che cercano di ottenere prodotti a prezzi più a buon mercato, rivolgendosi in genere alle librerie on line. Come ormai è noto, il Legislatore ha inteso dare seguito al desiderio di librai ed editori, ed in questo operato intravedo un macroscopico errore: il mondo dei libri vede come protagonisti una pluralità di soggetti, e di tutti si sarebbe dovuto tenere conto. Peraltro, ad essere danneggiati da questa misura, sempre che non sia riveduta, saranno proprio gli editori e i librai tradizionali.
Ma prima vorrei dire una cosetta.
Ho letto un editoriale di una rivista letteraria, in cui si dice: le librerie stanno chiudendo per colpa degli sconti e delle Librerie online, Amazon in particolare. Ma con la legge Levi, di cui tutti sembrano soddisfatti, qualcosa potrebbe cambiare. Ancora una volta un addetto ai lavori  ignora gli scrittori e i lettori, al pari della commessa della libreria, secondo la quale il mio libro neanche esisteva. Eppure tutti gli addetti dovrebbero sapere che per molti piccoli scrittori l’unica modalità di vendere il loro libro è dato dalla Libreria online. Ognuno deve fare il proprio mestiere, per carità, ma se non si vede un po’ più in là, se non si analizzano tutti gli aspetti, che devono essere sviscerati, se non si fa del problem solving, non si andrà lontano.  
Esaminiamo allora la pluralità dei soggetti, di cui appunto parlavo nell’introduzione:

1.1. LA PLURALITA’ DEI SOGGETTI

La legge Levi si basa su un presupposto sbagliato: a determinare le sorti del libro sarebbero unicamente le Case Editrici e i librai, che si ritenevano penalizzati dagli sconti. Sono state dimenticate tante, troppe figure, a cominciare dai lettori, che hanno da sempre cercato di acquistare i testi a prezzi bassi: essi saranno portati ad acquistate un minore numero di libri,  si rivolgeranno esclusivamente alle librerie online, abbandonando i librai tradizionali, con i quali molti mantenevano un certo rapporto, calcolato anche in termini di visite periodiche se non a cadenza settimanale. Ogni lettore ha un ruolo importantissimo in questa vicenda, perché è lui, con il suo giudizio, positivo o negativo, che determina il successo di un libro. Ci sono scrittori affermati che vanno a presentare il loro ultimo libro alla TV: inizialmente il libro vende, ma se non viene gradito, se non passa al vaglio del grande pubblico, il testo non avrà successo. I nuovi scenari aperti da Internet stanno determinando dei cambiamenti, non è possibile non rendersene conto, emanando una legge contro le librerie online, che colpisce inizialmente i lettori, ma a poco a poco l’intera filiera.

1.2. LE CASE EDITRICI MAGGIORI

Riuscire a pubblicare un libro con una Casa Editrice diffusa in tutta Italia, rappresenta per uno scrittore il più ambito riconoscimento alla sua creatività. La Casa Editrice Maggiore dispone di tutta una serie di operatori che determineranno la diffusione del libro, che sarà pubblicizzato sui giornali, in televisione, mentre i critici nazionali  e locali faranno a gara nel recensirlo. Inoltre l’editore organizzerà per lo scrittore un tour adeguato, in compagnia di gente titolata, come esperti, politici e professori universitari, che nella veste di futuri giurati lo premieranno nei vari Concorsi Letterari, consacrandone il successo. Invece, al massimo, ad uno scrittore esordiente, verrà detto che il suo libro non esiste, come è accaduto al sottoscritto.

1.3. I PICCOLI EDITORI

Anche i Piccoli Editori non sono tutti uguali: spesso, a livello locale vengono riprodotte le situazioni che contraddistinguono le Case Editrici Nazionali.  In questo caso, il libro viene diffuso presse le librerie tradizionali, dove viene presentato, anche attraverso le televisioni, le radio e i giornali locali, i Premi letterari minori, le Associazioni Culturali, oltre ad altre realtà locali, come Feste Patronali, Sagre, Incontri organizzati dai Partiti Politici  ed Associazioni di Categoria locali, nelle Biblioteche e nelle Scuole: in questo caso un piccolo successo è assicurato. Se poi il libro riesce ad avere qualche minuto di notorietà presso una trasmissione televisiva nazionale, il gioco è fatto.
Vi sono poi i Piccoli Editori che non offrono grandi servizi, ai quali in genere si rivolgono gli scrittori che non hanno conoscenze di alcun genere. Il libro, in questo caso, viene affidato massimamente all’intraprendenza dello scrittore, delle Librerie online e dei Blog Letterari. Per quanto riguarda la piccola editoria, vi è il triste fenomeno dell’editoria a pagamento: la Casa Editrice chiede un contributo allo scrittore per pubblicare un suo testo. Infatti, lo scrittore, vista l’impossibilità di pubblicare un testo con una Casa Editrice importante, pur di vedere pubblicato il suo sogno, è disposto a sobbarcarsi un onere. Io ritengo che se la Casa Editrice richiede allo scrittore di assicurare la vendita di un minimo quantitativo di libri, magari un centinaio, non mi pare che si possa rinvenire un fenomeno di editoria a pagamento. Prendiamo il caso di un illustre sconosciuto, che non ha parenti e amici, per non parlare dei critici, che non si abbassano a leggere opere di scrittori alle prime armi: se non diffonde le sue copie, che nessuno acquisterà mai, perché non lo si conosce, non potremo mai scoprirlo. L’editoria a pagamento è una brutta cosa, ma in parecchi dovrebbero fare il mea culpa, senza invece condannare il povero scrittore che ha fatto dei sacrifici, magari illuso dalle promesse del Gatto e della Volpe di turno.  In proposito, vorrei riportare un fatto riportato dal giornalista Aldo Cazzullo.
Nel 1919 un giovane studente universitario chiese ad un noto professore universitario di scrivere un articolo per il suo giornalino, ed il docente lo accontentò: lo studente si chiamava  Piero Gobetti ed il professore era Luigi Einaudi, senatore del Regno, grande economista e futuro Presidente della Repubblica. Oggi nessun professore universitario ascolterebbe la richiesta di un suo allievo, a meno che sia il figlio di un collega.
Mi pare una riflessione pertinente.

1.4. LE GRANDI CATENE LIBRARIE

Nelle grandi catene librarie vengono venduti i libri maggiormente pubblicizzati. Probabilmente, anche se ciò avverrà non subito, le persone che acquistavano dalle librerie tradizionali, con la legge Levi si rivolgeranno alle grandi catene librarie. Indubbiamente, le grandi catene verranno favorite dalla Legge Levi.

1.5. LE PICCOLE LIBRERIE TRADIZIONALI

Si dice che la Legge Levi è stata emanata per favorire le librerie tradizionali, che dovrebbero vendere un maggior numero di libri, rispetto alle catene ed alle librerie online. Temo che avverrà il contrario, in quanto oggi la piccola  libreria deve specializzarsi, favorire le presentazioni, deve diventare un importante luogo di riferimento culturale,  recuperare un rapporto privilegiato con il lettore, se vuole rimanere sul mercato. Credo che la Legge Levi danneggerà enormemente le librerie tradizionali, in quanto i lettori forti le abbandoneranno per sempre per rifugiarsi nelle Librerie online.

1.6. LE LIBRERIE ONLINE

Viene sostenuto che la Legge Levi è stata voluta per colpire i maggiori sconti praticati dalle Librerie online, ma io credo che saranno proprio queste Librerie ad avvantaggiarsi maggiormente della Nuova Normativa. Le librerie online, che dovranno praticare sconti più contenuti, con le altre misure (rimanenze, libri editi da più di sei mesi, eccetera) verranno viste dai lettori come l’unica opportunità per spendere meno. Inoltre, le Librerie online non sono importanti  solamente per gli sconti praticati, ma per il fatto che sono le uniche strutture dove è possibile acquistare un libro di un qualsiasi scrittore, magari ritenuto meritevole, anche per la pubblicità data dai Blog Letterari, figura assolutamente ignorata dalla Legge Levi. Coloro che acquistavano prevalentemente dalle librerie online, come i lettori forti e i titolari di Blog Letterari, si rivolgeranno  esclusivamente alle librerie online. Inoltre, con il tempo, la vendita online si diffonderà sempre maggiormente. Nella scelta della libreria online, oltre al discorso degli sconti e della facilità di reperimento del testo, vi è poi un aspetto, ignorato dal Legislatore, relativo alla Libertà di Manifestazione del Pensiero, che vede nella Rete un formidabile veicolo libero da vincoli ed orpelli d’ogni genere.

1.7 I PREMI LETTERARI MAGGIORI

Passo ora in rassegna le realtà presenti nel mondo dei libri.
Si dice che un libro, con l’aggiudicazione del Premio Letterario importante, come lo Strega  ed il Campiello, conquisti la sua consacrazione. Anche la semplice partecipazione alla fase finale del concorso, è motivo di prestigio per lo scrittore e l’Editore. Una piccola Casa Editrice verrà gratificata anche dalla valutazione del proprio testo ad una delle prime eliminatorie, a dimostrazione dell’importanza del Premio. “Vedete - proclamerà la Casa Editrice piccola - il nostro libro è riuscito ad essere selezionato dalla prima eliminatoria del noto Premio: questo è il segno che siamo importanti”.
Non credo che la Legge Levi avrà un riflesso sui Premi Letterari maggiori.

1.8. I PREMI LETTERARI MINORI

In genere si ritiene che questi Premi Letterari siano inutili: non sono affatto d’accordo. Infatti, con i Premi Letterari lo scrittore invia un testo, si esercita, ed anche se non dovessero essere mai premiato o segnalato, il Concorso minore rappresenta una Palestra Culturale Formidabile. Ma in questi Premi vi è un grosso problema: spesso, specie per le opere inedite, annualmente partecipano i premiati degli anni precedenti, che si aggiudicano i primi posti: questo fatto, che talvolta viene apprezzato dagli Organizzatori, come ho avuto modo di riscontrare, fa perdere prestigio al Concorso e soddisfa la  bulimia dello Scrittore, impedendo ai giovani di potersi affermare. I Concorsi Letterari minori sono destinati a ridursi, anche per via delle minori risorse disponibili.

1.9 LE ASSOCIAZIONI CULTURALI LOCALI

Spesso costituite da persone di età avanzata, spalleggiate talvolta dai critici locali, non riescono a rinnovarsi e sono destinate ad un lento declino. Ignorano l’esistenza dei Blog Letterari degli scrittori locali, che invece dovrebbero favorire. La loro presenza dovrebbe essere molto importante per la realtà locale nella quale operano, ma questo non accade, perché chi ha un potere, magari piccolo, difficilmente lo cede. Se le Associazioni culturali non avvertono l’esigenza del ricambio, aprendo ai giovani, il loro destino è segnato. Così ai pranzi di queste Associazioni Culturali, l’età dei partecipanti è sempre più elevata. Se non ci sono i giovani, lo sviluppo stenta.

1.10. IL CENTRO PER IL LIBRO E LA LETTURA

E’ un’Istituzione importante, ma deve ascoltare tutte le parti in causa: non mi pare che questo avvenga.

1.11 OTTOBRE PIOVONO LIBRI

La storia che racconterò ora ha dell’incredibile, sembra una favola.
Dall’anno 2006 al 2010 vi è stata questa importante manifestazione sui libri, promossa dal Centro per il libro e la lettura, per iniziativa del Centro per il libro e la lettura: è stata abbandonata, anche se ufficialmente sl è trasformata. Ogni singolo appuntamento iniziativa era a costo zero. Io, per esempio, ho sempre presentato i miei libri con “Ottobre piovono libri”, ma, in sua assenza, non sono riuscito a presentare il libro. Ma c’è un fatto che deve farci riflettere. Nonostante la soppressione, anche quest’anno sono state organizzate numerose iniziative all’intero della campagna “Ottobre piovono libri”, utilizzando il logo del Centro per il libro e la lettura. Sì, ha capito bene: tanti Comuni e Associazioni varie, nei loro comunicati di presentazione dell’iniziativa, parlavano di Ottobre piovono libri, come se ancora esistesse.
Ho scritto al Centro per il libro e la lettura, dove mi è stato risposto che una tale situazione era agli occhi, nonostante che in data 1° marzo 2011 avevano diramato la trasformazione di “Ottobre piovono libri” in “Il Maggio dei libri”, che peraltro già esisteva, sotto un altro nome” Se mi vuoi bene, regalami un libro”. Io stesso vi avevo partecipato il 16 maggio 2010, donando il mio secondo libro alla Biblioteca Comunale, in una pubblica manifestazione. Stranamente, non ero presente nell’indirizzario (mailing list), per tale ragione non ero stato avvertito: ci avrei giurato.
Ciò dimostra che “Ottobre piovono libri” è entrata nel mito, in quanto era ben radicata nel nostro Paese, ed anche se è stata abbandonata, un tale abbandono non ha fatto notizia. La manifestazione non andava soppressa, io spero che per il prossimo anno il Centro per il libro e la lettura ci ripensi, come io avevo suggerito nel famoso articolo pubblicato sul Forum Leggere e scrivere del Corriere della Sera online del 17 agosto 2011, al quale non è seguita alcuna risposta( come diceva la commessa della libreria alla quale avevo chiesto l’acquisto di 3 copie del libro).

1.12 LE REGIONI  E GLI ENTI LOCALI

Le Regioni hanno un ruolo importante da assolvere. Ho visto, per esempio, che alcune Regioni promuovono talune iniziative, ma queste dovrebbero essere coordinate per evitare lo spreco di risorse. Le Regioni e gli Enti locali dovrebbero assolvere ad una funzione di programmazione delle iniziative, e non, come di fatto accade, prestarsi ad appoggiare questa o quella iniziativa, escludendo di conseguenza chi non è nelle grazie del politico di turno. Il Centro per il Libro e la lettura, nel coordinare le iniziative di “Ottobre piovono libri “ svolgeva una funzione assolutamente neutrale.

1.13 LE BIBLIOTECHE

Se diventano un punto di riferimento per la realtà locale, potrebbero avere un’altissima funzione, altrimenti sono destinate a non avere storia. Nella mia città da oltre un anno è chiusa la biblioteca, anche se un minimo servizio di prestito viene assicurato, e non sembra che qualcuno se ne sia accorto, a parte me e pochi altri.
Sono penalizzate dalla Legge Levi.

1.14 I CRITICI LETTERARI NAZIONALI

Da qualche tempo la Cultura Italiana soffre di una terribile malattia, che è particolarmente insidiosa per il fatto che coloro che ne sono affetti la ignorano, per cui ci si continua a comportare come se il malanno non esistesse. La malattia in questione prende il nome di Sindrome di Cimabue, dal nome del grande artista che ha scoperto Giotto, dopo averne individuato il grande talento, anche se aveva messo in conto che l’allievo avrebbe  potuto oscurare la sua fama: Cimabue amava le cose belle, non la propria convenienza. Oggi l’incontro tra Cimabue e Giotto potrebbe prendere un’altra piega, ma non voglio andare oltre.  

1.15 I CRITICI LETTERARI LOCALI

Su scala locale vale quello che ho detto per La Realtà Nazionale: ce ne sarebbe tanto bisogno.
1.16 MEZZI DI COMUNICAZIONE DI INFORMAZIONE (TELEVISIONE, RADIO, GIORNALI, RIVISTE)
Hanno un’importanza fondamentale per la diffusione di un libro. Ma è possibile che per avere qualche spazio bisogna avere le solite conoscenze? Non è deprimente?

1.17 GLI SCRITTORI AFFERMATI

Sono le persone che, dopo aver pubblicato un libro con una Casa Editrice importante, vanno negli spazi televisivi, vincono i Premi Letterari, vantano insomma il migliore successo la loro posizione di persone arrivate.

1.18 GLI SCRITTORI SCONOSCIUTI

Si dice che il loro numero sia in calo, e probabilmente è vero. Spesso per lo scrittore sconosciuto, le uniche due strade da percorrere sono le Librerie online e i Blog Letterari,presso i quali può trovare ospitalità.

1.19 I LETTORI

Consumatori di libri, sono colpiti dalla legge Levi. Il rischio che intravedo con la legge Levi è la fuga dei lettori italiani dalle librerie, ponendo in essere una reazione, diretta conseguenza della Normativa sugli sconti. Inoltre, in massima parte i lettori forti di libri sono giovani, e quindi la legge Levi viene vista come una Normativa penalizzante proprio nei confronti dei nostri figli e nipoti. Sostanzialmente si va creando una certa rabbia tra i lettori e le librerie, che non favorirà certo l’universo dei libri. Colpire i lettori impedendo prezzi bassi ai libri, si dimostrerà un grave errore nel medio e lungo periodo, e questo lo si nota da un piccolo fatto: l’abolizione degli sconti per il mese di dicembre. Il messaggio sembrerebbe bizzarro, ma è fin troppo chiaro: il libro verrà considerato un prodotto di lusso, al massimo lo si potrà acquistare a Natale. 

1.20 I BLOG LETTERARI

I Blog Letterari rappresentano la vera novità del Panorama Letterario italiano. Gli unici spazi ove è consentito dare una recensione libera di un libro, dal momento che il mondo della cultura non lo fa, benché dovrebbe farlo, rimane quello dei Blog Letterari, per i quali posso dare la mia piccola testimonianza. Peraltro, le persone che gestiscono questi spazi gratuiti ed ospitali, dove la Cultura con la C maiuscola è veramente tale, sono, nella grande maggioranza dei casi, giovani donne, animate dalla grande passione per i libri: esse fanno parte di un’Italia minore, spesso misconosciuta e sottovalutata. Io non sto parlando dei Blog Letterari altisonanti, gestiti da alcuni scrittori affermati, ma di quelli nostrani, gestiti da persone con cui è possibile mantenere un rapporto epistolare. La cura che queste persone, in massima parte studentesse o neolaureate,  hanno per i loro Spazi è veramente qualcosa di prodigioso: poi, c’è  un particolare che mi ha subito reso eccellenti questi luoghi. In questi Blog i libri preferiti dalle giovani titolari sono del genere Fantasy, vampiri  e compagnia bella, molto distanti dai miei gusti: eppure, è proprio questa lontananza dalla mia scrittura a rendermele più simpatiche. Spesso ho trovato nelle loro recensioni una sensibilità ed un’acutezza di giudizio, che non pensavo potessero appartenere a delle giovani donne: inoltre i loro giudizi sono schietti, senza peli sulla lingua, talvolta anche severi, come quando mi è stato detto che il mio primo libro “Candidato al Consiglio d’Istituto” non avrebbe valore letterario, e quindi non può essere classificato, pur risultando piacevole e interessante.  La scoperta dei Blog Letterari ai quali mi sono rivolto mi è di grande sollievo, perché in essi si respira l’amore per la lettura che da più parti viene messo in pericolo, almeno nel nostro Paese. Sappiamo tutti che in Italia si legge troppo poco, ed allora ci sarebbe bisogno di adottare dei piccoli accorgimenti in tal senso: invece, paradossalmente, accade proprio il contrario. Esistono delle manifestazioni a carattere nazionale, dove appunto viene favorita la lettura? Se queste manifestazioni dovessero incontrare il successo, prima o poi verranno soppresse, come è accaduto con  Ottobre piovono libri, come ho scritto su un Forum di un grande quotidiano online nazionale, senza ottenere alcuna risposta da parte di nessuno. Potrei continuare con il mio libro delle lamentazioni, ma non è il caso di polemizzare: desidero però porre all’attenzione di tutti, addetti ai lavori e non, che, a forza di operare male o di non intervenire affatto, si finirà con il compromettere le nostre creatività, i nostri talenti, la nostra Cultura, favorendo altresì il formarsi di un’inarrestabile e cupa rassegnazione che si sta facendo strada. Ma torniamo alle nostre ragazze, che con tanto entusiasmo dimostrano come sia possibile, anche nel nostro bizzarro Paese,  che un’idea povera possa farsi strada senza avere chissà quali risorse al proprio servizio. I Blog letterari sono sparsi in tutte le località della nostra cara Italia, a cominciare dal Comune di Vicchio, in provincia di Firenze, dove ci sarebbe stato lo storico incontro fra Cimabue e Giotto, a dimostrazione che il nostro è un Paese dai mille campanili ma unito da un’unica lingua. Queste ragazze sono le ambasciatrici della Cultura Italiana nel mondo, e nel sostenere questo non intendo fare degli sproloqui o roba del genere, in quanto ritengo che il loro impegno produca dei risultati concreti, primo fra tutti il fatto di non abbandonare gli scrittori poco conosciuti, lasciati soli a lottare contro i mulini a vento dell’indifferenza e dalla mancanza di attenzione. Care ragazze, anche i nomi che avete dato ai vostri Blog hanno qualcosa di pittoresco, che ben si addice alla sensibilità femminile: ne citerò solo alcuni, tanto per dare l’idea. “Ombre Angeliche”, “Romance e non solo”, “Il diario della Fenice”, “il libro eterno”, mi fanno pensare a tante saghe romantiche, ormai integrate con i racconti fantastici di oggi, con quelle fughe dalla realtà che offrono la possibilità di sognare.  Si passa poi a titoli più impegnativi,  come “ Pane e Paradossi”, “Il magico mondo dei libri”, “Tutto sui libri”, “Studio 83”, dove il numero non è dato dall’insieme degli anni dei suoi componenti, come accadeva per il noto Complesso Musicale degli Anni Sessanta, ma semplicemente da quel 1983 che ha dato la nascita alle fondatrici del Blog. C’è anche la voglia di prendersi un poco in giro, con “La stamberga dei lettori”, che mi riporta alla figura del Piccolo scrivano fiorentino, che aiutava di nascosto il papà a sbarcare il lunario. Non mancano poi i nomi dichiaratamente esterofili, come “The books box”, “Dusty pages in wonderland”, “The sky Boulevard”, “I love books”, fino ad arrivare a quel “Bookland viaggiando tra i libri” che mette d’accordo Shakespeare e Dante. Naturalmente, nei vostri Blog non vi sono le sole recensioni, ma vi è tutta una serie di iniziative, luoghi di dialogo, talvolta di scontro, dove ci si diverte, si scambia la propria opinione, ci si confronta, può capitare che ci si risponda per le rime, ma con quel garbo e il rispetto dell’altro che nella società attuale stanno diventando merce sempre più rara. Inoltre i Blog Letterari sono collegati tra loro, non si fanno concorrenza, anzi si ha l’impressione che le giovani donne collaborino: mi è capitato che un’ intervista che ho rilasciato è rimbalzata subito dall’altra parte della penisola, al punto da ricevere i complimenti dai centri più lontani. Sembra di vivere in un altro mondo, in un posto dove si legge molto, come accade negli altri Paesi dove, quando vai in vacanza, in valigia metti sempre qualche libro. Care ragazze, voi non passerete inosservate nella mia vita: non credo di conseguire chissà quale risultato, ma se un solo rigo di quel che ho scritto dovesse servire a far crescere il nostro Paese, a fargli ritrovare colore e voglia di fare, sono consapevole che un tale risultato sarà soprattutto merito vostro, e pensare che non vi ho mai considerato per molto tempo. Ma certi comportamenti capitano anche nelle migliori famiglie, ed allora vi chiedo scusa per tutte quelle volte in cui ho dubitato della vostra professionalità. Se non ci foste voi, ragazze dei Blog Letterari, saremmo tutti più poveri: allora, anche se incontrerete delle difficoltà, continuate nel vostro lavoro, nel vostro impegno, nelle vostre passioni, nel vostro amore per i libri e per la Cultura in genere. Sappiate che l’Italia migliore è con voi.
I Blog Letterari che fanno le recensioni dei libri pongono in essere un vero e proprio servizio pubblico, in quanto colmano un vuoto: eppure, la Legge Levi non li considera.  I critici non ci sono, ma c’è la recensione dei Blog Letterari. I Blog Letterari andrebbero sostenuti, talvolta invece vengono considerati male. Inoltre la recensione del Blog letterario favorisce il libro, ce lo fa conoscere, lo pubblicizza, ed in seconda battuta, le librerie e le Case editrici vengono ad essere favorite da loro. La Legge Levi ha determinato una sorta di scontro tra i lettori forti e li librerie, e questo non è un bene. Bisogna recuperare il confronto.   Inoltre, accanto alle recensioni, i Blog Letterari stanno portando avanti una serie di iniziative, come i giveaway, che sono delle messe in palio dei libri, una sorta di simpatica lotteria letteraria, i cruciverba, i quiz, le interviste, con cui uno scrittore si fa conoscere.

1.21 PER FINIRE, IL LIBRO
Dopo aver cercato di analizzare, sicuramente in modo insufficiente, la mia conoscenza del mondo del quale sto parlando, è venuto il momento di parlare del centro della nostra attenzione: del libro, appunto. Ci sarebbero tante cose da fare: tanto per dirne una, nel 1922 in Francia venne pubblicata L’Ulysses di Joyce in tre versione editoriali: su carta più andante, su carta pregiata, in veste di lusso con firma di Joyce, come ha riportato Giampiero Mughini nel libro In una città atta agli eroi e ai suicidi. Trieste e il caso Svevo, Bompiani 2011: praticamente, uno stesso libro per le varie tasche. In  Italia i prezzi dell’editoria sono tra i più alti in Europa e continuano ad aumentare, perché noi italiani spendiamo l’8%  in più degli altri cittadini europei. Inoltre la lettura deve appassionare anche i bambini.
Ma la prego, nell’interesse del libro, rivediamo la Legge Levi, ascoltiamo tutte le parti, soprattutto non si creino steccati generazionali.
In conclusione, s’inizi un dialogo con i giovani, anzi con le giovani dei Blog Letterari, magari mandando una mail in cui si rappresentano le proprie ragioni.
Ma, per carità, non dobbiamo dilapidare il patrimonio legato ai libri: senza di loro, avremmo meno creatività, mene occasioni di riflessione, magari di svago, per non parlare della legalità.
Ho detto qualcosa, avrei dovuto dire molto di più, ma dobbiamo costruire occasioni per costruire insieme e non per dar vita a misure, magari dettate da esigenze concrete, ma destinate a creare confusione.
La prego, scriva almeno una mail a qualche blog da me menzionato: sarebbe un gesto molto gradito.
La saluto cordialmente
                                                                                                              Massimo Cortese 

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