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giovedì 19 marzo 2015

Recensione: Revival di Stephen King


Revival, Stephen King
Sperling & Kupfer
469 pagine, 19.90 euro
Stephen King ritorna a scrivere horror e lo fa col botto. Ma non si ferma qui. Decide di confrontarsi con quelli che sono i grandi pilastri della letteratura di genere, uno su tutti Howard P. Lovecraft, citarli e dare poi la propria personale interpretazione. Il re del brivido riaffila le sue qualità di grande narratore e con innata maestria ci trasporta in un universo alternativo dove le emozioni dei personaggi si fondono con quelle di chi legge. È un King ispirato quello che scrive, lontano dallo standard delle ultime prestazioni e che, se vogliamo, sfiora almeno in parte l'Olimpo delle sue opere più belle. Revival è caratterizzato da una struttura a scatole cinesi perfettamente incastrate l'una nell'altra. È romanzo di formazione quando segue la vita del protagonista fin dall'infanzia, ci introduce ai cambiamenti e commenta i passaggi chiave. Si trasforma poi in romanzo storico nella precisa ricostruzione degli anni '60 e del loro rock and roll, uno dei periodi più intensi, carichi di significato e meglio resi di tutto il volume. Assume per poco tempo le sembianze del poliziesco, o comunque ci va molto vicino, e realizza infine la sua pulsione horror nel finale angosciante e allucinato. Qui l'autore strizza l'occhio a tutto un genere con la creatività e il profondo rispetto del fan, passando dal gioco alla citazione illustre senza darci tregua. Su tutta la narrazione aleggia un'atmosfera di profonda inquietudine che fin dall'inizio segna il lettore: questa sensazione sfuma, si attenua, ritorna a farsi palpabile ma ci accompagna per tutto il viaggio. Siamo costantemente in attesa di qualcosa di sinistro che serpeggia a livello inconscio ma che sta comunque per accadere.

La trama di Revival ruota intorno a Jamie Morton e segue la sua crescita da bambino speranzoso a giovane chitarrista ritmico, fino a raccontarci realisticamente la disperazione del tossico e la successiva guarigione. La vita del protagonista è intrecciata fin dall'inizio alla figura del pastore metodista Charles Jacobs che trascina il giovane più di una volta verso la distruzione e rappresenta in un certo senso il suo diavolo tentatore: la perdita della fede di quest'ultimo porta infatti anche il ragazzo a cambiare la sua percezione del mondo. Nel corso di più di quarant'anni di storia americana i due continuano ad incrociarsi e ad influenzarsi l'un l'altro, fino ad essere complici in un gioco forse troppo grande e ardito che ricorda il sogno di Icaro di volare.

I personaggi creati da King sono complessi e credibili, ma in larga parte solo spettatori del rapporto che si realizza tra il protagonista e quella che potrebbe essere la sua controparte negativa. Jamie è fin dalle prime pagine un ragazzo e poi un adulto piuttosto normale, coinvolto suo malgrado in una grande avventura. King ricostruisce in modo convincente la vita del musicista turnista e la scena dell'epoca, con poche pennellate veloci ma ben assestate.  Nonostante il crollo fisico e psicologico dovuto alla droga, il giovane tende quasi sempre al bene e mantiene un comportamento rispettoso nei confronti degli altri. La sua curiosità lo spinge però inconsciamente verso Charles e non gli permette di chiudere per sempre il legame che lo lega all'ex pastore, dal canto suo quasi un novello Victor Frankenstein nel percorrere il sottile limite tra la vita e la morte. Nonostante il carattere in parte mefistofelico di Jacobs, il lettore non riesce comunque a condannarlo: proprio come Jamie riusciamo a comprendere le sue sofferenze fin da subito, percepiamo il cambiamento nell'uomo e lo accettiamo. Punto di rottura definitivo per questo personaggio è sicuramente il sermone che pronuncia dal pulpito poco dopo l'incidente: fermo, incalzante, perfettamente argomentato, quasi violento, cambia per sempre la sua vita ma anche quella di Jamie e dei fratelli. Un plauso va inoltre a King per non aver inserito nel romanzo il solito rapporto stucchevole e obbligato per far felice il grande pubblico ma una storia d'amore che, seppur acerba, è utile alla trama: Jamie resta un personaggio valido e interessante che riesce a sorreggere e portare avanti la struttura del romanzo a prescindere dal suo modo di amare.

Le tematiche di Revival sono molteplici: si va dalla critica al potere consolatorio ma anche fuorviante che viene spesso dato alla religione, all'analisi delle nostre effettive possibilità di conoscenza, fino ad arrivare al raggiungimento di quelli che sono o dovrebbero essere i limiti del sapere e dell'agire umano. Ci si chiede anche quanto sia giusto comprendere e quanto a volte sia forse meglio ignorare una realtà troppo grande e dura da accettare. Seguiamo tramite le parole di Jamie la crisi del pastore Charles Jacobs che mette in dubbio la sua fede in seguito a un lutto e inizia un periodo di profonda ricerca che lo porta a toccare con mano le Colonne d'Ercole. In Revival troviamo anche il declino della religione moderna, non sempre in grado di dare risposte convincenti, e la favola dei guaritori e dei vari sedicenti santoni che popolano l'America, finti o veri che siano. Entra in vigore quello che è il regno della scienza, nel caso di Revival il potere dell'elettricità, come risposta e aiuto definitivo per raggiungere diversamente quella consolazione che altre divinità non sono riuscite a darci. Alla fine nonostante il passare dei secoli le domande dell'uomo restano sempre le stesse: riguardano in particolare la vita e soprattutto quello che ci aspetta dopo; a seconda della filosofia che seguiamo la risposta è diversa, ma il desiderio di dare un'occhiata dietro ai portoni dell'Eden è sempre alto. Sul finale troviamo anche la versione di King, una soluzione in linea con il sapore orrorifico del libro, sicuramente in disaccordo con altre tendenze ma non meno strana di quello che alcuni culti propongono.

I riferimenti letterari in Revival sono molteplici: abbiamo principalmente Lovecraft, già citato nell'epigrafe con una delle sue frasi forse più famose, gli Antichi e il ciclo di Cthulhu, a cui King cerca di dare un'interpretazione più "contemporanea". Seguono Ray Bradbury e il classico Something Wicked This Way Comes (in Italia noto come Il popolo dell'autunno e base del film Disney anni '80 Qualcosa di sinistro sta per accadere) per l'atmosfera inquietante ma soprattutto per la presenza in città di un luna park e il riferimento costante al potere dei fulmini. Non mancano infine citazioni a volumi maledetti e di dubbia esistenza dove la magia si fonde con la scienza e l'alchimia, tra cui il De Vermis Mysteriis, presentato da King come possibile base del leggendario Necronomicon. Infine viene citato The Monkey's Paw (La zampa di scimmia), breve racconto horror di William W. Jacobs.

Rispetto ad altri titoli dell'autore, Revival è un romanzo che si sviluppa soprattutto su quanto viene e non viene detto: i silenzi, le omissioni e le allusioni diventano in questo caso fondamentali. I dialoghi sono verosimili e contribuiscono a definire ulteriormente la psicologia dei personaggi. Le riflessioni del protagonista sono profonde, nostalgiche quando riguardano il passato, sempre e comunque dense di significato.
Il ritmo passa dal blando al serrato in poche pagine: circa a metà del volume la storia comincia a decollare e il seme del dubbio piantato nei primi capitoli non tarda a dare i suoi frutti. Le accelerazioni si susseguono, ci scappano di mano e di punto in bianco ci ritroviamo spesso in situazioni ancora inesplorate.

Al contempo King si dimostra perfettamente capace di descrizioni realistiche ed emotive di alto livello: le situazioni e i luoghi possono diventare poetici o raccapriccianti nella loro crudezza, ma in entrambi i casi non mancano mai di forza espressiva. Ogni immagine è estremamente visibile e chiara: il lettore vede scorrere davanti ai suoi occhi un film fatto di parole e corredato di fotogrammi indelebili. Da cinema è sicuramente la scena iniziale con il primo incontro tra Jamie Morton e il pastore Charles Jacobs sullo sfondo della campagna americana: lenti a focale lunga in stile Gangster Story di Arthur Penn, orizzonte schiacciato, sole accecante e a picco e l'ombra del predicatore che ricopre il piccolo protagonista, magnetica e inquietante al contempo, quasi a voler rappresentare il legame che il destino ha già tracciato. Questo è sicuramente uno degli incipit di King più belli di sempre.



In conclusione Revival è un ottimo titolo che piacerà ai fan dell'autore, soprattutto a quelli che preferiscono la sua verve più horror, ma anche ai lettori occasionali che ricerchino storie complesse, ben strutturate e fortemente visive. Il prezzo da pagare potrebbe essere la lentezza che a volte si impadronisce della narrazione o il finale, che ai lettori a digiuno di atmosfere fantastiche potrebbe risultare alquanto inverosimile. Nonostante queste lievi critiche, i frequenti cambi di ritmo mantengono il livello di attenzione alto e la trama scorre fluida e senza problemi. Revival resta quindi un romanzo ben scritto ed estremamente piacevole da leggere. Tutte le citazioni alla letteratura horror e fantastica sono infine acqua fresca per gli amanti del genere che, dopo aver compreso i riferimenti ai propri mostri sacri, rimarranno incollati fino all'ultima pagina.


Voto: 



mercoledì 11 giugno 2014

Anteprima: Mr Mercedes di Stephen King

A cura di Paola Buoso

Anno prolifico il 2014 per il re del brivido Stephen King.
Il 28 gennaio è infatti uscito in Italia Doctor Sleep, il sequel del famosissimo Shining, e qualche giorno fa, il 3 giugno per l’esattezza, è stato pubblicato negli States il nuovo libro Mr Mercedes , che arriverà in tutte le librerie italiane a settembre grazie a Sperling & Kupfer e alla traduzione di Giovanni Arduino.

Nessun elemento paranormale nel cinquantasettesimo romanzo di King. È tutto reale, anche la paura e l’angoscia che sono il marchio di fabbrica dell'autore. La storia prende avvio da una tragedia che si abbatte su un centinaio di persone che attendono in fila il loro turno per entrare a una fiera del lavoro. Sono le prime ore di una gelida alba in una cittadina del Miwest ancora assonnata quando all’improvviso una Mercedes Benz si scaglia impazzita contro la gente. Non è un incidente, tant’è vero che il conducente carica per ben due volte la folla e poi fugge a tutta velocità. Otto morti e quindici feriti è il tragico bilancio di un atto folle. Il killer però rimane impunito. Mesi dopo, il detective allora in servizio e ora in pensione, Bill Hodges, riceve una lettera da un certo Bradly Hartfield, che si auto identifica come il colpevole del tragico evento e annuncia una nuova strage. Stavolta, però, se riuscirà nel suo intento, Bradley minaccia di uccidere migliaia di persone. L’ex poliziotto è il solo che può fermarlo. È una corsa contro il tempo che vede protagonisti un cattivo che agisce spinto da una vendetta personale e ha una insana relazione con la madre, e un ex poliziotto fuori dalle righe, stanco, depresso e in sovrappeso che verrà aiutato da un manipolo di disadattati eccentrici.

Il thriller ha già raccolto il favore di un’ampia fetta della critica americana. “Una storia dal tocco lieve” per il New York Daily News; “la classica sfida del gatto col topo piena di suspense da leggere tutta d’un fiato” per il Guardian; “un’ incursione nel genere hard boiled” per il New York Times, che ci consiglia di tenere d’occhio i passaggi di mano di un cappello di feltro, la cui scomparsa segna una svolta importante nella narrazione. “Un thriller ben costruito, condito con i tipici elementi della detective novel, senza essersene troppo vincolato. In questo romanzo il killer conosce il suo rivale, lo tiene d’occhio mentre gironzola per il suo quartiere vestito da gelataio ambulante. La tensione cresce pagina dopo pagina”, assicura Robert J. Wiersema, che nel suo articolo sul The Globe and Mail ha definito il libro un buon esempio della maestria e della fertile immaginazione di Stephen King, con personaggi realistici, ben tratteggiati, un ritmo sostenuto e un attento sguardo al lato oscuro presente in ognuno di noi. Ma “Leggete il libro, non le recensioni” ci avverte. E così anche noi, per non rovinarvi la sorpresa, ci fermiamo qui e non andiamo oltre augurandoci di avere almeno solleticato la vostra curiosità - che ahimè non verrà appagata prima del 30 settembre, data di uscita del libro in Italia.

Link utili
Il sito in inglese del libro
Book trailer italiano

L’autore
Stephen King non ha bisogno di presentazioni ma vogliamo ricordarvi alcuni dei suoi ultimi successi. Nel 2003 gli è stata assegnata la National Book Foundation Medal per il contributo alla letteratura americana e nel 2007 l'associazione Mystery Writers of America gli ha conferito il Grand Master Award.

Sito inglese dell’autore
Sito italiano dell’autore

giovedì 6 marzo 2014

6 mini-recensioni: The Elite, Dieci dicembre, La grande notte, Resistere non serve a niente, È così che la perdi, Il club delle cattive ragazze



Come succede quando mi trovo davanti una pila di libri da recensire, magari risalenti a un po' di tempo fa e/o su cui non potrei scrivere nulla di dettagliato, ho deciso di riassumere in un unico post tutto quello che avrei da dire su ultime letture, lontane e vicine. Alcune risalgono addirittura all'anno scorso - sì, è tanto che questo post attende di essere scritto -, mentre altre come Dieci dicembre o The Elite le ho appena terminate. Non sono recensioni altamente professionali, più che altro un sunto del mio pensiero che mi portavo addosso da un po' troppo tempo.



È così che la perdi è lo spin off di un libro che ho molto amato, La breve favolosa vita di Oscar Wao, vincitore del premio Pulitzer nel 2009. Junot Diaz, l'autore, è un dominicano naturalizzato statunitense: nei suoi libri lo stile irriverente, colorito, talvolta persino aggressivo si confà alla trasposizione forse un po' caricaturale del suo mondo d'origine, Santo Domingo, dove machismo, senso dell' onore, povertà e donne sensuali concorrono a disegnare un quadro dalle tinte forti. Il linguaggio, come sottolineato, è peculiare, mescola spagnolo e inglese, introduce neologismi a dir poco originali (non dimenticherò mai aficasia, in cui l'alfa privativo rende lampante di cosa è sprovvisto chi ne soffre...). La breve favolosa vita di Oscar Wao era una storia familiare fatta di donne, fortissima e splendida, che raccontava la dittatura di Trujillo e, contemporaneamente, la storia di un ragazzo nerd con parecchi chili di troppo e l'unico desiderio di attrarre le attenzioni di una ragazza. In È così che la perdi, nettamente più breve, i ruoli sono ribaltati e il protagonista è Yunior, che, come ogni buon domenicano - è per questo che poco fa ho parlato di caricatura, sembra che Diaz giochi molto con i luoghi comuni - non si contenta di una sola ragazza (il libro esordisce: "Non sono un cattivo ragazzo. So che dicendolo sembro un po’ paraculo, però è vero. Sono uguale agli altri: debole, pieno di magagne, ma tutto sommato buono. Eppure Magdalena non è d’accordo. Mi considera un tipico uomo dominicano: un sucio, uno stronzo. Vedete, molti mesi fa, quando Magda era ancora la mia ragazza, quando ancora non dovevo stare attento praticamente a tutto, le ho messo le corna con questa tipa che aveva una gran testa di capelli anni Ottanta. A Magda non l’ho detto. Sapete com’è.") I temi si susseguono: lo spettro della morte, presente sotto forma di malattia, le donne ancora una volta, lo sradicamento dalla propria terra, il punto di vista femminile, il maschilismo. Nulla che non avessimo già visto nel primo libro, di cui È così che la perdi rappresenta una debole appendice, per quanto Diaz riesca a renderla nuovamente colorata. Non lo consiglio a chi non ha letto il primo libro, perché potrebbe scartare a priori un autore che vale molto più di questo.
Voto: 


La Grande notte è un piccolo capolavoro in puro stile shakespeariano, che ritrova e rinnova le atmosfere di Sogno di una notte di mezza estate in un complesso urbano e contemporaneamente fiabesco, con uno stile onirico o concreto - in base alla situazione - talvolta confusionario ma assolutamente poetico. Chris Adrian scrive da Dio e il suo è un libro complesso, a tratti psicologico, una miscela originalissima di esperienze umane e fatate cui i protagonisti si trovano, loro malgrado, a far fronte. Al loro passato infelice si unisce un presente altrettanto traumatizzante: la notte del Solstizio d'estate Molly, Will ed Henry, appesantiti dai propri fantasmi personali, si trovano rinchiusi nel Buena Vista Park di San Francisco. La regina delle fate, Titania, in un impeto di dolore e di disperazione per la morte del figlioletto e l'abbandono del marito, ha liberato la Bestia, che assume agli occhi dei ragazzi i tratti dei loro peggiori incubi. La corte regale, composta da folletti, fate, ed elfi, sa che quella che doveva essere una notte di festa, la Grande notte, sarà anche l'ultima. Il libro si snoda così tra passato e presente, un passato doloroso e concreto, come già detto, è un presente letale dominato da incubi altrettanto reali. Sarebbe stato perfetto se il lettore non cercasse, per metà della narrazione, di capire cosa stia succedendo: il caos della commedia di Shakespeare è reso in maniera così magistrale che si termina il libro con l'interrogativo, direi non indifferente, su cosa mai sia successo e per quale motivo si giunga quel finale. La Grande notte va, insomma, letto con molta attenzione, ma lo stile - di cui vi copio un estratto qua giù - ripaga dell'impegno che deve essere impiegato.
"Sulla sommità della collina, appena al di là della soglia dei normali sensi umani, una porta si apriva nella terra lasciando trapelare una luce brillante e tenue come il sole d'autunno. Riversandosi giù per il pendio la luce sembrava acquietare tutto quello che lambiva: i rami smettevano di fremere nonostante il vento e le bestioline cessavano di annusare, quasi che foglie e sorci aspettassero di sentire il suono che di lì a poco prese a salire pian piano dall'apertura del terreno. Era un suono di campanelle, dapprima debolissimo e poi poco più forte ma come più chiaro, forse perché, sebbene fosse sommesso e le singole note fossero alquanto gradevoli, era punteggiato di sporadiche armonie e tonalità inquietanti per l'orecchio animale. Nella luce apparvero delle ombre che si allungarono giù per la collina seguite da una grande varietà di figure".
Voto: 


Resistere non serve a niente è il primo libro di Walter Siti che leggo, ma non mi ha incoraggiato a proseguire la conoscenza di quello che è comunque un autore di grande spessore nel panorama letterario italiano. Il vincitore dell'ultima edizione del Premio Strega intende descrivere gli ambienti torbidi dell'alta finanza, raccontando la storia di uno dei suoi rappresentanti, figlio di un delinquente e arrivato all'apice della carriera tra investimenti furbi, corruzione e criminalità. A questo si unisce la storia personale del protagonista, che sembra non raggiungere mai la maturità e di cui mi ha colpito, soprattutto, il rapporto che lo lega alle donne. Dalla madre, una donna debole e volgare, alle sue amanti: una modella indipendente e fredda e il suo opposto, un'insegnante scialba che crede nei valori e nella letteratura. L'incapacità di confrontarsi con entrambe culminerà nella soluzione più aberrante, che ben ricorda certi tristi episodi di pedofilia della recente storia politica. Siti utilizza un linguaggio tecnicistico per descrivere le dinamiche economiche, che mirano a intrecciare la psicologia di Tommaso alla realtà concreta della speculazione. Il libro si barcamena tra questi due aspetti, ma la denuncia, forse a causa dello stile - o a causa dell'assuefazioni a certi fatti di cronaca - non arriva particolarmente forte. Non è un romanzo da bocciare, ma mi ha ricordato La grande bellezza: vorrebbe dire molto, ma non lo fa nel modo esatto e non riesce a sfuggire a contenuti scontati e ostentatamente intellettuali.
Voto: 


Su The Elite ho solo tre parole da dire: esilarante, ridicolo, superficiale. Che era più o meno anche lo stesso parere che avevo su The Selection (QUI la recensione), ma questo secondo episodio è riuscito addirittura a superarlo. America è proprio una profumiera: passa dal Principe Maxon al suo ex fidanzato, Aspen, come un'ape che va di fiore in fiore. Se prima è sicura di non poter fare a meno di Aspen, l'unica cosa certa della sua vita, ecco che al capitolo immediatamente successivo dichiara di "non aver ancora rinunciato a Maxon", che nel frattempo le promette il castello, i banchetti, i balli e lei - mica scema - non gli dice certo di no. Ma ecco che, subito dopo aver giurato di voler sposare il Principe, si ingelosisce per le attenzioni che qualcuno rivolge ad Aspen. E Aspen, ora che ci pensiamo, le ha sempre dato tutto quello che aveva, per quanto fosse poco... mentre per Maxon è facile prometterle il mondo ed esaudire ogni suo desiderio: è ricco! D'altro canto, nonostante Maxon dia prova di non essere un santarellino come sembrava di primo acchito, e di comportarsi nel modo abominevole a cui il suo rango lo costringe, è pur sempre un uomo, anzi un ragazzo, e ha sulle spalle una quantità indicibile di responsabilità (e di ormoni impazziti)... Certo, Aspen è tutta un'altra storia. Quando le cose con Maxon sembrano ormai perdute, e, per esclusione, sembra che il destino di America sia legato a quello di Aspen, ecco che succede qualcosa di "inaspettato"... inaspettato un corno, direi, è tutto così scontato che posso azzardare un pronostico su come finirà questa storia: America sceglierà Maxon, non può certo accontentarsi di un semplice cadetto, ormai stra-ricco, quando ha l'occasione di diventare la futura regina...
Voto: 



Ho molte perplessità su Dieci dicembre, da cui mi aspettavo decisamente di più. Saunders utilizza una tecnica molto particolare e diversificata, eppure in questo disperato sperimentalismo non troviamo nulla di nuovo - e anche l'analisi della società americana risulta superficialotta, mai veramente incisiva o sconvolgente. Sono tante le tematiche e le critiche che Saunders avrebbe potuto vagliare, e in parte lo fa, ma è troppo preso dalla forma per curare i contenuti. Ogni racconto è diverso dall'altro, non ce n'è uno scritto con lo stesso stile del precedente ma, al di là di questo, non riusciamo a godere il racconto - alcuni sono molto banali - che scivola addosso senza lasciare alcun segno. L'autore spazia dal racconto surreale a quello realistico, fino al fantascientifico. A pochi darei la sufficienza, pochissimi mi sono rimasti impressi. Ho considerato veramente geniale soltanto Fiasco cavalleresco, dove il protagonista, dopo aver assunto una particolare pillola, provoca il proprio licenziamento con azioni sconsiderate e un linguaggio che è stato tramutato in quello di un novello Don Chisciotte. Mi spiace per il giudizio severo, ma spero comunque di potermi ricredere su questo autore.
Voto: 


Mi ero approcciata a questo libro con la convinzione si trattasse di una chiave ironica sul fenomeno editoriale dei porno-erotici, scoppiato con Cinquanta sfumature di grigio. L'ironia ne Il club delle cattive ragazze certo non manca, soprattutto in alcune scene, ma il libro non fa che reiterare luoghi comuni, confermando anzi che le donne a cui piacciono questo tipo di letture sono delle sessualmente frustrate che trovano grazie a esse i loro sfoghi. Un'accozzaglia di stereotipi è quella che si riunisce attorno al caffè letterario: la femminista incallita e un po' bigotta, la donna in carriera che va in pensione e ora vuole godersi la vita a dispetto di un marito pigro, la divorziata dedita esclusivamente a figlio e lavoro, la sposina che ha già visto spegnersi la passione con il marito. Nulla sfugge a situazioni noiosissime, già viste e prevedibili, che peggiorano quando l'ironia cessa totalmente e, un capitolo dopo l'altro, ci ritroviamo ad assistere alle avventure sessuali delle protagoniste, che ti danno l'impressione di avere la testa piena di fuffa e ti spingono a ricercare uno spiraglio di trama. Ma la trama non c'è. Ormai c'è solo sesso, e nemmeno di quello eccezionale. Gli incontri letterari hanno lo spessore di una discussione in classe alle scuole medie, i dialoghi sono banali, i risvolti scontati... Insomma, il libro ha pochissimi pregi, è scialbo e scorre via senza lasciare nulla.
Voto: 



martedì 4 giugno 2013

Novità: Joyland di Stephen King

Dopo 22/11/'63 e La leggenda del vento (The Dark Tower # 8), Stephen King torna oggi in libreria con Joyland, attesissimo nuovo romanzo dello scrittore americano, annunciato il 30 maggio 2012. Si tratta del secondo volume per il quale King si affida (in USA) alla Hard Case Crime, piccola casa editrice specializzata in crime fiction, dopo Colorado Kid del 2005, mentre in Italia il volume è edito ancora una volta Sperling & Kupfer. Il romanzo (pagine: 360; prezzo: € 19,90) è stato definito un wodunit, ossia un giallo deduttivo, nel quale l’autore riesce a combinare narrazione ed il suo inconfondibile modo di affrontare l’interiorità dei personaggi. Il Washington Post ha evidenziato il carattere melodrammatico del testo, in alcune sue parti, che riesce a suscitare il riso anche nelle situazioni più critiche, aggiungendo inoltre che la forza di King è la sua capacità di scrivere romanzi con «ingannevole facilità e sorprendente regolarità» - ricordiamo che ha scritto circa 60 opere tra romanzi e antologie di racconti – riuscendo allo stesso tempo a consegnare al pubblico storie non solo d’intrattenimento, ma anche di grande valore letterario. Leggere per credere.
Piccolo appunto: io preferisco la copertina americana del romanzo, che mantiene inalterato il leitmotiv che ha sempre caratterizzato i libri di King, seppure in Italia si sia sempre mantenuta una linea grafica diversa.

Joyland – Stephen King
Estate 1973, Heaven's Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw che gli affitta una stanza ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall'ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heaven's Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

Stephen King

Visionario e acclamato genio della letteratura internazionale, vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha, a sua volta scrittrice. Le sue storie da incubo sono clamorosi bestseller che hanno venduto 350 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner e Frank Darabont. Nel 2003 gli è stata assegnata la National Book Foundation Medal per il contributo alla letteratura americana e nel 2007 l'associazione Mystery Writers of America gli ha conferito il Grand Master Award. Le sue opere sono tutte pubblicate in Italia da Sperling & Kupfer.







domenica 14 aprile 2013

Recensione: The selection di Kiera Cass


The selection - Kiera Cass
In un futuro lontano, in un Paese devastato dalla guerra e dalla fame, l'erede al trono seleziona la propria moglie grazie a un reality show. Spettacolare. Per molte ragazze la Selezione è l'occasione di una vita. L'opportunità di sfuggire a un destino di miseria e sognare un futuro migliore. Un futuro di feste, gioielli e abiti scintillanti. Ma per America è un incubo. A sedici anni, l'ultima cosa che vorrebbe è lasciare la casa in cui è cresciuta per essere rinchiusa in un Palazzo che non conosce. Perdendo così l'unica persona che abbia mai amato, il coraggioso e irrequieto Aspen. Poi però America conosce il Principe Maxon e le cose si complicano. Perché Maxon è affascinante, dolce e premuroso. E può regalarle un'esistenza che lei non ha mai nemmeno osato immaginare...
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 298
Prezzo: 17.90 euro




Voto: 

Temo  che questa sarà una recensione breve – anche se ammetto che l’ultima volta che l’ho detto si trattava di Cinquanta sfumature di grigio e ho buttato giù due pagine e mezzo… -, perché su The selection c’è davvero poco da discutere.
Vorrei chiarire, innanzitutto, un dettaglio che mi sembra fondamentale: questo libro NON è un distopico. E’ una storiella romance per adolescenti, ma senza ombra di dubbio non ha nulla della distopia. Non esiste, infatti, il rapporto conflittuale con il potere – al contrario, il potere monarchico è spesso e volentieri visto sotto una luce positiva nella figura del re, della regina e del principe Maxon  -, non c’è un controllo minuzioso dell’autorità sulla vita dei sudditi – viene accennato al fatto che non possono avere rapporti sessuali prima del matrimonio, ma è l’unica regola restrittiva a cui si accenna e di certo non è sufficiente a rendere Illea uno stato totalitario – e la suddivisione numerata in caste è molto approssimativa e immotivata: le fasce sociali e la  distribuzione poco equa della ricchezza esistono e sono sempre esistite anche nel mondo reale, e il fatto che ad ogni casta corrisponda un’attività lavorativa è solo vagamente accennato. Non sappiamo assolutamente niente dell’organizzazione dello stato di Illea, di cui viene tracciata solo brevemente la storia, né dell’identità dei presunti ribelli che periodicamente attaccano il castello reale per motivi “x”. Qualsiasi margine di approfondimento dell’elemento distopico è volontariamente mancato, in un contrasto privo di senso tra quel potere che dovrebbe essere autoritario e le figure bonarie di re e soprattutto regina.

L’elemento del reality show, che in Hunger Games e Battle Royale voleva essere uno strumento di controllo e intimidazione sul popolo, è qui banalizzato ad una gara di seduzione che mi ricorda un programma di qualche anno fa andato in onda su reti mediaset e condotto da Maria De Filippi.
Precisato che distopia è un termine assolutamente improprio per The Selection, non c’è molto più da dire. La storia scorre in maniera abbastanza fluida, tra vestiti appariscenti, concorrenti poco leali e appuntamenti segreti con il Principe. Il tutto immerso in un mondo glitterato in cui non potrete che trovarvi bene se vi piacciono certe atmosfere da fiaba, certi abiti della consistenza di una nuvola pieni di strass e merletti, le coroncine, i diademi, le lezioni di bon ton. Tutti elementi a cui la protagonista, America, vorrebbe opporsi  – spinta a partecipare dalla madre e dal suo ragazzo – ma che finiscono per intrigarla e renderla pienamente partecipe del gioco, con un voltafaccia abbastanza evidente anche se scontato.

Il principe Maxon, che tutte vogliono conquistare per ambire alla Corona, è più o meno un fantoccio senza personalità, che non conta nulla all’ interno del palazzo e non ha mai visto né sfiorato una ragazza in vita sua – uhm.
America sembra giocare con i suoi sentimenti, prima decisa a non voler avere niente a che fare con lui, poi lasciandogli un margine di speranza per, infine, cornificarlo e decidere di voler continuare a farsi corteggiare da entrambi – il principe e il suo (ex) ragazzo, perché è ovvio che se non c’è il triangolo amoroso non vale.

La storia è davvero priva di consistenza, si fa leggere per pura curiosità, è insipida e si dimentica velocemente. Lo stile, come lo stile di tutti questi young adult, non ha un’impronta personale, è esente da descrizioni che non siano quelle dei vestiti, non è approfondito e spesso è ripetitivo, inoltre i dialoghi mancano spesso di realismo.

Facendo il confronto con Uno splendido disastro do mezza stella in più, perché non sfiora certe ridicolaggini con la pretesa di parlare di un grande amore e perché i personaggi non raggiungono lo stesso livello di idiozia: insomma, una storia di un pomeriggio che forse vi farà venire la curiosità di leggere il secondo libro ma di sicuro non vi regalerà null’altro.




Piccola chicca: vi prego, ascoltate il video nel box a destra della pagina The Selection di IBS. Credo renda in maniera abbastanza eloquente la sostanza dell'intero libro, decisamente meglio di mille recensioni.

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