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giovedì 9 giugno 2016

Recensione: La via del male di Robert



La via del male, Robert Galbraith
Salani Editore
608 pagine, 18,60 euro
Cambiare genere narrativo non è semplice. Ci vogliono coraggio, inventiva, sensibilità e soprattutto doti eccellenti di scrittura. Queste qualità non mancano sicuramente a J. K. Rowling, che è stata in grado di passare dal romanzo per ragazzi al thriller senza perdere un centesimo del suo talento. Anzi, in un certo senso, le indagini di Cormoran Strike le hanno permesso di esprimersi ancora meglio e privarsi di tutte quelle sovrastrutture che la mostravano erroneamente al mondo solo come la "mamma" di Harry Potter. In questo terzo volume, La via del male, l’autrice fa un ulteriore passo avanti verso un’idea narrativa più concreta, regalandoci questa volta un thriller più tradizionale. Dopo Il richiamo del cuculo, primo tentativo in cui erano presenti tutti gli ingredienti ma doveva ancora in un certo senso aggiustarne le dosi, e un secondo romanzo, Il baco da seta, caratterizzato da un’idea di base originale ma con un finale abbastanza tirato e rocambolesco, J. K. Rowling ci regala una trama più elaborata e rischiosa, che coinvolge direttamente ed emotivamente i protagonisti e pesca nei rispettivi passati, forse la formula migliore di thriller tra i tre pubblicati finora.

Come in un classico alla Agatha Christie, vengono proposti alcuni tra gli indizi principali e presentati i possibili colpevoli, così da poter partecipare quasi attivamente alle indagini. La trama si dipana inizialmente in modo piuttosto lineare: Robin riceve un pacco anonimo contenente la gamba di una donna; Strike, fermamente convinto che il mittente sia una sua vecchia conoscenza, comincia le indagini e si ritrova a fare i conti con il proprio passato. La via del male è un thriller avventuroso e ben congegnato, che nel cercare il suo colpevole apre molte porte e sfiora ricordi tesi e dolorosi: l’autrice scava a fondo nei vissuti di Robin e Strike, che crescono entrambi in modo esponenziale. Il detective vede e legge il caso filtrato attraverso quelli che sono e sono stati i suoi traumi; lo conosciamo meglio proprio grazie alle indagini e ai sospettati, ognuno dei quali ha lasciato profonde cicatrici nel cuore del protagonista. Percorrendo questa sorta di inferno terreno e rivivendo le sue esperienze peggiori, Cormoran esorcizza parte dei suoi problemi e in un certo senso ritrova se stesso.
Il lettore vede a sua volta la narrazione con gli occhi di Strike, della sua assistente e anche dell’omicida: J. K. Rowling entra sorprendentemente bene nella mente del killer, è credibile e ci restituisce scene raggelanti, crude, realistiche e dotate di una certa efferatezza, in particolare i resoconti delle notti in cui l’assassino, quasi una sorta di Jack Lo Squartatore moderno, va a caccia, scova e in ultimo uccide le sue vittime. Lo leggiamo pedinare Robin, vediamo le sue azioni dall'esterno in modo estremamente inquietante, e aspettiamo con timore il momento in cui la sua furia calerà inesorabile sulla ragazza.

La resa dei personaggi è come sempre uno dei punti di forza dell'autrice: buoni e cattivi sono ben delineati e realistici, compreso il killer, i sospettati e addirittura la prima vittima, che conosciamo tramite i ricordi e ciò che ha lasciato. Robin e Strike sono la vera scoperta del romanzo: l’assistente si fa più seria e complessa e svela finalmente le sue ombre, mentre l’investigatore diventa meno “algido” e più umano; i due crescono e si avvicinano gradualmente, cominciando a costruire un rapporto complicato e affascinante, che è a tutti gli effetti uno dei protagonisti del volume.

Rispetto ai classici thriller che vediamo spesso in libreria, La via del male gode di un livello ulteriore di originalità: è ambientato infatti nel mondo dell’apotemnofilia, una sindrome che spinge il malato a desiderare di subire un’amputazione, soprattutto degli arti. Nelle forme più lievi l’obiettivo è solo quello di apparire disabile, mentre nei suoi sviluppi più gravi può portare al disturbo dell’identità dell'integrità corporea: in questo caso l’arto viene percepito addirittura come estraneo e il malato può arrivare anche a forme estreme di auto-amputazione. J. K. Rowling presenta questa zona d’ombra da vicino, in modo quasi morboso ma senza mai essere scontata; descrive il problema con precisione, proponendo al lettore anche il mondo dei forum online dedicati a questa patologia. Sappiamo che la Rowling ama i problemi psicologici, le stranezze del genere umano e le analizza con una libertà e una profondità notevoli. Questa volta però supera veramente se stessa e descrive questa malattia senza limiti o barriere etiche, alternando la psicologia clinica alla sensibilità: riesce quasi a partecipare di questi disturbi, a farli propri e a renderli al lettore in modo acuto e oggettivo, vagliando anche le motivazioni che possono spingere una persona a farsi letteralmente a pezzi. Questa tematica così estrema ed agghiacciante è secondo me il vero orrore che risiede ne La via del male: la condanna di queste pratiche è implicita e affidata alla figura stessa di Strike, unico vero mutilato del romanzo. L'autrice riesce inoltre a darci una comprensione ulteriore e privilegiata del personaggio di Robin che, da ex studentessa di psicologia, si fa carico delle indagini all’interno di questo particolare mondo e ci mostra le sue incredibili doti di profiler. È infine piuttosto facile tessere un collegamento di puro umorismo nero tra chi soffre di questa patologia, un killer che vorrebbe più corpi da profanare e Cormoran Strike, invalido di guerra che ha perso una gamba in un'azione militare e ancora ne soffre le conseguenze. Il romanzo percorre in definitiva i vari modi in cui il male si può esprimere nelle nostre vite: non mancano infatti tra le tematiche anche la pedofilia e la violenza sulle donne, argomenti scottanti e delicati che popolano quotidianamente i nostri giornali e i notiziari televisivi.

La via del male, in origine Career of Evil, deve il suo titolo ad un pezzo dei Blue Öyster Cult, gruppo rock nato sul finire degli anni ’60; il testo era opera di Patti Smith, all’epoca compagna del tastierista e chitarrista ritmico. I capitoli vengono introdotti da uno o più versi tratti dalle loro canzoni, mentre le pagine dedicate al killer sono precedute dal titolo di un loro brano. Questa scelta, oltre a sottolineare gli ottimi gusti dell’autrice, denota ancora una volta un grande lavoro di ricerca. I testi e di conseguenza le musiche di questa band ricreano inoltre l'atmosfera perfetta: inquietante, notturna e metallica come la lama di un coltello.
I dialoghi sono realistici e introspettivi, rivelano molto dei personaggi e non risultano mai noiosi. La narrazione procede seguendo più spunti e prospettive, mantenendo un ritmo incalzante e a tratti quasi da cardiopalma.

Lo stile è sempre quello che ha reso famosa J. K. Rowling: impeccabile, musicale ed estremamente espressivo, in grado di investire il lettore delle sensazioni dei protagonisti. L'autrice percorre con questi nuovi romanzi la società e le nostre debolezze, analizzandole a fondo: le nefandezze che caratterizzano il genere umano si fanno di volume in volume più turpi e inaccettabili, fino a raggiungere ne La via del male un elevato grado di orrore. Potremmo quasi dire che J. K. Rowling abbia scelto il thriller come nuovo corso creativo perché l'essenza della civiltà umana è alla fine caratterizzata da una forte dose di violenza e circondata da muri di crudeltà ed egoismo.

Uniche pecche del romanzo sono ancora una volta da imputare al finale: sicuramente meglio congegnato rispetto alle due indagini precedenti, rimane comunque leggermente brusco e tirato, soprattutto per quanto riguarda la scoperta del colpevole che era, secondo me, da un certo punto in poi, facilmente individuabile. La tensione, creata anche dal continuo alternarsi dei capitoli dedicati al killer, cala di colpo dopo l'attentato a Robin. A quel punto la ricerca dell'identità dell'assassino passa in un certo senso in secondo piano rispetto alla risoluzione dei problemi tra i due protagonisti. Il rapporto tra Strike e la sua assistente si fa sempre più teso, fino a sfociare in un furbissimo epilogo, aperto, maturo e imprevedibile, che non mancherà di disturbare o deliziare i fan e lasciare tutti col fiato sospeso: in questo J. K. Rowling si supera e si dimostra ancora una volta bravissima nell'aprire la narrazione e soprattutto le dinamiche affettive tra i personaggi. Tocchiamo così da vicino quello che è uno dei grandi quesiti dell'intera vicenda: il detective e la sua assistente diventeranno una coppia? In che modo verrà realizzata quest’unione? Mettendo i due faccia a faccia con i loro traumi e incubi più oscuri, l’autrice è riuscita a mostrare quanto Robin e Strike siano in realtà simili, ognuno in fuga da un passato troppo gravoso da sopportare.

Nonostante la tensione raggiunga il suo apice forse troppo presto, la lettura comunque procede a rotta di collo e non subisce brusche fermate. La via del male è un romanzo magnetico da cui è difficile staccarsi, sia per lo stile, sia per l'espressività di personaggi, che per la varietà delle tematiche. Interessante è inoltre la scelta dei sospettati che va ad aprire finalmente il vissuto di Strike, improvvisamente più umano e vicino al lettore. Scopriamo infatti molto del suo passato. Potremmo dire che questa indagine sia quasi un mezzo per avvicinarci ulteriormente a lui e rendercelo, se possible, ancora più “appetibile”. E che dire, funziona perfettamente.

Voto: 



sabato 6 dicembre 2014

Calendario dell'avvento: 6 dicembre



Non bisogna amare il fantasy per amare L'età sottile. Francesco Dimitri è un autore italiano approdato a Salani dopo una trafila da Gargoyle e Marsilio - con cui ha pubblicato Pan, che io ho apprezzato poco. L'età sottile è, invece, un libro splendido: calibrato, quasi perfetto in ogni componente - se non fosse per una risoluzione finale un po' patetica, nel senso etimologico del termine, e un'affezione per i ruoli tipicamente fantasy (mi riferisco a quello di mentore e apprendista, con stereotipi reiterati) poco originale.
Ma parliamo piuttosto della meraviglia di questo libro: il protagonista, il sedicenne Gregorio, dopo la proposta di un vecchio bizzarro, si dà alla magia. Non pensate a Hogwarts, a mondi fatati o a scope volanti. La magia è intorno a noi, è dentro di noi, può essere esercitata e suscitata attraverso difficili esercizi psico-fisici o attraverso pratiche di sciamanesimo che possono includere l'utilizzo di stupefacenti. Attraverso le scariche di energia sessuale e di adrenalina, con il pagamento, però, di un pegno. All'interno del ciclo, nulla può essere tolto se non viene restituito qualcosa in cambio. Così la magia non è solo una pratica da trattare con cautela - non buona né cattiva - ma anche qualcosa di estremamente inebriante. Al di sopra di tutto: delle leggi umane, della vita dei comuni mortali. La storia si dipana così tra le prove, le lezioni di magia con gli altri apprendisti, e le atroci esperienze di vita, fino al momento della comparsa di un nemico comune. Dimitri sa rendere in maniera magistrale i risvolti psicologici del protagonista, partecipando del suo viaggio sofferto verso la maturità, che richiede rinunce, assunzioni di responsabilità, sacrifici e la capacità di prendere decisioni corrette - e per corrette non intendo moralmente giuste. L'età sottile, infatti, non è altro che un ottimo libro di formazione, indirizzato non solo - o forse non proprio - ai ragazzi, in cui le vicende incidono così tanto l'individualità del protagonista da renderlo, alla fine, quasi irriconoscibile. Lo stile di Dimitri è coinvolgente ma mai banale, pregno di riflessioni motivate dalla prima persona: Gregorio ripercorre le tappe della sua crescita con una distanza "partecipata". Le vicende, indietro nel tempo, lo riguardano solo relativamente. Eppure non sfugge una certa nostalgia, l'amarezza e il richiamo all'età dell'innocenza. Ma nel mondo di Dimitri non c'è spazio per l'innocenza: mors tua vita mea. Anche se l'amicizia, la fedeltà, l'amore, ritornano. Forse, alla fine, sono davvero loro a contare più di tutto. 



"A sedici anni il suicidio è presente nella tua vita come non lo sarà mai più. Forse sei tu a pensarci, o forse hai una compagna di classe che lo minaccia a giorni alterni. Di solito non è una cosa seria; si parla di suicidio come si parla di un torneo di calcetto, o di una ragazza che ti piace. Il suicidio è, in un certo senso, il gioco di prestigio dell'adolescenza, soltanto fumo e specchi - un trucco, un inganno scenico, un modo per sentirsi un po' più Sylvia Plath e un po' meno signor Rossi. A quell'età tutto sembra un grande affare, ogni piccola onda, un maremoto. Poi, a volte, il maremoto arriva davvero."

martedì 10 giugno 2014

Recensione: E le stelle non stanno a guardare di Loredana Limone




E le stelle non stanno a guardare, Loredana Limone
Salani editore
384 pagine, 14.90 euro
Tornare a Borgo Propizio a due anni di distanza dal primo viaggio – e dallaprima recensione – è stato un grande piacere. Non soltanto, infatti, il borgo è rinato, ma vive pure una seconda giovinezza, fatta di eventi culturali, nuovi personaggi e anche qualche intrigo, pur mantenendo la sua deliziosa aria di paesino di una volta. Ebbene sì, con il suo E le stelle non stanno a guardare, Loredana Limone ci regala un'altra visita all'amato villaggio, mostrandosi abile nel narrare una vicenda accattivante (a tratti molto accattivante!) senza però stravolgere l'essenza del luogo: un vero e proprio gioiello dove si vorrebbe vivere, grazie all' atmosfera immota ma non ottusamente chiusa, agli abitanti forse un po' troppo provinciali, ma in fondo in fondo irresistibili...

Ritornare a Borgo Propizio è stato quindi un rassicurante piacere: in questo libro il nostro paesino preferito si riscopre ancora più bello, amministrato da un sindaco lungimirante, Felice Rondinella, che per preservarne il cuore medievale permette le costruzioni (niente palazzoni, però) solo a fondovalle; con un nevrotico assessore alla cultura, Tranquillo Conforti, che per l'inaugurazione della biblioteca civica ha in mente grandi cose e dà mandato a Ornella di organizzare un evento, un Evento con iniziale maiuscola, un festival letterario, intitolato proprio come il romanzo. Tutte queste novità non mettono comunque in secondo piano le vicende dei propiziesi doc: le due sorelle Mariolina e Marietta – sempre altalenanti nel loro rapporto di “odio e amore” e spassosissime nei loro battibecchi – Mariolina e il suo Ruggero, così naif e sempre innamoratissimo della moglie, la mitica Letizia e la nipote Belinda sempre alle prese con la latteria “Fatti mandare dalla mamma”, la ripresa della vita di coppia dei genitori di Belinda, Cesare e Claudia, di nuovo insieme dopo una momentanea separazione.
Inoltre, per movimentare un po' la vicenda, fanno la loro comparsa personaggi inediti: Antonia, affascinante forestiera dai boccoli ramati, donna ferita nell'amore e infuocata dal desiderio di vendetta; Francesco, figlio dell'albergatrice del paese, tornato dopo 8 anni trascorsi a Londra, e Rocco Rubino, giallista di grande successo, mellifluo e molto “costruito”.

Il bello di E le stelle non stanno a guardare è proprio questo: il movimento. I suoi personaggi non sono statici, ma chi più, chi meno, decidono di provare a mettersi in gioco e di agire: che sia Mariolina, che desidera ritornare al lavoro e studia per il concorso da bibliotecaria; o Marietta che, stufa della solitudine , inizia a pensare di dare una svolta alla sua condizione; o Belinda, che decide di lasciarsi andare alla possibilità di un nuovo amore... È facile lasciarsi trasportare dalla scoperta di vecchie e nuove amicizie, è facile lasciarsi andare a un sorriso pensando che la vita può sempre sorprenderci, perché i propiziesi di Loredana non sono super-uomini, non eccellono per determinazione e prestanza, ma sono persone comuni che non hanno condotto esistenze straordinarie. Hanno i loro dubbi e manchevolezze, ma non si rassegnano alla parola fine e lasciano intendere che la “seconda possibilità” può esserci per tutti davvero.

Un altro elemento vincente è dato dalla genialità della scelta dei nomi. Loredana Limone non poteva sceglierli più calzanti: Felice Rondinella (un cognome difficile da portare soprattutto alle scuole elementari), Tranquillo Conforti, ex professore dal temperamento un po' pignolo e nervosetto, l'agente letterario MURO, con la sua M.U.R.O. Agency, di poche parole ma molte pretese, Vincent Vasino, il protagonista dei libri di Rocco Rubino – quel diminutivo che te lo fa sentire così... insomma che fa sorridere! Già da soli sono perfetti a caratterizzare i personaggi, come mi è capitato più volte di pensare nel corso della lettura.



L'unico “neo” (ma è improprio chiamarlo così) di E le stelle non stanno a guardare è forse il poco sviluppo che hanno avuto alcune vicende rispetto ad altre: con ciò intendo che alcuni aspetti sono rimasti poco spiegati, come l'evoluzione della vicenda tra Marietta e il sindaco Rondinella. Ovviamente è una scelta dell'autrice dare più o meno seguito a un filone della trama, e il libro è rilassante e divertente anche così, tuttavia non sarebbe stato male avere maggiori dettagli per indirizzarsi verso una conclusione. Chissà, forse le risposte ci saranno in un terzo capitolo della “saga”... ho già voglia di leggere nuove avventure per riscoprire il Borgo sotto un altro aspetto! E nell'attesa invito tutti voi a saltare sul primo treno, o pullmann, o aereo o qualsiasi altro mezzo della vostra fantasia per scoprire come è la vita sotto un cielo di “stelle propizie”. 


Voto: 


venerdì 3 gennaio 2014

Recensione: Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith (alias J. K. Rowling)



Il richiamo del cuculo, R. Galbraith
Salani
A volte gli scrittori ignorano quanto sia importante la creazione di un protagonista credibile e affascinante in un giallo, poliziesco o thriller che si rispetti. Capita infatti spesso di incontrare investigatori scialbi e già visti, noiosi e per niente carismatici: hanno caratteristiche interessanti ma non riescono in alcun modo ad avvicinare la particolarità delle raffinate cellule grigie di Hercule Poirot o l'eccentricità delle orchidee di Nero Wolfe. Capita altrettanto spesso che uno scrittore estraneo al genere decida di cimentarsi in quello che troppe volte viene considerato a torto come letteratura usa e getta ma che in realtà, come si è visto, nasconde insidie e trappole di ogni tipo. Ecco perché anche J. K. Rowling ha deciso di tentare questa strada e, senza incorrere nei rischi di cui si parlava poco sopra, sotto lo pseudonimo maschile di Robert Galbraith, ci ha regalato Il richiamo del cuculo, uscito per Salani a novembre e primo di quella che sarà quasi sicuramente una nuova serie di romanzi. The Cuckoo's Calling, questo il titolo originale del libro, è ambientato nel mondo della moda, dello spettacolo e del denaro a pioggia: per questo se una top model famosissima e problematica cade dal balcone in una notte di neve nessuno resta stupito e i media, ancor prima della polizia, decidono si tratti di suicidio piuttosto che di omicidio. Tre mesi dopo il fratello della vittima, deciso a riaprire il caso, affida le indagini a Cormoran Strike, investigatore privato un po' sovrappeso, pieno di debiti e reduce della guerra in Afghanistan. Cormoran è un personaggio dal fascino complesso e irresistibile che riesce a essere scrupoloso e geniale sul lavoro, comprensivo e refrattario nel privato e maledettamente profondo in ogni suo pensiero. Nella vita ha visto e sperimentato di tutto: dalla morte per overdose della madre, ex super groupie degli anni d'oro, alla perdita di una gamba in guerra. Splendide e toccanti sono le sue riflessioni sul mondo femminile e soprattutto sulle donne che scelgono di seguire una strada diversa da quella principale, come sua madre e Lula: qui la Rowling tira le somme sul mondo dello spettacolo e quello della moda, critica la crudeltà e spietatezza dei media sempre pronti a strumentalizzare la notorietà, ma anche più semplicemente analizza la vita di tutti i giorni e come a volte sia difficile essere se stessi. Robin, la sua assistente, è una controparte divertente e buffa, stempera le tensioni e fa sorridere il suo capo e il lettore. Inutile dire che i due sono una coppia davvero ben assortita e molto affiatata. Tra gli altri spicca soprattutto la bella e problematica Lula Landry, il cui carattere emerge dalle dichiarazioni e dai pensieri di chi la conosceva: a lei è affidato il grande compito di rivalutare il mondo della moda e sfatare i luoghi comuni che considerano le modelle involucri senza cervello. Un altro "personaggio" fondamentale descritto con amore e passione è infine Londra: frenetica e radiosa di giorno, malinconica e magica la notte, la città britannica esplode a ogni riga di colori sempre più vasti e sognanti. I dialoghi tra i personaggi sono semplici e realistici e ricordano in un certo senso lo stile immediato delle serie tv poliziesche targate BBC: ognuno utilizza il registro proprio della classe sociale di appartenenza o del lavoro che svolge, e l'effetto generale risulta per questo ancora più credibile. Grazie a The Cuckoo's Calling abbiamo finalmente l'opportunità di capire quali siano i veri punti forza di questa scrittrice che è senza dubbio cresciuta e migliorata nel tempo: se nella saga di Harry Potter ci si lasciava trascinare dalle vicende del protagonista senza comprendere più di tanto la magia letteraria che aveva luogo, ne Il seggio vacante la psicologia accurata dei personaggi e la forza espressiva facevano già capolino tra le pagine per esplodere poi ne Il richiamo del cuculo con tutta la loro intensità. Ci rendiamo allora conto che la Rowling è in grado di raccontare grandi storie corali, ripercorrendo, almeno per quanto riguarda il giallo, lo stile che ha reso immortale Agatha Christie, e di delineare con precisione dei personaggi a cui ci affezioniamo pagina dopo pagina. Tutto questo migliorato da uno stile incalzante, caratterizzato da uno straordinario modo di usare la lingua inglese, musicale e preciso al contempo, scandito da un ritmo costante e carico di tensione, capace se possibile di creare una magia ancora ulteriore. Nonostante le 560 pagine di cui è composto, The Cuckoo's Calling non risulta per questo affatto noioso, come poteva apparire a tratti il suo fratello maggiore The Casual Vacancy, un romanzo ibrido di ampio respiro, forse più particolare e meno focalizzato come genere. Consiglio infine come sempre di acquistare J. K. Rowling in lingua originale per poter apprezzare a pieno il suo stile scorrevole e fresco: al di là del colpo di scena finale più o meno annunciato, Il richiamo del cuculo è infatti un romanzo da godere e vivere fino in fondo, senza modifiche o censure imposte da un diverso registro linguistico, proprio per il piacere che può dare semplicemente nella sua lettura. In conclusione il ritorno della scrittrice sotto mentite spoglie rappresenta un passo avanti in una direzione più precisa, eclettica e soprattutto più matura e focalizzata rispetto al primo volume del dopo Harry Potter: la Rowling sembra infatti sulla buona strada per svestire finalmente i panni di mamma del maghetto e consacrarsi una volta per tutte scrittrice per adulti. Il giro di boa definitivo per lei potrebbe essere il secondo volume con protagonista Cormoran Strike: solo lì potremo capire se continuerà su questa strada scrivendo una pallida copia de Il richiamo del cuculo o riuscirà a migliorare ancora dai suoi errori. Ma per questo dovremo aspettare il seguito o qualsivoglia nuovo avatar in cui vorrà trasformarsi la Rowling, probabilmente utilizzando qualche pozione.


Voto: 


martedì 3 dicembre 2013

Terry Pratchett e l’annoso problema delle traduzioni italiane


 A cura di Gianluca Fondriest

All’inizio di novembre è stato pubblicato nel Regno Unito il quarantesimo libro della saga del Mondo Disco, intitolato Raising Steam, frutto della geniale mente di Terry Pratchett.
Questa prolifica serie di romanzi fantasy umoristici ha avuto origine nel 1983 con The Colour of Magic, “Il colore della magia”, e non si è ancora interrotta. Facendo un semplice calcolo, l’autore ha sfornato più di un libro all’anno, senza contare i romanzi non ambientati nel Mondo Disco (come il notevole Nation del 2008).
Pratchett ha ottenuto una lunga serie di premi e riconoscimenti tra cui, grazie ai suoi scritti, otto lauree honoris causa. Si tratta di uno degli autori più noti del mondo anglosassone: è stato il più venduto negli anni ’90, è stato votato il secondo migliore autore inglese vivente e i suoi libri, che continuano ad essere stampati in milioni di copie, sono tradotti in 37 lingue.
Con un curriculum del genere si potrebbe pensare che le case editrici italiane abbiano fatto la fila per pubblicare i suoi libri. Errato.
L’ultimo volume a essere stampato è stato Soul Music, “All’anima della musica”, edito da Salani a giugno 2013. Qual è l’anno di pubblicazione della versione originale? Il 1994.
E’ frustrante, per chiunque abbia iniziato ad apprezzare l’autore, che, sui quaranta volumi della saga, in italiano ne siano stati tradotti solamente venti.

Mi rendo conto che sono partito dal presupposto che conosciate già l’autore. Ma se così non fosse, sappiate che Pratchett è impossibile da spiegare: cercando di introdurre qualcuno all’assurda genialità del Mondo Disco si rischia solo di banalizzarlo. Leggetelo. L’autore possiede un’ironia brillante e pungente, un umorismo tagliente, tipicamente britannico, a volte non immediato ma assolutamente intelligente. Non è mai scontato o volgare. Anche collocare i romanzi del Mondo Disco in un genere letterario è difficile: sicuramente si tratta di fantasy, ma questa definizione sta stretta. Anche fantasy umoristico non rende appieno: appartiene a un genere tutto suo. La scrittura è fresca e moderna, autonoma, all’inizio non semplice da seguire, ma appena ci si abitua risulta estremamente efficace. I romanzi, dai toni apparentemente leggeri, toccano anche tematiche profonde e problematiche attuali (rivisitate dal punto di vista degli improbabili personaggi del Mondo Disco), sempre con un aria leggera e senza la pretesa dell’autore di avere la verità in tasca.


Ritorniamo al tema principale: proviamo a considerare quali possano essere le cause di questo odioso (per gli appassionati) ritardo delle versioni italiane.
Prima di tutto, i diritti non sono stati acquisiti da un unico editore, ma troviamo i vari romanzi pubblicati di volta in volta da Mondadori, Salani e TEA. Ciò è problematico anche per quanto riguarda l’uniformità delle traduzioni (altro problema ricorrente – ci torneremo in seguito).
In secondo luogo, sicuramente il modo stesso di scrivere di Pratchett non facilita la resa in un’altra lingua: l’autore adora i giochi di parole (in lingua originale è molto spassoso, come può considerare chiunque mastichi un po’ di inglese), che però spesso in italiano risultano intraducibili. Questo fatto, assieme allo humor britannico (non immediato per il lettore italiano medio) ha spesso ostacolato e frenato il lavoro di traduttori e case editrici.
Pur considerando tutto ciò, non si giustifica il ritardo quasi ventennale nella pubblicazione italiana delle sue opere. E inoltre: perché i lavori di Pratchett vengono tradotti in ordine sparso? E’ vero, non si tratta di un’unica saga, al suo interno possiamo trovare numerosi filoni (il Ciclo della Guardia, quello della Morte, quello delle Streghe, ecc.), ma non si spiega la scelta di ignorare i nessi logici nella scelta dei volumi da tradurre, con ovvia confusione (e meno affezione) dei lettori italiani. Seguire l’ordine di pubblicazione originale poteva essere una scelta più condivisibile.
Un’altra osservazione (e ci avviamo alla conclusione). Fate un confronto fra le copertine delle edizioni anglosassoni e di quelle italiane: proprio non ci siamo. Pratchett ha instaurato da anni un felice sodalizio con degli ottimi illustratori, come Josh Kirby (fino alla sua morte nel 2001) e Paul Kidby, che rendono le copertine delle vere e proprie opere d’arte. Le edizioni italiane presentano invece due tipi di copertine: con disegni da libro per bambini oppure con sfondi neri e immagini solo vagamente a tema. Non molto allettanti.

Infine torniamo al tema principale: le traduzioni. A partire dai primi volumi, (ma - ahimè - anche il recente “All’anima della musica” non fa eccezione), vi sono numerosi e vistosi errori e passi falsi: nomi propri che a volte vengono italianizzati e a volte lasciati in lingua originale (anche nello stesso libro), giochi di parole non riusciti, talvolta addirittura errori pacchiani che inficiano la comprensione di intere frasi. Pur concedendo l’attenuante che sia un autore difficile da tradurre, la revisione non sembra essere all’altezza.
Ammetto che sono di parte: per me Pratchett è un grande della letteratura moderna. Per questo ritengo il modus operandi delle case editrici nostrane una pratica autopunitiva: come è possibile avere un autore del genere fra le mani e valorizzarlo talmente poco?



martedì 26 novembre 2013

Novità di Novembre

Cambio di stagione oltre che per i guardaroba, anche per le librerie, con nuove interessanti uscite e qualche riedizione. Di seguito vi segnaliamo alcuni dei titoli più interessanti di questo freddo Novembre.
Partiamo immediatamente con una novità approdata in libreria nei primi del mese: è finalmente arrivata l'edizione italiana de Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith, meglio conosciuto come J.K. Rowling, la famosissima autrice della saga di Harry Potter e del recente Il Seggio Vacante (vi avevamo presentato il romanzo in questo articolo in occasione della "confessione" dell'autrice, smascherata dal Sunday Times). Anche in questo caso curata da Salani, questa detective story è balzata immediatamente nella top ten dei libri più venduti in Italia secondo il sito Wuz. Sempre della stessa casa editrice, è disponibile da qualche settimana Le fiabe dei fratelli Grimm per grandi e piccoli di Philip Pullman, del quale vi avevamo accennato in una puntata di International new releases of the month. Si tratta di cinquanta storie, tra cui Cenerentola, Tremotino, Rapunzel, Hansel e Gretel e altre perle sconosciute, correlate da un commento personale dell'autore di Queste oscure materie, uno studio quasi filologico delle fiabe per spiegarne la fortuna e la nascita.
Per Marcos y Marcos è uscito Cento strappi di Liesl Jobson, definita regina della flash fiction: in cento racconti brevi e brevissimi, ci presenta il Sudafrica, "i suoi abitanti disturbati, la loro incoscienza collettiva, la loro amnesia schizofrenica, così come la loro incredibile resistenza, gli inaspettati atti di coraggio che permettono a persone comuni di trasformare una Storia brutale e un presente spaventoso in vite degne di essere vissute", con gli occhi di una scrittrice ma, soprattutto, di una musicista.
Uscirà gli ultimi giorni di Novembre il nuovo romanzo di Paul AusterNotizie dall'interno, edito Einaudi, definito come un «Atlante illustrato delle felicità prime». The New York Review of Books ha accomunato l'autore de La trilogia di New York a Samuel Taylor Coleridge (La ballata del vecchio marinaio), per la sua capacità di attrarre il lettore così tanto da non permettergli di staccare lo sguardo dalla pagina. Il romanzo in questione ha uno stile autobiografico: Auster indaga l'animo umano, le sue passioni, gioie e dolori, con l'intento di creare una storia intima impregrata di memoria, ma allo stesso tempo una biografia collettiva.
Vi segnaliamo,  inoltre, delle interessanti ristampe. Dopo aver pubblicato il mese scorso il volume dal titolo Un mondo sinistro, Adelphi ripropone Una bellezza russa e altri racconti del russo Vladimir Nabokov, raccolta che – insieme a  La veneziana e altri racconti si compone di una parte dei 65 racconti che compongono le Collected Stories dell’autore in inglese. In particolar modo, il volume si compone delle storie scritte tra gli anni Venti e Cinquanta. Passiamo al genere thriller, parlando di un romanzo che fa parte della collana I libri della civetta di Giano Editore, nuova edizione dei best sellers della narrativa noir che credo gli appassionati ameranno leggere: Bankgok uccide di John Burdett, dedicato al violento mercato degli snuff movies, ha per protagonista un detective molto particolare, ex monaco buddista le cui intuizioni ci riportano nelle atmosfere canoniche dei classici dell'investigazione.
Se invece siete dei nostalgici dell’Inghilterra edoardiana, Beat ripropone Angel di Elizabeth Taylor (precedentemente pubblicato da Neri Pozza), che narra la storia di una ragazza sprovveduta e incolta con una fervida immaginazione e il sogno di diventare una scrittrice, metafora di una classe proletaria in ascesa e triste racconto di come non basti la sola immaginazione per essere felici. Da questo romanzo è stato tratto anche un film omonimo del 2007 di François Ozon con Romola Garai.
La stessa Beat ci ripropone un romanzo storico che apre una finestra sulla Russia zarista. Basato sulla storia vera di Mathilde Kschessinska, ultima grande danzatrice dei Teatri imperiali russi, La ballerina dello zar di Adrienne Sharp è uno di quei rari libri che, attraverso lo sguardo di una donna che si ritrova suo malgrado a vivere alcuni dei più tragici eventi della Storia – la rivoluzione d'Ottobre, l'abdicazione dello zar, la prigionia di Nicola II insieme con Aleksej, il figlio legittimo, la drammatica fuga dalla Russia – narra magnificamente di un mondo i cui protagonisti si trasformano all'improvviso in fantasmi ambulanti e la cui bellezza sopravvive soltanto in qualche polverosa reliquia.
In ultimo, Garzanti ripropone La forma delle cose di Truman Capote, una raccolta di racconti brevi, vero grande amore dello scrittore, che confermano l'autore di Colazione da Tiffany come maestro del genere. Dal gotico sud alla chic costa orientale, dai giovani dei paesaggi rurali ai sofisticati anziani dell'ambiente urbano, Capote ci trasporta in un mondo dove l'eleganza non è sincera e la compassione è quasi inquietante. Il tutto in uno stile inconfondibilmente americano.

Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith (J.K. Rowling)

Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all'ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l'ha schiacciata. Un page turner tra le cui pagine è facile perdersi, tenuti per mano da personaggi che si stagliano con nettezza. Ed è ancora più facile abbandonarsi al fascino ammaliante di Londra, che dal chiasso di Soho, al lusso di Mayfair, ai gremiti pub dell'East End, si rivela protagonista assoluta, ipnotica e ricca di seduzioni.
Editore: Salani
Pagine: 464
Prezzo: € 16,90


Le fiabe dei fratelli Grimm per grandi e piccoli di Philip Pullman

In questa selezione Philip Pullman, scrittore inglese, presenta le cinquanta fiabe più emblematiche dei fratelli Grimm in una nuova versione 'limpida come l'acqua', rinarrata dalla sua inconfondibile voce, compiendo un'operazione di riscrittura. Le sue versioni di Raperonzolo, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e di molte altre fiabe conservano il carattere onirico, magico e mitologico di quelle più tradizionali, ma allo stesso tempo introducono elementi inediti che le rendono storie nuove, non solo interessanti 'esercizi' di un filologo attento e sensibile. Questa antologia definitiva garantisce che creature fatate, impavidi eroi e madrine benevole troveranno un posto nel cuore dei lettori ancora per molti anni a venire.
Editore: Salani
Pagine: 446
Prezzo: € 16,80




Cento strappi di Liesl Jobson
Sanno di una terra vibrante e bellissima, di periferie spoglie sotto un cielo terso, di distanze infinite.
Fanno parlare gente abituata all'asprezza, che si aggiusta le ferite sorridendo.Raccontano il desiderio, la paura, la mancanza. Cento strappi sono cento scatti in Sudafrica: coppie con gli stivali in macchina per scendere nel fango di fattorie disperse, una donna che arranca nel traffico di Johannesburg animata da fami differenti, prove generali d'orchestra dove il primo violino è solo e sventurato, liste della spesa che raccontano la storia di un matrimonio più a fondo di quanto potrebbe fare un romanzo intero. Con la sua scrittura al cioccolato fondente e arancia amara, Liesl Jobson coglie gesti e parole che in un attimo svelano stupidità e tenerezza, crudeltà e amore.
Abile direttore d'orchestra, muove i suoi personaggi con tempi perfetti di entrata e di uscita, domina i solisti, padroneggia contrappunti e armonie. Cento strappi sono lampi di storie, assaggi che mettono fame, schegge che compongono un quadro a poco a poco. Sono cento racconti brevi e brevissimi, fatti di tante scene e tante voci: ma la musica è una sola.
Editore: Marcos y Marcos
Pagine: 256
Prezzo: € 15,00



Notizie dall’interno di Paul Auster
Ricorda quel tempo all'inizio del tempo: quando tutto risplendeva nella luce della prima volta. Quando eri bambino. Il momento aurorale in cui vennero tracciati i confini tra il «mondo fuori», quello delle cose, degli altri esseri umani, delle esperienze - la luna, i cartoni animati, il baseball, la mamma - e quello interiore, della coscienza, dei pensieri, delle delusioni, della felicità. E adesso che sei entrato «nell'inverno della vita» ripensa a quei confini, disegnali in una mappa che possa aiutare il lettore, quello anziano come il piú giovane, a orientarsi. Notizie dall'interno è proprio questo: il racconto dell'infanzia di Paul Auster, la storia di questo piccolo «apprendista d'uomo» nell'America degli anni Cinquanta e di come quelle esperienze, quegli incontri, hanno plasmato il mondo interiore del futuro autore della Trilogia di New York. Ma se la formazione della coscienza è la posta in gioco di ogni vita - perché è lí che vivono il dolore, l'amore, la felicità - per lo scrittore l'indagine di quel territorio è ciò che dà senso al proprio lavoro. Per questo Auster non si limita all'infanzia ma nelle quattro parti che compongono Notizie dall'interno affronta altri momenti decisivi in cui la vita (nei suoi modi a volte sfuggenti, altre volte traumaticamente sfacciati) ci plasma. Nel caso di Paul Auster può essere il ritrovamento di un carteggio intimo e sofferto con la prima moglie, rivivere i difficili anni di apprendistato a Parigi o anche la visione di un banale film di fantascienza. Ma tutto, lettere, trame di film, racconti fulminanti, compongono un'unica storia che, nel momento in cui ci permette di affacciarci sul mondo privato di un artista, ha la potenza di un reportage dal mondo interiore di ognuno di noi.
Editore: Einaudi
Pagine: 300
Prezzo: € 19,50


Una bellezza russa e altri racconti di Vladimir Nabokov
Nabokov non fu solo l’autore di romanzi fra i supremi del Novecento, dal Dono a Lolita, ma anche un magistrale creatore di racconti. Di tale versante della sua attività, ancora in gran parte da scoprire, questa vasta silloge, che integra quella della Veneziana, offre un panorama completo, giacché raduna in una sequenza rigorosamente cronologica i testi che Nabokov scrisse a partire dal 1921 e pubblicò poi in quattro celebri raccolte uscite tra il 1958 e il 1976. Con una sorta di bacchetta divinatoria e le infinite variazioni della sua arte caleidoscopica, Nabokov ci guida alla scoperta degli aspetti più elusivi di ciò che abitualmente chiamiamo realtà. Sono favole briose, storie agrodolci di perdita, sconfitta o solitudine, claustrofobici esercizi di orrore, campionature dell’umana follia che si proiettano sullo sfondo di paesaggi urbani colti nella loro «sensazione dinamica» o di fenomeni naturali intesi come epifanie del divino, mentre affiorano continuamente gli echi della giovinezza in Russia, degli anni universitari in Inghilterra, del periodo émigré in Germania e Francia, e infine del soggiorno in quell’America che – come egli stesso ebbe a dire – andava via via inventando, dopo aver inventato l’Europa.
Editore: Adephi
Pagine: 768
Prezzo: € 18,00


Bankgok uccide di John Burdett
«Pochi crimini ci fanno temere per l’evoluzione della nostra specie. Ne ho sotto gli occhi uno proprio ora». 
Sonchai Jitpleecheep è un detective del Distretto 8 di polizia di Bangkok, ex monaco buddhista, figlio di una prostituta thai e di un americano reduce del Vietnam. Se un uomo della sua esperienza pronuncia una frase simile, si può essere certi che ci troviamo dinanzi a un delitto che va al di là di ogni immaginazione.
Siamo in una stanza oscurata, e l’ultima scena di un DVD dai colori impeccabili, frutto di milioni di pixel, ha appena finito di scorrere su uno schermo LCD Toshiba, quando Kimberley Jones, amica di sempre di Sonchai e agente dell’FBI, scoppia in un pianto irrefrenabile.
Il DVD è uno snuff movie, uno di quei filmati di torture e morti atroci diffusi piú di quanto si possa immaginare a livello internazionale.
Kimberley, una donna attraente con cui Sonchai condivide quella rara condizione che è un rapporto intimo senza sesso, si è specializzata in California in questo genere di crimini, ha visto tanti snuff movies, ma mai nulla di cosí cruento, di tanto demoniaco.
Editore: Giano
Pagine: 350
Prezzo: € 13,90


Angel di Elisabeth Taylor
In uno di quei villaggi dickensiani della vecchia Inghilterra, vive Angel Deverell, quindicenne con gli occhi verdi, la carnagione bianca e i capelli scuri, e un animo scontroso e indolente. Senza vere amiche, con un astioso rapporto con la madre, la ragazza vive in un mondo tutto suo, creato dai suoi sogni e dalle sue fantasticherie. Un mondo in cui occupa un posto centrale Paradise House, la villa nobiliare in cui sua zia lavora al servizio di Madam, una vera lady coi polsi ornati da splendidi granati. Un giorno la ragazza decide di trasferire le sue fantasticherie in un romanzo. Grazie al fiuto di un editore di Bloomsbury, l’opera conoscerà un incredibile successo. Angel sarà celebre e ricca e
avrà Paradise House e, soprattutto, avrà Esmé Howe-Nevinson, pittore di talento, bello e scapigliato, capace di scoprire la sua natura e di assoggettarsi volontariamente al suo capriccio.
Romanzo incluso in una lista delle tredici migliori opere letterarie del dopoguerra pubblicata dallo «Spectator», insieme a capolavori quali Lolita,Herzog e Il signore delle mosche, Angel ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Elizabeth Taylor.
Editore: Beat
Pagine: 300
Prezzo: € 9,00

La ballerina dello zar di Adrienne Sharp
La Storia narra che Mathilde Kschessinska, figlia del grande Felix Kschessinsky, ballerino che danzò per i Romanov per quasi quarant’anni, divenne, appena diciassettenne, l’amante dello zareviç Niki Romanov.
Basato sulle vicende reali dell’ultima grande danzatrice dei Teatri imperiali russi, La ballerina dello zar è uno di quei rari libri che, attraverso lo sguardo di una donna che si ritrova suo malgrado a vivere alcuni dei più tragici eventi della Storia – la rivoluzione d’Ottobre, l’abdicazione dello zar, la prigionia di Nicola II insieme con Aleksej, il figlio legittimo, la drammatica fuga dalla Russia –  narra magnificamente di un mondo che si avvia ignaro verso la sua fine.
Con la sua impeccabile scrittura, Adrienne Sharp riporta alla luce la vita dell’élite di San Pietroburgo – gli splendidi abiti bianchi delle donne, i ministri della corte in frac e tuba, le corse folli e selvaggi in troica dell’aristocrazia per le vie della città – un attimo prima in cui tutto si muta in polverosa reliquia.
Editore: Beat
Pagine: 414
Prezzo: € 9,00

La forma delle cose di Truman Capote
Per la prima volta in un solo volume la raccolta completa di tutti i racconti di Truman Capote, inclusi cinque inediti mai pubblicati prima d'ora. Ci sono quelli scritti negli anni Quaranta e già opera di uno scrittore straordinariamente maturo, come La forma delle cose che racconta l'incontro su un treno diretto in Virginia tra una ricca signora e un reduce di guerra; I muri sono freddi, protagonista una ragazza spregiudicata dell'alta società; Un albero di notte, l'inquietante viaggio di una studentessa che precipita nel peggiore incubo della sua infanzia. Si passa poi a quelli degli anni Cinquanta e Sessanta, come il malinconico L'occasione, sulla caduta in disgrazia di una donna che ha perso tutto tranne il cane; o La casa dei fiori, in cui una prostituta impara ad amare. Attraverso i celebri Fra i sentieri dell'Eden e Il giorno del ringraziamento, si arriva all'ultimo autobiografico Un Natale, ambientato nell'Alabama e nella New Orleans della sua infanzia.
Questi venti racconti memorabili catturano con stile vivido e incisivo i temi, i personaggi, i luoghi che caratterizzano l'opera e il mondo interiore di Truman Capote: la perfetta combinazione tra fantastico e grottesco, la lucida e attenta osservazione della vita quotidiana, e soprattutto un ineguagliabile talento nell'arte del raccontare che rendono Truman Capote il più grande classico contemporaneo e gli assicurano un posto nell'olimpo della letteratura mondiale.
Editore: Garzanti
Pagine: 358
Prezzo: € 18,80

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