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mercoledì 23 luglio 2014

Recensione: Lo sguardo sulle cose, di V.M. Garsin, A.P. Cechov



LO SGUARDO SULLE COSE
Lo sguardo sulle cose, V.M. Garsin, A.P. Cechov
Corrimano Edizioni
98 pagine, 10.00 euro
Il mestiere dell'editore rimane, agli occhi del lettore inesperto, sempre un po' obliato: il fruitore del prodotto letterario ignora che il libro che tiene in mano è l'esito, in ogni sua parte, di scelte precise che vanno dalla qualità della carta al font del testo.
L'atto poietico, che è quello proprio dell'editore, diventa invece più lampante quando abbiamo davanti un'antologia breve come Lo sguardo sulle cose: l'ordinarietà della creazione editoriale travalica i confini della mera scelta della copertina e si fissa oltre, nell'esperienza molto più emozionante della composizione a mosaico, in cui i singoli tasselli – i racconti – danno vita a un'opera composita e del tutto nuova.
Il titolo deve poi costituire il fil rouge dell'antologia. Quando i testi sono diversi, motivare la cernita e condensarla in un titolo significativo risulta complicato.
Corrimano edizioni si è dunque arrischiata in questa impresa, e l'emozione che io posso immaginare non deve essere stata inferiore alla sua.

Sarà bene partire proprio dal titolo, che fa riferimento alla prospettiva – lo “sguardo” – che Garšin e Čechov hanno sugli eventi del mondo esteriore e interiore, una rappresentazione personale che diventa universale – caratteristica di tutta la letteratura russa, forse la migliore interprete del sentire umano.
Notizie preliminari sono necessarie soltanto sul primo autore: Vsevolod Michajlovič Garšin non è molto noto in Italia, pur essendo stato apprezzato da Tolstoj e da Turgenev e pur essendo stato paragonato a Čechov. La sua vita fu profondamente segnata dall'arruolamento nella guerra russo-turca, che ha lasciato un segno indelebile nella sua produzione – circa venti storie –, e dall'instabilità psicologica. Entrambe le tematiche sono presenti nei racconti propinati: Dai ricordi del soldato Ivanov e Il fiore rosso, la sua opera più matura – quella laddove, fatte le dovute differenze, potremmo individuare affinità tematiche con Čechov.
Nella narrazione di  Garšin colpisce, oltre alla maestosa asciuttezza della prosa che è tipica di molti russi, la riflessione sulla condizione umana, in quei rari momenti in cui l'autore abbandona la descrizione pedissequa dei fatti.

Era una mattina nuvolosa e fredda, piovigginava; gli alberi del cimitero si intravedevano nella nebbia; le cime delle tombe sbucavano oltre i cancelli e le mura bagnate. Marciammo lungo il margine del cimitero, lasciandolo alla nostra destra. E mi sembrò che ci guardasse perplesso attraverso la nebbia. “Perché ve ne andate in migliaia a morire a migliaia di verste in campi stranieri, quando si può morire anche qui, morire tranquilli, stesi sotto le mie croci di legno e le lapidi di pietra? Restate!”
Non restammo. Ci trascinava una forza invisibile e senza nome, la vita umana non conosce forza più potente. Ciascuno di noi avrebbe preferito andare a casa, ma la massa proseguiva, obbedendo non a un ideale di disciplina, non alla consapevolezza di una causa giusta, non a un sentimento di odio per un nemico sconosciuto, ma a quella forza invisibile e istintiva che ancora a lungo condurrà l'umanità verso la guerra, ragione prima di ogni tragedia, di ogni dolore umano.

Moltissimi aspetti della vita militare vengono sviscerati: la fatica delle marce e delle giornate negli accampamenti, la rigidità del clima, le relazioni con i compagni, la violenza e la morte. Il dilemma sulla ferocia dei superiori verso i subalterni non si scioglie con la giustificazione della frustrazione personale o dovuta alle particolari condizioni dei soldati: un uomo colto, descritto persino “di buon cuore”, può picchiare selvaggiamente un soldato per una lievissima mancanza. Non è dato sapere per quale motivo, e se sia la guerra ad abbrutire o l'animo umano a permanere in quello stato di malvagia soddisfazione che emerge solo quando può esercitare il potere.
Ma queste domande alla fine non contano: la morte incombe sui soldati, “carne da cannone”. È qui che spicca la contraddizione della condizione cameratesca, la consapevolezza della propria trascurabilità di soldati e l'importanza della fedeltà al posto e soprattutto allo zar:

E lui sapeva che eravamo pronti alla morte. Vide quelle file di uomini dalla spaventosa risolutezza passargli innanzi quasi correndo, uomini del suo povero Paese, poveramente vestiti, rozzi soldati. Sentiva che tutti loro andavano incontro alla morte, calmi e senza che ne fossero responsabili. Sedeva, lui, in sella a un cavallo grigio e immobile, le cui orecchie erano tese alla musica e alle frenetiche urla di entusiasmo.

La guerra è un male inevitabile, “ragione prima di ogni tragedia, di ogni dolore umano” e, davanti al dramma della morte del nemico, anche l'orgoglio e il patriottismo trovano un posto marginale, perdendo di importanza.

Dai ricordi del soldato Ivanov è il racconto più lungo e grave della raccolta. Risultano più snelli gli altri due, Il fiore rosso e Una crisi nervosa, accomunati da una venatura di follia. Se nel primo caso  Garšin descrive la lotta immaginaria di un malato mentale, che si crede eroe delle sorti del mondo, contro tre papaveri “malvagi” – responsabili del sangue versato degli innocenti e per questo di colore rosso –, nel secondo la follia di Čechov è molto più sottile e meno irreversibile.
La sensibilità del protagonista, Vasil'ev, lo spinge a prendere a cuore la problematica della prostituzione, a lui palesatasi dopo un giro in alcuni bordelli assieme agli amici totalmente indifferenti. Ricorre il dilemma, di sveviana memoria, sulla sanità e la malattia – quest'ultima spesso ricorrente in Čechov: le crisi nervose – tanto frequenti in Dostoevskij – appaiono inspiegabili per gli amici “sani” di Vasil'ev, che non percepiscono la portata della tragedia femminile – né questa è nota alle stesse prostitute:

“C'è il vizio”, pensò, “senza la consapevolezza della colpa, né la speranza della salvezza. Vengono vendute, comprate, affogano nel vino e nell'abominio, e loro, manco fossero pecore, ottuse e indifferenti, non capiscono. Dio mio, Dio mio!”

Ci risparmieremo una riflessione, squisitamente personale, riguardo l'oggetto della sollecitudine di Vasil'ev: non solo la sofferenza e il dolore morale delle “donne perdute” – che d'altronde sembrano vivere tra gli agi –, ma anche e – forse soprattutto – la vergogna del vizio.
La prostituzione viene vista nell'ottica dell'ordine naturale delle cose e tutti i possibili rimedi escogitati da Vasil'ev risultano inattuabili. Gli amici e persino il dottore non comprendono la disperazione del protagonista, che tocca temi profondi:

“La vostra medicina dice che ognuna di queste donne muore prematuramente di tubercolosi o di altro; le arti ci dicono che moralmente muore anche prima. Ognuna di loro muore perché nel corso della vita intrattiene, in media, cinquecento persone. La uccidono in cinquecento. E fra questi cinquecento ci siete anche voi! Ora, frequentando, voi due, questo e altri luoghi simili duecentocinquanta volte nel corso della vita, alla fine avrete ucciso una donna ogni due. È evidente, no? È orribile, no? In due, in tre, in cinque uccidere una stupida donna affamata! Ma non è orribile, Dio mio?”

La crisi nervosa di Vasil'ev si esaurisce in breve tempo, ed egli torna “lucido”. Svaniti i vapori della follia, il rumore delle carrozze smette di irritarlo e il cuore si fa più leggero. È tornato alla normalità, all'accettazione stoica, guarito dalla stessa scienza che, inerme e incarnata nella figura del dottore, guarda freddamente il caso clinico di Vasil'ev senza badare al caso umano.
La preferenza della sottoscritta va al racconto di Čechov, anche se un plauso va fatto all'abilità propria di  Garšin di tratteggiare, con lingua pura e immediata, le situazioni più delicate e le illusioni più dolorose. D'altro canto lo sguardo acuto di Čechov e la capacità di ribaltare le convinzioni della società, anticipando i temi del Novecento, nonché la limpidezza quasi innocente con cui queste problematiche vengono esposte, mi spingono a prediligerlo.
Il volume complessivo è, per concludere, degno di nota: la traduzione è ottima, la fattura complessiva del libro cartaceo ben curata, e ha il pregio non indifferente di diffondere l'opera di un autore come  Garšin, ancora quasi sconosciuto nel nostro paese. Gli amanti della letteratura russa non potranno certo farselo sfuggire.

Voto: 






venerdì 27 giugno 2014

Il meglio dell'editoria indipendente: cosa ho scoperto a Una marina di libri




Una marina di libri è il festival dell'editoria indipendente che si svolge da cinque anni a Palermo, organizzato da Navarra Editore e Sellerio grazie alla collaborazione con il Consorzio Centro Commerciale Naturale Piazza Marine & Dintorni. La difficoltà di organizzare eventi culturali - e più specificatamente legati ai libri - in questa città non ha mai frenato l'entusiasmo di Ottavio Navarra, da cui è nata l'iniziativa quest'anno svoltasi alla Galleria d'Arte Moderna.
Questo tipo di manifestazione è l'occasione ideale per scovare nuovi talenti, nuovi libri, nuovi autori, nuove case editrici. Ho quindi fatto una carrellata degli editori che mi sono sembrati più interessanti, sperando di darvi l'opportunità di ampliare le vostre vedute sulla piccola editoria di qualità!



Gorilla Sapiens è stata una scoperta straordinaria: vi basterà dare un'occhiata al sito per capire il carattere anticonformista di questa casa editrice romana appena nata. Divertentissimo è Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi (sì, avete letto bene), dove il linguaggio viene completamente stravolto in funzione della narrazione. Tutto il catalogo, comunque, è interessante e fuori dal comune, con copertine bellissime e d'impatto.








Del vecchio editore non è un nome nuovo (abbiamo già recensito uno dei loro titoli), ma è quello che mi ha colpito di più per la grafica del catalogo (stampato a mo' di quotidiano) e l'estetica con cui si presentava il banchetto, merito anche delle bellissime copertine. In particolare sono rimasta sorpresa dalla presenza di Colette e di Marguerite Duras, di cui sono state stampate Le ore lunghe e La ragazza del cinema. Sono opere minori, ma vale la pena comprarle, se appassionati. Entrambi fanno parte della collana "Forme brevi" che raccoglie appunto romanzi brevi, mentre per quanto riguarda "Forme lunghe" è da segnalare Concerto per mio padre di Yasmine Ghata, figlia della poetessa libanese Vénus Khoury Ghata.


Ho visto la Terre di mezzo editore tre volte quest'anno: a Più libri più liberi a Roma, al Salone del libro di Torino e a Una Marina di libri a Palermo. Ogni volta rimango incantata dalla bellezza di questi libri illustrati. Guardate la copertina de La valle dei mulini e ditemi se non vi sentite già trasportati in un altro mondo. O de La grande fabbrica delle parole. All'interno, ve l'assicuro, sono libri bellissimi. E quest'ultimo è appena uscito in copertina morbida a soli 8.00 euro!





Rimanendo in tema di libri illustrati, un riferimento deve essere necessariamente fatto alla rueBallu, la cui particolarità è essere una "casa editrice musicale" (lo noterete visitando il sito che, oltre a essere molto elegante, si concede un sottofondo di musica classica). L'ho notata per via de Il primo concerto, la storia per bambini di Fulvia Degl'Innocenti con illustrazioni di Paolo D'Altan - lo stesso artista che ha prestato la mano a Loredana Lipperini e ha dato un volto alla sua Pupa. Sono disegni bellissimi e che si fanno subito notare.








Franco La Cecla / Falsomiele. Il diavolo, Palermo
:duepunti edizioni, casa editrice palermitana, era quasi impossibile da non notare: a vendere i libri c'era un simpatico macellaio, dotato di coltellaccio. Il banchetto era una sorta di tagliere con salamini di carta sparsi e finte bistecche di carne. «Non si vive di solo filetto», dichiarano gli editori sul sito, e chi lo dice che con la cultura non si mangia? La :duepunti ha allestito un'intera macelleria o, come si dice a Palermo, una carnezzeria in cui potrete saziarvi a volontà: di cultura e bibliodiversità.
Del catalogo vi segnalo Falsomiele.Il diavolo, Palermo di Franco La Cecla: storia di Caruso che aveva il dono dell'ubiquità. Datogli da un diavolo, certamente.




Miraggi Edizioni

Anche Miraggi edizioni ha delle copertine davvero particolari, e i contenuti non sono da meno: sono rivestiti da una carta marroncina, quasi da imballaggio, che rivela solo un dettaglio di quella che è la vera cover - che potrete ammirare rimuovendo la sovraccopertina. Tra i tanti libri presenti nel catalogo interessante è il successo di Ti amo ma non posso spiegarti, che ha venduto oltre cinquemila copie e raccoglie poesie (comiche?) fuori dal comune.
(Date un'occhiata alla vera copertina...)







CANTI DEL MID-AMERICANuovissima quanto promettente è la Corrimano edizioni. Per "nuova", intendo proprio nuova: ha debuttato il 6 giugno con un catalogo che si fa già notare, una grafica minimalista ma d'impatto e niente poco di meno che Garsin, Cechov e Anderson, scrittore americano a cui si rifecero E. Hemingway, J. Steinbeck, F. S. Fitzgerald e J. D.Salinger e a cui si deve la pubblicazione del primo romanzo di Faulkner. Non è da trascurare, comunque, la parte "italiana" del catalogo, che spicca per originalità e presenza scenica - le copertine, ribadisco, che trovo fantastiche.






Ho conosciuto L'orma Editore al Salone del libro di Torino grazie all'antologia di Andrea Cortellessa La terra della prosa (che di recente ha fatto tanto parlare di sé) e ho scoperto una casa editrice di qualità, con un catalogo impegnativo ma da spulciare attentamente - troverete più di una perla.










Edizioni di Passaggio ha avuto risonanza, negli ultimi temi, per un libro di cui vi ho già parlato: Ma tu che lavoro fai? degli editori Luana Lupo e Stefano Nicosia, un libro inchiesta che raccoglie le voci di moltissime case editrici indipendenti e che testimonia la passione e la difficoltà per questo straordinario mestiere - quale mestiere? ci chiediamo ancora.










Navarra editore, infine, attivissima a Palermo dal punto di vista culturale, si concentra su temi civili sia per quanto riguarda la narrativa che la saggistica. Ho messo nella lista dei desideri Il libro delle vergini imprudenti, romanzo collettivo sulla figura femminile che ha, tra le tante autrici, una che stimo molto: Beatrice Monroy, abilissima narratrice che ho avuto la fortuna di ascoltare più volte e che sa raccontare storie come pochi. 






Doverosamente da ricordare sono case editrici che conoscete benissimo e che vanno segnalate per l'altissima qualità e la competenza con le quali si destreggiano nel mondo editoriale: Minimum fax (altresì chiamata SbavoPerpetuo e ManiaCompulsivaDiComprareTutto), Marcos Y Marcos (anche nota con il nome di TaschePienePortafogliVuoto), Voland (che dignitosamente porta il titolo di AncoraUnGoccioDiNothomb), Sellerio (ovvero CristoAssumetemiSonoDiPalermo), Iperborea (SieteIMeglio) e SUR (VediMinimumFax).
Sono state cinquantatré le case editrici indipendenti presenti a Una Marina: era impossibile segnalarle tutte e mi ha fatto piacere riscontrare quanto la qualità sia stata - come lo è stata negli altri anni - un valore fondamentale per la realizzazione di questa manifestazione.
L'affluenza generosa e la stessa riuscita di qualcosa di tale spessore a Palermo sono risultati altissimi per una città e un'amministrazione che poco si dedica e si è dedicata alla cultura, soprattutto in mancanza di fondi. Un grazie sentito viene da una comune lettrice e cittadina, che sente ancora accendersi un po' di speranza quando eventi come Una Marina di libri si impongono sulla realtà problematica della Sicilia.  



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