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mercoledì 29 giugno 2016

L'editoria per ragazzi oggi. Intervista a Fiammetta Giorgi

A distanza di un anno dall'intervista a Beatrice Masini, torno a parlare di Young Adult con un'altra delle protagoniste di questo segmento, Fiammetta Giorgi, ex responsabile editoriale dei Libri Mondadori per Ragazzi e editor da un paio d'anni della narrativa Yong Adult di Giunti. Trovo interessante esplorare il punto di vista degli addetti ai lavori per fare un po' di luce su un settore sempre più imperante, ma che penso debba essere maggiormente responsabilizzato nei contenuti: Fiammetta Giorgi rappresenta un ottimo esempio dentro un sistema che spinge per la commercializzazione estrema (in senso negativo) e che poco bada all'età del pubblico se non in termini di trend e di vendibilità sul mercato. Abbiamo parlato dei criteri di selezione dei manoscritti da pubblicare, di libri già pubblicati, di lettori giovani e non: una piacevole full immersion che spero potrà esservi utile per analizzare tutti al meglio questo settore.

L'editoria per ragazzi vive da qualche anno un momento di forte espansione, e sembra essere, attualmente, l'unico settore a registrare segni positivi, sia per la produzione che per le vendite (fonte: Rapporto sullo stato dell'editoria in Italia 2015). Possiamo dire che gode, quindi, di ottima salute, o c'è qualcosa di perfettibile nell'industria per ragazzi italiana?

L’editoria per ragazzi dimostra grande vitalità non solo in Italia, ma in gran parte del mondo e ciò nonostante c’è ancora moltissimo da fare. Nel nostro paese, in particolare, per quanto si stiano registrando di recente segnali molto positivi, ci sarebbero enormi spazi di miglioramento. Rispetto ad altri paesi l’attenzione e le risorse dedicate alla promozione della lettura sono ancora molto scarse, sono rare le biblioteche scolastiche realmente funzionanti come pure gli spazi dedicati dai media alla letteratura contemporanea per ragazzi. È complicato perfino fare in modo che il corpo insegnanti possa agevolmente aggiornarsi sulle novità editoriali del settore, il che penalizza soprattutto alcuni libri di qualità meno immediati, che avrebbero bisogno di essere veicolati dal consiglio di chi li abbia letti e apprezzati.

Molti libri per bambini e ragazzi presentano tratti borderline, tanto da rendere obiettivamente difficile l'assegnazione di un target orientativo a beneficio delle librerie. In base a quali criteri viene stabilita la fascia d'età, specie nel confine tra ragazzi (11-13 anni) e Young Adult (14-18 anni)?

L’assegnazione di un target di lettura in base all’età è un criterio estremamente soggettivo, lo si indica in base a un insieme di fattori quali i temi trattati, l’età dei protagonisti, l’elaborazione stilistica del testo, ma all’unico scopo di agevolare la disposizione in libreria e la selezione da parte di chi prenderà in mano il libro. L’effettiva adeguatezza di un certo libro a un certo lettore dipende però da infiniti fattori: un lettore forte predilige spesso libri per un target di età superiore alla sua, ma lo stesso lettore a seconda dei momenti potrà preferire libri più impegnativi o più leggeri.

Ci sono libri che non vendono e che sono, però, necessari. Quando scatta la volontà di pubblicare, malgrado la consapevolezza che il ritorno economico sarà molto basso? Esiste davvero un conflitto tra il libro commerciale, di facile vendita, e il libro complesso, ma di qualità, che sarà difficilmente acquistato? E a Lei è mai capitato di dover sacrificare la qualità per un guadagno certo?

Il fascino dell’editoria è proprio nell’esistenza di infinite tipologie di libro che possono piacere a lettori diversi. Nessuno può mai avere la certezza assoluta di quale libro diverrà un bestseller ma senz’altro qualsiasi editor con una certa esperienza riesce a immaginare quale abbia maggiore possibilità di altri di catturare un pubblico più ampio e questo non sempre coincide con i proprio gusti personali, ma il nostro ruolo, che io onestamente trovo bello, è quello di individuare anche libri che piacciano ad altri. A volte mi è capitato di fare volentieri libri di più facile successo anche perché i ricavi economici che ne sarebbero derivati mi avrebbero permesso di pubblicare con maggiore tranquillità altri romanzi che amavo di più ma che avevano minori potenzialità commerciali. Un criterio che cerco sempre di seguire è quello di selezionare libri che mi farebbe piacere regalare a una persona cara: il che mi tiene lontana dai libri che mi appaiono brutti. Comunque finora ho avuto la fortuna di non dover mai rinunciare a priori ai libri che ho amato di più: nel mondo editoriale prima di pubblicare un libro bisogna affrontare una trattativa economica e non sempre si può vincere in caso di competizione con altri editori ma da questo punto di vista mi ritengo fortunata.

 Ho parlato l'anno scorso con Beatrice Masini della responsabilità che si assume l'editoria quando pubblica libri indirizzati a persone così giovani. Al giorno d'oggi, moltissimi Young Adult veicolano messaggi sbagliati, come quelli in cui le protagoniste vivono amori pericolosi con soggetti violenti e poco raccomandabili. Qual è la sua posizione a riguardo? L'editoria per ragazzi dovrebbe essere più attenta a queste problematiche?

La risposta a questa domanda discende in parte da quella appena precedente: usando come criterio quello di pubblicare libri che regalerei volentieri a persone care mi risulta difficile selezionare libri che trasmettano messaggi ambigui.

Moltissimi libri per ragazzi vengono letti da ultratrentenni, soprattutto quelli che non posseggono diversi livelli di lettura ma che sono stati, al contrario, specificatamente creati per un pubblico giovane e inesperto. Quale spiegazione ha dato, Lei, a questo fenomeno?

Anche per quanto riguarda i cosiddetti crossover, pensati per un pubblico ma capaci di conquistare anche altre fasce di età, il panorama è così variegato che è difficile dare una risposta univoca. Esistono alcuni romanzi molto commerciali e abbastanza superficiali che vengono acquistati anche da adulti per la loro capacità di intrattenimento, come facile svago, e ci sono romanzi di qualità che piacciono per la rapidità di trama o per l’efficace descrizione di protagonisti che vivono l’adolescenza, un’età piena di emozioni, possibilità di scelta, passioni di ogni genere, chiaroscuri che la rendono affascinante anche nel ricordo di lettori adulti.

In editoria è comune l'uso di incasellare il lettore dentro uno scomparto, al fine di tracciare un profilo-tipo che risponda alle aspettative di vendita. La realtà è, ovviamente, molto più complessa, specie quando si parla di un'età dinamica e iridescente come quella adolescenziale. A quale tipo di ragazzo pensa quando acquista un nuovo libro? E tiene conto anche della componente “adulta” che consuma YA?

Personalmente mi diverte cercare libri che piacciano a lettori diversi e nella collana di cui sono attualmente responsabile, la Waves di Giunti, amo mescolare sapori e generi diversi. Il primo ad aprirlo è stato Rebel. Il deserto in fiamme, un fantasy tra i più originali che mi siano capitati negli ultimi anni: uno stupefacente connubio tra Kill Bill di Quentin Tarantino e Le mille e una notte, con personaggi sexy, ironici, sopra le righe, e un’ambientazione in un deserto durissimo e affascinante popolato di creature magiche che ricordano la mitologia persiana o iraniana. Accanto a lui si sono però già schierati tra gli altri Hyperversum Next, un nuovo volume della saga di ambientazione medievale che ha reso celebre Cecilia Randall; Una presenza in quella casa di Paige McKenzie, un paranormal romance che si tinge di sfumature horror e gotiche; A Time for Dancing, un romanzo realistico molto intenso, ispirato a una storia vera e perfino Tutti i miei futuri sono con te di Marwan, un autentico fenomeno editoriale in Spagna: una poesia urbana del quotidiano, notturna, carnale, inquieta e ribelle, che ha avuto successo in quanto strumento di espressione giovane, rapidissimo eppure profondo, facilmente condivisibile in rete. Prediligo romanzi che offrano la possibilità di un’esperienza di lettura immersiva, che abbiano perciò trame capaci di catturare, ma anche personaggi credibili, a tutto tondo, caratteristiche che in genere permettono di attrarre sia ragazzi molto giovani che gli adulti.

È stata responsabile per nove anni della divisione ragazzi della Mondadori, credendo e insistendo molto su un prodotto come Shadowhunters. Si può dire che abbia toccato con mano la vitalità del fandom, lo stesso che adesso sta protestando a gran voce contro la traduzione errata dell'ultimo libro della saga, Signora della mezzanotte. Pro e contro di un seguito tanto fidelizzato?

La cosa che mi piace di più del pubblico dei romanzi per giovani adulti è la reattività. Appena un libro è pubblicato immediatamente arrivano commenti appassionati sulla trama, le copertine, le traduzioni... A volte possono essere anche negativi ma si ha sempre la sensazione di un rapporto molto vivo con i lettori. Le critiche più ardenti spesso segnalano il desiderio di entrare in contatto diretto con gli autori, quasi a dimostrare che quel romanzo che i lettori amano meritava di essere trattato meglio. Spesso nell’editoria si lavora con tempi troppo accelerati, in pochi a gestire una mole di lavoro ambiziosa e non fa mai piacere a nessuno lasciarsi scappare delle sviste ma il fatto che i lettori si facciano vivi fa comunque piacere: spesso l’editor è appassionato dei propri autori quanto i fan che li leggono.

Hunger Games, come Shadowhunters, è un altro libro che è stato pubblicato sotto la sua direzione, ma che ha impiegato anni a raggiungere il grande pubblico. Alla luce della Sua lunga esperienza, saprebbe dirmi quali sono gli elementi che decretano il successo di un libro?

Sono mille e spesso imprevedibili. Di Hunger Games mi sono innamorata nelle prime trenta pagine e quando un romanzo ti cattura così si intuisce subito che possa avere delle potenzialità, ma era diverso dai romanzi che avevano successo in Italia in quel momento e proprio questo all’inizio ne ha reso difficile la partenza. Ovviamente sono la trama, la forza dei personaggi e della scrittura a contare, ma a volte bastano una copertina, uno strillo per far decollare o meno un romanzo.


Si è da poco conclusa la Bologna Children's Book Fair, appuntamento fondamentale per l'acquisto e la cessione dei diritti con l'estero. Può anticiparci qualcosa sulle prossime uscite Giunti? Quali temi e che tipo di storie troveremo in libreria?

Proprio in questi giorni è uscito il romanzo di esordio di un autore inglese che amo molto: Cercando l’onda di Christopher Vick. È un romanzo di formazione di qualità, una bellissima storia d’amore sulle coste della Cornovaglia, con scene di mare meravigliose, visto che il gruppo di ragazzi protagonisti sono appassionati di surf. A ottobre pubblichiamo invece Capolinea per le stelle un romanzo steampunk di Philip Reeve, prestigioso autore inglese che sarà in Italia a fine ottobre, ospite di Lucca Comics & Games.




Un libro che è particolarmente fiera di aver pubblicato e un libro della concorrenza che avrebbe voluto pubblicare?

Fatico a scegliere di quale romanzo sono più fiera perché ne ho amati più di uno, però dovendo scegliere direi Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness (ndr: a detto di molti, uno dei migliori libri per ragazzi uscito in Italia). Quanto ai libri della concorrenza, anche se all’epoca non ero ancora editor, avrei voluto pubblicare Harry Potter, e non solo per il suo straordinario successo: mi affascina molto vedere come nella letteratura di genere alcuni scrittori sono capaci di prendere gli spunti presenti nella tradizione e rielaborarli in modo da renderli completamente propri e dargli nuova vita.

lunedì 11 aprile 2016

Una questione di genere: Lo Stampatello editore alla Bologna Children's Book Fair


La Bologna Children's Book Fair rappresenta da anni il maggiore punto di riferimento per il settore editoriale ragazzi, un crogiolo di colori, illustrazioni e locandine che tende spesso a uniformare, anziché diversificare, l'offerta, rendendo indistinguibili gli stand. Individuare la politica dietro ogni casa editrice diventa una operazione complessa, e poche riescono a coniugare un messaggio che vada oltre il generico tributo all'infanzia con la bellezza degli allestimenti.

Un arcobaleno veste le pareti dello stand dello Stampatello, piccola e coraggiosa casa editrice italiana che dal 2011 si occupa di tematiche LGBT, e la scritta: “Forte! Non lo sapevo che si poteva!” palesa l'invito esplicito a rompere i tabù legati alla discriminazione di genere. Di proprietà di Francesca Pardi e Silvia Maria Fiengo – con cui ho avuto il piacere di chiacchierare – , Lo Stampatello nasce dall'esigenza di sopperire all'incapacità di genitori e maestre di rispondere alle frequenti domande dei compagni di scuola dei figli delle fondatrici. Esigenza a cui la Pardi aveva risposto con la stesura di un libriccino da pubblicare con una grossa casa editrice, che alla fine, per mancanza di coraggio, si era tirata indietro: da qui l'idea di avviare una propria attività che aiutasse ad affrontare la sfida dell'omogenitorialità.

Alle spalle dello Stampatello c'è una nutrita comunità che, per usare le parole dell'editore, “ha bisogno della casa editrice e di cui la casa editrice ha bisogno”, sostenendo in maniera concreta la pubblicazione. “È una produzione dal basso”: nel caso di Perché hai due papà?, per esempio, è stata necessaria una prevendita che finanziasse la stampa delle copie. Fondamentale la mediazione dei social network, in particolare di Facebook, che gioca un ruolo centrale nella diffusione delle iniziative dello Stampatello. Se però i maggiori sovvenzionatori sono gli omosessuali, quasi totale è l'interesse nei confronti di queste tematiche delle coppie etero: alla mia domanda su quali siano i libri che vendono di più, l'editore risponde con amarezza che il principale tramite è rappresentato dall'Associazione Famiglie Arcobaleno – malgrado Lo Stampatello sia distribuito da Messaggerie – e che risultano pressoché invenduti quei libri che mettono in discussioni gli stereotipi maschili – l'anatroccolo che ama il rosa e diviene vittima di bullismo – o che affrontano i temi della guerra e dell'immigrazione. Maggiormente apprezzati i volumi che parlano di emancipazione femminile e la serie Piccolo Uovo – illustrata da Altan –, unico long-seller della casa editrice giunto alla quarta ristampa. Solo cinque titoli su trenta (con tirature di 1500/2000 copie) sono stati esauriti; per gli altri, la casa editrice risulta in perdita.

Emerge da questi dati il quadro di un paese impreparato, spaventato e incapace di affrontare le problematiche legate al mondo LGBT. Paradigmatico il caso di una libreria che, in assenza di un reparto specifico in cui collocare i libri dello Stampatello, decide inizialmente di esporli nello scaffale per adulti: l'episodio risale a cinque anni fa e manifesta la portata rivoluzionaria di questa casa editrice, prima in Italia a parlare ai bambini di omosessualità.

Chiedo ancora: “I vostri libri vengono adottati nelle scuole?”. “No”, è la risposta secca, mentre all'estero, soprattutto nel Regno Unito e nei paesi del Nord Europa, editori simili possono puntare all'esaurimento della tiratura grazie alla diffusione presso le biblioteche e le scuole, dove viene insegnata educazione sessuale. Sono anche paesi in cui la cultura, sostiene Maria Silvia Fiengo, è “popolare”, vissuta come un piacere e costantemente immersa nel quotidiano. “Nessuna sorpresa che si leggano molti più libri, laddove in Italia siamo ancora annichiliti dalla divisione tra cultura 'alta' e 'bassa' ”.
Nonostante queste cattive notizie, però, durante la mia visita allo stand Lo Stampatello vende diverse copie: alcuni trovano finalmente titoli a lungo cercati, altri non si negano un abbondante bottino, prova tangibile che eventi come quello di Bologna rappresentano ancora una vetrina importante e un canale di vendita non indifferente. La casa editrice non sarà tuttavia presente al Salone del Libro di Torino: in fondo, le fiere costano troppo.

giovedì 11 giugno 2015

L'editoria per ragazzi oggi. Intervista a Beatrice Masini


La letteratura per ragazzi è stata negli ultimi anni rivoluzionata dall'introduzione del cosiddetto target "Young Adult", una fascia di riferimento che va dai quattordici ai diciotto anni.
Dentro questo contenitore sono stati inseriti titoli molto diversi tra di loro, e dai generi più disparati, che spesso usano il pretesto del fantasy o della distopia per raccontare, in realtà, storie banali e commerciali, oltre che mal scritte.
La "piaga" di questo tipo di Young Adult è sociale e pedagogica. Se i libri per ragazzi non devono necessariamente avere lo scopo di educare, sarebbe opportuno almeno non avessero  quello di diseducare. Troviamo invece romanzetti rosa che rimarcano stereotipi di genere, relegano il primo amore a quello di tutta la vita, descrivono relazioni impossibili dove viene ribadito il concetto di sacrificio. Non è solo l'appiattimento del linguaggio, che abbassa il livello della lettura per non renderla faticosa e ne annulla l'utilità pratica (vista come superflua e quasi offensiva, dato che il valore primario viene dato all'evasione fine a se stessa e priva di intelligenza), ma è anche la trasmissione di messaggi sbagliati o, peggio, l'assenza di trasmissione di qualsiasi messaggio: libri che non restituiscono nulla al lettore, rendendolo quasi più vuoto di prima. Alle spalle di questo c'è l'importazione massiccia di libri provenienti dagli Stati Uniti e scritti da persone improvvisate, per lo più donne, che non conoscono l'uso adeguato della parola scritta. Ma c'è anche la disonestà intellettuale di chi foraggia i ragazzi con prodotti che valgono meno di zero e con il pretesto che questi romanzi "vendono" – sottovalutando continuamente l'intelligenza degli adolescenti e abbassando, per via della somministrazione continua di libri scadenti, le loro pretese letterarie, forti della convinzione che i giovani leggano tutto senza badare alla qualità.
Per fortuna, l'editoria è fatta anche di persone non solo competenti e professionali, ma che hanno a cuore i libri che producono e che avvertono il peso della scelta editoriale destinata al giovane pubblico. Personalità fondamentale in questo ambito è Beatrice Masini, molto conosciuta come scrittrice e traduttrice (è sua la traduzione di Harry Potter), ma che da anni lavora nell' editoria per ragazzi. Prima di essere trasferita all'ufficio diritti internazionali di Bompiani, Beatrice Masini è stata direttrice editoriale della sezione per ragazzi di Rizzoli e, prima ancora, editor della narrativa per ragazzi di Fabbri Editori. 
È stata per me un onore e un grande piacere intervistarla. La considero uno dei migliori esempi dell' editoria d'eccellenza italiana, un modello da seguire per costruire un'editoria futura più consapevole e attenta alle vere esigenze degli adolescenti.



I libri hanno sempre bisogno di cure, in modo differente l'uno dall'altro. L'iter che porta alla pubblicazione passa per la valutazione del testo, editing e revisioni. Ma l'editoria per bambini e ragazzi ha bisogno di molte più attenzioni, almeno questo accade nelle case editrici che si pongono il problema di una sorta di responsabilità (mi corregga se sbaglio) nei confronti del giovane pubblico. Può spiegare in cosa consiste, in base a questa premessa, la differenza tra editoria per ragazzi e per adulti?

La responsabilità prima di tutto. Se si scrivono e si pubblicano libri per bambini e ragazzi vuol dire che si sceglie per loro, così come chi compra o diffonde libri per bambini e ragazzi (i genitori, gli insegnanti, gli animatori della lettura) sceglie per loro. Nel caso dei bambini scegliere è anche un dovere: pensare che possano farlo da soli è assurdo, è uno scarico di responsabilità.
Poiché là fuori c’è di tutto – libri da tutto il mondo, d’evasione, d’impegno, leggeri, problematici, facili, difficili, banali, scritti male, accurati, eccezionali – scegliere vuol dire avere un’idea chiara di ciò che si può e si deve proporre, e agire di conseguenza. C’è la buona evasione, ci sono i buoni libri leggeri, ci sono i brutti libri e basta – gli epigoni, le copie di copie, i romanzi concepiti a tavolino – che vanno lasciati dove sono. E ogni tanto ci sono i capolavori, e a quelli non si deve resistere, anche se si ha la netta sensazione che non verranno capiti, o non subito. Mentre vanno ignorati i libri – ce ne sono tanti – che non aggiungono niente alla gioia, all’allegria, alla leggerezza, al tormento della lettura. Meno libri inutili ci sono in libreria, più è facile che i bambini e i ragazzi si trovino tra le mani libri interessanti, magari anche importanti, magari anche fondamentali. Va da sé che la responsabilità deve fare da linea-guida in tutti i passaggi della catena: traduzione, editing, riletture devono essere allineate – no alla censura, no alle semplificazioni, no all’appiattimento del linguaggio.
Se ci si occupa di libri per adulti le maglie sono più larghe perché gli adulti sono in grado di scegliere da soli, e se vogliono buttare tempo e denaro è affar loro. Ciò non toglie che anche in quel mondo si facciano troppi libri superflui, che magari sono anche innocui ma sottraggono spazio e attenzione ai libri importanti.


Gli adolescenti vengono visti dagli adulti, spesso, come sorta di alieni. Si tende a trattarli come se fossero ancora bambini – quindi la violenza nei libri a loro destinati, ad esempio, non deve essere mai eccessiva –, e a proteggerli da cose che invece conoscono e a cui sono abituati. In editoria, ci sono stati casi in cui un libro destinato a una fascia puberale è stato ri-pubblicato qualche anno dopo con target Young Adult. Condivide queste affermazioni? Crede che nel mondo dei libri per ragazzi dovrebbe esserci maggiore consapevolezza del target di riferimento?

Il target di riferimento è una parolaccia, per quel che mi riguarda, in zona adolescenti-giovani adulti, nel senso che ogni libro è un mondo e ogni lettore anche, non si può generalizzare e tracciare linee di collegamento sicure è arduo. Quando c’è un caso o un fenomeno che emerge, si tende a considerare quello come il metro di paragone di tutta la letteratura dai 12-13 anni in su, facendo di ogni erba un fascio: come se i libri per adolescenti e YA fossero un genere. È in verità molto difficile stabilire fasce d’età che abbiano un senso. Fino a 12-13 anni grossolanamente può guidare il livello della classe frequentata: ma già davanti a un lettore forte questa corrispondenza cade. Allora guida l’età dei protagonisti, un criterio forse semplice ma importante. La tendenza a proteggere – o sottovalutare: a volte è lo stesso – il lettore è diffusissima. Non ci sono temi che non possano essere trattati dalla letteratura per adolescenti (come da quella per bambini, del resto): il solo discrimine è trovare il modo giusto, le parole per dire le cose. Spesso il problema riverbera anche sull’aspetto fisico dei libri: c’è tutta un’iconografia banale che tende a smorzare le peculiarità, a nascondere il carattere dei romanzi a favore di una neutralità generica. Ma tutto questo – la confusione del target, l’omogeneità delle copertine – va ricondotto alla difficoltà che c’è a monte nel leggere questa categoria di libri per quello che è: non un filone, non un genere, ma una giustapposizione di libri singoli e diversissimi tra loro. Mettere John Green accanto alle fan fiction solo perché in teoria sono per lettori della stessa età è fare un gran pasticcio.


Sono fortemente convinta che il target Young Adult serva spesso a giustificare libri di sottile spessore, dove la rappresentazione dell'amore è restituita in maniera assoluta e spesso nociva – soprattutto quando il pubblico è femminile e viene richiesto, attraverso i reclami in copertina, il sacrificio di chissà cosa, se non della propria stessa vita. È altresì vero che si tratta di romanzi di evasione, e che qualcuno obietta non possano influenzare alcunché, giustificando così il messaggio sostanzialmente sbagliato. Qual è la sua posizione?

I libri d’evasione possono essere molto divertenti e molto ben costruiti – ma pochi sono fatti così. È più facile che siano sciatti e mal scritti, perché tanto sono libri d’evasione – un cane che si morde la coda. I contenuti – amori eterni che possibilmente trascendono le ere – spesso fanno sorridere, è vero. Ma una ragazza di sedici anni dovrebbe essere in grado di capire il messaggio, e di rifiutarlo, se le va. Il vero problema è che il target YA si è appena e faticosamente conquistato un suo spazio in libreria e che questo spazio rischia di venire occupato da romanzi che sono dei rosa semplificati a uso delle ragazzine e verniciati di qualche genere (a scelta: fantasy, distopico, realistico, medicale, eccetera).


Quali sono le caratteristiche di un buon libro per ragazzi, a Suo parere?

Sono le stesse di qualunque buon libro: voce forte, trama robusta, scrittura interessante, peculiare e accurata (che vuol dire anche attenta al destinatario, adeguata).


Spesso si dice che un bambino che legge sarà un adulto che pensa. Per questo motivo, credo che la letteratura per ragazzi sia estremamente importante, debba essere densa di contenuti e di un linguaggio non banalizzato, ma ricco, stimolante e, perché no, colto – cosa che ormai tende a scomparire, perché la via presa dai libri per ragazzi è quella della semplificazione. Mi sembra che ci sia uno spartiacque tra ciò che era un tempo il libro per ragazzi e quello che è diventato oggi, pur passando da coinvolgenti collane come quelle dei Piccoli Brividi che, a loro modo, hanno fatto appassionare moltissimi ragazzi alla lettura (volendo comunque precisare che la letteratura per bambini in Italia resta a un livello molto alto, mentre è quella per adolescenti che prende, in linea generale, derive che non condivido). Volendo fare il punto della situazione degli ultimi anni e tenendo in considerazione, ovviamente, l'evoluzione dei tempi, crede anche Lei che ci sia una differenza qualitativa tra i libri per ragazzi che sono dei classici e quelli che oggi vengono pubblicati?

Oggi c’è troppo di tutto, temo. E se la qualità media è più alta, è pur vero che l’aggettivo medio si attaglia alla gran parte di ciò che viene pubblicato. Si pubblica medio per non scontentare nessuno, per far le cose facili, credendo di andare incontro ai lettori. Che devono essere sfidati, invece. Anche il tema delle collane è scottante: un tempo la narrativa era fatta tutta di collane, poi si è passati alla valorizzazione spasmodica del singolo titolo e via via i buoni contenitori si sono andati prosciugando. Alcune delle collane storiche sono proprio spente. E invece è importante creare dei recinti entro i quali un ragazzino lettore possa pescare a occhi chiusi, fidandosi.


A proposito di questo, sono tantissimi i bei libri per ragazzi usciti grazie anche al Suo lavoro a Rizzoli, dove ha curato per anni il catalogo di questo settore. Quali sono stati i migliori, secondo Lei? E quali sono quelli di altre case editrici che avrebbe invece voluto pubblicare, per la loro qualità?

Ho pochi rimpianti: ho potuto lavorare per un lungo periodo facendo scelte liberissime. John Green viene da lì. Ma anche M.T. Anderson, l’autore di Feed e di Octavian Nothing; Genesis di Bernard Beckett, forse il più bel distopico che abbia letto; Ho un castello nel cuore di Dodie Smith; La signora nella scatola di Jenny Valentine; Sonya Hartnett; Aidan Chambers; John Boyne. Un altro distopico gioiello, L’eclisse del secolo di Jan Mark. Millions di Frank Cottrell Boyce, una perfetta commedia inglese. Smetto, anche se so che me ne sono dimenticati tanti. Ricordo con dispiacere di aver perso l’asta per Hugo Cabret, andato a Mondadori, e avrei voluto pubblicare Philip Pullman, Anne Fine e Patricia MacLachlan. E Skellig di David Almond.



John Green è appunto uno dei tanti scrittori stranieri che Lei ha portato in Italia, e che ha riscosso un successo straordinario soprattutto dopo la pubblicazione di Colpa delle stelle, nel 2012. L'autore era infatti presente in catalogo già da diversi anni e, pur avendo fatto parlare discretamente di sé con Cercando Alaska, non ha avuto la notorietà che meritava fino a un paio di anni fa. Si aspettava che sarebbe nato questo fenomeno? E cosa ne pensa?

Mi aspettavo che John Green venisse scoperto prima o poi anche da noi come lo straordinario interprete della complessità dell’essere molto giovani: eravamo solo in ritardo rispetto al resto del mondo, ci voleva un film per arrivarci. E come sempre accade i successi cosmici sono specchi deformanti, trasformano ciò che riflettono e ne rimandano un’immagine tutta diversa. Poi sono arrivate le copie, ed è è stato coniato l’orrendo termine sick lit per indicare un orrendo sottogenere nascente, e Colpa delle stelle è stato letto anche dalle ragazzine di quinta e di prima media, e non credo che sia per loro. Città di carta, che si sta pure prendendo la sua rivincita, è un libro ancora più difficile. Alaska, il mio preferito, è sfrontato e oscuro. Sono tutti libri per lettori forti. Se il loro successo volesse dire che i lettori forti sono centuplicati, benissimo. Ma temo che non sia così.


La saga di Harry Potter, che Lei ha tradotto, è ormai un classico per ragazzi di cui forse, quando arrivò in casa editrice, non aveva immaginato la portata che avrebbe avuto. C'è chi ancora lo sottovaluta, relegandolo a favoletta fantasy che non può ispirare gli adulti. Pensa che ci sia un genere – il fantasy, ad esempio – da cui i giovani sono più attratti? E quale importanza può avere nella loro crescita?

Credo che nessuno avesse immaginato la portata di Harry Potter, che è stato un fenomeno epocale. Credo che sia destinato a restare con noi a dispetto di chi lo relega nel genere: perché, poi? La letteratura di genere ha una sua nobiltà e un suo rango. Occupa uno scaffale importante che per molto tempo è rimasto in ombra. Io avevo letto Il Signore degli Anelli da ragazzina, ma poi era sparito per tornare in auge in tempi recenti grazie al cinema, e lo ritengo ancora uno straordinario romanzo di formazione. Non ha fatto di me una fanatica del fantasy, ma un’appassionata di letteratura inglese sì. Sì. A dire che non si può sapere da dove scaturiscono le passioni profonde: per riconoscerle bisogna assaggiare di tutto.

Quali sono stati, quindi, i libri – non necessariamente per ragazzi – che hanno contribuito alla Sua formazione?

Ecco, appunto. Steinbeck, Hemingway, Françoise Sagan sono state le mie letture da ragazzina. Prima ho amato le fiabe da tutto il mondo e Salgari. Poi sono arrivate le sorelle Brontë, e solo parecchio più in là Jane Austen. Tolkien, dicevo, e tanta poesia: dai lirici greci ai poeti maledetti, e poi Pascoli, D’Annunzio, Montale, Ungaretti, Saba, Quasimodo. Forse il cuore ci resta, forse il cuore.








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