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giovedì 10 novembre 2011

Poems (27) Lentamente muore


Questa sera mi sa che gioco in casa. Sì perché, paradossalmente, di Neruda -che abbiamo trattato varie volte in questa rubrica- non ho mai presentato la sua poesia più famosa, una riflessione fortissima sulla paura di vivere che spesso ci attanaglia, non ci fa rischiare, ci lega le mani e il cuore. Potrei dire tanto su questa paura, su questa poesia che mi commuove sempre leggere. In realtà è lui che dice già tutto, sconvolgendo solo con la forza delle parole, con quel lentamente muore che ci ferisce e ci tormenta perché, in tutta quella serie di sbagli che seguono, sappiamo esserci anche il nostro.


Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità. 


Chi è l'autore?
Pablo Neruda è lo pseudonimo che Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891)cantore della povera gente. Egli nacque a Parral nel 1904, da famiglia modesta che trascorse l'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Università a Santiago.
Dal 1926 al 43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese, nel'36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato.
 Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile, che determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione"
E quando cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio:Un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggi
Nel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al partito comunista cileno e venne eletto senatore.
Dal '48 al 52 fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare per il mondo.Nel 1971 guadagna il premio nobel per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.
 

martedì 30 novembre 2010

Poems (4) No te amo como si fueras rosa de sal

Buonasera... 
Mi dispiace di non aver avuto l'occasione di scrivere prima questo post, ma sono stata impegnata con due interviste (anzi, una è ancora in corso!) per Tylwyth Teg -ne avrete presto notizia ;)- e non c'è stato il tempo di dedicarmi al Poems del martedì. Se vi state chiedendo perché non aggiorno Teaser Tuesday o w w w wednesday, il motivo è che i libri sarebbero gli stessi della scorsa settimana, e non penso vogliate leggere nuovamente uno spezzone di Sibilla Aleramo o rendervi conto che la rubrica è stata copiata e incollata da un episodio precedente. 
La poesia di questa sera è... bellissima. Meravigliosa. Dolce, passionale, indescrivibile. Questa volta non vi indico in piccolo il link dove potrete leggere il testo in lingua originale, ma ve lo trascrivo direttamente. Vi invito a leggerlo e a godervi la musicalità dello spagnolo ammaliante di Pablo Neruda -sì, di nuovo lui- , per poi passare alla traduzione e sciogliervi nelle sue parole ;).


No te amo como si fueras rosa de sal, topacio

No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.
Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.
Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,
sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.

***

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.


Chi è l'autore?
Pablo Neruda è lo pseudonimo che Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891)cantore della povera gente. Egli nacque a Parral nel 1904, da famiglia modesta che trascorse l'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Università a Santiago.
Dal 1926 al 43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese, nel'36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato.
Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile, che determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione"
E quando cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio:Un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggi
Nel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al partito comunista cileno e venne eletto senatore.
Dal '48 al 52 fu 
perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare per il mondo.Nel 1971 guadagna il premio nobel per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.



martedì 23 novembre 2010

Poems (3) Timidezza



Bentornati a questa nuova puntata di Poems, rubrica ideata da Morna del blog Forgotten Pages! Questa settimana mi piacerebbe farvi leggere una poesia che mi sta molto a cuore... Sapete, ci sono alcune cose in particolare -siano esse libri, canzoni, film...- che fissano un esatto momento della tua vita come in un rettangolino della memoria. Per questa loro caratteristica potrebbero riassumere anni, pensieri, emozioni, in pochi minuti o secondi. Pensando a questa poesia, per esempio, è come se nella mia mente si aprisse la finestra sul mio passato alle scuole medie... Chi di voi non ricorda quel periodo tra gli undici e i tredici anni? 
Le prime cotte, i primi baci, la scuola, i cambiamenti, il trucco, le antipatie e le simpatie tra compagni, i conflitti di un mondo che si destreggia tra la sfera infantile e quella che auspica, o è convinta di essere già, il mondo "dorato" degli adolescenti. 
Io incornicerei quel periodo dentro questa poesia. La lessi quando avevo dodici anni sul mio libro di antologia (divoravo i libri di antologia sin dalle elementari... ) e non conoscevo ancora quale genio incantatore fosse Pablo Neruda. Scoprii solo dopo che quella poesia che portavo come ricordo fosse stata scritta da lui, e mi rallegrai un poco del gusto che avevo avuto nell'adocchiarla. Ma Timidezza mi era rimasta dentro perché dipingeva, quasi l'autore mi avesse sbirciato l'anima, quel desiderio di invisibilità che mi invadeva da quando ero piccolissima. Pensavo che avrei voluto strisciare silenziosa tra le gente, guardare senza essere vista, solo per la curiosità di sapere quali volti mi circondassero. Una timidezza che, devo ammettere, non è ancora riuscita a lasciarmi completamente... 
E la vostra "finestra" sul passato, qual è? :)




Timidezza 

Appena seppi, solamente, che esistevo 
e che avrei potuto essere, continuare, 
ebbi paura di ciò, della vita, 
desiderai che non mi vedessero, 
che non si conoscesse la mia esistenza. 

Divenni magro, pallido, assente, 
non volli parlare perché non potessero 
riconoscere la mia voce, non volli vedere 
perché non mi vedessero, 
camminando, mi strinsi contro il muro 
come un’ombra che scivoli via. 

Mi sarei vestito 
di tegole rosse, di fumo, 
per restare lì, ma invisibile, 
essere presente in tutto, ma lungi, 
conservare la mia identità oscura, 
legata al ritmo della primavera. 


Chi è l'autore?
Pablo Neruda è lo pseudonimo che Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891)cantore della povera gente. Egli nacque a Parral nel 1904, da famiglia modesta che trascorse l'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Università a Santiago.
Dal 1926 al 43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese, nel'36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato.
Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile, che determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione"
E quando cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio:Un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggi
Nel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al partito comunista cileno e venne eletto senatore.
Dal '48 al 52 fu
perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare per il mondo.Nel 1971 guadagna il premio nobel per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.

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