Ciao a tutti! Ecco il video tanto paventato sulle letture di agosto. Mi scuso se non sono stata esaustiva: editando il video mi sono accorta che c'erano tante cose che avrei potuto precisare meglio (ho cercato di aggiungerle con le nuvolette a destra), ma ogni volta che parlo di questi libri la materia scivola un po' e tenere sotto controllo tutti gli aspetti del romanzo risulta difficile. Spero di non avervi annoiato troppo e sono curiosa di leggere i vostri commenti, se avete letto il libro.
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lunedì 7 settembre 2015
lunedì 1 dicembre 2014
Calendario dell'avvento: 1 dicembre

Come annunciato su Facebook, inauguriamo un appuntamento natalizio che consiste nel semplice consiglio di un libro random ogni giorno fino al 25 dicembre. Sarà un post veloce e semplice che andrà a sommarsi a quelli quotidiani del blog. Spero che possiate trarre qualche spunto per fare un regalo, visto che è un libro è sicuramente il miglior dono che si possa fare!
Pensando al Natale - anche se non è questo, in verità, il tema della rubrica - mi è venuta in mente una storia invernale e malinconica, piena di speranze e dialoghi emozionanti, che lascia alla fine un sapore dolce e amaro. Non può che influire il fatto che Dostoevskij sia uno dei miei due scrittori preferiti, ma nessuno che leggerà Le notti bianche potrà evitare di rimanere incantato da questa prosa ricca e dalla storia toccante, nonché dalla personalità del protagonista: un sognatore, un uomo che vive nel suo fantastico torpore, nella solitudine e nella speranza di incontrare qualcuno. Una vita povera, delusa, ma nutrita dei sogni di chi la vive, a cui si affaccerà una ragazza che assumerà le sembianze di un raggio di luce tra le tenebre - e così sfuggente da sembrare, forse, un sogno lei stessa. Gli argomenti che l'autore riesce a concentrare in questa storia breve sono quelli umani e universali con cui il lettore si indentificherà totalmente, sentendosi parte del racconto e, in un certo senso, del pulsante microcosmo di fantasticherie in cui trova rifugio ogni essere umano.
E ti chiedi: dove sono mai i tuoi sogni? e scuoti la testa, dici: come volano in fretta gli anni! E di nuovo ti chiedi: cosa hai fatto dei tuoi anni? Dove hai sepolto il tuo tempo migliore? Hai vissuto o no? Guarda, ti dici, guarda come il mondo è diventato freddo. Passeranno altri anni, e con loro arriverà la tetra solitudine, arriverà con le grucce la malferma vecchiaia, e con loro l'angoscia e lo sconforto. Si farà pallido il tuo mondo fantastico, moriranno, appassiranno i tuoi sogni e cadranno, come foglie ingiallite dagli alberi... Oh, Nasten'ka! Sarà triste restare da solo, completamente da solo, e non avere nemmeno cosa rimpiangere - niente, assolutamente niente... perché tutto ciò che ho perduto, tutto ciò, era tutto un niente, uno stupido e tondo zero, era solo un sogno!
domenica 5 febbraio 2012
On my wishlist (23)
Hosted by Book Chick City
Buona domenica e ben tornati al nostro appuntamento bisettimanale con On my whistlist! Cosa c'è nella mia lista dei desideri questa settimana? Decisamente troppo, anche se su questa rubrica mi limito. Ho tanto da fare in questi giorni per via di un esame e ho completamente bloccato le letture, così come ho bloccato gli acquisti anche se mi piange il cuore entrare in libreria ed uscire a mani vuote. Lo avrete forse notato dalla minor frequenza con cui aggiorno il blog - e se non lo avete notato sono contenta perché significa che non ho fatto sentire la mia mancanza :D. Ad ogni modo, sto fremendo per un romanzo di Neri Pozza, I Gillespie. Sono troppo curiosa di leggere Il circo della notte di Erin Morgenstern. E sento da morire la mancanza di Dostoevskij. Vorrei leggere un altro qualsiasi dei suoi libri, anche breve, insomma, qualcosa che sopperisca un po' di vuoto. Prendendone uno che non ho ancora letto, direi I fratelli Karamazov.
Tra i classici:
I fratelli Karamazov - Fedor Dostoevskij
I tre figli di Fedor Karamazov, un vecchio malvagio e dissoluto, sono molto diversi tra loro. Dmitrij, detto Mitja, odia il padre perché vuole conquistare col suo denaro Grusenka, una bella mantenuta da lui amata. Ivan è un filosofo dell'ateismo e un raffinato intellettuale. Alesa, il più giovane, è novizio in un convento e si trova costretto a tornare a casa per il precipitare degli eventi. Infine un quarto figlio illegittimo è Smerdiakov, epilettico e tenuto in casa come un servo. Il vecchio viene ucciso, è accusato del delitto Mitja, ma Smerdakov confessa a Ivan di essere lui il colpevole, poi si impicca. Mitja viene condannato ai lavori forzati, Ivan è colpito da una febbre cerebrale, Alesa riprende con alcuni giovani la via della spiritualità.
Tra i contemporanei:
Nella primavera del 1888, in seguito al decesso della zia da lei amorevolmente accudita, Harriet Baxter decide di lasciare Londra e viaggiare alla volta di Glasgow. Trentacinque anni, nubile, una piccola rendita annua cui attingere, Harriet arriva nella seconda città dell'Impero nell'anno dell'Esposizione Internazionale. Durante una passeggiata in una giornata insolitamente calda, Harriet soccorre una distinta signora di circa sessant'anni stramazzata al suolo per un malore sconosciuto. Qualche giorno dopo si ritrova a onorare l'invito, elargito in segno di riconoscenza per il suo bel gesto, a casa dei Gillespie, la famiglia della donna soccorsa. Ci sono Elspeth, l'esuberante madre del padrone di casa; Mabel, la figlia di Elspeth inacidita per essere stata abbandonata sull'altare; Kenneth, il figlio belloccio tormentato da un segreto inconfessabile; Annie, la dolce moglie del padrone di casa alle prese con l'educazione di due figlie; il padrone di casa, Ned Gillespie, un giovane, geniale pittore dai tratti meravigliosamente regolari e piuttosto avvenenti, e una punta di tristezza negli occhi blu oltremare. L'incontro con Ned Gillespie risulta fatale per Harriet Baxter. In lei si fa strada la convinzione di dover salvare Ned Gillespie. Salvarlo dalla sua indigenza, che gli impedisce di dare libero sfogo alla sua creatività, e salvarlo dalla sua turbolenta famiglia. Una convinzione che, come ogni ossessione, trascina inevitabilmente dietro di sé l'ombra della tragedia.
Il circo della notte - Erin Morgenstern
domenica 6 novembre 2011
On my wishlist (19)
Hosted by Book Chick City
Dopo secoli che non aggiorno questa rubrica per i motivi che mi hanno portato ad assentarmi dal blog, finalmente torna l'appuntamento bisettimanale con On my wishlist, che come al solito si divide tra classici (non mancano mai nella mia lista dei desideri) e contemporanei. Per i primi c'è da troppo tempo uno dei capolavori di Dostoevskij, I demoni, che non ho ancora avuto l'opportunità di leggere. Per i contemporanei, invece, vorrei trovare il coraggio -visto che non si tratta esattamente del mio genere- di leggere Martin (il primo libro delle cronache del ghiaccio e del fuoco è Il trono di spade) e mi piacerebbe molto cominciare i libri de Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket.
Tra i classici:
Petr Verchovenskij, guidato ideologicamente dal demoniaco Stavrogin, è a capo di un'organizzazione nichilista e lega i suoi seguaci con una serie di delitti. L'ultima vittima è Satov, un ex-seguace convertitosi alla fede ortodossa. Per coprire il delitto Petr obbliga Kirillov a scrivere una lettera di autodenuncia, prima di suicidarsi. Seguono altri delitti, apparentemente immotivati, e solo il suicidio di Stavrogin che si impicca nella soffitta del suo appartamento, sembra porre fine all'azione di questi "demoni".
Tra i contemporanei:
Il libro racconta la storia di tre ragazzi molto sfortunati. Nonostante siano graziosi e intelligenti, i ragazzi Baudelaire conducono una vita segnata dall'infelicità e dalla sventura. Fin dalla prima pagina, nella quale i ragazzi si trovano sulla spiaggia e ricevono una terribile notizia, e nel corso della vicenda, la malasorte li tallona. Si direbbe che attirano le disgrazie come una calamita. In quest'avventura i ragazzi si imbattono in un individuo malvagio, avido e repellente, in vestiti che pungono, in un catastrofico incendio, in un complotto per derubarli delle loro fortune, e in colazioni a base di pappa d'avena fredda.
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lunedì 3 gennaio 2011
By the keyhole... (3) Delitto e castigo
E' già giunto il terzo appuntamento con By the keyhole..., la rubrica creata apposta per discutere dei grandi classici della letteratura mondiale! Abbiamo già parlato di Orgoglio e pregiudizio e Il maestro e Margherita -spero che qualcuno di voi che non li ha letti sia stato incuriosito a dare una sbirciatina...- e questo mese ho deciso di dare spazio ad uno dei libri più belli che io abbia mai letto... Anche questo è stato scritto da un russo, è un autore che preferisco decisamente a Tolstoj -a mio avviso molto più lento e prolisso, sebbene alcuni brani siano di una bellezza ineguagliabile-. Lo stile potrebbe risultarvi qualche volta pesante, ma quando lo lessi la prima volta ero talmente abbagliata dalla sua bellezza da non sentire il peso di un linguaggio articolato ma decisamente sublime -motivo per cui, al contrario di quanto potranno dire alcuni, l'ho trovato molto scorrevole-. Il libro di cui sto parlando è...
Delitto e castigo.
Qual è la trama?
Il giovane Raskòlnikov, abbandonati gli studi, decide di uccidere una vecchia
usuraia per dimostrare a sé stesso di essere un uomo "eccezionale", al di là del bene e del male. Rimasto travolto dal proprio atto e tormentato dalla coscienza del fallimento, si consegna spontaneamente alla giustizia, cedendo a quella stessa norma che credeva di poter travalicare. Incentrato su un unico personaggio - l'omicida Raskòlnikov - e concepito da Dostoevskij per "scavare a fondo tutti i problemi" dello spirito umano, il romanzo si popola tuttavia di molteplici figure, ognuna delle quali possiede una propria autonomia e compiutezza. Sullo sfondo, una città fantasma, San Pietroburgo, teatro infernale di un'umanità disperata, simbolo di un mondo sul ciglio dell'abisso.
Commentare Delitto e castigo non è facile, racchiude un milione di spunti riflessivi che non riuscirei mai ad esprimere in poche righe. Il romanzo si concentra sul ritratto psicologico del protagonista: i motivi che lo portano ad uccidere l'usuraia, l'agonia di dover sopportare il senso di colpa che gli causa gravi conseguenze sulla salute, l'amore per Sonja che alla fine lo riscatterà, ma anche alcuni fattori "esterni" come la povertà cieca e più nera della morte, la prostituzione, il complesso rapporto tra madre e figlio, il sentimento di superiorità dei benestanti verso la gente povera, la gelosia e il possesso coniugale, la condizione degli studenti e molto altro.
Le descrizioni sono essenziali, ma i personaggi sono veri e propri giganti, uomini e donne spessi come blocchi di marmo, ingombranti, tormentati, emozionanti e maledettamente reali: un labirinto di pensieri, sguardi, caratteri. Un libro che, anche riparlandone in questo momento, sento vibrare di un'anima oscura e pesante, ma non per questo meno affascinante.
L'autore:
La madre Marija Fedorovna Necaeva, proveniente da una famiglia di commercianti, muore nel 1837 a causa della tisi: Fedor viene iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, pur non avendo nessuna predisposizione per la carriera militare.
Nel 1839 il padre, che si era dato al bere e che maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente da questi ultimi.
Con il suo carattere allegro e semplice la madre aveva educato il figlio all'amore per la musica, la lettura e la preghiera.
Gli interessi di Fedor sono per la letteratura e, terminati gli studi di ingegneria militare, abbandona questo settore rinunciando alla carriera che il titolo gli offrirebbe; i pochi soldi che possiede sono il ricavato dei suoi lavori di traduzione dal francese.
Lotta contro la povertà e la salute cagionevole: inizia a scrivere il suo primo libro, "Povera gente", che vede la luce nel 1846 e che avrà importanti elogi critici. Nello stesso periodo conosce Michail Petrasevkij, convinto sostenitore del socialismo utopistico di Fourier, conoscenza che influenza la stesura del suo primo lavoro.
Nel 1847 si manifestano gli attacchi epilettici di cui lo scrittore soffrirà per tutta la vita.
Dostoevskij inizia a frequentare i circoli rivoluzionari: nel 1849 viene arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo con l'accusa di cospirazione; si ritiene che faccia parte di una società segreta sovversiva guidata da Petrasevskij. Dostoevskij viene condannato insieme ad altri venti imputati alla pena di morte mediante fucilazione. E' già in posizione per la propria esecuzione quando giunge un ordine dell'imperatore Nicola I che cambia la condanna in quattro anni di lavori forzati. Dostoevskij parte così per la Siberia.
La dura esperienza lo segna fisicamente e moralmente. Terminata la pena viene mandato a Semipalatinsk in qualità di soldato semplice; dopo la morte dello zar Nicola I diventerà ufficiale. Qui conosce Marija, già moglie di un compagno; si innamora di lei: la sposerà nel 1857 quando questa rimarrà vedova. Per motivi di salute nel 1859 Dostoevskij viene congedato e si trasferisce a Pietroburgo.
Torna così alla vita letteraria: durante l'estate inizia a scrivere il suo secondo romanzo, "Il sosia", storia di uno sdoppiamento psichico. Il lavoro non raccoglie il consenso del primo romanzo; nel novembre succesivo scrive, in una sola notte, "Romanzo in nove lettere".
Fedor Dostoevskij muore il 28 gennaio 1881, in seguito ad un peggioramento dell'enfisema polmonare di cui è affetto. La sua sepoltura, nel convento Aleksandr Nevskij, è accompagnata da una folla immensa.
Tra le sue opere più note vi sono "Delitto e castigo", "L'idiota", "Il giocatore", "I fratelli Karamàzov".
Nel 1839 il padre, che si era dato al bere e che maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente da questi ultimi.
Con il suo carattere allegro e semplice la madre aveva educato il figlio all'amore per la musica, la lettura e la preghiera.
Gli interessi di Fedor sono per la letteratura e, terminati gli studi di ingegneria militare, abbandona questo settore rinunciando alla carriera che il titolo gli offrirebbe; i pochi soldi che possiede sono il ricavato dei suoi lavori di traduzione dal francese.
Lotta contro la povertà e la salute cagionevole: inizia a scrivere il suo primo libro, "Povera gente", che vede la luce nel 1846 e che avrà importanti elogi critici. Nello stesso periodo conosce Michail Petrasevkij, convinto sostenitore del socialismo utopistico di Fourier, conoscenza che influenza la stesura del suo primo lavoro.
Nel 1847 si manifestano gli attacchi epilettici di cui lo scrittore soffrirà per tutta la vita.
Dostoevskij inizia a frequentare i circoli rivoluzionari: nel 1849 viene arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo con l'accusa di cospirazione; si ritiene che faccia parte di una società segreta sovversiva guidata da Petrasevskij. Dostoevskij viene condannato insieme ad altri venti imputati alla pena di morte mediante fucilazione. E' già in posizione per la propria esecuzione quando giunge un ordine dell'imperatore Nicola I che cambia la condanna in quattro anni di lavori forzati. Dostoevskij parte così per la Siberia.
La dura esperienza lo segna fisicamente e moralmente. Terminata la pena viene mandato a Semipalatinsk in qualità di soldato semplice; dopo la morte dello zar Nicola I diventerà ufficiale. Qui conosce Marija, già moglie di un compagno; si innamora di lei: la sposerà nel 1857 quando questa rimarrà vedova. Per motivi di salute nel 1859 Dostoevskij viene congedato e si trasferisce a Pietroburgo.
Torna così alla vita letteraria: durante l'estate inizia a scrivere il suo secondo romanzo, "Il sosia", storia di uno sdoppiamento psichico. Il lavoro non raccoglie il consenso del primo romanzo; nel novembre succesivo scrive, in una sola notte, "Romanzo in nove lettere".
Fedor Dostoevskij muore il 28 gennaio 1881, in seguito ad un peggioramento dell'enfisema polmonare di cui è affetto. La sua sepoltura, nel convento Aleksandr Nevskij, è accompagnata da una folla immensa.
Tra le sue opere più note vi sono "Delitto e castigo", "L'idiota", "Il giocatore", "I fratelli Karamàzov".
[Fonte: Biongrafie online]
Il brano.
Non è stato facile scegliere questo brano, tagliarlo e dovermi fermare ad un determinato punto. Ho scelto la parte che più mi colpì del romanzo, quella in cui il protagonista, Raskòlnikov, riunito in un salotto, spiega a Porfìrij, il giudice istruttore, la sua teoria in merito al diritto o meno di compiere un delitto quando questo è attuato per scopi "superiori", quali il progresso scientifico o il futuro di una nazione. In altre parole, potremmo sintetizzare il suo pensiero nella massima "il fine giustifica i mezzi", salvo essere delle persone <straordinarie> capaci di sopportare il peso della coscienza. Ho voluto riportare, subito dopo, anche la confessione che fa Raskòlnikov a Sonja sulle motivazioni del suo delitto... Magari se non vi va di leggere tutto il brano potete dare un'occhiata solo a questa!
«A proposito di tutta questa questione dei delitti, dell'ambiente, delle bambine, mi sono ricordato adesso - la cosa, del resto, mi ha sempre interessato - di un vostro articoletto. Del delitto... o come altro si chiamava, non ricordo più il titolo. Due mesi fa ho avuto il piacere di leggerlo nella Periodìèeskaja reè.»
«Un mio articolo? Nella Periodìèeskaja reè?» disse Raskòlnikov meravigliato. «Io, effettivamente, ho scritto un sei mesi fa, dopo aver lasciato l'università, un articolo a proposito di un certo libro; ma l'avevo dato alla Eženedèlnaja reè, e non alla Periodìèeskaja reè.» [...] Per quel che mi ricordo, cercavo di analizzare le condizioni psicologiche del delinquente durante il compimento del delitto.» [...]
«Sì, e sostenevate che esso è sempre accompagnato da uno stato di malattia. Molto, molto originale; tuttavia... non è questa parte del vostro articoletto che mi ha interessato, bensì un'idea che vien fuori alla fine, e che voi, purtroppo, avete sviluppato soltanto per allusioni, in modo non esplicito... In una parola, se ben ricordate, si allude al fatto che al mondo esistono certi individui i quali possono... cioè, non è che possano soltanto, ma hanno pieno diritto di compiere ogni specie di iniquità e di delitti, e la legge, per loro, è come se non fosse mai stata scritta.» [...]
Raskòlnikov sorrise a quella voluta deformazione del suo pensiero.
[...]«Nel suo articolo tutto sta nel fatto che gli uomini si dividono in ‹ordinari› e ‹straordinari›. Quelli ordinari devono vivere nell'obbedienza e non hanno diritto di violare la legge perché essi, vedete un po', sono appunto ordinari. Quelli straordinari, invece, hanno il diritto di compiere delitti d'ogni specie e di violare in tutti i modi la legge, per il semplice fatto d'essere straordinari. È questo che voi dite, se non mi sbaglio?».[...]
Raskòlnikov sorrise di nuovo. Aveva capito subito come stavano le cose e dove volevano portarlo; e ricordava il suo articolo. Decise di accettare la sfida.
«Quel che dice il mio articolo non è precisamente questo,» prese a dire in tono semplice e modesto. «D'altronde, riconosco che ne avete esposto il contenuto quasi fedelmente e perfino, se volete, del tutto fedelmente...» era come se gli facesse piacere ammettere quest'ultima possibilità. «L'unica differenza è che io non sostengo affatto che gli uomini straordinari debbano necessariamente o siano costretti a compiere iniquità d'ogni specie, come voi dite. Fra l'altro, credo che un articolo del genere non l'avrebbero nemmeno lasciato pubblicare. Io ho semplicemente formulato l'ipotesi che un uomo ‹straordinario› abbia il diritto... non un diritto ufficiale, beninteso... di permettere alla propria coscienza di scavalcare certi... certi ostacoli, e ciò esclusivamente nel caso in cui l'esecuzione di un suo progetto (talvolta, magari, salutare per l'intera umanità) lo richieda. Voi avete detto che il mio articolo è poco esplicito; sono pronto a chiarirvelo per quanto posso. Forse non sbaglio nel supporre che è appunto ciò che desiderate. Bene, ecco qua.
Secondo me, se per un insieme di circostanze le scoperte di Keplero o di Newton non avessero potuto esser rese note agli uomini se non mediante il sacrificio della vita di una, dieci, cento o più persone, che a tali scoperte si fossero opposte o che, comunque, fossero state di ostacolo sul loro cammino, ebbene, essi avrebbero avuto il diritto, e perfino il dovere... di eliminare queste dieci o cento persone, per far conoscere le loro scoperte a tutta l'umanità. Da ciò, tuttavia, non deriva che Newton avesse il diritto di uccidere chiunque gli fosse saltato in mente di uccidere, a destra e a sinistra, o di rubare ogni giorno al mercato.
Più avanti nel mio articolo, a quel che ricordo, io formulo l'idea che tutti... be', diciamo, se non altro i legislatori e i fondatori della società umana,[...] tutti sino all'ultimo siano stati dei delinquenti, già per il semplice fatto che ponendo una nuova legge, per ciò stesso infrangevano la legge antica, venerata dalla società e trasmessa dai padri; inoltre, certamente non si
arrestarono nemmeno dinanzi al sangue, quando il sangue (talora del tutto innocente, e valorosamente versato in difesa della legge antica) poté essere loro d'aiuto. Insomma, io dimostro che tutti gli uomini, e non solamente i grandi, ma anche quelli che escono sia pur di poco dalla comune carreggiata, che sono cioè, in qualche misura, capaci di dire qualcosa di nuovo, devono immancabilmente, per la loro stessa natura, essere (più o meno, s'intende) dei criminali. Altrimenti sarebbe loro difficile uscire dalla carreggiata, nella quale non possono acconsentire a rimanere non solo a causa della loro natura, ma anche, secondo me, per senso del dovere.
In una parola, vedete da voi che sin qui non c'è davvero nulla di particolarmente nuovo. [...]Quanto poi alla mia divisione degli uomini in ordinari e straordinari,[...] mi limito a credere nella mia idea fondamentale; cioè appunto che gli uomini, per legge di natura, generalmente si dividono in due categorie: una inferiore che è quella degli uomini ordinari, cioè, per così dire, materiale che serve unicamente a procreare altri individui simili, e un'altra che è quella degli uomini veri e propri, i quali, cioè, hanno il dono o il talento di dire, in seno al loro ambiente, una parola nuova.
[...] La prima categoria, vale a dire il ‹materiale›, è composta in linea di massima da persone per loro natura conservatrici e per bene, che vivono nell'obbedienza e amano obbedire. Secondo me, costoro hanno anche il dovere di essere obbedienti, perché questo è il loro compito e non v'è in esso assolutamente nulla di umiliante per loro.
Quelli della seconda categoria, invece, violano tutti la legge, sono dei distruttori, o per lo meno sono portati ad esserlo, a seconda delle loro attitudini. I delitti di questi uomini, naturalmente, sono relativi e assai disparati; per lo più essi chiedono, con le formule più svariate, la distruzione del presente in nome di qualcosa di meglio. Ma se a uno di loro occorre, per realizzare la sua idea, passare anche sopra un cadavere, sopra il sangue, secondo me egli, nel suo intimo, in coscienza, può permettersi di farlo: ciò, notate bene, a seconda anche dell'idea e della sua importanza. Ed è soltanto in questo senso che nel mio articolo io parlo di un loro diritto a delinquere.»
***
Se per tanti giorni mi son tormentato a pensare se Napoleone ci sarebbe andato o no, è che sentivo già chiaramente di non essere un Napoleone... Tutta, tutta la tortura di quelle lunghe ciance io sopportai, Sonja, e mi venne il desiderio di sbarazzarmene di colpo: io volli, Sonja, uccidere senza tante casistiche, uccidere per me, per me solo! Non volevo mentire a quel riguardo neppure a me stesso! Non per aiutare mia madre ho ucciso, sciocchezze! Non ho ucciso per farmi, acquistata ricchezza e potenza, il benefattore dell'umanità. Sciocchezze! Ho ucciso semplicemente; per me stesso ho ucciso, per me solo [...] Altro avevo bisogno di sapere, altro mi spingeva: avevo allora bisogno di sapere, e di sapere al piú presto, se io fossi un pidocchio, come tutti, o un uomo. Avrei potuto passar oltre o non avrei potuto? Avrei osato chinarmi e prendere, o no? Ero una creatura tremante o avevo il diritto... [...] allora fu il diavolo a trascinarmi, ma poi mi spiegò che io non avevo il diritto di andar là, perché anch'io ero un pidocchio cosí come tutti! Si fece beffe di me, ed ecco che ora son venuto qui! Accogli il tuo ospite! Se non fossi un pidocchio, sarei venuto da te? Ascolta: quando andai dalla vecchia, vi andai soltanto per provare... Sappilo dunque!
***
Ma dopotutto ho ucciso solo un pidocchio, Sonja, solo un inutile, ripugnante, nocivo pidocchio!
* ovviamente il titolo del brano è arbitrario!Filmografia
- Ho ucciso! (Crime and Punishment) (1935, con Peter Lorre, Edward Arnold e Marian Marsh)
- Crime et Châtiment (1935, Francia, diretto da Georges Lampin, con Lino Ventura e Jean Gabin)
- Delitto e castigo (1963, sceneggiato televisivo diretto da Anton Giulio Majano)
- Преступление и наказание (1969, URSS, con Georgi Taratorkin, Tatjana Bedova, Victoria Fjodorova)
- Dostoevsky's Crime and Punishment (1998, un film TV con Patrick Dempsey, Ben Kingsley e Julie Delpy)
- Crime and Punishment in Suburbia (2000, un adattamento ambientato nell'America moderna e liberamente tratto dal romanzo)
- Crime and Punishment (1979, miniserie con Timothy West, Vanessa Redgrave e John Hurt)
- Crime and Punishment mini-series (2002, con John Simm)
- Преступление и наказание (2007, Russia, miniserie con Vladimir Koshevoy)
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