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domenica 15 settembre 2013

Recensione: La piena di Mikael Niemi



La piena - Mikael Niemi
All’inizio è solo un mormorio, un’eco lontana. Poi un boato, un rombo sinistro. E quando lo vedi arrivare è troppo tardi: un muro di acciaio in corsa, un ruggente mostro famelico che inghiotte ogni cosa. È il fiume Lule, nel nord della Svezia, che per le lunghe piogge d’autunno monta in un’incontenibile onda devastando la valle e trasformando le sue alte dighe in risucchianti cascate. È la natura che si ribella, la morte che ti insegue, il diluvio che ti punisce. All’improvviso ogni sicurezza, norma e ordine vengono spazzati via, rimane solo una vertiginosa lotta contro il tempo e l’acqua per la vita: cosa saremmo disposti a fare per salvare noi stessi e i nostri cari? Il panico mette a nudo la vera natura dell’uomo, risveglia i suoi fantasmi e i suoi demoni, scatena le più imprevedibili reazioni di crudeltà, altruismo, vendetta e amore. C’è chi si trova a cavalcare una baita travolta dai flutti e chi si aggrappa al cadavere di un amico come a un provvidenziale salvagente, chi pensa a salvare e chi a uccidere, e chi aveva deciso proprio quel giorno di suicidarsi, ma finisce a sorvolare la catastrofe con il suo elicottero per amore della moglie che lo ha rovinato. Con una suspense mozzafiato, l’energia magnetica della sua lingua e lo humour acuto e spietato con cui crea personaggi memorabili, Mikael Niemi ci trascina in una cavalcata selvaggia attraverso una rocambolesca apocalisse, un’epopea pulp che forza i confini della realtà e ne stritola i limiti per spremere il succo delle nostre ansie e debolezze, per farci vivere l’assurdità dell’incubo che a volte si confonde con la realtà.
Editore: Iperborea
Pagine: 352
Prezzo: 16,50 euro



Voto: 

Le aspettative, come tutte le cose, sono un'arma a doppio taglio. Se troppo basse ci troviamo di fronte ad un flop, i cui pochi sostenitori dovranno lottare duramente per imporsi sulla maggioranza meno indulgente. Ma anche troppo alte possono essere un problema, soprattutto per un autore che, come Mikael Niemi, ha conosciuto il successo di pubblico e critica con il romanzo d'esordio (nel nostro caso, con “Musica rock da Vittula”) . Se lo scrittore, per chissà quale misterioso motivo, decide di non adagiarsi sugli allori e di continuare ad evolversi, la reazione potrebbe non essere positiva. Per fortuna non è capitato così a Niemi, che anzi ha abituato i suoi lettori a cambiare genere di opera in opera. Attualmente è sul realistico con “La Piena”; scopriamone il risultato insieme.

Eventi di tale portata iniziano spesso in sordina, con pochi ma rivelatori segnali prima che la situazione degeneri del tutto. Lo stesso accade per il fiume Lule, nel nord della Svezia, che in seguito alle piogge autunnali esonda nella valle con tutta la sua potenza.
Le leggi e le norme precostituite non contano più quando ognuno ha di fronte a sé delle scelte che, se sbagliate, potrebbero costargli la vita. Ecco quindi scatenarsi i più disparati impulsi, siano votati al coraggio e all'altruismo oppure alla codardia, ecco quindi ritrovarsi in situazioni prima impensabili come aggrapparsi al corpo di un amico morto per ripararsi dalle ondate, o rinunciare a propositi suicidi per amore di chi li aveva causati.
Ecco quindi vedersi sconvolte all'improvviso tutte le proprie certezze di vita, con la stessa dirompenza del fiume in piena. Il tutto trainato dalla suspense e dallo humour spietato tipici dell'autore, in un'”epopea pulp” in cui la catastrofe naturale diventa quasi un pretesto per affilare il bisturi sulla realtà e sulla vera natura di una persona durante una situazione estremamente pericolosa.

Se si dovesse definire in una parola “La piena” si potrebbe scegliere sobrio. Tutti gli aspetti del romanzo, infatti, sono trattati crudamente, senza fronzoli. Lo stile di Niemi ne è un ottimo esempio, di proposito freddo ed impersonale. Come se avesse un'immagine davanti gli occhi, riporta qualsiasi dettaglio della situazione di turno, dalla copia di “Musica rock da Vittula” in procinto di essere trascinata via dalle acque alle complicate manovre di uno dei personaggi, Vincent, con il suo elicottero. A onor del vero, a volte si esagera: le ripetute descrizioni della Saab di uno dei protagonisti, di cui vengono decantate le lodi di praticamente ogni singolo componente, risultano fuori luogo ed anche un po' sospette. Pubblicità occulta?
Il punto di vista è una terza persona limitata che non si tradisce mai: a parte nel condannare l'uomo per aver indirettamente causato la tragedia non si notano opinioni personali di chi scrive su questo o quell'aspetto. Vengono usati molti termini tecnici, complice anche una traduzione accurata (la cui unica caduta è l'uso del verbo “slalomeggiare”). Potrebbe essere un po' difficile, all'inizio, farci l'abitudine, ma è innegabile la bravura del nostro nel padroneggiare questa tecnica.


Un po' come le aspettative dell'introduzione, però, anche questa scelta stilistica può risultare a doppio taglio. Puntando tutto sul realismo e sull'oggettività, infatti, rischiano di scapitarne trama e personaggi, come purtroppo accade ne “La piena”. La trama, a dire il vero piuttosto labile, si divide  equamente tra più personaggi, a tal punto che il lettore sa chi sarà lo sventurato di cui si parlerà nel prossimo capitolo. L'imprevedibilità delle vicende, spesso assurde o grottesche, suppliranno a questa ripetitività di fondo garantendo sempre una certa suspense.
E' l'introspezione psicologica, comunque, quella più sacrificata dallo stile. E' chiaro che l'intento dell'autore sia mostrare persone comuni alle presi con situazioni estreme, ma se si calca la mano senza ritegno – e se la scrittura si limita all'essenziale – alcuni dei personaggi primari risultano poco incisivi. E' il caso ad esempio di Adolf, il proprietario della famigerata Saab, che sembra vivere in funzione della sua macchina – anche in senso letterale. Oppure di Lovisa - donna incinta costretta a usare una casa come imbarcazione di fortuna, le cui uniche preoccupazioni riguardo la tragedia sono il nascituro ed i suoi genitori (di cui seguiamo le traversie negli altri capitoli); gli altri aspetti della sua personalità non vengono minimamente definiti. Ma pochissime parole vengono spese per il suo compagno. Una vera occasione sprecata.
Per fortuna non tutto “La Piena” è così. A sorpresa, il personaggio più convincente è Barney, quello più abietto dal punto di vista morale, che non potendo controllare la situazione sfoga i suoi impulsi aggressivi su chi gli sta accanto, scaricandogli la colpa. Sessista, dall'ingegno adoperato soltanto per il suo tornaconto personale, dalla morale deviata, di cui il lettore si aspetta sempre la meritata punizione. Ma non vi dirò cosa gli succederà alla fine...
Ci sono altri personaggi a cui è facile affezionarsi, come Gunnar, uomo comune sottoposto ad un'esperienza che definire traumatica è poco, o Sofia, che fa letteralmente di tutto per raggiungere la figlia in pericolo. E l'elenco potrebbe andare ancora avanti a lungo.

“La piena” è un romanzo intelligente, carico di suspence, personaggi quantomeno interessanti ed una morale di fondo, seppure non sfruttata a pieno, sempre attuale. Soprattutto, è il romanzo della maturità stilistica di Niemi, che sebbene non sappia ancora dosare in maniera accurata gli ingredienti di cui dispone porta a casa un risultato molto buono. Se non conoscete questo autore, come me prima di leggere e recensire “La piena”, questo potrebbe essere un buon punto di partenza; e forse potreste trovare qualcuno su cui vale la pena avere aspettative positive...

mercoledì 22 maggio 2013

Novità: La piena di Mikael Niemi

 





È di recente uscito per Iperborea il nuovo romanzo di Mikael Niemi, La piena, tradotto da Katia de Marco (352 pagine; 16,50 euro). Come si evince dal titolo, la storia ha a che fare con una esondazione di un fiume  - il Lule, nel nord della Svezia - e le reazioni, imprevedibili e drammatiche, di chi ne è coinvolto, senza però dimenticare humour e suspense.
Sin dalla sua nascita nel 1987 la casa editrice si è specializzata nella pubblicazione e promozione di romanzi di autori nordeuropei, ed anche quest'anno i suoi sforzi si spendono in questo obiettivo, con due eventi che riguardano anche l'opera di Niemi, che dai tempi del primo libro pubblicato in Italia Musica rock da Vittula (in bilico tra finzione ed autobiografia) a La piena ha nel frattempo pubblicato sempre per Iperborea un romanzo di fantascienza, Il manifesto dei cosmonisti e un giallo, L'uomo che morì come un salmone. Il primo è il Salone Internazionale del Libro di Torino (16 – 20 maggio), in cui Iperborea è stato presente il 16 maggio con Minimum Fax in una conferenza sull'Italia delle librerie, e domenica 19 con lo stesso Niemi nella presentazione de La piena.
Dopodiché dal 21 al 29 maggio a Milano si terrà il Festival Caffè Stoccolma, in cui la presenza di Niemi sarà la punta dell'iceberg di una rassegna di eventi che non tratteranno solo di letteratura, ma anche di altri aspetti della cultura svedese come la cucina e naturalmente la lingua. Sempre a proposito di lingua, una delle particolarità di Niemi è l'uso del dialetto Meänkieli nelle sue opere, tipico nell'area a confine con la Finlandia dove è cresciuto, e dove vivono molti immigrati finlandesi. Anche grazie a ciò, quindi, dalla metà degli anni '80 si è notato un crescente interesse nei confronti di questa minoranza linguistica.
Senza dubbio, perciò, quelle di Iperborea sono due occasioni importanti per conoscere questo autore e la sua nuova opera, oltre che la Svezia in generale.

La piena – Mikael Niemi

Eventi di tale portata iniziano spesso in sordina, con pochi ma rivelatori segnali prima che la situazione degeneri del tutto. Lo stesso accade per il fiume Lule, nel nord della Svezia, che in seguito alle piogge autunnali esonda nella valle con tutta la sua potenza.
Le leggi e le norme precostituite non contano più quando ognuno ha di fronte a sé delle scelte che, se sbagliate, potrebbero costargli la vita. Ecco quindi scatenarsi i più disparati impulsi, siano votati al coraggio e all'altruismo oppure alla codardia, ecco quindi ritrovarsi in situazioni prima impensabili come aggrapparsi al corpo di un amico morto per ripararsi dalle ondate, o rinunciare a propositi suicidi per amore di chi li aveva causati.
Ecco quindi vedersi sconvolte all'improvviso tutte le proprie le proprie certezze di vita, con la stessa dirompenza del fiume in piena. Il tutto trainato dalla suspense e dallo humour spietato tipici dell'autore, in un'”epopea pulp” in cui la catastrofe naturale diventa quasi un pretesto per affilare il bisturi sulla realtà e sulla vera natura di una persona durante una situazione estremamente pericolosa.

Mikael Niemi
Nato il 17 agosto 1959 a Pajala (al confine con la Finlandia), dapprima studia ingegneria elettrica, poi lavora in ambito culturale come insegnante ed in una casa editrice. Dal 1983 si dedica alla scrittura, coprendo diversi generi letterari. I primi anni di attività passano tra raccolte poetiche ed opere per ragazzi, ma il successo (sorprendendo lui per primo, come racconta egli stesso) arriva nel 2000 con il romanzo di formazione semi-autobiografico Musica rock da Vittula, tradotto in ventisei paesi – nel nostro da Iperborea nel 2002 -  con più di 800.000 copie vendute, vincitore del Premio August nell'anno di pubblicazione ed infine trasposto al cinema con la sceneggiatura dello stesso Niemi. I suoi lavori successivi, anch'essi tradotti, sono Il manifesto dei cosmonisti (2007),  L'uomo che morì come un salmone (2011) e il recente La piena.

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