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lunedì 7 ottobre 2013

Recensione: L'ultima favola russa di Francis Spufford


L'ultima favola russa - Francis Spufford
È con un punto di vista originalissimo, che Francis Spufford racconta la storia dell'Unione Sovietica tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Una serie di personaggi veri e inventati si muovono sullo sfondo di vicende storiche ben documentate per darci il quadro generale di un periodo intricato, spesso falsato dalla propaganda politica: la corsa dell'"economia pianificata" in gara con quella americana per il primato di ricchezza e progresso. Il racconto comincia con un personaggio reale, Leonid Kantorovic, matematico geniale, premio Nobel per l'economia: è il 1938, il giovane Leonid è a Mosca, in tram, pensa a come ottimizzare la produzione di compensato e... a come comperarsi un paio di scarpe nuove. Un altro personaggio ben noto, Nikita Krusciov, sta sorvolando l'Atlantico con un Tupolev, diretto per la prima volta negli Stati Uniti, quando si accorge che c'è il rischio di un incidente diplomatico già all'aeroporto di Washington... E poi le storie, tragiche, comiche, tragicomiche, di Emil, Galina, Fyodor, Zoya, personaggi "inventati ma veri", che rappresentano la generazione stregata dalla promessa del "radioso avvenire". Fino al 1968, quando Zoya viene espulsa dal laboratorio di ricerca di Akademgorok, sul mare di Ob', per aver firmato una lettera di protesta pubblicata dal "New York Times". L'autore racconta la storia di un'idea con un tono leggero, spesso ironico: il dramma di un popolo che crede nelle favole prende forma da solo, senza bisogno di enfasi o di scene tragiche.
Casa Editrice: Bollati Boringhieri
Pagine: 484
Prezzo: 19,90 euro. 


 Voto: 


Quando mi sono accostata all’opera di Spufford avevo appena concluso la lettura di una pietra miliare della letteratura, più in particolare della letteratura russa: Anna Karenina. E’ stato proprio il fatto fossi impregnata dell’atmosfera della Russia tardo ottocentesca ad accendere l’entusiasmo per l’esplorazione di una Russia diversa, più vicina nella memoria, quale è quella raccontataci dal docente londinese: la Russia dell’Unione Sovietica, la Russia Comunista degli anni Cinquanta e Sessanta. 
La lettura è stata lunga e pesante, quasi il tomo non fosse uscito dalle sapienti mani di un uomo inglese, ma da uno dei grandi maestri della letteratura russa. Uno di quelli che, per quanto siano lenti e pesanti i suoi scritti, alla fine non si può non ammirare. 
“L’ultima favola russa” è divisa in sei parti, di varia lunghezza. Ogni parte rappresenta una tappa di un percorso storico che va dall’avvento di Nikita Krushov, alla caduta dello stesso, con il conseguente tentativo dei ministri suoi successori di mantenere vivo il sogno del comunismo, della pianificazione, della lotta al capitalismo, il tutto unito alla ricerca di un sistema economico migliore, come quello suggerito da Marx. A disegnare il contesto storico, economico e sociale in cui ciascuna delle sei parti si svolge, pensa un’introduzione posta all’inizio di ogni sezione, carica di informazioni dettagliate che, al di là di quello che i protagonisti del romanzo vedono e comprendono soggettivamente, cerca di darci con oggettività l’idea di ciò che accadeva in quegli anni nelle terre di Russia.
L’intera storia, poi, è raccontata attraverso chi effettivamente l’ha vissuta. 
Personaggi realmente esistiti, come Kantorovic e Krushov, ma anche gente comune, tutti legati da un’idea che nasce, si rafforza, si scontra con la realtà e poi muore.
 E’ quello che succede a Krushov, ingloriosamente deposto e mandato in pensione, è quello che succede a giovani con delle aspirazioni, menti in tumulto che credono nel sogno dell’abbondanza e che poi crescono e comprendono, da adulti, come il sogno di Marx fosse, alla fine, solo un sogno, un’idea. Niente a che vedere insomma con la dura e sporca realtà, dove è tutt’altro che facile piegare l’economia e la matematica alle esigenze del comunismo. Nella miriade di personaggi che Spufford delinea, si vede anche chi, ispirato dal genio della letteratura e dell’osservazione antropologica, non si fa accecare dal sogno della ricca cornucopia e osserva che, in fondo, il comunismo si basa su sangue, sfruttamento e repressione, proprio come il capitalismo. Si vede chi, inoltre, resosi conto che il sogno è solo sogno, si arrangia come può e si adegua alla realtà che lo stato comunista ha creato. Una realtà in cui si è tutti uguali…a meno che non si abbiano aiuti ai piani alti. 
Sono scorci di vita reale, tutti slegati tra loro ma messi in comune dal contesto in cui si svolgono. Il sogno, la favola russa, nasce e poi si ridimensiona, fino a cadere. Da qui la rappresentazione di diversi modi di vivere e interpretare l’esperienza, rappresentati con cura meticolosa da Spufford, il quale è in grado di intrufolarsi nei più complessi apparati amministrativi tipici del periodo e renderceli chiari. Arricchisce in questo modo il quadro che delinea nel corso dell’opera  con particolari complessi, resi tuttavia con semplicità. 
E’ proprio questa la forza di Spufford: saper rendere un qualcosa di estremamente complesso in modo chiaro e semplice.
Tuttavia, all’interno di un romanzo così strutturato, si riscontra una pecca non indifferente. Si può dire infatti di trovarsi in presenza di un mosaico dove le tessere si incastrano tutte alla perfezione, ma si risente dell’isolamento di ognuna di queste. Le storie singole si incastrano bene nel contesto, ma non hanno inizio, svolgimento e fine. Sono scorci e raramente – quasi mai - si evolvono nel corso del romanzo. Ciò rende difficile appassionarsi alla lettura, seguirla con quel senso di curiosa scoperta che è tipico di un romanzo. Ogni scena è descritta in modo vivace e avvincente, ma è isolata in sé e dunque, lungo le quasi cinquecento pagine del romanzo, è molto facile stancarsi e arenarsi nelle anse lente del lungo racconto.
E’ per questo che mi sento d’affermare che “L’ultima favola russa” è una lettura impegnata, da riservarsi in un momento in cui, più che un romanzo storico si cerchi un saggio storico più che valido, con uno sguardo dall’alto che delinei la Storia – quella con la S maiuscola - dall’interno, e uno al basso, intriso di storie di gente comune. 


Francis Spufford 
è docente al Goldsmiths College di Londra. Nominato nel 1997 Giovane scrittore dell’anno dal «Sunday Times», è autore di I Maybe Some Time. Ice and English Imagination (1996), vincitore del Somerset Maugham Award; di The Child That Books Built (2002), antologia letteraria sui testi di formazione per ragazzi; di Backroom Boys. The Secret Return of the British Boffin (2003) finalista per l’Aventis Prize; e di Unapologetic. Why, Despite Everything, Christianity Can Still Make Surprising Emotional Sense (2012), un saggio sul senso dell’essere cristiani oggi. L’ultima favola russa ha vinto l’Orwell Prize 2011.

martedì 18 giugno 2013

Recensione: Quando l'imperatore era un dio di Julie Otsuka


Quando l'imperatore era un dio - Julie Otsuka
"Quando l'imperatore era un dio" racconta un'altra pagina poco conosciuta della storia americana: l'internamento dei cittadini di origine giapponese nei campi di lavoro dello Utah, in seguito all'attacco di Pearl Harbour. Un tranquillo padre di famiglia arrestato nel cuore della notte; sua moglie, i suoi bambini costretti a un viaggio verso l'ignoto. Una storia emblematica del destino di chi divenne invisibile per tutta la durata della guerra.
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 153
Prezzo:  € 13,00









Voto: 

Dopo “Venivamo tutte per mare”, Bollati Boringhieri torna a giocare la carta Julie Otsuka rivolgendosi al suo romanzo d'esordio, ancora inedito in Italia, “Quando l'imperatore era un dio”. Chi è rimasto soddisfatto dal precedente romanzo farebbe bene a dare un'occhiata anche a questo, per scoprire le radici di “Venivamo tutte per mare” e approfondire quella parte di storia che l'altro romanzo non aveva approfondito. E soprattutto, per ritrovare una scrittrice che, nonostante le poche opere all'attivo, si dimostra molto matura dal punto di vista stilistico e di introspezione psicologica, e che meriterebbe un pubblico ben più vasto.

“Quando l'imperatore era un dio”, nonostante il suo argomento di nicchia, racconta una storia capitata per davvero a molte famiglie di emigrati giapponesi in America all'alba della Seconda Guerra Mondiale. Una vicenda talmente comune che l'autrice non ci dice nemmeno i nomi dei suoi protagonisti. All'inizio è l'arresto inspiegabile ed inspiegato del capofamiglia, quello che proverbialmente “porta a casa la pagnotta”; infine, dopo un periodo in cui ci è arrabattati per vivere con quel poco che si ha a disposizione, alla madre e ai due bambini (un maschio ed una femmina, quest'ultima maggiore) viene dato l'ordine di andare in un punto di raccolta stabilito dal governo. Da lì, insieme a centinaia di altre famiglie nipponiche, un lunghissimo viaggio, fatto di stenti e nostalgia, verso lo Utah, dove li attende un campo di ricollocazione. Soltanto la fine del conflitto porrà fine a questa situazione... o forse le cicatrici continueranno a fare male anche se, tecnicamente, si è ritornati a casa?

L'editore definisce “Quando l'imperatore...” il seguito ideale di “Venivamo per mare”. Mi chiederete: è vero? La risposta è... Ni. E' vero che le storie delle spose del secondo si interrompono proprio dove l'altra comincia, ossia con la partenza verso un non meglio precisato campo, ma le somiglianze finiscono qui. Tanto per cominciare, l'ordine di pubblicazione dei romanzi è stato invertito in Italia, e perciò, se vogliamo attenerci al ragionamento di Bollati Boringhieri, abbiamo letto prima il seguito e poi il prologo. Diventa evidente, a questo punto, che il paragone comincia ad essere un po' tirato per i capelli.
Anche a livello di struttura, poi, i due romanzi non potrebbero essere più differenti. La particolarità di “Venivamo tutti per mare” è la struttura a monologo, che lo rende sfuggente a una qualsivoglia catalogazione; l'altro, invece, ha una struttura se vogliamo più ordinaria, la cui unica caratteristica inusuale è quella di non dare dei nomi ai suoi personaggi. Sarebbe stato forse strano, infatti, per un romanzo di debutto partire subito da uno stile così sperimentale, no? Meglio scaldare i motori con qualcosa di più “comune” riservandosi i piani più ambiziosi con l'esperienza.

Detto questo, non si scoraggi chi aveva creduto a questo paragone un po' azzardato: “Quando l'imperatore...” è piuttosto maturo per essere un romanzo d'esordio, e sebbene manchi un po' di contestualizzazione storica riesce a stare in piedi da solo. La storia comincia quasi in medias res: la donna protagonista affronta i piccoli preparativi pratici del viaggio, cercando di nascondere così l'inquietudine e lo smarrimento che la situazione richiede. Soltanto in seguito scopriremo i tragici antefatti. E l'inizio è praticamente l'unica occasione in cui la Otsuka altera l'intreccio dal punto di vista temporale, per la semplice ragione che non c'è intreccio. I nostri si preparano, affrontano il viaggio in treno, arrivano a destinazione, cercano come possono di far passare il tempo in attesa di poter finalmente tornare a casa, ognuno a modo suo. Fine.

Tuttavia il romanzo non è vuoto dal punto di vista contenutistico: tutt'altro, è piuttosto denso, al punto che nonostante la breve durata alle volte diventa piuttosto complicato per il lettore digerire tutte le informazioni contenute. L'esempio lampante è l'introspezione psicologica, forse il fiore all'occhiello del libro. Julie Otsuka, nonostante non gli dia nemmeno un nome, tratteggia con grande cura e plausibilità i tre protagonisti. La madre, che cerca di essere forte per i suoi bambini e per il marito incarcerato, ma non sempre riesce nel suo intento. Nel corso delle pagine la vediamo passare dalla donna temprata dalle difficoltà, ma ancora dotata di senso pratico e spirito di conservazione, a quella che non si informa più sugli esiti della guerra, che sembra più vecchia di quello che è e che non sembra provare alcun desiderio di mangiare, dormire o provare a migliorare la sua condizione.
La bambina, al contrario, cerca di andare avanti con la sua vita, e proprio per questo il suo punto di vista cessa di parlare durante la parte nel campo: si fa delle nuove amiche, da cui apprende persino a fumare, e cerca di passare meno tempo possibile in compagnia di sua madre e suo fratello. Ma in realtà rimane comunque una bambina, sperduta e trascurata dalla madre depressa.
Infine il bambino, forse quello che più lascia il segno nel lettore. Si può quasi dire che viva nel ricordo del padre, di quel “piccolo uomo giallo” che lo coccolava e gli dava miriadi di soprannomi ma che se ne è dovuto andare, in una notte apparentemente come tante, per un motivo non meglio precisato. Senza praticamente nulla da fare, a parte andare in una scuola improvvisata ed inventarsi ogni stratagemma possibile per far passare il tempo, non è aiutato dal dover ascoltare gli sfoghi della madre, che gli racconta – ma quanto parla a lui e quanto da sola? - del passato. Non capisce bene quanto le altre tutta la situazione, ma paradossalmente è quello che ne esce meglio, proprio per la sua inconsapevolezza.
Non esistono altri personaggi di rilievo nel romanzo, a parte il padre, che comunque appare soltanto alla fine e spaventosamente diverso dall'uomo conosciuto nei flashback. Tutte le energie sono concentrate soltanto sui tre protagonisti; e non è necessariamente un difetto. Soltanto nell'ultima, triste parte, però, concentrata sul tanto agognato ritorno in America, vedremo veramente la portata distruttiva di quello strano periodo delle loro vite, e dell'impossibilità di un happy ending che pure tutti, lettore compreso, avevano desiderato con tutte le loro forze.

Lo stile di Julie Otsuka è formato da frasi dalla struttura molto semplice, spesso ripetitiva (“Il bambino pensò...La bambina disse...”), e da brevissimi paragrafi. E' evidente, comunque, che si tratti di una scelta stilistica ben studiata: i capoversi sono ben calibrati, soprattutto nel dare enfasi alle frasi più toccanti. Ci sono pochissimi dialoghi, in quanto si preferisce dare la preferenza a discorsi indiretti e a monologhi.
Tirando le somme, “Quando l'imperatore era un dio” è un romanzo particolare, sicuramente di nicchia, per stile e per tematiche, ma non per questo meno bello. Le nostre librerie sono stracolme di romanzi sull'Olocausto, sul fascismo (già meno), ma poche volte i riflettori vengono puntati su quello che succedeva al di là dell'Atlantico. Questi sono sicuramente fatti da scoprire e riscoprire, ed i romanzi di Julie Otsuka sono un ottimo spunto di partenza.



martedì 27 novembre 2012

Recensione: Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka

Venivamo tutte per mare - Julie Otsuka 
Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l’oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l’arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l’esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l’attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall’autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos’è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine.





Voto:  

Un fatto poco noto della storia del Novecento riguarda le cosiddette “mogli in fotografia”. Poco prima della Seconda Guerra Mondiale, infatti, giovani donne giapponesi venivano cedute in matrimonio a uomini oltreoceano. L'unico modo che avevano gli sposi per conoscersi era, appunto, vedersi in fotografia. Dopo l'attacco di Pearl Harbour, per ovvi motivi, il governo americano ha deciso di nascondere il fatto e soprattutto i mezzosangue nati da questa unione; anche con la violenza, fomentando l'opinione pubblica contro gli immigrati e portandoli via dalle loro città con la forza. 

Una storia poco conosciuta, ma che ha colpito la scrittrice Julie Otsuka: dopo numerose letture ha perciò deciso di affrontare l'argomento. Il risultato è “Venivamo tutte per mare”, edito in Italia da Bollati Boringhieri.
Questa sarà diversa dalle recensioni che in genere scrivo, in cui prima si parte dalla trama, poi si procede con le varie considerazioni su personaggi, scrittura, varie ed eventuali. Il motivo è che questo romanzo non ha una vera e propria trama, e nemmeno dei veri e propri personaggi. 

La modalità narrativa, infatti, è quella di una prima persona plurale che racconta le varie peripezie delle mogli giapponesi: i preparativi per la partenza, il viaggio in mare, la prima notte di nozze, la maternità, il lavoro, ed infine il clima di terrore psicologico instillato durante la guerra. 

Potremmo perciò parlare di piccoli monologhi, in cui però non si affaccia sulla scena un personaggio, ma una moltitudine indefinita. Potremmo paragonarlo ad un coro: le voci si fondono tra loro creando una sola grande voce, anche se ascoltando con attenzione si possono udire gli sforzi dei singoli. Alle volte ci sono anche dei piccoli assoli solisti: si ha quasi l'impressione di riconoscere chi sta parlando. 

L'unica controindicazione è quella di dover seguire con particolare attenzione la lettura, perché quasi sempre le diverse frasi si contraddicono tra loro. Lo stile di Julie Otsuka, però, facilita le cose, perché è molto secco e schematico. Le frasi sono brevi, dal linguaggio semplice: ciò garantisce la delicatezza nei momenti più toccanti (quasi a voler far calare il sipario in situazioni più emozionali ed intime) ma anche la crudezza delle parti più drammatiche.

Potete capire come parlare di introspezione psicologica in questo contesto sia praticamente impossibile. Non del tutto, però, perché “Venivamo per mare” ha un'unica, grande protagonista: la moltitudine. Viene espresso bene, tra le righe dei periodi scarni, il sentire comuni delle spose: la speranza di una vita migliore in quel grande paese sconosciuto (e perciò non deludere le aspettative della famiglia, che tanto ha sofferto per poter dar loro quella possibilità), la repentina disillusione nel trovare un ambiente ostile e faticoso, fuori e dentro dalle mura domestiche, lo sconcerto di fronte alla maternità ed infine l'inquietudine nell'essere riconosciute il nemico dell'America, loro che non si sono mai tirate indietro quando dovevano lavorare per la loro nuova patria. 

Lo stesso discorso viene applicato all'ultimo capitolo, dove la folla che narra è quella americana che assiste impotente alla sparizione dei giapponesi, cui segue l'amara constatazione che forse quelle donne così silenziose e ligie al dovere erano una parte importante, se non fondamentale, della nazione. 

Naturalmente, però, le storie e le personalità delle donne non sono tutte uguali, e Julie Otsuka se ne rende conto. Sono tante le differenze delle voci soliste. Le ragioni per la partenza: alcune hanno un passato che preferiscono dimenticare, altre sono povere e non hanno altre speranze per il futuro. La vita nel nuovo paese, con i loro mariti in fotografia: c'è chi, pur provando una comprensibile nostalgia, troverà un modo di adattarsi alla nuova vita, ed eventualmente a trovare l'amore, e c'è chi non ci riuscirà, per circostanze esterne o per mancanza di volontà. La propaganda razzista: chi si abbandona alla paura e al sospetto senza remore, e chi invece cerca – invano – di mantenere una parvenza di controllo sulla situazione.

Nel corso del romanzo sempre più spazio viene dato alla famiglia, in particolare a quei figli mezzosangue che si ritrovano divisi tra due culture, ed assisteremo alla scissione di chi non riuscirà mai ad integrarsi in quel paese in cui tuttavia è nato e chi invece abbraccerà con fin troppo entusiasmo i nuovi valori americani, entrando così in rottura con le madri tradizionaliste.

“Venivamo tutte per mare” non scalerà mai le classifiche di vendita, non diventerà mai un film campione di incassi. Tuttavia, quanto a qualità, non ha niente da invidiare a titoli più blasonati, anzi riuscirà a lasciare il segno nel lettore per il suo tema poco noto e l'originale modalità narrativa. Nelle sue particolarità, un romanzo degno di essere letto ed interiorizzato.

venerdì 10 agosto 2012

Anteprima: La cugina americana di Francesca Segal


A cura di Miki

La passione, la tentazione, la fedeltà alle scelte:
una storia d'amore nella Londra contemporanea

Esce il 30 agosto per la casa editrice Bollati Boringhieri l'atteso La cugina americana (352 pp. - 17,50 euro), opera prima di Francesca Segal. The Innocents, questo il titolo originale del romanzo, prende spunto dal capolavoro L'età dell'innocenza, con cui la scrittrice americana Edith Wharton (1862-1937) vinse il premio Pulitzer nel 1921. La Segal traspone la classica frattura tra convenzioni e libertà della New York tardo-ottocentesca nella Londra dei nostri giorni e in particolare nell'Hampstead, quartiere benestante sede di una fitta comunità ebraica e luogo dove lei stessa è cresciuta. Ne La cugina americana la Segal decide di raccontarci la vicenda da un punto di vista maschile attraverso gli occhi di Adam, giovane avvocato ambizioso che si trova sospeso tra il desiderio di una relazione concreta e stabile e qualcosa di più grande e libero. The Innocents è infatti essenzialmente una storia d'amore che ruota intorno ad Adam e a Rachel, due giovani prossimi al fidanzamento, tra i quali si inserisce poi Ellie, la cugina americana di Rachel, per cui Adam ha un vero e proprio colpo di fulmine. Con la sua scrittura vivace ed elegante e le sue brillanti osservazioni, Francesca Segal ci regala un romanzo avvincente che riesce ad essere a tratti spiritoso e commovente ma anche saggio e indiscutibilmente profondo.

Qui sotto trovate un estratto del libro in inglese
http://www.scribd.com/doc/92264782/The-Innocents-by-Francesca-Segal

La cugina americana - Francesca Segal

Hampstead Garden, nordovest di Londra, è il quartiere della buona borghesia ebraica, ricca, istruita, liberal, solidale: tutti conoscono tutti, tutti frequentano tutti, tutti sono pronti a soccorrere chiunque si trovi in difficoltà. Adam e Rachel si conoscono da sempre, si amano dall’adolescenza, e stanno per fidanzarsi. La comunità segue l’evolversi della relazione da quando è nata, aspetta il matrimonio, i figli. Tutto va come dovrebbe andare fino a quando, da New York, città di liberi costumi e strane usanze, arriva Ellie, la cugina di Rachel: bellissima, fragile, dolce, infelice, anticonformista. Ellie è una sopravvissuta, come tanti dei membri anziani della comunità: non ai campi di concentramento, ma alla morte della madre in un attentato terroristico in Israele, e alla conseguente decisione del padre di vagare per il mondo portando la piccola con sé. Tra Adam ed Ellie è amore al primo sguardo. Entrambi resistono, si evitano, si cercano, irresistibilmente attratti e irrimediabilmente divisi. Fino a quando Adam, avvocato nello studio del padre di Rachel, viene incaricato di risolvere la situazione incresciosa, pericolosa, che Ellie si è lasciata alle spalle a New York. I due sono costretti a incontrarsi, per lavoro, fino a quando una malattia di Ziva, la nonna di Ellie e Rachel, fornisce ai due innamorati impossibili l’occasione di infrangere le regole. Nel romanzo di Edith Wharton che l’autrice prende esplicitamente a modello, L’età dell’innocenza, la comunità dalle regole ferree è la New York di fine Ottocento e la società disinvolta quella dell’Europa aristocratica. Francesca Segal rovescia le tavole e ci regala un delizioso romanzo ricco di suspense e venato di ironia: suspense per l’evoluzione dell’amore proibito, e tenera, indulgente ironia per le usanze e le regole della comunità ristretta, descritta con una profusione di particolari che impedisce di staccare gli occhi dalla pagina.




Francesca Segal
Francesca Segal collabora come giornalista e critico letterario a numerose testate tra cui «Granta», «The Guardian», «The Observer», «The Daily Telegraph», «Financial Times Magazine», «The Tatler» e «The Jewish Chronicle». Per tre anni ha tenuto la rubrica dell’«Observer» dedicata alla narrativa d’esordio. La cugina americana è il suo primo romanzo.

domenica 24 giugno 2012

On my wishlist (30)

Hosted by Book Chick City 


Buona domenica lettori! Come ogni due settimane, aggiorniamo la nostra lista dei desideri. Ne approfitto per raccontarvi un po' di cose: sto leggendo Cinquanta sfumature di grigio. Sì, il chiacchieratissimo romanzo erotico che tanti effetti benefici ha avuto sulla vita matrimoniale delle coppie di mezza America è finito sulla mia scrivania. Non volevo leggerlo, ma ne parlano tutti  - è questa la strategia di marketing più proficua!! Ne parlano tutti (anche molto male), quindi mi incuriosisco e lo leggo-. E' quello che è successo a me, fa pena ma lo leggo. Sono arrivata ad un punto morto perché mi annoio da morire, non sono sicura che scriverà la recensione (dovrei, ma ribadirei l'ovvio, è come sparare sulla Croce Rossa) o forse addirittura ve ne parlerò in una video recensione. Tutto questo nonostante ci siano miliardi di libri che devo leggere. Non so cosa non funzioni nel mio piano di lettura, sono oberata di lavoro (studio, blog, letture, impegni lavorativi vari) e leggo 'sta roba. 
Comunque, per arrivare alla nostra On my wishlist, tra i contemporanei di questa settimana c'è l'ultimo libro di Virginia de Winter, in uscita il 13 luglio: Black Friars. L'ordine della penna (potete leggere l'anteprima QUI). Accanto a questo mi piacerebbe leggere Il bambino sbagliato di Francesca Kay, edito da Bollati Boringhieri, di cui potete leggere la trama qui sotto e che mi incuriosisce moltissimo. Tra i classici, invece, in questa puntata metto I vicerè di De Roberto, soprattutto perché mi interessa un confronto con Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Tra i classici:

I VicerèI vicerè - Federico De Roberto  
Il romanzo narra la storia della nobile famiglia siciliana degli Uzeda nell'arco di tempo che va dai primi moti dell'isola alle elezioni del 1882. Gli Uzeda sono dilaniati da accaniti contrasti d'interesse che oppongono il principe Giacomo, duro e avido, al dissoluto conte Raimondo; il cinico e corrotto don Blasco al nipote Ludovico, anch'egli monaco senza vocazione, e alla sorella, donna Ferdinanda. Questi contrasti si inseriscono nei grandi avvenimenti dell'unità italiana a cui le loro esistenze sono legate in diversa misura. Alle beghe di fratelli e parenti si aggiunge la lotta che tutti insieme sostengono per conservare gli antichi privilegi, per mantenere, nel rapporto tra sfruttatori e sfruttati, la parte dei dominatori. Le meschinità, le inimicizie, la bramosia e l'antagonismo sono gli elementi palpabili di una scenografia entro cui si muovono i numerosi "attori", perennemente lacerati dai conflitti intestini alla famiglia, incatenati tra loro dal solo privilegio della casta e della difesa di una esaltata superiorità sociale.


Tra i contemporanei:

Black Friars.L'ordine della penna - Virginia de Winter
Altieres, l’antica dinastia regnante nel Vecchio Continente, si è estinta dopo la violenta morte di tutti i suoi eredi e a portare il nome dell’antica casata sono rimasti solo i vampiri Blackmore, creature immortali a cui regnare non è permesso. Ma qualcosa ora è cambiato: Sophia Blackmore, unica erede della dinastia, creduta morta da anni, è stata ritrovata, e la Vecchia Capitale non sarà più la stessa. Gli oscuri segreti degli Altieres stanno tornando a calare ombre sulla città e spettri senza volto si aggirano per le strade terrorizzando cittadini e studenti. Mentre Sophia sta invece imparando a conoscere la sua nuova vita e cosa significhi essere una Blackmore, Eloise Weiss, coraggiosa eroina protagonista dei due romanzi precendenti, deve affrontare forze che nemmeno i suoi poteri possono governare. I morti non possono infatti riposare in pace, disturbati nel loro eterno sonno da forze oscure e implacabili, forse collegate al ritorno dell’erede di Altieres e alle sconvolgenti verità che i vampiri Black-more nascondono da secoli e ora sono sfuggite al loro controllo.



Il bambino sbagliatoIl bambino sbagliato - Francesca Kay
Dal sapore di un thriller, la storia dell'irreprensibile, devota Mary-Margaret che all'improvviso si convince di esser stata prescelta dall'Alto per compiere un atto di fede, un sacrificio biblico dalle conseguenze devastanti. Il gesto di Mary-Margaret sconvolge la tranquilla comunità dei parrocchiani di Battersea, che deve venire a patti con i nuovi significati di parole quali maternità, solitudine, passione e fede. Un romanzo, dalla scrittura tersa e coinvolgente, che mantiene alta la suspense con un intreccio di voci e punti di vista.

lunedì 7 maggio 2012

Looking for books (18)


Eccoci tornati all'appuntamento bisettimanale con Looking for books,la vetrina sui libri che speriamo vi offra nuovi spunti per rimpinguare la lista dei desideri. Questa settimana ce n'è poco di meno: sabato in verità non ero molto ispirata - ok, lo ammetto, pur essendo interessatissima alla Feltrinelli stavo fremendo per la premura di andare a sbafarmi un panino al Mc Donald's. Ho raccolto solo sette titoli, uno dei quali -La mia famiglia e altri animali-, ho scoperto essere un testo molto consigliato a scuola. La vicenda delle 17 ragazze ha riesumato una notizia che aveva incuriosito molto anche me, e mi aveva lasciato alquanto shockata. Non sapevo esistesse persino un libro - né un film, a dire il vero. Sicuramente lo vedrò. Il più interessante, tra questi, è però a mio avviso Storia catastrofica di te e di me, pubblicato da Einaudi. Temi non nuovi, certo, ma non essendo questa volta uno YA mi fa sperare un po' di più...


17 ragazze -  Vanessa Schneider
Alla fine dell'anno scolastico 2008, nel liceo di Gloucester, nel Massachussets, diciassette ragazze erano contemporaneamente incinte, e nessuno sapeva chi fossero i padri. Le ragazze, tutte tra i quattordici e i sedici anni, confessarono di aver fatto un patto per tenersi i bambini e crescerli tutte insieme. Da questa storia vera, di cui si parlò in tutto il mondo, la scrittrice Vanessa Schneider, spostando l'azione nella provincia francese, ha tratto un romanzo, raccontato a più voci, che esplora con dolcezza e profondità gli abissi dell'adolescenza e della femminilità e mette in evidenza gli spietati meccanismi sociali di una piccola comunità. Ispirandosi alla stessa vicenda, le due giovani registe esordienti Delphine e Muriel Coulin hanno tratto il film "17 filles".
Anno: 2012
Editore: Barbès
Pagine: 180
Prezzo: € 14,00



Un estraneo sul divano -  Stephan Mendel-Enk
Goteborg, Svezia, anni ottanta. Jacob ha tredici anni ed è in attesa del suo Bar mitzvah, quando una crisi sconvolge la regolarità della sua vita. I genitori si separano: la madre ha da tempo una relazione con il suo capo, e il padre, medico, torna ad abitare dai suoi. Jacob e la sorellina Mirra restano a vivere con la madre, e presto anche con il suo nuovo compagno, Ingemar. La separazione, e quel nuovo, strano assetto famigliare, si ripercuotono non solo sui parenti più stretti ma sull'intera comunità ebraica di Goteborg, di cui sia i nonni materni sia quelli paterni sono membri molto attivi. I rapporti cambiano, i nonni smettono di parlarsi. E il peggio non è ancora arrivato. Jacob racconta la storia con la freschezza e l'ingenuità dei suoi anni, spettatore divertito delle idiosincrasie e dei pregiudizi dei vecchi - il nuovo marito non avrà mica portato a casa un albero di Natale? e il vecchio rabbino, con quel tremito alle mani, lasciando continuamente cadere! rotoli della Torah, non finirà per attirare sulla comunità una maledizione eterna? ma anche testimone attonito dell'inatteso, tragico avvenimento che colpirà tutti loro. La vita quotidiana della comunità, scandita da feste religiose, da pranzi tradizionali, dai legami con Israele e da un'attenzione ingenua e costante a tutto quello che di "ebreo" o "antisemita" avviene nel mondo esterno, è raccontata da Stephan Mendel-Enk attraverso gli occhi e la voce di un adolescente perplesso, a volte angosciato, più spesso rassegnato...
Anno: 2012
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 162
Prezzo: € 14,50


Vanagloria - Hans Tuzzi
Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panerà, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate d'amore, di potere, di sesso - in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata "la campana dell'ultimo round"; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock'n'roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Un romanzo talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico - che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori "alti" - amore e morte, e l'arte, nelle loro varie declinazioni - che soli possono dare un senso alla vita.
Anno: 2012
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 462
Prezzo: € 17,50




Storia catastrofica di te e di me - Jess Rothenberg
Brie muore all'improvviso. A sedici anni. Col cuore, letteralmente, spezzato in due. Nell'istante esatto in cui si sente dire da Jacob che non la ama più. Ma questo è solo l'inizio della storia. Dal suo punto di osservazione in Paradiso Brie finalmente capisce un sacco di cose. Che il matrimonio dei suoi sta proprio andando a rotoli. Che il fratello Jack non riesce a perdonarle di essere morta. Ricominciare da capo quando si ha il cuore a pezzi non è facile. Specie in un posto tutto nuovo. Ma una figura davvero celestiale comparirà presto ad accompagnare Brie nel suo paradisiaco futuro.
Anno: 2012
Editore: Einaudi
Pagine: 342
Prezzo: € 18,00



La mia famiglia e altri animali - Gerald Durrell
«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro»: così Gerald Durrell presenta questo libro, uno dei più universalmente amati che siano apparsi in Inghilterra negli ultimi trent’anni. Ma il lettore avrà il piacere di scoprirvi anche qualcos’altro: la storia di un Paradiso Terrestre, e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita (che per lui, futuro illustre zoologo, è soprattutto la natura e gli animali), passando anche attraverso avventure, tensioni, turbamenti, tutti però stemperati in una atmosfera di tale felicità che il lettore ne viene fin dalle prime pagine contagiato. La mia famiglia e altri animali fu pubblicato in Inghilterra nel 1956.
Anno: 1990
Editore: Adelphi
Pagine: 352
Prezzo: € 10,00


I bambini della Ginestra - M. Rosa Cutrufelli
1° maggio 1947: festa del lavoro a Portella della Ginestra. È un bel giorno per i lavoratori che, a centinaia, si danno appuntamento in mezzo alle montagne sassose del palermitano. L'Italia è ormai una Repubblica e la Sicilia non vuole più essere l'isola dei gattopardi, dei gabellotti, delle "coppole di velluto". Così i paesani festeggiano e scendono a piedi, in bicicletta, con i muli, a Portella della Ginestra, in quel naturale punto d'incrocio tra le coste della Pizzuta e della Kumeta. Ma è proprio da lì, dagli speroni bianchi di quelle antiche montagne, che Salvatore Giuliano ordina il massacro. Undici morti, ventisette feriti. Tra gli spettatori muti della strage, due ragazzetti: Lillo ed Enza. A lui ammazzano il padre, lei vede in faccia i banditi. Sono i bambini della Ginestra, segnati dalla Storia. E anche dall'ingiustizia, perché invano i sopravvissuti chiederanno risposta alle loro domande. Perché e per conto di chi aveva sparato Salvatore Giuliano? Ed era stato soltanto il suo gruppo a sparare? Chi si nascondeva, in realtà, dietro le rocce della Kumeta? Le strade di Enza e di Lillo si congiungono su quella piana, in un giorno di festa che, improvvisamente, diventa tragedia. Una tragedia senza giustizia. Enza e Lillo crescono segnati da questo trauma. Un'esperienza che li unisce e, al tempo stesso, li divide. Non possono più "fidarsi". Non riescono ad abbandonarsi ai sentimenti. Poi la voglia di vivere prende il sopravvento.
Anno: 2012
Editore: Frassinelli
Pagine: 273
Prezzo: € 18,50



Muri di carta - John A. Lindqvist
Che si tratti di un edificio in un sobborgo di Stoccolma che comincia a muoversi minaccioso, di una donna con uno straordinario sesto senso che si trova più a suo agio tra gli alberi della foresta che tra le persone, o di un'anziana pensionata che si lascia coinvolgere in uno strano giro di furti ai grandi magazzini, queste storie inquietanti e magiche nascono tutte da un quotidiano così desolato e spaventoso che solo il sovrannaturale può promettere un riscatto. Dall'ultimo capitolo di "Lasciami entrare", in cui scopriamo cosa ne è stato di Oskar ed Eli dopo la loro fuga da Blackeberg, a "La soluzione finale", scena che conclude le vicende di Flora e Elvy alle prese con i morti viventi, Lindqvist avvolge le sue storie in un'atmosfera sospesa e spietata, riuscendo a raccontare quanto sia impalpabile il confine tra la realtà e l'incomprensibile.
Anno: 2012
Editore: Marsilio
Pagine: 477
Prezzo: € 18,50

lunedì 12 marzo 2012

Anteprima: E ti ho sposato di Lily Tuck

E ti ho sposato è una storia d'amore, di passione e di vita, nonostante inizi con una morte: quella di Philip,  marito di Nina, che, una sera, si spegne dopo una giornata di lavoro per un arresto cardiaco. Prima di dare la notizia Nina trascorre la notte vicina al suo corpo, ripercorrendo le fasi del loro matrimonio e dando vita ad un accorato racconto che non è ideale come sembra all'inizio. Presto, infatti, la felicità per i viaggi e la nascita della figlia lasciano spazio a piccole crudeltà e alla rinuncia da parte di Nina della sua personalità, concentrata nell'intento di seguire la carriera di matematico di Philip che, notiamo, la sminuisce nella sua professione di pittrice e, talvolta, nella sua intelligenza. Una dipendenza, quella dal proprio marito, che l'autrice Lily Tuck, vincitrice del National Book Award con il romanzo Notizie del Paraguay, definisce "generazionale. Nina ne è schiava perché sposatasi negli anni '60". Il romanzo, pur non essendo autobiografico, prende comunque spunto dalla sua vita privata e in particolare dal primo matrimonio con un uomo forte e carismatico, sposato appunto in questi anni. Per la stesura del libro, la Tuck ha poi studiato fisica e matematica: nel romanzo sono infatti presenti numerose teorie che Nina usa come metafore per la sua vita di coppia.
E ti ho sposato, edito da Bollati Boringhieri, uscirà il 15 marzo a 16.00 euro.


E ti ho sposato - Lily Tuck
«La mano è ormai fredda, ma lei continua a stringerla». È una sera qualunque, quando Nina, dalla cucina, chiama Philip per dirgli che la cena è pronta. Il marito non risponde, è appena tornato da una riunione all’università dove insegna matematica, si è sdraiato in camera da letto, per poco, si sente stanco. Quando Nina sale a chiamarlo credendolo addormentato, capisce subito che è morto. Decide allora di posticipare ogni triste burocrazia al mattino successivo, vuole trascorrere un’ultima notte sola con il marito. Sorseggiando un bicchiere di vino dopo l’altro, Nina rievoca in una serie di flash back la storia dell’amore e del matrimonio con Philip. Ricorda con tenerezza le piccole lezioni di matematica e fisica che il marito le impartiva con l’abilità del divulgatore consumato, principi utili a capire la realtà, anche quella dei sentimenti. Rievoca soprattutto i principali avvenimenti di un lungo matrimonio d’amore: il primo incontro in un bistrot parigino, il viaggio di nozze, le insicurezze, i dubbi, i sospetti, i tradimenti, le nascite, le morti... E ti ho sposato è la storia di un normale e insieme eccezionale amore coniugale raccontata con estrema eleganza da una delle migliori scrittrici americane, vincitrice del prestigioso National Book Award. Una scrittura forte, concisa, trasparente, piena di sentimento ma mai sentimentale, piena d’amore ma mai melensa, un tono che non slitta mai nell’inutilmente drammatico. Quarantatré anni di matrimonio e un’appassionante storia d’amore fatta di alti e bassi, di qualche segreto, di momenti di rabbia e di grande passione sessuale, ma soprattutto di una vita vissuta guardando al mondo con l’intuizione e la curiosità di un’artista e di uno scienziato: segreti, rabbie, qualche aneddoto matematico e l’inossidabile complicità di un’unione che sfida le leggi del luogo comune. 



Lily Tuck 

è autrice di quattro romanzi: Interviewing Matisse (1991); The Woman who Walked on Water (1997); Siam (2000), finalista del PEN/Faulkner Award for Fiction, e Notizie del Paraguay (2005), vincitore del National Book Award. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Limbo and Other Places I Have Lived (2001), e una biografia, Woman of Rome: A Life of Elsa Morante (2008), con la quale si è aggiudicata il Premio Elsa Morante. Lily Tuck vive a New York City.

domenica 8 gennaio 2012

Looking for books (14)


Mentre guardo "Per un pugno di libri" su Rai 3 aggiorno la nostra rubrica bisettimanale Looking for books, vetrina di romanzi da mostrarvi scelti dalla mia abituale visita settimanale in libreria. La mia incursione ieri ha prodotto una bella lista piena di trame interessanti. In particolar modo i titoli  che mi hanno maggiormente attratto sono Una montagna di briciole, Terra di uomini liberi e La ragazza delle mele, che mi guardava da uno scaffale in alto già da qualche settimana ma che, chissà perché, non avevo riportato in questa rubrica. Tutti i titoli, comunque, incuriosiscono abbastanza e potrebbero benissimo finire nella mia wishlist. E nella vostra?



La sposa irlandese - Brennan Maeve

Sette racconti, una sola protagonista: l’Irlanda, evocata senza sosta da Maeve Brennan e dalle sue anti-eroine fragili e tiranniche, soffocate dal loro ruolo nel mondo o raggelate dalla nostalgia di una casa abbandonata troppo in fretta. Donne come Margaret, emigrata in America con fantasie di rivalsa ma presto avviluppata da un esilio che spegne la sua capacità di desiderare. Come Mary Lambert, bottegaia zoppa che affronta la vita come una trincea mentre si strugge per un impossibile paradiso: il roseto della Holy Passion. Come Rose, che sotto la maschera inacidita di moglie piccolo borghese nasconde le ferite di una bambina non abbastanza amata.
Amore, bellezza, generosità sono luci distanti che gettano un chiarore evanescente sul mondo della Brennan. Suggeriscono una promessa di armonia che, se non è per tutti, offre a chi non smette di sperare almeno il sogno della felicità. In questi racconti, pervasi di nostalgia e desiderio, tornano le atmosfere della Visitatrice e del Principio dell’amore, che hanno reso Maeve Brennan una scrittrice amata da moltissimi lettori.
Anno: 2011
Editore: Bur
Pagine: 153
Prezzo: € 9,00




Una montagna di briciole - Elena Gorokhova
Per ingannare la fame dei suoi figli, nel periodo della grande carestia, la nonna di Elena ha inventato un gioco: se i bambini si lamentano perché da mangiare c’è solo una zolletta di zucchero e una fettina di pane, la nonna li sbriciola nel piatto, trasformandoli in «una montagna di pane e di zucchero».
Nella Russia degli anni Sessanta e Settanta, quel gioco diventa l’emblema della sua infanzia e della sua giovinezza. Elena cresce in una famiglia come tante. Un padre membro del partito. Una madre che è nata insieme all’Unione Sovietica, ha visto due guerre e insegna anatomia all’Università di Leningrado. Una donna concreta, ruvida, ossessionata dall’ordine e protettiva in modo asfissiante, proprio come il suo paese. A dieci anni, Lena sente per la prima volta parlare in inglese e si innamora di quella lingua. Decide di cominciare a studiarla – prendendo lezioni che ufficialmente sono proibite – nella speranza che le apra le porte verso un futuro migliore. Fino a quando, ottenendo un visto matrimoniale, non riuscirà a uscire dal paese e a trasferirsi in America, facendo precipitare sua madre nella più profonda disperazione.
Una memoir toccante, ironica, magnificamente scritta, in cui l’anelito per una vita diversa e la denuncia dell’ipocrisia della società.
Anno: 2011
Editore: Piemme (collana Voci)
Pagine: 385
Prezzo:  € 18.50



Come una rosa d'inverno - Jennifer Donnelly 
La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l'anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza per bene come India Selwyn Jones, una bellezza aristocratica il cui animo generoso la spinge ad abbracciare grandi ideali. Ha scelto di essere medico e, grazie all'ambiente in cui è cresciuta e alla stima dei suoi insegnanti, potrebbe esercitare la professione nei più prestigiosi ospedali della città. Ma India ha la testa dura e vuole portare aiuto dove ce ne è più bisogno, tra i poveri e i disperati. Proprio in questi sordidi vicoli, tra ladri, prostitute e sognatori, India si trova a dover curare, salvandogli la vita, il più famoso gangster di Londra, Sid Malone, cinico, spietato, conturbante. Malone è l'esatto contrario dell'elegante fidanzato di India, una stella nascente del Parlamento inglese. Nonostante la repulsione per un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, poco alla volta India si lascerà attrarre dalla complessa personalità del malvivente, intrigata dal suo misterioso passato. Inevitabilmente, pur cercando di resistere ai loro sentimenti, i due si ritrovano l'uno nella braccia dell'altro. È un amore appassionato, sconveniente, in cui l'estasi si alterna alla sofferenza, e che provoca distruzioni quali non avrebbero mai potuto immaginare. Spaziando da Londra al Kenya, fino alle remote e selvagge coste della California, Come una rosa d'inverno è un'avventura mozzafiato, un'epopea romanzesca, ricca di personaggi e situazioni, da gustare pagina per pagina, dove il piacere di una narrazione "classica" si combina con la sensibilità di uno sguardo contemporaneo. 
Anno: 2011
Editore: Sonzogno
Pagine: 879
Prezzo: € 18.50



Baci a colazione - Cappelli Gaetano
L'acclamata scrittrice Serena Drago, dopo la scomparsa in mare del suo grande amore, il navigatore solitario Ciro Tempera, ha smesso di sfornare best seller da milioni di copie gettando nello sconforto le sue lettrici e soprattutto Fedele Solmi, il suo cinico editore, ritirandosi alla Quercia del Terzo Salmo, una SPA new age di Saturnia, insieme all'ambigua Margaux Tielmann. Anzi, strane voci sul rapporto che legherebbe le due donne hanno preso a circolare. Saranno vere o non sarà piuttosto vero che la famosa scrittrice non riesce più a scrivere proprio per la mancanza di un uomo che le faccia di nuovo, finalmente, battere il cuore? Potremo scoprirlo seguendo le tracce di Stefano Refoschi, un tempo grande promessa e oggi fallitissimo scrittore, nonché vecchia fiamma mai spenta della Drago, il quale in cambio del ricco contratto promessogli da Solmi per il suo ultimo e da tutti rifiutato romanzo, accetterà di raggiungere nel suo buen retiro la scrittrice, con l'obiettivo di riportare la passione - e quindi la voglia di scrivere - nella sua arida vita.
Anno: 2011
Editore: Marsilio
Pagine: 137
Prezzo: € 16.00



La ragazza delle meleLa ragazza delle mele - Bach Sabryna
A quattordici anni, completamente impreparata. Baby si ritrova imprigionata in un corpo mozzafiato. Gli uomini non possono resistere al suo fascino, ma non sono nemmeno in grado di andare oltre il suo aspetto così sfacciatamente seducente e sensuale, e Baby incomincia a temere che il suo desiderio di amare e di essere amata non potrà mai essere soddisfatto. Giovani o molto più maturi di lei, baristi, ricchi gioiellieri o scrittori, tutti finiscono per ingannarla e svuotarla, in una folle girandola di incontri, storie, avventure. Nonostante i consigli degli "angeli custodi" che la affiancano nei momenti più cupi, Baby precipita in una spirale nella quale rischia di soccombere. Finché non trova la forza di diventare l'angelo di se stessa. Con candore assoluto e bruciante, Sabryna Bach fa vivere l'avventura di una donna spaventata e coraggiosa, fragile e bellissima, in cerca dell'amore e, prima ancora, di sé. Moglie dello scrittore Richard Bach, prima di scrivere queste pagine, l'autrice le ha vissute.
Anno: 2011
Editore: Rizzoli
Pagine:  392
Prezzo: € 19.50



Il Circolo Dante Il Circolo Dante -Pearl Matthew
Boston, 1865. In un'America appena uscita dalla guerra civile, un gruppo di letterati, tra i quali il poeta Longfellow, lavora alla traduzione inglese della "Divina Commedia". Il comitato direttivo dell'università di Harvard, di ferrei principi protestanti e conservatori, cerca di ostacolare la diffusione delle superstizioni "papiste" di Dante, ma quando la città viene insanguinata da una serie di efferati delitti, i membri del Circolo Dante saranno gli unici in grado di scoprire il colpevole. Sembra infatti che l'assassino si ispiri alle torture e alle pene descritte nell'"Inferno" per martoriare le sue vittime.

Anno: 2007
Editore: BUR
Pagine: 538
Prezzo: € 9.90




Terra di uomini liberi -  Liliana Lazar
Nel profondo della foresta moldava, vicino al villaggio di Slobozia, c'è un lago chiamato la Fossa dei Leoni. La Storia tramanda che nel passato lì si svolse una terribile battaglia, e in quelle acque furono annegati i soldati turchi in fuga dall'esercito di Stefano il Grande. Molti giurano che di notte le loro anime tormentate risalgono in superficie. Allora, nessuno osa avvicinarsi. Victor, però, è diverso. Lui è convinto che il lago lo protegga. Da bambino, su quelle rive, giocava per ore e ore in solitudine: gli pareva di non avere paura di niente, in quei momenti, e di poter fuggire dall'incubo di un padre alcolizzato e violento. Fino a che un giorno la Fossa dei Leoni non gli ha dato la possibilità di farla finita una volta per tutte con l'uomo che lo terrorizzava, suggerendogli come ucciderlo. Mentre un altro padre-tiranno, Ceausescu, domina la Romania, Victor diventerà uomo rimanendo ai margini dell'antica civiltà rurale degli "uomini liberi", subendo il loro odio e la loro superstizione, e trasformandosi a sua volta in carnefice.
Anno: 2011
Editore: Tropea
Pagine: 174
Prezzo: € 14.50



La fattoria dei gelsomini - Elizabeth von Arnim 
È un torrido pomeriggio estivo nella casa di campagna di lady Daisy e della figlia Terry. La tavolata di illustri ospiti è allo stremo, il calore insostenibile, le vivande non all'altezza della dimora. Per sconfiggere la noia, il vecchio Mr Topham e l'amico Andrew si immergono in una lunga partita a scacchi che durerà ben oltre il momento in cui l'ultimo ospite va a dormire. Ma allora come fa Terry, la mattina dopo, a sapere chi ha vinto? Il sospetto, anzi la certezza, dell'adulterio del marito Andrew si insinua nella mente di Rosie, e quando quest'ultima racconta ogni cosa alla madre, la scaltra e avida Belle non trova soluzione migliore che pianificare una ritorsione ai danni di lady Daisy per garantirsi una rendita a vita. Per sfuggire al ricatto, e alla delusione di fronte al comportamento di Terry, all'irreprensibile lady Daisy non resterà che intraprendere una repentina quanto rocambolesca fuga in Provenza nella speranza di riuscire a nascondersi da chi le ha procurato ferite tanto cocenti. Nelle pagine di questo romanzo la von Arnim raggiunge la sua maturità e, nel descrivere personaggi, ipocrisie e retaggi vittoriani, sfodera il suo artiglio affilato con la precisione dei grandi narratori.
Anno: 2011
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 313
Prezzo: € 17.50



Il valzer lento delle tartarughe  - Pancol Katherine
Sapere se davvero un coccodrillo dagli occhi gialli ha divorato oppure no suo marito Antonie, scomparso in Kenya, per Josephine non è più importante. Grazie ai soldi guadagnati con le vendite del suo best seller, ha lasciato Courbevoie, nella banlieue parigina, per un appartamento chic nell'elegante quartiere di Passy. Invece sua sorella Iris, che aveva tentato di attribuirsi la scrittura del romanzo, ha finito con il pagare la follia del proprio inganno in una clinica per malati di depressione. Ormai libera, sempre timida e insoddisfatta, attenta spettatrice della commedia strampalata e talvolta ostile che le offrono i suoi nuovi vicini, Josephine sembra alla ricerca del grande amore. Veglia sulla figlia minore Zoe, adolescente ribelle e tormentata, e assiste al successo dell'ambiziosa primogenita Hortense, che a Londra si lancia nella carriera di stilista. Fino al giorno in cui una serie di omicidi distrugge la serenità borghese del suo quartiere e lei stessa sfugge per poco a un'aggressione... Ancora una volta intorno all'irresistibile e discreta Josephine gravita tutto un mondo di seduttori, carogne, imbroglioni ma anche di persone buone e generose. Ancora una volta la penna di Katherine Pancol ci proietta in un vortice di eventi e personaggi all'affannosa ricerca di un senso nella inesauribile complessità della vita.
Anno: 2011
Editore: Dalai
Pagine: 602
Prezzo: € 11.90

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