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lunedì 20 aprile 2015

Recensione: Red Country di Joe Abercrombie



Red Country, Joe Abercrombie
Gargoyle
640 pagine, 24.00 euro
Rieccoci, dopo breve tempo, con un nuovo libro di Joe Abercrombie, di cui abbiamo già recensito la Trilogia della Prima Legge e i due volumi indipendenti Il sapore della vendetta e Il mezzo Re
Come d'abitudine per l'autore, molti sono i volti noti dei precedenti romanzi che fanno la loro comparsa nei libri successivi, e anche questa volta i ritorni sono parecchi, a partire dall'alcolizzato soldato di ventura Nicomo Cosca, alla sua quarta presenza, senza tralasciare uno dei personaggi più controversi dei primi libri: il suo vero nome stavolta non verrà mai rivelato – ora è conosciuto come Agnello, nome quanto mai poco azzeccato – ma il fatto che sia un Uomo del Nord con solo nove dita dovrebbe aiutare a riconoscerlo. 
Red Country è stato pubblicizzato dallo stesso Abercrombie come un'incursione del fantasy nel western, e, in effetti, l'esperimento pare riuscito. Fin dalla dedica iniziale a Clint Eastwood si può assaporare l'atmosfera che si respirerà nel romanzo.
In questo capitolo lo stacco con i precedenti volumi è tale che anche l'ambientazione medievale/rinascimentale sembra venir meno ed è facile immaginare Shy Sud, la giovane protagonista, assieme ai suoi compagni d'avventura in versione cowboy mentre affronta territori selvaggi al seguito di una carovana di pionieri in cerca di fortuna, difendendosi dalle intemperie della natura e dalle scorribande degli spettri, una popolazione simile agli indiani d'America, che invece dello scalpo ama conservare le orecchie degli avversari sconfitti. 

A parte il cambio di ambientazione, Abercrombie non ha perso il suo carattere: Red Country è crudo e cinico come ci si aspetta dall'autore, senza falsi buonismi e sentimenti scontati. E' vero che, rispetto alla trilogia, l'azione è più lenta, soprattutto nella prima metà del libro, ma il ritmo accelera nella seconda parte, riscattando ampiamente la prima impressione. Inoltre l'autore dimostra di essere bravo non solo nel tratteggiare con realismo epiche battaglie, ma di sapere anche sviluppare la tensione dell'attesa e costruire trame, seppur non troppo intricate, sempre piacevoli da dipanare.

Il cinismo, come già detto, è una componente fondamentale del racconto e anche questa volta ci vengono proposti una serie di anti-eroi codardi, malvagi o semplicemente approfittatori, che Abercrombie riesce a mettere in primo piano con la consueta ironia. Eppure, forse per la prima volta, l'autore sembra voler considerare l'eventualità di un cambiamento, riconoscendo la possibilità della redenzione, almeno per alcuni personaggi e in alcune circostanze.

Ecco quindi una breve carrellata dei protagonisti: la figura principale è Shy Sud, giovane donna molto pragmatica, con un passato torbido, disposta a tutto pur di ritrovare i fratellini rapiti, Ro e Pit. Assieme a lei troviamo Agnello, l'uomo del Nord, che dovrà scavare nel proprio passato per trovare la rabbia necessaria a sconfiggere chiunque si metta in mezzo a lui e ai bambini, di cui si considera padre adottivo.

Nel loro viaggio, Shy e Agnello dovranno fare i conti con l’assenza di legge delle Terre Remote, in cui tribù sanguinarie e carovane di disperati sono all’ordine del giorno. L’incontro più pericoloso sarà quello con uno degli antieroi più ripugnanti di Abercrombie, il mercenario con il vizio dell'alcool Nicomo Cosca, accompagnato dal vile legale Tempio. Le storie di altri personaggi dei precedenti volumi fanno la loro comparsa, intrecciandosi direttamente o indirettamente con la trama principale, per la soddisfazione degli amanti di questo autore.

La componente magica, in questo romanzo, ha assunto un ruolo minore rispetto al passato, lasciando spazio a un nuovo potere che comincia rapidamente a farsi largo: l'industrializzazione. Abercrombie innesta nel suo libro l'invenzione delle prime armi da fuoco, facendoci anche intravedere delle futuristiche macchine da guerra, dal vago sapore steampunk.

In Red Country, la crudeltà riesce a coesistere con sprazzi di umanità, per arrivare a un finale insolito, positivo, che strizza l'occhio all'ottimismo. A questo si aggiunga che la vena ironica dell'autore, dopo la flessione degli ultimi due libri, è particolarmente sfavillante. Joe Abercrombie, ormai sempre più a suo agio nel mondo del fantasy contemporaneo, in Red Country allarga i suoi orizzonti narrativi con un'ambientazione western inusuale e uno stile piacevolmente cinico. 


Voto: 



Joe Abercrombie
nasce a Lancaster nel 1974. È il 2002 quando, allora studente di Psicologia all’Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Dopo aver incassato lo scetticismo di alcuni degli agenti letterari più influenti del Regno Unito, Gollancz (storica etichetta britannica famosa per essere, tra gli altri, l’editore di George Orwell) ne acquista i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l’intera serie per un giro d’affari a sette zeri. A The Blade Itself (2007) seguono Before They Are Hanged e Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si rivela un enorme successo tra i lettori anglosassoni. The Blade Itself, in particolare, è un vero e proprio boomerang editoriale: Abercrombie viene riconosciuto come miglior nuovo scrittore fantasy ed è finalista al prestigioso John Campbell Award, moltissimi Paesi inoltre acquistano i diritti del volume. Sempre Gollancz ha pubblicato i romanzi singoli The Heroes (2011) e Red Country (2012).

giovedì 12 marzo 2015

Recensione: Il mezzo Re di Joe Abercrombie

Il mezzo re, Joe Abercrombie
Mondadori
298 pagine, 16 euro
Yarvi non aveva mai pensato che sarebbe potuto salire al trono. Nato con una mano deforme è
inadatto al combattimento e, nel disprezzo del padre, il re del Gettland, il suo destino è diventare uno dei “ministranti”, l’ordine di potenti sacerdoti consiglieri della corona. Ma, proprio la notte che precede l’ultimo esame, Yarvi e la sua maestra, Madre Gundring, sono raggiunti dalla notizia: il padre e il fratello di Yarvi sono morti, uccisi in un agguato ordito da Grom-gil-Gorm, sovrano del Vansterland, regno confinante e nemico. Adesso il re è lui. O mezzo re, per lo meno. Ma la sua vendetta dovrà essere intera. Spinto anche dal volere della madre, la bella e inflessibile Laithlin, Yarvi giura che farà giustizia contro gli assassini di padre e fratello e parte per Vansterland, pronto a dare battaglia. Ma subito cade vittima di un’imboscata e, salvatosi miracolosamente in mare, viene portato al mercato degli schiavi. Qui viene venduto per prestare servizio sulla nave capitanata da Shadikshirram, mercantessa dal cuore nero e la lingua affilata. Solo, nel mare ghiacciato, spogliato del suo lignaggio e incapace di reggere un’ascia o uno scudo, Yarvi potrà contare su una squadra di compagni improbabili e su un’unica vera arma: la sua mente. Basterà per ritornare a casa e portare a compimento la sua vendetta?




Il Mezzo Re inaugura la “Trilogia del Mare Infranto”, nuova serie letteraria dell'inglese Joe Abercrombie ormai famoso anche fuori dai confini del Regno Unito, ambientata in un universo narrativo che ricorda da vicino il mondo vichingo.
Il libro, che pur essendo il primo di tre volumi è autoconclusivo, racconta la storia di Yarvi, il giovane figlio di un re del Nord, dalla mano deforme e disprezzato dal padre.
Va subito chiarito, per chi già conoscesse Abercrombie (che abbiamo varie volte recensito), che ci troviamo davanti a qualcosa di completamente diverso, rivolto a un pubblico differente: queste serie si definisce infatti come fantasy young adult. Diciamo addio quindi alle scene crude, a personaggi come Glotka o Logen Novedita e al linguaggio sopra le righe: si tratta di un romanzo semplice e politically correct, pensato per un pubblico più giovane e meno “assetato di sangue”.

La trama, come si può capire dalla sinossi, è abbastanza lineare e segue i passi dell'adolescente Yarvi, erede al trono del Gettland, costretto a un lungo viaggio lontano da casa e alla prigionia dovuta a un vile tradimento che è costato la vita al padre e al fratello. Grazie all'aiuto di alcuni improbabili compagni di viaggio e alla sua astuzia, il giovane riesce dapprima ad evadere, quindi a tornare alla sua città, dove potrà portare a termine la sua vendetta.
A differenza di altre opere dell'autore, questo volume presenta diversi cali nel ritmo narrativo, con una parte centrale a tratti molto lenta, conclusa da un finale che invece è fin troppo sbrigativo. Strano a dirsi, vi sono anche numerosi errori di battitura e molte frasi rese in un italiano poco efficace, malgrado il traduttore sia lo stesso dell'ultimo volume pubblicato da Gargoyle.

Senza la solita schiera di personaggi con dubbia moralità, con molti meno dialoghi graffianti e con scarsi tratti di quella cinica ironia a cui Abercrombie ci aveva abituati, questo libro si dimostra meno interessante di quanto ci si potesse aspettare, rivelandosi un fin troppo classico romanzo di formazione, con il giovane protagonista che compie un lungo viaggio prima di tornare a casa.
Alla luce del fatto che Abercrombie riesce solitamente a a rendere affascinanti anche le figure più improbabili, risulta poi sospetto che i personaggi principali non riescano a creare molta empatia (abbastanza grave per un romanzo che si rivolge a questo target).

Fra le note positive: alcuni colpi di scena ben congegnati e un finale che sorprende - in particolare per quanto riguarda le rivelazioni sulle verità che stavano dietro alle morti del padre e del fratello di Yarvi (ciò verrà probabilmente ripreso nei prossimi volumi della serie).
Una precisazione: il Mezzo Re non è un brutto libro in sé, ma se state cercando qualcosa sulla linea della trilogia “La prima legge” rimarrete con l'amaro in bocca. Se invece volete regalare un libro d'avventura (perché, in effetti, di fantasy ha ben poco: niente magia, né creature diverse dagli umani) a un adolescente, questa può essere una scelta da non scartare.



Voto: 






Joe Abercrombie
nasce a Lancaster nel 1974. È il 2002 quando, allora studente di Psicologia all’Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Dopo aver incassato lo scetticismo di alcuni degli agenti letterari più influenti del Regno Unito, Gollancz (storica etichetta britannica famosa per essere, tra gli altri, l’editore di George Orwell) ne acquista i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l’intera serie per un giro d’affari a sette zeri. A The Blade Itself (2007) seguono Before They Are Hanged e Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si rivela un enorme successo tra i lettori anglosassoni. The Blade Itself, in particolare, è un vero e proprio boomerang editoriale: Abercrombie viene riconosciuto come miglior nuovo scrittore fantasy ed è finalista al prestigioso John Campbell Award, moltissimi Paesi inoltre acquistano i diritti del volume. Sempre Gollancz ha pubblicato i romanzi singoli The Heroes (2011) e Red Country (2012).

venerdì 6 marzo 2015

Recensione: Il sapore della vendetta di Joe Abercrombie



Il sapore della vendetta, Joe Abercrombie
Gargoyle Extra
796 pagine, 24 euro
Joe Abercrombie ci riporta nel suo mondo grazie allo stand-alone Il sapore della vendetta, dandoci modo di conoscere un altro continente: la Styria. Il libro non segue più i protagonisti della trilogia “La Prima Legge”, i cui volumi abbiamo già recensito, ma si focalizza su una nuova protagonista che si muove dentro un'area finora inesplorata, in un'avventura intricata che adotta come tema preponderante la vendetta. Nel libro compaiono dei nuovi personaggi, alcuni molto accattivanti, e ne fanno ritorno alcuni secondari della trilogia precedente: senza svelare troppo è possibile citare il duca Orso, che ci verrà presentato sotto una nuova inquietante luce, l'uomo del Nord conosciuto come Brivido, che vuole lasciarsi alle spalle la guerra e l'odio per Logen Novedita, e il mercenario Nicomo Cosca, noto per aver partecipato alle difese durante il famoso assedio di Dagoska.

La protagonista del libro è la mercenaria Monzcarro "Monza" Murcatto, che Abercrombie tratteggia, come sua abitudine, come un'anti-eroina a cui però si finisce inevitabilmente per affezionarsi.
Il sapore della vendetta, adatto a un pubblico maturo e non troppo sensibile, segue le sanguinarie gesta della donna, già capitano dei mercenari delle Mille Spade, mentre, assieme a un gruppo eterogeneo messo insieme per l'occasione, cerca di placare la sua sete di vendetta. Tradita dal suo datore di lavoro e da coloro che riteneva più fidati, lanciata giù da una montagna e data per morta, a Monza rimane infatti un'unica ragione di vita: la ricerca della vendetta per il tradimento che è costato la vita all'amatissimo fratello Benna e che l'ha lasciata sfigurata.
Il suo punto di vista si alterna a quello degli altri membri della raffazzonata compagnia che costituisce il suo piccolo esercito: un ex-mercenario ubriacone, un uomo del Nord preda di dubbi esistenziali, un ex-galeotto con una strana mania per i numeri, un subdolo avvelenatore dal carattere vanesio e la sua assistente. Le motivazioni che spingono Monza e i suoi alleati sono assolutamente egoistiche, eppure l'autore riesce a convincerci ad accettarle e a parteggiare per loro, nonostante i fatti dimostrino chiaramente che nessuno dei protagonisti sia dalla parte del bene. La caratterizzazione dei personaggi è molto curata, l'evoluzione di alcuni di essi è seguita in modo profondo, malgrado altri vengano lasciati nell'ombra o messi repentinamente da parte nel corso della storia.

L'autore sembra divertirsi nel creare situazioni di apparente calma e tranquillità improvvisamente interrotte da colpi di scena, tradimenti e imprevisti che ribaltano la situazione nel giro di poche righe. Nonostante i numerosi personaggi e le diverse storie secondarie, la trama si presenta piuttosto lineare, tuttavia va dato atto allo scrittore di riuscire a conferirle carattere e vivacità, anche grazie al corretto dosaggio delle scene di battaglia, per le quali Abercrombie si conferma decisamente incline e che riesce a descrivere con una brutalità cinematografica.
Al di là dell'ambientazione immaginaria, Il sapore della vendetta si colloca sulla scia dei romanzi d'avventura d'approccio "storico". Lo stile di Abercrombie manca forse del respiro epico dell'opera di Martin, cui spesso viene paragonato, e la gestione dei diversi punti di vista (POV) non è altrettanto ben congegnata, ma lo scrittore compensa con una maggiore dose di cinica ironia e una profonda attenzione alla psicologia dei personaggi.

In conclusione, un romanzo piacevole, ben scritto, che non rivoluziona il genere fantasy ma si dimostra trascinante, a tratti brutale, calando il lettore in un mondo dove non esistono buoni e cattivi ma solo diverse gradazioni di male. Abercrombie dimostra di non aver perso il suo stile: tornare nel mondo immaginario della trilogia precedente, con personaggi e tematiche tutto sommato simili senza mai risultare ripetitivo o abbassare il ritmo del racconto richiede una notevole abilità.



 Voto: 




Joe Abercrombie
nasce a Lancaster nel 1974. È il 2002 quando, allora studente di Psicologia all’Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Dopo aver incassato lo scetticismo di alcuni degli agenti letterari più influenti del Regno Unito, Gollancz (storica etichetta britannica famosa per essere, tra gli altri, l’editore di George Orwell) ne acquista i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l’intera serie per un giro d’affari a sette zeri. A The Blade Itself (2007) seguono Before They Are Hanged e Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si rivela un enorme successo tra i lettori anglosassoni. The Blade Itself, in particolare, è un vero e proprio boomerang editoriale: Abercrombie viene riconosciuto come miglior nuovo scrittore fantasy ed è finalista al prestigioso John Campbell Award, moltissimi Paesi inoltre acquistano i diritti del volume. Sempre Gollancz ha pubblicato i romanzi singoli The Heroes (2011) e Red Country (2012).

giovedì 12 giugno 2014

Recensione: L'ultima ragione dei re di Joe Abercrombie



L'ultima ragione dei re, Joe Abercrombie
Gargoyle Extra
881 pagine, 19.90 euro
L’Ultima Ragione dei Re conclude la trilogia della Prima Legge dell’inglese Joe Abercrombie, iniziata con “Il Richiamo delle Spade” e proseguita con “Non prima che siano impiccati”, libri che abbiamo già recensito. Un romanzo di chiusura che porta all’epilogo le disavventure dei vari personaggi, seppur con un ritmo all’inizio poco incisivo, che si riscatta nel finale.

Partiamo dal titolo: l’ultima ragione dei re è la traduzione della locuzione latina ultima ratio regum, che Luigi XIV aveva fatto incidere sui suoi cannoni. Un chiaro riferimento alla forza delle armi, che nelle battaglie di questo romanzo decideranno la sorte dei sovrani del Nord e dell’Unione.

Alla fine del volume precedente, il gruppetto formato da Bayaz, il misterioso Primo Mago, il suo apprendista Quai, l’arrogante spadaccino Jezal dan Luthar, la silenziosa Ferro, il nordico Logen Novedita e il “navigatore” Fratel Piedelungo aveva concluso con esiti negativi la missione di ricerca ai confini del Mondo. Il potente artefatto magico che avrebbe potuto rovesciare le sorti della guerra, il Seme, non si trovava dove Bayaz immaginava, per cui la compagnia si dirige a mani vuote verso Adua, la capitale dell’Unione, per difenderla dalle sterminate truppe Gurkish che premono da Sud, mentre la maggior parte dell’esercito reale è occupata nella guerra contro Bethod nel Nord.

Nel frattempo lo storpio inquisitore Sand dan Glokta si trova in una difficile situazione: deve onorare i suoi doveri non solo verso l'Arcilettore Sult, il suo diretto superiore, ma anche verso la banca Valint & Balk, che gli ha prestato una piccola fortuna per erigere le difese di Dagoska e che ora pretende da lui cieca obbedienza, in cambio del silenzio sulla provenienza del denaro. Glotka risponderà nella maniera a lui più congeniale, con doppi giochi, torture efferate e la consueta macabra ironia che non mancherà di colpire il lettore.

Nel freddo Nord, il comandante West si trova costretto a gestire in prima persona l’organizzazione della guerra contro Bethod, in particolare i rapporti conflittuali fra i diversi stati maggiori che compongono le forze armate dell’Unione, con risultati alterni. Verrà ben presto raggiunto da Logen Novedita, desideroso di chiudere i conti col suo vecchio nemico Bethod, ricordando a tutti l’origine del suo soprannome: “il Sanguinario”.

Luthar, rientrato ad Adua, viene manipolato come un fantoccio da Bayaz, che riesce a presentarlo al popolo come un eroe e successivamente a farlo riconoscere come bastardo del sovrano appena defunto e innalzarlo al trono. Il momento di gloria del nuovo re dura poco: i Gurkish sferrano un massiccio attacco alla capitale, stringendola in un assedio che lascia poche speranze ai difensori, in attesa del ritorno dell’esercito dal Nord.

Il Primo Mago Bayaz si rivela un maestro di trame e intrighi, riuscendo a influenzare e a manovrare, più o meno segretamente, tutti i personaggi più importanti. Con l’aiuto di Ferro, inoltre, studia il modo di sconfiggere le temibili Cento Parole, i servi del profeta Khalul, una forza d’elite che ha corrotto la sua essenza mangiando carne umana: ciò sarà possibile solo violando la Prima Legge, quella che sancisce la separazione fra la nostra realtà e il mondo dell’aldilà, il mondo abitato dai demoni.

Nella parte finale, tutte le storie convergono in un climax di azioni e colpi di scena, ricomponendosi in un disegno corale a partire dalle diverse trame che abbiamo seguito nei tre volumi. Se la prima parte di L’ultima ragione dei re è relativamente lenta, con un ritmo poco soddisfacente, sicuramente il finale concitato, a tratti amaro, fa perdonare l’autore.

I personaggi appaiono meno stereotipati rispetto al secondo libro della saga, guadagnando in profondità e credibilità. Logen Novedita, ad esempio, che sembrava destinato a un percorso di redenzione e cambiamento, stupisce il lettore finendo per tornare ai suoi vecchi costumi, cedendo il passo alla cieca violenza e perdendo tutti i suoi amici. Luthar subisce un destino simile: quando viene nominato sovrano dell’Unione sembra abbandonare il carattere arrogante e pusillanime, per poi rivelare la sua vera natura incontro con Bayaz.

Abercrombie sembra voler suggerire che nella realtà i cambiamenti netti difficilmente accadono, e che ogni vittoria è costellata di tante piccole sconfitte personali unite a molte azioni malvagie, che però passano in secondo piano.

Esemplare è il caso del Mago Bayaz, all’apparenza il primo servitore del bene, che ottiene la vittoria finale e salva l’Unione dalla sconfitta solamente violando Prima Legge - quella che regola l’andamento armonioso del mondo – e uccidendo migliaia di innocenti senza apparenti problemi morali, ingannando o manipolando il popolo con l’illusione del potere e il miraggio del benessere, quando appare evidente che sono il suo denaro e le sue bugie a governare il mondo.

La conclusione del volume è tutto fuorché scontata, non ci sono meritate ricompense per gli eroi, niente lieto fine per le storie d’amore che vedono protagonisti i personaggi e neppure punizioni per chi ha anteposto il proprio tornaconto alle vite di tante persone.

Un finale che ricorda l’uroboro, il serpente che si morde la coda, poiché la fine riporta proprio all’inizio (capirete il perché leggendo la trilogia), e dove il messaggio che passa, come direbbe Logen Novedita, è che bisogna essere realisti e accontentarsi, dopo ogni scontro, di essere ancora in vita. Il classico “e tutti vissero felici e contenti”, in questo mondo corrotto, dove la morale ha un valore relativo e il bene assoluto è un’utopia, in fondo non sarebbe credibile.


Voto: 



Joe Abercrombie

nasce a Lancaster nel 1974. È il 2002 quando, allora studente di Psicologia all’Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Dopo aver incassato lo scetticismo di alcuni degli agenti letterari più influenti del Regno Unito, Gollancz (storica etichetta britannica famosa per essere, tra gli altri, l’editore di George Orwell) ne acquista i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l’intera serie per un giro d’affari a sette zeri. The Blade Itself (2007) seguono Before They Are Hanged Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si rivela un enorme successo tra i lettori anglosassoni. The Blade Itself, in particolare, è un vero e proprio boomerang editoriale: Abercrombie viene riconosciuto come miglior nuovo scrittore fantasy ed è finalista al prestigioso John Campbell Award, moltissimi Paesi inoltre acquistano i diritti del volume. Sempre Gollancz ha pubblicato i romanzi - singoli e ambientati nello stesso mondo di The First Law - Best Served Cold (2009) e The Heroes (2011).

venerdì 4 ottobre 2013

Recensione: Non prima che siano impiccati di Joe Abercrombie


Non prima che siano impiccati - Joe Abercrombie
Come si fa a difendere una città accerchiata dai nemici e piena di traditori, specialmente se non puoi assolutamente fidarti dei tuoi alleati e se del tuo predecessore non vi è più traccia? Ce n'è abbastanza da far venire all'Inquisitore Glokta una gran voglia di filarsela. Ma il torturatore Glokta sa di dover restare e trovare le risposte di cui ha bisogno prima che l'esercito dei Gurkish irrompa.
Gli Uomini del Nord hanno violato il confine dell'Angland e ora seminano caos e violenza in quella gelida terra. Intanto, il Principe Ereditario Ladisla predispone il suo esercito al contrattacco. Peccato che le sue siano le truppe più scalcagnate e peggio addestrate che il mondo ricordi.
Nel frattempo Bayaz, il Primo dei Maghi, guida una spedizione di avventurieri in missione fra le rovine del passato: la donna più odiata del Sud, l'uomo più temuto del Nord e il ragazzo più egoista dell'Unione. Se non si disprezzassero così tanto tra loro, costituirebbero un trio dalla forza devastante.
Antichi segreti verranno rivelati. Saranno perse e vinte sanguinose battaglie. Acerrimi nemici riceveranno il perdono. Tutto avverrà… non prima che siano impiccati.
Gargoyle Extra
19,00 euro, 704 pagine
Titolo originale: Before They Are Hanged
Traduzione di Benedetta Tavani



 Voto: 


Il 29 agosto 2013 Gargoyle Editore ha pubblicato il secondo volume della trilogia The First Law, il cui primo volume (Il Richiamo delle Spade) abbiamo già recensito.
L'autore, Joe Abercrombie, riconosciuto come uno dei migliori scrittori fantasy del Regno Unito dell’ultimo decennio, ha scelto per questo libro un titolo sicuramente particolare: “Non prima che siano impiccati”, citando la frase “Ognuno dovrebbe perdonare i propri nemici, ma non prima che siano impiccati” del poeta ottocentesco tedesco Heinrich Heine.
Già da ciò i lettori del primo volume potranno riscoprime la cruda ironia di Abercrombie, che ci offre un nuovo libro in cui ritrovare vecchie conoscenze (l'inquisitore Glokta, il grande stregone Bayaz, Logen Novedita il Sanguinario, l'altezzoso Jezal dan Luthar, la temibile Ferro, il maggiore West e sua sorella Ardee), le cui vicende, ripartendo da dove ci eravamo interrotti nel capitolo precedente, proseguono in tre filoni paralleli.
Bayaz e la sua improbabile compagnia sono diretti ai confini del mondo, per ritrovare un potente strumento in grado di cambiare le sorti della guerra, il Seme. Logen Novedita, Ferro, Jezal, l'apprendista Quai e il navigatore Piedelungo affronteranno nemici e luoghi inospitali, ma soprattutto dovranno riuscire a mettere da parte la reciproca antipatia che caratterizza il loro gruppo, le cui tensioni rischieranno più di una volta di affossare la missione.
Il maggiore West si trova invece nel freddo Nord, dove assieme al principe ereditario Ladisla, al Maresciallo Burr e allo stato maggiore dell'Unione si trova a fronteggiare Bethod, il temibile Re del Nord che ha invaso le terre del regno, combattendo ogni giorno, oltre ai nemici, anche il disprezzo dei generali per le sue umili origini e l'inettitudine del principe. Fortunatamente troverà ad aiutarlo i vecchi commilitoni di Logen Novedita, ovvero Rudd Tretronchi, Dow il Nero, Tul Duru Testadituono, Mastino e Harding il Cupo.
Allo stesso tempo nel Sud, a Dagoska, l'inquisitore Sand dan Glotka deve difendere la città dall'assedio delle legioni Gurkish, che hanno un numero di soldati decine di volte superiore al suo, e allo stesso tempo scoprire la sorte del suo predecessore, il Superiore Davoust, misteriosamente scomparso dalla sua stanza mentre stava indagando su un possibile tradimento.
La trama del romanzo si presenta ben strutturata, con diverse ramificazioni e un notevole numero di personaggi. I protagonisti sono sicuramente affascinanti e rappresentano un campionario di antieroi che escono da qualsiasi schema classico, regalando interessanti prospettive sulla natura umana e sui suoi chiaroscuri, espresse con un'asciutta schiettezza.
Volendo trovare dei lati negativi, si potrebbe obiettare che talvolta alcuni personaggi secondari sembrano abbozzati con meno precisione, il che fa risultare la loro personalità come “preconfezionata” e piuttosto scontata (mi riferisco, ad esempio, agli Stati Maggiori dei generali Poulder e Kroy, la cui descrizione appare quasi parodistica). Malgrado questo, l'abilità dell'autore riesce ad ammaliare il lettore e a farlo appassionare all'azione e alle numerose battaglie presenti nel libro, così come particolarmente interessanti e argute sono le scelte e le decisioni, talora crude e macabre, di alcuni protagonisti.
Lo stile di Abercrombie è una garanzia, con un periodare che ci risparmia quella monotonia altrimenti spesso presente nella letteratura di genere, così come una garanzia sono i contenuti, con molta azione, situazioni cruente, sanguinose ma non prive di umorismo nero, grande attenzione alle psicologie dei personaggi, colti nei loro lati meno convenzionali.
“Non prima che siano impiccati” è il degno seguito de “Il Richiamo delle Spade”, un fantasy piacevole da leggere, con una chiara impronta (ma non copiatura) di Martin, che non passerà alla storia come un capolavoro ma che sicuramente merita l'attenzione di ogni appassionato del genere.


Joe Abercrombie

nasce a Lancaster nel 1974. È il 2002 quando, allora studente di Psicologia all’Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Dopo aver incassato lo scetticismo di alcuni degli agenti letterari più influenti del Regno Unito, Gollancz (storica etichetta britannica famosa per essere, tra gli altri, l’editore di George Orwell) ne acquista i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l’intera serie per un giro d’affari a sette zeri. A The Blade Itself (2007) seguono Before They Are Hanged e Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si rivela un enorme successo tra i lettori anglosassoni. The Blade Itself, in particolare, è un vero e proprio boomerang editoriale: Abercrombie viene riconosciuto come miglior nuovo scrittore fantasy ed è finalista al prestigioso John Campbell Award, moltissimi Paesi inoltre acquistano i diritti del volume. Sempre Gollancz ha pubblicato i romanzi - singoli e ambientati nello stesso mondo di The First Law - Best Served Cold (2009) e The Heroes (2011).

lunedì 6 maggio 2013

Recensione: Il Richiamo delle Spade di Joe Abercrombie



Il Richiamo delle Spade - Joe Abercrombie
In una terra lontana dove la linea di demarcazione fra Bene e Male sembra perdersi nelle nebbie di lande desolate, imponenti battaglie decidono le sorti del regno. Tra bieche intenzioni, debolezze e gelosie, la corsa al potere sarà spietata e non risparmierà nessuno. Così, quando l’Unione resterà stretta in una morsa letale (nel lontano Nord, un barbaro che si è proclamato Re si appresta a invadere il regno; a Sud, il nuovo Imperatore dei Gurkish sta attuando piani analoghi), tre protagonisti vedranno incrociarsi i loro destini.
Logen Novedita, famigerato e sanguinario mercenario, è particolarmente esperto nell’arte della sopravvivenza. Ora però la sua vita è minacciata dal temibile popolo degli Shanka, suoi nemici giurati. Dopo che il suo villaggio è stato devastato senza pietà, Logen si ritrova a vagabondare nello sperduto Nord. Spinto dal consiglio degli spiriti, si dirige verso Sud per incontrare il grande stregone Bayaz, il Primo dell’Ordine dei Maghi. Insieme partiranno alla volta di Adua, la splendente e civilizzata capitale dell’Unione. Nemmeno là, tuttavia, sarà al riparo dai pericoli.
Il compito di Sand dan Glokta, Inquisitore di sua Maestà, è quello di sgominare i traditori per eliminare il marcio dalla società. Si diletta nel catturare e torturare le vittime che il suo superiore, l’Arcilettore Sult, gli indica per i suoi scopi. Tanto spietato da essere in grado di spezzettare in parti piccolissime il braccio di un uomo, si è trovato da entrambi i lati dell’equazione e ora sa bene sin dove può spingersi la tortura.
Jezal dan Luthar è un giovane bellimbusto dal sangue nobile. Il suo animo pusillanime è agitato da vizi e squallide ambizioni. Tra laute bevute in compagnia degli Ufficiali della Guardia del Re e facili conquiste sessuali, si prepara per il torneo di scherma che si indìce ogni anno ad Adua. Vuoto e superficiale, la sua vita agiata di nobile spocchioso si stravolge quando incontra Ardee West, una ragazza di classe sociale inferiore, che lo irretisce in un amore disperato e viscerale.
Editrice: Gargoyle Extra
Prezzo: 19 euro
Pagine: 720
Titolo originale: The Blade Itself
Traduzione di Benedetta Tavani



Voto: 

Primo volume di una trilogia che sta avendo un grande successo nel Regno Unito, “Il Richiamo delle Spade” è un libro che si colloca a pieno titolo nell’high fantasy contemporaneo.
Lo stile di Abercrombie è molto semplice e diretto, a volte crudo, così come il suo lessico, che permette al lettore di addentrarsi con più realismo nella storia. Gli eroi, e in questo il paragone con Martin è azzeccato, sono anticonvenzionali, addirittura antieroici: persone normali, non necessariamente collocabili nelle categorie di “buoni” e “cattivi”, che si comportano come farebbe un uomo reale messo nei loro panni, con tutte le ambiguità morali del caso. Un’altra similitudine con Martin è la tipologia di narratore: anche in questo libro abbiamo a che fare con numerosi narratori interni (POW, Point of View Character), che ci permettono di seguire le vicende raccontate in terza persona, con lo stacco fra un personaggio e un altro ad ogni nuovo capitolo.
I paragoni con Martin finiscono qui. La trama del libro di Abercrombie, per quanto ben strutturata, non presenta le migliaia di sfaccettature delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, risultando molto più semplice e per questo più comprensibile.
Alcuni personaggi, come Jezal dan Luthar e il Maresciallo Varuz, risultano istintivamente antipatici o poco affascinanti; altri, come il Maggiore Collem West e Ferro Maljinn, appaiono decisamente più interessanti ma al momento restano celati in secondo piano. Ci sono tuttavia alcune figure, come l’inquisitore Glotka o Logen Novedita (detto il Sanguinario), che spiccano per la loro personalità. In particolare Glotka, ex campione di scherma ed ex comandante dell’esercito dell’Unione, catturato dai Gurkish e torturato per anni, al suo ritorno in patria è divenuto Inquisitore di Sua Maestà (non si tratta di un’Inquisizione religiosa, ma di una sorta di polizia segreta che cerca di smascherare tradimenti e complotti all’interno dell’Unione). Fisicamente spezzato dalle torture subite nelle segrete dell’Imperatore, non ha alcuna pietà nel compiere le stesse tremende azioni sui sospetti traditori del suo Re, ma progredendo con la lettura si scoprono i suoi lati umani, la sua triste storia e i suoi dubbi, che lo rendono uno dei personaggi più affascinanti e anticonvenzionali del libro.
Il mondo descritto da Abercrombie è relativamente semplice e ricorda in parte l’Europa medievale, ma lascia intravvedere interessanti frammenti di un passato glorioso e di terre lontane. Il punto cardine del racconto è Adua, capitale dell’Unione (un grande regno, la cui geografia ricorda l’Europa Centrale), mentre a Sud si estende il corrotto Impero Gurkhul (che fa pensare all’Impero bizantino), che sta pianificando un attacco alla città di Dagoska, avamposto dell’Unione, mentre al Nord, dove da sempre esistevano clan e tribù libere (chiaro il riferimento alle popolazioni barbare e vichinghe), da poco domina il feroce Bethod, autoproclamatosi Re del Nord, che dopo aver ucciso o sconfitto i capoclan rivali sta progettando un attacco in grande stile all’Angland, la regione più settentrionale dell’Unione.
In questo universo si intrecciano le vicende dei vari personaggi, all’inizio slegate fra loro, poi sempre più sormontate, col concentrarsi della maggior parte dell’azione nell’immensa Adua, capitale dell’Unione. Fra le migliori caratteristiche dell’autore senza dubbio v’è la grande capacità nel descrivere le battaglie, gli scontri e le guerre. Lo stile crudo e schietto viene esaltato nei momenti di maggiore confusione, tanto che la sensazione di trovarsi nel bel mezzo del campo di combattimento è fortissima. Niente duelli di nobili cavalieri in eleganti armature, ma crudeli e realistiche mischie con sudore, grida, sangue e piscio, senza spazio per pietà, onore e nobili sentimenti, che lasciano il posto alla rabbia, alla furia e alla paura.
In conclusione, un buon libro fantasy, che forse non ha la profondità storica  l’epicità di Tolkien o le crude trame e i colpi di scena di Martin, ma che consiglio ad ogni appassionato del genere. Non vi sono antipatiche “copiature” di scene o di episodi dei grandi classici, che spesso si trovano in altri romanzi: Abercrombie è riuscito a creare qualcosa di nuovo, un libro allo stesso tempo crudo ed epico, scritto in uno stile certamente piacevole.
Non ci faremo assolutamente scappare l’uscita delle traduzioni dei prossimi capitoli della trilogia!


Joe Abercrombie
nasce a Lancaster nel 1974. È il 2002 quando, allora studente di Psicologia all’Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Dopo aver incassato lo scetticismo di alcuni degli agenti letterari più influenti del Regno Unito, Gollancz (storica etichetta britannica famosa per essere, tra gli altri, l’editore di George Orwell) ne acquista i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l’intera serie per un giro d’affari a sette zeri. A The Blade Itself (2007) seguono Before They Are Hanged e Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si rivela un enorme successo tra i lettori anglosassoni. The Blade Itself, in particolare, è un vero e proprio boomerang editoriale: Abercrombie viene riconosciuto come miglior nuovo scrittore fantasy ed è finalista al prestigioso John Campbell Award, moltissimi Paesi inoltre acquistano i diritti del volume. Sempre Gollancz ha pubblicato i romanzi - singoli e ambientati nello stesso mondo di The First Law - Best Served Cold (2009) e The Heroes (2011).

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