Visualizzazione post con etichetta tornatore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tornatore. Mostra tutti i post

sabato 5 gennaio 2013

Recensione film: “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore





Da cinefila quale sono non potevo lasciarmi sfuggire la possibilità di vedere l’ultimo film di Giuseppe Tornatore: “La migliore offerta” segna il ritorno alla regia del siciliano premio Oscar per il film “Nuovo Cinema Paradiso” dopo aver raccontato la Sicilia di altri tempi nel recente “Baarìa”, che non ha riscosso tanto successo tra i critici, ma che io ho visto come un film edificante e meraviglioso, metafora di una caducità della vita che dovrebbe spingere a migliorarsi e a godersi appieno tutto senza rimpianti. Stavolta Tornatore ci racconta una storia senza spazio, nella quale vive Virgil Oldman, eccentrico esperto d'arte tra i migliori al mondo, germofobico e incapace di avere a che fare con le donne nonostante nel suo caveau abbia una collezione dei più bei ritratti di donna di tutti i secoli, che è riuscito ad aggiudicarsi alle sue aste con la complicità dell’amico pittore Billy, la cui arte è però da Oldman poco apprezzata. La sua vita procede tra un’asta e un’altra, quando viene contattato da una donna che gli chiede di effettuare la valutazione degli oggetti presenti in una villa. La donna mette a dura prova la pazienza dell’uomo, mancando agli appuntamenti fissati con lui. In realtà, l’unico motivo per cui lo fa, è che non riesce a vivere nel mondo esterno alle stanze che occupa, né a trovarsi in compagnia di qualcuno perché affetta da agorafobia (la paura degli spazi aperti). Cominceranno così i tentativi di Oldman di aiutare Claire - che si rivela essere una ragazza di ventisette anni- e che inevitabilmente sfoceranno nell’amore. Il protagonista si avvale anche dei consigli di Robert, un fascinoso e donnaiolo orologiaio che, oltre a sistemare uno strano marchingegno antico di cui Virgil trova poco alla volta i pezzi in casa di Claire, farà in modo che il battitore conquisti la sua opera. Ma durante tutti gli incontri, in sordina, a fare da motivo dominante sono le stesse parole di Oldman riguardo la differenza tra un’opera d’arte originale e un falso, vista la sua grande abilità nel captare, grazie anche solo ad una minuzia, l’autenticità o meno di ciò che sta al suo cospetto.

Il film si basa molto sul concetto di estetismo: l’arte è bella, fiera e subdola, opera perfetta che “consiste nell'uso perfetto di uno strumento imperfetto”, come direbbe Oscar Wilde. L’arte e il bello sono un’ossessione così forte da originare nel personaggio di Oldman una serie di psicosi che lo allontanano dal mondo, rendendolo un uomo solitario e spaventato che riesce a trovare potere solo nel battere all’asta un pezzo di antiquariato. Viene messo in risalto soprattutto il fatto che, per sentirsi sicuro di sé, abbia bisogno di tingersi i capelli in modo da non far notare la reale età che possiede, nonostante questa sia facilmente calcolabile dalle rughe del suo viso. Oldman è interpretato magistralmente dall’eclettico Geoffrey Rush (premio Oscar per “Shine”) che è riuscito a rendere in maniera realistica una figura così complessa e imprevedibile. Al suo personaggio fa da contrapposto Robert, impersonato da Jim Sturgess – attore britannico di eccellente talento che avevamo già visto in “Across the Universe” e sarà uno dei protagonisti della trasposizione cinematografica del romanzo di David Mitchell “Cloud Atlas” –, esempio di una gioventù spigliata, libera e anche affabile.

Nel gioco delle dicotomie però si crea una triade, poiché anche Claire potrebbe essere l’opposto di Robert. Più o meno hanno la stessa età, ma lei (che ha il volto della bellissima Sylvia Hoeks, attrice olandese esordiente nel mondo del cinema internazionale) è relegata in casa da dodici anni, non conosce il mondo, ha difficoltà ad approcciarsi ad esso e a tutti coloro che lo abitano. Il solo luogo che conosce è la sua villa, con le mille stanze e i passaggi segreti.

Sebbene abbia pochissimi momenti, rilevante è anche la figura di Billy, l’amico di Oldman, poiché pare che anche lui non sia del tutto estraneo alle ossessioni, dando quasi l’impressione di essere innamorato del suo migliore amico. Anche questo personaggio è interpretato da un attore molto famoso, Donald Sutherland, che i più ricorderanno come il simpatico Mr Bennet nell’ “Orgoglio e pregiudizio” di Joe Wright.

La trama è più complicata di quella che ho menzionato in precedenza, ma se scendessi nei particolari rischierei di svelarvi l’arcano che ruota attorno a questo film, nel quale la successione degli eventi ha l’impronta di un romanzo giallo di Agatha Christie - simile a quella dei volumi che vedono come protagonista Hercule Poirot, sebbene il genere si possa più che altro definire drammatico. Tornatore è riuscito a creare nello spettatore lo stesso spirito del detective che cerca di venire a capo di un delitto, servendosi di momenti di suspense ai quali contribuisce anche la splendida colonna sonora di Ennio Morricone, che per certi versi ricorda le armonie di “Nuovo Cinema Paradiso” – la collaborazione tra i due italiani è ormai una costante nelle opere di Tornatore.

Consiglio vivamente questa pellicola a quanti sono stanchi delle solite produzioni hollywoodiane commerciali e dei cinepanettoni, per essere spettatori di un qualcosa di insolito e coinvolgente che saprà sicuramente lasciarvi soddisfatti del biglietto pagato al botteghino.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...