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lunedì 22 giugno 2015

Recensione: Cari mostri di Stefano Benni



Cari mostri, Stefano Benni
Feltrinelli
256 pagine, 17.00 euro
Il romanzo è una storia d'amore, il racconto è la passione di una notte, scriveva Niccolò Ammaniti nella prefazione della sua ultima raccolta di racconti, Il Momento è delicato.
Per Stefano Benni, però, i racconti sembrano più essere la passione di una vita, a cui tornare ciclicamente, come fossero dei vecchi amici.
E così, a otto anni dalle storie di solitudine e allegria raccolte in La Grammatica di Dio, l’autore torna con Cari mostri ai suoi amici racconti, in quello che potrebbe essere il suo ultimo libro (ma anche no, impossibile capire quanto fosse serio il Lupo, affermandolo all’incontro svoltosi durante l’ultimo Salone del Libro di Torino).

Stavolta Benni si confronta con la Paura, tema tipico dei suoi racconti, già più volte affrontato con vari gradi di serietà (in Il Bar Sotto il Mare uno dei narratori, dalle fattezze di Edgar Allan Poe, racconta la storia di Oleron, piccola perla dal finale a sorpresa) in una raccolta sfaccettata che racchiude in sé tutti i generi letterari che si nutrono della paura, del terrore e dell’orrore suscitati nei lettori.

Ecco quindi che la tecnologia, grande spauracchio della nostra generazione iperdigitale, prende il sopravvento sulla vita dell’uomo in numeri, in Hänsel@Gretel.com i due fratellini si lamentano con il padre della televisione con un solo canale e della mancanza di wifi nella loro capanna, mentre in Candy le intelligenze artificiali si ribellano ai clienti, vendicando le colleghe maltrattate.

Benni non si dimentica niente: il maestro Poe, i fantasmi, le streghe, le mummie e il diavolo. Tutti gli spauracchi degli uomini si trovano in questi racconti che sanno far rabbrividire e sorridere sempre nel momento giusto.
Ma c’è spazio, tra i venticinque racconti di questa raccolta, anche per il pulp di Polpa, per il noir poliziesco per gattofili di L’ispettore Mitch e per quei racconti un po’ borgesiani di straniamento e smarrimento, di quelli che non sai mai se finirai di leggere, se esisterà una fine, quanto sarà lungo il viaggio verso casa.

La storia della strega Charlotte, il penultimo racconto, è a mio avviso il codice che ci permette di tradurre ogni singolo anello di questa catena narrativa, di farci riflettere in questi racconti che specchiano la contemporaneità e la realtà di un mondo dove tutto ciò che è altro da noi ci spaventa, e tutto ciò che ci spaventa, tentiamo di aggredirlo, di non lasciarlo passare.

Bè, ci sono storie spaventorride che cominciano subito con l’apparizione fulmificante del mostro, in questo caso la strega, oppure ci sono storie che cominciano con una misteriosa porta chiusa, dietro la quale voi presentite il mostro in agguato e poi la porta cigola e si dischiude e appare un’ombra minacciosa e… ditemi, orsù piccoletti, quali storie vi fanno più paura? Quelle dove il mostro arriva subito o quelle dove lo si aspetta?

E cosa potrei dirvi io, di più, per non rovinarvi questi racconti, queste porta chiusa dietro cui si nasconde il Lupo? Leggeteli, un ritorno in grande stile per Stefano Benni, un nuovo libro con i fiocchi.

L’amore è uno strano sentimento per gli umani, per i garri e financo per le oloturie e i dugonghi. Si aspetta con ansia per anni, si desidera, si maledice la solitudine e magari l’amore arriva nel modo più inatteso, più imprevedibile.




Voto: 

A cura di Angela Bernardoni 

martedì 17 giugno 2014

Recensione: Pantera di Stefano Benni


Pantera, Stefano Benni
Feltrinelli
106 pagine, 12 euro

Stefano Benni, uno degli scrittori più apprezzati nel panorama letterario italiano contemporaneo, il 30 aprile è tornato in libreria con Pantera, un dittico che comprende due racconti solo apparentemente slegati. La prima storia a essere narrata, che dà il titolo al libro, racconta di una sala da biliardo, l’Accademia dei Tre Principi, e degli interessanti personaggi che la frequentano; la seconda, Aixa, ha per protagonista una ragazzina che vive con suo padre in riva al mare, fra disperazione, battute di pesca e malinconia.
I racconti hanno in comune due forti figure femminili, eroine contemporanee assai differenti fra loro: Pantera e Aixa. Due donne che si trovano loro malgrado in situazioni complicate e drammatiche e decidono con coraggio di farvi fronte, seppure con armi e modi diversi.
Partiamo dal primo racconto, Pantera. Il narratore è un ragazzo che si definisce garçon tuttofare all’Accademia dei Tre Principi, un personaggio cui l’autore non dà mai un nome. Riflettendoci, la scelta non è casuale: sarà proprio attraverso i suoi occhi, gli occhi di un cameriere che può osservare, non visto, tutto quanto accade nel locale, che potremo seguire le vicende di quest’angolo ovattato del mondo, dove le persone vengono a rifugiarsi dalle delusioni della vita. Sono anche gli occhi di un giovane che ancora non è stato sopraffatto dalla disillusione, a differenza degli altri frequentatori del locale, e che quindi fatica a capire la solitudine e la disperazione che sta dietro a molti clienti – interpretati invece da lui come figure mitiche, quasi divine.
Benni, con la sua consueta maestria, elenca in una sorta di “bestiario” moderno gli strani avventori che si ritrovano ai Tre Principi, suddivisi dal narratore in Stecchini (i principianti del biliardo), Boccaloni (novizi che si credono esperti), e Giocatori: chi faccia parte dell’ultima categoria, però, lo decide solo il vecchio cieco Borges, che giudica la bravura dal rumore delle carambole delle biglie, e regola l’accesso ai tre biliardi più prestigiosi, il Principe Azzurro, il Principe Nero e il Principe Maggiore.
L’autore, come già ha dimostrato in Bar Sport, ne Il bar sotto il mare e in molti altri libri, ama i locali perché sono laboratori del genere umano, in cui si possono osservare le relazioni e gli elementi più curiosi. Questa volta però l’approccio al luogo narrativo preferito è profondamente diverso, la vena comica è molto meno marcata e lascia spazio a quella malinconica, pur mantenendo il tono grottesco che ormai ben conosciamo.
L’apparente staticità dell’ambientazione è spezzata dall’ingresso nella sala da gioco di Pantera, una ragazza completamente vestita di nero, che inizia a sfidare i campioni locali vincendo sempre grazie alle sue giocate talentuose e affascinando tutti con gli agili movimenti da felino, con gli verdi occhi taglienti e gli immancabili occhiali scuri da diva.
Nessuno sembra conoscere la geometria delle sfere da biliardo come lei. La ragazza pare inarrestabile, come se fosse guidata da una voglia di riscatto, o dalla rabbia.
Il narratore, incuriosito, cercherà di capire quale sentimento la animi, cosa stia cercando nelle vittorie. Arriverà finalmente il momento di capirlo: l’occasione sarà la sfida con l'Inglese, una leggenda del biliardo, arrivato in città con i suoi bauli di smoking per incrociare le stecche con Pantera. In palio c'è molto più della vittoria: la possibilità di una vita diversa, di lasciarsi il passato alle spalle e aprirsi al futuro, ma il risultato sarà in bilico fino alla fine, in un climax di tensione, perché come dice il vecchio Borges: “ci sono partite che si giocano una volta sola”.
Nelle ultime trenta pagine del libro, Benni racconta una storia dall’ambientazione molto diversa: si abbandona il buio della sala da gioco per arrivare in riva al mare assieme ad Aixi, una dodicenne smilza come un’acciuga che vive assieme al padre pescatore in una vecchia casupola. Fin da subito il confine fra realtà e immaginazione è molto vago: è infatti un astice a svegliare la ragazzina portandole un caffellatte. Ma la visione onirica viene subito incrinata dalla rivelazione che il padre di Aixa è malato di cancro ai polmoni e si sta lentamente spegnendo. Il dolore e la malinconia della ragazza sono accompagnati da incontri con adulti insensibili e avidi, coetanei alla moda e distratti che non comprendono i ritmi della vita del pescatore e la sofferenza della malattia, ma le tragedie sono addolcite dalla meraviglia del mare, dal suono delle onde e da sfide epiche fra uomo e pesce.
Il racconto è forse ancora più drammatico del primo e denota una scrittura malinconica ma poetica, in cui il finale, proprio come l’inizio, confonde realtà con immaginazione.
In conclusione, Pantera è un libro che colpisce per la sua narrazione evocativa, per la sua struggente malinconia e per la magistrale presentazione dei personaggi, impreziosite dai disegni a china di Luca Ralli, molto stilizzati, che possono essere visti quasi come una storia parallela che accompagna il testo.

Voto: 



Stefano Benni 
Stefano Benniè nato a Bologna nel 1947. Da Feltrinelli ha pubblicato: Prima o poi l’amore arriva (1981), Terra! (1983), Stranalandia, con disegni di Pirro Cuniberti (1984), Comici spaventati guerrieri (1986), Il bar sotto il mare (1987), Baol (1990), Ballate (1991), La Compagnia dei Celestini (1992), L’ultima lacrima (1994), Elianto (1996), Bar Sport (1997), Bar Sport Duemila (1997), Blues in sedici (1998), Teatro (1999), Spiriti (2000), Dottor Niù. Corsivi diabolici per tragedie evitabili (2001), Saltatempo (2001), Teatro 2 (2003), Achille piè veloce (2003), Margherita Dolcevita (2005), Misterioso. Viaggio nel silenzio di Thelonious Monk (2005), La grammatica di Dio. Storie di solitudine e allegria (2007), Pane e tempesta (2009), Le Beatrici (2011; “Audiolibri Emons-Feltrinelli”, 2012), Fen il fenomeno (con Luca Ralli; 2011), Di tutte le ricchezze (2012; “Audiolibri Emons-Feltrinelli”, 2012), Pantera (con Luca Ralli; 2014) e, nella collana digitale Zoom, Frate Zitto (2011) e L’ora più bella (2012). Nell'area audiolibri ha letto: La terra desolata di T.S. Eliot (Full Color Sound), Novecento di Alessandro Baricco (Emons-Feltrinelli, 2011) e il suo Di tutte le ricchezze (Emons-Feltrinelli, 2012).

martedì 18 settembre 2012

Anteprima: Di tutte le ricchezze di Stefano Benni


A cura di Lizy 

Esce il 26 Settembre la nuova “fatica” di Stefano Benni, che aveva strabiliato i suoi lettori l’anno scorso con la raccolta di monologhi al femminile dal titolo “Le Beatrici”. Si tratta de “Di tutte le ricchezze”, edito Feltrinelli (pagine: 208; prezzo: € 16,00), che ha per protagonista uno scrittore alle prese con un momento sabatico della propria vita. Le aspettative riguardo questo nuovo romanzo sono altissime: i lettori si aspettano la sagace acutezza e l’intelligente ironia che impregnano le opere dello scrittore bolognese, che non mancano mai di originalità. Avendo apprezzato capolavori quali “Teatro” e “Bar Sport”, non posso che essere entusiasta di questa novità. Prima di lasciarvi intravedere l’argomento della storia attraverso la sua trama, voglio condividere con voi un simpatico “sunto” del romanzo che Benni ha pubblicato sul suo sito ufficiale, che sembra ironizzare anche sulle scelte editoriali degli ultimi tempi. È mia impressione, o potrebbe esserci una critica (poco) velata al fenomeno editoriale “Cinquanta sfumature di…”? A voi l’ardua sentenza! 

“Non è un noir 
Ma ci sono misteri. 

Non è un mommy porn 
Ma si tromba. 

Non è un libro di cucina 
Ma c’è la ricetta degli Spaghetti Separati in Casa. 

Non c’è dentro un commissario siciliano né un investigatore scandinavo, non ci sono donne tagliate a pezzi, renne sodomizzate, non ci sono scene sadomaso, non c’è il sacro Graal, non è scritto da un americano che mette sangue in ogni pagina mentre si abboffa di ketchup, non c’è un serial-killer che manda messaggi criptati scritti col midollo spinale delle vittime, ma c’è un tasso assassino, un fantasma spaventoso ed è pieno di colpi di scena. 

Non ci sono risate registrate e finte, ma forse qualcuna vera. 

Quindi ora sapete cosa non è, e cosa forse è, l’unico modo per risolvere il dubbio è leggerlo. 

Se non lo leggerete, attenti alla vendetta del fantasma”



Di tutte le ricchezze – Stefano Benni 
Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere ai margini di un bosco: è una nuova stagione della vita, vissuta con consapevolezza e arricchita dai ricordi e dalle conversazioni che Martin intrattiene con il cane Ombra e con molti altri animali bizzarri e filosofi. In questa solitudine coltiva la sua passione di studioso per la poesia giocosa e per il Catena, un misterioso poeta locale morto in manicomio. Questa tranquillità, che nasconde però strani segreti, è turbata dall’arrivo di una coppia che viene a vivere in un casale vicino: un mercante d’arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima compagna. L’apparizione di Michelle, simile a una donna conosciuta da Martin nel passato, gonfia di vento, pensieri e speranze i giorni del buon vecchio professore. Il ritmo del cuore e il ritmo della vita prendono una velocità imprevista. Una velocità che una sera, a una festa di paese, innesca il vortice di un fantastico giro di valzer. Leggende, sogni, canzoni, versi di un poeta che la tradizione vuole folle e suicida, telefonate attese, contattisti rock, cinghiali assassini, visite di colleghi inopportuni, comiche sorprese, goffi corteggiamenti e inattese tentazioni – tutto riempie di nuova linfa una stagione che si credeva conclusa, e che si riapre sul futuro come un’alba. Martin e tutti quelli che lo circondano sembrano chiusi in un bozzolo di misteri: si tratta di attendere la farfalla che ne uscirà. 



Stefano Benni
Stefano Benni (Bologna, 1947) scrittore, poeta, è autore di poemi satirici, di testi per il teatro, per la televisione, di sceneggiature; collabora con periodici e quotidiani europei. Ha fondato e dirige la Pluriversità dell'Immaginario. Ha scritto romanzi di successo tradotti in una trentina di paesi.

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