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mercoledì 10 aprile 2013

Recensione: Buona fortuna di Barbara Fiorio e intervista all'autrice


Buona fortuna è il secondo libro che leggo di Barbara Fiorio - autrice che ha gentilmente partecipato alla raccolta di racconti Christmas Tales -, dopo l'avventura, due anni fa, di Chanel non fa scarpette di cristallo (QUI la recensione). I due libri sono molto diversi anche se la qualità della Fiorio si nota sempre, nell'abilità di scavare certi particolari e condirli con tanta ironia. Mi ha concesso un'altra intervista, per cui la ringrazio calorosamente, e a cui ha risposto durante un viaggio (quindi doppio grazie!)



Buona fortuna - Barbara Fiorio
Margot ha trentotto anni, un gatto, un fidanzato soprannominato Tormento e un lavoro precario. Giovanna, la caporedattrice del quotidiano genovese dove lavora, la costringe a un'assoluta flessibilità anche nella scrittura, chiedendole articoli in tempi record e sugli argomenti più improbabili, dalle ultime novità in fatto di cake design ai modi per favorire i migliori auspici per l'anno nuovo. Non era così che Margot aveva immaginato la propria vita: il lavoro la fagocita, Tormento si rivela ancor peggiore del suo soprannome e persino Diesel, il gatto dispensatore di abbracci, non sta niente bene. Un giorno, intenta a scrivere un nuovo pezzo, Margot varca la soglia di una piccola ricevitoria del centro di Genova gestita da un'ottantenne del tutto fuori dal comune, Caterina: lo sguardo saggio e lieve che l'anziana signora rivolge al mondo la colpisce in profondità. Pochi giorni dopo il loro incontro, Caterina viene aggredita nel suo negozio e in poche ore si ritrova incomprensibilmente travolta da una vicenda che rischia di toglierle tutto ciò che le è rimasto: la ricevitoria, la libertà, il calore della gente, la reputazione. Margot non può stare a guardare. Per affetto, per un senso di giustizia che le impedisce di assistere indifferente a un torto e anche per non farsi ingoiare dal vuoto che ha allagato la sua vita, Margot si trasforma in àncora di salvataggio della sua anziana amica e si improvvisa detective per capire chi ha interesse a rovinare la vita di Caterina. Rischia molto, Margot, rischia del suo: ma - vantaggi emotivi della precarietà! - sa che rischiare a volte è il solo modo per vincere. Con straordinaria ironia e delicatezza, Barbara Fiorio scrive la storia di un'amicizia capace di annullare il tempo e ci accompagna in un mondo - quello delle ricevitorie e di chi affida ai numeri i propri sogni - fatto di contraddizioni, speranze e desideri che sono quelli di tutti noi. La sua protagonista è capace di sorridere di sé e degli altri ma anche di prendere la vita ostinatamente sul serio, quando è necessario: sarebbe davvero bello, ogni mattina, trovare sul giornale i pezzi di Margot a darci il buongiorno...
Editore: Mondadori
Pagine: 200
Prezzo: 14.90 euro


Voto: 



“Buona fortuna” è un titolo insolito per un libro, un auspicio propizio che nasconde la riflessione amara su quanto, di fortuna, abbiamo disperatamente bisogno.
Nel caso del romanzo di Barbara Fiorio è anche un riferimento al “terno al lotto” della vita: quella della protagonista, Margot, e quella di Caterina Bonardi, anziana proprietaria di una ricevitoria che ha quotidianamente a che fare con giocatori di tutti i tipi e le età, uno strano mosaico di individui che chiameremmo personaggi, se non sapessimo che sono persone: la coppia giovane e innamorata, la vedova che gioca i numeri suggeriti dal marito (morto, ovviamente), la donna che gioca guardandosi in giro con fare circospetto, lo studioso di statistica che va sempre vicinissimo alla combinazione perfetta.
Di questo strambo universo Margot viene a conoscenza quando si offre di aiutare Caterina, conosciuta grazie ad un’intervista utile al suo ultimo improbabile articolo – è infatti una giornalista o, meglio, una “collaboratrice esterna” -,  vittima di un’aggressione per rapina.
Margot si districa fra i clienti imparando la terminologia dei giocatori, lanciando ogni tanto una battuta sarcastica, imparando a rendersi partecipe di un pezzo di umanità che le era sconosciuto. D’altronde questo è un ottimo modo per distrarsi dai problemi della sua vita: trentotto anni, fidanzata da tre con un uomo soprannominato Tormento, professore universitario instabile e immaturo che, si scopre dopo l’ennesima vacanza saltata, conduce una vita parallela in cui lei non esiste.

All’inizio ho accennato ad una riflessione amara. Buona fortuna è infatti un libro molto lontano dal precedente dell’autrice, Chanel non fa scarpette di cristallo: abbandonate le fiabe frizzanti, questo romanzo è percorso da una sorta di malinconia. Il bene trionfa, è vero, le ingiustizie vengono in parte sconfitte.  Ma non esiste un vero happy ending, nessuna nuova storia per Margot, anzi, un triste epilogo per il suo lavoro e per il gatto quindicenne a cui è profondamente affezionata.
C’è, in Buona fortuna, una sorta di realismo non cinico, ma comunque disilluso. Il complotto ordito ai danni della povera Caterina è solo un esempio. In verità, è il tenore del libro a ricordare questa atmosfera. Così vicina, così vera.
E’ uno dei motivi per cui ho apprezzato molto più Buona fortuna che Chanel non fa scarpette di cristallo: Margot è una donna forte e fragile allo stesso tempo, matura perché ormai adulta, che prende la vita com’ è, incalza le delusioni con coraggio e crede ancora che si debba combattere per il bene contro i potenti. Saggezza, forza e determinazione: non stenterei a credere quanto sia vicina alla descrizione dell’autrice. E forse è questo  il motivo di tanto realismo: null’altro si tratta che di una storia personale – non a caso, dice  nei ringraziamenti, Caterina Bonardi era il nome della nonna – dove è stato riversato un pezzetto della Fiorio. Lo si nota dalle righe dedicate all’amore per il gatto Diesel, e per quelle sulla sua città natale, Genova: un inno alle sue tradizioni, alla sua storia e ai suoi cittadini.
In comune con Chanel non fa scarpette di cristallo, Buona fortuna ha, però, l’incredibile, sferzante, ironia. La voce narrante, quella di Margot, lascia spazio a commenti caustici e osservazioni sibilline e dolceamare (“Raramente gli innamorati prestano attenzione al mondo circostante, soprattutto se sono giovani. E’ solo verso i quarant’anni, quando l’amore diventa un bene di lusso, che sentono la necessità di condividere con chiunque la propria felicità”, pag. 144). Lo stile è quindi semplice, quotidiano, godibile, a tratti divertente e mette in luce la personalità della protagonista. Dell’altro personaggio principale, Caterina, c’è poco da dire, anche se le brevi pennellate dell’autrice sono sufficienti: un’ottantatreenne vecchio stampo, con antichi valori, fedele all’onestà e alla rettitudine, lavoratrice, riservata, con un dolore mai sopito derivato dalla morte prematura del figlio.
Anche per Tormento basta una breve descrizione, un uomo incapace di amare chiunque tranne se stesso, irascibile, egoista e molto immaturo, con comportamenti da bambino capriccioso.
Queste tre sono le uniche personalità di rilievo, ma Margot è l’unica abbastanza approfondita da poterne ricavare un quadro completo. In questo senso c’è un’evidente pecca all’interno del romanzo, anche se io non le attribuisco il peso che meriterebbe perché ho interpretato il libro in un altro modo. Come un diario, appunto, una confessione, una fessura d’anima di Barbara Fiorio.



Interview with...

Barbara Fiorio



Ciao Barbara, è un piacere ritrovarti! E’ passato un po’ di tempo dalla nostra ultima intervista, risalente a due anni fa per l’uscita di Chanel non fa scarpette di cristallo: cos’è cambiato in te, nella tua vita e nella tua carriera di scrittrice da allora?


Ciao Malitia, è un piacere anche per me essere di nuovo qui con voi. Negli ultimi due anni sono successe un sacco di cose: ho cambiato lavoro, ho comprato un cappotto rosso, mi è leggermente peggiorata la miopia, ho preso due chili che non riesco a togliermi, è arrivato un nuovo gatto in famiglia che si chiama Brodo e che vessa costantemente la povera Giuggiola, ho scritto un nuovo libro e sono entrata nella scuderia di una bravissima agente letteraria.
A occhio direi che questi ultimi due eventi sono forse quelli che più degli altri hanno influito sulla mia carriera da scrittrice.

• Come ho sottolineato nella recensione Buona fortuna è un libro inconfondibilmente tuo, ma anche con un sottotono diverso, più malinconico: a cosa è dovuto questo mutamento?


“Chanel non fa scarpette di cristallo” era una fiaba, il lieto fine era d’obbligo e con lui quello spirito un po’ magico e un po’ romantico che caratterizza quel genere di narrazione. Ma anche lì c’era una vena di malinconia, penso soprattutto al personaggio di Beatrice.
In Buona Fortuna la protagonista, Margot, vive nel nostro tempo, nel nostro spazio e nella nostra realtà, per cui ho potuto permettermi una maggiore somiglianza con la “vita vera” e nella vita vera i sentimenti convivono in modo più tridimensionale. Io più che malinconico lo definirei agrodolce: come la vita, che non garantisce mai il lieto fine.

Margot è una donna forte e fragile allo stesso tempo, e nel romanzo ci sono vari dettagli – come ad esempio la tua città – a te legati. E’ lecito dedurre che sei molto più simile a Margot di quanto non lo fossero le tue precedenti protagoniste?


Credo che sia inevitabile mettere qualcosa di se stessi quando si scrive una storia, per lo meno a me succede. Si attinge alle nostre emozioni, alle nostre esperienze personali, ai nostri pensieri. Si possono dare i nostri occhi a un personaggio, i nostri desideri a un altro e i nostri difetti peggiori a un altro ancora, così come si possono creare figure completamente estranee a chi scrive.
Nel primo romanzo non si dichiara il luogo dove vivono le protagoniste ma nel mio immaginario è Genova, in molti l’hanno riconosciuta. In Buona Fortuna, invece, l’ho dichiarato e nel farlo mi sono sentita libera di raccontarla con l’amore che ho per questa città così contraddittoria e molto schiva.
Forse è vero che Margot mi somiglia più di Penelope, Maddalena e Beatrice, anche se quest’ultima la sento molto vicina a me. A Margot ho dato molto di mio e anche qualcosa che mi piacerebbe fosse mio.

• Come mai l’idea di una ricevitoria? Da dove è arrivata l’ispirazione?


Quella della ricevitoria è stata una vera e propria sfida, considerando che mi è capitato di entrarci forse due volte in tutta la mia vita e che non ho la più pallida idea di come si giochi al lotto o al totocalcio.
E’ un’idea nata da una chiacchierata con Silvia, la mia agente, mentre le parlavo di Margot e della sua vita. Una vecchina in una ricevitoria era un elemento talmente avulso dal mondo di una giovane giornalista precaria che poteva essere quell’elemento di rottura capace di dare una svolta alla storia. E così è stato.
All’inizio doveva essere una vecchina che moriva e lasciava in eredità a Margot la ricevitoria, costringendola ad andarci a lavorare, ma, fin dalle prime righe, si è data un nome, Caterina, una forte personalità e non ha avuto alcuna intenzione di morire diventando, di fatto, la co-protagonista di questo libro e portandomi a raccontare soprattutto della vecchiaia, della solitudine, dell’amicizia tra generazioni diverse e del senso di giustizia e di protezione verso i più deboli.
Caterina e Margot sono i due personaggi forti di Buona Fortuna, quelli più importanti e più approfonditi. Il modo in cui Caterina si è conquistata lo spazio e ha lasciato raccontarsi nelle sue fragilità, nella sua saggezza, nelle sue paure, nei suoi dolori e nella sua solitudine mi ha travolta e convinta a lasciarla al fianco di Margot fino all’ultima pagina.

• Nel libro una parte importante viene dedicata al gatto Diesel e alla sua dipartita, un elemento insolito da inserire in un romanzo, descritto però con molta delicatezza. Sembra quasi ovvio, da come lo descrive nel romanzo, che ami i gatti, ma perché inserire proprio la fine del percorso?


Come dicevo prima, questa volta non ho scritto una fiaba ma ho raccontato una storia ambientata nella vita reale e nella vita reale anche i nostri compagni di vita possono ammalarsi e morire. Diesel è un elemento narrativo che ci aiuta a conoscere meglio Margot, che ci parla dei suoi affetti, dei suoi dolori, delle sue tristezze come della sua forza e della sua sensibilità. Non è un romanzo che parla di gatti, ma che parla di alcuni modi di amare, che siano sbagliati come quello di Tormento, o incondizionati come quello per un gatto (ma poteva essere anche un cane, un furetto o una cavia peruviana) o immediati come quello per una vecchina sconosciuta.

• Anche Margot, come Beatrice, Maddalena e Penelope, ha a che fare con gli uomini. Tormento, in particolare, è uno della peggior specie. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare o hai tratto spunto dall’esperienza generale di molte donne?


Nella maggior parte dei romanzi “d’intrattenimento”, che i protagonisti o gli autori siano maschi o femmine, l’innamoramento e la passione, o anche solo l’attrazione, sono elementi quasi sempre presenti. Buona Fortuna non fa eccezione, anche se questa volta si tratta di una storia d’amore piuttosto particolare, che noi incontriamo quando si infrange. Alcuni hanno creduto che Tormento sia stato esasperato o estremizzato, come se non fosse possibile che un uomo arrivi a tanto, mentre di questa storia conosco entrambi i protagonisti e non ho inventato nulla. Ciò che più andrebbe combattuto è proprio quella diffidenza preventiva che le persone hanno di fronte a certe situazioni. Sono molte le donne che si ritrovano vittime di uomini così, che subiscono un tipo di violenza psicologica difficile da spiegare e denunciare, e non tutte riescono a uscirne come Margot.
Conto molto sugli uomini - quelli veri, affidabili, sani - per aiutare le donne a non cadere in quei meccanismi sottili e letali. Comprenderli, riconoscerli e non screditare chi li subisce penso possa essere un buon passo avanti.
Tormento è un personaggio negativo che però resta sulla strada secondaria: a lui ho voluto assegnare un ruolo significativo ma marginale nella vita di Margot proprio per non attribuirgli troppo potere.

• Chanel non fa scarpette di cristallo era stato pubblicato da Castelvecchi, Buona Fortuna da Mondadori: come è avvenuto questo passaggio e perché non hai continuato a pubblicare con la prima casa editrice?


Buona Fortuna è stato rappresentato da un’agente che lo ha presentato alle case editrici che potevano essere più adatte a questo tipo di romanzo. Sono state diverse quelle che lo hanno voluto leggere, tutte di un certo calibro, e Mondadori è stata rapidissima nel proporci la pubblicazione. Per me è stata non solo una conferma importante, ma anche un salto di livello che da una parte entusiasma e dall’altra spaventa.
Pubblicare con uno dei colossi dell’editoria italiana significa veder salire le aspettative su di me e doverne essere all’altezza, un po’ come quella vecchia storia della bicicletta e del pedalare.

• Hai già in cantiere un nuovo libro? Quali sono i progetti per il futuro?


Il futuro mi sta proiettando verso un nuovo libro di cui al momento esistono solo i primi capitoli. Non posso rivelare nulla, soprattutto per scaramanzia, ma non vedo l’ora di scoprire dove mi porterà.

• Grazie mille per la tua disponibilità e tanti auguri per il tuo lavoro :)


Grazie a te e ai lettori di Dusty pages in Wonderland, spero di ritrovarvi tutti presto per un nuovo romanzo.



Barbara Fiorio

nata a Genova nel 1968, formazione classica, studi universitari in graphic design, un master in marketing communication, ha lavorato per oltre un decennio nella promozione teatrale ed è stata la portavoce del presidente della Provincia di Genova.
Tante passioni e due, in particolare, la accompagnano fin da quando era una bambina: leggere e scrivere. Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche C'era una svolta (Eumeswil 2009) e il romanzo Chanel non fa scarpette di cristallo (Castelvecchi 2011).

martedì 5 febbraio 2013

Novità: Buona fortuna di Barbara Fiorio



La bravissima Barbara Fiorio, che ci ha gentilmente concesso un racconto per la nostra raccolta di racconti Christmas Tales (QUI scaricabile) e che ho già intervistato e recensito tempo fa, ai tempi dell'uscita per Castelvecchi del suo Chanel non fa scarpette di cristallo, torna oggi in libreria con una nuova storia, diversa e un po' più cupa, che abbandona le fiabe per darsi alla triste realtà. Buona fortuna è quindi la storia di una vecchia ricevitoria, della sua proprietaria ottantreenne e di Margot, che si trova invischiata in un mondo che sta crollando e che farà di tutto per ripristinare. Il libro, pubblicato da Mondadori, costa 14.90 euro per 200 pagine, e pur non potendomi arrischiare di consigliarvelo a scatola chiusa, conoscendo la scrittura di Barbara sono sicura sia una lettura piacevole. 


Buona fortuna - Barbara Fiorio
Margot ha trentotto anni, un gatto, un fidanzato soprannominato Tormento e un lavoro precario. Giovanna, la caporedattrice del quotidiano genovese dove lavora, la costringe a un'assoluta flessibilità anche nella scrittura, chiedendole articoli in tempi record e sugli argomenti più improbabili, dalle ultime novità in fatto di cake design ai modi per favorire i migliori auspici per l'anno nuovo.
Non era così che Margot aveva immaginato la propria vita: il lavoro la fagocita, Tormento si rivela ancor peggiore del suo soprannome e persino Diesel, il gatto dispensatore di abbracci, non sta niente bene.
Un giorno, intenta a scrivere un nuovo pezzo, Margot varca la soglia di una piccola ricevitoria del centro di Genova gestita da un'ottantenne del tutto fuori dal comune, Caterina: lo sguardo saggio e lieve che l'anziana signora rivolge al mondo la colpisce in profondità.
Pochi giorni dopo il loro incontro, Caterina viene aggredita nel suo negozio e in poche ore si ritrova incomprensibilmente travolta da una vicenda che rischia di toglierle tutto ciò che le è rimasto: la ricevitoria, la libertà, il calore della gente, la reputazione.
Margot non può stare a guardare. Per affetto, per un senso di giustizia che le impedisce di assistere indifferente a un torto e anche per non farsi ingoiare dal vuoto che ha allagato la sua vita, Margot si trasforma in àncora di salvataggio della sua anziana amica e si improvvisa detective per capire chi ha interesse a rovinare la vita di Caterina. Rischia molto, Margot, rischia del suo: ma - vantaggi emotivi della precarietà! - sa che rischiare a volte è il solo modo per vincere.
Con straordinaria ironia e delicatezza, Barbara Fiorio scrive la storia di un'amicizia capace di annullare il tempo e ci accompagna in un mondo - quello delle ricevitorie e di chi affida ai numeri i propri sogni - fatto di contraddizioni, speranze e desideri che sono quelli di tutti noi. La sua protagonista è capace di sorridere di sé e degli altri ma anche di prendere la vita ostinatamente sul serio, quando è necessario: sarebbe davvero bello, ogni mattina, trovare sul giornale i pezzi di Margot a darci il buongiorno...


Barbara Fiorio
nata a Genova nel 1968, formazione classica, studi universitari in graphic design, un master in marketing communication, ha lavorato per oltre un decennio nella promozione teatrale ed è stata la portavoce del presidente della Provincia di Genova.
Tante passioni e due, in particolare, la accompagnano fin da quando era una bambina: leggere e scrivere. Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche C'era una svolta (Eumeswil 2009) e il romanzo Chanel non fa scarpette di cristallo (Castelvecchi 2011).


lunedì 10 dicembre 2012

Christmas Tales 3rd Edition: "La capanna di Natale" di Barbara Fiorio



Quest'anno, tra i racconti natalizi, non poteva proprio mancare Barbara Fiorio, vecchia conoscenza del blog che ho intervistato nel lontano marzo 2011 (potete leggere QUI l'intervista), in occasione dell'uscita per Castelvecchi del suo secondo romanzo, Chanel non fa scarpette di cristallo, una fiaba romantica e leggera che racchiude lo spirito sagace della scrittura della Fiorio (per leggere la recensione, potete cliccare QUI). Barbara non ha mai smesso di scrivere e nei primi mesi del 2013 la vedremo pubblicata da Mondadori: la sua nuova storia, con il titolo provvisorio di "Per il resto tutto bene", è un altro esempio di scrittura brillante, che analizza, con piglio esilarante e maturo, la storia di Margot, giornalista precaria trentottenne che verrà travolta dagli eventi -o, meglio, da una simpatica vecchietta che sta per perdere tutto.
Per chi già la conosce il racconto di oggi sarà quindi una vera sorpresa: abbandonate ironia e spensieratezza, Barbara ci regala una storia natalizia che punta l'attenzione sul vero significato di questa festa, anche per chi non può vederla attraverso una paio di lenti rosa. Per una volta, dalla parte dei più piccoli.


Incipit: 


Faceva la prima elementare da pochi mesi e aveva passato la mattinata con la mano in un piatto di gesso. Non era male
andare a scuola.
“Ognuno di voi farà un regalo a mamma e papà per dimostrare loro quanto bene gli vuole” aveva detto la maestra.
Lui e i suoi compagni si erano guardati un po’ stupiti, ridacchiando.
I regali li fa Babbo Natale ai bambini, lo sanno tutti. E neanche a tutti i bambini: solo a quelli buoni. Fare regali ai grandi,
che idea strana.
Però era bello costruire qualcosa da soli e mettere la sorpresa sotto l’albero. Sarebbero stati tutti fieri di lui e se quello
serviva per dire quanto bene voleva ai suoi genitori, be’, era importante farlo.


Continua a leggere qui:



Il link porta ad una pagina raffigurante un villaggio invernale in bianco e nero: ci è sembrata un'immagine non scontata rispetto al solito albero di Natale. Solo alcuni elementi sono colorati, ed è lì che dovrete fiondarvi per scaricare il racconto. Appena passerete il mouse, se l'elemento è quello giusto, questo si illuminerà e potrete cliccare per scaricare la storia in pdf. Man mano che i racconti verranno distribuiti il villaggio comincerà a colorarsi, fino a ritornare ai suoi colori originari alla fine del progetto. Buona lettura!



Barbara Fiorio
Nata a Genova nel 1968, ha pubblicato C’era una svolta (2009). Ha due gatti, fa un ottimo salame dolce, è ghiotta di cioccolato, lancia fulmini e secondo alcuni legge nel pensiero, anche se ciò l’annoia spesso. Ha imparato che non tutti i rospi sono principi travestiti, ma mantiene ferma la convinzione che comportarsi da principessa sia imprescindibile per una vita da favola.






lunedì 14 marzo 2011

Interviwe with... Barbara Fiorio!

Dopo un lungo travaglio fatto di mail non ricevute, siamo riusciti finalmente a concludere l'intervista con l'autrice di Chanel non fa scarpette di cristallo! Ricordate la recensione? Il libro è un simpatico mix di fiabe e realtà, dalla copertina bellissima e accattivante!



Interview with...

Barbara Fiorio.

M: Ciao Barbara e benvenuta su Dusty pages in Wonderland! Prima di tutto, vorresti parlarci un po' di te?

B: Ciao a tutti e grazie per avermi invitata. Cominci subito con le domande difficili, eh? :)
Sono nata il primo novembre di un po’ d’anni fa già contrariata, così mi dicono (la leggenda narra che la mia prima parola sia stata UMPFT, con tono anche un po’ scocciato).
In realtà mi piace molto ridere e io stessa sono uno dei miei bersagli preferiti. Credo che se chiedeste ai miei amici di descrivermi, “ironia” sarebbe forse la parola usata più spesso.
Nello specifico ho fatto molti lavori, per lo più nel campo della comunicazione. Amo leggere fin da bambina, ovviamente amo scrivere, amo stare con gli amici, sono sociale ma poco da “movida”, adoro le serate in casa sul divano in compagnia dei miei gatti, ho una insana passione per i serial tv, la mia debolezza è il cioccolato (ma quello buono!).

M: Chanel non fa scarpette di cristallo non è la tua prima avventura nel mondo della scrittura e dell'editoria, sappiamo infatti che hai già pubblicato “C'era una svolta”. Sembra quindi che tu non voglia proprio abbandonare il mondo delle fiabe! Come mai ti senti in sintonia con questo tema?

B: Le fiabe fanno parte di me fin da quando ero davvero piccola. Ogni sera mi addormentavo con una fiaba raccontata e a volte anche inventata al momento (mio padre era ed è un eccezionale inventore di storie buffe). Quando ho imparato a leggere e a scrivere, ho cominciato a divorare libri di fiabe e a scriverne e il mio desiderio più grande era di diventare un giorno una scrittrice. Diciamo pure che avevo una promessa da mantenere :)
In realtà abbandonerò quel mondo, perché penso di aver dato quello che potevo e penso sia giusto cominciare a camminare anche in territori diversi, è un processo di crescita necessario per non fossilizzarsi.
Insomma, temo che dovrò cominciare ad affrontare la realtà e scrivere di quella.

M: Cosa pensi che possa avere in comune una fiaba con la realtà? Credi che esista il "lieto fine" per ognuno di noi?

B: Mi piacerebbe risponderti di sì, ma mentirei. Non penso che esista necessariamente il lieto fine per ognuno di noi, se lo intendiamo come evento fatale che qualche entità superiore ci dona. Mi pare che la realtà sia talmente casuale, al contrario delle fiabe, che l’unico modo di essere se non felici almeno sereni e soddisfatti sia quello di avere ben chiari i propri desideri, le proprie attitudini, le proprie forze e le proprie debolezze e giocarsi una partita a scacchi con questi elementi. Io desideravo scrivere un libro fin da bambina ma non ho mai pensato di poter davvero esserne capace. Divoravo i libri scritti da altri e ogni volta pensavo che non sarei mai stata brava come loro.
Poi un giorno è successo, ci ho provato, ho scritto un libro, l’ho mandato a un editore, lui l’ha letto e lo ha pubblicato. Quello è stato il lieto fine più bello che io abbia avuto finora. Ma non è caduto dal cielo.

M: Cosa pensi delle donne di oggi? Hanno ormai imparato a distaccarsi dal proprio ruolo di
principesse che attendono di essere salvate, o alla fine credono tutte nel principe azzurro?

B: Non amo generalizzare. Ci sono donne che aspettano di essere salvate (dai draghi della solitudine o dalle streghe della vecchiaia, per esempio) e altre che non hanno alcun bisogno di essere salvate, se la cavano alla grande da sole, ma magari vorrebbero un compagno per condividere un progetto di vita comune. Penso che, comunque, in ognuna di noi ci sia una piccola parte che aspetta alla finestra, con sguardo un po’ sognante, l’arrivo di un Qualcuno, d’altra parte il sogno di trovare l’anima gemella appartiene all’umanità da secoli (ora, non voglio scomodare Platone e la sua storia della mezza mela, ma, ecco, è dal tempo dei tempi che gli umani hanno “l’afflato dell’ammmore”). Certo, il fatto che noi femminucce siamo cresciute col mito di un mammalucco vestito d’azzurro che fa la sua entrata alla fine della storia senza alcun merito, non ci aiuta a essere razionali…Ma chi lo è, in amore?

M: E tu nel principe azzurro ci credi?

B: Bwwwahahahahahahah
Ok, scusa, cerco di essere seria. Nella vita ho incontrato fighissimi cavalieri neri e maledetti, giullari sgargianti, fanfaroni scoloriti, stallieri color pastello ma ancora nessun principe azzurro.
Sai in cosa preferirei credere? In un uomo che non si comporti da ventenne a quarant’anni, che sappia trattare una donna come una principessa, che abbia in sé una nobiltà insita, che non sia superficiale come la schiuma di mare, che non nutra invincibili demoni personali, che non nasconda nelle segrete del suo castello donne squartate o sentimenti incatenati. Un uomo normale, dignitoso come un re e consapevole come un comune mortale. Dici che è più facile trovare il principe azzurro? ;)

M: Beatrice, Maddalena e Penelope sono donne forti che potrebbero fare benissimo a meno di un uomo... contemporaneamente però ne sentono il bisogno e alla fine tutte e tre si ritrovano felicemente fidanzate (o in procinto di sposarsi). Secondo te è vero che una donna, nonostante la realizzazione personale, abbia sempre in qualche modo la necessità di "accasarsi"? E se sì, perché?

B: Bè, considera che Beatrice, Maddalena e Penelope rappresentano tre archetipi, il loro lieto fine è necessariamente quello per ragioni letterarie. Ma se vogliamo uscire dalla struttura fiabesca, torniamo a quello cui facevo cenno prima: penso che sia istintivo per ciascuno di noi, uomo o donna, tendere a costruire un nido con un compagno o una compagna. Lo fanno anche gli animali e alcuni sono fedeli per la vita. Oggi le donne hanno molte più opportunità che in passato e questo potrebbe anche creare grandi conflitti interiori, ma ben vengano le scelte e le definizioni delle proprie, personali, priorità. Non penso che una donna possa trovare la propria realizzazione solo accasandosi, avendo un marito e dei figli. Penso che quella sia una delle possibilità. Per alcune donne quello è un obiettivo imprescindibile e prioritario, per altre no. Non c’è giusto e sbagliato, l’importante è che sia davvero una libera scelta.

M: Attribuisci un aggettivo per ogni protagonista del tuo libro. Qual è la tua preferita e quella che senti più vicina a te?

B: Un aggettivo è troppo poco, farò una piccola insubordinazione e dirò qualcosa di più.
Beatrice è la donna che relega i desideri nelle fiabe che scrive, per non concedersi di illudersi. E’ una creativa, sognatrice, ironica che ha sofferto moltissimo e che si ritrova a fare i conti con le proprie paure.
Maddalena è quella tosta, che affronta la vita con praticità, è quella un po’ caustica che ha il controllo della situazione, che protegge e sdrammatizza, ma che, come le altre, ha un lato profondamente sensibile.
Penelope è la romantica per eccellenza, la più “fiabesca” delle tre, l’idealista anche un po’ ingenua ma con grande dignità.
Difficile dirvi quale sia la mia preferita, sono tre mie creature (anche se, se mi sentissero, mi ricorderebbero un po’ piccate che sono nate molto prima di me) e io ho dato a ciascuna di loro una mia “costola”.
Quella che più mi rappresenta in modo evidente per chi mi conosce è Beatrice, ma tanti mi hanno ritrovata in Maddalena, che è il mio lato più “pubblico”, mentre solo pochi conoscono la Penelope che è in me :)

M: Dicci la verità: se ti fossi trovata nella situazione di Penelope, anche tu avresti ridotto la casa di Giorgio in quel modo??

B: La verità è che mi ci sono trovata e non ho ridotto la casa di “Giorgio” in quel modo, come invece le mie amiche avrebbero tanto voluto che facessi. Forse con un pizzico di rammarico per non averlo fatto davvero, mi sono goduta immensamente la scrittura di quelle pagine :)
E’ anche una citazione voluta: una delle prime cose che, nel libro di Bulgakov, Margherita fa quando vola sulla scopa, è proprio quella di devastare la casa del feroce critico nemico del Maestro. Quello è un passaggio che secondo me ha una forza viscerale travolgente.

M: Del tuo libro ho molto apprezzato il riferimento a Il maestro e Margherita di Bulgakov. Vuoi un poco commentarci questo libro? Quali sono i passi che preferisci e perché hai deciso di introdurlo nel tuo romanzo?

B: Quel libro è per me magico e ha un valore affettivo inestimabile. E’ una fiaba moderna, non poteva mancare in questa storia, proprio perché, per certi versi, è una storia che mi appartiene molto. Woland è ovunque, è in ogni pagina, in ogni parola, è lui il motore di tutto e Margherita, bè, Margherita non si vede, non c’è ma ogni cosa è stata fatta per lei. Per me quel libro ha una potenza incredibile e ho sempre detestato il Maestro, un ometto debole ed egocentrico reso grande solo dall’amore che quella donna fantastica ha per lui. Per inciso, per me, la vera storia d’amore sarà sempre tra Woland e Margherita, nessuno riuscirà a farmi cambiare idea. Sia recisa la lingua infame al mentitore che ci proverà!

M: Ultima domanda: quale personaggio delle fiabe ti piacerebbe essere e per quale motivo?

B: La strega di Hansel e Gretel, avrei sempre voluto saper fare i dolci come lei e vivere in una casetta di marzapane. In alternativa una fata, adoro fare magie e con una bacchetta di nocciolo, sono sicura, farei faville.

Grazie mille per essere stata in nostra compagnia ^_^

Grazie a voi!



Barbara Fiorio
Nata a Genova nel 1968, ha pubblicato C’era una svolta (2009). Ha due gatti, fa un ottimo salame dolce, è ghiotta di cioccolato, lancia fulmini e secondo alcuni legge nel pensiero, anche se ciò l’annoia spesso. Ha imparato che non tutti i rospi sono principi travestiti, ma mantiene ferma la convinzione che comportarsi da principessa sia imprescindibile per una vita da favola.


mercoledì 9 marzo 2011

Recensione Chanel non fa scarpette di cristallo


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Chanel non fa scarpette di cristallo - Barbara Fiorio
Cosa sarebbe successo se, anziché limitarsi a trasformare in storie la propria fantasia, gli autori de La Sirenetta, Cenerentola e La bella addormentata nel bosco, avessero stretto un patto con il diavolo «condannando» le proprie creature a uscire dalle pagine dei libri per affrontare i vizi e le virtù della quotidianità? Per le principessine di queste favole – ritrovatesi all’improvviso a vestire i panni di Beatrice, Maddalena e Penelope – si tratterebbe, come è ovvio, di fare i conti con lavori noiosi, bollette da pagare e uomini davvero molto diversi dai «principi azzurri» a cui sono abituate. Senza considerare che i termini del famoso patto con il diavolo stipulato alle loro spalle prevede una clausola fondamentale: la ragazza che nel corso della sua esistenza «normale» dovesse incontrare il vero amore perderebbe, insieme all’immortalità, anche la memoria, finendo per leggere su se stessa, inconsapevolmente, le stesse antiche fiabe raccontate a tutte le bambine del mondo. Così, mentre alle porte del cuore di Beatrice, Maddalena e Penelope già bussano i rispettivi cavalieri, il divertente e appassionante romanzo di Barbara Fiorio propone alle sue protagoniste l’eterno conflitto tra amore romantico e vita reale: chi vincerà?

Voto

E se quelle povere principesse che siamo abituate a leggere nelle favole dovessero fare i conti con il nostro cinico e disonesto mondo? E se i principi azzurri non fossero tali, ma uomini impacciati o approfittatori in cerca di candide fanciulle?
Ma no, se proprio volessimo attribuire un aggettivo alle nostre eroine, non potremmo proprio definirle “candide”: forti e indipendenti, ma anche romantiche. Sì perché quel “lieto fine” tanto agognato significherebbe l’oblio della propria fiaba, ma quale candida fanc… ehm… donna forte ed indipendente potrebbe mai rinunciare al vero amore?
Beatrice, Penelope e Maddalena sembrano averne fatto a meno: Beatrice è ormai rassegnata al proprio destino e quasi abbraccia la sua solitudine, Penelope crede di aver incontrato “quello giusto” ma le sue amiche sono di un’altra opinione, Maddalena non vuole ammettere di amare il suo fidanzato storico. Le tre, pur nascondendo un arcano segreto, conducono la loro vita come donne comuni (certo, con un piccolo aiuto da parte di un furbo gattastro!), superano le piccole difficoltà, i problemi di cuore, e con la forza dell’amicizia ne escono sempre a testa alta. Attendendo il lieto fine, Beatrice, Penelope e Maddalena intrattengono le proprie lettrici con vicende tinte di rosa ed uno spirito spesso disincantato di cui solo navigate principesse delle fiabe potrebbero essere capaci!
Barbara Fiorio dà così vita ad un romanzo carino, leggero e scorrevole. Il segreto delle protagoniste resta celato quasi fino alla fine, e se la quarta di copertina non lo avesse rivelato, si sarebbe fatta molta più fatica a dare un senso a tutte le frasi che vi alludono. Ho apprezzato i riferimenti a Il maestro e Margherita –romanzo che amo moltissimo- e alla figura di Woland. Nelle prime pagine alcune “frasi ad effetto” a fine capitolo risultano un po’ ripetitive, anche se tuttavia si integrano bene con lo stile dell’autrice e con l’armonia del romanzo, che vuole fondere realtà e fiaba in un connubio… “impossibile”?
Chanel non fa scarpette di cristallo al di là dell’apparenza racconta di donne vere –ma nelle fiabe sono davvero così??- con molto romanticismo ma anche determinazione, forza e spirito realista.
Consigliato per una lettura divertente e leggera!

Presto su Dusty pages in Wonderland un'intervista all'autrice!

martedì 1 marzo 2011

Teaser Tuesdays (15)

"Teaser Tuesdays" 


E' con piacere che questa settimana aggiorno la puntata di Teaser Tuesday proponendovi due brani da Sopdet, il nuovo romanzo di Lara Manni che sto leggendo in questi giorni. 

  • Grab your current read
  • Open to a random page
  • Share two (2) “teaser” sentences from somewhere on that page
  • BE CAREFUL NOT TO INCLUDE SPOILERS! (make sure that what you share doesn’t give too much away! You don’t want to ruin the book for others!)
  • Share the title & author, too, so that other TT participants can add the book to their TBR Lists if they like your teasers!
Ovvero,  per i non-angloleggenti:
  • Prendi il libro che stai leggendo
  • Apri una pagina a caso
  • Copia due pezzi "teaser" da una parte di questa pagina
  • STAI ATTENTO A NON SCRIVERE SPOILERS! (assicurati di non condividere troppe cose! Non si deve rovinare il libro agli altri!)
  • Indica il titolo e l'autore, in modo che gli altri Teaser Tuesday partecipanti possano aggiungerlo alla loro lista dei desideri se il libro è piaciuto.

Dopo aver finito ieri Sopdet di Lara Manni (ne scriverò il prima possibile la recensione), questa mattina ho cominciato Chanel non fa scarpette di cristallo, scritto da Barbara Fiorio, cui farò presto un'intervista, ed edito da Castelvecchi.

<<Comunque ho presto una decisione>> dichiarò Penelope con fermezza. <<Riconoscerò l'uomo della mia vita dal suo libro preferito>>.
<<Quale dovrà essere?>> domandò Paolo curiosissimo.
Prima che Maddalena e Beatrice, agitate, riusciscero a zittirla, Penelope suggellò il patto col destino: <<Cent'anni di solitudine>>.
Dal tavolo accanto si udì una risata soddisfatta, ma quando si voltarono videro solo un bicchiere di rum barricato lasciato a metà e una sigaretta ancora fumante appoggiata nel portacenere.
E nessuno notò un sorriso di gatto acciambellato sul bancone del bar. (Chanel non fa scarpette di cristallo, di Barbara Fiorio, pag. 64)

Non dovette sforzarsi affatto per profondersi in un pianto spaurito.
Con lui, però, non funzionò. <<Ho una foto di quella donna e siete identiche, ma non ci sono documenti su te o la tua famiglia. Se hai avuto una parente a cui assomigli come una goccia d'acqua, deve essere scomparsa nel nulla, a quanto pare come sua abitudine. Dov'è? Chi è la donna che ha amato mio nonno? Perché tutto questo mistero? Dammi una spiegazione, accidenti!>>
Non era preparata. Non le era mai successo di trovarsi in una situazione simile. Perché stava accadendo? Perché si trovava in una situazione così vulnerabile ed esposta.
E cosa poteva rispondergli? (Chanel non fa scarpette di cristallo, di Barbara Fiorio, pag. 129)

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