giovedì 24 maggio 2012

Poems (42) La pioggia nel pineto


Buonasera lettori, torna l'appuntamento con le nostre poesie del giovedì. Questa settimana andiamo sul classico: non intendo autori dei secoli immediatamente anteriori e successivi l'anno 0, come Ovidio nella scorsa puntata, ma di qualcuno che sicuramente conoscerete tutti e che, nonostante lo sfarzoso esibizionismo, era un autore unico nel suo genere, che ai miei occhi acquisiva una luce tutta particolare per l'incredibile bellezza che sapeva creare. Chi ha letto "La pioggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio non potrà non condividere la musicalità di questi versi, la sensazione che, parola dopo parola, un'immagine ben precisa si disegni nella mente, si ammanti di sensualità, si ricopra di verde, di pioggia...


La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Chi è l'autore?
Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara nel 1863 da famiglia benestante. Già in giovane età si fece notare come poeta, la prima opera che pubblicò mentre era studente, fu una raccolta di versi dal titolo Primo vere. Dopo aver preso la licenza liceale a Prato s'iscrisse all'università di Roma, ma non completò mai gli studi. A Roma invece frequentò i salotti bene della società romana e gli ambienti letterari più in vista. Durante il periodo romano, oltre che a dare "scandalo" per il suo modo di vivere e le sue numerose relazioni, lavorò anche presso diversi giornali e scrisse Il piacere. Allo scoppio della guerra rientrò in Italia dal suo breve "esilio" parigino e divenne accesso interventista e in seguito partecipò al conflitto distinguendosi per numerose azioni ardite tra cui quella del 1916 in cui fu ferito a un occhio che poi perse. Tra il 1919 e il 1921 in aperta polemica con il governo italiano occupo militarmente Fiume e costituì la repubblica da lui presieduta la "Reggenza italiana del Carnaro" che fu fatta cadere da Giolitti nel 1920. In seguito il fascismo cui il poeta si avvicinò (ricordiamo la sua visione politica reazionaria, aristocratica e antidemocratica) lo isolò e il poeta trascorse i suoi ultimi anni sul lago di Garda dove morì per emorragia celebrare nel 1938. Le correnti culturali che più influenzarono D'Annunzio furono il Simbolismo e il Decadentismo inoltre il poeta accolse la teoria, però in chiave antidemocratica, del superuomo desunta da Nietzsche. Recentemente la complessa produzione culturale di D'Annunzio (il poeta s'interessò di teatro, cinema, musica e tutto quello che di nuovo stava emergendo nel panorama culturale del Novecento) è oggetto di studio dalla critica contemporanea che ha riconosciuto l'influenza del poeta su tutte le correnti poetiche successive (ricordiamo a livello formale l'introduzione di D'Annunzio del verso libero).
[Fonte: antelitteram.com]

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