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lunedì 1 dicembre 2014

Premio Mondello 2014: i vincitori

Il Premio Internazionale Mondello ha concluso la sua quarantesima edizione tra le splendide sale della Società Storia Patria di Palermo, premiando i vincitori della sezione Opera Italiana riconosciuti lo scorso 15 Aprile, ma nel contempo consegnando il Premio Mondello Critica, il Premio Autore Straniero, il Premio Speciale "40 anni di Mondello" e, dulcis in fundo, decretando il MondelloGiovani e il SuperMondello.
In tale occasione, seguita ad un interessante dibattito dal titolo “IL LIBRO CHE VORREI. Fonte di magia, rifugio o punto d’incontro? La lettura negli attuali immaginari giovanili”, il comitato composto dai critici Giancarlo Alfano, Salvatore Ferlita e Filippo La Porta, dallo scrittore Niccolò Ammaniti, e da 240 qualificati lettori, ha insignito Irene ChiasFrancesco Pecoraro (finalista del Premio Strega 2014) e Giorgio Falco dei premi Opera Italiana. Riconosciuto alla Chias, inoltre, il MondelloGiovani per Esercizi di sevizia e seduzione (Mondadori, del quale vi avevamo raccontato la presentazione in questo articolo), perché secondo la giuria "con risvolti surreali, a tratti irresistibili: l’autrice sa essere efficacemente graffiante e sarcastica, nella messa a punto dei tragicomici siparietti. La sua pronuncia, contaminata umoristicamente con la koinè della medicina è veloce, le battute contro la deriva maschilista e l’immaginario fallologocentrico si alternano con la velocità di imprevedibili cortocircuiti".

Ad aggiudicarsi il SuperMondello è stato, invece, Giorgio Falco con La gemella H (Einaudi), romanzo apprezzato dalla giuria soprattutto perché "Giorgio Falco lavora essenzialmente a due livelli. Il primo è quello dello stile, dove il carattere equitonale, semplice, addirittura piatto della scrittura rende banalmente normali gli stravolgimenti del Nazismo, della guerra mondiale e del periodo successivo, se possibile ancora più feroce. Il secondo livello è invece quello narrativo, che agisce in maniera molto sottile, creando inaspettati parallelismi tra chi ha approfittato della violenza aguzzina e chi, incolpevole ai tempi del Fascismo, ne ripete, inconsapevole, alcune forme di prepotenza".

Encomio della Critica per Enrico Testa con L'italiano nascosto, un testo critico volto ad analizzare gli usi della nostra lingua al di fuori del canonico divario tra italiano colto e dialetti, "un «racconto» limpido, persuasivo, coerente, affollato da mercanti, pescivendoli, ciabattini, soldati, monaci e briganti, e sapientemente affidato a una documentazione puntigliosa, che potrebbe ridurre la distanza tra lingua letteraria (congelata in una condizione di separatezza dai motivi e dalle espressioni legati alla proteiforme condizione umana) e lingua dell’uso e ridare un po’ di fiducia alla possibilità espressiva e comunicativa dell’italiano «pidocchiale», per dirla con Tommaso Landolfi, quello della vita nascosta".

Niccolò Ammaniti ha invece insignito Joe R. Lansdale del Premio Autori Stranieri, riconoscendo che "quando ho letto, oramai parecchi anni fa, La notte del Drive in di Joe Lansdale avevo idee chiare e sbagliate sulla letteratura. Gli scrittori, nella mia mente, abitavano in uno zoo, imprigionati in tanti recinti. C’era il recinto dei giallisti, quello degli scrittori di fantascienza, quello degli autori di romanzi rosa e così via. Poi, in questo meraviglioso zoo, c’erano gli scrittori con la s maiuscola che si potevano muovere con più disinvoltura, in spazi più larghi: Dostoevskij, Roth, Maupassant e tutti gli altri. Ma anche loro, a guardare bene, avevano una fastidiosa etichetta appiccicata sulla fronte che diceva maestro. E poi, ho scoperto, che c’era questo strano essere, completamente folle e imprevedibile, che saltava da un recinto all’altro ed era impossibile capire di che razza fosse. Quello era Joe Lansdale. Un autore che sguscia come un polipo tra le maglie dei generi e semplicemente racconta con la necessità di un bambino e la saggezza di chi ama la letteratura e sa che alla fine è fatta solo di storie".

Esercizi di sevizia e seduzione - Irene Chias
Ignazia, figlia di genitori siciliani, vive a Milano, dove fa l'architetta precaria e, senza averlo cercato, si imbatte in un ginecologo simpatico e gentile, che mangia vegetariano, fuma senza nicotina e la conquista in punta di piedi.
Ma Ignazia ha anche una segreta, personalissima missione a nome di tutte le donne (e non solo), lontana sia dall'impegno collettivo dei cortei neofemministi sia dalla dimensione glamour alla Sex and the City: leggendo la letteratura di ogni tempo si è resa conto di come qualsiasi forma di violenza sul corpo delle donne sia considerata più che normale, mentre l'equivalente ai danni di un maschio fa inorridire, al punto di essere tacciato di inverosimiglianza. È così che, in solitudine, Ignazia si dedica a un esercizio che non è solo di stile: sceglie con cura pagine letterarie che descrivono la violenza sulle donne e le riscrive al maschile, con gli uomini come vittime. Ma non finisce qui. Senza troppa fatica Ignazia seduce e rapisce uomini in carne e ossa, scelti in quanto prototipi di maschilismo, e li costringe ad ascoltare le sue pagine fino a terrorizzarli, iniettandogli infine una potente dose di ossitocina, ormone che favorisce il rilassamento, la fiducia e l'amore.
Ignazia non è un'eroina, non ha particolari traumi da vendicare, non si definisce una giustiziera: al massimo una serial scarer, una spaventatrice seriale. È una donna normale, semplicemente stanca dei luoghi comuni e delle discriminazioni che si annidano nell'immaginario di tutti, talvolta anche attraverso le pagine dei romanzi.
Irene Chias scrive un libro brillante, arguto, che dà vita a una piccola galleria di donne fuori dal comune e traccia un caustico ritratto della Milano di oggi.
Pagine ironiche e provocatorie, che si fanno denuncia proprio perché raccontano con grazia e senza acredine una storia femminile d'amore e ribellione, a tratti surreale, a tratti incredibilmente vicina ai nostri percorsi quotidiani.

La gemella HLa gemella H - Giorgio Falco
Negli anni Trenta Hans e Maria Hinner vivono a Bokburg, vicino Monaco. Lui dirige il giornale locale, lei fa la moglie del direttore. Hanno due gemelle, Hilde e Helga. È il loro sguardo a raccontare la vita quotidiana, le gite al lago con il cane Blondi, le frustrazioni economiche, le meschinità degli Hinner. Hans invidia il vicino ebreo che possiede una casa più grande e una Mercedes, mentre lui ha comprato a rate una Opel. Il rancore verso Kaumann sfocia nell'acquisto dei suoi beni, quando grazie alle leggi razziali sono confiscati e messi all'asta. Questo acquisto innesca una serie di speculazioni immobiliari che accompagnano tutta la vita degli Hinner, anche in Italia, dove si trasferiscono durante la guerra. Mentre Hilde, nel Dopoguerra, inizia a lavorare come commessa alla Rinascente, Helga segue il padre a Milano Marittima, dove comprano un albergo, frequentato soprattutto da turisti tedeschi. Nella Riviera Romagnola del '51, in un'estate di passaggio tra i segni del fascismo e le tracce del boom turistico imminente, l'Hotel Sand diventa il monumento alla rimozione collettiva di italiani e tedeschi, uno spaccato del rapporto tra due popoli, e della nostra Storia.



La vita in tempo di paceLa vita in tempo di pace - Francesco Pecoraro
Ivo Brandani, nato alla fine degli anni Quaranta, ha vissuto dunque in tempo di pace e oggi è arrivato ai sessantacinque. È l'emblema del "progresso" italiano, di origini piccolo-borghesi, avvicinatosi ai movimenti negli anni Sessanta e Settanta e poi attratto morbosamente nell'orbita della borghesia, dalla sua ideologia, dai suoi modi, dal suo sogno di successo, al quale finisce per aderire, facendo carriera in una grossa società a partecipazione pubblica e poi finendo, prima della pensione, come dirigente urbanistico del Comune in una Roma dei nostri anni. Brandani è un personaggio complesso e controverso, profondamente italiano; amante dei piaceri della vita (della barca, per esempio), diviso fra individualismo e aspirazione ideologica, sentimentalmente pigro, cinico eppure ingenuo, intellettuale e istintivo.

sabato 16 novembre 2013

Mondello 2013: a Valerio Magrelli il MondelloGiovani e il SuperMondello


La XXXIX edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello (di cui DustyPages si è occupata qui), in occasione del rifiuto da parte di Busi dello stesso) continua a elargire riconoscimenti e così, il 15 Novembre, sono stati assegnati il Premio SuperMondello e il Premio MondelloGiovani 2013
Il vincitore, per entrambi, è stato Valerio Magrelli, con Geologia di un padre, della Einaudi.
Magrelli era già uno dei vincitori del Premio Opera Italiana - prerequisito necessario per accedere al Supermondello-  indicati dal Comitato di Selezione la scorsa primavera, insieme ad Andrea Canobbio con Tre anni luce (Feltrinelli) e Walter Siti con Resistere non serve a niente (Rizzoli).  I tre autori sono stati scelti in quell’occasione da tre giovani critici letterari fra i più autorevoli in Italia, ovvero  Daniele Giglioli, Raffaele Manica, Matteo Marchesini

A decretare la vincita per il Supermondello invece è stata una particolare giuria, composta da 240 lettori qualificati dislocati in tutta Italia, indicati dai librai di 24 librerie segnalate dall’inserto Domenica de Il Sole 24Ore.
Nei mesi scorsi, le librerie hanno inviato alla Segreteria del Premio un elenco di 10 lettori ‘forti’,  ovvero in grado di formulare un adeguato giudizio critico-letterario. I 240 lettori così selezionati hanno potuto esprimere la loro preferenza votando online in un’apposita sezione del sito dedicato al Premio. 
A Magrelli sono andati ben 105 voti delle 230 preferenze totali espresse dai lettori, superando così le 75 aggiudicatesi da Canobbio e le 54 andate a Walter Siti che, pur essendo vincitore dello Strega e del Mondello (come vi abbiamo raccontato qui), non sembra dominare invece in quest’ultima competizione.
Oltre al Super Mondello, i tre autori vincitori del Premio Opera Italiana concorrevano per il MondelloGiovani, assegnato da una giuria costituita da una selezione di studenti siciliani. Cento di essi provenivano da dieci istituti superiori di Palermo, cui si sono aggiunti dieci studenti di Enna e altri dieci studenti di Noto, in provincia di Siracusa. 
Ciascuno dei centoventi studenti ha, nei mesi scorsi, letto le tre opere scelte per il Premio Opera Italiana e ha dovuto votare per una sola di queste, allegando la motivazione della scelta. Centrotredici studenti su centoventi hanno partecipato e ben 50 voti sono andati a Magrelli, che si è aggiudicato così anche il MondelloGiovani.
Anche le tre motivazioni migliori espresse dagli studenti nel corso delle votazioni sono state premiate e così un riconoscimento è stato assegnato a Angelo Chianello dell’Istituto Superiore Statale Damiani Almeyda - F. Crispi di Palermo, il secondo a Sara Ashtari, del Liceo Classico Meli di Palermo e il terzo, a pari merito, a Marco Benigno, dell’Istituto Superiore Statale Damiani Almeyda - F. Crispi di Palermo e a Lucio Fiorentino, del Liceo Classico Garibaldi di Palermo.
Durante la cerimonia, svoltasi a Palermo presso la sede della Società Siciliana per la Storia Patria, sono stati premiati anche il Premio per la critica letteraria anche a Maurizio Bettini, per Vertere. Un’antropologia della traduzione nella cultura antica (Sellerio), e quello Speciale per la Narrativa di Viaggio a Marina Valensise per Il sole sorge a Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento (Marsilio).
Pomeriggio intenso quindi a Palermo che, pur non essendo uno dei centri culturali italiani più vivi per antonomasia, si dimostra attiva e interessata alla letteratura contemporanea nazionale e internazionale, coinvolgendo per altro critici autorevoli, figura di spicco e giovani interessati al mondo della letteratura e della critica. 

mercoledì 22 maggio 2013

Busi e il Premio Mondello: il gran rifiuto

La notizia è ormai sul web da un bel pezzo: Aldo Busi, vincitore del Premio Mondello alla Carriera, ha rifiutato il suddetto rimandandolo al mittente e infiammando l’opinione pubblica. L’ha fatto pubblicando una nota sul sito altriabusi.it in cui  si legge:

“[…]allorché da codesta giuria del Mondello furono richieste all’editore quattro copie de El especialista de Barcelona, essendomi io già rifiutato di partecipare ad altri premi, sospirai  rassegnato e diedi il via libera sperando in un colpo di genio o almeno di splendido sole siciliano da parte dei giurati e quindi nel Premio Miglior Scrittore Straniero (In Patria); il premio invece attribuitomi, dicendo tutto di chi (?) me lo attribuisce e niente di chi dovrebbe subirlo, è respinto al mittente. Colgo l’occasione per informare altri bene intenzionati ma ingenui giurati di altre amene località turistiche in vena di patina culturale per animare a buon mercato stanche sere d’estate che per meno di E10.000 in contanti al netto delle ritenute d’acconto – pagamento anticipato – non mi sposto di una virgola”.

Il povero Busi dunque sperava al massimo nel Premio Miglior Straniero (In Patria), ma ecco che gli attribuiscono un Premio alla Carriera, probabilmente con un comunicato che gli spiega un po’ da chi giunga questo premio -sostenuto dalla Fondazione Sicilia, in partnership con il Salone Internazionale del libro di Torino-  senza tesser troppo le lodi del nostro quotato autore. Errore imperdonabile, così come è imperdonabile la quota irrisoria (3.500 euro) associata al premio. Sì, come dice lo stesso Aldo Busi, lui non si muove per meno di diecimila euro. Poi, più avanti, sottolinea questa sua gentilezza d’animo votata al risparmio scrivendo: 
“Con questa nota non dovuta mi auguro venga apprezzata la mia generosità, poiché risparmio il conio della medaglia d’oro, di grammi 32 come da mail della segreteria del premio all’ufficio stampa dell’editore”.

 Siamo proprio sicuri che dopo aver sottolineato la propria importanza, affermando di non muoversi per meno di diecimila euro, l’ironia sui 32 grammi della medaglia sia davvero azzeccata? Ma andiamo avanti.
La scelta di Busi  è stata commentata da Walter Siti -altro finalista del Premio Strega insieme allo stesso Busi, con “Resistere non serve a niente”- che ha affermato:
"Mi sembra coerente con quanto già in passato Aldo ha dichiarato in relazione al suo rapporto con i premi letterari".

D’accordo, Busi ha infatti già rifiutato il Premio Bari nel 2010, definendolo  "intitolato al fascista Tatarella" e afferma nella stessa nota d’averne rifiutati altri, ma sul rapporto di Busi con i premi letterari non sarei così categorica. Sbirciando un po’ nella sua biografia, lo troviamo finalista nel 1987 per il Premio Bergamo, vincitore nel 2002 del Premio Letterario  Frignano, in finale per il Premio Strega 2013 e- sorpresa sorpresa!- vincitore nel 1984 del Premio Mondello “Opera Prima”

Allora esordiente,  pare che Busi non abbia affatto disdegnato né il sole siciliano, né la genialità della giuria, ancor meno il premio in denaro. Oggi, oggi che ha un nome, che ha pubblicato diversi libri più o meno controversi, che ha partecipato programmi televisivi illustri e pregni di cultura come “Maurizio Costanzo Show”, “Amici di Maria De Filippi”, “L’Isola dei Famosi” e “Stasera che Sera!” di Barbara d’Urso, il premio Mondello non rientra nei suoi interessi, nonostante sia stato responsabile, nel lontano 1984 del successo della sua prima opera “Seminario sulla gioventù”, che non era per nulla stato apprezzato dal pubblico ed era stato accolto con appena un po’ più di interesse dalla critica.
La cosa non può che lasciar perplessi, soprattutto perché di fronte a un premio letterario, L’isola dei famosi mi sembra molto più degradante.
 
In ogni caso, pare che l’Isola dei Famosi andasse bene, il premio Mondello no, perché, come si legge nella stessa famosa nota, l’iniziativa- il Premio Mondello assegnatogli- non era altro che il tentativo di “amene località turistiche in vena di patina culturale per animare a buon mercato stanche sere d’estate”.
 In parole povere, Aldo Busi ritiene che l’organizzazione del Premio intendesse fregiarsi della sua presenza e non il contrario. A questo punto, ci sarebbe da chiedersi…e se anche fosse? Non sarebbe dimostrazione di riconoscenza e di magnanimità, ammesso e non concesso sia così, concedere un po’ della propria fama a chi ha portato alla ribalta la propria opera d’esordio?
Sarà che la finale del Premio Strega ha assorbito tutte le sue attenzioni? Sarà che il premio Mondello è sacrificabile per far parlare un po’ di sé e, di conseguenza, del libro candidato al Premio Strega? Sarà che è nella natura di Busi andare un po’ sempre controcorrente?
Di tutta questa storia, si può dire solamente che si poteva evitare. Un premio letterario è pur sempre un premio e, per uno scrittore, veder premiata la sua creazione dovrebbe essere sempre e comunque un onore e una gioia, lungi da intenti che non siano volte condividere e promuovere quelli che sono i moti dell’anima. 


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