Camicetta immacolata, coda di cavallo, gonna al ginocchio. Abby Abernathy sembra la classica ragazza perbene, timida e studiosa. Ma in realtà Abby è una ragazza in fuga. In fuga dal suo passato, dalla sua famiglia, da un padre in cui ha smesso di credere. E ora che è arrivata alla Eastern University insieme alla sua migliore amica per il primo anno di università, ha tutta l'intenzione di dimenticare la sua vecchia vita e ricominciare da capo.
Travis Maddox di notte guida troppo veloce sulla sua moto, ha una ragazza diversa per ogni festa e attacca briga con molta facilità. Dietro di sé ha una scia di adoratrici disposte a tutto per un suo bacio.
C'è una definizione per quelli come lui: Travis è il ragazzo sbagliato per eccellenza.
Abby lo capisce subito appena i suoi occhi incontrano quelli profondi di lui e sente uno strano nodo allo stomaco: Travis rappresenta tutto ciò da cui ha solennemente giurato di stare lontana. Eppure Abby è assolutamente determinata a non farsi affascinare. Lei no, non ci cadrà come tutte, lei sa quello che deve fare, quel ragazzo porta solo guai. Ma quando, a causa di una scommessa fatta per gioco, i due si ritrovano a dover condividere lo stesso tetto per trenta giorni, Travis dimostra un'inaspettata mistura di dolcezza e passionalità. Solo lui è in grado di leggere fino in fondo all'anima tormentata di Abby e capire cosa si nasconde dietro i suoi silenzi e le sue improvvise malinconie. Solo lui è in grado di dare una casa al cuore sempre in fuga della ragazza. Ma Abby ha troppa paura di affidargli la chiave per il suo ultimo e più profondo segreto…
Editore: GarzantiPagine: 336
Prezzo: € 16.40

Voto: 









Non cercherò di difendermi dietro a scuse come: “dovevo leggerlo per il blog…”, “lo hanno inviato a mia insaputa e non ho avuto alternative…”, “stavo cercando qualcosa con cui raddrizzare il tavolo”.
No.
Uno splendido disastro l’ho letto, in e-book, di mia spontanea volontà, perché incuriosita dal “fenomeno editoriale” e assolutamente consapevole che non mi sarebbe piaciuto.
Ed effettivamente è stato così, anche se, in realtà, è stata una lettura, nel suo piccolo, piacevole: mi sono divertita come non mai a seguire la vicenda assurda di questi due psicopatici appartenenti alla terra di “Tamarreide” (cito un osceno format televisivo…), e l’ho finito in tre giorni, tanto la scrittura è superficiale e scorrevole (che, per me, non è sempre un aggettivo positivo).
Partiamo appunto dallo stile, prima che dalla storia.
Sarò lapidaria, caustica e scontatamente me stessa: questo libro non ha nessun valore letterario.
Non esistono, cioè, descrizioni. I dialoghi imperversano senza dare spazio a riflessioni, in un botta e risposta davanti a cui ci sembra di seguire un telefilm, anziché leggere un libro: nonostante Abby, la protagonista, racconti la storia, la sua voce, le sue emozioni e le sue sensazioni traspaiono solo ed esclusivamente dai dialoghi, tant’è che nemmeno il lettore capisce cosa provi realmente (nel suo ambiguo bipolarismo) fin quando non ne parla con qualcuno.
L’unica descrizione che viene data è, in effetti, quella di Travis, il protagonista, una specie di tronista di Uomini e Donne con gravi problemi di controllo della rabbia e disturbi che farebbero impallidire uno psichiatra, nonché uno stereotipo vivente: rasato, pieno di muscoli e tatuaggi, pugile.
Ma no, non è stupido eh: ha anzi voti molto alti e addirittura studia Diritto penale (cos’è? Una prevenzione per quando finirà in galera? Curioso che poi voglia persino andare a lavorare per la mafia, uno studente di Legge non dovrebbe avere un senso della giustizia molto forte?)
Mettendo da parte il tono ironico, sono rimasta sconvolta dagli atteggiamenti ferali (mi viene un solo paragone, quello con una bestia) che dimostra nel corso del libro.
Anziché parlarvene, ve ne riporterò alcuni esempi:
«È qualcos’altro, Abby! Gli ha dato di volta il cervello! L’ho sentito gridare il tuo nome e cercarti in tutto l’appartamento come una furia. È piombato nella stanza di Shep chiedendo dove fossi. Poi ha cercato di chiamarti un sacco di volte», disse sospirando.
«Aveva una faccia... Abby, non l’ho mai visto così.
«Ha strappato le lenzuola dal letto e le ha gettate via, ha buttato i cuscini, ha fracassato lo specchio con un pugno, ha preso a calci la porta... e l’ha scardinata! È stata la cosa più spaventosa che abbia visto in vita mia!»
Travis avanzò tra le coppie in pista, si fermò al mio fianco e impiegò un istante a ritrovare l’equilibrio. «Ora tocca a me.»
«No, non tocca a te!» risposi evitando di guardarlo. Dopo qualche istante di tensione alzai gli occhi e notai che Travis stava trafiggendo Brad con lo sguardo. «Se non ti allontani dalla mia ragazza, ti taglio la gola. Proprio qui in pista.»
Questo è quello che succede quando Abby osa lasciarlo e non desidera più stare con lui. Gli esempi sono molteplici, ma questi due sono quelli che mi hanno colpito maggiormente. Se anche solo qualcuno si permette di fare una battuta sulla sua ragazza, Travis lo picchia a sangue senza esitazione. Potete immaginare cosa succede se un ubriaco prova a toccarla:
Ethan lo implorò di smettere, ma Travis lo prese per la maglia e gli sbatté la testa contro la portiera. Le suppliche cessarono quando si udì il rumore sordo del cranio che cozzava contro il parabrezza. Travis lo trascinò infine davanti al muso della macchina e spaccò il fanale usando la sua faccia. Poi lo scaraventò sul cofano e gli premette il viso sul metallo, insultandolo a gran voce.
Non so se le lettrici trovino un simile atteggiamento sexy, io ne sarei estremamente terrorizzata: Travis ha un senso del possesso e una dipendenza da Abby che non solo è immaturo e delinea una psiche instabile, ma anche estremamente pericoloso.
Non che lei, Abby, sia esattamente una con i criceti nella testa che girano per il verso giusto. Si rende perfettamente conto della personalità di Travis: sa che lui vuole manipolare la sua vita, tenendola con sé in ogni momento in modo da poterla controllare (e soprattutto verificare che nessuno le si avvicini), capisce benissimo i ricatti morali a cui lui la sottopone, eppure è troppo piena di ormoni per dare un taglio definitivo (i tentativi di farlo, ovviamente, non servono ad altro che a tenere sospesa la lettrice, come se non fosse scontato che “sonolegatipersempreforeverandevergesummariadatemiunpodiinsulina”).
Ma l’autrice riesce addirittura ad andare oltre, rendendo questa storia così risibile da sforare nell’idiozia: i tatuaggi con i loro nomi e vabbè… il finale non ve lo dico. Una scelta fuori di testa a soli 19 anni, tanto per rendere chiaro che questi due proprio non possono stare l’uno senza l’altra (e già da subito Travis dimostra di essere entrato in possesso del suo ruolo e di lei).
Come ho accennato, il libro è pieno di stereotipi: la famiglia americana allegra ed unita, le feste nei campus e le confraternite, la migliore amica amicissima e gli incontri di boxe attorno a cui scorrono fiumi di soldi (ma naturalmente Travis è imbattibile).
Un momento di tensione viene dato nelle ultime pagine, ma si risolve con il solito lieto fine: non è il caso di disturbare l’idillio dei due protagonisti con sensi di colpa e morti inaspettate.
Anche lo stereotipo della protagonista verginella e (inizialmente) inesperta viene rispettato, ma per lo meno Abby non finge di essere un mostro di bruttura meravigliandosi del perché ogni ragazzo in cui inciampa voglia provarci con lei.
E’ difficile ricordare i passaggi di tutta la loro storia, perché sono molti e ripetitivi. Il romanzo si destreggia tra queste schermaglie senza approfondire più di tanto l’introspezione psicologica ma, ripeto, per lo stile decisamente semplice e sommario – che farebbe concorrenza ai bambini delle elementari – si legge molto velocemente.
Non mi sono emozionata – per nulla, le emozioni che trovo nei libri sono altre – ma l’ho trovata, pur nel preoccupante atteggiamento dei protagonisti, una lettura divertente: divertente per le soluzioni “bimbominchiesche” con cui si è ingegnata l’autrice pur di rendere questa una storia di “vero amore” - e che a me ricorda solo l’immaturità di due quattordicenni, alla faccia del “new adult” destinato ad una fascia di lettori tra i 19 e i 25 anni -, divertente per le reazioni da psicolabile di Travis, divertente per la struttura così semplice da essere adatta ad un pubblico di ragazzini che non pretendono di crescere, solo di avere servito sul piatto un amore “violento”, “sexy”, “appassionante” e “contrastato” - con risultati, come avrete capito, molto puerili.
A questo punto mi pongo una domanda: da anni imperversa la moda di deridere e snobbare i libri di Moccia, spesso senza averne mai avuto un reale confronto (io, anni fa, lo lessi proprio per averlo), criticando la storia ridicola, la scrittura pessima.
Poi, ci troviamo davanti un romanzo di pari contenuto e qualità, e scoppia il caso editoriale osannato e omaggiato dagli stessi che “che schifo, Moccia!”. Possiamo fare un po’ di autocritica?
P.S.: se volete leggere realmente un libro folle, tormentato e violento, vi consiglio Cime tempestose.