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lunedì 11 marzo 2013

Recensione: La sfida di Kazam di Jasper Fforde



La sfida di Kazam - Jasper Fforde
Jennifer, ormai famosa in tutte le Terre di Drago per essere l'ultima ammazzadraghi, gestisce l'agenzia di maghi Kazam in assenza del suo fondatore, il grande Zambini, condannato da un incantesimo a comparire solo per pochi istanti e in luoghi sempre diversi. Tra le bizze di stregoni egocentrici e le scocciature burocratiche, la vita scorre paradossalmente tranquilla, finché una donna non si presenta con un'insolita richiesta: ritrovare un anello perduto, pervaso di una devastante energia negativa.
E proprio mentre Jennifer e il suo sgangherato seguito riescono nell'impresa, il Re in persona dà un solenne annuncio: verrà operata una fusione tra le agenzie iMagic e Kazam, per creare un'unica proprietà alle sue dipendenze. Per impedire l'indesiderata fusione le due agenzie dovranno sfidarsi in una gara di magia!
Ma mentre la Kazam già pregusta la vittoria grazie ai poteri dell'anello, il perfido avversario dell'iMagic medita di uccidere la famiglia reale e cattura una Quarkbestia, creatura nota per una singolare proprietà: riprodursi da sola, generando un'esplosione di energia annientatrice. Riuscirà Jennifer a fermarla?
Editore: Mondadori
Pagine 285
Prezzo € 17,00

Abbiamo già recensito L'ultimo drago QUI

A cura di  Elli

Voto: 


In questo secondo romanzo della serie ritroviamo la nostra Jennifer Strange, orfanella piena di risorse che, con perfetta efficienza, dirige la Casa d’Incanti Kazam in assenza (è proprio il caso di dirlo) del suo fondatore, svanito misteriosamente nel nulla (anche se ogni tanto ricompare nei luoghi più impensati). E con lei tornano il fidato Gamberetto, l’Alce Caduco e tutti gli altri frequentatori della folle e sgangherata Torre Zambini.
Questa volta Jennifer e compagnia saranno impegnati in una sfida magica che vedrà la Kazam contrapposta ai rivali della iMagic e al loro capo, il perfido Blix. E, nel frattempo, sembra che una Quarkbestia in procinto di riprodursi (evento che genererebbe una pericolosissima esplosione) vaghi libera per il regno.
Divertente quanto il primo volume, forse anche di più. Fforde ancora una volta mi ha piacevolmente sorpreso con la sua fantasia sfrenata e col suo humour. Jennifer poi è una forza della natura, anche se di quando in quando - questa forse l’unica vera pecca del libro - ho avuto la sensazione che l’autore insistesse un po’ troppo nel sottolineare la sua intelligenza e il suo essere in gamba. Dopo due libri di prodezze e di tentativi andati a vuoto di metterla nel sacco, direi che l’abbiamo capito. :P
Una storia semplice e veloce, da leggere per passare qualche ora a farsi due sane risate.
I miei complimenti al traduttore: i libri in cui ogni nome ha un significato o una sfumatura ironica sono probabilmente i peggiori per chi fa questo mestiere.
Pessima invece la scelta del titolo italiano, che non significa proprio nulla (quello originale, per la cronaca, è The Song of the Quarkbeast). Viene da chiedersi se chi l’ha scelto abbia almeno letto il romanzo (probabilmente no). Kazam infatti non è il nome di una persona (come sembrerebbe) ma quello della Casa d’Incanti. La sfida in questione vede contrapposte la Kazam e la iMagic. Quindi, qualcuno abbia la compiacenza di dirmi… che diamine significa “La Sfida di Kazam”? Anche la copertina è fuori luogo. Capisco che si voglia creare una continuità con la precedente, ma in questo secondo libro di draghi non ce n’è nemmeno l’ombra!
Tornando a noi, spero che esca presto il seguito. Libri come questo si chiudono sempre col sorriso sulla faccia.

giovedì 14 luglio 2011

Recensione L'ultimo drago

L'ultimo drago - Jasper Fforde
Tempi duri per i maghi! Pozioni e incantesimi sono stati soppiantati dalla tecnologia, e la burocrazia ostacola quel che rimane di un’antica e venerata professione. Ma la vita di Jennifer, che gestisce un’agenzia di maghi, cambia all’improvviso quando si imbatte in una fosca profezia: lei è l’ultimo sterminatore di draghi, e a breve ucciderà Maltcassion, l’ultimo drago. Fatto inspiegabile, perché a Jennifer non risulta che Maltcassion abbia oltrepassato il confine di Dragonland, unica condizione perché lo sterminatore sia autorizzato a punirlo. In seguito a un patto stipulato secoli prima, infatti, ai draghi è stata assegnata una riserva protetta, a patto di non mangiare più gli umani e il loro bestiame. Quel territorio è però un bocconcino prelibato per gli immobiliaristi, che alla morte del drago potranno finalmente sfruttarlo per i propri affari. Maltcassion insiste perché Jennifer compia il proprio destino, ma il loro incontro avrà esiti imprevedibili.

Scritto da Elli



Voto: 

– Quark – disse la Quarkbestia 

Avevo sentito parlare molto bene di Jasper Fforde a proposito del suo libro d’esordio, il best seller Il caso Jane Eyre, e degli altri romanzi a esso correlati. Così mi sono avvicinata a L’ultimo drago con grandi aspettative, soddisfatte solo in parte. 
Con questo romanzo Fforde si inserisce nel florido solco di quegli scrittori britannici (da Diana Wynne Jones a Stroud) che si sono divertiti a costruire una sorta di realtà alternativa alla nostra, simile al nostro mondo per alcuni versi ma molto più “magica” per altri. La Gran Bretagna di Fforde si ritrova nel ventunesimo secolo a essere formata da ventotto staterelli chiamati i Regni Disuniti (e già il nome la dice lunga), dove la magia affianca la tecnologia a noi conosciuta ma si ritrova a vivere un momento di grande crisi a causa del graduale ma inesorabile calo di potere degli stregoni. Nel regno di Hereford, confinante con l’ultima Terra di Drago esistente, l’unica agenzia magica rimasta è la Casa d’Incanti Kazam, diretta momentaneamente (a causa della misteriosa sparizione del fondatore) dalla quindicenne Jennifer Strange, un’orfana legata all’agenzia dalla pratica della servitù a contratto (che in pratica obbliga gli orfani a servire per diversi anni nel luogo di destinazione prima di poter essere considerati dei liberi cittadini). Quello che Jennifer non sa è che la sua vita, scandita da incarichi di normale amministrazione e moduli da riempire, sta per subire un drastico cambiamento. 
Il romanzo si muove fin dall’inizio sul confine fra il serio e il faceto, ma con il piede quasi costantemente sul pedale del faceto. L’idea è quella di una grande farsa dove fra le righe, fra una risata e l’altra, filtrano però messaggi più seri e una severa critica alla società dei consumi e dei mass media. Le invenzioni narrative si sprecano, susseguendosi a un ritmo fin troppo frenetico, e questo probabilmente è il grande limite del libro. La sensazione è che quest’ambientazione e questi personaggi – a partire dal variegato e folle universo che popola la Casa d’Incanti passando per l’adorabile Quarkbestia (ne voglio una anch’io) per arrivare infine alla coraggiosa ed efficiente Jennifer e al simpaticissimo Gamberetto – avrebbero meritato più spazio e un maggiore approfondimento. Invece la storia scivola verso il finale in maniera fin troppo frettolosa, senza dare il tempo al lettore di affezionarsi davvero ai protagonisti e di “entrare” del tutto nel divertente mondo di Fforde. Un centinaio di pagine in più avrebbero potuto, credo, fare la differenza. 
Assegno comunque quattro stelle perché ho apprezzato moltissimo l’arguzia dell’autore e il suo irresistibile humour. Consigliato se avete voglia di trascorrere qualche ora divertente. 

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