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martedì 5 novembre 2013

Perché Charlotte Brontë odiava Jane Austen

Come già ho avuto modo di scrivere in un mio precedente post, Jane Austen e le sorelle Brontë sono fra le mie scrittrici britanniche preferite, per questo ho accettato volentieri la proposta di tradurre un articolo a firma di Susan Ostrov Weisser e pubblicato sul sito www.thedailybeast.com , il cui tema è proprio l'ostilità di Charlotte Brontë nei confronti di Jane Austen. Susan Ostrov Weisser è autrice di The glass slipper (“La scarpina di vetro”, NdT), nel quale tratta della rivalità fra le due più famose romanziere d'Inghilterra. Che cosa ne dite? Era vera rivalità quella fra le due grandi autrici inglesi?


Che la grande narratrice dell'amore romantico in epoca vittoriana, Charlotte  Brontë, disprezzasse l'altra grande cronista britannica dell'amore, Jane Austen, e che non potesse davvero comprendere perché fosse così tanto apprezzata dai critici dell'epoca è un'affascinante stranezza della storia della letteratura che sembra andare contro ogni logica: dopo tutto, entrambe appaiono regolarmente in cima alle classifiche degli autori preferiti stilate dai lettori, soprattutto donne, appassionati di romanzi classici d'amore e di tutto ciò è legato al romanticismo.
La prima volta che ho letto dell'opinione che la Brontë aveva di Jane Austen sono rimasta stupita: prima di allora, avevo sempre raggruppato le due autrici insieme, come se fossero naturalmente affini. Dopotutto, entrambe sono state romanziere di spicco di importanza primaria per la tradizione letteraria britannica; entrambe hanno esercitato un'influenza fondamentale nell'ideazione del romanzo romantico come genere moderno ed entrambe hanno scritto storie d'amore che ruotano intorno a questioni di denaro, classe e prestigio sociale. Ma, nella visione di Charlotte Brontë, le loro somiglianze non erano così significative quanto le differenze, inoltre la loro disparità consisteva nell'essenza della vera natura dei loro scopi letterari.
Accade quindi che la percezione che Charlotte Brontë aveva di Jane Austen non solo riveli molto della personalità della Brontë stessa, ma evidenzi anche un importante cambiamento nella definizione, in costante evoluzione, dell'amore romantico nella cultura occidentale. Inoltre, questo mutamento presagisce D.H. Lawrence e la comprensione che oggi abbiamo della malleabile parola “amore”, uno spostamento di significato a cui, mi sento di dire, Charlotte Brontë ha contribuito in maniera sostanziale.
Abbiamo modo di conoscere ciò che Charlotte Brontë pensava di Jane Austen soprattutto dalla sua corrispondenza del 1848 con il rispettato critico letterario George Henry Lewes, che in seguito si legò a un'altra grande autrice vittoriana: George Eliot. Quando Lewes le scrisse per trasmetterle i propri commenti e suggerimenti, la Brontë prese le critiche al nuovo romanzo molto seriamente. Jane Eyre aveva ricevuto una buona recensione dal critico, che voleva comunque sottolineare una pecca del romanzo, vale a dire i momenti di melodramma che definì “adatti per una  biblioteca itinerante”[1] (non un complimento), e prese Jane Austen come modello di saggezza calma ed equilibrata, ottenuta grazie a uno stile più naturalistico. In seguito alle lodi di Lewes nei confronti della Austen, Charlotte Brontë, che aveva trascurato di leggerla, si diede da fare per recuperarne il capolavoro Orgoglio e Pregiudizio.
Ecco che cosa scrisse a Lewes: “Ho trovato il libro e l'ho studiato. E che cosa ci ho trovato? Un accurato ritratto, un dagherrotipo, di una facciata da luogo comune: un giardino altamente coltivato, recintato con attenzione, dai confini ben delineati e con fiori delicati, ma senza uno sguardo alla sua brillante e vivace fisionomia: niente aperta campagna, niente aria fresca, nessuna collina azzurra, nessun grazioso ruscello. Difficilmente avrei piacere a vivere insieme alle sue dame e ai suoi gentiluomini in quelle eleganti, ma confinate case. Queste osservazioni probabilmente la irriteranno, ma correrò il rischio.”
Per Charlotte Brontë, mancava qualcosa di essenziale, un elemento che in seguito lei stessa definì come “qualcosa che vibra veloce, pieno, sebbene nascosto, che scorre attraverso il sangue”. Si tratta, ovviamente, del cuore. Le lodi di Lewer a Jane Austen la fecero risentire perché  l'ammirazione che il critico aveva per la scrittrice di Bath venne interpretata come un requisito per cui un autore, per essere degno di stima, debba eliminare la vita che pulsa al di sotto della superficie, la totalità sanguigna dell'esperienza, inclusa la fosca esperienza dell'amore passionale, a favore della rappresentazione accuratamente costruita delle convenzioni sociali che lei vedeva in Jane Austen. “Le passioni sono perfette sconosciute per lei”, concluse Charlotte Brontë in una lettera del 1850. Di fatto, la stava accusando di essere superficiale, non autentica nei confronti della passione, nonostante la sua crescente reputazione di realista sociale.
La caustica considerazione di Charlotte Brontë nei confronti di Jane Austen ha una particolare ironia se si pensa alla popolare versione cinematografica di Orgoglio e Pregiudizio (2005), con la bella Keira Knightley nel ruolo di Elizabeth Bennet. L'ironia a cui mi riferisco sta nel modo in cui il film rivede e “vende” l'originale storia di amore, caratterizzata da classica armonia ed equilibrio, come una versione “romanticizzata” della stessa: un noto spot televisivo strillava “Il romanticismo non è così sexy da anni!”. Sul New Yorker, il recensore Anthony Lane la vede così: “Ciò che è successo è perfettamente chiaro: Jane Austen è stata «Brontizzata». Si riferisce senza dubbio alla qualità di quella asprezza che disgustava alcuni dei critici contemporanei di Jane Eyre e Cime Tempestose. Ma, esattamente, questo che cosa comporta riguardo a ciò che Charlotte  Brontë, e le sorelle Brontë in generale, hanno contribuito alla nostra definizione di amore e romanticismo? E questa idea moderna equivale al significato di amore romantico per Charlotte Brontë?
La risposta a quest'ultima domanda, mi sento di dire, non è scontata. Ma quello che vorrei affermare a favore di Charlotte Brontë è che lei ha deliberatamente alterato la parola “amore” come si intendeva ai suoi tempi, in modo particolare riferito alle donne, in un modo che ha influenzato la  società ben oltre le sue modeste aspettative e, forse, oltre le sue intenzioni.




[1] Le Circulating Library, attive tra il 1725 e il 1966, erano un interessante precursore delle biblioteche pubbliche gratuite di oggi, e raggiunsero l'apice della loro popolarità durante il periodo vittoriano.



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