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giovedì 14 aprile 2016

LXX Premio Strega: annunciati i 12 semifinalisti

Al via ufficiale la settantesima edizione del Premio Strega: sono stati annunciati oggi i 12 semifinalisti che si contenderanno il prestigioso riconoscimento, vagliati dal Comitato direttivo del Premio - composto da Tullio De Mauro, Giuseppe D’Avino, Valeria Della Valle, Simonetta Fiori, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Enzo Golino,Giuseppe Gori, Melania Mazzucco, Luca Serianni e Maurizio Stirpe- tra le 27 proposte degli Amici della domenica.
A questa scrematura dei partecipanti, seguirà una prima votazione che sancirà la cinquina finalista attraverso lo scrutinio di tutti i voti pervenuti, che si terrà in Casa Bellonci il 15 giugno. La proclamazione del vincitore avverrà, invece, l'8 luglio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
La kermesse di quest'anno si avvale di una nuova sezione del premio dedicata alla lettura in fascia scolare, denominata come Premio Strega Ragazze e Ragazzi, assegnato il 6 Aprile e deciso da lettori tra i 6 e i 15 anni provenienti dalle scuole di tutta Italia. Le vincitrici sono state due: Susanna Tamaro con Salta, Bart! (Giunti) per la categoria +6 e Chiara Carminati con Fuori Fuoco (Bompiani) per quella dedicata ai ragazzi dagli 11 ai 15 anni.
Le vincitrici del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, 
Susanna Tamaro  e Chiara Carminati, al momento della premiazione.
Il 13 Giugno verrà, invece, decretato il Premio Giovani, alla sua terza edizione, tra i 12 finalisti, assegnato da una giuria di circa quattrocento ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, in rappresentanza di quaranta licei e istituti tecnici diffusi su tutto il territorio italiano e all’estero.
Il 14 maggio sarà ufficialmente presentata la cinquina finalista della seconda edizione del Premio Strega Europeo, che vuole rendere omaggio alla cultura del vecchio continente e ai suoi legami con l’Italia attraverso la premiazione di uno degli scrittori recentemente tradotti e pubblicati in Italia che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale.
La cerimonia si terrà nel Salotto Lazio (Padiglione 3, P102-R101) del Salone Internazionale del Libro (Lingotto Fiere, via Nizza 294, Torino). Per raccontare i libri e gli autori selezionati interverranno Lidia Ravera, assessore alla Cultura della Regione Lazio, Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature.

Ma veniamo adesso ai 12 semifinalisti: vi presentiamo qui, come di consueto, i libri che concorreranno al LXX Premio Strega.

L’uomo del futuro (Mondadori) di Eraldo Affinati
A quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, "penitenziario ecclesiastico", in uno sperduto borgo dell'Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, tese a legittimare la scrittura che ne consegue, non troveremo soltanto la storia dell'uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l'eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell'istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea; dagli adolescenti arabi, frenetici e istintivi, agli italiani di Ellis Island, quando gli immigrati eravamo noi; dalle suore di Pechino e Benares, pronte ad accogliere i più sfortunati, ai piccoli rapinatori messicani, ai renitenti alla leva russi, ai ragazzi di Hiroshima, fino ai preti romani, che sembrano aver dimenticato, per fortuna non tutti, la severa lezione impartita dal priore.


La scuola cattolica (Rizzoli) di Edoardo Albinati
Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell’epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant’anni ha custodito i segreti di quella “mala educación”. Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove oscilla, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo poderoso, che sbalordisce per l’ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: “Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?”.
Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l’amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, Albinati costruisce una narrazione potente e inarrestabile che ha il coraggio di affrontare a viso aperto i grandi quesiti della vita e del tempo, e di mostrare il rovescio delle cose. La scuola cattolica è forse il libro che mancava nella nostra cultura.

Dove troverete un altro padre come il mio (Ponte alle Grazie) di Rossana Campo
Rossana Campo, ancora una volta senza infingimenti e con lo stile dirompente e «difforme» che caratterizza la sua produzione letteraria, ma mettendosi in gioco forse più che in ogni altro suo libro, racconta qui il rapporto con Renato, il padre amatissimo e difficile scomparso di recente; o meglio con le molteplici figure, spesso contraddittorie, che Renato ha incarnato lungo tutta la sua vorticosa esistenza: il maestro di vita che fin da piccola esorta la figlia a rifuggire ogni forma di condizionamento e ipocrisia, ma anche l’irresponsabile che per niente e nessuno si separerebbe dalla sua amica più fidata: la bottiglia; l’individuo gioviale e irriducibilmente ottimista, ma anche l’attaccabrighe, dominato da una rabbia incontenibile; e ancora lo «zingaro» che non sopporta alcuna imposizione e non riconosce alcuna autorità, il contaballe prodigioso, il casinista indefesso, il terrone orgoglioso in un Nord che lo respinge… in una parola un essere infinitamente vitale e tremendamente fragile. Ne emerge un racconto, magari spudorato, ma proprio per questo di rara autenticità, della parte più profonda di sé.
  
Dalle rovine (Tunué) di Luciano Funetta
Il collezionista di serpenti Rivera, grazie a un video amatoriale, entra in contatto con l’insolita e seducente scena della pornografia d’arte. Questa esplorazione si trasforma ben presto nella discesa in un abisso popolato da figure oscure, tra le quali spicca un argentino a dir poco enigmatico: Alexandre Tapia.
Proprio attraverso la frequentazione di Tapia, Rivera scoprirà un universo di abiezioni private e catastrofi collettive, vittime invisibili e carnefici rimasti impuniti.










Le streghe di Lenzavacche (e/o) di Simona Lo Iacono
A Lenzavacche, minuscolo paese della Sicilia, vivono il piccolo Felice, la madre Rosalba e la nonna Tilde. È il 1938, e sembra non esserci posto per quel bambino disabile e vivace nell’Italia ossessionata dalla perfezione fisica esaltata dal fascismo. Felice, tuttavia - frutto di un amore appassionato della madre con un arrotino di passaggio, il Santo - riesce a vivere in pienezza nonostante i disagi fisici e l'emarginazione. Perché la sua è una famiglia speciale, di sole donne, le ultime discendenti di un gruppo di “streghe” che nel 1600 trovarono rifugio proprio a Lenzavacche dopo essere state bollate come corruttrici e istigatrici del demonio. Spose abbandonate, mogli gravide, figlie reiette, donne perseguitate che decisero di riunirsi per fronteggiare eventi difficili della vita, affratellandosi in un vincolo di solidarietà umana. Accanto a lui, oltre a queste donne piene di risorse, sostenitrici zelanti del potere benevolo delle streghe, c’è il farmacista Mussumeli, donnaiolo incallito ma benigno protettore della famiglia. E infine Mancuso, il nuovo maestro della scuola elementare, giovane e innamorato della cultura, dominato da un dolore lontano. Tutti insieme si ingegnano per escogitare metodi che possano regalare a Felice movimento, parola e indipendenza. In una Sicilia viziosa e ipocrita, dove c’è sempre qualcuno pronto a giudicare, Felice e il Maestro Mancuso diventano un simbolo di coraggio e fantasia, il segno concreto di una rinascita possibile.

La reliquia di Costantinopoli (Neri Pozza) di Paolo Malaguti
1565, Venezia. Il sole non lambisce ancora il camposanto di San Zaccaria, quando il vecchio Giovanni si cala nella tomba del chierico Gregorio Eparco, il suo antico tutore, appena riesumata dai pissegamorti in cambio di tre ducati. Non vuole trafugare la bara di legno marcio o le ossa ricoperte di lanugine e muffa. Sta cercando un libercolo. Un diario «avvolto in una pezza di tela cerata, sigillata da un nastro nero», che lui stesso, cinquant’anni prima, ha nascosto sotto la nuca del maestro, dopo aver giurato di non sfogliarlo né di farne parola con nessuno.
Il giuramento, però, ora può essere infranto, poiché le annotazioni contenute in quell’involucro sono l’unico indizio in grado di condurre ad alcune preziosissime reliquie cristiane andate perdute.
Il diario si apre nel 1452, quando Gregorio – «la barba folta e nera» e un «fisico più da rematore che da mercante» – giunge ad Adrianopoli insieme con il suo socio d’affari, l’ebreo-veneziano Malachia Bassan.
La città, strappata a Venezia dagli Ottomani un secolo prima, offre uno spettacolo raccapricciante agli occhi dei due giovani mercanti. Ventotto marinai di una galea da mercado della Serenissima, accusata di aver disubbidito agli ordini provenienti dalla fortezza di Boghaz-kesen, fatta costruire da Maometto II per controllare il traffico sul Bosforo, sono stati torturati, uccisi e lasciati alla mercé dei cani nelle pubbliche vie.
L’intento del giovane Sultano, un ragazzo di diciannove anni magro e pallido, è chiaro: offrire una dimostrazione di forza prima di cingere d’assedio la città che, per i cristiani, è la madre e la guida di tutto il mondo, l’ancella stessa del Padre: Costantinopoli, l’arca di santità che custodisce il maggior numero di reliquie cristiane.
Mentre uno sparuto esercito di genovesi, greci e veneziani tenta di respingere l’assalto dei turchi, Gregorio ha un’idea: recuperare tutti «i frammenti di Paradiso» appartenuti ai santi e disseminati nelle chiese, nei sotterranei e dentro il Grande Palazzo imperiale di Costantinopoli, per salvare in tal modo la Cristianità. Un’idea allettante anche per Malachia Bassan, nella cui mente si affaccia il pensiero che, male che vada, quelle reliquie così preziose possono pur sempre essere vendute.
Così tra imboscate, fughe ed enigmi, i due giovani mercanti si accingono all’impresa…
Con una documentazione sterminata capace di riprodurre fedelmente l’architettura di Costantinopoli cinta d’assedio dagli Ottomani e le strategie militari, le lingue, i culti e i costumi dell’epoca, Paolo Malaguti scrive un romanzo d’avventura dall’inarrestabile tensione narrativa. E ci consegna due protagonisti memorabili, figli del XV secolo: il saggio e ossequioso chierico Gregorio e l’imprevedibile ebreo Malachia.

Il cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax) di Giordano Meacci
Nell’immaginario paese di Corsignano – tra Toscana e Umbria – la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. Troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: «il Cinghiale che uccise Liberty Valance» si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti. Giordano Meacci scrive un romanzo bellissimo, commovente, appassionante, che racconta l’eterno mistero dei nostri sentimenti e lo fa grazie all’antico espediente di trattare le bestie come uomini e gli uomini come una tra le molte specie viventi sulla Terra.

L’addio (Giunti) di Antonio Moresco
Il mondo dei vivi e quello dei morti sono vicini, comunicanti, e si assomigliano tanto: sono entrambi fittamente popolati, con città piene di grattacieli e di quartieri in rapida espansione. Solo la luce è diversa. E c'è un'altra cosa, che però nessuno sa dire: quale dei due mondi venga prima. Il protagonista di questo romanzo si chiama D'Arco ed è uno sbirro morto, pieno di dolore e di furore. È stato chiamato a compiere una missione impossibile. Deve tornare nel mondo dei vivi, nel quale fu ucciso, per fermare un massacro di vittime innocenti. Ma se il male viene prima, come potrà D'Arco invertire la spirale.









Conforme alla gloria (Voland) di Demetrio Paolin
Amburgo, 1985. Rudolf Wollmer fa il sindacalista, ha una moglie, un figlio adolescente e l’incubo di un padre scomodo, una ex SS che morendo gli ha lasciato in eredità la casa di famiglia. Deciso a sbarazzarsene subito, ritrova, tra gli oggetti del vecchio, un quadro intitolato La gloria. L’immagine è minacciosa ma nasconde un segreto ancora più terrificante. Nel tempo, la vicenda di Rudolf e del quadro si intreccia con quella di Enea Fergnani ‒ ex prigioniero a Mauthausen sfuggito allo sterminio del lager grazie alla sua abilità artistica e proprietario di un negozio di tatuaggi a Torino ‒ e della giovane modella Ana… Un romanzo sorprendente, dallo stile intenso e nitido, che è anche una riflessioni sul rapporto tra vittima e carnefice, su quale sia il confine tra umano e disumano.






La figlia sbagliata (Frassinelli) di Raffaella Romagnolo
Un sabato sera come tanti in una cittadina della provincia italiana. La tv sintonizzata su uno show televisivo, nel lavandino i piatti da lavare. Un infarto fulminante uccide il settantenne Pietro Polizzi, ma Ines Banchero, sua moglie da oltre quarant'anni, non fa ciò che ci si aspetta da lei: non chiede aiuto, non avverte amici e famigliari, non si preoccupa di seppellire l'uomo con cui ha condiviso l'esistenza. Comincia così un viaggio dentro la vita di una coppia normale: un figlio maschio, una figlia femmina, un appartamento decoroso, le vacanze al mare, la televisione e la Settimana Enigmistica. Ma è una normalità imposta e bugiarda, che per quarantacinque anni, per una vita, ha nascosto e silenziato rancori, rimpianti, rimorsi e traumi. E mentre giorno dopo giorno la morte si impadronisce della scena, il confine fra normalità e follia si fa labile.





Se avessero (Garzanti) di Vittorio Sermonti
Una mattina di maggio del 1945 tre (o quattro) partigiani si presentano col mitra sullo stomaco in un villino zona Fiera di Milano alla caccia d'un ufficiale della Repubblica Sociale (o forse di tre), lo scovano, segue un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, sincronizzato bene o male ai grandi eventi della Storia, si dipanano settant'anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi, affidati come sono agli «intermittenti soprusi della memoria»: il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il «passaggio dalla parte del nemico» (iscrizione al PCI), e poi ancora un titubante far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; e la famiglia «feudale» della strana mamma; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell'ipotesi sospesa, a quell'eccidio mancato.
Così, nel tentativo di fare i conti con i propri fantasmi, Vittorio Sermonti ci regala un libro sconcertante, tracciato nella forma di una lunga canzone d'amore per un tu che ha smascherato molti di quei fantasmi del “narrator narrato”, e gli dà ancora la voglia di vivere: un libro che è anche la cronaca minuziosa di un Paese e di un interminabile dopoguerra, e, spesso mimando pensieri, lessico e voce d'un ragazzino d'antan, ci fa riflettere sulla tragica e ridicola ricerca di noi stessi che ci affligge giorno per giorno, uno per uno: «non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto».

La sumera (Fazi) di Valentino Zeichen
Un giorno dopo l’altro, senza grandezze né tragedie, Ivo, Mario e Paolo consumano quel che resta delle loro giovanili inquietudini in una Roma sonnacchiosa e sempre più indifferente. I tre amici si muovono in uno spazio privilegiato, tra la via Flaminia e la Galleria d’Arte Moderna, passando le loro giornate fra minimi spostamenti, pedinamenti di donne, amori impossibili. Sono tre «vecchi ragazzi» scioperati, un po’ come i vitelloni felliniani, che vivono, anzi vivacchiano, nella capitale, «contemporanei al proprio passato». La ricerca di un centro che appare introvabile rivela la fatica di crescere e di cambiare in una realtà alla quale sembra difficile aderire: così il fallimento di Mario diventa lo specchio del fallimento di Ivo e insieme sembrano portare verso un’unica sconfitta, quella di un’intera generazione cresciuta nel segno della marginalità esistenziale. La deriva pare arrestarsi solo davanti a una donna senza nome, che i tre si contenderanno in un balletto quasi moraviano.
In questo romanzo poetico e scanzonato, dal fondo potentemente tragico, Valentino Zeichen ricostruisce con dolente ironia l’itinerario degli anni perduti dei protagonisti, che raggiunge talvolta esiti di irresistibile comicità illuminando quel vuoto così caratteristico delle loro vite come dei nostri tempi.




mercoledì 23 aprile 2014

Recensione libro e film: Storia di una ladra di libri



Storia di una ladra di libri, Markus Zusak
Frassinelli
563 pagine, 16.90 euro
Possono le parole e i libri rivoluzionare una vita?
Sembra questo il quesito che imperversa nel romanzo di Markus Zusak, ambientato nella Germania nazista tra Gioventù hitleriana e ladri di vocaboli. È la storia di una ragazzina, Liesel, figlia di una presunta comunista, adottata dalla coppia tedesca degli Hubermann, traumatizzata dall’abbandono e dalla morte del fratellino minore - avvenuta durante il viaggio verso Himmel Street a Molching. Riassumendola con le parole del narratore,
la storia di quei tanti sopravvissuti – un’esperta nell’arte di essere lasciata indietro – che, tra le altre cose, riguarda: una ragazza; qualche parola; un suonatore di fisarmonica; alcuni tedeschi fanatici; e un bel po’ di furti”.

Liesel vive due forti perdite che la spingono a essere aggressiva, soprattutto verso i compagni di scuola che la deridono perché non sa leggere. Ciò stressa a tal punto la bambina da farle venire gli incubi e bagnare il letto. Ma queste notti burrascose vengono presto mitigate dalla bontà del padre adottivo Hans, che le insegna a leggere il piccolo libro che Liesel ha rubato durante il funerale del fratellino: il “Manuale del necroforo”. Da questo momento la bambina svilupperà un intenso amore per i libri, letti di soppiatto durante la notte e grazie alla signora Hermann che, successivamente al suo secondo furto, le consentirà di leggere nella grande biblioteca del borgomastro quei libri che le apriranno gli occhi e il cuore. Durante la giovinezza avranno grande importanza Rudy, l’amico coetaneo perennemente impegnato a strapparle un bacio, e l’arrivo di Max, pugile ebreo che verrà nascosto nella cantina di casa Hubermann per una promessa fatta da Hans al padre di Max durante la Prima guerra mondiale, nel quale quest’ultimo ha perso la vita. Tra la paura di venire scoperti a dare asilo ad un ebreo e gli orrori della guerra, il romanzo ci trasporta in un’epoca della quale ci restano oggi numerosi documentari e testimonianze, e ce la racconta in un modo inedito e straziante, attraverso la centralità di una bambina che non vive sulla propria pelle la guerra, ma che riesce comunque a intuirla.
La storia prende il via raccontata da un narratore d’eccezione, la morte, che sarà svelato durante il racconto attraverso dei giochi linguistici, senza autonominarsi. Questo è onnisciente e irriverentemente sadico: spesso interrompe volontariamente la storia di un personaggio per poi tornarvi successivamente, lasciando in sospeso il lettore e spingendolo ad accelerare la lettura, ma più frequentemente svela qualcosa che, sul momento, sembra essenziale, per poi risultare superfluo.

Ho deciso di non essere gentile. Ti rovinerò o finale, e non solo del libro, ma di questa parte specifica. Ho già anticipato due fatti, perché non mi piace fare misteri. Il mistero mi annoia. So già che cosa succederà, e ora lo sai anche tu; è il percorso che ci ha condotti qui che ci inquieta e ci affascina”.

I personaggi di questo libro sono vividi e pieni di colore, ognuno di loro assume dei contorni caratteriali ben definiti: Liesel è la ragazza tormentata, Hans il padre buono, Rosa la madre burbera e impenetrabile, Rudy l’eterno innamorato e Max l’eroe romantico. Il tutto viene arricchito da un linguaggio ben preciso che li contraddistingue e rende inconfondibili all’interno della narrazione.
La lingua, sia nel testo originale che nella sua traduzione, è molto particolare: il traduttore ha deciso di mantenere i termini tedeschi che imperniano il testo e che sono funzionali non solo a caratterizzare i protagonisti della storia come ho detto prima, ma anche a determinare in modo definito lo spazio storico nel quale i fatti accadono – non per nulla, ho trovato un po’ fastidioso che “saumensch”, dispregiativo che Rosa utilizza rivolgendosi a Liesel, venisse tradotto nel film con un più neutro “furfante”. Inoltre il layout della storia è del tutto particolare: spesso, in coincidenza con il flusso di pensieri della Morte-narratore, si aprono dei “sottoparagrafi” esplicativi che hanno una stesura diversa da quella del resto del testo, con margine molto grande, titolo in grassetto e testo in corsivo, sintomo che forma e sostanza per l’autore sono coincidenti.

È indubbio che Zusak abbia saputo costruire un romanzo di formazione geniale e carico di sperimentazione, ma anche un romanzo storico leggero e adatto a tutte le fasce d’età. Tra le critiche che ho ascoltato da amici che lo hanno letto e articoli sul web ce ne sono tante che penso siano dovute ad un erronea aspettativa prima della lettura: la trama può essere fuorviante, visto che non si tratta di una storia sulla Shoah o sul nazismo ma, come dicevo all’inizio di questa recensione, di un romanzo sul peso della lettura nella formazione umana e delle parole nei diversi contesti nei quali vengono utilizzate. L’ho trovato davvero incantevole. Lo consiglio vivamente a chi è innamorato della lettura.


Ora qualche parola sul film. L’ho visto al cinema quando avevo appena cominciato a leggere il libro, ma questo non mi ha impedito di notare le prime differenze sin dall’inizio della storia. Tuttavia non sono qui per parlare di questo, visto che, riguardo la scelta di cambiare alcuni elementi, la prima giustificazione che ho dato e che mi sento di dare adesso, dopo aver letto il volume, è quella della durata della pellicola troppo ridotta per raccontare tutto nei minimi dettagli. Ho letto in giro per il web numerose recensioni alquanto negative, ma il mio parere è divergente: l’ho trovato un film fortemente evocativo e istruttivo, un film per tutta la famiglia nonostante la drammaticità della storia. Sapevo già che ci sarebbero state amarezze sin dal principio (avevo già letto della morte del fratello di Liesel), ma ammetto che poter vedere insieme in un film Geoffrey Rush (Shine*, Shakespeare in love, Pirati dei Caraibi, Il discorso del re, La migliore offerta) ed Emily Watson (Le onde del destino,* Hilary e Jackie*, La sposa cadavere, Anna Karenina) mi ha definitivamente convinta ad andare al cinema. Brian Percival ha saputo costruire un film essenziale che, pur condensato e semplificato in alcuni casi, non perde la forte dipendenza da un romanzo particolare come quello di Zusak, offrendoci una pellicola molto interessante che ricorda le vecchie trasposizioni cinematografiche. L’interpretazione di Rush è impeccabile e trascinante, ma senza mai togliere l’occhio di bue dalla bellissima Sophie Nélisse, che ha saputo reggere molto bene il ruolo da protagonista pur essendo davvero giovane. Magnifiche poi la fotografia e le musiche, affidate al celebre John Williams, che riportano alla memoria lo splendore della colonna sonora di Schindler's List. Un film meraviglioso, dal sapore un po’ retrò, che ha saputo davvero conquistarmi.

Voto: 

martedì 2 luglio 2013

Recensione: Nel sangue di Francesca Petrizzo

Nel sangue – Francesca Petrizzo 
Terribili e densissime sono le parole di Dante, piene di tristezza e rimpianto, di comprensione e tenerezza verso gli amanti maledetti legati per sempre da un sentimento che li ha sopraffatti e perduti. Lo stesso sentimento invincibile che unisce Lucrezia e Cesare. I Borgia. Nati dalla relazione di un papa con una donna bellissima e presto dimenticata. Marchiati dal nome di una famiglia potentissima nella quale intrigo, violenza e sete di conquista segnano il loro destino fin dalla culla. Consegnati alla Storia in un'aura di leggenda nera: lui spietato e sanguinario, lei avvelenatrice immorale dai mille amanti. Ma le leggende sono fatte di cartapesta, e cancellano la carne e il sangue, la mente e il cuore dei protagonisti. Esiste di certo un'altra verità: quella di un Cesare coraggioso e ribelle, protettivo e appassionato. Quella di una Lucrezia tenera e indifesa, romantica e sognante. Quella di due fratelli che si amano forse di un amore proibito, ma certamente unico e immortale. Quella di un uomo e di una donna che saranno costretti a separarsi, dolorosamente, per la ragion di Stato, eppure non si lasceranno mai nello spirito, fino alla morte. Perché ogni loro pensiero, ogni sogno, ogni gesto, fino alla fine, sarà imbevuto del ricordo perfetto di una breve stagione vissuta l'uno per l'altra. La stagione di una possibile innocenza.
Editore: Frassinelli
Pagine: 239
Prezzo: 18,50
Voto: 





Torna in libreria Francesca Petrizzo, giovane autrice conosciuta per il precedente Memorie di una cagna (2010), in cui racconta la storia della bella Elena di Troia dal suo punto di vista. Nel nuovo romanzo, Nel sangue, è il Rinascimento a fare da sfondo alle vicende narrate, ambientate nella Roma dei Borgia, una famiglia che deve la sua fama non solo alla controversa elezione al papato di Alessandro VI e alla sua formidabile conoscenza dei meccanismi di potere, ma soprattutto alla spregiudicatezza e crudeltà dell'intera casata, sulla quale si narrano tante leggende nere.
La Petrizzo studia storia alla facoltà di Oxford e, partendo da questo presupposto, mi ero fatta l'idea che quello che stavo per leggere fosse un libro interessante e ricco di particolari su un'epoca storica così piena di eventi, giochi di potere e sfarzose manifestazioni di ricchezza.
Purtroppo l'autrice si è tenuta alla larga da una vera e propria ricostruzione storica, procedendo per lo più di pura inventiva, cosa che in un contesto simile ho trovato poco appropriata. Un conto è favoleggiare su personaggi inventati o su fatti poco chiari, un altro è storpiare volutamente eventi comprovati proponendosi di scrivere un romanzo storico.
Quando si parla di una delle famiglie protagoniste della storia rinascimentale, sulla cui vita e nefandezze ci sono ampie documentazioni, la licenza narrativa dovrebbe concentrarsi su particolari marginali e fare da contorno agli eventi reali.
Tralasciando per un attimo gli aspetti negativi, vediamo cosa c'è di buono in questo libro.
La narrazione procede alternando diversi punti di vista, nello specifico quelli di Cesare, Lucrezia e del narratore. Fin dalle prime pagine emergono la grande competenza e padronanza che l'autrice ha della lingua italiana; quello che ci accompagna lungo tutto il romanzo è un linguaggio ricco e ben lavorato, con una terminologia mai banale e sempre raffinata, sebbene non così tanto da allontanare il lettore meno esperto.
Ho molto apprezzato, inoltre, il modo in cui viene affrontato il rapporto fra Cesare e Lucrezia: l'amore fra i due è di fatto una leggenda non comprovata da alcuna fonte degna di credito, e la Petrizzo si attiene a questa incertezza dipingendo un amore fraterno molto forte, con qualche sottinteso appena accennato, che sta al lettore interpretare in un modo o nell'altro. Il suo tentativo di mettere in risalto la crudeltà di Cesare nella vita reale e il suo essere, di contro, estremamente premuroso verso la sorella è abbastanza riuscito. Utilizzare gli stessi protagonisti come narratori dà una dimensione molto introspettiva alla narrazione, ed è forse l'espediente che colpisce maggiormente il lettore: l'autrice è riuscita in modo brillante ad analizzare gli svariati tipi di sentimento che di volta in volta colgono i suoi due personaggi. Messi insieme tutti questi elementi, i primi capitoli del libro scorrono in fretta e in modo molto piacevole.
Alla lunga, però, questa scrittura stanca. È un tipo di narrazione in cui accade poco o niente, gli eventi sono solo accennati e lasciati all'immaginazione, in un modo di esprimersi quasi onirico e completamente staccato dalla realtà. Se il romanzo è perfetto nel suo modo di trattare i sentimenti dei personaggi, è terribilmente carente nel raccontare il momento dell'azione o nel descrivere qualunque fatto concreto: il suo più grande difetto è proprio questo, sorvolare quasi completamente - tranne in pochi punti, dove la narrazione non lo consente – gli avvenimenti esterni all'amore fra Cesare e Lucrezia. In questo modo, come già accennavo, si finisce per ignorare accanimenti storici estremamente interessanti che arricchirebbero non poco i contenuti   ma, soprattutto, si finisce per darvi così poca importanza da ritenere di doverli cambiare e raccontare in modo falsato. Ad esempio, non viene detto praticamente nulla di Alfonso d'Aragona, che Lucrezia amava moltissimo e che aveva tentato di fuggire con lei, se non per raccontare la sua morte in modo poco congruente alla realtà. Non si accenna nemmeno a Rodrigo d'Aragona, il figlio di Lucrezia e Alfonso. In generale, ho trovato le scelte narrative della Petrizzo davvero limitanti sul piano contenutistico.
Ciò che si ottiene non è altro che un qualcosa di magistralmente scritto ma piuttosto vuoto da qualsiasi altro punto di vista.
Per concludere, se volete leggere qualcosa sulla famiglia Borgia, o sul Rinascimento italiano, sia di romanzato sia di storico, potete sicuramente aspirare a materiale migliore. Se vi interessa una semplice storia d'amore, invece, questo libro potrebbe soddisfarvi.

Francesca Petrizzo
È nata a Empoli il 17 maggio 1990. Dopo la Maturità classica, si è iscritta alla facoltà di Storia di Firenze, ma è stata anche ammessa all'Università di Oxford, che frequenta dall'autunno 2010. Ama il cinema, la musica, la lettura e ha molti amici, senza bisogno di Facebook. Da sempre coltiva la passione per la scrittura, ha esordito nel 2010 con Memorie di una cagna.

martedì 23 aprile 2013

Recensione: “La Grande Festa di John Saturnall” di Lawrence Norfolk Farnese


La Grande Festa di John Saturnall - Lawrence Norfolk Farnese
Inghilterra, 1625. Nel remoto villaggio di Buckland, John e sua madre Susan stanno fuggendo, inseguiti da una folla scatenata che li accusa di stregoneria. Dopo aver trovato rifugio nella foresta, Susan apre un antico libro da cui non si separa mai - che mescola erboristeria, cucina e riti pagani - e comincia a raccontargli di un'antica Festa, segretamente tramandata di generazione in generazione. Ma mentre i piatti succulenti sorgono dalle pagine, il terreno sotto di loro si fa sempre più gelido. Quell'inverno, la madre di John muore di stenti, lasciandogli una sola preziosissima eredità: il libro della Grande Festa. Scampato miracolosamente alla morsa del gelo, John viene accolto nel castello di Buckland, il maniero di Sir William Fremantle, dove lavorerà come sguattero nelle cucine. Sotto la guida del capocuoco, e grazie alla sua abilità e determinazione, John abbandona presto gli squallidi sotterranei per gli eleganti piani superiori, dove Lucretia, l'ostinata figlia di Sir William, sfida col digiuno la decisione del padre di darla in sposa a un uomo che lei disprezza. Compito di John è tentarla con ogni prelibatezza e indurla a mangiare. La vicinanza porta ben presto all'attrazione e tra loro nasce così un amore tenerissimo, proprio mentre all'orizzonte incombe la guerra civile, che rischia di dividerli. Per conservare ciò che ha di più caro, John dovrà realizzare la visione di sua madre. Dovrà servire la Grande Festa.
Editore: Frassinelli
Pagine: 407
Prezzo: 18,50 €



Voto: 

Non si può negare: il filone culinario va alla grande in questo periodo, come dimostra il successo di vendita dei libri di ricette veloci, come quelli tratti dalla nota trasmissione televisiva “Cotto&Mangiato”, e dei manuali di “cucina e non solo” degli chef più famosi, ormai vere e proprie star mediatiche. Quando ho finito di leggere La Grande Festa di John Saturnall, ho subito pensato che, a modo suo, anche il protagonista del romanzo è una stella della cucina, mastro cuoco dotatissimo, capace di creare piatti deliziosi con una bravura e una maestria quasi sovrannaturali. Con quest'opera, l'inglese Norfolk, apprezzato autore di romanzi storici, dà vita a una grande avventura che si snoda per quasi mezzo secolo, nell'Inghilterra del 1600, restituendo agli occhi del lettore un mondo immaginifico, dove la storia si fonde con il mito, la religione cristiana con i culti pagani, il tutto sapientemente amalgamato dal piacere del cibo... Già, perché per tutte le 406 pagine del libro, è proprio lui a fare da sfondo alla vicenda: cibo non soltanto inteso come sostentamento, ma come banchetto, ossia occasione di convivialità, di godimento, di condivisione.
John Saturnall, che conosciamo all'inizio come John Sandall, è un ragazzino figlio di una guaritrice, che vive ai margini (non soltanto geografici, ma anche sociali) di un villaggio sperduto chiamato Buckland. La madre Susan, infatti, viene a malapena tollerata dagli abitanti, che la considerano una strega e quest'emarginazione, di cui è vittima anche il figlio, raggiunge il culmine con l'arrivo dello spietato Marpot, un fanatico religioso capace di soggiogare gli abitanti di Buckland e di aizzarli contro Susan e John, che si vedono costretti a fuggire nel folto del bosco di Buccla. Ed è proprio in questo luogo che il ragazzo viene a conoscenza a poco a poco dei segreti contenuti nel libro di Susan, del suo rapporto speciale con i cibi, della sua forza evocativa. Nel libro di Susan viene narrata la storia del popolo di Saturno, un popolo egalitario dove gli uomini vivevano in amicizia con le donne, che sapeva godere della vita, disperso però dall'arrivo del rigido e intransigente monoteismo, e la ricchezza di quel mondo, la squisitezza di quelle pietanze, era stata fissata per sempre nelle pagine del volume. E quelle parole su carta, quei racconti hanno il potere di far dimenticare la fame e di “saziare” John, che al contrario della madre Susan già debilitata, riesce a sopravvivere al freddo e all'inedia. Come accennato all'inizio dell'articolo il ragazzo è estremamente dotato, possiede un “demone” che gli consente di  riconoscere immediatamente gli ingredienti delle varie pietanze e di creare piatti deliziosi, come egregiamente descritto a pag. 124 in una scena che ha per teatro la cucina del castello di Buckland, maniero di Sir William Fremantle:

Per la prima volta da Buckland, il suo demone estrasse il proprio cucchiaio.
“Osservate”, riprese Vanian in tono ispirato “come il brodo sussume le proprie parti in un unico liquido, trasformandole. Cominciamo con le spezie.” Rivolse a John un'occhiata carica di teatrale aspettative. “No? In tal caso, mi si permetta...”
“Macis”, disse John.
Underley si voltà verso di lui. Roos assunse un'espressione stupita. Henry Palewick lo fissò.
“Cumino in polvere” proseguì John “Semi di coriandolo, maggiorana, ruta. Aceto. Un po' di miele e...”

L'arrivo al castello di Buckland, dove si fermerà per lavorare in cucina dapprima come garzone e poi come cuoco, sotto la guida di Master Scovell, mastro cuoco che conosce le sue origini, rappresenterà la sua grande occasione, non soltanto per specializzarsi nella sua arte, ma anche per innamorarsi dell'altera figlia del proprietario, Lady Lucretia, che conquisterò cucinandole deliziose ricette.
La  vicenda prosegue poi srotolandosi in un susseguirsi di avventure, che hanno come sfondo le tormentate vicende della storia inglese del XVII° secolo con la guerra civile, la decapitazione di Re Carlo I, la salita e la caduta di Sir Oliver Cromwell. Vediamo così John Saturnall diventare un cuoco sempre più esperto, partire al seguito delle truppe impegnate nella guerra per cucinare ai soldati, rimanere ferito... Norfolk dà una sorta di circolarità al tessuto narrativo, quando la strada di John è di nuovo attraversata dagli antagonisti del passato, Marpot e i suoi seguaci invasati, e sottolinea la figura di Lady Lucretia che diventa una donna fiera, capace di difendere il suo castello e i suoi abitanti riuscendo a venire in qualche modo a patti con il nemico.
Ciò che colpisce di più di questo romanzo è la scrittura vivida, “sensuale”: quando l'autore descrive i cibi e la preparazione delle pietanze sceglie di utilizzare un lessico così evocativo ed efficace che pare quasi di sentire gli aromi e i profumi. Mi è piaciuta inoltre la scelta di intramezzare il romanzo con alcune pagine, scritte con un carattere diverso, che Norfolk ha immaginato “tratte” dal libro di John Saturnall, in cui sono riccamente spiegate le varie ricette cucinate dal nostro chef... che, devo ammettere, non sono esattamente allineate con il mio gusto (troppa carne e troppe farce!), ma centrano perfettamente l'obiettivo di coinvolgere appieno il lettore. Lasciate che vi riporti un estratto della mia preferita, le “mele Quodling al forno servite con una Crema dolce”.

“Lascia cuocere le Mele per una Notte, poi fai scivolare una Buccia sotto il frutto per sollevarlo. Il suo interno sarà morbido e denso come Zuppa di Piselli. Pungilo per far fuoriuscire il Vapore.[...] Versa il Miele e la Crema a cascata in una pentola di Vino Guascone e lascia che schiumi il più possibile. Frulla la Crema dolce finché non forma soffici Creste.
Una mela al forno non è uno Scherzo né una Delicatezza qualsiasi. Disponila meglio che puoi. […] Questo è un Piatto sostanzioso, adatto soprattutto a Coloro la cui Acidità necessita di Dolcezza o a Coloro i cui Bollenti Spiriti hanno bisogno di Raffreddarsi. O entrambe le cose.” (pagg. 238-239)

Non posso negare che mentre leggevo quelle pagine, ho letteralmente immaginato una bella mela al forno, cotta a puntino, da cui si dipanano piccole volute di vapore profumato, servito con eleganza accanto a una nuvola di morbida crema fredda. Semplicemente delizioso!
Inoltre, nell'opera sono presenti termini specifici legati alla cucina che non conoscevo come schidionare (cuocere sullo schidione, uno spiedino lungo per carni), quindi la lettura ha avuto una valenza anche didattica.
Questo romanzo è per me un piatto ben riuscito, anche se qualche punto debole c'è, come la scomparsa improvvisa del personaggio di Master Scovell, che improvvisamente si allontana senza lasciare traccia e di cui non si saprà più nulla fino alla fine del romanzo, ma la storia è così avvincente che si può chiudere un occhio.
Sarà scontato, ma concludo invitandovi a leggere “La Grande Festa di John Saturnall”... sono sicura che come me, anche voi penserete “Che la festa cominci!”

giovedì 17 gennaio 2013

Tempo di saldi, anche in libreria: ecco tutte le promozioni






Anno nuovo, promozioni nuove! Vi presentiamo qui una carrellata di sconti per i più accaniti divoratori di libri.
Dal 12 gennaio al 17 febbraio, troverete il 15% sui volumi della Dami Editore, mentre in casa Mondadori, dal 1 al 30 gennaio 2013, verrà applicato il 25% di sconto su una selezione di titoli, tra i quali  la saghe de "Il trono di spade" di George R. Martin e "Le cronache di Narnia” di Clive S. Lewis.


Sarà possibile acquistare scontati del 25% i titoli appartenenti alla collana Universale Economica Feltrinelli fino al 1° febbraio, mentre la TEA mette in promozione 400 titoli fino al 31 gennaio.

Si chiude il 2 Febbraio l'offerta di Bompiani-Marsilio-Rizzoli, con titoli come “La guerra sporca” di Gianpaolo Pansa, “Il paradiso dei diavoli” di Franco Di Mare e molti altri.

25% anche per i titoli editi dalla Casa Editrice Adelphi di cui abbiamo parlato in questo articolo, dove vi abbiamo consigliato alcuni libri da non perdere, che vi ricordiamo si protrarrà fino al 2 febbraio.
In sconto anche la collana Sperling Paperback dall’11 gennaio al 10 febbraio, una selezione di titoli Sperling, Einaudi, Piemme, Electa e Frassinelli dal 12 al 27 gennaio e dal 3 gennaio al 2 febbraio alcuni libri di Longanesi, Guanda, Nord, Garzanti, Corbaccio, Salani e Chiarelettere sono disponibili scontati del 25%. Per i più piccoli ci sarà uno sconto del 25%  sulla collana Disney classici dal 15 gennaio al 14 febbraio.
Infine, dal 5 gennaio al 10 febbraio potrete trovare lo sconto del 70% su alcuni titoli Remainders, libri d’occasione nuovi ma provenienti dalle eccedenze di magazzino degli editori.



lunedì 7 maggio 2012

Looking for books (18)


Eccoci tornati all'appuntamento bisettimanale con Looking for books,la vetrina sui libri che speriamo vi offra nuovi spunti per rimpinguare la lista dei desideri. Questa settimana ce n'è poco di meno: sabato in verità non ero molto ispirata - ok, lo ammetto, pur essendo interessatissima alla Feltrinelli stavo fremendo per la premura di andare a sbafarmi un panino al Mc Donald's. Ho raccolto solo sette titoli, uno dei quali -La mia famiglia e altri animali-, ho scoperto essere un testo molto consigliato a scuola. La vicenda delle 17 ragazze ha riesumato una notizia che aveva incuriosito molto anche me, e mi aveva lasciato alquanto shockata. Non sapevo esistesse persino un libro - né un film, a dire il vero. Sicuramente lo vedrò. Il più interessante, tra questi, è però a mio avviso Storia catastrofica di te e di me, pubblicato da Einaudi. Temi non nuovi, certo, ma non essendo questa volta uno YA mi fa sperare un po' di più...


17 ragazze -  Vanessa Schneider
Alla fine dell'anno scolastico 2008, nel liceo di Gloucester, nel Massachussets, diciassette ragazze erano contemporaneamente incinte, e nessuno sapeva chi fossero i padri. Le ragazze, tutte tra i quattordici e i sedici anni, confessarono di aver fatto un patto per tenersi i bambini e crescerli tutte insieme. Da questa storia vera, di cui si parlò in tutto il mondo, la scrittrice Vanessa Schneider, spostando l'azione nella provincia francese, ha tratto un romanzo, raccontato a più voci, che esplora con dolcezza e profondità gli abissi dell'adolescenza e della femminilità e mette in evidenza gli spietati meccanismi sociali di una piccola comunità. Ispirandosi alla stessa vicenda, le due giovani registe esordienti Delphine e Muriel Coulin hanno tratto il film "17 filles".
Anno: 2012
Editore: Barbès
Pagine: 180
Prezzo: € 14,00



Un estraneo sul divano -  Stephan Mendel-Enk
Goteborg, Svezia, anni ottanta. Jacob ha tredici anni ed è in attesa del suo Bar mitzvah, quando una crisi sconvolge la regolarità della sua vita. I genitori si separano: la madre ha da tempo una relazione con il suo capo, e il padre, medico, torna ad abitare dai suoi. Jacob e la sorellina Mirra restano a vivere con la madre, e presto anche con il suo nuovo compagno, Ingemar. La separazione, e quel nuovo, strano assetto famigliare, si ripercuotono non solo sui parenti più stretti ma sull'intera comunità ebraica di Goteborg, di cui sia i nonni materni sia quelli paterni sono membri molto attivi. I rapporti cambiano, i nonni smettono di parlarsi. E il peggio non è ancora arrivato. Jacob racconta la storia con la freschezza e l'ingenuità dei suoi anni, spettatore divertito delle idiosincrasie e dei pregiudizi dei vecchi - il nuovo marito non avrà mica portato a casa un albero di Natale? e il vecchio rabbino, con quel tremito alle mani, lasciando continuamente cadere! rotoli della Torah, non finirà per attirare sulla comunità una maledizione eterna? ma anche testimone attonito dell'inatteso, tragico avvenimento che colpirà tutti loro. La vita quotidiana della comunità, scandita da feste religiose, da pranzi tradizionali, dai legami con Israele e da un'attenzione ingenua e costante a tutto quello che di "ebreo" o "antisemita" avviene nel mondo esterno, è raccontata da Stephan Mendel-Enk attraverso gli occhi e la voce di un adolescente perplesso, a volte angosciato, più spesso rassegnato...
Anno: 2012
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 162
Prezzo: € 14,50


Vanagloria - Hans Tuzzi
Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panerà, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate d'amore, di potere, di sesso - in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata "la campana dell'ultimo round"; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock'n'roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Un romanzo talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico - che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori "alti" - amore e morte, e l'arte, nelle loro varie declinazioni - che soli possono dare un senso alla vita.
Anno: 2012
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 462
Prezzo: € 17,50




Storia catastrofica di te e di me - Jess Rothenberg
Brie muore all'improvviso. A sedici anni. Col cuore, letteralmente, spezzato in due. Nell'istante esatto in cui si sente dire da Jacob che non la ama più. Ma questo è solo l'inizio della storia. Dal suo punto di osservazione in Paradiso Brie finalmente capisce un sacco di cose. Che il matrimonio dei suoi sta proprio andando a rotoli. Che il fratello Jack non riesce a perdonarle di essere morta. Ricominciare da capo quando si ha il cuore a pezzi non è facile. Specie in un posto tutto nuovo. Ma una figura davvero celestiale comparirà presto ad accompagnare Brie nel suo paradisiaco futuro.
Anno: 2012
Editore: Einaudi
Pagine: 342
Prezzo: € 18,00



La mia famiglia e altri animali - Gerald Durrell
«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro»: così Gerald Durrell presenta questo libro, uno dei più universalmente amati che siano apparsi in Inghilterra negli ultimi trent’anni. Ma il lettore avrà il piacere di scoprirvi anche qualcos’altro: la storia di un Paradiso Terrestre, e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita (che per lui, futuro illustre zoologo, è soprattutto la natura e gli animali), passando anche attraverso avventure, tensioni, turbamenti, tutti però stemperati in una atmosfera di tale felicità che il lettore ne viene fin dalle prime pagine contagiato. La mia famiglia e altri animali fu pubblicato in Inghilterra nel 1956.
Anno: 1990
Editore: Adelphi
Pagine: 352
Prezzo: € 10,00


I bambini della Ginestra - M. Rosa Cutrufelli
1° maggio 1947: festa del lavoro a Portella della Ginestra. È un bel giorno per i lavoratori che, a centinaia, si danno appuntamento in mezzo alle montagne sassose del palermitano. L'Italia è ormai una Repubblica e la Sicilia non vuole più essere l'isola dei gattopardi, dei gabellotti, delle "coppole di velluto". Così i paesani festeggiano e scendono a piedi, in bicicletta, con i muli, a Portella della Ginestra, in quel naturale punto d'incrocio tra le coste della Pizzuta e della Kumeta. Ma è proprio da lì, dagli speroni bianchi di quelle antiche montagne, che Salvatore Giuliano ordina il massacro. Undici morti, ventisette feriti. Tra gli spettatori muti della strage, due ragazzetti: Lillo ed Enza. A lui ammazzano il padre, lei vede in faccia i banditi. Sono i bambini della Ginestra, segnati dalla Storia. E anche dall'ingiustizia, perché invano i sopravvissuti chiederanno risposta alle loro domande. Perché e per conto di chi aveva sparato Salvatore Giuliano? Ed era stato soltanto il suo gruppo a sparare? Chi si nascondeva, in realtà, dietro le rocce della Kumeta? Le strade di Enza e di Lillo si congiungono su quella piana, in un giorno di festa che, improvvisamente, diventa tragedia. Una tragedia senza giustizia. Enza e Lillo crescono segnati da questo trauma. Un'esperienza che li unisce e, al tempo stesso, li divide. Non possono più "fidarsi". Non riescono ad abbandonarsi ai sentimenti. Poi la voglia di vivere prende il sopravvento.
Anno: 2012
Editore: Frassinelli
Pagine: 273
Prezzo: € 18,50



Muri di carta - John A. Lindqvist
Che si tratti di un edificio in un sobborgo di Stoccolma che comincia a muoversi minaccioso, di una donna con uno straordinario sesto senso che si trova più a suo agio tra gli alberi della foresta che tra le persone, o di un'anziana pensionata che si lascia coinvolgere in uno strano giro di furti ai grandi magazzini, queste storie inquietanti e magiche nascono tutte da un quotidiano così desolato e spaventoso che solo il sovrannaturale può promettere un riscatto. Dall'ultimo capitolo di "Lasciami entrare", in cui scopriamo cosa ne è stato di Oskar ed Eli dopo la loro fuga da Blackeberg, a "La soluzione finale", scena che conclude le vicende di Flora e Elvy alle prese con i morti viventi, Lindqvist avvolge le sue storie in un'atmosfera sospesa e spietata, riuscendo a raccontare quanto sia impalpabile il confine tra la realtà e l'incomprensibile.
Anno: 2012
Editore: Marsilio
Pagine: 477
Prezzo: € 18,50

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