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martedì 21 gennaio 2014

Recensione: Il colore del tè di Hannah Tunnicliffe



Il colore del tè, Hannah Tunnicliffe
Sonzogno
320 pagine, 18 euro
Come avevo già scritto in precedenza, in occasione della mia recensione de “La Grande Festa di John Saturnall”, il filone culinario va alla grande anche quando si parla di libri: tra cuochi cultori dello scalogno e manuali di ricette facili e veloci, non c'è che l'imbarazzo della scelta! Anche il mondo della pasticceria è oggi di gran moda: di cake design e decorazione dolci si parla e si scrive molto, e le cupcake (uso volutamente l'articolo femminile LE, anche se per il resto del mondo credo siano I cupcake) hanno ormai invaso le cucine di mezza Italia. Ovviamente, da golosa quale sono, l'argomento non mi lascia indifferente e quando mi si è presentata la possibilità di leggere e recensire “Il colore del tè” della neozelandese Hannah Tunnicliffe l'ho colta al volo: bevo litri di litri al giorno e non disdegno i macarons e la copertina del romanzo, con una deliziosa tazza da tè colma di pasticcini, era un allettante invito. A lettura terminata, però, di dolce ne ho avuto fin troppo e sono decisamente pronta a leggere e recensire opere dal gusto meno stucchevole.
“Il colore del tè” narra la vicenda di Grace, inglese sulla trentina che si è trasferita a Macao per seguire il marito, che viene trasferito nell'ex colonia portoghese per seguire un progetto edilizio. Fin da subito Grace viene presentata come una donna molto fragile, smarrita e depressa a causa dell'impossibilità di avere i figli che tanto desidera, sposata a un uomo di sufficiente buona volontà che però non riesce a comprendere appieno i suoi tormenti. I primi tempi a Macao sono duri per la protagonista, che non vive, ma si “lascia” vivere (addirittura si rivolge a una veggente locale per sapere che cosa le riserverà il futuro), disorientata dal dolore che le procura la consapevolezza che non sarà mai madre. L'occasione per dare una svolta le si presenta quasi per caso, quando, passeggiando per strada, nota un cartello “vendesi” affisso a una vetrina: il locale è in vendita e lei, con la passione culinaria ereditata da una madre fuori dagli schemi, decide di provarci, di aprire un caffè dove poter servire i propri dolci. A questo punto già incominciano a nascere in me le prime perplessità: una donna che sta attraversando un momento personale molto difficile e che non ha mai fatto l'imprenditrice, decide di mettersi in proprio in un angolo d'Asia e, pur non conoscendo la lingua e pur non avendo appoggi che possano aiutarla con la burocrazia, nel giro di poco tempo riesce ad aprire il suo Lillian's, chiamato così in onore della mamma scomparsa. Il marito, che ha sempre avuto in mano i cordoni della borsa, borbotta un po', ma le lascia investire una cospicua quantità di denaro (quella messa da parte per un tentativo di fecondazione in vitro)... del resto come non farsi convincere dall'affermazione di Grace: “Sono tanti soldi. Lo so. Ma apro un negozio. Sarà un investimento. Ne guadagnerò anche di soldi.” (pag. 71). Procedendo nella lettura, il clan femminile attorno al Lillian's si allarga: a Grace si affianca Rilla, giovane e briosa ragazza filippina, che grazie alla propria dedizione e affidabilità si rivelerà una collaboratrice preziosissima (a mio parere il personaggio meglio caratterizzato del romanzo), seguita da Gigi, una cinesina poco più che ventenne, selvatica, rude ma sotto sotto dal cuore d'oro, senza dimenticare l'anziana Yok Lan e Marjory, ex ballerina appariscente e dai modi spicci, anche lei di gran cuore. Il personaggio di Gigi è stato un altro aspetto del romanzo che non mi ha convinto: Gigi, di professione ex-croupier che entra poi a far parte della squadra del Lillian's (e fortunatamente per le tasche di Grace: una ragazza tosta che parla cantonese, capace di mettere in riga i fornitori truffaldini!), è la nipote dell'indovina che Grace aveva visitato nei primi giorni a Macao. Le due si erano quindi già incontrate, visto che Gigi si occupava della riscossione del denaro per le predizioni della zia.

“Grazie. Mi chiamo Gigi.” […]
“Piacere, Gigi. Io sono Grace.”
“Sei venuta a trovare mia zia.”, mi dice, scrutandomi a lungo in viso con espressione seria. Poi la ricordo in tuta da ginnastica intenta a masticare una gomma e a trafficare con il telefonino. (pag. 119)

Quando nel romanzo si parla di lei, spesso lo si fa utilizzando aggettivi come “cupa”, “annoiata”, “sbrigativa”, “arrabbiata”: insomma la nostra Gigi, sebbene ci venga lasciato intendere che abbia ricevuto diversi tiri mancini nel corso della sua breve vita, non è presentata come una persona amabile e tuttavia Grace la prende molto a cuore, anche se in diversi casi la ragazza la tratta con una certa irrispettosa freddezza. Solo a una cosa Gigi non sa resistere: anche lei infatti cade sotto l'incantesimo maliardo dei macarons, come descritto a pag. 122 del romanzo. L'unico momento in cui Gigi pare “deporre le armi” è proprio quando osserva i bramati macarons: “Sotto il trucco e la matita scura di solito si nasconde un'espressione cupa. A parte quando esamina i macarons nella loro vetrina, naturalmente. In quei casi si raddolcisce in viso, si scioglie in un modo tutto suo, come burro in padella”.  
Inoltre Gigi aspetta un figlio da un poco di buono che non ha alcuna intenzione di fare il padre: la ragazza sembra insofferente durante tutta la gravidanza e non pare mostrare molto affetto per il bambino in arrivo; fortunatamente le cose dopo il parto cambiano e Gigi scopre di volere molto bene alla sua bambina, anche se [ATTENZIONE SPOILER!] è anche pronta a darla in affido a Grace quando dovrà ritornare in Australia con il marito. In effetti la zia indovina aveva predetto: “Forse ci sarà un bambino.” (pag. 17).
Che la proprietaria del Lillian's prenda tanto a cuore la vicenda della ragazza forse dipende proprio dal fatto che quest'ultima è incinta, ed è quindi plausibile che Gigi dimostri infine un nuovo atteggiamento più affettuoso e grato, tuttavia mi è sembrato davvero troppo forzato il passaggio in cui la “neo-mamma” ammette alla “mai-mamma” di aver realizzato di amare molto la bimba, ma di nutrire dei dubbi sulla propria adeguatezza ad accudirla e a garantirle un futuro degno, facendo così intendere velatamente l'intenzione di separarsene affidandola a Grace, la quale non trova meglio da dire che..: “Ci prendiamo un tè e finiamo questi macarons?” (pag. 302)
In tutto questo non possiamo non menzionare la sbandata che la nostra protagonista ha per Léon, affascinante chef francese (ovviamente!) un po' “piacione” che ha occasione di incontrare durante un evento per expat. Grace avverte una certa stanchezza nel suo matrimonio e si lascia coinvolgere in romantiche (ma a tratti anche bollenti) fantasie, sostenute dal fatto che Léon è stato il primo a iniziarla all'arte del macaron.
Inoltre, essendo una traduttrice di formazione e avendo molto a cuore il tema, sono rimasta perplessa per alcune scelte di traduzione, come quella di utilizzare il verbo “fare” al posto di “dire” (fortunatamente non frequente):

“Accidenti” fa lei, con una punta tagliente di accento australiano, poi mi implora: “Non potrebbe aprire un po' prima oggi?” (pag. 97)

Oppure la scelta del termine “industria” per rendere quello che probabilmente in versione originale è industry:
Ah, tu hai un talento naturale per questa industria. Ce lo devi avere nel sangue.” (pag. 155)
Trattandosi di pasticceria, credo che industria non sia la parola più appropriata.
Ho invece parzialmente apprezzato il modo in cui Grace ha cercato di riconciliarsi con la figura della madre, scrivendole lettere accorate che non potrà più leggere, ma con cui cerca una sorta di catarsi. Solo verso la fine del romanzo capiamo i motivi per cui la protagonista ha scelto la comunicazione epistolare per venire a patti con il proprio passato.
Questa volta, comunque non mi sento proprio di dare a “Il colore del tè” la sufficienza: si lascia leggere - è vero - ma, per tornare in ambito culinario, è come una torta troppo ricca e decorata: può ingolosire, ma dopo qualche forchettata ne hai abbastanza da non riuscire a consigliarla al tuo vicino di tavolo.


Voto: 



domenica 16 giugno 2013

Recensione: L’ereditiera americana di Daisy Goodwin

L’ereditiera americana – Daisy Goodwin
Siamo nei mitici anni Novanta del diciannovesimo secolo. Per la sera del ballo in maschera di Cora Cash niente è stato lasciato al caso. Splendida, determinata e scandalosamente ricca, Cora è quanto di più simile a una principessa si possa trovare nell'alta società newyorkese. Sua madre ha architettato per lei un debutto che promette di essere il più sfavillante del decennio. Subito dopo il ballo, Cora andrà in Europa, con l'implacabile madre a farle da scorta, per procacciarsi un titolo nobiliare. L'Inghilterra pullula di aristocratici caduti in disgrazia che fanno la fila per corteggiare le ereditiere americane, senza badare all'origine a volte umile del loro patrimonio. Cora appare immediatamente meravigliosa agli occhi della società inglese. Ma l'aristocrazia è un reame pieno di regole arcane e di trappole, dove non è facile trovare chi accolga a braccia aperte una straniera facoltosa. Quando s'innamora perdutamente di un uomo che conosce appena, Cora si rende immediatamente conto di prendere ormai parte a un gioco che non capisce fino in fondo. E dovrà fare in fretta per armare il proprio candore con un pizzico di malizia, che la trasformerà dall'ereditiera ricca e viziata di un tempo in una donna dal carattere forte e risoluto.
Editore: Sonzogno 
Pagine: 462
Prezzo: € 19,50
Voto: 


 





Temo che parlare di questo romanzo, recensirlo, non sarà una passeggiata. Anticipo subito che già alla centesima pagina gli avrei fatto fare un salto nel vuoto dalla finestra, se non fosse che abito a piano terra.
Quello che ho avuto per qualche settimana davanti è stato l’ennesimo tentativo di voler emulare i classici fallendo miseramente: le povere Edith Wharton e Jane Austen si staranno contorcendo nella tomba per essere state nominate in un mero tentativo di voler rendere più ghiotto l’acquisto. Ciò che ho letto è un altro romanzo che di storico ha solo poche parti (ad esempio la descrizione della storia della famiglia e della tenuta dei Maltravers è davvero coinvolgente, peccato che occupi non più di mezza pagina), riproposizione di storie già viste e già lette.
Tutto ruota attorno all’ereditiera Cora Cash, ragazza americana la cui famiglia è divenuta ricca grazie al commercio della farina, e a quello che ha in serbo per lei la madre: un debutto in società in pompa magna e un matrimonio vantaggioso. Di certo il denaro non le manca, ma la signora Cash è così ambiziosa da introdurre la figlia nella società inglese, cercando tra i nobili un buon partito che possa coronare la testa di Cora con un titolo. La fortuna gira dalla parte della ragazza quando, durante una battuta di caccia, questa cade da cavallo e viene soccorsa da Ivo Maltravers, duca di Wareham, che all’inizio sembra indifferente al suo fascino e poi le fa una proposta di matrimonio. Cora ne è profondamente innamorata, ma non conosce bene il suo carattere, né sa come comportarsi nella nuova veste di duchessa e in un luogo ben diverso da quello natale. Dovrà fare i conti con le convenzioni, l’ipocrisia della aristocrazia, ma soprattutto con il passato del marito.
Detta così, sembrerebbe una storia affascinante - e ammetto che la trama mi aveva colpito proprio per questo – di cui l’autrice non riesce a sviluppare le potenzialità.
Ma parliamo un po’ dei personaggi. Cora, la nostra protagonista, è odiosamente volgare e sfacciata, convinta di avere il mondo ai suoi piedi. Vanitosa, arrogante, ancor più di chi possiede un titolo nobiliare. Mi ricorda vagamente Becky Sharp – La fiera della vanità, Thackeray -, con le unica differenza che quest’ultima voleva conquistarsi una posizione sociale partendo dal nulla, mentre Cora è ben conscia di potersi permettere un matrimonio che le frutti un titolo nobiliare ma nessun introito. Non è per niente candida, poiché fin dall’inizio mostra di poter essere maliziosa e calcolatrice, quando chiede alla povera Bertha di insegnarle a baciare gli uomini e tenta di convincere Teddy a sposarsi e dimenticarsi dei rispettivi doveri. Sebbene possa sembrare innamorata del ragazzo, non sembra batter ciglio al suo rifiuto, dimostrando di essere immatura e superficiale nelle sue decisioni: le basta cadere da cavallo per trovare marito, naturalmente innamorandosi di lui perché all’inizio sembra l’unico uomo sulla faccia della terra che non sembra esserne attratto. Il suo carattere superficiale si perde un po’ dopo il matrimonio, quando diventa più accorta e a modo, ma dimostra di non esser in grado di capire di chi può fidarsi.
Poi c’è il suo promesso sposo, Ivo, che mi ha subito dato l’impressione di un cacciatore di dote che impegna tutte le sue energie a sembrare il giovane duca romantico e tormentato, che suona il piano divinamente, prediligendo i motivi nostalgici e tristi. Sembra nascondere qualcosa di molto losco – forse un ménage con la sorellastra - e pare ne sia complice anche il suo migliore amico.
Non mi soffermerò a tracciare un quadro della due volte duchessa, madre di Ivo, perché dire che è solo una donna imbevuta nel belletto è abbastanza. Sfreghiamoci piuttosto le mani nel descrivere Mrs Cash, la madre di Cora. La storia comincia con il debutto in società della figlia alla quale la madre vuole togliere l’attenzione con un abito pirotecnico, che le causerà una lesione permanente al viso da coprire con una veletta. Donna vanesia, arrogante, sempre pronta ad ostentare possedimenti e gioielli, cosa tipica di chi si è arricchito.
Forse l’unico personaggio degno della mia simpatia è Bertha, la domestica di Cora, che non solo subisce i capricci della padrona, ma ha come una storia a parte nell’intero romanzo, che si sviluppa in parallelo alla protagonista. È l’unica vera amica della protagonista, che cerca sempre di mettere in guardia dalla cattiveria e ipocrisia della società.
Passiamo allo stile. Devo dire che ci sono parti che colpiscono, ma per la maggior parte del tempo il romanzo è soporifero; dove si può individuare qualche passaggio scorrevole, invece, è drammaticamente leggero. Francamente la Goodwin utilizza un linguaggio forse troppo moderno per il tardo Ottocento, a volte dando l’impressione di dimenticare che i personaggi che utilizza non sono suoi contemporanei; inoltre, non riesce a tenere l’attenzione del lettore, facendo sgretolare i momenti di suspense che invece di stupire il lettore lo inibiscono alla lettura. L’impressione è che l’autrice dia troppo spazio ad eventi che avrebbe potuto silurare in poche pagine e di essere quasi troppo sbrigativa in quelli che dovrebbero avere maggior risalto. Per quanto venga così pubblicizzato, non c’è nessuna briciola dell’acume e dell’ironia di Jane Austen, né si riesce ad eguagliare il criticismo e la capacità di Edith Wharton di raccontarci i vizi della società. Piuttosto la critica al sistema borghese e aristocratico è così debole da non farci intendere la reale posizione dell’autrice.
Il romanzo è prevedibile, scontato e, sebbene voglia farsi carico della missione di essere una storia di costume, rimane un romance la cui copertina è molto più interessante e lusinghiera del contenuto; questo lo dico da persona non del tutto avulsa alla lettura del genere visto che della stessa casa editrice ho letto i romance storici di Jennifer Donnelly è li ho trovati davvero interessanti. Sembra quasi che la Goodwin abbia creato un collage mal riuscito di cliché della letteratura classica dell’Ottocento non riuscendo, però, ad avvicinarsi nemmeno lontanamente alla sua magnificenza.


Daisy Goodwin

Ha studiato a Cambridge e vive a Londra. E' produttrice di programmi televisivi e ha curato numerose antologie di poesia. Scrive regolarmente per "The Sunday Times". E' sposata e ha due figlie. Con L'ereditiera americana, il suo romanzo d'esordio, ha conquistato il pubblico inglese e quello degli Stati Uniti

domenica 8 gennaio 2012

Looking for books (14)


Mentre guardo "Per un pugno di libri" su Rai 3 aggiorno la nostra rubrica bisettimanale Looking for books, vetrina di romanzi da mostrarvi scelti dalla mia abituale visita settimanale in libreria. La mia incursione ieri ha prodotto una bella lista piena di trame interessanti. In particolar modo i titoli  che mi hanno maggiormente attratto sono Una montagna di briciole, Terra di uomini liberi e La ragazza delle mele, che mi guardava da uno scaffale in alto già da qualche settimana ma che, chissà perché, non avevo riportato in questa rubrica. Tutti i titoli, comunque, incuriosiscono abbastanza e potrebbero benissimo finire nella mia wishlist. E nella vostra?



La sposa irlandese - Brennan Maeve

Sette racconti, una sola protagonista: l’Irlanda, evocata senza sosta da Maeve Brennan e dalle sue anti-eroine fragili e tiranniche, soffocate dal loro ruolo nel mondo o raggelate dalla nostalgia di una casa abbandonata troppo in fretta. Donne come Margaret, emigrata in America con fantasie di rivalsa ma presto avviluppata da un esilio che spegne la sua capacità di desiderare. Come Mary Lambert, bottegaia zoppa che affronta la vita come una trincea mentre si strugge per un impossibile paradiso: il roseto della Holy Passion. Come Rose, che sotto la maschera inacidita di moglie piccolo borghese nasconde le ferite di una bambina non abbastanza amata.
Amore, bellezza, generosità sono luci distanti che gettano un chiarore evanescente sul mondo della Brennan. Suggeriscono una promessa di armonia che, se non è per tutti, offre a chi non smette di sperare almeno il sogno della felicità. In questi racconti, pervasi di nostalgia e desiderio, tornano le atmosfere della Visitatrice e del Principio dell’amore, che hanno reso Maeve Brennan una scrittrice amata da moltissimi lettori.
Anno: 2011
Editore: Bur
Pagine: 153
Prezzo: € 9,00




Una montagna di briciole - Elena Gorokhova
Per ingannare la fame dei suoi figli, nel periodo della grande carestia, la nonna di Elena ha inventato un gioco: se i bambini si lamentano perché da mangiare c’è solo una zolletta di zucchero e una fettina di pane, la nonna li sbriciola nel piatto, trasformandoli in «una montagna di pane e di zucchero».
Nella Russia degli anni Sessanta e Settanta, quel gioco diventa l’emblema della sua infanzia e della sua giovinezza. Elena cresce in una famiglia come tante. Un padre membro del partito. Una madre che è nata insieme all’Unione Sovietica, ha visto due guerre e insegna anatomia all’Università di Leningrado. Una donna concreta, ruvida, ossessionata dall’ordine e protettiva in modo asfissiante, proprio come il suo paese. A dieci anni, Lena sente per la prima volta parlare in inglese e si innamora di quella lingua. Decide di cominciare a studiarla – prendendo lezioni che ufficialmente sono proibite – nella speranza che le apra le porte verso un futuro migliore. Fino a quando, ottenendo un visto matrimoniale, non riuscirà a uscire dal paese e a trasferirsi in America, facendo precipitare sua madre nella più profonda disperazione.
Una memoir toccante, ironica, magnificamente scritta, in cui l’anelito per una vita diversa e la denuncia dell’ipocrisia della società.
Anno: 2011
Editore: Piemme (collana Voci)
Pagine: 385
Prezzo:  € 18.50



Come una rosa d'inverno - Jennifer Donnelly 
La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l'anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza per bene come India Selwyn Jones, una bellezza aristocratica il cui animo generoso la spinge ad abbracciare grandi ideali. Ha scelto di essere medico e, grazie all'ambiente in cui è cresciuta e alla stima dei suoi insegnanti, potrebbe esercitare la professione nei più prestigiosi ospedali della città. Ma India ha la testa dura e vuole portare aiuto dove ce ne è più bisogno, tra i poveri e i disperati. Proprio in questi sordidi vicoli, tra ladri, prostitute e sognatori, India si trova a dover curare, salvandogli la vita, il più famoso gangster di Londra, Sid Malone, cinico, spietato, conturbante. Malone è l'esatto contrario dell'elegante fidanzato di India, una stella nascente del Parlamento inglese. Nonostante la repulsione per un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, poco alla volta India si lascerà attrarre dalla complessa personalità del malvivente, intrigata dal suo misterioso passato. Inevitabilmente, pur cercando di resistere ai loro sentimenti, i due si ritrovano l'uno nella braccia dell'altro. È un amore appassionato, sconveniente, in cui l'estasi si alterna alla sofferenza, e che provoca distruzioni quali non avrebbero mai potuto immaginare. Spaziando da Londra al Kenya, fino alle remote e selvagge coste della California, Come una rosa d'inverno è un'avventura mozzafiato, un'epopea romanzesca, ricca di personaggi e situazioni, da gustare pagina per pagina, dove il piacere di una narrazione "classica" si combina con la sensibilità di uno sguardo contemporaneo. 
Anno: 2011
Editore: Sonzogno
Pagine: 879
Prezzo: € 18.50



Baci a colazione - Cappelli Gaetano
L'acclamata scrittrice Serena Drago, dopo la scomparsa in mare del suo grande amore, il navigatore solitario Ciro Tempera, ha smesso di sfornare best seller da milioni di copie gettando nello sconforto le sue lettrici e soprattutto Fedele Solmi, il suo cinico editore, ritirandosi alla Quercia del Terzo Salmo, una SPA new age di Saturnia, insieme all'ambigua Margaux Tielmann. Anzi, strane voci sul rapporto che legherebbe le due donne hanno preso a circolare. Saranno vere o non sarà piuttosto vero che la famosa scrittrice non riesce più a scrivere proprio per la mancanza di un uomo che le faccia di nuovo, finalmente, battere il cuore? Potremo scoprirlo seguendo le tracce di Stefano Refoschi, un tempo grande promessa e oggi fallitissimo scrittore, nonché vecchia fiamma mai spenta della Drago, il quale in cambio del ricco contratto promessogli da Solmi per il suo ultimo e da tutti rifiutato romanzo, accetterà di raggiungere nel suo buen retiro la scrittrice, con l'obiettivo di riportare la passione - e quindi la voglia di scrivere - nella sua arida vita.
Anno: 2011
Editore: Marsilio
Pagine: 137
Prezzo: € 16.00



La ragazza delle meleLa ragazza delle mele - Bach Sabryna
A quattordici anni, completamente impreparata. Baby si ritrova imprigionata in un corpo mozzafiato. Gli uomini non possono resistere al suo fascino, ma non sono nemmeno in grado di andare oltre il suo aspetto così sfacciatamente seducente e sensuale, e Baby incomincia a temere che il suo desiderio di amare e di essere amata non potrà mai essere soddisfatto. Giovani o molto più maturi di lei, baristi, ricchi gioiellieri o scrittori, tutti finiscono per ingannarla e svuotarla, in una folle girandola di incontri, storie, avventure. Nonostante i consigli degli "angeli custodi" che la affiancano nei momenti più cupi, Baby precipita in una spirale nella quale rischia di soccombere. Finché non trova la forza di diventare l'angelo di se stessa. Con candore assoluto e bruciante, Sabryna Bach fa vivere l'avventura di una donna spaventata e coraggiosa, fragile e bellissima, in cerca dell'amore e, prima ancora, di sé. Moglie dello scrittore Richard Bach, prima di scrivere queste pagine, l'autrice le ha vissute.
Anno: 2011
Editore: Rizzoli
Pagine:  392
Prezzo: € 19.50



Il Circolo Dante Il Circolo Dante -Pearl Matthew
Boston, 1865. In un'America appena uscita dalla guerra civile, un gruppo di letterati, tra i quali il poeta Longfellow, lavora alla traduzione inglese della "Divina Commedia". Il comitato direttivo dell'università di Harvard, di ferrei principi protestanti e conservatori, cerca di ostacolare la diffusione delle superstizioni "papiste" di Dante, ma quando la città viene insanguinata da una serie di efferati delitti, i membri del Circolo Dante saranno gli unici in grado di scoprire il colpevole. Sembra infatti che l'assassino si ispiri alle torture e alle pene descritte nell'"Inferno" per martoriare le sue vittime.

Anno: 2007
Editore: BUR
Pagine: 538
Prezzo: € 9.90




Terra di uomini liberi -  Liliana Lazar
Nel profondo della foresta moldava, vicino al villaggio di Slobozia, c'è un lago chiamato la Fossa dei Leoni. La Storia tramanda che nel passato lì si svolse una terribile battaglia, e in quelle acque furono annegati i soldati turchi in fuga dall'esercito di Stefano il Grande. Molti giurano che di notte le loro anime tormentate risalgono in superficie. Allora, nessuno osa avvicinarsi. Victor, però, è diverso. Lui è convinto che il lago lo protegga. Da bambino, su quelle rive, giocava per ore e ore in solitudine: gli pareva di non avere paura di niente, in quei momenti, e di poter fuggire dall'incubo di un padre alcolizzato e violento. Fino a che un giorno la Fossa dei Leoni non gli ha dato la possibilità di farla finita una volta per tutte con l'uomo che lo terrorizzava, suggerendogli come ucciderlo. Mentre un altro padre-tiranno, Ceausescu, domina la Romania, Victor diventerà uomo rimanendo ai margini dell'antica civiltà rurale degli "uomini liberi", subendo il loro odio e la loro superstizione, e trasformandosi a sua volta in carnefice.
Anno: 2011
Editore: Tropea
Pagine: 174
Prezzo: € 14.50



La fattoria dei gelsomini - Elizabeth von Arnim 
È un torrido pomeriggio estivo nella casa di campagna di lady Daisy e della figlia Terry. La tavolata di illustri ospiti è allo stremo, il calore insostenibile, le vivande non all'altezza della dimora. Per sconfiggere la noia, il vecchio Mr Topham e l'amico Andrew si immergono in una lunga partita a scacchi che durerà ben oltre il momento in cui l'ultimo ospite va a dormire. Ma allora come fa Terry, la mattina dopo, a sapere chi ha vinto? Il sospetto, anzi la certezza, dell'adulterio del marito Andrew si insinua nella mente di Rosie, e quando quest'ultima racconta ogni cosa alla madre, la scaltra e avida Belle non trova soluzione migliore che pianificare una ritorsione ai danni di lady Daisy per garantirsi una rendita a vita. Per sfuggire al ricatto, e alla delusione di fronte al comportamento di Terry, all'irreprensibile lady Daisy non resterà che intraprendere una repentina quanto rocambolesca fuga in Provenza nella speranza di riuscire a nascondersi da chi le ha procurato ferite tanto cocenti. Nelle pagine di questo romanzo la von Arnim raggiunge la sua maturità e, nel descrivere personaggi, ipocrisie e retaggi vittoriani, sfodera il suo artiglio affilato con la precisione dei grandi narratori.
Anno: 2011
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 313
Prezzo: € 17.50



Il valzer lento delle tartarughe  - Pancol Katherine
Sapere se davvero un coccodrillo dagli occhi gialli ha divorato oppure no suo marito Antonie, scomparso in Kenya, per Josephine non è più importante. Grazie ai soldi guadagnati con le vendite del suo best seller, ha lasciato Courbevoie, nella banlieue parigina, per un appartamento chic nell'elegante quartiere di Passy. Invece sua sorella Iris, che aveva tentato di attribuirsi la scrittura del romanzo, ha finito con il pagare la follia del proprio inganno in una clinica per malati di depressione. Ormai libera, sempre timida e insoddisfatta, attenta spettatrice della commedia strampalata e talvolta ostile che le offrono i suoi nuovi vicini, Josephine sembra alla ricerca del grande amore. Veglia sulla figlia minore Zoe, adolescente ribelle e tormentata, e assiste al successo dell'ambiziosa primogenita Hortense, che a Londra si lancia nella carriera di stilista. Fino al giorno in cui una serie di omicidi distrugge la serenità borghese del suo quartiere e lei stessa sfugge per poco a un'aggressione... Ancora una volta intorno all'irresistibile e discreta Josephine gravita tutto un mondo di seduttori, carogne, imbroglioni ma anche di persone buone e generose. Ancora una volta la penna di Katherine Pancol ci proietta in un vortice di eventi e personaggi all'affannosa ricerca di un senso nella inesauribile complessità della vita.
Anno: 2011
Editore: Dalai
Pagine: 602
Prezzo: € 11.90

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