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sabato 19 settembre 2015

A trent'anni dalla morte di Calvino: la vita, la militanza e le commemorazioni oggi nelle città italiane

A cura di Tonino Mangano.

Dopo una vita di studi, viaggi, lotte e militanza politica, trent'anni fa si spegneva Italo Calvino, una delle più autorevoli voci della letteratura italiana del Novecento. Le sue opere hanno saputo attrarre un pubblico vasto e variegato e rappresentano, ancora oggi, un esempio significativo di sperimentazione letteraria a lungo campo. A Calvino si deve una delle più interessanti riflessioni sul valore della letteratura, contenuta in "Lezioni Americane", come anche opere volte a raccontare lo sviluppo della vita nell'Universo ("Le Cosmicomiche") o a spiegare le più grandi inquietudini del secolo ambientandole nel medioevo ("I nostri antenati").

In quello che sembra delinearsi come l’anno di Calvino, alcune delle novità del 2015 legate alla figura del “favolista” d’adozione sanremese riguardano il mondo del disegno.
Tre artisti americani dell’Ohio hanno portato avanti, fin dall’aprile del 2014, il progetto denominato “Seeing Calvino”, con cui hanno dato forma e colore alle 55 città invisibili dell’autore. Alcune delle loro opere sono visibili sul sito Seeing Calvino, (per un collegamento diretto e per un numero maggiore di opere CLICCA QUI)
Anche altri artisti si sono cimentati nell’impresa di dare forma ad alcune delle città inventate dalla fervida immaginazione di Calvino. Per avere una visione di insieme più esemplificativa si rimanda a QUESTO LINK).

Ricordando quanto sia elevato il debito che il mondo contemporaneo ha nei confronti di un letterato illustre come Italo Calvino, tanto da render necessarie delle celebrazioni in suo onore nelle città che lo hanno ospitato e accolto nei suoi ultimi giorni di vita, prima di segnalarvi gli eventi in programma, ecco alcuni cenni sulla vita di questo importante scrittore.

Nato il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas presso L’Avana, Calvino arriva con la famiglia in Italia nel ’25, passa la sua infanzia in Liguria, per poi spostarsi a Firenze e Torino per motivi di studio. Dopo il sequestro dei genitori ad opera dei nazisti e la fondazione della Repubblica di Salò, si avvicina al Pci («La mia scelta del comunismo non fu affatto sostenuta da motivazioni ideologiche. Sentivo la necessità di partire da una “tabula rasa” e perciò mi ero definito anarchico […]. Ma soprattutto sentivo che in quel momento quello che contava era ‘azione; e i comunisti erano la forza più attiva e organizzata»), con il quale milita come partigiano tra il ’44 e il ’45: questa sarà un’esperienza che lo segnerà e che gli permetterà di consacrare il suo nome alla letteratura, visto l’argomento trattato nel suo primo romanzo, "Il sentiero dei nidi di ragno", un’analisi quanto mai oggettiva della sua esperienza da partigiano sulle Prealpi liguri.
La sua vita intellettuale, dopo la fine dell’esperienza di guerra, può contare sui contatti stretti con Elio Vittorini, Cesare Pavese, e con filosofi del calibro di Norberto Bobbio, alcuni dei quali gli permetteranno di collaborare con riviste culturali o con case editrici, in special modo l’Einaudi («Il massimo della mia vita l’ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento, perché l’editoria è una cosa importante nell’Italia in cui viviamo e l’aver lavorato in un ambiente editoriale che è stato di modello per il resto dell’editoria italiana, non è cosa da poco») che gli affiderà la direzione della collana "Centopagine".
Calvino muore nella notte tra il 18 e il 19 settembre 1985, all’ospedale Santa Maria della Scala di Siena.
In suo ricordo, alcuni dei suoi amici (tra cui il già citato Bobbio), nel 1985 fondarono il Premio Italo Calvino, ad oggi uno dei più rinomati premi per autori inediti.

Il trentennale della morte di Calvino sarà un ottimo modo per ricordare la vita e le opere di un autore che continua a far riflettere, emozionare e divertire per mezzo delle sue opere, che molti critici hanno definito dallo stampo “fiabesco”.
Come ogni volta che si incontri, si scopra o riscopra un autore degno di tale titolo, sembra d’obbligo consigliare, a ogni nuovo appassionato o semplice curioso, di cimentarsi nella lettura della ricca e mai noiosa o ripetitiva bibliografia di un autore dalla poetica originale e dagli interessi poliedrici.


Ecco gli eventi in programma per oggi a Sanremo, Siena e Monopoli

Sanremo
Sanremo (luogo in cui la famiglia Calvino si trasferì al ritorno da Cuba) utilizzerà la Biblioteca civica dott. Francesco Corradi come sede privilegiata delle celebrazioni. Giorno 19, nell’atrio della biblioteca sarà inaugurata l’area allestita con pannelli che mostrano la città ai tempi di Calvino (Spazio Calvino a Sanremo), e questo evento sarà accompagnato dalla lettura di brani a cura del Liceo Cassini. La serie di pannelli sarà integrata da una mostra dal titolo “Calvino e le sue radici”, aperta da settembre a ottobre.
Nelle ore pomeridiane del 19 settembre, sempre dalla Biblioteca, partiranno escursioni per visite guidate ai luoghi cari allo scrittore. Per le prenotazioni alla passeggiata calviniana, ci si può rivolgere a questo numero 338/1375423.
Un’ulteriore curiosità che non dovrebbe sfuggire ai bibliofili o agli appassionati di Italo Calvino, è il Fondo librario dei genitori di Calvino, patrimonio che lo stesso Italo e il fratello Floriano donarono alla Biblioteca civica nel 1979. Il Fondo Librario dei Calvino è stato arricchito nel corso degli anni da una raccolta di opere di studi critici sui lavori dell’autore sanremese, e sarà possibile visitarlo nello stesso periodo della mostra “Calvino e le sue radici”.

Siena
La seconda città che ha accolto Calvino nei suoi ultimi istanti è Siena, eletta Capitale Italiana della Cultura 2015.
Sono tre gli appuntamenti dedicati a Calvino e che hanno preso il via ieri, 18 settembre.
Da venerdì 18 a domenica 20, a Santa Maria della Scala (ex ospedale in cui si spense Calvino ed oggi divenuto un centro monumentale) si potrà assistere alla videoinstallazione di Vanessa Rusci e Andrea Bassega, due artisti che narreranno di una Siena “Invisibile” per mezzo di immagini e video.
Nello stesso sito, sarà allestita la mostra di Ivano Tagetto, compositore di venti sculture di personaggi liberamente ispirati a Sofronia, una delle città invisibili. Il nome evocativo della mostra e che fa percepire la sua natura calviniana, è proprio “Siena Città Invisibile che si percepisce”. La mostra sarà aperta al pubblico dal 19 settembre al 1 novembre.
Il terzo e ultimo evento della rassegna di eventi dedicati a Calvino nella cornice senese, non sarà dedicato a un pubblico prettamente adulto, ma anche ai più giovani. Dal 19 settembre al 15 ottobre, presso la galleria di Palazzo Patrizi (Casa della Città), sarà possibile ammirare la mostra multimediale “Le visibili città invisibili” a cura dell’associazione 47Rosso di Firenze. Alla mostra saranno date delle caratteristiche dal taglio più interattivo, per mezzo di laboratori didattici dedicati alle scuole. Ma oltre ai laboratori, la mostra presenterà una ricca offerta di espressioni artistiche che abbracciano i più svariati campi di interesse: dall’incisione alla musica, dall’arte cinematografica alla lettura teatrale.

Monopoli
Anche Monopoli non si tira indietro dal clima fervente di attività che accompagna il ricordo di Calvino.
Sabato 19 settembre, alle ore 21:00, nella Chiesa S. Maria Amalfitana sarà organizzato un reading musicale di tre racconti tratti dalle Cosmicomiche. Il reading sarà incentrato sul dialogo tra due voci narranti e un contrabbasso.

lunedì 15 ottobre 2012

By the Keyhole (11) Il barone rampante

By the Keyhole (7) 1984


Trovo finalmente il momento per riesumare la rubrica in un giorno particolare, data di compleanno di uno dei migliori autori contemporanei del nostro paese. Prolifico e poliedrico scrittore, partigiano durante il periodo fascista, amico di personalità come Pavese (che considerò suo maestro) e Che Guevara, il libro di cui è autore è uno degli esempi nostrani più fulgidi di letteratura per ragazzi: un ragazzo di dodici anni decide, a metà del '700, di cominciare a vivere sugli alberi, dove resterà tutta la vita. 
C'è bisogno di aggiungere altro? Parliamo de...

Il barone rampante 


Il narratore ripercorre la lunga vicenda del fratello, Cosimo di Rondò, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo a Ombrosa, in Liguria. Cosimo, per sfuggire a una punizione inflittagli dai suoi educatori, decide di salire su un albero per non ridiscendere mai più. Cosimo si costruisce un mondo aereo dove diversi personaggi della cultura e della politica (Napoleone compreso) lo vanno a trovare, testimoniandogli la loro ammirazione. Vive anche una tormentata storia d'amore con la volubile Viola. Cosimo muore vecchio, senza mai discendere in terra: ammalato, in punto di morte, si aggrappa alla fune di una mongolfiera e scompare mentre attraversa, così appeso, il mare.






Chi è l'autore?
Italo CalvinoItalo Calvino Nasce a Santiago de Las Vegas (Cuba) nel 1923. Studia al liceo Cassinis di Sanremo, avendo per compagno di banco il futuro direttore di "Repubblica", Eugenio Scalfari. Partecipa alla guerra partigiana, esperienza poi trasfusa in uno dei capisaldi della narrativa resistenziale, "Il sentiero dei nidi di ragno" (1947). 
Successivamente, ha modo di lavorare con vari giornali e riviste, svolgendo anche attività di consulenza editoriale; inoltre, soggiorna a lungo in Francia.
Politicamente impegnato nel Partito Comunista Italiano, se ne dissocia dopo i fatti d’Ungheria; all’immobilismo del PCI nella circostanza, dedica il feroce apologo de "La Grande Bonaccia delle Antille", pubblicato nel 1957 su "Città aperta".
Tra le sue numerose opere narrative, meritano senz’altro menzione "Il visconte dimezzato" (1952), "Il barone rampante" (1957), "Il cavaliere inesistente" (1959), "La giornata di uno scrutatore" (1963), "Le cosmicomiche" (1965), "Ti con zero" (1968) "Le città invisibili" (1972), "Il castello dei destini incrociati" (1973), "Se una notte d’inverno un viaggiatore" (1979), "Palomar" (1983). Nel 1956, dà alle stampe una selezione di "Fiabe italiane", ricavate dai dialetti d’ogni regione; è, pure, autore d’un celebre libro per ragazzi, "Marcovaldo" (1963). In "Una pietra sopra" (1980), raccoglie numerosi interventi sul dibattito letterario dell’epoca; in "Collezione di sabbia" (1984), prose sparse concepite per particolari occasioni. Dal 1974, collabora per un lustro al "Corriere della Sera" con racconti, resoconti di viaggio, interventi sulla realtà politica e sociale del paese; dal ‘79, continua detta attività sulle colonne di "Repubblica", sino alla morte. Che lo coglie, nel 1985, mentre è ricoverato all’ospedale di Siena.
[Fonte: Italica.rai.it]



Calvino è uno di quegli autori che pur parlando ai ragazzi ammicca costantemente agli adulti, e lo dimostra, in questo caso, la sottile sensualità di Viola - oltre all'ovvia protesta contro la società e le convenzioni da essa imposta. Le avventure e le storie di pirati si amalgamano infatti a risvolti più maturi, partecipando agli intrecci quasi episodici della narrazione, dove ogni capitolo inizia e termina generalmente una storia a sé. Il barone rampante si presenta quindi come un collage di racconti, l'ideale per ragazzi poco attenti ai risvolti narrativi.
Come dicevo, però, il romanzo è pregno di un'impronta più sensuale, adulta, sottilmente ironica oltre che critica. L'amore tormentato tra Cosimo e Viola, la di lei prorompente personalità, i litigi e le riappacificazioni tradiscono una tensione sessuale evidente, talora persino esplicita e di certo singolare per un libro per ragazzi del 1957.
Ma la carica sensuale di Cosimo, che comunque non si consuma solo con Viola, rappresenta soltanto una parte (seppur a mio avviso importante) del personaggio del barone rampante, eroe della resistenza alle convenzioni e invidiabile libertino, laddove la parola vuole indicare anche una liberalità di costumi, di pensiero e di azioni. 
Invidiabile davvero perché il sogno segreto dell'avventura -e del riuscire a svestirsi dalle restrizioni razionali -coinvolge i desideri più nascosti dell'uomo. E' facile identificarsi quindi in un personaggio come Cosimo, che non solo desidera dire addio alla società, ma ci riesce anche. La sua storia, bella e piacevole come il finale, coerente fino all'ultimo per il personaggio, coinvolge allora in prima persona il lettore, che insieme alla curiosità di scoprirne gli sviluppi ritrova il lato più fanciullesco di se stesso.


Il brano
Dato che, come avrete capito, i miei capitoli preferiti sono quelli dell'amore tra Cosimo e Viola, vi riporto uno di questi brani.


Pene d'amore*


Ma il Barone non aveva ancora ben capito cos’era che Viola accettava di lui e cosa no. Alle volte bastava un nonnulla, una parola o un accento di lui a far prorompere l’ira della Marchesa.
Lui per esempio: - Con Gian dei Brughi leggevo romanzi, col Cavaliere facevo progetti idraulici...
- E con me?...
- Con te faccio l’amore. Come la potatura, la frutta...
Lei taceva, immobile. Subito Cosimo s’accorgeva d’aver scatenato la sua ira: gli occhi le erano improvvisamente diventati di ghiaccio.
- Perché, cosa c’è. Viola, cos’ho detto?
Lei era distante come non lo vedesse né sentisse, a cento miglia da lui, marmorea in viso.
- Ma no. Viola, cosa c’è, perché, senti...
Viola s’alzava ed agile, senza bisogno di aiuto, si metteva a scendere dall’albero.
Cosimo non aveva ancora capito qual era stato il suo errore, non era riuscito ancora a pensarci, forse preferiva non pensarci affatto, non capirlo, per proclamare meglio la sua innocenza: - Ma no, non m’avrai capito. Viola, senti...
La seguiva fin sul palco più basso: - Viola, non te ne andare, non così. Viola...
Lei ora parlava, ma al cavallo, che aveva raggiunto e slegava; montava in sella e via.
Cosimo cominciava a disperarsi, a saltare da un albero all’altro. - No, Viola, dimmi. Viola!
Lei era galoppata via. Lui per i rami l’inseguiva:
- Ti supplico. Viola, io ti amo! - ma non la vedeva più. Si buttava sui rami incerti, con balzi rischiosi.
- Viola! Viola!
Quand’era ormai sicuro d’averla persa, e non poteva frenare i singhiozzi, eccola che ripassava al trotto, senza levar lo sguardo.
- Guarda, guarda. Viola, cosa faccio! - e prendeva a dar testate contro un tronco, a capo nudo (che aveva, per la verità, durissimo).
Lei nemmeno lo guardava. Era già lontana.
Cosimo aspettava che tornasse, a zig-zag tra gli alberi. - Viola! Sono disperato! - e si buttava riverso nel vuoto, a testa in giù, tenendosi con le gambe a un ramo e tempestandosi di pugni capo e viso. Oppure si metteva a spezzar rami con furia distruttrice, e un olmo frondoso in pochi istanti era ridotto nudo e sguernito come fosse passata la grandine.
Mai però minacciò di uccidersi, anzi, non minacciò mai nulla, i ricatti del sentimento non erano da lui. Quel che si sentiva di fare lo faceva e mentre già lo faceva l’annunciava, non prima.
A un certo punto Donna Viola, imprevedibilmente Com’era entrata nell’ira, ne usciva. Di tutte le follie di Cosimo che pareva non l’avessero sfìora-
ta, una repentinamente l’accendeva di pietà e d’amore. - No, Cosimo, caro, aspettami! - e saltava di sella, e si precipitava ad arrampicarsi per un tronco, e le braccia di lui dall’alto erano pronte a sollevarla.
L’amore riprendeva con una furia pari a quella del litigio. Era difatti la stessa cosa, ma Cosimo non ne capiva niente.
- Perché mi fai soffrire?
- Perché ti amo.
Ora era lui ad arrabbiarsi: - No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.
- Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore.
- Mi fai soffrire apposta, allora.
- Sì, per vedere se mi ami.
La filosofia del Barone si rifiutava d’andar oltre. - Il dolore è uno stato negativo dell’anima.
- L’amore è tutto.
- Il dolore va sempre combattuto.
- L’amore non si rifiuta a nulla.
- Certe cose non le ammetterò mai.
- Sì che le ammetti, perché mi ami e soffri.



*= il titolo del brano è ovviamente arbitrario

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