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martedì 7 agosto 2012

Live chat con Vanessa Diffenbaugh ed Erin Morgenstern: noi c'eravamo!





A cura di Less, Lizy e Malitia

Il 26 giugno si è tenuta una Chat live a cura di Goodreads con la scrittrice americana Vanessa Diffenbaugh, autrice del bestseller “Il linguaggio segreto dei fiori”. Il libro, edito in Italia da Garzanti, è in vendita al prezzo di 18.60 euro per 344 pagine (trovate la trama qui). L’atmosfera dell’incontro, durato poco più di mezzora, è stata informale e divertente, mediata da un sagace Patrick Brown che aveva il compito di dar voce alle domande poste dai fan.


Si è parlato molto de “Il linguaggio segreto dei fiori”, che la stessa autrice ha definito
“un romanzo di formazione, (...) un libro che parla del viaggio (di Victoria) alla ricerca di qualcuno che comprenda il suo linguaggio dei fiori” e del rapporto che la stessa Diffenbaugh ha avuto con questa interessante materia:

“Ho fatto ovviamente delle ricerche, ma l’idea del libro è nata dalla sua protagonista, dall’idea di Victoria immersa nel mondo della vendita di fiori; ma devo dire anche che ho sempre amato i fiori da quando ero al liceo, il loro significato nella letteratura e nella poesia. (…) Ho letto libri e libri sull’argomento”.
L’autrice tiene a specificare che il romanzo non si ispira ad una storia reale, ma si tratti di pura immaginazione, sebbene ci siano delle piccole parti che traggono spunto dalla vita reale. È stato difficile, per lei, relazionarsi con l’emotività del romanzo, ma il saper dove voleva arrivare a conclusione della storia l’ha aiutata a sviluppare con maggiore serenità un argomento così drammatico come la storia di un’orfana.
Quando le è stato chiesto se avesse pensato prima alla trama e poi ad inserire il linguaggio dei fiori come leitmotiv, e come le due cose si siano intrecciate nel racconto, Vanessa ha risposto dichiarando che

la trama è stata l’ultima cosa alla quale ho pensato: le prime due o tre parti (scritte di getto) riguardavano la storia di Victoria, dalla sua nascita fino ai 35 anni, in un ordine rigorosamente logico. Quindi è stato un processo lungo e… noioso (ride). (…) Il linguaggio dei fiori è stato inserito quasi subito (…), laddove dovevo trovare il modo di far comunicare Victoria e Grant attraverso un diverso sistema di intese”.
Un’interessante domanda ha riguardato i libri preferiti dell’autrice, che ha nominato “La piccola principessa” di Frances Hodgson Burnett (autrice anche de “Il giardino segreto” e “Il piccolo lord”), la poesia in generale e la produzione di Janette Winterson.

Veniamo poi alla domanda fatta da noi: le abbiamo chiesto in che modo “Il linguaggio dei fiori” ha cambiato la sua vita. Ed ecco qual è stata la sua risposta:

“Non so veramente da dove cominciare. [...] Dove vivo, il lavoro di mio marito. È cambiato tutto. Sono nata in California e mi sarò spostata nel paese almeno quattro volte, due volte all’estero e forse entro l’anno andrò in Cina. Ho passato gli ultimi anni a seguire il lavoro di mio marito, i miei figli, ed ora giro il mondo. Insomma, le cose sono cambiate; c’è voluto un po’ per adattarsi, ma sono bei cambiamenti”.
La cosa che sicuramente colpisce nell’intervista è l’interesse filantropico della scrittrice, che supporta una onlus per i pazienti colpiti da CIS (sindrome clinica isolata, un disturbo neurologico).

Inoltre abbiamo una news: la Diffenbaugh sta lavorando ad un nuovo libro, e ammette di sentirsi un po’ sotto pressione per le aspettative su questo secondo romanzo. L'autrice annuncia che sarà molto diverso dal suo libro d’esordio e verterà su argomenti che le stanno veramente a cuore, sicuramente legati al sociale. Ad ogni modo il suo metodo di scrittura prevede un’idea sull’inizio e la fine della storia e poi lentamente uno sviluppo degli accadimenti che avvengono durante il percorso.



Il 30 Luglio si è svolto un altro interessante incontro, sempre curato da Goodreads, che ha visto come protagonista Erin Morgenstern, autrice de “Il ciclo della notte”, edito in Italia da Rizzoli (prezzo: euro 18,50; pagine: 468), del quale trovate la nostra recensione a questo indirizzo, in occasione dell’uscita in America del formato paperback (brossura). In quel frangente, il collegamento ha giocato brutti scherzi, ma alla fine è stata una live chat molto interessante.
La Morgenstern ha risposto entusiasta alle domande porto dai fan, dicendo che l’ispirazione per

“Il circo della notte” è arrivata “mentre stavo scrivendo un’altra storia. Mi è venuto in mente qualcosa che non avesse una trama, ma che fosse magico. All’inizio avevo pensato a qualcosa di misterioso come il mondo dei ninja, ma poi mi sono detta che dovevo ambientare il tutto in un luogo che fosse forte come i ninja: allora è nata l’idea del circo, cosa che si è rivelata più interessante di ogni altra idea che ho avuto. Così ho abbandonato tutto e mi sono concentrata su “Il circo”, cercando di immaginare cosa fosse quel mondo immaginario che si era materializzato nella mia testa, quali persone lo avrebbero abitato… Tutto il libro è nato dalla creazione di questa location immaginaria, nata dalla… frustrazione (sorride)”.
Le è stato chiesto poi se, nata l’idea del romanzo, avesse scritto di getto tutto il resto, o lo avesse pianificato:
Non sono una persona che pianifica, e devo dire che grazie questa esperienza ho imparato a scrivere romanzi, perché vengo da una formazione teatrale, dove al massimo devi pensare ad una cosa ed esporla a voce o raccontarla in una pagina”.
Si è parlato poi dei balzi temporali all’interno della storia, prontamente giustificati spiegando che
“il circo non è fatto di tempi cronologicamente lineari: è come se ogni personaggio avesse un atto o una linea temporale a sé, così che non c’è una linea del tempo precisa procedendo capitolo per capitolo. Originariamente, i salti temporali avrebbero dovuto essere più frequenti, ma si sarebbe creata maggiore confusione. Non si segue dunque una cronologia lineare, ma se volessimo essere pignoli ci sono due linee parallele che vanno ad incontrarsi”.
Interessante è stata la domanda riguardo la sua conoscenza del mondo dell’editoria, nella quale Erin ha dimostrato di essere una persona come tante che, non avendo nessuna idea di come si pubblicasse un libro, ha cercato informazioni su internet riguardo il modo più appropriato di scrivere un romanzo e ne ha dovuto fare una riscrittura dopo averlo sottoposto ad un agente, dunque ha cambiato l’ottanta per cento della storia che aveva steso perché si era reso conto che non c’era una trama,
ma era solo atmosfera. (…) La scelta poi delle strisce bianche e nere per rappresentare il circo è nata perché credo che siano due colori più interessanti dei tradizionali rosso e oro attribuiti al circo. Volevo qualcosa che lo rendesse unico e che fosse d’effetto, che non si riducesse tutto all’idea della contrapposizione luce/buio… ho preso ispirazione da quelle foto in bianco e nero che però hanno particolari a colori, dove spicca il rosso (altro colore importante nella storia)”.
Alla domanda sui suoi esempi letterari, ha risposto che non si è ispirata a nessun autore in particolare, anche se chi ha letto “Il circo della notte” lo ha accumunato, come genere letterario, agli scritti di Gabriel Garcia Marquez, ma pensa che i lavori di Susanna Clarke e Christopher Priest abbiano ispirato la materia del suo romanzo, benché li avesse letti molto prima che ne nascesse l’idea.

Riguardo invece alla playlist musicale ascoltata durante la stesura, la Morgenster ha dichiarato di aver scritto “con sottofondo musicale di Florence and the Machine, Andrew Bird, Radiohead, Moby, tutta musica definibile come “ambientale”, ma soprattutto una canzone degli Iron & Wine, “The Trapeze swinger”, che dura circa dieci minuti, a ripetizione”.

Inoltre, si è discussa la possibilità di un sequel o di un prequel, alla quale la Morgenstern ha risposto fermamente
“No, il romanzo è stato concepito in un unico volume, non era nelle mie intenzioni scrivere una serie se il libro avesse avuto successo. Potrei scriverne il seguito, ma quando mi chiedono cosa accade dopo, dico che mi piace il modo in cui si conclude il romanzo, quello che accade poi appartiene all’immaginazione del lettore. Ci sarebbe tanto da scrivere, ma credo sarebbe più interessante un prequel, o meglio una raccolta di short stories di fondo, avventure che accadono ad altri personaggi… credo che questo sarebbe interessante e divertente. Alcuni dei personaggi (i fan suggerivano Prospero e Mr Alexander) hanno già una storia, altri non me l’hanno ancora raccontata (ride)”.


Punto centrale della live chat è stata la richiesta di un utente di categorizzare il libro, visto che l’editoria ha faticato a riporlo in un genere letterario:

“penso si tratti di un fantasy, visto che la tematica è magica, ma anche di un fiction, ma inserirei troppi libri nella categoria “fiction”; sicuramente non lo inserirei nello scaffale degli young adult, per quanto mi piacciano molto, perché “Il circo della notte” è un crossover book, scritto per gli adulti, ma che attrae anche il pubblico più giovane”.

Altra interessante richiesta ha avuto come tema centrale le fan fiction nate dopo il successo del romanzo, dalla quale l’autrice sostiene di non sentirsi offesa, e crede sia bello che le persone aggiungano nuove storie dopo aver letto la sua.
Importante notizia è stata quella della produzione di un film, notizia certa, nonostante si tratti di una produzione che non verrà avviata in tempi brevi, ma pare che i diritti siano stati già venduti alla casa di produzione della saga di Twilight (la Summit), che David Hayman sarà il produttore (ha già prodotto Harry Potter) e Moira Buffini la sceneggiatrice (ha già scritto la sceneggiatura di “Jane Eyre” di Cary Fukunaga). Ci tiene però a sottolineare che romanzo e film sono due prodotti completamente diversi.
Non rivela nulla del nuovo libro, che sarà qualcosa ambientato in una specie di Paese delle meraviglie, perché sostiene si tratti di qualcosa ancora confuso che deve prender forma.
Infine, Erin Morgenstern ci rivela che sta leggendo molte detective stories, come quelle di Agatha Christie, per il suo nuovo lavoro.

mercoledì 11 aprile 2012

Recensione e giveaway: Il circo della notte di Erin Morgenstern

Questa recensione è un po' diversa dal solito, spero la gradiate ugualmente. Ho trovato Il circo della notte un libro meraviglioso e, a mio avviso, mal pubblicizzato. Avviso che ne ho una copia in più e mi farebbe piacere regalare una bella lettura a qualcuno dei follower, quindi lasciatemi un commento per farmi sapere cosa ne pensate e, se volete, condividete la recensione! 
Ricordo che se voleste chiedermi qualcosa il mio indirizzo, sempre disponibile, è dpinwonderland@gmail.com.
Buona lettura! 


Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l’insegna in bianco e nero che dice: Le Cirque des Rêves. Apre al crespuscolo, chiude all’aurora. È i l c irco d ei s ogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l’umana fantasia dispiega l’infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l’albero dei desideri, il giardino di ghiaccio... Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita  finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all’unico scopo di dimostrare una volta per tutte l’inferiorità dell’avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l’uno dall’altra: l’amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza. Debutto tra i più attesi e acclamati degli ultimi anni, Il circo della notte è u n trionfo dell’immaginazione, uno straordinario, seducente, viaggio attraverso luoghi, personaggi e passioni destinati a vivere a lungo nella mente d i tutti i lettori.


Voto: 

Qualcuno di voi avrà letto in giro pubblicità e articoli su questo libro, di cui si è parlato come uno young adult paragonato dalla critica americana a Twilight ed Harry Potter.
Forse l’idea che ve ne siete fatti è di una storia d’amore tra ragazzini che si sfidano a colpi di bacchetta magica. Forse sarete rimasti incuriositi da questa ambientazione, dalle parole suadenti della trama, ma magari lo avrete poi accantonato credendo si tratti di una storia come tante altre in libreria.
Ebbene, cancellate tutto. Immaginate che non ci siano ragazzini, ma adulti coinvolti in un’idea con la quale sono cresciuti, un progetto di cui non conoscono il confine. Che il circo in questione sia semplicemente una delle cose più belle di cui avete mai letto, e che entrarvi sarà strepitoso e magico e che, chiudendo gli occhi, riuscirete a vederlo davanti a voi, a sentirne i profumi e immaginarne i sapori. Immaginate un milione di personaggi complessi, ambigui, pieni di storie da raccontare, intriganti e ben caratterizzati.
Immaginate che questo sia ambientato in un passato dove non esistono le automobili, il XX secolo deve ancora arrivare e gli abiti femminili sono eleganti e hanno gonne ampie.
Il circo della notte è molto più di queste semplici parole. Non so se definirlo uno young adult, non credo sia propriamente corretto. I protagonisti, Celia e Marco, non sono esattamente “young”. Hanno trent’anni, anche se il circo permette loro di non invecchiare fisicamente. Il loro amore è maturo, passionale, intenso. Ma non come negli young adult.
Sorprendentemente, non c’è un climax. L’autrice non percorre tappa per tappa la loro relazione, che non decolla prima di metà libro. Ma bastano quelle poche, intense scene -e la parte finale- per descrivere una storia che non ha bisogno di troppe parole. Rendere un sentimento così forte per immagini, senza particolari stucchevoli, senza incontri fatalistici imbrattati di parole superflue è una delle cose più difficili e in cui si cade molto frequentemente, soprattutto nel caso di un esordiente. Eppure Il circo della notte parla d’amore per metafore, sotto l’incantevole tendone di un circo strabiliante. Non ci sono parole per ricreare l’atmosfera narrata dalla Morgenstern: statue viventi, labirinti, tendono magici… Ogni particolare è frutto della sfida tra i protagonisti, a cui sono stati costretti sin da piccolissimi da un legame indissolubile. Ma Celia e Marco trasformano la loro sfida in una prova d’amore: creano nuovi tendoni dedicandoseli l’un l’altro, sono lontani (Marco vive a Londra, Celia girovaga con il circo) ma trovano ugualmente il modo di stare insieme, tra momenti rubati e lunghi viaggi per vedersi, e soprattutto in quel circo che è il loro campo di battaglia ma anche la dimostrazione tangibile del loro amore.
E i personaggi intorno, così diversi, vari, misteriosi, sono un vero e proprio tesoro di segreti - gioielli in un portagioie impreziosito di intarsi. C’è l’affascinante Madame Padva, l’indecifrabile Mr A.H…, la bravissima contorsionista Tsukiko, l’indovina Isobel -innamorata di Marco-, ci sono le sorelle identiche Tara e Lainie Burgess, i gemelli Poppet e Widget, lo sprovveduto Bailey.
Con uno stile che ti trascina in un mondo magico ma straordinariamente reale, Erin Morgenstern racconta una storia senza pari che non risparmia sangue e dolore, ma anche sorrisi e batticuori.
Il circo della notte, però, non è soltanto un’alchimia scoppiettante di descrizioni bellissime, figure straordinarie, personaggi forti, ma possiede anche una struttura narrativa molto particolare. Gli anni variano di capitolo in capitolo e c’è un parallelismo tra passato e presente: la narrazione si sposta ogni tanto di due-tre anni, donandole molta flessibilità - come se anche il tempo, all’interno del romanzo, fosse un trucco di magia, un elemento da guardare in prospettiva.
Così anche il mondo, la vita, il tempo diventano un palcoscenico dove esibirsi. E il finale, dolceamaro, conclude un libro che non è saga, ma un piacere sopraffino che si conclude con l’ultima pagina.

martedì 27 marzo 2012

Teaser Tuesdays (53)



"Teaser Tuesdays" 

  • Grab your current read
  • Open to a random page
  • Share two (2) “teaser” sentences from somewhere on that page
  • BE CAREFUL NOT TO INCLUDE SPOILERS! (make sure that what you share doesn’t give too much away! You don’t want to ruin the book for others!)
  • Share the title & author, too, so that other TT participants can add the book to their TBR Lists if they like your teasers!
Ovvero, per i non anglo-leggenti:
  • Prendi il libro che stai leggendo
  • Apri una pagina a caso
  • Copia due pezzi "teaser" da una parte di questa pagina
  • STAI ATTENTO A NON SCRIVERE SPOILERS! (assicurati di non condividere troppe cose! Non si deve rovinare il libro agli altri!)
  • Indica il titolo e l'autore, in modo che gli altri Teaser Tuesday partecipanti possano aggiungerlo alla loro lista dei desideri se il libro è piaciuto


Ho concluso in questo preciso istante Io sono Heathcliff di Desy Giuffré, su cui non mi pronuncerò fino al momento della stesura della recensione.
No, ci ho ripensato: brutto. Mi dispiace, ma non mi è piaciuto neanche un po'.
Dopo questa lieta novella (sono momentaneamente presa da delusione, malinconia e irritazione, quindi scusatemi i modi schietti) passiamo alla rubrica del nostro martedì. Torna come tutte le settimane Teaser Tuesdays, che dedichiamo ad un libro più promettente: Il circo della notte di Erin Morgenstern, che ho interrotto dopo cinquanta pagine per il libro della Giuffré. Finora sono abbastanza incuriosita e si sta rivelando una bella lettura... speriamo si mantenga così! Rinnovo come sempre l'invito a partecipare a questo gioco... basta aprire a caso il romanzo che state leggendo in una pagina a caso e trascrivermi i vostri teaser!

<<Come sta Chandresh?>> domanda Celia, ripensando al bicchiere rovesciato durante la cena e cercando un argomento che riempia il silenzio e la distragga dalle mani che ancora le tremano.
<<Vacilla>> risponde Marco con un sospiro. <<Dopo l'inaugurazione del circo la sua mente si è fatta sempre più fragile. Io... cerco di proteggere il suo equilibrio, ma temo abbia un effetto negativo sulla sua memoria. Avrei preferito evitarlo, ma dopo quanto è accaduto a Miss Burgess l'ho ritenuto il modo più saggio di agire.>>
<<Lei era in una posizione particolare, implicata in tutto questo, però non all'interno del circo>> osserva Celia. <<Una prospettiva non semplice da gestire. Tu quanto meno puoi tenere d'occhio Chandresh>>.
(Il circo della notte, di Erin Morgenstern, pag. 259)

Restano seduti a parlare fin quasi all'alba. Marco la lascia solamente quando il circo sta per chiudere i battenti.
La stringe a sé per un momento, facendola alzare insieme a lui.
Estrae un bigliettino dalla tasca. Sopra c'è la lettera M e un indirizzo.
<<Passo sempre meno tempo nella residenza di Chandresh>> dice, porgendole il biglietto. <<Quando non sono là, qui è dove puoi trovarmi. Sei la benvenuta in ogni momento, giorno o notte. Dovessi mai sentirti dell'umore giusto per una distrazione>>
<<Grazie>> risponde Celia. Si rigira il biglietto tra le dite e quello sparisce.
<<Quando tutto questo sarà finito, non importa chi vincerà di noi due. Non ti permetterò d andartene così facilmente. D'accordo?>>
<<D'accordo.>>
Marco le prende la mano, se la porta alle labbra e le bacia l'anello d'argento sopra la cicatrice.
Lei gli accarezza il viso con la punta delle dita. Poi si volta e sparisce.
(Il circo della notte, di Erin Morgenstern, pag. 315)

lunedì 19 dicembre 2011

The night circus: la copertina italiana

Abbiamo la copertina, abbiamo la trama, il prezzo (19.00 euro... ci aspettavamo di meno?) e il numero di pagine, ben 500. The night circus, Il circo della notte in italiano -pubblicato da Rizzoli-, uscirà a gennaio 2012, ma non sappiamo esattamente quando. Se siete curiosi di leggere il primo capitolo e di avere maggiori informazioni potete però consultare questo link: The night circus e, nel frattempo, dare un'occhiata alla copertina... Sicuramente meno affascinante di quella inglese (a fianco), priva di ghirigori e di quel tocco di mistero, rimane per lo meno essenzialmente quella americana. Voi cosa ne pensate?



Il circo della notte - Erin Morgenstern
Londra, 1886: il circo compare all'improvviso, senza annunci. Gli spettacoli cominciano al calar della notte e finiscono all'alba, quando il cancello chiude i battenti e i tendoni bianchi e neri spariscono alla vista. È "Le Cirque des Rêves", il circo dei sogni, il luogo dove realtà e immaginazione si fondono e la mente umana dispiega l'infinito ventaglio delle sue potenzialità, seguito da un esercito di appassionati disposti a tutto per vedere le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l'albero dei desideri, il giardino di ghiaccio... Ma dietro le quinte due maghi, da sempre rivali, si sfidano per il tramite di due giovani allievi scelti e addestrati al solo scopo di stupire e umiliare l'avversario. Contro ogni regola e ogni aspettativa i due giovani, Celia e Marco si scoprono attratti l'uno dall'altra: il loro amore è una corrente di elettricità più forte di qualsiasi magia, che minaccia di travolgere i piani dei loro maestri e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza.

lunedì 12 settembre 2011

English pages from Wonderland (2): presentazione e primo capitolo di The Night Circus



Cover UK
Per questa seconda puntata di English pages in Wonderland c'è un libro davvero speciale. In Italia abbiamo già cominciato a parlarne: lo pubblicherà la Rizzoli e i diritti sono stati acquistati dalla Summit per un film di prossima uscita. Le prime opinioni sono entusiaste (su Goodreads vanta quasi 4 stelle e mezzo) ma in America (dove è edito da Doubleday) la pubblicazione è prevista per martedì 13 settembre, seguita a ruota da quella della Gran Bretagna (il 15) grazie alla casa editrice Harvill Secker. In Italia la data è ancora ignota e la Rizzoli, come al solito, non lascia trapelare assolutamente nulla - ma, per gentilissima concessione della pagina Facebook The Night Circus Italia (che vi consiglio di visitare per rimanere informati sulle novità e che a breve aprirà un sito) abbiamo in anteprima sull'uscita americana il primo capitolo tradotto! Stiamo parlando di The Night Circus di Erin Morgenstern, uno young adult attesissimo che sta incuriosendo molto anche me. Merito, tra l'altro, della bella copertina americana (affascinante ma differente la versione inglese), che trasmette mistero e persino un tocco di glamour, e, soprattutto, dell'ambientazione ottocentesca. Paragonato ad Harry Potter e Twilight (speriamo non sia davvero così!) sembra effettivamente un misto tra i due, da una parte la magia e dall'altra l'amore tra adolescenti. Ma a fare da sfondo non ci sono scuole piene di segreti o cittadine particolarmente piovose, bensì un circo misterioso che appare all'improvviso e apre solo di notte. Celia e Marco, costretti dai loro maestri a duelli di magia, finiscono per innamorarsi. Forzatamente rivali a causa di un' egoistica scommessa, però, la loro sembra una storia senza futuro. 
The Night Circus deve ancora uscire, ed è già un piccolo successo. La storia ha gli ingredienti giusti ,il film è prodotto dalla stessa casa cinematografica di Twilight e le recensioni in anteprima lasciano già intuire cosa esploderà dopo l'uscita americana del libro. Ci troviamo davanti ad un nuovo caso editoriale e cinematografico che mieterà fan in tutto il mondo?  Molti -abbiamo detto- lo dipingono come l'erede di Harry Potter. Un'esagerazione? Una trovata pubblicitaria? Se solo la Rizzoli ci desse qualche segno di vita... 



Il circo arriva senza avvisare. Nessun annuncio lo precede. E' semplicemente lì, quando ieri invece non c'era. Dentro le tende di tela a strisce bianche e nere c'è un'esperienza assolutamente unica e piena di meraviglie mozzafiato. E' chiamato Le Cirque des Rêves ed è aperto solo di notte. 

Ma dietro le scene c'è in corso una competizione - un duello tra due giovani maghi, Celia e Marco, che sono stati espressamente addestrati sin dall'infanzia per questo scopo dai loro strani maestri. A loro insaputa, questo è un gioco in cui solo uno può sopravvivere e il circo è solo il palcoscenico di un' eccezionale battaglia di fantasia e volontà. Loro malgrado, però, Celia e Marco si innamorano intensamente - un amore magico e profondo che rende le luci sfavillanti e la stanza calda ogni volta che le mani si sfiorano.

Vero amore o no il gioco deve continuare e i destini di coloro che sono coinvolti, dal gruppo degli straordinari artisti del circo ai padroni, è appeso in bilico, sospeso precariamente come gli audaci acrobati in alto.




Londra, ottobre 1873

Questa sera è l'ultima rappresentazione di un impegno molto limitato. Prospero l'Incatatore non ha aggraziato il pubblico di Londra da molto tempo e le prenotazioni sono per una settimana sola senza spettacoli di mattina.
I biglietti, sebbene costassero troppo, sono andati a ruba in fretta, e il teatro è così pieno che molte donne si tengono il ventaglio in mano per sventolarsi il petto, respingendo il caldo pesante che pervade l'aria nonostante la fresca aria autunnale fuori.
Di sera, ad un certo punto, ognuno di quei ventagli diventerà un piccolo uccello, fino a quando la folla non riempirà il teatro con un applauso fragrante. Quando tutti gli uccelli tornano indietro alle loro rispettive proprietarie, ritornando ventagli piegati con cura, l'applauso diventa più grande, sebbene qualcuno sia troppo stupito anche per battere le mani, coprendosi la bocca con i ventagli di piume di pizzo, senza preoccuparsi più del caldo.
L'uomo dal vestito grigio seduto sul palchetto a sinistra non applaude. Né per questo e né per un altro trucco durante la serata. Guarda l'uomo sul palco con uno sguardo fisso e minaccioso, senza mai sbattere un ciglio durante tutto lo spettacolo. Non alza neanche una volta la sua mano guantata per applaudire. Non alza neanche un sopracciglio ad alcuni gesti che raccolgono molto successo, applausi o rantoli, o l'occasionale suono di sorpresa, dal resto del pubblico estasiato.
Dopo che lo spettacolo è finito, l'uomo dal vestito grigio vaga in mezzo al folla di frequentatori assidui di teatro con agio. Infila la testa in mezzo ad una tenda che porta agli stanzini dietro, al backstage. I macchinisti e le sarte non lo hanno guardato così a lungo.
Dà qualche colpo sulla porta in fondo alla sala con il suo bastone da passeggio.
La porta si apre da sola, rivelando un camerino pieno di roba, di specchi, ognuno che riflette una diversa angolazione di Prospero.
Il suo frac è stato gettato su una poltrona di velluto, e il suo gilet è sbottonato sopra la sua camicia di pizzo. Il cappello a cilindro che aveva avuto un ruolo importante nello spettacolo è appeso ad un attaccapanni vicino.
L'uomo sembrava più giovane sul palco, la sua età era nascosta sotto le luci della ribalta e tanti strati di trucco. Il volto sugli specchi è pieno di rughe, i capelli quasi completamente grigi. Ma c'è qualcosa di giovane nel sorriso che compare mentre vede l'uomo sulla porta.
"Non ti è piaciuto, vero?" chiede senza distogliere lo sguardo dallo specchio, con lo stesso riflesso spettrale e grigiastro. Si toglie un pò di polvere dalla faccia con un fazzoletto che una volta era stato bianco.
"È un piacere vederti, Hector" dice l'uomo dal vestito grigio, chiudendo lentamente la porta dietro di lui.
"Posso dirti che hai disprezzato ogni minuto" dice Hector Bowen con una risata. "Ti stavo guardando, non cercare di negarlo".
Si volta e allunga una mano che l'uomo dal vestito grigio non accetta. Come risposta, Hector alza le spalle e sventola le dita in modo teatrale nella direzione della parete opposta. La poltrona di velluto scorre in avanti da un angolo pieno di bauli e di sciarpe mentre il frac svolazza in alto come un'ombra, appendendosi a comando dentro l'armadio.
"Siediti, ti prego" dice Hector. "Temo che non sia comoda come quelle di sopra".
"Non posso dire che approvo delle simili esibizioni" dice l'uomo dal vestito grigio, togliendosi i guanti e pulendoci la sedia prima di sedersi. "Far passare le manipolazioni come trucchi d'illusione, far pagare l'ingresso".
Hector getta il fazzoletto pieno di polvere su un tavolo pieno di pennelli e barattoli di cerone.
"Nessuna persona in mezzo a quel pubblico crede che quello che faccio lassù sia reale" dice, indicando una direzione generale del palco. "Questo è il bello. Hai visto quegli aggeggi che questi maghi creano per compiere i più banali e sciocchi trucchi? Sono un ammasso di pesci pieni di piume che cercano di convincere il pubblico che riescono a volare, e io sono semplicemente un uccello in mezzo a loro. Il pubblico non sa dire la differenza, tranne  che sono più bravo io".
"Ciò non lo rende un tentativo meno frivolo".
"Questa gente fa la fila per lasciarsi ingannare" dice Hector. "Riesco ad ingannarli più facilmente degli altri. Sembra quasi uno spreco ignorare l'opportunità. Ti paga meglio di quanto credi. Posso offrirti qualcosa da bere? Ci sono delle bottiglie nascoste lì da qualche parte, ma non sono certo ci siano dei bicchieri". Guarda quello che c'è sul tavolo, mettendo da parte pile di giorni e una gabbia per uccelli vuota.
"No, grazie" dice l'uomo dal vestito grigio, cambiando posizione sulla sedia e mettendo le mani sopra il bastone. "Ho trovato la tua esibizione curiosa, e la risposta del pubblico alquanto sconcertante. Facevi qualche errore di precisione".
"Non posso essere bravissimo se voglio che loro credano che io sono falso quanto gli altri" dice Hector ridendo. "Ti ringrazio per essere venuto e per aver patito durante il mio spettacolo. Sono sorpreso che tu ti sia fatto vivo, stavo cominciando a metter da parte la speranza. Ho tenuto quel posto riservato per te durante tutta la settimana".
"Non rifiuto gli inviti di solito. La tua lettera diceva che avevi una proposta per me".
"E ce l'ho!" dice Hector, unendo le mani in uno schiocco rapido e acuto. "Speravo che tu accettassi una sfida. È passato molto tempo da quando giocavamo. Anche se prima devi incontrare il mio nuovo progetto".
"Avevo quasi l'impressione che tu avessi smesso di insegnare".
"Vero, ma questa è stata un'occasione così particolare che non ho resistito". Hector cammina verso una porta nascosta per la maggior parte da un lungo specchio dritto. "Celia, mia cara" grida nella stanza affianco prima di tornare a sedere sulla sedia.
Un istante dopo una piccola ragazza compare sulla porta, vestita troppo elegantemente per la caotica meschinità degli altri presenti. Tutta pizzo e nastrini, perfetta come una bambola appena messa in vendita tranne per qualche riccio ribelle che le fuoriusce dalle trecce. Esita, rimanendo sulla soglia, quando vede che suo padre non è solo.
"Va tutto bene, mia cara. Entra, entra" dice Hector, facendole cenno di entrare con una mano. "Questo è un mio collega, un socio, non devi essere timida".
Si avvicina ancora di più lentamente e fa un perfetto inchino, l'orlo di pizzo del suo vestito spazza le assi del pavimento.
"Questa è mia figlia, Celia" dice Hector all'uomo dal vestito grigio, mettendo una mano sulla testa della ragazza. "Celia, questo è Alexander".
"Piacere di incontrarla" dice lei. La sua voce è simile ad un sussurro, e più grave e bassa di quanto ci si possa aspettare da una ragazza della sua corporatura.
L'uomo dal vestito grigio le fa un accenno gentile.
"Vorrei che tu mostrassi a questo gentiluomo cosa sai fare" dice Hector. Tira fuori dal suo gilet un orologio da taschino argenteo con una lunga catenina e lo mette sul tavolo. "Avanti".
Gli occhi della ragazza si spalancano.
"Hai detto che non devo farlo di fronte a nessuno" dice lei. "Mi hai fatto promettere".
"Questo gentiluomo non è nessuno" risponde Hector con una risata.
"Hai detto niente eccezione" protesta Celia.
Il sorriso di suo padre svanisce. La prende per le spalle e la guarda arcigno negli occhi.
"Questo è un caso molto speciale" dice lui. "Ti prego, mostra a quest'uomo quello che sai fare, proprio come nelle nostre lezioni". La spinge verso il tavolo con l'orologio.
La ragazza annuisce profondamente e sposta la sua attenzione all'orologio, con le mani strette dietro alla schiena.
Dopo un istante, l'orologio comincia a ruotare lentamente, facendo dei cerchietti sulla superficie del tavolo, trascinandosi dietro la catenina come una spirale.
Poi l'orologio si alza dal tavolo, fluttua nell'aria e rimane sospeso come se stesse nell'acqua.
Hector guarda l'uomo dal vestito grigio in attesa di una reazione.
"Di grande effetto" dice l'uomo. "Ma molto basilare".
Celia aggrotta la fronte sopra i suoi occhi scuri e l'orologio si rompe, con tutte le rotelline che saltano in aria.
"Celia" dice suo padre.
Arrossisce per l'asprezza e la serietà del suo tono e mormora una scusa. Le rotelline ritornano sull'orologio, riprendono il loro posto fino a quando l'orologio non è di nuovo integro, con le lancette che schioccano i secondi come se non fosse successo nulla.
"Adesso è più che impressionante" ammette l'uomo dal vestito grigio. "Ha un carattere molto irascibile".
"È giovane" dice Hector, dando dei colpetti sulla testa di Celia e ignorando il suo broncio. "Questo l'abbiamo raggiunto senza neanche con un anno di studio, mentre crescerà sarà impareggiabile".
"Anche io posso prendere qualsiasi ragazzo dalla strada e insegnargli tutto quello che so. Impareggiabile è in base al vostro giudizio personale, ed è facilmente confutabile".
"Ah!" esclama Hector. "Perciò sei disposto a giocare".
L'uomo dal vestito grigio esita solo un istante prima di annuire.
"Una cosa più complessa dell'ultima volta, e sì, potrei essere interessato" dice. "Forse".
"Ovvio che sarà più complessa!" dice Hector. "Ho un talento naturale con cui giocare. Non faccio mai una scommessa per qualcosa di semplice".
"Il talento naturale è un fenomeno discutibile. L'inclinazione, forse, ma l'abilità interiore è estremamente rara".
"È la mia unica figlia, ovvio che ha un'abilità interiore".
"Ammetti che ha seguito delle lezioni" dice l'uomo dal vestito grigio. "Come puoi esserne certo?".
"Celia, quando hai iniziato le tue lezioni?" chiede Hector, senza volgerle lo sguardo.
"Marzo" risponde lei.
"Di che anno, mia cara?" aggiunge Hector.
"Quest'anno" dice lei, come se fosse una domanda totalmente stupida.
"Otto mesi di lezioni" chiarisce Hector. "A neanche sei anni di età. Se ricordo bene, tu qualche volta inizi con i tuoi studenti ad un'età più giovane di questa. Celia è senza dubbio molto più preparata di quanto sarebbe se non avesse del talento naturale. Riusciva a far lievitare quell'orologio al suo primo tentativo".
L'uomo dal vestito grigio volge la sua attenzione verso Celia.
"L'hai rotto per caso, vero?" chiede, indicando con la testa l'orologio sul tavolo.
Celia aggrotta la sopracciglia e annuisce leggermente.
"Ha un controllo notevole per una della sua età" sottolinea a Hecotr. "Ma un comportamento del genere è sempre una variabile sfortunata. Può portare ad un comportamento impulsivo".
"Imparerà a farlo maturare o a controllarlo. È un problema minore".
L'uomo dal vestito grigio tiene lo sguardo sulla ragazza, ma quando parla, lo fa a Hector. Secondo quanto sente Celia, i suoni non sembrano più delle parole, e alza il sopracciglio mentre le risposte del padre assumono la stessa cattiva e sporca qualità.
"Scommetteresti sulla tua unica figlia?".
"Non perderà" dice Hector. "Ti consiglio di trovarti uno studente a cui può benissimo separarti, se non ne hai già uno".
"Suppongo che sua madre non ha niente da dire a riguardo".
"Supponi correttamente".
L'uomo dal vestito grigio scruta la ragazza per un istante prima di parlare di nuovo, e di nuovo, lei non comprende le parole.
"Capisco la tua fiducia nelle sue abilità, sebbene io ti consigli di considerare almeno la possibilità che potrebbe sentirsi persa, che la competizione potrebbe non andare a suo favore. Troverò un giocatore che possa sfidarla sul serio. In caso contrario, non credo ci sia altro motivo che mi faccia acconsentire di partecipare. La sua vittoria non è assicurata".
"È un rischio che sono disposto a correre" dice Hector senza neanche guardare sua figlia. "Se vuoi renderlo ufficiale qui e adesso, vai avanti".
L'uomo dal vestito grigio riguarda Celia, e quando parla, lei comprende le parole un'altra volta.
"Molto bene" dice, annuendo.
"Non mi ha fatto ascoltare bene" sussurra Celia quando suo padre si volta verso di lei.
"Lo so, mia cara, e non è stato alquanto gentile" dice Hector mentre la accompagna più vicino alla sedia, dove l'uomo la scruta con occhi che sono quasi luminosi e grigi come il suo vestito.
"Sei sempre stata capace di fare cose del genere?" le chiede, riguardando di nuovo l'orologio.
Celia annuisce.
"La mia...la mia mamma diceva che ero la figlia del diavolo" dice piano.
L'uomo dal vestito grigio si avvicina a lei e le sussurra qualcosa nell'orecchio, a voce troppo bassa affinché suo padre possa sentire. Sul volto della ragazza si irradia un grosso sorriso.
"Allunga la tua mano destra" dice lui, mettendo le spalle contro la sedia. Celia tira fuori immediatamente la mano, con il palmo in alto, senza sapere cosa aspettarsi. Ma l'uomo dal vestito grigio non le mette niente in mano. Le gira invece la testa e si toglie un anello d'argento dal mignolo. Con l'altra mano intorno al suo polso, lo infila accanto all'anello della ragazza, anche se le sta troppo lento.
Lei sta per aprire la bocca per dire un fatto ovvio, che l'anello, sebbene carino, non entra bene, quando si rende conto che l'oggetto si sta stringendo sulla sua mano.
La sua momentanea gioia nel vedere l'anello aggiustarsi al dito è schiacciata dal dolore che segue mentre l'anello continua a chiudersi attorno al dito della ragazza, con il metallo che le brucia dentro la pelle. Cerca di tirarlo via, ma l'uomo dal vestito grigio tiene la sua mano ben salda intorno al corpo della ragazza.
L'anello si rimpicciolisce e sparisce, lasciando intorno al dito di Celia solo una cicatrice rosso acceso.
L'uomo dal vestito grigio molla la ragazza, la quale fa un passo indietro, rifugiandosi in un angolo a guardarsi la mano.
"Brava ragazza" dice suo padre.
"Mi ci vorrà del tempo per preparare un giocatore tutto mio" dice l'uomo dal vestito grigio.
"Naturalmente" dice Hector. "Prenditi tutto il tempo che ti serve". Dalla sua benda ne estrae un'altra, dorata, e la mette sul tavolo. "Per quando troverai il tuo".
"Preferisci non concedere l'onore da solo?".
"Mi fido di te".
L'uomo dal vestito grigio annuisce e tira fuori un fazzoletto dal cappotto, prende l'anello senza toccarlo e se lo mette in tasca.
"Spero tu non lo faccia perchè il mio giocatore ha vinto l'ultima volta".
"Certo che no" dice Hector. "Lo faccio perchè ho una giocatrice che può battere chiunque le metta davanti, e perchè i tempi sono cambiati da rendere la cosa interessante. D'altra parte, le mie vittorie sono a mio favore".
L'uomo dal vestito grigio non contesta questo punto, osserva semplicemente Celia con lo stesso sguardo da esaminatore. Cerca di nascondersi alla sua vita, ma la stanza è troppo piccola.
"Suppongo hai già un luogo in mente?" chiede.
"Non precisamente" dice Hector. "Pensavo sarebbe stato più divertente lasciare un margine di libertà per quanto riguarda il posto. Se vuoi, un elemento di sorpresa. Sono in buoni rapporti con il produttore teatrale qui a Londra che è pronto a preparare l'insolito. Quando giungerà l'ora, gli darò qualche indizio, e sono certo che metterà su qualche cosa di appropriato. Meglio farlo su un terreno neutrale, sebbene pensavo tu preferissi iniziare le cose nella tua terra".
"Qual è il nome del gentiluomo?".
"Chandresh. Chandresh Christophe Lefèvre. Dicono sia il figlio illegittimo di un principe indiano o cose così. La madre era una ballerina vagabonda. Devo avere il suo biglietto da qualche parte, in mezzo a questo macello. Ti piacerà, è uno che guarda molto avanti. Ha molti soldi, ed è eccentrico. Un po' ossessivo, imprevedibile in qualche modo, ma credo che questo faccia parte integrante dell' avere un carattere artistico". Un mucchio di carta su una scrivania vicino si sparpaglia e si muove fino a quando un semplice biglietto da visita viene in superficie e vola in mezzo alla stanza. Hector lo prende con la mano e lo legge prima di darlo all'uomo dal vestito grigio. "Dà delle feste fantastiche".
L'uomo dal vestito grigio se lo mette in tasca senza guardarlo tanto.
"Non ne ho mai sentito parlare" dice. " E non sono un patito degli allestimenti pubblici. Lo prenderò in considerazione".
"Non ha senso, il pubblico è la metà del divertimento! Porta tante restrizioni, così tanti parametri di sfida con cui lavorare".
L'uomo dal vestito grigio ci pensa un attimo prima di annuire.
"Abbiamo una clausola di smascheramento? Sarebbe giusto, dato che so chi hai scelto come giocatore".
"Non diamoci altre clausole oltre a quelle basi e vediamo cosa succede" dice Hector. "Vorrei spostare i limiti, anche quelli del tempo. Ti lascerò fare la prima mossa".
"Molto bene. Abbiamo un accordo. Rimarrò in contatto". L'uomo dal vestito grigio si alza, si pulisce le braccia da una polvere invisibile. "
"È stato un piacere incontrarla, signorina Celia".
Celia fa un altro inchino, e nel farlo lo guarda con occhi diffidenti.
L'uomo dal vestito grigio alza di poco il cappello verso Prospero e esce dalla porta e poi dal teatro, muovendosi come un'ombra nella strada affollata.
Nel suo camerino, Hector Bowen ride sotto i baffi mentre sua figlia se ne sta in piedi in un angolo a fissare la cicatrice sulla sua mano. Il dolore sparisce veloce come l'anello stesso, ma il segno rosso e crudo rimane.
Hector prende l'orologio d'argento dal tavolo, controllando l'orario con l'orologio sulla parete. Ricarica lentamente l'orologio, guardando le mani che gli si muovono intensamente di fronte.
"Celia" dice senza guardarla, "perchè ricarichiamo il nostro orologio?".
"Perché tutto ha bisogno di energia" ripete ubbidiente, con gli occhi fissi sulla mano. "Dobbiamo mettere sforzo ed energia in qualsiasi cosa vogliamo cambiare".
"Molto bene". Fa scuotere un pò l'orologio e lo rimette in tasca.
"Perchè hai chiamato quell'uomo Alexander?" chiede Celia.
"Che domanda stupida".
"Non è il suo nome".
"E adesso, come fai a saperlo?" chiede Hector a sua figlia, alzandole il mento affinché lo possa guardare e soppesando lo sguardo nei suoi occhi scuri.
Celia lo fissa, senza sapere come spiegarlo. Nella sua mente visualizza di nuovo l'impressione dell'uomo dal vestito grigio con i suoi occhi pallidi e dei duri lineamenti, cercando di capire perchè il nome non fosse adatto a lui.
"Non è il suo vero nome" dice lei. "Non uno, almeno, che se lo porta sempre. È uno che si addossa, come un cappello. Così che può toglierselo quando vuole. Come per te è Prospero".
"Sei molto più intelligente di quanto potessi sperare" dice Hector, senza preoccuparsi di confermare o confutare le teorie della figlia sul nome del suo collega. Prende il suo cappello a cilindro dall'appendiabiti e lo mette sulla testa di Celia, dove le scende fino a oscurarle gli occhi curiosi in una gabbia di seta nera.




Londra, gennaio 1874

Il palazzo è grigio così come il marciapiede sotto e il cielo sopra, temporaneo come le nuvole, come se potesse svanire nell'aria senza preavviso. La pietra grigia comune lo rende indistinguibile dagli altri palazzi intorno salvo per un cartello sporco appeso alla porta. Anche la direttrice dentro è vestita di un grigio antracite.
Malgrado tutto, l'uomo dal vestito grigio sembra spaesato.
Il taglio del suo vestito è troppo forte. Il manico del suo bastone troppo lucidato sotto i suoi nuovissimi guanti.
Dice il suo nome ma la direttrice se lo dimentica quasi subito ed è troppo imbarazzata per chiederglielo di nuovo. Più tardi, quando firma il modulo richiesto, la sua firma è completamente illeggibile, e quel particolare modulo viene perso dopo poche settimane.
Ciò che sta cercando è alquanto inusuale. La direttrice è confusa, ma dopo qualche domande e qualche chiarimento gli porta tre bambini: due ragazzi e una ragazza. L'uomo chiede di fare loro delle domande in privato e la preside asserisce con riluttanza.
Parla con il primo ragazzo per soli pochi minuti prima di essere mandato via. Quando attraversa il corridoio, gli altri due bambini lo guardano per capire cosa si debbano aspettare, ma lui scuote semplicemente la testa.
La ragazza viene trattenuta più a lungo, ma anche lei viene mandata via, con la fronte raggrinzita per la confusione.
Poi è il turno dell'altro ragazzo parlare con l'uomo dal vestito grigio. Gli viene chiesto di sedersi su una sedia di fronte alla scrivania, mentre l'uomo rimane in piedi vicino.
Questo ragazzo non è agitato tanto quanto lo era il primo. Si siede con calma e pazienza, i suoi occhi verde grigio catturano impercettibilmente ogni dettaglio della stanza e dell'uomo, consapevoli ma che non guardano sul serio. I suoi capelli neri sono tagliati male, come se il barbiere fosse stato distratto mentre li tagliava, ma sembra che qualche tentativo di appiattirli sia stato fatto. I suoi vestiti sono cenciosi, ma ben tenuti, sebbene i suoi pantaloni siano troppo corti e una volta potevano essere blu, marroni o grigi ma si sono così tanto sbiaditi che è impossibile dirlo.
"Da quando tempo stai qui?" chiede l'uomo dopo aver esaminato attentamente l'aspetto trasandato del ragazzo.
"Da sempre" risponde il ragazzo.
"Quanti anni hai?".
"Ne avrò nove a maggio".
"Sembri più giovane".
"Non è una bugia".
"Non volevo dire che lo fosse".
L'uomo dal vestito grigio fissa il ragazzo senza fare commenti per qualche minuto.
Il ragazzo lo guarda.
"Sai leggere, presumo?" chiede l'uomo.
Il ragazzo annuisce.
"Mi piace leggere" dice lui. "Non ci sono molti libri qui. Li ho letti già tutti".
"Bene".
Senza avvisarlo, l'uomo dal vestito grigio lancia il bastone al ragazzo. Lui lo afferra facilmente con una mano senza farlo scivolare, sebbene i suoi occhi si rimpiccoliscano dalla confusione mentre passa lo sguardo dal bastone all'uomo.
L'uomo annuisce e si riprende il bastone, tirando fuori un fazzoletto limpido dalla tasca per pulire le impronte del ragazzo.
"Molto bene" dice l'uomo. "Verrai a studiare con me. Mi assicurerò che tu abbia molti libri. Mi occuperò delle cose necessarie e poi partiamo".
"Ho una scelta?".
"Vuoi rimanere qui?".
Il ragazzo ci pensa per un istante.
"No" dice.
"Molto bene".
"Non vuole sapere il mio nome?" chiede il ragazzo.
"I nomi sono ben lontani dall'essere importanti come piace credere alla gente" dice l'uomo dal vestito grigio. "Un'etichetta assegnata per identificarti o secondo l'istituto o i tuoi genitori defunti ha poco interesse quanto poco valore per me. Se ad un certo punto tu sentissi la necessità di avere un nome, potrai scegliertene uno da solo. Per ora non sarà necessario".
Il ragazzo viene mandato a preparare la sua piccola valigia con le sue cose insignificanti. L'uomo dal vestito grigio firma delle carte e risponde alle domande della direttrice con risposte che la donna non segue bene, ma di cui non pretende un chiarimento.
Quando il ragazzo è pronto, l'uomo dal vestito grigio lo porta via dal palazzo di pietra grigia, dove non ritornerà più.

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