venerdì 25 maggio 2012

Ebook, blogger e fantasy nel nuovo portale targato Fazi

i-fantasy

In un paese dove il fantasy non viene considerato letteratura e gli e-books sono una realtà troppo moderna per attecchire nei nostri animi stoicamente tradizionalisti, Fazi sfida l'indole diffidente dei lettori italiani congiungendo questi due intrepidi aspetti del mondo librario (e non libresco, nota bene) con un tentativo tutto originale e in parte coraggioso: la creazione di uno store virtuale che fornisce ebooks a soli 2 euro.

Parlo di coraggio perché, nonostante sembri quasi ovvio si tratti di un prezzo lancio, non mi sfugge una riflessione sul minimo ricavato che la casa editrice e coloro che ad essa sono legati (gli autori, i grafici, i traduttori) otterranno nel caso -ma, ripeto, mi sembra molto improbabile- che il prezzo rimanga così basso. Tuttavia di questo, certamente, i lettori non si lamenteranno.

La prima fortunata eBook-writer è Virginia de Winter da oggi sul vostro lettore (o pc) al prezzo sopracitato. Seguiranno, il 7 giugno, Ragazze Lupo di Martin Millar, Buio di Elena P. Melodia e Amori infernali di Melissa Marr. E non soltanto gli autori di culto della collana Lain: si parla anche di nuove storie e contributi creati per l'occasione, intendendo racconti o romanzi rigorosamente fantastici che verranno valutati e poi eventualmente pubblicati, se ritenuti idonei, sul portale. A questo proposito sarà presto operativa una pagina appositamente dedicata all'invio dei manoscritti.

Ma i-Fantasy, questo il nome del nuovo portale (“i”, sinonimo di contemporaneità e innovazione, rimanda al formato digitale e al web 2.0 in cui questo portale nasce; “fantasy” poiché il cuore pulsante di questa nuova creatura sarà la fantasia, leggiamo sul sito) non si limiterà alla rivendita online.
Forte dell'esperienza degli ultimi tempi, avallata da case editrici come Giunti, Leggereditore e Chrisalide -collana young adult della Mondadori che ha da poco aperto un blog- per cui la vicinanza al pubblico (in particolare quello giovanile) giova alla pubblicità e alla diffusione delle nuove uscite editoriali, Fazi vuole creare il dibattito intorno al tema fantasy, grazie all'ausilio degli autori -prima dei quali sempre la de Winter, già intervenuta sul portale QUI e QUI- e soprattutto dei blogger che, ogni quindici giorni, verranno chiamati in causa per offrire spunti di riflessione ed animare la discussione sui temi trattati.

I-Fantasy si presenta quindi come una realtà nuova, dinamica, una proposta virtuale che cerca, per una volta, di sensibilizzare l'opinione pubblica verso un genere tanto bistrattato, che molto probabilmente noi italiano non sentiamo molto.
Un esperimento, quindi, da seguire molto da vicino.

Waterstones stringe il patto con il “diavolo” Amazon




A cura di Lizy

“Se non puoi battere il nemico, fattelo amico”.
Pare che in questi giorni questo sia diventato il motto di due famose catene di librerie, la Barnes & Noble americana e la Waterstones inglese. Pare infatti che le due società, che si erano schierate inizialmente contro l’editoria digitale, siano passate a voler stilare un così detto “patto col diavolo”, decidendo di produrre in collaborazione con due colossi (Microsoft per la prima, Amazon per la seconda) dei propri ebook reader che aumentino le rispettive quote di mercato.
Sembra quasi una cosa paradossale, ma pare che le librerie stiano puntando per la prima volta in maniera così massiccia sulle vendite dei  kindle, consce che si tratti di un mercato in espansione che ad oggi abbraccia una fetta abbastanza piccola di consensi (le vendite di questo formato sono parti al 20% in USA e al 5% nel Regno Unito), segno che il piacere della lettura è ancora identificato dalle pagine di un libro sfogliabile in comunissima filigrana.
La natura di tali accordi credo sia data dall’impossibilità di reggere la concorrenza proprio con Amazon, i cui prezzi competitivi e la possibilità di ricevere volumi “fisici” o digitali in breve tempo sono diventati la chiave del suo successo, secondo solo a quello di I Tunes.
Non a caso negli scorsi giorni, il Wall Street Journal riportava:

"L'accordo, che porterà Kindle di Amazon a tutti i 294 negozi Waterstones nel mese di settembre, sottolinea il peso crescente del gigante di Internet di Seattle per quanto concerne il libro, la cui vendita sia fisica sia in ebook l'ha resa una delle grandi preoccupazioni per le librerie in calce e mattoni di tutto il mondo. "

Dunque come dicevo all’inizio, non bisogna stupirsi del fatto che aziende che avevano demonizzato l’entrata nel mercato dei book reader si trovino pronte ad abbracciare questo nuovo modo di ottenere introiti. La cosa divertente è vedere come tendano a farsi concorrenza in questo senso: sebbene, infatti, la Barnes & Noble abbia pensato di creare Nook (si chiamerà così il suo kindle) prima che potesse pensarci la Waterstones, pare che quest’ultima riuscirà a immetterlo sul mercato per prima, creando un portale ad hoc nel quale sia facile sfogliare le anteprime dei libri e usufruire degli sconti presenti in libreria. Si parla di cifre stratosferiche spese per questi accordi (si vociferano 300 milioni di dollari offerti alla Microsoft per creare il Nook), ma per sapere se “il gioco vale la candela” dovremo aspettare settembre. E voi cosa dite, riusciranno le due società a spuntarla e a vincere il nemico con le sue stesse armi? Permettetemi di essere scettica.

giovedì 24 maggio 2012

Poems (42) La pioggia nel pineto


Buonasera lettori, torna l'appuntamento con le nostre poesie del giovedì. Questa settimana andiamo sul classico: non intendo autori dei secoli immediatamente anteriori e successivi l'anno 0, come Ovidio nella scorsa puntata, ma di qualcuno che sicuramente conoscerete tutti e che, nonostante lo sfarzoso esibizionismo, era un autore unico nel suo genere, che ai miei occhi acquisiva una luce tutta particolare per l'incredibile bellezza che sapeva creare. Chi ha letto "La pioggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio non potrà non condividere la musicalità di questi versi, la sensazione che, parola dopo parola, un'immagine ben precisa si disegni nella mente, si ammanti di sensualità, si ricopra di verde, di pioggia...


La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Chi è l'autore?
Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara nel 1863 da famiglia benestante. Già in giovane età si fece notare come poeta, la prima opera che pubblicò mentre era studente, fu una raccolta di versi dal titolo Primo vere. Dopo aver preso la licenza liceale a Prato s'iscrisse all'università di Roma, ma non completò mai gli studi. A Roma invece frequentò i salotti bene della società romana e gli ambienti letterari più in vista. Durante il periodo romano, oltre che a dare "scandalo" per il suo modo di vivere e le sue numerose relazioni, lavorò anche presso diversi giornali e scrisse Il piacere. Allo scoppio della guerra rientrò in Italia dal suo breve "esilio" parigino e divenne accesso interventista e in seguito partecipò al conflitto distinguendosi per numerose azioni ardite tra cui quella del 1916 in cui fu ferito a un occhio che poi perse. Tra il 1919 e il 1921 in aperta polemica con il governo italiano occupo militarmente Fiume e costituì la repubblica da lui presieduta la "Reggenza italiana del Carnaro" che fu fatta cadere da Giolitti nel 1920. In seguito il fascismo cui il poeta si avvicinò (ricordiamo la sua visione politica reazionaria, aristocratica e antidemocratica) lo isolò e il poeta trascorse i suoi ultimi anni sul lago di Garda dove morì per emorragia celebrare nel 1938. Le correnti culturali che più influenzarono D'Annunzio furono il Simbolismo e il Decadentismo inoltre il poeta accolse la teoria, però in chiave antidemocratica, del superuomo desunta da Nietzsche. Recentemente la complessa produzione culturale di D'Annunzio (il poeta s'interessò di teatro, cinema, musica e tutto quello che di nuovo stava emergendo nel panorama culturale del Novecento) è oggetto di studio dalla critica contemporanea che ha riconosciuto l'influenza del poeta su tutte le correnti poetiche successive (ricordiamo a livello formale l'introduzione di D'Annunzio del verso libero).
[Fonte: antelitteram.com]

I libri più visti al cinema: cronostoria e intedipendenze tra letteratura e cinematografia. Gli anni '70

A cura di Lizy


Bentornati per il secondo “episodio” del nostro viaggio nel rapporto tra cinema e letteratura. Nella scorsa puntata abbiamo parlato dell’importanza dell’argomento letterario nella produzione cinematografica sin a partire dai primi del Novecento, quando il cinema muto doveva raccontare le sue storie in immagini e didascalie, e i primi passi compiuti nel favoloso mondo del sonoro prima e poi del “tecnicolor”. A questo proposito voglio rivelarvi una curiosità: il primo film a colori fu una trasposizione ben riuscita del classico di William Makepeace Thackeray “La fiera della vanità” dal titolo “Becky Sharp” e datata ben 1935! Per intenderci, in Italia questa tecnologia giunse solo nel 1952, anno dell’uscita di “Totò a colori”, che tutti ricorderanno per la famosissima gag del burattino ispirata a Pinocchio. Fatte queste premesse, possiamo continuare il nostro excursus.

"Le avventure di Pinocchio",
con Nino Mandredi 
Negli anni ’70 la cinematografia e la televisione cominciarono a seguire filoni eterogenei che rispecchiavano l’incertezza dei tempi, data dalla tensione provocata dalla guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, ma anche dalla crescente violenza di matrice terroristica che investe l’Italia nei così detti “anni di piombo”. I registi avvertono la necessità di deliziare gli spettatori attraverso tematiche e opere che lascino spazio sia alla riflessione psicologica, sia alla pura forma di intrattenimento. Nel primo caso, ritorna in auge il cinema d’evasione, impregnato dell’ideologia delle contestazioni sociali legate al tempo (ricordiamo il genere musical, con “Jesus Christ Superstar” e “Hair”); per quanto riguarda l’intrattenimento, invece, si nota una nota di malinconia in tutta la produzione del tempo. La televisione continua a sfornare nuovi sceneggiati di matrice letteraria, dei quali il più conosciuto è sicuramente “Le avventure di Pinocchio” di Luigi Comencini, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Collodi. Il teleromanzo in sei puntate racconta in modo fedele la storia del burattino divenuto bambino anche se, rispetto al testo e per ovvie scelte registiche, Pinocchio viene impersonato da un bambino vero e in poche occasioni diventa un burattino (in genere quando deve essere punito per una malefatta). Inoltre, è inevitabile ricordare le grandi interpretazioni, in questo lavoro, di Nino Manfredi, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, attori comici che riuscirono a trasmettere la patina malinconica dell’intero romanzo, rendendo la messa in scena realistica nonostante il suo appartenere al genere fantastico.


Nello stesso tempo, ritorna l’interesse per il genere horror proponendo una serie di film che raccontarono allo spettatore il genio di Edgar Allan Poe: molto apprezzata la produzione televisiva “I racconti fantastici di Edgar Allan Poe” (Daniele D'Anza, 1979) che portò sullo schermo una raffinata rapsodia dei racconti dell’autore basata sulla suggestione onirica e il potere orrorifico.
Sempre di questi anni (1974) è lo sceneggiato “Malombra” dall’omonimo romanzo di Fogazzaro, che cito perché rappresenta un’interessante sfida per la televisione, ovvero quella di rendere lo “spiritismo” che attraversa l’intero romanzo senza stravolgerlo mettendo in risalto proprio quegli elementi gotici e metapsichici che in realtà fanno da sfondo all’intera vicenda. Il risultato è una trasposizione classica, che giustifica la necessità di trovare una via di mezzo tra la fedeltà al testo e la resa televisiva nella dicitura “libero adattamento”.

"Il fiore delle mille e una notte" di Pasolini
Se la televisione voleva spaventare, il cinema di questi tempi intende parlare della fervente affermazione della parità dei sessi, attraverso una vera e propria critica dell’idea mercifica del corpo della donna: a tal proposito è importante ricordare la “Trilogia” di Pasolini, che racchiude “Il Decameron” di Boccaccio, “I racconti di Canterbury” di Chaucer e “Il fiore delle mille e una notte” (trasposizione de “Le mille e una notte”), film-denuncia non solo rispetto la volgarità di certi costumi, ma anche dell’idea di sottomissione della donna ancora radicata nella società italiana. Inutile dire che il suo lavoro venne mal compreso e diede il via alle scadenti trasposizioni erotiche delle grandi produzioni di matrice letteraria.

L'interpretazione di Marlon Brando
ne "Il padrino" di Coppola
Del 1972 è invece il primo film di una trilogia ispirata ad uno dei primi romanzi sulla mafia americana: si tratta de “Il Padrino” di Mario Puzi, portato alla ribalta da Francis Ford Coppola, del quale si ricorda l’intensa interpretazione di Marlon Brando nei panni di Don Vito Corleone, che gli valse la vittoria di un Oscar che preferì rifiutare come protesta per la situazione degli ameridi.
Nel frattempo, in Italia, Alberto Sordi portò nelle sale italiane una brillante versione de “Il malato immaginario” di Molière, che però non ha nulla a che vedere con il testo originale, se non l’ipocondria del protagonista.
Sempre dello stesso anno uno dei più grandi capolavori del registra Stanley Kubrik: “Arancia meccanica”, dall’omonimo romanzo distopico-fantapolitico di Anthony Burgess, che riprende la tematica orwelliana della necessità della violenta società di controllare il pensiero dell’uomo, laddove questo è solo un “meccanismo ad orologeria”, un essere alienato che può fare solo il bene o il male. Il film è molto fedele al libro, ma praticamente sconosciuto, nonostante la sua genialità, alle nuove generazioni: la prima messa in onda televisiva (non in pay per view, com’era accaduto nel 1999)  infatti risale al 2007, tra l’altro in seconda serata, rompendo quel tabù che per trentacinque anni aveva tenuto lontano dal pubblico la pellicola, considerata non adatta ad un pubblico minorenne. Ma pochi ricordano “Barry Lyndon” dello stesso regista, ispirato da “Le memorie di Barry Lyndon” di Thackeray, considerato un’opera magna in fatto di estetica. Kubrik disse di tale romanzo:

Barry Lyndon, interpretato da Ryan O' Neal
nel film di Kubrik
“Thackeray usava l'osservatore 'imperfetto' – anche se sarebbe più corretto dire l'osservatore 'disonesto' – consentendo al pubblico di giudicare da sé la vita di Redmond Barry. Questa tecnica andava bene per il romanzo, ma non per un film, in cui hai dinanzi a te una realtà oggettiva per forza! Il narratore in prima persona avrebbe funzionato se il film fosse stato una commedia: Barry diceva il suo punto di vista, in contrasto con la realtà oggettiva delle immagini, e allora il pubblico avrebbe riso per questa contrapposizione. Ma Barry Lyndon non è una commedia. (…)
Barry Lyndon offriva l'opportunità di fare una delle cose che il cinema può realizzare meglio di qualunque altra forma d'arte: presentare cioè una vicenda a sfondo storico. La descrizione non è una delle cose nelle quali i romanzi riescono meglio, però è qualcosa in cui i film riescono senza sforzo, almeno rispetto allo sforzo che viene richiesto al pubblico”.

La pellicola non ha avuto il successo meritato, nonostante lo sforzo del regista di rendere realistici non solo i personaggi, ma anche i paesaggi, nonostante dei curiosi anacronismi rappresentati da una cartina che segna il percorso di un treno a vapore (inesistente nel Settecento) o dal riferimento al Regno del Belgio, nato solo nel 1830.

Se negli anni Settanta la trasposizione cinematografica abbraccia più filoni, vedremo come negli anni ’80 si basi essenzialmente sul giallo deduttivo, genere dei romanzi di Stephen King e de “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Ma per intercalarci in queste atmosfere, non mi resta che darvi appuntamento alla prossima settimana.

mercoledì 23 maggio 2012

Recensione: La città delle ribelli di Meg Wolitzer


Titolo La città delle ribelli
Autore Meg Wolitzer
Prezzo € 16.60
Pagine 246


Smettere di fare l'amore con i propri uomini per ritrovare la felicità. La vera felicità. Questa è la strategia che le donne di Stellar Plains, nel New Jersey, adottano, più o meno consapevolmente, per ritrovare sé stesse e i loro desideri. Una dopo l'altra iniziano a rifiutare qualsiasi contatto con i loro compagni. L'ispirazione per la rappresaglia è data da Fran Heller, la nuova professoressa di teatro del liceo, che ha deciso di mettere in scena Lisistrata, la commedia di Aristofane in cui le cittadine ateniesi si uniscono in uno sciopero del sesso per protestare contro i loro mariti e contro la guerra. Eppure Stellar Plains sembra un luogo felice. Niente turba la serenità delle coppie che vi abitano. O almeno così appare. D'altro canto... Dory e Robby Lang, insieme dai tempi dell'università, dicono di amarsi come il primo giorno, ma stanno scivolando verso una stanca sopportazione; la moglie del preside è afflitta da una sindrome di stanchezza cronica, mentre il marito se la intende con la consulente scolastica. Gli uomini fingono di non vedere le crepe celate dietro le facciate linde e ordinate e le erbacce che infestano le aiuole immacolate. E allora è compito delle donne guardare la realtà in faccia, riprendere in mano il loro destino e combattere la battaglia per salvare le coppie, e la passione delle loro notti. "La città delle ribelli" usa l'ironia come un bisturi e penetra nelle camere da letto in punta di piedi, svelandoci i segreti e i desideri nascosti di ogni donna.


A cura di Surymae Rossweisse

Voto:



La riscoperta della “Lisistrata” di Aristofane.
Una nuova, eccentrica, insegnante di teatro.
Un “incantesimo” che spinge le donne a rifiutare i rapporti sessuali.
Questi sono gli ingredienti de “La città delle ribelli” (in originale “The un-coupling”, ossia il “non-sesso”) di Meg Wolitzer. Una ricetta piuttosto interessante...

Nella tranquilla città di Stellar Plains arriva un'insegnante di teatro, Fran Heller. Per la scuola superiore locale opta per la rappresentazione della “Lisistrata” di Aristofane.
Da quel momento uno strano incantesimo colpisce le donne della scuola, un improvviso ed all'apparenza irrazionale rifiuto del sesso. Diverse sono le vittime: la né troppo giovane né troppo vecchia insegnante Dory Lang; la figlia di quest'ultima, Willa; la consulente scolastica Leanne, che tronca (tra le altre) la sua relazione adulterina col preside; l'insegnante di educazione fisica Ruth, assediata dal marito e dai suoi bambini, ecc. C'è una soluzione a questo problema? E soprattutto, qual è la causa? E' forse collegata all'opera teatrale scelta?


Lo spunto di partenza è un meccanismo non nuovo nella fiction, ma sempre d'effetto: il riproporre in chiave moderna un classico, in questo caso la Lisistrata. Tuttavia, è da sottolineare – a differenza di tante altre opere che non hanno ben chiaro il confine tra ispirazione e saccheggio - che “La città delle ribelli” è un romanzo che non vive nell'ombra della piece che riprende, e che anzi riporta più differenze che affinità.
Innanzitutto, le ateniesi fanno sciopero per far cessare la guerra, oltre che naturalmente per far capire agli uomini che anche le loro ragioni meritano di essere ascoltate: potremmo quasi dire per il bene comune. Le donne di Stellar Plains, invece, non sono neanche consapevoli di stare combattendo. Ed in ogni caso si tratta di una causa prettamente personale: la felicità all'interno nella coppia. Il messaggio pacifista dell'opera di Aristofane è vagamente presente anche nel romanzo, ma non in maniera così spiccata.
Inoltre, nel nostro libro manca una figura femminile forte come quella di Lisistrata, che coordina le scioperanti. Ci sono dei personaggi più forti, come Dory Lang, ma non abbiamo qualcuno che gestisce la situazione: le donne difficilmente parlano tra loro del proprio problema, quindi non hanno una linea comune d'azione.

Sempre parlando della trama è da segnalare che quella italiana è fuorviante. Già solo guardando il titolo ci si fa l'idea di una ribellione, quando – come accennato prima – non è il termine adatto, almeno non nella sua accezione più comune. Leggendo la sinossi incontriamo la parola “strategia”,   che in questo contesto non è affatto adeguata.  Il calo di desiderio che colpisce le protagoniste non è voluto, e non è nemmeno atto a ferire gli uomini. Si può discutere sul fatto che probabilmente erano molto più frustrate di quello che traspariva all'esterno, ma non è questa la sede adatta per discuterne. Per non parlare dei due personaggi fusi in uno solo...

Il cast è a dire il vero piuttosto tipizzato. Gli uomini, a parte poche eccezioni, non hanno molto spazio; per le loro (non)compagne, invece, il loro modo di amare detta tutti gli aspetti della loro personalità, in maniera forse un po' semplicistica. Quella con una relazione stabile sarà calma e razionale, l'adolescente alle prime esperienze sarà chiusa in sé stessa e passerà molte ore davanti al computer, lo “spirito libero” avrà più relazioni in contemporanea, ecc. Questa scelta è senza dubbio un'arma a doppio taglio, perché almeno a mio giudizio è sempre preferibile un cast tridimensionale.
Tuttavia, per il tipo di storia narrato non è una decisione così fuori luogo, ed anzi dà risultati apprezzabili. Questo perché per la vena polemica – sotterrata dall'ironia e dal realismo magico, ma presente – del romanzo si prestano bene personaggi coerenti e monolitici, che esprimono diverse facce della stessa situazione. Tutte coloro che leggeranno il libro potranno riconoscere delle donne che conoscono, e soprattutto identificarsi con almeno una delle protagoniste. Di conseguenza il messaggio proposto passerà più facilmente.

Le tematiche de “La città delle ribelli” sono di sicura attualità.
Si può chiaramente leggere una critica – neanche troppo velata - a come venga trattata la donna nella nostra società, soprattutto nelle relazioni. Le donne di Stellar Plains, che sulla carta vivono relazioni stabili ed appaganti, sono in realtà vittime delle eccessive aspettative degli uomini, che le danno per scontate. Le pretendono sempre giovani, belle, e soprattutto disponibili a tutte le loro voglie. E non importa se danno segni di malessere sempre più evidenti, nemmeno se magari la loro unione sta pagando lo scotto dell'abitudine e la monotonia. Ben venga l'incantesimo, quindi, perché  costringe a porsi delle domande e a rivedere – per forza – le fondamenta del loro rapporto, e porta le donne ad essere più autonome e (si spera) felici. Certo è un processo lungo e doloroso per entrambe le parti, ma necessario.

Altro tema che fa spesso capolino è l'affermarsi delle nuove tecnologie. Di solito nei romanzi che lo trattano prevalgono i lati negativi, quali la perdita del contatto umano e più in generale del confine tra la vita reale e quella virtuale; ed anche ne “La città delle ribelli” è presente quest'interpretazione. Tuttavia, il discorso non si conclude con uno sterile “Internet fa male” ma cerca anche di vederne i suoi aspetti positivi, come la possibilità di conoscere nuove nozioni e di essere sempre in contatto con il mondo.
Naturalmente non è il tema predominante del romanzo, ma è senza dubbio molto presente, insieme comunque a molti altri.

C'è poco da dire sullo stile di Meg Wolitzer, e non è necessariamente da leggersi in modo negativo. Non eccelle per virtuosismi e forse non brilla per personalità, però è scorrevole e si adatta alla storia.
Lo stesso giudizio vale per “La città delle ribelli” in sé: senza dubbio non è un capolavoro che si farà ricordare ai posteri, però è un romanzo onesto e più che dignitoso, contenente tra l'altro delle morali che forse dovremmo tenere a mente più spesso.


Anteprima: Wicked.I segreti delle sorelle Cahill di Jessica Spotswood

A cura di Lizy

Il 12 Giugno arriverà in libreria il primo volume di una nuova trilogia young adult tutta al femminile, edita Sperling & Kupfer: si tratta di “Wicked, I segreti delle sorelle Cahill” di Jessica Spotswood (pagine :336, prezzo: € 16,90), autrice americana esordiente.
La storia è ambientata nel New England, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, in un’epoca nella quale la stregoneria è severamente punita con il rogo, o semplicemente le donne che non rispettano l’autorità patriarcale vengono fatte sparire. L’incipit del libro ricorda molto “Piccole donne” di Louisa May Alcott, ma soprattutto lo ricordano il legame e le dinamiche che si sviluppano tra le tre sorelle Cate, Tess e Maura. Il romanzo vedrà il suo seguito in America approssimativamente nel febbraio 2013, nel frattempo possiamo accontentarci di aspettare ormai poche settimane per leggere questo libro che ha i presupposti per divenire un best seller. Mi piace molto la commistione tra il genere storico e fantasy che si nota sin dalla trama, speriamo che non deluda le aspettative.



Wicked. I segreti delle sorelle Cahill - Jessica Spotswood
Cate Cahill ha sedici anni e una grande responsabilità: ha promesso alla madre morente di proteggere sempre le sorelle. Un compito tutt’altro che facile, visto che le tre sorelle Cahill sono streghe. E visto che una crudele confraternita di monaci le perseguita per metterle al rogo. Grazie al diario della madre, Cate scopre l’esistenza di un’eccentrica libraia e di suo figlio, il bellissimo Finn.
Cate e Finn leggono i Libri Proibiti, dove si parla di un’antica profezia che sembra riguardare proprio le sorelle Cahill.


Vi lascio il booktrailer della versione originale, con la traduzione.




Io sono una strega. Mia madre era una strega e anche le mie sorelle sono streghe, ma nessuno deve scoprirlo. So esattamente cosa ci si aspetta dalle ragazze come me: che siano miti, umili, obbedienti. E se un giovane uomo, bello e rispettabile, è disposto a sposarti, beh… dovresti essere pazza a lasciartelo scappare. 
Quando si posseggono così tanti segreti, attrarre l’attenzione è pericoloso. Essere tutto ciò che dovrei essere significa nascondere ciò che realmente sono. So cosa si aspettano da me, ma so anche cosa io voglio”.

Se invece siete curiosi di avere un’anteprima, anche se in lingua originale, la Penguin ha rilasciato i primi due capitoli in formato pdf a QUESTO INDIRIZZO 




Jessica Spotswood

Vive a Washington, D.C., con il marito e un gatto. Da bambina, dopo aver letto “Via col vento”, ha deciso di diventare una scrittrice.

martedì 22 maggio 2012

Anteprima: La grammatica dell'amore di Rocìo Carmona

La copertina mi aveva lasciato piuttosto impassibile. Carina, sì, ma nulla di straordinario. Poi clic, apro la scheda con la trama. E i miei occhi cominciano a brillare di parola in parola, quando leggono "è attraverso la lettura di sette grandi capolavori della letteratura mondiale che la giovane Irene riuscirà a scrivere la propria personalissima grammatica dell’amore. Saranno le parole di Tolstoj, Austen, Marquez e Murakami, fra gli altri, ad accompagnarla in questa esperienza vitale e memorabile". 
Non lo so cosa mi capita quando leggo certi nomi. Sarà che con i classici ho un rapporto tutto particolare, che è con loro che mi emoziono veramente. Richiamarli alla mente equivale ad aprire una finestra su una serie di suggestioni, di immagini, di parole. Belle parole. E magari potrebbe anche essere la solita trovata pubblicitaria dello scrittore furbo -un po' come chiamare perpetuamente in causa Jane Austen perché si sa che vende- però io intanto ci sono cascata. Magari questo libro farà breccia anche nel vostro cuore: edito da Fanucci, La grammatica dell'amore, della editor e cantante Rocìo Carmona, uscirà tra pochissimo, il 24 maggio, e non costa nemmeno tanto: 14.00 euro per 304 pagine.


La grammatica dell'amore- di Rocìo Carmona
 Irene ha appena conosciuto l’amore ma non è andata come sperava. Dopo il divorzio dei suoi è stata spedita a studiare in Inghilterra, ma invece di rimettersi in sesto, la ragazza ha sofferto la sua prima grande delusione. Quello che dovrebbe essere il sentimento più nobile al mondo, per lei è solo un miraggio, qualcosa di distante e incomprensibile. Ed è grazie al suo professore di inglese che intraprenderà un viaggio fondamentale, percorrendo chilometri e chilometri di parole che ridaranno il giusto peso a ciò che sente, ridisegnando per lei un cammino da vivere con l’intensità di un attimo perfetto e insostituibile. Perché, come le insegna il suo professore, la letteratura è vita e amore. E sarà un vero colpo di fulmine ciò che la trascinerà pagina dopo pagina.

 




Rocío Carmona 
ha una personalità poliedrica e vivacissima. Oltre a essere l’editor di un importante marchio editoriale spagnolo, è la voce di una band indie di Barcellona e si dedica anima e corpo alla scrittura. Con il suo romanzo d’esordio, La grammatica dell’amore, ha conquistato il pubblico e la critica spagnola. Il libro è in traduzione in diversi paesi, e sta diventando un vero e proprio fenomeno europeo.

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