Quanto abbia giovato ai piccoli editori la legge non ci è dato saperlo: certo è, comunque, che gli italiani leggono sempre meno, che gli e-book stanno tentando di soppiantare i libri cartacei (grazie anche alla pirateria virtuale che permette di leggerne gratis comodamente sul proprio e-reader) e che ad imperversare tra i best sellers non sono certo i libri dei piccoli editori, ma i casi editoriali importati dall'estero o comunque pubblicati dai maggiori gruppi editoriali.
Quanto è stata resa dunque democratica la concorrenza tra grandi e piccoli editori? Noi pensiamo nulla: semmai la Legge Levi rassomiglia ad un palliativo, uno specchietto per le allodole per illudere i piccoli editori su una uguaglianza che non esiste e forse non esisterà mai.
Eppure loro ci credono ancora in questa uguaglianza, che vuole andare a discapito del consumatore-lettore e che ucciderà definitivamente il mercato del libro anziché favorirlo (perché non bisogna essere dei piccoli geni per capire che , in un momento di crisi, l'individuo comune non pensa certo a fare un favore all'editoria ma a come salvaguardare il proprio portafogli) facendo sempre maggiore spazio all'avanzata degli ebook scaricati illegalmente.
E' di pochi giorni fa, infatti, la notizia che L'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha proposto l'abrogazione della Legge Levi motivandola con la seguente:
Eppure loro ci credono ancora in questa uguaglianza, che vuole andare a discapito del consumatore-lettore e che ucciderà definitivamente il mercato del libro anziché favorirlo (perché non bisogna essere dei piccoli geni per capire che , in un momento di crisi, l'individuo comune non pensa certo a fare un favore all'editoria ma a come salvaguardare il proprio portafogli) facendo sempre maggiore spazio all'avanzata degli ebook scaricati illegalmente.
E' di pochi giorni fa, infatti, la notizia che L'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha proposto l'abrogazione della Legge Levi motivandola con la seguente:
L’Autorità ritiene che la previsione di tetti massimi agli sconti sul prezzo dei libri possa limitare la libertà di concorrenza dei rivenditori finali, senza produrre sostanziali benefici per i consumatori in termini di servizi offerti o di ampliamento del numero di libri immessi sul mercato. Un sistema di imposizione di tetti agli sconti sui prezzi di rivendita rischia infatti di tradursi in un aumento dei prezzi dei prodotti editoriali che, in un contesto di grave crisi economica quale quello attuale, non può che comportare una riduzione delle quantità vendute, almeno per quella consistente fascia di lettori i cui acquisti sono influenzati dal prezzo. Tale sistema può inoltre consolidare l’esistenza di strutture distributive inefficienti.
Una rappresentanza di editori indipendenti, tra cui spiccano Minimum Fax, Marcos Y Marcos, Neri Pozza, Mesogea, Sellerio, Iperborea, Voland, Il Saggiatore e Nottetempo, non ha esitato a rispondere in senso contrario, rivolgendosi all'Antitrust citando l'abbassamento del prezzo dei libri a cui avrebbe contribuito la Legge Levi (e che avrebbe addirittura contenuto la recessione del mercato librario). Peccato che alcune case editrici come la TimeCrime, inizialmente nate come economiche o per lo meno con un "occhio attento al prezzo di copertina", abbiano già cominciato ad aumentarli sensibilmente (in questo caso da 7.70 euro a ben 16.90 euro delle prossime uscite).La lettera aperta pubblicata su La Repubblica, che potete leggere QUI, vuole dunque fermare questa proposta, aggrappandosi con tutte le proprie forze a questi sconti che hanno rovinato il libero mercato. Che siano un capro espiatorio per giustificare la propria incapacità di reagire al potere capitalistico dei gruppi editoriali sembra tristemente ovvio, la domanda che sorge è però per quale motivo debbano diventarne vittime le tasche dei lettori, l'ultimo indispensabile anello della catena editoriale, senza la quale non può sopravvivere. La cultura del libro, che nel nostro paese non esiste, si sta infognando sempre più in un circolo viziosamente fiscale in cui si perdono di vista le reali esigenze dei lettori. Domanda ancora più importante: la salvaguardia della bibliodiversità, legittima ed anzi fondamentale, non possiede davvero altri mezzi per tutelarsi che quelli di attaccarsi ostinatamente a leggi corrosive ed omicide, nella speranza di riguadagnare un mercato che, a causa delle difficoltà del Paese, sta contribuendo a far fallire?