lunedì 13 agosto 2012

Commento: Titanic, la miniserie della ABC.

A cura di Lamia


Esattamente 100 anni fa, nel 1912, affondò la RMS Titanic, provocando quello che passò alla storia come uno dei peggiori disastri navali mai avvenuti. Il fatto aveva già dato luogo, come sempre accade, a trasposizioni cinematografiche, la prima in forma di istant-movie già nel 1912 – Salvata dal Titanic -  fino all'ultimo arrivato, ossia Titanic di James Cameron (1997), che ha consacrato alle glorie del cinema Leonardo di Caprio.
L'anniversario della tragedia non ha potuto che portare alla realizzazione di nuovo materiale e a visionare nuovamente quello vecchio; non sono mancati documentari, film e telefilm, in particolare il riadattamento in 3D del Titanic di Cameron, il telefilm italiano trasmesso dalla Rai - Titanic, nascita di una leggenda - e quello americano – Titanic -, prodotto dalla Abc con la regia del premio Oscar Julian Fellowes.
I due telefilm presentano un punto di vista quasi nuovo, il primo racconta infatti, in dodici episodi, dei lavori per la costruzione del Titanic mentre l'altro narra, in quattro episodi, la traversata e la breve vita di bordo di vari personaggi appartenenti alle diverse classi sociali.

Per quanto riguarda il telefilm americano, va sicuramente apprezzato il voler approfondire la vita a bordo; anziché essere sfondo delle vicende, come ad esempio nel film di Cameron, qui la società inglese è portata in primo piano ed è oggetto di analisi.
Sono rimasta sorpresa, come probabilmente molti spettatori,  dal taglio dato alla serie: non ci troviamo di fronte a una storia che prosegue episodio dopo episodio, ma assistiamo in ognuno dei primi tre episodi a qualche giorno a bordo del Titanic e poi sempre al naufragio, ogni volta però, dal punto di vista di personaggi differenti. La quarta puntata, l'unica differente, si sofferma tutta sull'affondamento.
Questa scelta è piuttosto interessante e riesce anche a portare qualcosa di nuovo su una vicenda ampiamente sfruttata,  anche se non possiamo dimenticare che nel 1979, il regista William Hale aveva già tentato questo approcio nel suo S.O.S. Titanic.


Purtroppo qui si ferma tutto ciò che di positivo ho da dire su questa serie. Il tutto è sviluppato in forma di clichè e di personaggi veramente poco credibili.
Perchè tutte le donne sono ottuse e terribilmente cattive? Delle vere e proprie megere!
In un film che si propone di discutere anche l'immagine della donna mi aspetterei una visione un po' più variegata del carattere femminile. Altra cosa che accomuna i personaggi femminili: in vista della morte tutte improvvisamente subiscono un grande mutamento caratteriale che le induce a riappacificarsi con i mariti e a chiarire le situazioni in sospeso fra loro. Che originalità.
La perfetta famiglia inglese: Hugh conte di Manton e la moglie-arpia
L'unica donna a discostarsi un po' da questo stereotipo ne ricalca però un altro. Sto parlando di Gerogiana Grex, figlia viziata di una ricca famiglia aristocratica inglese, quindi membro della società perfetta, che fa l'esatto contrario di ciò che ci si aspetta da lei in maniera molto infantile più che rivoluzionaria.
Per contro i personaggi maschili cercano quasi tutti in egual modo di entrare nello spirito del nuovo secolo passando sopra le differenze di classe, nazionalità e religione, un vero esempio di comportamento nobile. Oserei dire anche un vero esempio di santità visto le moglie che si ritrovano!

C'è naturalmente la scena d'amore alla Cameron, quella di cui è protagonista Georgiana appunto, ma è una cosa rapida e indolore per lo spettatore, niente lacrimuccia, perché non si arriva nemmeno a rendersi conto di cosa succeda e la mini-serie è già finita e addio all'empatia. Qui arriviamo ad un altro punto che non mi è piaciuto, ossia la scelta di fare quattro episodi.
La società trattata richiederebbe forse qualche episodio in più, non si parla infatti solo di prima, seconda e terza classe, ma anche di condizione della donna, del forte razzismo contro irlandesi,  cattolici e italiani e della servitù. Si parla di personaggi con mentalità già proiettata alle novità del secolo appena iniziato e quindi più liberali e personaggi strettamente nascosti dietro al guscio della tradizione. Il che naturalmente significa tantissimo materiale da mostrare e poco spazio per farlo e il risultato non può essere che l'impressione di condurre una corsa contro il tempo per tutto il telefilm. Aggiungete poi gli sviluppi di varie storie d'amore, di amicizia e di inimicizia a complicare il tutto.
La scelta di fronte a tutto ciò, non è stata quella di aumentare il numero di episodi ma di stereotipare il tutto.
In conclusione, una mini-serie senza gloria ma con un briciolo di infamia.
Se la potevano risparmiare, tanto più che la società inglese è già ampiamente trattata in  Downton Abbey e sul Titanic davvero non rimane nulla da aggiungere. 

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