giovedì 4 aprile 2013

Sui blog letterari e sul pamphlet di eFFe




Non mi sono mai espressa sull'argomento - almeno, non qui sul blog - anche se di cose ne ho sempre avute da dire parecchie.
Cercare di non parlare con impulsività è uno sforzo che richiedo a me stessa, perché di solito, di pancia, alzo sempre i toni e esterno il mio pensiero in modo troppo estremistico. Questo talvolta vale pure nelle recensioni.
Lo spunto che mi porta oggi a parlare di blog letterari, dopo due anni e mezzo che ho aperto il mio, è dato da un pamphlet uscito un paio di giorni fa sui book blog,  acquistabile su amazon, dal misero costo di 1,19 euro e il cui ricavato andrà all'Associazione Toscana Tumori (QUI trovate il link).
Io personalmente non l'ho letto - ma è già in mio possesso - , né, prima, avevo intenzione di farlo, fin quando mi è stato segnalato un articolo sul blog "L'angolo di Jane", dove vengono esplicati i contenuti, a mio avviso opinabilissimi, dell'ebook.

Contenuti che non potevano non muovermi ad una riflessione, ad una serie di espressioni di perplessità, di sorpresa, talvolta di ilarità.
Facciamo il punto della situazione, non tutti conoscono la storia dei blog letterari: anni fa - parliamo di almeno tre anni - i blog letterari erano pochissimi. Il mio, ad esempio, non esisteva.
Tutto è cominciato a cambiare da agosto 2010, quando, a seguito di un'iniziativa chiamata In my mailbox, importata dal più famoso bookblog americano, alcuni dei veterani - e tuttavia esistono blog letterari decisamente più vecchi dei loro - hanno deciso, a ragione, di intraprendere un percorso di comunicazione con le case editrici, sotto forma di collaborazioni - NON pagate - che consistevano nell'invio dei libri e nella "pubblicizzazione" degli stessi attraverso le news che ci arrivano. Pubblicizzazione che, per ragioni di giocoforza, è sempre esistita: è ovvio che, nel momento in cui parlo di un libro e lo recensisco, su qualsiasi piattaforma, lo stia automaticamente pubblicizzando.
E' quello che alcuni avrebbero chiamato passaparola, ma che, in un blog, diventa forse una vetrina pubblicitaria, indipendentemente dalle intenzioni di chi scrive.

A seguito dello scoppio della rubrica In my mailbox - che su Dusty pages non è mai esistita - che consisteva, appunto, nel mostrare i libri ricevuti dalle case editrici, il boom dei blog letterari è esploso, e continua a espandersi ancora oggi. Non so se per altre ragioni o per spirito di emulazione - perché all'inizio è normale che non si sappia cosa si deve o non si deve fare, come organizzare il blog e il lavoro - il primo appello da mettere sul blog, ancora prima di scrivere il primissimo articolo, è diventato quello rivolto alle case editrici e agli autori, nel caso volessero mandare loro dei libri - e qui mi sovviene una battuta sarcastica che, per via del mio invocato autocontrollo, vi risparmierò.
Non parlerò della qualità di molti di questi blog, davvero, perché l'atteggiamento del puntare pubblicamente il dito contro, implicitando quanto alcuni siano superiori rispetto ad altri, a me dà profondamente fastidio: mi limiterò a dire che quest'orda di nuovi blog, che probabilmente non sanno come porsi, essendo "nuovi", o che forse sono troppo piccoli di età per non creare situazioni equivoche - molti sono adolescenti o addirittura pre-adolescenti - ha modificato l'immaginario dei blogger letterari a nostro sfavore.

La questione dei blog letterari sembra quindi semplice, ma in realtà non lo è: siccome, però, è facile trarre conclusioni superficiali, senza fare delle vere ricerche e senza dati alla mano, quello che se ne trae è il sunto che troviamo nell'articolo de L'angolo di Jane.

Il primo punto da analizzare è la considerazione che le case editrici hanno dei blog letterari: disprezzo, a quanto pare, verso la tipologia di blogger "scroccone", senza cultura e sfruttabile per le implicazioni commerciali.
Questa è la primissima conseguenza dell'inflazione degli inesperti book blogger a cui ho accennato. L'idea del blogger scroccone è la più diffusa, sminuisce il nostro lavoro e soffoca qualsiasi speranza di autoaffermazione  (di cui tra l'altro si parla con derisione: "da un lato i professionisti, il mondo dell'editoria e del giornalismo critico ufficiale, dall'altro a sgomitare a suon di recensioni e iniziative varie i book blogger, o alcuni di loro, in cerca del loro posto al sole e di una specie di riconoscimento ufficiale").

Non ho le prove per affermare che le case editrici ci disprezzino (di certo spesso ci ignorano, anche quando cerchiamo informazioni per scrivere articoli sui loro libri), ma, nella mia breve esperienza, io ho trovato persone che mi hanno addirittura valorizzato, che hanno discusso con me di libri e che mi hanno dato fiducia. E questa cosa è valida anche per tantissime delle mie colleghe.

Il secondo punto è certamente questo:

Ma cosa interessa alle case editrici? Una buona recensione, scritta nel migliore dei modi? Sarebbe bello, ammettiamolo, ma in verità ciò che interessa loro è vendere libri: sono aziende ed è questo il loro compito.
In che modo può interagire un book blogger con le case editrici quindi? Sembra che la strategia delle case editrici, che si sono accorte che molti blog riescono ad orientare comunità anche vaste di lettori, sia quella di colonizzare quanti più blog possibili, inviando loro libri gratuiti.


Questa è certamente un'accusa rivolta alle case editrici, e su cui non mi sento di dissentire completamente: c'è stata, in passato, una generosità non ponderata. Mi chiedo: se un ragazzino che non si sa esprimere correttamente apre un blog letterario e manda richieste alle case editrici e quelle, senza valutare il blog - appena aperto, quindi con zero affluenza - accettano entusiaste senza mettere in conto che, per il 99%, la recensione che se ne ricaverà si limiterà al è bello/è brutto, senza critica e senza analisi - forse persino senza una lingua italiana comprensibile - , è forse colpa del povero ragazzino o della casa editrice? In questo modo la figura del blogger "scroccone" è stata incoraggiata (se state pensando, dopo questo, di aprire un blog letterario, sappiate che ormai la situazione è molto mutata).

Ma tuttavia nemmeno di questo ci sono prove, tant'è che viene usato il verbo sembrare.
L'unico punto certo dell'intero periodo è che le case editrici sono aziende, e agiscono di conseguenza.

Il terzo punto, quello dove servirà il massimo del mio autocontrollo e quello che mi ha scatenato una grassa risata, è stato questo:

La casa editrice, quindi, agirebbe come una specie di “corruttore” di blogger, e i blogger a loro volta si farebbero corrompere. In questo volume eFFe sostiene che molti blogger non solo ricevano libri gratuiti, ma addirittura che alcuni siano stati “assoldati” dagli editori ricevendo compensi, non stratosferici, ma sotto forma di rimborsi spese, cene e regalie simili e che siano anche pagati “da 30 a 50 euro al pezzo” per degli articoli (Su blog? Su riviste? Non è chiaro), sebbene sia possibile che ricevano anche molto meno o perfino niente. La cosa è molto poco limpida, perché se si viene pagati per scrivere pubblicità senza dichiararlo, di fatto si sta mentendo ai propri lettori che credono invece di leggere una recensione, cioè un lavoro critico a cui nessuno impone di veicolare solo messaggi positivi.

Adesso, io so dell'esistenza di blogger che vengono pagati. Non ne conosco nemmeno uno - perché queste, si sa, sono leggende metropolitane - ma "amici di amici di amici dicono".
Forse non è chiara una bella differenza: che ci sono blog letterari come il mio, in numero decisamente maggiore, e blog letterari gestiti da persone che sono (o sono entrate) nel settore, che sono decisamente più grandi e più influenti. E questa è una precisazione che non mi sembra sia stata fatta. 
Sulla mia tipologia di blog, io scommetto la testa che nessuno è mai stato pagato per scrivere una recensione.

Orbene, chiariamo prima di tutto una cosa: è chiaro, ovvio e limpido che la funzione di un blog letterario è diffondere cultura e lettura. E' una missione, non solo un semplice scopo.
Per le implicazioni inevitabilmente pubblicitarie, per il lavoro che facciamo, è giusto che riceviamo dei libri? Sì? No? Bene, tranquillizzatevi, perché tanto ormai non riceviamo più nemmeno quelli, ma solo pdf.

Spesso non riusciamo manco ad ottenere informazioni adeguate, ormai nemmeno più libri, figuriamoci cene pagate e regali o addirittura una retribuzione da far invidia a molti giornalisti che recensiscono per professione. 

"Sebbene sia possibile che ricevano anche molto meno o perfino niente".

Sebbene sia possibile.
Sebbene sia possibile.
Sebbene sia possibile.


No, non è una possibilità, è una certezza. Non riceviamo proprio un corno. Lavoriamo gratuitamente - poi sì, i conoscenti ti guardano con gli occhi sgranati e ti chiedono "ma non ti pagano?". No belli miei, NON CI PAGANO - per passione, per ispirazione, non per ricavato.
Precisiamo un'ulteriore cosa - che le precisazioni non sono mai abbastanza - : non sto invocando nessuna esigenza di essere stipendiata.
Assolutamente no, e nemmeno lo vorrei: non voglio essere legata, sul mio blog, alle tempistiche e alle condizioni delle case editrici, appunto perché il lavoro di blogger è un lavoro libero, veicolato solo ai propri lettori, non al marketing.
Se ricevo dalle case editrici newsletter sulle loro nuove uscite, spesso sono libri che non mi interessano e quindi non faccio l'anteprima. Al contrario, vado a spulciare i siti, stalkero gli addetti stampa per la copertina, faccio un duro lavoro di ricerca per scoprire la data di uscita di libri che le case editrici non mi segnaleranno mai.
Allo stesso modo, se il libro che ricevo mi fa schifo, lo scrivo chiaro e tondo.  
E' una libertà a cui non rinuncerei mai. Ed è su questo, credo, che si instaura un rapporto di fiducia tra blog e lettori.

Alla luce di tutto questo, io vorrei sapere chi.
Chi viene pagato dalle case editrici? Chi riceve rimborsi spese, regali e cene pagate?

Io un'idea potrei anche avercela. Ma appartiene ad un mondo da cui questi piccoli, ambiziosi, appassionati blog letterari sono del tutto esclusi. 
E questo mi preme che sia chiaro.



40 commenti:

  1. Questo articolo va assolutamente linkato in tutti i blog letterari.

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  2. Ottimo post, Malitia!
    Comincio il commento rispondendo alla domanda: no, come blogger non mi pagano (e mai vorrei esserlo), né ottengo cene né libri gratis. Anche se sul punto: "libri", c'è da fare una precisazione.
    Il mio blog esiste da circa tre anni e sono stata contattata dagli uffici stampa per collaborazioni, che ho accettato volentieri. Ricevevo sì il libro ma non come "omaggino", bensì per leggerlo, dare la mia opinione circa la trama, la struttura narrativa, i personaggi, la copertina, l'oggetto-libro stesso (e non è cosa da poco comunicare agli utenti se le pagine sono incollate a dovere o meno, essendo un fattore che - insieme a tanti altri - va a incidere sul rapporto prezzo-qualità).
    Poi, come tu stessa hai scritto nel post, qualcosa è cambiato: boom di blog letterari! C'è stato un periodo - se ricordi - in cui spuntavano come funghi quotidianamente. A quel punto, pian piano, le case editrici hanno iniziato a fare due passi indietro e a essere disponibili solo per i formati ebook.
    Cosa che per noi non è un problema (sono certa di poter parlare anche a nome tuo), avendo aperto i nostri blog per passione, per condividere le nostre letture; insomma, collaborazioni o meno, i nostri blog continuerebbero a esistere.
    Case editrici "corruttori" di blogger? Ma quando mai?! Siamo liberi di scrivere ciò che pensiamo e se il libro non ci piace, lo scriviamo senza problemi nella recensione. In fondo, per la casa editrice resta comunque una pubblicità (come si dice: "purché se ne parli").
    Francamente certe affermazioni mi lasciano perplessa, mi mettono addirittura tristezza. Hai fatto bene a scrivere questo articolo, è giusto fare delle precisazioni, spiegare determinate cose, giacché non a tutti è chiara la "funzione" dei blog letterari.
    Per la cronaca: non esiste alcune funzione. Si tratta di uno spazio aperto per pura passione, condivisione e diffusione della lettura. ;-)

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    1. Io non escludo che c'è gente che viene pagata e corteggiata dalle case editrici, ne ero a conoscenza già prima e la cosa non mi stupisce.
      Ciò che invece mi premeva era fare una differenza: perché noi, nel mondo dorato dei blog letterari influenti, non ci rientriamo per nulla! Mi sembra che per pochi eletti si faccia un discorso generale su molti, che sono la maggior parte. I blog grandi e privilegiati si contano sulle dita di una mano, quelli come il mio, invece, sono almeno due centinaia!
      Leggerò il pamphlet e mi renderò conto meglio di cosa c'è scritto. Ma non potevo esimermi dallo scrivere l'articolo di getto, perché fare di tutta l'erba un fascio è la cosa più nociva che esista.
      Il mio come il tuo blog letterario continuerebbero ad esistere, certo, e d'altronde io qui non faccio solo recensioni di libri che ricevo (un esempio tra tanti, Uno splendido disastro, da poco recensito, io me lo sono procurata da sola) e i blog letterari continuando ancora a spuntare come funghi.
      Tuttavia, io credo che ormai il fenomeno dei blogger scrocconi, anche per via del passo indietro delle case editrici, si sia ridotto: forse ne nasce ancora qualcuno, ma credo che la tendenza stia appassendo e probabilmente tra poco scomparirà assieme al numero esorbitante di blog letterari. Per questo parlarne ancora risulta anacronistico, dovrebbero cominciare a farsi delle precisazioni che non sono sicura siano state fatte.

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    2. Precisazioni legittime, ma ci mancherebbe pure!

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  3. ho letto il tuo articolo e mi ribolle un pochino il sangue a scoprire che ci sono persone che si fanno pagare per recensioni e che i libri dalla case editrici vengono considerati al pari di tangenti. ho un angolino nel mondo dei blogger da un anno ed in esso riverso tutto il mio amore per la lettura e tutte le volte che qualcuno mi lascia un piccolo commento faccio i salti di gioia per essere riuscito a raggiungerlo con il mio amore per i libri. da qualche mese collaboro con le case editrici ma per me tale collaborazione significa solamente essere aggiornata sulle uscite e la possibilità di un colloquio diretto con l'autore, di libri ne ho visti pochini solo qualche pdf e visto quanto amo il cartaceo i libri li ho comprati. non importa quello che fanno gli altri, io continuo per la mia strada, chi mi segue sa che sono sempre onesta e se il libro non mi piace lo dico punto e absta! gli altri possono fare quello che vogliono, dici che sviliscono la categoria? a lungo andare chi legge non è stupido saprà di chi fidarsi! scusa lo sfogo!

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    1. Sì, ricevere libri viene visto da molti, con disgusto e senza discernimento, come una sorta di tangente, quasi come se ci pagassero oro, come se fossimo dei corrotti che si piegano alla volontà delle ce per un piatto di lenticchie (forse non sono mai passati di qui, visto il fervore con cui stronco molti dei libri che mi sono inviati). Questo accade anche e soprattutto in quei blog che si gloriano di non avere contatti con le case editrici, distinguendosi dalla massa putrida che siamo noi.
      Purtroppo, che la categoria sia stata svilita, non credo sia una considerazione personale ma opinione diffusa di molti. Ogni blog credo si adatti ad uno specifico target, quindi ad ogni tipologia di lettore corrisponde un blog: gli amanti degli urban fantasy, gli snob letterari, i fan dei romance. E' una pluralità che è giusto che esista ma che riflette ciò che accade quando entriamo in libreria: libri brutti, commerciali, mal scritti o belli, intelligenti, profondi, con una predominanza, però, dei secondi sui primi.

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  4. La leggenda dei book blogger pagati dalle case editrici purtroppo esiste anche nella blogosfera. Tempo addietro sono volate accuse a quant'altro in merito all'iniziativa, andata poi a monte, circa Il canto del cielo a cui anche tu, come me, hai preso parte. Ebbene quelle accuse, nemmeno troppo velate, sostenevano che avessimo, noi blogger coinvolte, ricevuto il libro gratis dalla casa editrice e che il tutto fosse una semplicissima azione pubblicitaria alla quale, noi blogger scrocconi, avevamo preso parte per non si sa quale vantaggio (Soldi? Un lavoro? Libri gratis? Cene? O semplicemente per fare le marchette alle case editrici? Erano queste le domande che si ponevano i sostenitori delle accuse).
    Ora, io non ricevo nulla da nessuno: né soldi (manco dal mio datore di lavoro al momento, che non mi paga da 4 mesi circa), né libri gratis (mai ricevuti nemmeno durante i tempi d'oro), né pdf. Non collaboro con nessuno, non ho la pagina "contatti" dedicata a case editrici e autori emergenti, non scrivo agli uffici stampa delle case editrici, non ci dialogo, mi rifiuto di ricevere libri da chiunque me lo proponga, non ho nemmeno un banner che riporti ad Amazon o a La Feltrinelli, tanto per intenderci. I libri di cui parlo li acquisto io con il mio non stipendio o li prendo in biblioteca, li leggo, li recensisco. Se mi piacciono bene, se mi fanno schifo amen. La rubrica In my mailbox sul mio blog esiste, ma non si chiama In my mailbox, è a cadenza mensile e raggruppa tutti quei libri che io, con miei "fottuti" soldi, ho acquistato. Grazie al mio blog non ricevo una beneamata ceppa, nulla di nulla, n-i-e-n-t-e. Credo, tra l'altro, che mi leggano forse in dieci, quindi non ho nemmeno un riscontro di popolarità, figuriamoci soldi o oggetti (che siano libri, pdf o smalti).
    Quindi io, secondo il signor effe, cosa sarei? Pazza? Una mosca bianca? Conosco altri blogger che non ricevono niente da nessuno, che non collaborano con nessuno, che comprano i libri che leggono. Anche questi blogger sono pazzi?
    Certo è che "Sebbene sia possibile" non è la frase giusta da utilizzare. Poi che le case editrici mi disprezzino senza nemmeno conoscermi non me ne può fregare di meno. Tanto, comunque, non dipendo da loro per cui, ciò che pensano loro o il signor effe lascia- a questo punto- il tempo che trova.
    Scusa lo sfogo ma davvero leggere certe cose mi fa seriamente infervorare.

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    1. Quelle sull'esperimento de Il canto del Cielo erano certamente provocazioni che intendevano minare la nostra credibilità e il nostro lavoro, ma che, per lo sforzo impiegato, facevano più sorridere che altro.
      Io sul "disprezzo" delle case editrici pongo un bel punto interrogativo.
      Sono convinta che sulla figura del blogger letterario ci siano tante opinioni controverse, molte delle quali sono negative. Non so se sia disprezzo, so che, certamente, è una faticaccia ottenere risposte dagli uffici stampa e non so da quali fattori questo dipenda.
      So però che, come ho scritto nell'articolo, nella mia esperienza io ho trovato persone fantastiche. Altre, forse, di meno. Ma comunque non penso che le prime nutrissero per me del disprezzo.
      Non voglio parlare in prima persona dell'autrice dell'ebook, perché, non avendolo ancora letto, sarebbe sbagliato. Io ho risposto a quell'articolo e ai punti di quell'articolo, quindi non posso sapere cosa abbia scritto con certezza, se ci prenda per pazzi. Ne L'angolo di Jane precisa invece che l'autore invita i blog letterari a non cadere in queste "trappole".
      Il punto è che, prima di ponderare come comportarsi, sarebbe stato curioso per lo meno incapparci, in una di queste trappole. Cosa che credo non sia successo al 95% di noi.

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    2. Nereia, io sono d' accordo con te! Anche io ho aperto il mio piccolo blog da quasi un anno (11 mesi, per essere precisi) e devo dire che non sempre sono molto attiva, causa scuola-lavoro. Come si fa poi ad essere degli scrocconi?? Ma dico io, cosa te ne fai dei libri ricevuti?? Li mangi?
      Comunque, è vero che i blog sono spuntati come funghi negli ultimi mesi, me ne sono accorta pure io che sono stata assente per un pò.
      La situazione è tristissima perchè in giro c'è gente che dedica tempo ed energie per poter condividere le proprie letture. Io ad esempio recensisco solo i libri che mi sono piaciuti di più (che per la cronaca sono pochissimi) visto anche il marciume che regna nel mondo dell' editoria...

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    3. Che il consiglio sia, infine, "non cadete in queste trappole" ok, d'accordo, tutta la mia stima. Il problema è che si danno alcune cose per certe, come se fosse la normalità dalla quale è bene stare lontani. Ecco perché mi infervoro.
      Per quanto riguarda quella faccenda lì, ho riso molto, devo ammetterlo, per le accuse colorite e fantasiose. Ma la cosa "grave" (passami il termine) è che altri blog che parlano di libri pensavano quelle cose, non persone comuni. E quindi persone che sanno come funziona o che, perlomeno, dovrebbero saperlo. Non mi riferisco a chi ha dato il via alla polemica e a chi l'ha subito supportata (non so se sono amiche, forse sì), ma a un altro blog abbastanza seguito (almeno su Twitter) che, sebbene più educato nei modi, ha dato per scontate alcune cose senza nemmeno chiedere. Perché, appunto, nell'immaginario comune (anche di book blogger che non collaborano con alcuna casa editrice) si vocifera che qualcuno di noi venga pagato in qualche modo.
      Poi, insomma, ma su un giornale alla pagina cultura abbiamo mai letto una recensione stroncatura di un libro? E quelle persone, giornalisti tra l'altro, non vengono per caso stipendiate? Suvvia, la gente parla proprio di aria fritta (ecco, adesso proprio ho detto quanto c'era da dire) xD

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    4. E' quello che ho scritto su: "non cadete in queste trappole"? Ma chi le ha mai viste? X'D Io in passato ho anche litigato, perché mi è stata contestata da una casa editrice una recensione negativa.
      Per quanto riguarda l'altra questione, non do e non ho mai dato peso perché, come ho detto, si tratta sempre e comunque dell'esigenza di sentirsi migliori di altri, di avvertire e far avvertire la differenza tra due livelli diversi, per autocompiacersi, per portare acqua al proprio mulino, per sentirsi dire "ma che bravo/a che sei", anche per invidia, non è escluso. Se non c'è nessun approfondimento, poi, e si parla con superficialità basandosi su un articolo campato in aria che non ha mai verificato nulla, queste motivazioni sono rafforzate: non esiste la ricerca della verità, piuttosto la volontà di puntare il dito contro altri.

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    5. Ma infatti, ma chi le ha viste 'ste trappole xD Certamente blogger come me, te, La Leggivendola, Girasonia e tante altre no. Quindi, forse, toccherebbe mettere un PS all'ebook. ;)

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  5. "poi sì, i conoscenti ti guardano con gli occhi sgranati e ti chiedono "ma non ti pagano?". No belli miei, NON CI PAGANO - per passione, per ispirazione, non per ricavato."
    Grande Malitia... io quando ho aperto il mio blog nemmeno sapevo ne esistessero tanti! E non vorrei mai essere pagata, lo troverei squallido e svilente e come dici tu non vorrei mai non avere la libertà di dire se un libro mi piace o meno.

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    1. Grazie a te per essere passata :)

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  6. La libertà è fondamentale per un blogger. Altrimenti meglio chiuderlo il blog. Bel pezzo, complimenti.

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  7. Uhm, fino ad oggi avevo letto recensioni ben più positive sul suddetto ebook. Personalmente non penso che lo acquisterò, più che altro perché è un ebook e, ehm, credo di essere rimasta l'unica blogger senza ereader >_> Sono paleolitica.
    Comunque sia, io non credo che esistano blogger pagati. Non perché non ci sia il tizio che ci vorrebbe lucrare, sono certa che da qualche parte esistano pure quelli. Ma dubito fortemente che una casa editrice si metta a sborsare 30-50 euro per una micrognosa recensione che sarà letta da una manciata di lettori che molto probabilmente non compreranno il suddetto libro. Anche perché poi, recensione pagata 1, recensione pagata 2, alla fine il lettore smetterà anche di leggere. Almeno credo, visto che dubito che riuscirebbe a suonare sincera. E comunque se c'è bisogno di un pagamento perché si parli bene di un libro, mi viene anche da supporre che sia un po' una ciofeca.
    Però so che ci sono i recensori-fuffa. Su siti come Amazon, credo. Tipo le recensioni dei lettori. Comunque prendono una miseria, altro che 30-50 euro xD
    Sui blogger che ricevono dalle case editrici... non so, non è una cosa che faccio, ma non ho neanche nulla in contrario. Se la recensione è sincera, non vedo il 'dolo'.
    Mah, ammetto che sono curiosa di leggere dove voglia andare a parare eFFe ò_ò La pensiamo in modo ben diverso. Anche perché finora, le pochissime volte che ho avuto a che fare con una casa editrice, sono stata trattata coi guanti.
    (Ogni tanto mi rimetto a lollare pure io per il putiferio scoppiato per La forza dei blogger xD Mmmmadonnaperché)

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    1. Mi dispiace contraddirti, ma i blogger pagati esistono anche per loro stessa ammissione (mi riferiscono) e, appunto, si tratta di gente che ha un pubblico molto più vasto del nostro e su cui, a quanto pare, vale la pena investire.
      E' vero che non c'è nessun dolo, ma quando c'è da sentirsi superiori ad altri, capisci, certe inezie non si vedono xD

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    2. Mi intrometto, scusate :)
      Io non penso che da blogger accetterei mai di farmi pagare per pubblicizzare o fare una buona recensione. Sia perché quello di cui potrebbero dirmi di parlare potrebbe non piacermi, sia perché lo spazio lo considero mio e mi piace parlare delle cose che voglio... quindi non mi farei mai vincolare in questo modo.

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    3. Ma è una realtà che esiste, per quanto ridotta. E' questo il punto: è ridotta, ridottissima! Invece stiamo facendo di tutta l'erba un fascio!

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    4. Oooh ò_ò Non sapevo che esistessero... chissà che pubblico hanno. E soprattutto... non so. A forza di scrivere recensioni 'falsate' non dovrebbero perdere la fiducia dei lettori, in teoria? ò_ò

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  8. Ottimo articolo, non potrei che essere d'accordo!
    La scelta di inviare o meno cartacei o pdf spetta alle case editrici, ma di sicuro nessuna di queste mi hai obbligato a scrivere una recensione positiva o mi ha pagato per farlo °-°
    Io scrivo quello che penso, punto. Se il libro non mi piace, non mi faccio tanti problemi a dirlo.

    La cosa che c'è chi dice che veniamo corrotti o pagati è proprio una vergogna. Figurarsi! Come no! A mala pena ci degnano di attenzione il più delle volte!

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    1. Alcuni lo sono (pagati), ma come ho detto fino allo sfinimento credo sia una realtà molto lontana dalla nostra :)

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    2. Concordo :/
      Nei blog che frequento le persone sono corrette e danno sempre pareri sinceri e li apprezzo per questo :)

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  9. Ho letto con attenzione questo post, e, se l'ho compreso bene, per blog letterario s'intende quel che fa da traino alle case editrici al fine di aumentare le vendite.
    Credevo che un blog letterario servisse a fare letteratura, come un blog di cucina a far conoscere le ricette e non a far vendere libri di cucina.
    Insomma mi pare che s'esprima un'idea piuttosto riduttiva sul blog letterario.

    Bruno Corino - Litweb, letteratura al tempo del web

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    1. La frase: " è chiaro, ovvio e limpido che la funzione di un blog letterario è diffondere cultura e lettura. E' una missione, non solo un semplice scopo" deve esserti sfuggita allora :)

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    2. non credo, anzi, credo che la missione di un blog letterario sia diffondere letteratura, non carta diegetica. Altrimenti diventa una moderna Terza Pagina di giornale.
      In ogni caso ciò che chiami "cultura" è ridotta al cartaceo...
      bisogna un po' allargare gli orizzonti e vedere cosa c'è al di là di questo mondo.
      Comunque, buon lavoro
      bc

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    3. Uhm, pensavo che la cultura fosse un contenitore della letteratura.
      Io mi limito, sì, al cartaceo, perché non ho le competenze per parlare di arte o, ad esempio, di cinema (infatti quelle che faccio sui film non le chiamo recensioni).
      Il concetto di cultura, poi, è troppo ampio per poterne discutere. Ad ogni modo non credo che la mia fosse una frase fraintendibile su quello che penso debba occuparsi un blog letterario: il punto della questione, però, era un altro, non la definizione di blog letterario (che resterebbe comunque una definizione personale e arbitraria).

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  10. Un articolo molto interessante che credo condivideranno quasi tutti i blogger. Personalmente gestisco il blog da ottobre del 2010 e, come tanti, ho intrapreso queste "collaborazioni" con le case editrici. Premettendo che non ho mai preso un centesimo da nessuna casa editrice, perché per me, come tanti, questa è solo una passione, devo dire che rimango perplesso delle critiche di chi viene considerato "scroccone" perché accetta di ricevere un libro gratis per recensirlo, negativamente o positivamente che sia. Infatti come qualcuno faceva notare, anche il solo parlare di un libro costituisce una forma di pubblicità che per le case editrici, in un mercato sempre più in crisi, rappresenta comunque un vantaggio. Poi un'altra considerazione da aggiungere, che non ho letto, è che in fondo il blog non è altro che uno spazio personale che uno gestisce come vuole, senza regole. Voglio dire mica esiste un codice etico dei blogger o altre cose simili?! Ognuno è libero di riempire questo spazio come e quando vuole. Ad esempio nel mio caso il blog non è tale nella sua concezione classica di diario personale, ma un mix, forse abbastanza originale, tra un sito di informazione (con classifiche di vendite, box office, uscite editoriali e cinematografiche, segnalazione di eventi, ecc.) e un blog più classico (con opinioni personali su libri e film). Una sorta di ibrido tra questi due mondi, fatto rigorosamente gratis, proprio per passione verso il cinema e la letteratura. Uno spazio che tra l'altro, parlando di numeri, raggiunge dal 2013 stabilmente tra 30.000 e 40.000 visualizzazioni al mese che, se vogliamo, sono "regalate" alle case editrici e a quelle di distribuzione cinematografica. E questo non perché il blogger sia un pirla o uno stupido, ma proprio in virtù di quella passione che guida tutti noi e ci spinge a condividere le idee con gli altri. Un discorso che, tuttavia, non mi fa considerare gli altri, ovvero le persone che prendono soldi, dei tipi "loschi" o "pessimi", ma semplicemente appassionati diversi che non voglio "regalare" il loro tempo e la loro professionalità alle case editrici. Un discorso "altro", quindi, ma del tutto legittimo e rispettabile. Per questo, cari amici blogger, difendiamo la nostra passione, la nostra libertà e il nostro ruolo nei processi culturali, ma evitiamo di cadere in facili moralismi o generalizzazioni prive di senso e sostanza.

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    1. Sul pamplhet di eFFe vengono lanciate delle ombre, motivate o meno non lo so, sull'onestà dei blog letterari, dando per scontato che siamo dei corrotti e degli scrocconi perché riceviamo libri (e perché alcuni, X, vengono pagati, vorrei sapere chi ma posso immaginarlo).
      Non giudico chi lo fa, anche se pure a me verrebbero dubbi sulla veridicità delle loro recensioni. Io, come te, non lo faccio, e credo non lo faccia la stragrande maggioranza dei blog come i nostri: è questo che volevo dire. Non accetto che si facciano delle generalizzazioni e si dubiti del nostro lavoro quando credo che il fenomeno sia davvero limitato a pochissimi in stretto contatto non solo con le case editrici, ma anche con l'AIE e con altri enti competenti.
      Non siamo noi, questi blog. E invece si fa un discorso generale. Poi facciano quello che vogliono, fortunati anzi, ma che i sospetti non coinvolgano anche quelli che lavorano in maniera gratuita!
      Sulla definizione di blog letterario sono pienamente d'accordo con te, ed è quello a cui mi riferisco nel commento a "..............": io credo che un blog letterario debba diffondere l'amore per la cultura e la lettura, ma non è certo una definizione che tutti devono condividere. Non si può decidere a prescindere di cosa debba parlare un lit-blog. Anche io scrivo post, certe volte personali, sulle mie letture, ponendomi in confidenza con il lettore in un modo in cui, in altri articoli più "ufficiali", non faccio: ebbene? Per fortuna c'è molta elasticità su questo, e i criteri possono essere più o meno condivisibili.

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  11. Non frequento moltissimo l'ambiente dei blog letterari, quindi potrei anche sbagliarmi, ma ho la sensazione che molti blog (non questo, ovviamente!), pur non prendendo assolutamente niente dalle case editrici (forse qualche pdf e basta...) subiscano una sorta di capestro e si sentano in qualche modo obbligati a recensire positivamente i libri che vengono loro inviati.
    Alcuni blog che leggo saltuariamente, per esempio, hanno solo recensioni positive e non perchè hanno scelto di recensire solo i libri che sono piaciuti di più... può anche essere che esista gente che apprezza ogni lettura che fa, ma a me sembra troppo diffuso come comportamento per essere casuale...

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    1. Ho detto che alcuni blog hanno contribuito a svilire la categoria... Non so da quali ragioni sono mossi quelli a cui tu ti riferisci: forse sono giovani, non hanno uno spirito critico molto accentuato oppure perché si sono lasciati affascinare da questo mondo e vogliono apparire compiacenti.
      Ad ogni modo, se non ricevono nulla dalle case editrici, di certo non li possiamo criticare in qualche modo, se non di essere troppo "faciloni" :) Sarà il lettore a riconoscere a discernere, a quel punto

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    2. Il problema alla base di questa discussione sui libri consigliati o meno riguarda il concetto stesso di recensione, l'etimologia della parola. Nella definizione la parola recensione indica: "Esame critico, in forma di articolo, di un'opera letteraria o scientifica di recente pubblicazione". Tuttavia, spesso, il termine recensione viene erroneamente confuso e identificato con il termine giudizio che, invece, significa: "Ciò che si pensa di qlcu. o di qlco., valutazione che si dà su persone, fatti, ecc.".
      Dunque spesso si pensa, erroneamente appunto, che scrivere una recensione significhi esprimere un mero giudizio sull'opera. Tutt'altro. Recensire un libro, invece, significa analizzare l'opera nei suoi aspetti chiave (trama, stile, scorrevolezza, tematiche, ecc.), con l'obiettivo di aiutare i lettori, appassionati o meno del genere, a capire se un determinato libro può suscitare interesse.
      Dunque lo scopo stesso della recensione non è quello di stroncare o elogiare i libri, ma quella di fornire valutazioni chiare e analitiche, possibilmente fondate su criteri oggettivi e non solo sul mero gusto personale.

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    3. Sì, questa è un'altra questione controversa: alla recensione viene attribuito un significato errato. Le recensioni sono critiche, obiettive, analitiche. Sono vicine alla critica letteraria, non al gusto personale (che comunque, per forza, predomina sempre, ma dovrebbe essere affiancato a delle considerazioni più oggettive). Ma qua si torna alla questione di prima: ognuno è libero di gestire il proprio spazio come gli aggrada, e di "recensire" come più gli sembra opportuno.

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  12. Ciao Malitia,

    sono eFFe, l'autore (e non l'autrice) del tanto vituperato pamphlet, che però qui mi sembra nessuno abbia letto - anche se tu lo ammetti subito. La lunga catena di commenti che segue il tuo post, dunque, si basa sul sentito dire del sentito dire, e questo mi sembra poco corretto. Vorrei fare alcune precisazioni allora:

    - tutto ciò che è scritto nell'ebook è documentato e documentabile, ed è frutto della mia personale esperienza. Non c'è nulla che non sia stato vissuto in maniera diretta.
    - la mia analisi cerca di andare al di là delle coppie di opposti noi/loro, buoni/cattivi, blog grandi/blog piccoli. Pur non in maniera esaustiva (ci sarebbe voluto uno sforzo di mappatura della lit-sfera molto più ampio di quello che ho fatto io), ho provato a tracciare delle differenze, proprio come hai fatto tu con il tuo post. E poi ho raccontato il mondo che conosco più da vicino, che è quello dei blog più grandi (in termini di traffico e di persone che vi collaborano). Inoltre penso che insistere su queste opposizioni (noi buoni! loro cattivi!) faccia un cattivo servizio alla lettura e più in generale alla cultura. Tutti i book blog contribuiscono, ciascuno a modo suo e con i suoi numeri, alla diffusione dei saperi.
    - la questione dei blogger pagati: qui si è sviluppato un grosso equivoco e vorrei chiarire le cose prima che qualcuno cominci a sputare sentenze senza aver letto. Nel mio ebook non parlo di blogger pagati per scrivere recensioni positive, ma di blogger pagati per scrivere articoli per portali, siti aziendali o comunque siti apertamente commerciali, per testate giornalistiche. Probabilmente avrei dovuto specificare meglio, ma in nessuna parte del testo vi è riferimento a blogger pagati per scrivere recensioni sul *proprio* blog.
    - nell'ebook io uso una categoria analitica molto precisa, quella dell'antropologia del dono, che è una cosa in realtà molto semplice ma molto sottile allo stesso tempo. Cerco cioè di introdurre un elemento di complessità nell'analisi, e non di ridurla a un banale manifesto pseudo-rivoluzionario dei blogger "puri" contro le aziende "maligne". Se si salta questo passaggio, quello dell'antropologia del dono, non si comprende nulla di tutto il libro.

    Detto questo, sono tuttavia molto contento di aver acceso un dibattito così intenso: era uno degli scopi del libro. Ma bisogna partire sempre dall'aderenza al testo, non dalle fonti secondarie. In ogni caso, nel tuo post e in molti commenti ci sono tanti spunti di riflessione interessanti che bisognerebbe recuperare e ridiscutere insieme.

    Ora, poiché penso sia importante ascoltare le voci di tutti, sarei contento d'inviare gratuitamente il libro a chiunque voglia leggerlo e discuterlo. Basta mandarmi una mail a abcde.effeATgmail.com specificando se si preferisce il formato ePub o pdf. Il libro è distribuito sotto licenza Creative Commons e tutti i ricavati andranno pubblicamente - proprio in nome di quella trasparenza di cui si parla al suo interno - donati all'Associazione Tumori Toscana.

    Grazie per lo spazio, spero di aver chiarito alcune cose. Chi volesse poi partecipare alla discussione può farlo anche qui (in fondo alla pagina c'è un widget di Branch apposito): http://www.daeffe.it/i-book-blog-editoria-e-lavoro-culturale-2/

    eFFe


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  13. Ciao eFFe,
    ti ringrazio moltissimo per essere passato (e scusa la confusione di genere) e aver spiegato meglio i tuoi punti.
    La mia è stata la risposta, di pancia, ad un articolo, ed a quella è rivolta è non al tuo pamphlet, che, come giustamente dici e come anche io ho ribadito nei commenti, non avendo letto (ma lo farò prestissimo) non posso giudicare.
    In un recente passato, per malafede, siamo stati accusati dei più atroci complotti in modo del tutto gratuito e ingiustificato: in quel caso non avevo potuto rispondere, in questo mi premeva farlo.
    Non l'ho specificato nel post (ecco, c'è sempre qualcosa che dimentico di specificare meglio...) ma sono riuscita ad esprimerlo nei commenti: non credo nemmeno io nell'opposizione buoni/cattivi. Anzi, certe volte tra i "cattivi" siamo inclusi persino noi perché riceviamo (ricevevamo, visto come stanno andando ormai le cose) copie dagli uffici stampa, in contrapposizione a chi è del tutto slegata dalle case editrici.
    Tuttavia, se possono esistere dei sospetti (secondo me legittimi) sull'onestà e la veridicità delle recensioni pagate, mi premeva sottolineare che il 95% dei blog letterari è esclusa (poi, se parliamo di faciloneria nelle recensioni per accattivarsi il favore delle ce il discorso è diverso): è una precisazione che tu mi dici di aver fatto, ma che io ho voluto sottolineare perché la rete è facile agli equivoci, e sotto la gogna ci andiamo sempre noi. L'ho scoperto a mie spese.
    Nell'articolo, è vero, do un giudizio personale sul fatto che non accetterei una recensione sotto pagamento, per non inficiare una libertà di giudizio di cui sono gelosa: con questo, però, non volevo puntare il dito contro chi lo fa, né muovere alcuna accusa.
    Capisco cosa intendi per antropologia del dono (Marcel Mauss docet), che si ricollega, credo, ad un'influenza psicologica autoindotta: sarò felice di approfondire il concetto appena leggerò il pamphlet (e magari ci scriverò un altro articolo).
    Ti ringrazio per l'invito e non esiterò ad aggiungere il mio contributo una volta terminata la lettura :)
    Sarò felice di rileggerti qui se ci vorranno essere ulteriori chiarimenti!

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  14. A me mette una gran tristezza tutto questo, perché del vero nel testo di eFFe c'è di sicuro.
    Non credo nella malafede delle persone, ma vuoi che non ci sia chi - magari come dice Malitia perché giovane e inesperto - si senta lusingato per aver ricevuto un libro e lo recensisca positivamente sentendosi implicitamente obbligato? E chi apre blog solo nella speranza di leggere a scrocco? E chi magari scrive sempre "bello, bello, bello!" perché deve ancora sviluppare uno spirito critico? Dai, ci sono, è normale anche! Però il lettore non è del tutto scemo, capirà a chi dar credibilità e a chi no... in chi riconoscersi e in chi no... No?
    Io ho sempre recensito libri miei, è dal 2004 che ho il sito, poi nel 2009 mi ha scritto una casa editrice chiedendomi se volevo leggere un loro libro di prossima uscita e mi si è aperta la possibilità di parlare anche delle novità. Avevo solo il sito dove raccoglievo le recensioni e per dare un'impronta più personale ho aperto il blog che non vuole certo essere una vetrina pubblicitaria, ma solo un piccolo spazio dove scambiarsi opinioni.
    Anche la rubrica In My mailbox. Io non ce l'ho, ma l'avevo, e l'ho tolta dopo il casino successo su The Story Siren, perché che senso ha usare il logo di qualcuno che non stimi? Però chi ha questa rubrica magari non sa niente di quanto successo. Ci può stare, no? Poi è anche vero che c'è chi vede nel parlare delle new entry uno sfoggio di vanità e allora qui non saprei nemmeno come rispondere... anzi, la pianto. Ritorno nei miei anfratti, un po' amareggiata certo, perché è vero, siamo sempre noi che ci andiamo di mezzo. Noi che cerchiamo solo di divulgare il piacere della lettura.
    L'ebook di eFFe mi sembra comunque interessante, con ottimi spunti su cui riflettere.

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    1. No, hai ragione, non sto dicendo che non ci sia del vero in quello che ha scritto eFFe, e c'è senza ombra di dubbio (infatti i primi due punti, più che confutarli, li ho avallati). Io non ho mai avuto In my mailbox perché il progetto era del "team iniziale" e non ho mai visto il motivo di importare la rubrica. Che spesso diventi uno sfoggio di vanità anziché un momento di condivisione lo penso assolutamente anche io.
      Ma io, ad esempio, ero anche una di quelle che teneva il logo delle case editrici con cui collaborava sulla colonna del blog. C'è voluto tempo per capire che non era necessario, talvolta controproducente e sembrava più che altro un'ostentazione. Ma all'inizio, appunto, lo facevo perché era una cosa che avevano tutti, e quindi, non sapendomi orientare, pensavo di dover farlo anche io.
      Secondo me c'è molta di questa "ingenuità" nei blog letterari, dettata anche da vanità e non lo escludo, - ma, come ho detto, forse oggi in misura minore - di "scrocconeria". E questo ha creato una reputazione davvero spiacevole, che non so in quanti condividano. Sicuramente c'è.

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