lunedì 22 aprile 2013

L'editoria che sottovaluta gli adolescenti: il caso The Hungry city/Macchine mortali




Young Adult BooksPer young adult, si sa, si intende quel target compreso tra i tredici e i diciotto anni circa da cui è nato un filone di libri che spesso in Italia includono il  fantasy, il paranormal e il paranormal romance ma che in realtà è molto più ampio.
Una volta si chiamava letteratura per ragazzi, adesso è un prodotto studiato in provetta con determinate e indispensabili caratteristiche: protagonisti molto giovani, scrittura semplice ed elementare, descrizioni ridotte al minimo, caratterizzazioni psicologiche superficiali. Nel caso il pubblico sia quello femminile, poi, gli YA sono spesso romanzetti con protagoniste vicende amorose senza spessore e banalizzate il più possibile.

Non ho mai nascosto quanto il genere mi sia indigesto, soprattutto nella forma che assume nel nostro paese dove, nel 90% dei casi, vengono importati i peggiori esempi in virtù del loro potenziale commerciale. I motivi più profondi di questa avversione hanno radici nella presunzione di creare un libro pre-confezionato destinato ad un lettore adolescente con evidenti carenze di spirito critico e concentrazione  – perché solo a chi ritieni tale puoi dare in pasto, ed in maniera bulimica, un libro tanto stupido come tutti quegli young adult da Twilight in poi – e inoltre nell’aver completamente sottratto alla letteratura per ragazzi, che ritengo fondamentale per la formazione di una persona, qualsiasi possibilità di crescita individuale sia per quanto riguarda lo stile articolato che aiuta a sviluppare il vocabolario, sia per quanto riguarda le tematiche e i messaggi veicolati al libro. Negli young adult odierni (parlo ovviamente per la maggior parte di quelli italiani, ogni eccezione è esclusa) questi messaggi, se non sono stravolti, sono addirittura sbagliati e deleteri.

Mi sono spesso chiesta, quindi, se autori e case editrici ritenessero gli adolescenti dei minorati mentali, delle persone che non cercano stimoli perché preferiscono la rassicurante e sciatta prospettiva della trama trita e ritrita, se non li considerassero degni di una Letteratura con la L maiuscola perché giovani e quindi semplici, piatti. Un atteggiamento forse simile a quello riservato al fantasy, dove viene mescolato di tutto perché la licenza del fantastico sembra non richiedere una coerenza interna.
Ieri pomeriggio, grazie ad una clamorosa scoperta, ho trovato conferma che forse sì, gli editori pensano davvero che gli adolescenti siano stupidi.

The Hungry City è un libro in uscita, a maggio, per la collana YA Chrysalide di Mondadori. Tranne il nome dell’autore mi è stato impossibile riconoscere, fin quando non ho letto la trama, il libro Macchine Mortali che attualmente posseggo. Un volume pubblicato nel 2004 che avevo abbandonato perché non era riuscito a coinvolgermi,  ma che ricordo tuttavia fosse abbastanza buono. La prima cosa a sconvolgermi è stato il cambio radicale di copertina.
Macchine Mortali aveva una cover molto bella e, per quanto ritenga irrisorio lamentarsi di questo tipo di questioni, la nuova copertina evidenzia in maniera sfrenata il bisogno di “young-adultizzare”, limitando il più possibile le variazioni, i libri per ragazzi, assolutamente tutti uguali per packaging. E’ evidente il richiamo ad Hunger Games e al suo successo non soltanto nella copertina similissima (anche per Hunger Games c’è stata una variazione di copertina tra la seconda e la prima edizione a danno di quest’ultima) ma anche nel titolo, dove con “The Hungry city”, per una fortunata coincidenza, si fa riferimento al nome americano della saga, mai completata in Italia ma arrivata solo al secondo volume (su quattro).
Ciò che più mi ha colpito, al di là di queste mosse di marketing che possono anche essere giustificate in un periodo di crisi editoriale e che, se necessarie a diffondere tra il pubblico adolescenziale un libro di qualità come credo possa essere Macchine mortali (ma le mie restano parole da prendere con le pinze perché si tratta pur sempre di un libro iniziato e abbandonato nove anni fa) sono indotta a perdonare, è stata l’indicazione di età che ho trovato nella trama di IBS:  dagli undici anni.

Ora, il calcolo è molto semplice: prendiamo un libro per bambini finito tra i remainders di cui non dobbiamo pagare diritti e traduttore, rifacciamo la copertina utilizzando immagini di repertorio che scimmiottino l’ultimo successo editoriale e diamolo in pasto a quei cretinetti senza pretese che sono gli adolescenti. NON IMPORTA se il libro è destinato a bambini delle elementari, sono adolescenti, praticamente leggono tutto quello che passa il convento!

Si legge inoltre nella pagina Wikipedia di Macchine Mortali che il libro ha vinto il Nestlé Smarties Book Prize 2002 per la fascia di lettori dai 9 agli 11 anni e la stessa InMondadori colloca Macchine Mortali nella sezione 10-12 anni. E’ evidente, insomma, che quello che nel 2004 veniva considerato un libro per bambini adesso viene destinato ad un pubblico di adolescenti. Le alternative, a questo punto, sono due: o nove anni fa gli undicenni era sopravvalutati, oppure nel 2013 riteniamo consapevolmente i sedicenni, per usare un eufemismo, abbastanza sempliciotti.

Oppure, forse, nel 2004 l’editoria tendeva a somministrare ai bambini libri di qualità, appena un gradino più complessi appunto per dar loro la possibilità di fare i salti in avanti, perché ritenuti non stupidi e assolutamente in grado di leggere e apprezzare uno steampunk – considerazione di cui sono privati, secondo queste logiche, gli attuali sedicenni.
Rileggendo d’altronde le prime pagine di Macchine Mortali mi balza subito all’occhio la differenza con un altro titolo destinato ai bambini: Gregor di Suzanne Collins, QUI da me recensito, sempre edito da Mondadori.
L’immaginario che si apre al lettore già dall’incipit  - che non è breve e sbrigativo, ma dura una pagina e mezzo - è molto vivace:

Era un pomeriggio di primavera cupo e ventoso, e Londra inseguiva una piccola città mineraria attraverso il fondale ormai in secca di quello che una volta era il Mare del Nord.

In epoche migliori non si sarebbe mai sognata di prendersela con una preda tanto insignificante. Un tempo la grande Città Trazionista dava la caccia a città ben più grandi, spostandosi a nord fino agli impervi confini delle Lande di Ghiaccio e a sud fino alle spiagge del Mediterraneo. Ma ultimamente le prede avevano cominciato a scarseggiare e alcune delle città più grandi ormai osservavano Londra, fameliche. Da dieci anni, perciò, viveva nascosta, rintanata in un distretto occidentale umido e montuoso che secondo la Corporazione degli Storici un tempo era l’isola di Gran Bretagna.


Ecco invece come si presenta l’incipit di Gregor:

Gregor aveva tenuto la fronte premuta contro la zanzariera così a lungo che poteva sentirne l’impronta a quadratini al di sopra delle sopracciglia.

Passò le dita sui piccoli bozzi e soffocò l’impulso di tirar fuori un urlo da cavernicolo. Gli montava nel petto, il lungo grido gutturale riservato alle emergenze vere, come quando ti imbattevi in una tigre dai denti a sciabola ed eri senza la tua clava, o magari ti si spegneva il fuoco durante l’Era glaciale.

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E’ lampante non solo la differenza di registro linguistico, ma anche quella dei riferimenti: mentre il primo richiama subito la geografia e un paesaggio originale, il secondo ricorda per lo più un cartone animato della Pixar.
Essendomi venuto in mente che anche Gregor è stato pubblicato per la prima volta nel 2004 da Sperling&Kupfer con il titolo Gregor e il Regno di Semprebuio, ho quindi controllato a quale fascia di età era stato destinato.
Il risultato non mi ha sorpreso più di tanto: sul sito della Feltrinelli l’edizione è detta per bambini dai sei a dieci anni. Sullo stesso sito, invece, l’edizione Mondadori “Gregor.La prima profezia” uscita a marzo è – udite udite – per bambini dagli undici ai tredici anni!
Rendiamoci conto che lo stesso identico libro che dieci anni fa era considerato un libro per bambini delle scuole  elementari è stato oggi ripubblicato come un libro per studenti delle medie, e che un libro che invece era per pre-adolescenti oggi è valutato come un libro per quindici-sedicenni.

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Ritengo che tutto ciò sia gravissimo. La letteratura per ragazzi non è più una letteratura di formazione, questo è ovvio, ma ci stiamo inoltrando in un campo letale. Non si tratta più di rimanere allo stesso livello, senza la possibilità di fare passi avanti, ma addirittura di regredire, fare passi indietro. Non si stanno soltanto sottovalutando i ragazzi, privandoli di una letteratura che sia veramente adatta a loro (sempre che esista una letteratura adatta agli adolescenti, io penso che da una certa età in poi, ovvero tredici-quattordici anni, si debbano leggere libri per adulti), ma si stanno abituando a letture limitate per teste limitate, teste che non pensano, teste che non apprezzano perché hanno un palato infantile. Come i bambini che, crescendo, non riescono ad apprezzare gusti più raffinati perché avvezzi solo agli alimenti più ghiotti e poveri, la letteratura young adult assuefà il cervello ad una sintassi elementare, a storie spesso ridicole, ad un linguaggio quotidiano.
E questa è una tendenza sviluppatasi solo negli ultimi anni, dal boom degli young adult e presumibilmente dalla pubblicazione di Twilight avvenuta nel 2006, quando la letteratura per ragazzi ha cominciato a cambiare veramente e ad assumere i tratti che ha oggi.

E’ stata l’editoria a creare questo gap o sono stati i lettori  - gli adolescenti – a volerla?
Alla luce di quello che ho scritto posso affermare che è stata l’editoria, attraverso le etichette, a formare un bacino dalle poche pretese, forse allargando sensibilmente la popolarità della lettura alle fasce più giovani, ma contemporaneamente viziandole, affabulandole, svuotandole per poi riempirle di contenuti vacui.
Forse dieci anni fa la letteratura per ragazzi aveva ancora il compito – la missione – di formare i giovani adulti, testando volta per volta, sin dalla più tenera età, le loro capacità e forgiandone lo spirito critico.
Nel 2013 i libri young adult, per una precisa politica editoriale, hanno la stessa funzione di un telefilm. Impiegano piacevolmente un’ora e in testa lasciano polvere. 




20 commenti:

  1. Articolo molto interessante e pieno di verità...

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  2. Quanto hai ragione... direi che è una tristezza °-° chissà se le cose cambieranno D:

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  3. Condivido appieno, se poi ci aggiungi pubblicazioni in un italiano scorretto ( ho letto spesso estratti di libri young adults e ho notato che le case editrici anche e sopratutto per questo "genere" non fanno revisioni alla traduzione), si aggiunge danno alla beffa, non solo queste letture non favoriscono l'evoluzione di un giovane cervello ( nella loro sostanza) ma introducono un linguaggio errato ( sgrammaticato, con verbi dai modi e tempi errati...ecc. quindi oltre che nella sostanza sono scorretti anche per quel che riguarda la forma...), che così viene imparato col ripetersi di queste letture..., il famoso "ignora i congiuntivi" ecc... se non peggio...
    Dalia

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    1. Sì, c'è persino una cattiva educazione linguistica, e non dimentichiamo i vari "vabbè" e "sennò" che in italiano non esistono (ma che probabilmente prima o poi cominceranno a far parte del vocabolario) e che vengono proposti come se fossero forme corrette.

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  4. Concordo con tutto quel che viene detto ma voglio spezzare un piccola lancia in favore di questi libri. (Non della pratica di propinare libri per età minori ad adolescenti)
    Questo genere ha comunque portato ragazze e ragazzi a leggere, quando prima per mille ragioni diverse, non lo facevano.
    Certo, non bisogna per questo ignorare i problemi evidenziati, anzi, ma non per questo sono totalmente da criticare.
    Per ogni lettore che si fossilizzerà grazie a quei libri ci sarà chi, con i suoi tempi, cambierà e inizierà a distinguere errori e libri sbagliati.
    Questa almeno è la mia opinione!

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    1. Sono d'accordo in parte, ma è un discorso delicato. Il punto è che l'importante è distaccarsi da questi libri ed evolversi come lettori. Ma questo avviene? Moltissimi fruitori di young adult sono adulti, soprattutto tra i venticinque e i trentacinque anni.

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  5. Invece di commentare posto un link che la dice tutta: http://www.lastampa.it/2012/04/26/cultura/fumetti-e-cartoons/questo-fumetto-parla-difficilesara-la-nemesi-dell-erudito-jD5gKPQmIYfLa64W7j7yyH/pagina.html

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    1. Della serie "ignoranti a tutti i costi"

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  6. Non posso che concordare in pieno con quanto scritto, auspicandomi che questa chiaccherata non rimanga fra noi blogger ma giunga all'attenzione di "sistemi più alti"

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  7. Però a volte l'età indicata sui siti è decisamente bassa. Sicuramente a volte a ragione, ma non sempre. La Storia Infinita viene consigliato dai 10 anni... ma a 10 anni non so in quanti potrebbero davvero apprezzarlo.
    Sono anche d'accordo con Martina, forse perchè penso che l'importante è leggere, cosa è secondario, ma i romanzi young adult hanno portato tanti nuovi giovani lettori, e questo non può essere che un bene. Chi oggi legge Gregor, domani forse leggerà Dostoevskij. O forse lo fa già ^^

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    1. No, il punto è il medesimo: continuiamo a sottovalutare i bambini e i ragazzi. Un bambino può leggere la storia infinita, è assolutamente quella l'età adatta! Se c'è una complessità stilistica, che poi io non credo per nulla sia eccessiva, questa è prevista per spronare un decenne a migliorare! Non bisogna fare un corrispettivo banale tra età e libro, non bisogna presupporre che un bambino non sia in grado di leggere un libro e di conseguenza dargli qualcosa di più elementare, è esattamente il contrario. Gregor è un libro per bambini e, se viene dato ad un bambino, può anche starci. Ma già ad un ragazzino di dodici anni dovrebbe essere dato qualcosa di più complesso. Non è escluso che un giorno leggerà Dostoevskij, affatto, il problema è se continuerà a leggere libri come Gregor anche in età adolescenziale e oltre

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    2. Sinceramente ho seguito le letture di una classe elementare e dare testi troppo impegnativi a volte fa perdere interesse. Su 25 bambini La Storia Infinita l'avrebbero letto in 3 o 4 non di più, ma senza capirne i vari significati. Quella è un'età in cui basta poco perchè la passione per la lettura si trasformi in totale menefreghismo.
      Con questo non voglio dire che Gregor non sia un libro per bambini, ma che a volte questi target sono un po' sfalsati in entrambe le direzioni. E sicuramente trovare in un'edizione un'età e in un'altra una diversa può far nascere delle domande.
      Però sinceramente se il lettore X leggerà per tutta la vita young adult è davvero importante? Non è "peggio" chi non legge affatto?

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    3. Ma forse è proprio il contesto scolastico a far perdere interesse nella lettura ed è ovvio che non si potranno coglierne i vari significati: sta agli adulti capire i vari livelli di lettura, i bambini si fermano al primo, quello più superficiale, godendosi semplicemente la storia.
      Io non ritengo che La storia infinita sia un testo troppo impegnativo per un bambino di quinta elementare, se no non mi spiego come mai io ad 8 leggevo Piccole donne e il mio ragazzo, ad esempio, che attualmente non è comunque un gran lettore e preferisce i videogiochi, alla stessa età leggeva Lo hobbit di cui conserva un bel ricordo.
      Gregor è assolutamente un libro più adatto ai bambini delle elementari che a studenti delle medie, quindi mi ritengo concorde con il target del 2004.
      Se sia peggio leggere young adult che non leggere affatto? Bella domanda. Dipende dalla concezione che hai della lettura. Io penso che ogni libro sia un'occasione di crescita e per quanto ritenga sacrosanto il diritto alla letteratura di svago (ad esempio io stessa adoro la Kinsella, che è decisamente una lettura frivola) se non è accompagnato da libri più complessi non trovo il senso. Se il libro, che è l'oggetto di cultura per eccellenza, non mi dà motivo di riflessione, non mi scuote, non mi affascina, tanto vale, come ho scritto, guardare un telefilm.

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  8. bè, ci sono rimasta malissimo sul caso di the hungy city! sono completamente daccordo con quello che hai detto,e sono veramente preoccupata, perchè anche se io leggo un pò di tutto e anche libri "per adulti", amo ancora moltissimo il fantasy (sono cresciuta con geronimo stilton nel regno della fantasia e harry potter) ma è difficilissimo scindere dalla marea di libri young adult "copia-incolla" di twilght ecc., dei libri veramente belli e per niente stupidi! ultimamente leggo sempre meno libri fantasy, perchè ne trovo pochi che mi appasionino o che mi dicano qualcosa di diverso...

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    1. Io direi di buttarti sui classici del genere, se non li hai letti già

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  9. Post molto interessante: d'accordo su tutto. La somiglianza di The Hungry City con Hunger Games è inevitabile: appena si guarda la copertina del primo, la mente la ricollega subito a Hunger Games: sono simili in tutto, hanno pure gli stessi colori!
    PS: C'è un piccolo premio per il tuo blog! ^_^
    http://libri-ehr.blogspot.it/2013/04/premio-very-inspiring-blogger-liebster.html

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  10. Solo una parola: illuminante.

    Sono d'accordo con te, punteggio pieno a questo articolo!

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  11. E' vero quello che dici che al giorno d'oggi si leggono solo frivolezze e si stanno perdendo le Letture quelle serie che fanno riflettere e ti lasciano degli insegnamenti, però devo dire che io sono una di quelle persone che hanno conosciuto il mondo della lettura grazie a Twilight, se non avessi letto quel libro a quest'ora io e la lettura eravamo ancora mondi sconosciuti... con il tempo mi sono guardata in giro e ho iniziato a leggere anche i classici iniziando dalla Austen per continuare con Tolstoy, Wilde, Dumas, Bronte, continuando a leggere anche Ya, vampiri, zombi, romanzi rosa, e quant'altro.
    Io credo che le case editrici stanno su perchè fanno i soldi e da una parte è giusto, in fondo tutti noi lavoriamo per guadagnare, per vivere quindo da una parte perchè non continuare.. credo che sta a noi lettori scegliere cosa leggere ^^ ma anche che le case editrici variassero quello che pubblicano invece di seguire la scia fino a che questa non cambia. Trovo troppo facile dare la colpa solo alle case editrici, penso che la colpa sia equa sul piatto della bilancia :) in fondo siamo noi che costruiamo noi stessi, perciò sta a noi decidere se crescere o rimanere così.

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  12. Ho ritrovato questo post cercando notizie sulla ristampa di Macchine Mortali. La serie ideata da Philip Reeve è stata una delle mie preferite nel 2004 (e nel mio cuore lo è ancora). Sono piuttosto sconvolta dal radicale cambiamento della copertina e del titolo. Perchè dare il titolo della serie (nella pubblicazione americana) al primo? Macchine Mortali, o Mortal Engines, è perfetto - e a me piace ancora tantissimo. E sinceramente, non ha nulla a che vedere con Hunger Games e distopici vari. Questa è una serie a tratti stempunk, post-apocalittica che ha davvero niente a che fare con HG. Mi sembra un tentativo di vedere un libro per bambini ben scritto a degli adolescenti che si aspettano tutt'altro da un libro con una cover del genere.

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    1. E' il tentativo di riposizionare un vecchio insuccesso, attualizzandolo nella maniera più scorretta, dando ancora una volta al lettore l'illusione di un acquisto che gli piacerà perché associato a una lettura che ha venduto molto. Un po' come la copertina di Cuore di tenebra di Giunti Y, che sembra strizzare un occhio alle amanti del romance per invogliarle all'acquisto (il titolo, abbastanza fuorviante, dovrebbe confermare l'idea). Qui trovi l'articolo: http://dustypagesinwonderland.blogspot.com/2013/04/cuore-di-tenebra-il-nuovo-soft-porn-in.html

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