mercoledì 5 gennaio 2011

The summoning.Il richiamo delle ombre - Kelley Armstrong

Da segnare sull'agenda per questo mese c'è un'altra data: il 14 gennaio esce infatti un nuovo young adult edito da Fazi editore, The Summoning.Il richiamo delle ombre di Kelley Armstrong, autrice che ricorderete per Bitten. The Summoning non fa parte della saga di Bitten, ma è il primo episodio della saga "Darkest powers". La Fazi, esattamente come in Bitten, ci offre un prezzo di copertina invidiabile: 10 euro (compresa la copertina rigida!) per 350 pagine. La trama mi attira molto più di Bitten, chissà che, incoraggiata dal prezzo, non lo compri anche io...


imageTrama
Chloe Saunders, una teenager come tante. Pochi sogni nel cassetto e nessuna particolare 
aspirazione, se non quella di diplomarsi con un voto decente, avere molti amici, trovare magari un ragazzo da amare. E tuttavia, sebbene le sue aspettative non siano poi così alte, mai si sarebbe aspettata che nel bagno della scuola, invece di ragazze che si rifanno il trucco o parlano del giocatore di football che le ha invitate al ballo, avrebbe trovato il bidello. Un bidello che ormai è morto. Ma Chloe può vedere i fantasmi e i fantasmi possono vedere lei. La sua vita non sarà mai più la stessa. Molto presto gli spettri sono ovunque, le richiedono attenzione, invocano il suo aiuto. È troppo per lei: la ragazza ha un crollo nervoso, tanto da essere internata in una casa per ragazzi disturbati. Lyle House, «un posto per ritrovare la serenità» reciterebbe la brochure, se ne esistesse una. Purtroppo la realtà si rivela presto meno patinata e tranquilla: quando Chloe conoscerà meglio gli altri pazienti - l'affascinante Simon e l'odioso fratello Derek, la detestabile Tori e Rae, che ha un "problemino" col fuoco - inizierà a realizzare che c'è qualcosa di strano e sinistro che lega tutti loro, che non si tratta dei soliti "ragazzi interrotti", che c'è una vena molto più oscura che si cela nelle fondamenta di Lyle House.






Kelley ArmstrongKelley Armstrong, sposata e madre di tre figli, vive in una zona rurale dell'Ontario dov'è nata, nel 1968. Ha pubblicato la saga paranormal-romance Woman of the Otherworld, 11 volumi dei quali è stato pubblicato in Italia il primo, Bitten (Fazi 2010); la trilogia young-adult The Darkest Powers, e una serie poliziesca che ruota intorno alla figura della detective Nadia Stafford, giunta ora al secondo episodio.
Sito ufficiale dell'autrice: www.kelleyarmstrong.com/

Teaser Tuesdays (9)

"Teaser Tuesdays" by http://shouldbereading.wordpress.com/


Tecnicamente sarebbe già mercoledì, ma spero che un paio d'orette di ritardo nel postare questo nuovo appuntamento di Teaser Tuesdays non turbino la vostra sensibilità! Allora, il libro che sto leggendo -di cui, in verità, ho letto soltanto la prima pagina T.T- è Ragazze Lupo di Martin Millar!


Ma ricordiamo in cosa consiste il gioco:


  • Grab your current read
  • Open to a random page
  • Share two (2) “teaser” sentences from somewhere on that page
  • BE CAREFUL NOT TO INCLUDE SPOILERS! (make sure that what you share doesn’t give too much away! You don’t want to ruin the book for others!)
  • Share the title & author, too, so that other TT participants can add the book to their TBR Lists if they like your teasers!


Ovvero,  per i non-angloleggenti:
  • Prendi il libro che stai leggendo
  • Apri una pagina a caso
  • Copia due pezzi "teaser" da una parte di questa pagina
  • STAI ATTENTO A NON SCRIVERE SPOILERS! (assicurati di non condividere troppe cose! Non si deve rovinare il libro agli altri!)
  • Indica il titolo e l'autore, in modo che gli altri Teaser Tuesday partecipanti possano aggiungerlo alla loro lista dei desideri se il libro è piaciuto.



Alla conclusione del Consiglio, Verasa aveva avuto molto da fare. Sapeva di essere stata fortunata. Riteneva che la Grande Madre Dulupina avrebbe votato per Sarapen. Dal momento che si era astenuta, era evidente che forse sarebbe stato possibile trovare un modo per condurla dalla loro parte. Verasa controllò la sua lista. Le servivano nove noti e al momento ne aveva soltanto cinque. Il problema era come trovare i quattro mancanti. Un bel dilemma con l'intero Clan MacRinnalch riunito in Scozia per i funerali del vecchio Signore e lei costretta ad adempiere ai doveri del suo ruolo di Signora dei Lupi. (Ragazze Lupo, di Martin Millar, pag 126)



Quando Thrix fece ritorno dalla riunione, trovò Malveria che la aspettava nel suo ufficio sfogliando l'ultimo numero di <<Harpers and Queen>>. L'Incantatrice posò le carte con un sospiro.
<<Non hai assolutamente nulla da fare nel tuo regno? Quel genere di cose di cui si occupano di solito le regine?>>.
<<Ahimè, no. E' stato un errore imperdonabile debellare a quel modo i miei nemici. Pensavo di riarredare la sala del trono. Cosa ne dici di qualcosa in stile Luigi XV?>>.  (Ragazze Lupo, di Martin Millar, pag 355)

lunedì 3 gennaio 2011

By the keyhole... (3) Delitto e castigo


E' già giunto il terzo appuntamento con By the keyhole..., la rubrica creata apposta per discutere dei grandi classici della letteratura mondiale! Abbiamo già parlato di Orgoglio e pregiudizio e Il maestro e Margherita -spero che qualcuno di voi che non li ha letti sia stato incuriosito a dare una sbirciatina...- e questo mese ho deciso di dare spazio ad uno dei libri più belli che io abbia mai letto... Anche questo è stato scritto da un russo, è un autore che preferisco decisamente a Tolstoj -a mio avviso molto più lento e prolisso, sebbene alcuni brani siano di una bellezza ineguagliabile-. Lo stile potrebbe risultarvi qualche volta pesante, ma quando lo lessi la prima volta ero talmente abbagliata dalla sua bellezza da non sentire il peso di un linguaggio articolato ma decisamente sublime -motivo per cui, al contrario di quanto potranno dire alcuni, l'ho trovato molto scorrevole-. Il libro di cui sto parlando è...

Delitto e castigo.

Qual è la trama?
Il giovane Raskòlnikov, abbandonati gli studi, decide di uccidere una vecchia usuraia per dimostrare a sé stesso di essere un uomo "eccezionale", al di là del bene e del male. Rimasto travolto dal proprio atto e tormentato dalla coscienza del fallimento, si consegna spontaneamente alla giustizia, cedendo a quella stessa norma che credeva di poter travalicare. Incentrato su un unico personaggio - l'omicida Raskòlnikov - e concepito da Dostoevskij per "scavare a fondo tutti i problemi" dello spirito umano, il romanzo si popola tuttavia di molteplici figure, ognuna delle quali possiede una propria autonomia e compiutezza. Sullo sfondo, una città fantasma, San Pietroburgo, teatro infernale di un'umanità disperata, simbolo di un mondo sul ciglio dell'abisso.

Commentare Delitto e castigo non è facile, racchiude un milione di spunti riflessivi che non riuscirei mai ad esprimere in poche righe. Il romanzo si concentra sul ritratto psicologico del protagonista: i motivi che lo portano ad uccidere l'usuraia, l'agonia di dover sopportare il senso di colpa che gli causa gravi conseguenze sulla salute, l'amore per Sonja che alla fine lo riscatterà, ma anche alcuni fattori "esterni" come la povertà cieca e più nera della morte, la prostituzione, il complesso rapporto tra madre e figlio, il sentimento di superiorità dei benestanti verso la gente povera, la gelosia e il possesso coniugale, la condizione degli studenti  e molto altro.
Le descrizioni sono essenziali, ma i personaggi sono veri e propri giganti, uomini e donne spessi come blocchi di marmo,  ingombranti, tormentati, emozionanti e maledettamente reali: un labirinto di pensieri, sguardi, caratteri. Un libro che, anche riparlandone in questo momento, sento vibrare di un'anima oscura e pesante, ma non per questo meno affascinante. 


L'autore:
Fedor DostoevskijLo scrittore russo Fedor Mikhailovic Dostoevskij nasce a Mosca il giorno 11 novembre 1821, secondo di sette figli. Il padre Michail Andreevic (Michajl Andrevic), di origine lituana, è medico e ha un carattere stravagante nonchè dispotico; il clima in cui cresce i figli è autoritario. Nel 1828 il padre è iscritto assieme ai figli nel "libro d'oro" della nobiltà moscovita. 
La madre Marija Fedorovna Necaeva, proveniente da una famiglia di commercianti, muore nel 1837 a causa della tisi: Fedor viene iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, pur non avendo nessuna predisposizione per la carriera militare. 
Nel 1839 il padre, che si era dato al bere e che maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente da questi ultimi. 

Con il suo carattere allegro e semplice la madre aveva educato il figlio all'amore per la musica, la lettura e la preghiera. 
Gli interessi di Fedor sono per la letteratura e, terminati gli studi di ingegneria militare, abbandona questo settore rinunciando alla carriera che il titolo gli offrirebbe; i pochi soldi che possiede sono il ricavato dei suoi lavori di traduzione dal francese. 

Lotta contro la povertà e la salute cagionevole: inizia a scrivere il suo primo libro, "Povera gente", che vede la luce nel 1846 e che avrà importanti elogi critici. Nello stesso periodo conosce Michail Petrasevkij, convinto sostenitore del socialismo utopistico di Fourier, conoscenza che influenza la stesura del suo primo lavoro. 

Nel 1847 si manifestano gli attacchi epilettici di cui lo scrittore soffrirà per tutta la vita. 

Dostoevskij inizia a frequentare i circoli rivoluzionari: nel 1849 viene arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo con l'accusa di cospirazione; si ritiene che faccia parte di una società segreta sovversiva guidata da Petrasevskij. Dostoevskij viene condannato insieme ad altri venti imputati alla pena di morte mediante fucilazione. E' già in posizione per la propria esecuzione quando giunge un ordine dell'imperatore Nicola I che cambia la condanna in quattro anni di lavori forzati. Dostoevskij parte così per la Siberia. 

La dura esperienza lo segna fisicamente e moralmente. Terminata la pena viene mandato a Semipalatinsk in qualità di soldato semplice; dopo la morte dello zar Nicola I diventerà ufficiale. Qui conosce Marija, già moglie di un compagno; si innamora di lei: la sposerà nel 1857 quando questa rimarrà vedova. Per motivi di salute nel 1859 Dostoevskij viene congedato e si trasferisce a Pietroburgo. 

Torna così alla vita letteraria: durante l'estate inizia a scrivere il suo secondo romanzo, "Il sosia", storia di uno sdoppiamento psichico. Il lavoro non raccoglie il consenso del primo romanzo; nel novembre succesivo scrive, in una sola notte, "Romanzo in nove lettere". 

Fedor Dostoevskij muore il 28 gennaio 1881, in seguito ad un peggioramento dell'enfisema polmonare di cui è affetto. La sua sepoltura, nel convento Aleksandr Nevskij, è accompagnata da una folla immensa. 

Tra le sue opere più note vi sono "Delitto e castigo", "L'idiota", "Il giocatore", "I fratelli Karamàzov".

Il brano.
Non è stato facile scegliere questo brano, tagliarlo e dovermi fermare ad un determinato punto. Ho scelto la parte che più mi colpì del romanzo, quella in cui il protagonista, Raskòlnikov, riunito in un salotto, spiega a Porfìrij, il giudice istruttore, la sua teoria in merito al diritto o meno di compiere un delitto quando questo è attuato per scopi "superiori", quali il progresso scientifico o il futuro di una nazione. In altre parole, potremmo sintetizzare il suo pensiero nella massima "il fine giustifica i mezzi", salvo essere delle persone <straordinarie> capaci di sopportare il peso della coscienza. Ho voluto riportare, subito dopo, anche la confessione che fa Raskòlnikov a  Sonja sulle motivazioni del suo delitto... Magari se non vi va di leggere tutto il brano potete dare un'occhiata solo a questa!


(Stra)Ordinari assassini*


«A proposito di tutta questa questione dei delitti, dell'ambiente, delle bambine, mi sono ricordato adesso - la cosa, del resto, mi ha sempre interessato -  di un vostro articoletto. Del delitto... o come altro si chiamava, non ricordo più il titolo. Due mesi fa ho avuto il piacere di leggerlo nella Periodìèeskaja reè.»

«Un mio articolo? Nella Periodìèeskaja reè?» disse Raskòlnikov meravigliato. «Io, effettivamente, ho scritto un  sei mesi fa, dopo aver lasciato l'università, un articolo a proposito di un certo libro; ma l'avevo dato alla Eženedèlnaja reè, e non alla Periodìèeskaja reè.» [...] Per quel che mi ricordo, cercavo di analizzare le condizioni psicologiche del delinquente durante il compimento del delitto.» [...]

«Sì, e sostenevate che esso è sempre accompagnato da uno stato di malattia. Molto, molto originale; tuttavia...  non è questa parte del vostro articoletto che mi ha interessato, bensì un'idea che vien fuori alla fine, e che voi, purtroppo,  avete sviluppato soltanto per allusioni, in modo non esplicito... In una parola, se ben ricordate, si allude al fatto che al  mondo esistono certi individui i quali possono... cioè, non è che possano soltanto, ma hanno pieno diritto di compiere ogni specie di iniquità e di delitti, e la legge, per loro, è come se non fosse mai stata scritta.» [...] 

Raskòlnikov sorrise a quella voluta deformazione del suo pensiero.

[...]«Nel suo articolo tutto sta nel fatto che gli uomini si dividono in ‹ordinari› e ‹straordinari›. Quelli ordinari devono vivere nell'obbedienza e non hanno diritto di violare la legge perché  essi, vedete un po', sono appunto ordinari. Quelli straordinari, invece, hanno il diritto di compiere delitti d'ogni specie e di  violare in tutti i modi la legge, per il semplice fatto d'essere straordinari. È questo che voi dite, se non mi sbaglio?».[...]

Raskòlnikov sorrise di nuovo. Aveva capito subito come stavano le cose e dove volevano portarlo; e ricordava il suo articolo. Decise di accettare la sfida.

«Quel che dice il mio articolo non è precisamente questo,» prese a dire in tono semplice e modesto. «D'altronde,  riconosco che ne avete esposto il contenuto quasi fedelmente e perfino, se volete, del tutto fedelmente...» era come se gli facesse piacere ammettere quest'ultima possibilità. «L'unica differenza è che io non sostengo affatto che gli uomini  straordinari debbano necessariamente o siano costretti a compiere iniquità d'ogni specie, come voi dite. Fra l'altro, credo  che un articolo del genere non l'avrebbero nemmeno lasciato pubblicare. Io ho semplicemente formulato l'ipotesi che un  uomo ‹straordinario› abbia il diritto... non un diritto ufficiale, beninteso... di permettere alla propria coscienza di  scavalcare certi... certi ostacoli, e ciò esclusivamente nel caso in cui l'esecuzione di un suo progetto (talvolta, magari, salutare per l'intera umanità) lo richieda. Voi avete detto che il mio articolo è poco esplicito; sono pronto a chiarirvelo per quanto posso. Forse non sbaglio nel supporre che è appunto ciò che desiderate. Bene, ecco qua. 

Secondo me, se per un insieme di circostanze le scoperte di Keplero o di Newton non avessero potuto esser rese note agli uomini se non mediante il sacrificio della vita di una, dieci, cento o più persone, che a tali scoperte si fossero opposte o che, comunque, fossero state di ostacolo sul loro cammino, ebbene, essi avrebbero avuto il diritto, e perfino il dovere... di eliminare queste dieci o cento persone, per far conoscere le loro scoperte a tutta l'umanità. Da ciò, tuttavia, non deriva che Newton avesse il diritto di uccidere chiunque gli fosse saltato in mente di uccidere, a destra e a sinistra, o di  rubare ogni giorno al mercato.

Più avanti nel mio articolo, a quel che ricordo, io formulo l'idea che tutti... be', diciamo, se non altro i legislatori e i fondatori della società umana,[...] tutti sino all'ultimo siano stati dei delinquenti, già per il semplice fatto che ponendo una nuova legge, per ciò stesso infrangevano la legge antica, venerata dalla società e trasmessa dai padri; inoltre, certamente non si arrestarono nemmeno dinanzi al sangue, quando il sangue (talora del tutto innocente, e valorosamente versato in difesa della legge antica) poté essere loro d'aiuto. Insomma, io dimostro che tutti gli uomini, e non solamente i grandi, ma anche quelli che escono sia pur di poco dalla comune carreggiata, che sono cioè, in qualche misura, capaci di dire qualcosa di nuovo, devono immancabilmente, per la loro stessa natura, essere (più o meno, s'intende) dei criminali. Altrimenti sarebbe loro difficile uscire dalla carreggiata, nella quale non possono acconsentire a rimanere non solo a causa della loro natura, ma anche, secondo me, per senso del dovere. 

In una parola, vedete da voi che sin qui non c'è davvero nulla di particolarmente nuovo. [...]Quanto poi alla mia divisione degli uomini in ordinari e straordinari,[...] mi limito a credere nella mia idea fondamentale; cioè appunto che gli uomini, per legge di natura, generalmente si dividono in due categorie: una inferiore che è quella degli uomini ordinari, cioè, per così dire, materiale che serve unicamente a procreare altri individui simili, e un'altra che è quella degli uomini veri e propri, i quali, cioè, hanno il dono o il talento di dire, in seno al loro ambiente, una parola nuova

[...] La prima categoria, vale a dire il ‹materiale›, è composta in linea di massima da persone per loro natura conservatrici e per bene, che vivono nell'obbedienza e amano obbedire. Secondo me, costoro hanno anche il dovere di essere obbedienti, perché questo è il loro compito e non v'è in esso assolutamente nulla di umiliante per loro. 

Quelli della seconda categoria, invece, violano tutti la legge, sono dei distruttori, o per lo meno sono portati ad esserlo, a seconda delle loro attitudini. I delitti di questi uomini, naturalmente, sono relativi e assai disparati; per lo più essi chiedono, con le formule più svariate, la distruzione del presente in nome di qualcosa di meglio. Ma se a uno di loro occorre, per realizzare la sua idea, passare anche sopra un cadavere, sopra il sangue, secondo me egli, nel suo intimo, in coscienza, può permettersi di farlo: ciò, notate bene, a seconda anche dell'idea e della sua importanza. Ed è soltanto in questo senso che nel mio articolo io parlo di un loro diritto a delinquere.»



***
Se per tanti giorni mi son tormentato a pensare se Napoleone ci sarebbe andato o no, è che sentivo già chiaramente di non essere un Napoleone... Tutta, tutta la tortura di quelle lunghe ciance io sopportai, Sonja, e mi venne il desiderio di sbarazzarmene di colpo: io volli, Sonja, uccidere senza tante casistiche, uccidere per me, per me solo! Non volevo mentire a quel riguardo neppure a me stesso! Non per aiutare mia madre ho ucciso, sciocchezze! Non ho ucciso per farmi, acquistata ricchezza e potenza, il benefattore dell'umanità. Sciocchezze! Ho ucciso semplicemente; per me stesso ho ucciso, per me solo [...] Altro avevo bisogno di sapere, altro mi spingeva: avevo allora bisogno di sapere, e di sapere al piú presto, se io fossi un pidocchio, come tutti, o un uomo. Avrei potuto passar oltre o non avrei potuto? Avrei osato chinarmi e prendere, o no? Ero una creatura tremante o avevo il diritto... [...] allora fu il diavolo a trascinarmi, ma poi mi spiegò che io non avevo il diritto di andar là, perché anch'io ero un pidocchio cosí come tutti! Si fece beffe di me, ed ecco che ora son venuto qui! Accogli il tuo ospite! Se non fossi un pidocchio, sarei venuto da te? Ascolta: quando andai dalla vecchia, vi andai soltanto per provare... Sappilo dunque! 

***
Ma dopotutto ho ucciso solo un pidocchio, Sonja, solo un inutile, ripugnante, nocivo pidocchio!
* ovviamente il titolo del brano è arbitrario!

Filmografia

  • Ho ucciso! (Crime and Punishment) (1935, con Peter Lorre, Edward Arnold e Marian Marsh)
  • Crime et Châtiment (1935, Francia, diretto da Georges Lampin, con Lino Ventura e Jean Gabin)
  • Delitto e castigo (1963, sceneggiato televisivo diretto da Anton Giulio Majano)
  • Преступление и наказание (1969, URSS, con Georgi Taratorkin, Tatjana Bedova, Victoria Fjodorova)
  • Dostoevsky's Crime and Punishment (1998, un film TV con Patrick Dempsey, Ben Kingsley e Julie Delpy)
  • Crime and Punishment in Suburbia (2000, un adattamento ambientato nell'America moderna e liberamente tratto dal romanzo)
  • Crime and Punishment (1979, miniserie con Timothy West, Vanessa Redgrave e John Hurt)
  • Crime and Punishment mini-series (2002, con John Simm)
  • Преступление и наказание (2007, Russia, miniserie con Vladimir Koshevoy)

On my wishlist (6)

Hosted by Book Chick City


Per le vacanze natalizie alcune rubriche sono state sospese, ma spero di riprenderle con regolarità (anche se, come ho già detto, gennaio è un mese particolarmente difficile e non penso riuscirò a tenere il ritmo col blog come ho fatto finora... Per esempio non garantisco di poter postare domani l'appuntamento mensile con By the keyhole... So che Debora aspetta la recensione de La lettera scarlatta: la scriverò non appena posso cercando in aggiunta di leggere la prefazione che, sono sicura, mi offrirà molti spunti). 
On my wishlist è stata trascurata da un po' ed è tempo di riesumarla! Come si deduce dal titolo, è una rubrica creata dall'admin del blog Book Chick City appositamente per mostrarvi il contenuto della mia sempiterna lista dei desideri! Questa volta tra i classici c'è un titolo aggiunto solo di recente...


Tra i classici:


L'età dell'innocenza - Edith Wharton
Rilanciato dal successo del film con Michelle Pfeiffer e Daniel Day Lewis, L’età dell’innocenza è un mirabile
 affresco della borghesia newyorchese di fine Ottocento, contro il cui ottuso moralismo Edith Wharton si scaglia coraggiosamente difendendo l’autenticità di un amore sincero. La storia sentimentale tra Newland Archer, brillante avvocato dell’aristocrazia cittadina, e la contessa Ellen Olenska, cui inflessibili convenzioni impediscono di divorziare dal marito, è lo specchio di una società che l’autrice conosce e contesta profondamente. Una società ipocrita e perbenista, in cui pregiudizi atavici, tradizionalismi ormai svuotati di significato, princìpi ingiusti e falsamente morali impongono precise regole comportamentali, che cozzano contro il desiderio di affermazione del singolo. Contro tutto questo lotta con ammirevole tenacia la protagonista del romanzo, che tenta di difendere fino alla fine il suo amore e la sua libertà di scelta, cui si oppone la consapevolezza, che porterà Archer alla rinuncia finale, dei suoi doveri sociali.

<<Rimase sveglio tutta la notte nella grande camera da letto foderata di chintz, sdraiato accanto a May, guardando il chiaro di luna che illuminava obliquamente il tappeto e pensando a Ellen Olenska che tornava a casa trasportata attraverso le spiagge scintillanti dai trottatori di Beaufort.>>


Tra i contemporanei:


Alessandro D'Avenia - Bianca come il latte, rossa come il sangue
Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.



Le vergini suicide - Jeffrey Eugenides
Un narratore "collettivo", voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent'anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito della loro adolescenza, avvolte in un'aura di mistero che la tragica fine comune - si sono tutte tolte la vita nel breve spazio di un anno - ha fissato per sempre. Nella memoria di questi antichi, tenacissimi spasimanti, esse divengono il simbolo di una possibilità remota e perduta: l'irruzione di un fremito ignoto nel mondo tranquillo, ordinario, opprimente dell'America suburbana degli anni Settanta. Il libro segna l'esordio folgorante di uno scrittore poco più che trentenne, ma già padrone di uno stile e di un universo letterario affatto personali.

domenica 2 gennaio 2011

Premio Sunshine


Dusty pages in Wonderland è stato gentilmente insignito da Pamela di Il piacere di leggere, da Laura di Sfogliando, Morna di Forgotten Pages, Ivanalessia de Il libro eterno, Tricheco de Il magico mondo dei libri, Morgana di Book of Tales, Anita de L'ora del libro , ;Cate di Lost in Bookland e Arianna1989 di Romance e non solo del premio Sunshine! Questo rappresenta una specie di passaparola tra i vari booksblog ed un piccolo riconoscimento a noi blogger ma anche a voi che ci seguite. 
Dopo aver ricevuto il premio, bisogna quindi:


1) Ringraziare coloro che ci hanno premiato.
2) Scrivere un post per il premio
3) Passarlo a 12 blog che riteniamo meritevoli
4) Inserire il link di ciascuno dei blog che abbiamo scelto
5) Dirlo ai premiati 



Questi sono i blog che ho deciso di premiare: 


Grazie ancora a Pamela, Laura, Morna, Tricheco, Ivanalessia, Morgana, Anita, ;Cate  e Arianna e complimenti ai vincitori! ^^




Piccolo edit 03/01/2011: Ringrazio veramente di cuore tutti questi blog che mi hanno premiato -all'inizio erano solo uno o due, e adesso sono addirittura nove!-... sono commossa... Mi avete dato un grande incoraggiamento e una dimostrazione di fiducia!


sabato 1 gennaio 2011

Vincitrice 1000 spazi per un bacio



Ieri si sono concluse le votazioni per l'iniziativa di Pensieri e parole in libertà 1000 spazi per un bacio e si è decretato che la vincitrice è.... *rullo di tamburi*

Giulia Strada
con lo pseudonimo di Giulietta.

Che rumore fa un bacio?
Non ci si pensa quasi mai: nei messaggi d’amore spesso scriviamo solo “Baci”.
Forse può assomigliare al rumore di una brezza primaverile, fresca,che ti fa sentire in pace.
Potrebbe essere rumoroso come un temporale estivo,che ti sconvolge la giornata.
Lo si può riconoscere anche in una pioggerellina autunnale, che ti ipnotizza solo ascoltandola.
E perché non può essere come una leggera nevicata d’inverno: si appoggia silenzioso sulle tue labbra come un fiocco di neve.
Te lo senti nel cuore, come un battito, te lo senti in testa, come un pensiero che ronza imperterrito, te lo senti nelle orecchie, come un refolo piacevole, e te lo senti sulle labbra, come un petalo di rosa.
Ma un bacio a volte è come un urlo,o come una tempesta, che ti sconvolge, ti fa perdere la testa!
E forse è proprio questo il nostro scopo nella vita: trovare la persona il cui bacio faccia il rumore giusto, quello che ci piace e che per le nostre orecchie è musica.
Il mio bacio?Il mio bacio fa pciuk..


Bilancio libri 2010... Il meglio e il peggio

Probabilmente questo è un post che andava scritto ieri, ma ho avuto soltanto il tempo di lasciarvi brevemente gli auguri e quindi l'ho rimandato ad oggi (e da domani sveglia presto e studio tutto il giorno... ed infatti per questo mese non so quanto potrà essere assidua la presenza sul blog). Anche se dal punto di vista personale questo 2010 è stato un anno meraviglioso -con qualche picco nel senso contrario, ogni tanto, ma complessivamente un bell'anno... eheh c'entra anche l'amour- dal punto di vista dei libri, purtroppo, non ha prodotto molti frutti. Il saldo è negativo di ben otto libri e circa 2000 pagine rispetto al 2009 ed anche dal punto di vista qualitativo ho assegnato pochissime 5 stelline (il voto pieno). Per questo motivo è molto difficoltoso eleggere il libro migliore del 2010 tra quelli letti, mentre per il peggiore sembra non ci sia altra scelta se non:


IL PEGGIORE


(Chosen - P.c. & Kristen Cast)

Per quanto riguarda i migliori, invece, è forse meglio suddividere i libri in varie categorie in base al genere letterario:

MIGLIORI CLASSICI:


(1984 - George Orwell ; La fiera delle vanità - Thackeray)

MIGLIOR CONTEMPORANEO:


(Espiazione - Ian McEwan)

MIGLIOR YOUNG ADULT:



(Wintergirls - Laurie Halse Anderson)


Sono curiosa di sapere quali sono i libri che vi hanno colpito di più in questo ormai trascorso 2010!


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