martedì 28 dicembre 2010

Anteprima Il Dilemma dell'Onnivoro

A gennaio presso la Giunti Y uscirà Il Dilemma dell'Onnivoro di Michael Pollan -Prezzo: 13,50 euro per 320 pagine-, un libro insolito e diverso da quelli finora pubblicati da questa casa editrice, una specie di trattato alimentare che si basa sulla dieta americana senza però escludere quella europea e asiatica.




onnivoro_inarrivo_thumbMichael Pollan decide di improvvisarsi «detective del cibo» per conoscere l’evoluzione e i segreti nascosti dietro quello che si mangia, dal seme al frutto, dalla storia del «cibo con una faccia» alla carne lavorata e anatomicamente irriconoscibile. 
Inizia così una ricerca che lo porta a conoscere varie realtà, dalla produzione industriale a quella dei produttori diretti. Fast food, supermercati, fabbriche, macelli e piccole fattorie diventeranno il terreno della sua instancabile marcia verso la consapevolezza. 
In questo viaggio pieno di scoperte ma anche di incertezze, Pollan dovrà affrontare molte esperienze che lo metteranno a dura prova, dovrà combattere e accettare compromessi, dovrà forzare la sua indole e imparare a cacciare e a uccidere per nutrirsi. Alla fine però ritroverà la strada di un rapporto diverso con madre natura e sarà in grado di scegliere come comprare, cucinare e mangiare. 
La sua ricerca si conclude con un menù a quattro portate dove finalmente quello che c’è nel piatto non è più un dilemma ma la storia appena raccontata.



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Michael Pollan
Michael Pollan è un affermato giornalista e professore dell’Università di Berkley. 
Collabora dal 1987 con il The New York Times Magazine ed è autore di quattro New York Times bestsellers: Food Rules: An Eater’s Manual (2010) - In Defense of Food: An Eater’s Manifesto (2008) - The Omnivore’s Dilemma: A Natural History of Four Meals (2006) e The Botany of Desire: A Plant’s-Eye View of the World (2001). 
In difesa del cibo (Adelphi 2009) è stato definito uno dei migliori dieci libri del 2006 dal New York Times and the Washington Post. 
Vincitore di numerosi Premi, Pollan è stato finalista per il National Book Critics Circle Award ed è apparso nella TIME 100: la classifica delle 100 personalità più influenti del 2010 del Time. 
Il suo sito è: http://michaelpollan.com/


lunedì 27 dicembre 2010

L'uomo dal campanello d'oro - Lavinia Scolari Recensione

Trama:
C'era un tempo in cui le creature del mito popolavano le Stanze del Mondo, finché il Tempo stesso non le sommerse, addormentandole. Ma il tintinnio di un campanello le ha risvegliate e il Signore del Caduceo ha sollevato il capo. Quattro ragazzi si scontrano con un altrove di cui il mondo è solo un riflesso. Nel susseguirsi delle voci narranti, il viaggio tra mito e sogno li porterà a varcare la soglia della loro stessa comprensione, a scoprire di non essere mai stati quelli che credevano. E sullo sfondo un uomo silenzioso guarda tutto e attende, lasciando oscillare il suo campanello d'oro.







Recensione:
Sono molto indecisa su questo libro, e anche molto sorpresa. Di certo è parecchio inconsueto, ho qualche difficoltà persino a riassumerne la trama: quattro ragazzi (Cassandra, Verdiana, Leandro e sua sorella Cloe) si ritrovano al centro di un quadrivio, da cui ognuno di loro è arrivato, e vengono condotti da un misterioso giovane, Nereo, all'interno di un castello. E' qui che nella notte succede qualcosa di misterioso ed incredibile, ed è questo episodio la forza motrice del racconto. Scopriranno che il Tempo ha addormentato i personaggi del mito -realmente esistenti- e che questi sono sopiti in alcuni di loro. Il campanello d'oro, impugnato da un personaggio misterioso, li desta e quando ciò accade niente è più come prima. 
Un romanzo che risuona delle voci dei suoi protagonisti, dei loro pensieri, delle riflessioni e delle loro emozioni: l'amore di Leandro, la paura di Cloe, il coraggio di Verdiana e la speranza di Cassandra. Un fantasy particolare, nuovo, fresco e antico allo stesso tempo. Antico per i contenuti mitologici, che non trovano spazio negli odierni fantasy, antico per lo stile, arcano e maestoso, perifrastico, sontuoso, ma non per questo meno bello. 
Un linguaggio che mi ricorda il frastuono dei flutti marini contro la riva... Come se rimbombasse nel silenzio e ti riempisse le orecchie di un suono grave ma attutito. La storia è narrata come se le vicende fossero immerse in un sogno, sulla soglia che discerne il reale e il razionale dal mondo onirico e fantastico, tant'è che il libro si conclude appunto con questa parola, "sogno". 
La Scolari ha padronanza di questo mondo e sa bene come muoversi all'interno di esso, riesce a mantenere il controllo di una situazione che potrebbe sfuggire facilmente di mano e sfociare nell'inverosimile o, peggio ancora, nel ridicolo. Eppure questo non succede nonostante la scrittrice sia un'esordiente molto giovane e dunque, in teoria, inesperta. Il risultato non è un confusionario, perché l'autrice dipana ogni dubbio, ma lascia ugualmente storditi. 
Non è un libro che consiglio a tutti: non è una lettura leggera -anche se affascinante- e ad una certa categoria di lettori potrebbe annoiare o risultare ostico. 
Io conferisco tre stelline di voto per il clima di sospensione che mi ha lasciato... Per il prurito e la soggezione che, quando mi turbano, non riesco a vedere di buon occhio.



Voto

Le scarpe rosse - Joanne Harris Recensione

Ecco, per l'appunto: ho detto che avrei letto L'uomo dal campanello d'oro e alla fine mi sono dedicata solo a Le scarpe rosse. In effetti con me una rubrica come W... w... w... Wednesdays è poco affidabile. L'ho finito in pochi giorni, stava nella mia libreria da agosto o settembre e desideravo leggerlo da molto ma, per un motivo o per un altro, non lo avevo ancora acquistato. Poi il colpo di fortuna (ve lo avevo già accennato): 5 euro, di seconda mano, addirittura l'edizione con la copertina rigida. Sicuramente il vecchio proprietario l'aveva ricevuto in dono da qualcuno, perché il prezzo sulla copertina era coperto da un adesivo dorato, e altrettanto certamente, viste le condizioni, non era mai stato nemmeno sfogliato. Un vero peccato, ma tanto meglio per me. Di certo mi piacerebbe che certi colpi di fortuna capitassero più spesso!



Trama:
Sono passati quattro anni da quando Vianne Rocher e la figlia Anouk hanno lasciato il paese di Lansquenet. Hanno peregrinato di villaggio in villaggio, senza mai trovare stabile dimora: lo scandalo e le chiacchiere le hanno seguite, perseguitate, minacciate pericolosamente, ancora di più da quando Vianne ha dato alla luce la piccola Rosette. Alla fine hanno trovato rifugio e anonimato a Montmartre a Parigi e qui si sono rifatte una vita, assumendo un'altra identità. Ma tutto è diverso da prima. Sono spariti i tarocchi, gli incantesimi, persino Pantoufle, il vecchio compagno di giochi di Anouk, non esiste più. Il vento ha smesso di soffiare, almeno per un po'. Ma poi nella loro vita compare Zozie de L'Alba, la donna con le scarpe rosse, e tutto cambia. Zozie è tutto quello che era una volta Vianne: bella, solare e misteriosa. Offertasi di aiutare Vianne in negozio, ben presto lo trasforma pezzo per pezzo, e conquista la fiducia di Anouk e Rosette. Spietata, ambigua e seducente, Zozie ha un piano: distruggere la vita di Vianne, portandole via quello che ha di più caro. E mentre tutto quello che ama è in pericolo, Vianne deve scegliere: fuggire, come ha fatto tante volte prima, oppure affrontare il nemico più pericoloso con le uniche armi a sua disposizione: il cioccolato e la magia. 


Recensione:
La Harris resta sempre la Harris: esotica, ammiccante, deliziosa come una tazza di cioccolata calda con un tocco di cannella.
Le scarpe rosse è un libro che attendevo di leggere da tanto: dentro ho trovato la narrazione dolce e accattivante che ricordavo in Chocolat, sebbene quella mi ispirasse puro piacere per la bellezza dello stile, ho ritrovato Vianne e Anouk seppure non fossero più loro: fuggite da Lansquenet e tramutate in fantasmi, creature invisibili, normali e anormali nello stesso tempo. E con loro una terza persona, Rosette, la figlia di Roux, dolce, piccola, simile ad un gattino, che la gente crudele si diverte a chiamare ritardata per quel suo modo speciale di comunicare senza parole e di disegnare scimmiette e di mangiare senza posate. Ma Rosette non è l'unica novità di questo secondo episodio: Thierry, il padrone di casa, il corteggiatore di Vianne, paziente, ricco, innamorato e terribilmente scialbo e prevedibile.
Ma soprattutto adesso c'è lei: Zozie de l'alba, la donna con le scarpe rosse, tutto quello che era Vianne prima che diventasse l'insignificante Yanne Charbonneau.
Zozie è bella, favolosa, non ha paura di niente. Zozie resuscita l'anonima chocolaterie di Vianne, Zozie diventa un punto di riferimento per Anouk. La bambina le è sempre più attaccata, pende dalle sue labbra, non comprende la madre. A cosa porterà questa improvvisa distanza tra le due?
Di certo Zozie non è quello che sembra: un talismano qui, una carta là, istantaneamente le persone le cadono ai piedi, e quei segni disegnati al lato delle scatole di cioccolato cosa mai saranno?
Cosa nasconde il passato di Zozie, sempre ammesso che questo sia il suo vero nome?
La Harris non delude, non spreca una parola di troppo, è ambigua e affascinante come i suoi personaggi. Una piccola noticina sul finale che non mi è sembrato abbastanza esaustivo, soprattutto per quanto riguarda Zozie e un po' scontato. Un romanzo tuttavia bello, piacevole, scorrevole e marchiato Harris... che, suvvia, non è esattamente poco.





<<Forse è stato anche per via delle scarpe. Scarpe favolose, luminose,i tacchi alti, rosso rossetto, da bastoncino di zucchero candito, da lecca lecca, che risplendevano come tesori sull'acciottolato. Non si vedono scarpe del genere a Parigi. Non ai piedi della gente normale , almeno. E noi siamo gente normale, o per lo meno mamma dice così, anche se, dal modo in cui si comporta, a volte non si direbbe.
Quelle scarpe... Tac tac tac, facevano quelle scarpe rosso-caramella, e si sono fermate proprio davanti alla chocolaterie mentre la loro proprietaria guardava dentro.>>


Voto

venerdì 24 dicembre 2010

Speciale Christmas Tales - Racconto di Natale III parte



Eccovi la terza parte di Racconto di Natale :)



- Alan noi possiamo aiutarti a tornare a credere nel Natale, e possiamo anche aiutarti a cancellare il tuo dolore ma devi fidarti di noi ok? – Disse Boe.

- Ok … -.

- Bene, guarda attraverso quella finestra – disse lo spirito indicando la finestra alle sue spalle.

Alan si alzò e si diresse con estrema lentezza verso la finestra. Dentro provava una strana emozione che non riusciva a spiegarsi, così grande che poteva essere paragonata a quella che aveva provato quando venti anni prima era corso alla finestra per vedere nevicare.

SI fermò a pochi centimetri da essa. Ciò che c’era fuori era schermato da delle tende. Alan alzò la mano e le scostò molto lentamente. Ma davanti ai suoi occhi c’era solo la strada.

- Non vedo niente … - disse ma poi si bloccò.

In altro una scia luminosa solcava il cielo. Alan cercò di capire cosa fosse ma poi si accorso che quella si stava dirigendo verso di lui alla velocità della luce. Si allontanò dalla finestra e si precipitò verso la porta. La spalancò e uscì nel freddo della notte.

La scia si era fatta più vicina e dopo pochi secondo raggiunse la strada sulla quale dava il vialetto di casa sua e quando quella si rivelò per ciò che era veramente, Alan rimase a bocca aperta.

Davanti a lui c’era una slitta dorata che sembrava quasi brillare di luce propria, trainata da alcune renne guidate un omone vestito di rosso e bianco. Alan chiuse e riaprì gli occhi più volte ma quella visione non andò via.

L’omone si girò verso di lui e con un cenno lo invitò a sedersi accanto a lui e Alan, con passo tremante, si avvicinò verso la slitta.

- Tu … non può essere. Non esisti -.
Non pensavo che dopo gli eventi di questa notte avresti continuate a pensare che io sono soltanto un’invenzione delle industrie ludiche per vendere più giocattoli. Dai sali, altrimenti sarò in ritardo per il mio giro -.

Alan salì sulla slitta stando attento a ogni suo movimento. Aveva letto tante volte quella frase nei libri ma solo adesso ne capiva il senso: sembrava di essere in un sogno, e se quello che stava vivendo non fosse stato un sogno allora sperava di non svegliarsi mai più.

Quando ebbe preso posto la slitta si mosse e subito dopo Alan si ritrovò a sfrecciare su nel cielo in compagnia di ( riusciva neanche a stento a formulare il suo nome nella sua testa ) Babbo Natale.

Il giro però durò poco perchè dopo qualche minuto atterrarono in un vicolo stretto e buio. Alan, sotto il suo invito, scese dalla slitta e si diresse verso una finestra che dava su quel vicolo. Si accostò ad essa e vi scrutò all’interno.

Vide una grande stanza illuminata al cui interno c’erano molti bambini in pigiama che stringevano a loro un giocattolo. Avevano tutti un gran sorriso stampato sulle labbra e, a quella visione, Alan sentì un gran calor nel suo cuore.

- Se sei ancora intenzionato a non credere nel Natale – disse Babbo Natale dietro di lui – sforzati di farlo almeno per loro perché se non lo farai, toglierai la speranza a tutti loro e Dio solo sa quanto grigia potrebbe essere la loro vita senza di loro -.

- Voglio vedere i miei nipoti – disse Alan girandosi verso di lui – io … voglio vedere tutta la mia famiglia -.

- Ok, ma non puoi presentarti da loro senza un regalo, no? – Rispose lui estraendo dalla sua slitta due grossi pacchi avvolti in carta rossa – buon Natale Alan -.

Il giorno dopo Alan si presentò alla porta della sorella alle dieci precise. Sotto il braccio reggeva i due pacchi rossi che gli aveva consegnato Babbo Natale e nella tasca aveva la palla di neve regalatagli da sua nonna. Sul viso aveva un grande sorriso e non vedeva l’ora di poter vedere la faccia che avrebbero fatto i suoi nipoti alla vista dei doni.

Aprì la sorella che rimase sbigottita alla vista del fratello. A meno che la sua memoria non la stesse ingannando non ricordava di averlo mai visto alla soglia della sua porta ed era tanto tempo che non lo sentiva né vedeva. Per quanto ne sapeva poteva anche essere morto.

- Alan … -.

- Ciao Helena. Posso entrare? Ho qui una cosetta per i ragazzi – disse Alan ignorando lo sguardo della sorella e mostrandole i doni.

- Veramente non è un buon momento – disse lei lasciandolo entrare – Jake è disperato. Alan, il suo cane, è scappato ieri e oggi è molto triste. Ha avuto un’altra crisi di pianto -.

- Alan? – chiese il fratello.

- Sì, gli ha dato il tuo nome … -.


La sorella lo guidò verso il salone dove alcune persone erano riunite attorno all’albero per scambiarsi i regali di Natale. Alan riconobbe alcuni: c’era il marito di Helena, Derek, e i suoi genitori. Non li vedeva da molto tempo.

- Alan! – Esclamò Derek vedendolo entrare – che piacere vederti! –

- Grazie Derek, è un piacere anche per me -.

- Chi è lui mamma? – Chiese una bambina bionda correndo verso la madre.

- Lui è lo zio Alan. Ricordi? Te ne ho parlato qualche volta -.

La bimba gettò un’occhiata incuriosita più ai regali che Alan teneva fra le mani che a lui stesso. Sicuramente stava sperando che almeno uno dei due regali fosse suo.

- Tieni Fran – disse Alan porgendo alla bimba uno dei due doni – questo è per te -.

La bimba prese il regalo, sussurrò un timido “grazie” e corse in braccio ai nonni. Quando lo scartò urlò a squarciagola per la gioia. Qualsiasi cosa fosse Alan dedusse che doveva piacergli.

- Dov’è Jake? – Chiese Alan.

- In camera sua – rispose Helena - Te l’ho detto Alan non è un buon momento, forse è meglio che tu gli dia il tuo regalo più tardi o un’altra volta se hai fretta … -.

- Non ho fretta – la interruppe il fratello – mi fermo qui per pranzo se a voi sta bene. Fammi parlare con lui, penso di riuscire a farlo calmare -.

Helena lo condusse in corridoio e si fermò davanti a una porta chiusa. Bussò una volta e poi entrò nella stanza.

- Jake c’è lo zio Alan che vorrebbe vederti -.

- Fallo entrare – lo sentii rispondere Alan.

Helena uscì dalla stanza e con un cenno invitò Alan ad entrare. Quando Alan fu dentro la stanza Helena gli chiuse la porta alle spalle.

- Ciao Jake – disse Alan sedendosi ai piedi del letto dove Jake stava seduto guardando fisso il copriletto. -So che non è un buon momento ma ci tenevo perché tu avessi questo – disse Alan porgendogli il pacco in dono.

- Grazie Alan, ma non mi va di aprirlo adesso -.

- Certo certo, non preoccuparti – disse Alan posando il regalo sulla scrivania.

- Questa è la prima volta che ti vedo. Perché? – Chiese il bambino guardando Alan.

-Diciamo che ho avuto da fare, ma ho intenzione di recuperare il tempo perduto con voi. Senti Jake posso farti una piccola confessione? – Il bimbo annuì e Alan continuò – alla tua età circa anche io ho avuto il peggior Natale della mia vita perché una persona a me cara se n’era andata via. Ma prima di lasciarmi quella persona mi regalò questa – ed estrasse dalla tasca la palla di neve al cui interno vi erano gli Spiriti del Natale – quando me la donò mi disse che questa sfera era molto speciale. Fino a ieri non ne avevo mai capito il motivo ma adesso posso assicurarti che è davvero molto speciale e io vorrei fartene dono -.

- Grazie … - disse il bimbo tirando su con il naso e prendendo la sfera fra le mani – e cosa avrebbe di speciale? –

- Le due figure che vedi al suo interno sono gli Spiriti del Natale. Ti basterà agitare la sfera quando ne avrai bisogno e loro ti aiuteranno in ogni modo possibile -.

- Non vedo come due pupazzi possano aiutarmi … -

- Che ti costa provare? –

Il bambino guardò per un attimo la sfera e poi la agitò forte. Quando smise rimase a fissare ancora la sfera e poi i suoi occhi furono invasi dalle lacrime.

Alan aveva cominciato a sudare freddo quando fuori si sentii abbaiare forte. Jake alzò subito la testa e il suo viso diventò inespressivo per alcuni secondo fino a quando un secondo latrato non lo spinse giù dal letto per correre verso la porta. Alan lo seguì e a ruota anche Helena e suo marito.

Quando Jake aprì la porta un Husky gli piombò addosso e Jake crollò sotto il suo peso. Quello gli leccò la faccia facendogli le feste e Jake non potè trattenersi dal ridere e insieme a lui, rincuorati da quel miracolo, anche Alan e i suoi genitori.

- Un dono degli Spiriti! – urlò Jake.

giovedì 23 dicembre 2010

Speciale Christmas Tales - Racconto di Natale II parte




Rimase per un po’ con la schiena appoggiata alla porta e asciugandosi il sudore freddo che gli colava dalla fronte, ripetendo a sé stesso che era solo stanco e che forse, dopo una bella dormita, quelle manifestazioni del suo inconscio sarebbero svanite.

Dopo aver posato il cappotto si diresse verso la cucina dove mise sul fuoco il latte con l’intento di potersi gustare una bella cioccolata bollente.

-E’ straordinario come voi umani non crediate neanche a quel che si manifesta sotto i vostri occhi -.

Alan sobbalzò e si rovesciò il latte caldo addosso scottandosi la pancia.

- Ma che diavolo … come avete fatto a entrare? – Chiese Alan prendendo un panno pulito per asciugare il maglione.

Boe era seduto sul piano di lavoro dietro Alan mentre Moe stava ritto in piedi accanto a lui.


-Alan ascoltaci – lo supplicò Moe – siamo reali quanto il dolore che provi adesso. Se non ci ascolti … -

-Cosa? Il Natale potrebbe sparire per sempre? Non mi interessa granchè … -.

- Se è così allora fallo per i tuoi nipoti. Lo sai quanta speranza ripongono loro in questo giorno? Così come tutti gli altri bambini -.

- Solo perché fra poche ore potranno scartare i loro regali -.

- E anche se fosse? Vuoi distruggere così le loro speranze? Sbaglio o eri proprio tu che dentro di te volevi tornare bambino per non curarti più di ciò che ti circonda e godere delle piccole cose? Sarebbe un po’ ipocrita, non pensi? –

In quel momento si sentì il rumore di una finestra rotta provenire di sopra. Tutti e tre alzarono lo sguardo verso il soffitto della cucina e aguzzarono le orecchie per cogliere qualche altro rumore, ma non ne udirono alcuno. Nella casa era calato un silenzio innaturale.

- Ma che diavolo … - disse Alan andando verso il corridoio.

Il suo cuore batteva forte e la paura gli aveva fatto rizzare i peli del collo. Nelle ombre poteva vedere ghigni di creature malefiche ovunque che sparivano nel momento in cui aguzzava un po’ di più la vista.

- Vado a controllare – sussurrò Moe.

- E’ assurdo – disse Alan – mi sto facendo prendere da ciò che avete detto e adesso eccomi qui a tremare di paura senza un valido motivo … -.

- Pensa ciò che vuoi Alan, ma adesso io salirò di sopra e tu resterai qui con Boe -.

Alan non obiettò e rimase nel corridoio con Boe mentre Moe si dirigeva al piano superiore con passo velato. Una volta che fu scomparso dalla loro vista Alan si sentì inquieto. Non voleva restare solo con Boe, aveva paura.

Passarono i minuti ma Moe non tornava e Alan cominciò a temere che di sopra fosse veramente successo qualcosa.

- Io vado a vedere – disse dopo un po’.
Moe ha detto di restare qui! – Disse Boe mettendosi davanti a lui per impedirgli di passare.
- Non ho intenzione di stare qui con le mani in mano. Sarà stato il rumore di una finestra che si rompeva a causa del vetro – disse Alan più a sé stesso che allo spirito.

Salirono entrambi le scale cercando di fare meno rumore possibile. Quando furono al piano superiore Alan cercò con lo sguardo la presenza dell’altro spirito, ma non ve ne era traccia.

-Secondo te da dove proveniva il rumore? – Chiese Alan a Boe.

- Di qua – e lo spirito lo guidò verso la sua camera da letto.

Quando aprirono la porta un vento gelido li investì in pieno e Alan fu percorso ancora di più dai brividi.

Le tende veleggiavano al vento che entrava attraverso la finestra rotta. La stanza era completamente buia e vuota tranne che per …

- Moe! – Esclamò lo spirito correndo verso l’altro.

Lo spirito era disteso a terra con una mano adagiata sulla pancia. L’altro gli sollevò la testa e lo scosse lentamente per farlo svegliare.


- Che ti succede? – Gli chiese.

- E’ qui … -.

- Chi è qui? – Chiese Alan chinandosi su di lui.

Ma Moe non ebbe il tempo di rispondere perché svenne nuovamente fra le braccia di Boe.

-Ti ho trovato! – Disse una voce glaciale dietro di loro.

Alan si voltò di scatto e si ritrovò davanti l’orrenda creatura che lo aveva aggredito qualche minuti prima nel suo vialetto.

Alan non fece in tempo a dire niente che Boe gli fu subito addosso. Entrambi ruzzolarono sul pavimento in un vortice di pugni e calci.

-Scappa! –Gridò Boe lanciandogli uno sguardo fulminante.

Confuso Alan prese Moe e uscì dalla stanza precipitandosi al piano di sotto. Si diresse verso la porta di ingresso ma quando la aprì sentii qualcosa piombargli sulla schiena.

-
-

Lascialo! – Disse il Graham aggrappandosi con forza al collo dell’uomo.

-Lasciami tu! – Disse Alan che riuscì ad afferrare la creatura per la testa e a scagliarla dall’altra parte del corridoio.

Rimase ansante a guardare il Graham che lentamente si rialzava da terra e quello ricambiò il suo sguardo.

- Tu odi il Natale Alan – disse il Graham – insieme possiamo cancellare il Natale -.

-Alan non dargli ascolto … - disse Boe fra le sue braccia – vuole solo confonderti … -.

- Cos’è il Natale in fondo? Tu sai meglio di tutti noi che forse è il giorno peggiore di tutto l’anno, quindi perché ostinarsi ancora a festeggiarlo? – Chiese la creatura.

- Cos’è il Natale? – Chiese Alan guardando lo spirito fra le sue braccia.

- Già, cos’è il Natale? – Ripetè la creatura – nessuno meglio di me può comprendere il tuo dolore e io voglio aiutarti a cancellarlo. Insieme al Natale andrà via anche il dolore per la morte di tua nonna, stai sicuro. Io posso aiutarti -.

- Tua nonna ti aveva promesso che sarebbe stata sempre accanto a te Alan e se solo lo vorrai potrai darle modo di mantenere la tua promessa – disse Boe alzando appena la testa – basterà ripescare i suoi ricordi per averla accanto a te ogni volta che vorrai. Lei è riuscita tempo fa a cancellare il suo dolore, noi l’abbiamo aiutata. Se solo lo vorrai, possiamo aiutare anche te Alan. Non lasciare che i tuoi nipoti crescano senza una spalla alla quale appoggiarsi durante la vita. Hanno bisogno di te, come tu avevi bisogno di tua nonna -.

- Voi avete conosciuto la nonna? – Chiese Alan fra le lacrime.

- Sì. Tanto tempo fa. Anche lei odiava il Natale ma poi ha visto una luce in te ed è riuscita a vincere il suo odio con l’amore. Vederti felice cancellava dal suo cuore ogni risentimento … -.

- Non dargli ascolto! – Urlò il Graham – mente! –

Io … - disse Alan.

- So che c’è una parte di te che vuole tornare a credere nel Natale Alan. Fino a un’ora fa desideravi tanto poter tornare a festeggiare il Natale come tutti gli altri. Anzi, invidiavi gli altri! Una piccola parte dentro di te … -.

- Basta! – Urlò il Graham correndo verso Alan pronto all’attacco.

Alan schivò la creatura che andò a sbattere contro la porta di legno alle sue spalle.

- Avete ragione – disse Alan alla fine – io voglio tornare a credere nel Natale. Me ne sto accorgendo solo adesso. Forse è l’orgoglio che mi ha fatto perseverare nella mia testardaggine ma avete ragione. Io voglio credere nel Natale! –

- E allora morirai con loro! –Gridò il Graham ma un attimo dopo cadde di colpo a terra e Moe sorrise ad Alan.

- Qualche minuto dopo aver legato il Graham alla sedia della cucina, Alan si ritrovò a discutere con i due spiriti comodamente seduto sul divano del suo salotto.

Speciale Christmas Tales - Racconto di Natale



Siamo giunti al terzo Christmas Tale che, essendo molto più lungo degli altri, sono costretta a spezzettare. L'autore questa volta è... il mio migliore amico! Ho appena finito di leggere questo racconto e  non ho potuto fare a meno di pensare quanto sia tipico di lui: un misto di battaglie e buoni sentimenti alla Harry Potter e uno spruzzo di Dickens. Insomma, una tipica storia natalizia che mi sono goduta con un sorriso e spero vi farà piacere leggere!



Alan aveva appena finito di scartare il suo regalo quando la nonna lo chiamò a gran voce. Intorno a lui parenti e amici di famiglia si preparavano a fare il brindisi di Natale nel momento in cui fosse scoccata la mezzanotte.

-Dimmi nonna – disse il bambino precipitandosi fra le braccia dell’anziana signora. -Voglio farti un regalo molto speciale – disse lei estraendo dalla tasca un regalo avvolto in carta rossa e con sopra un grande fiocco dorato.

Alan lo prese fra le mani. Qualunque cosa fosse, era un oggetto abbastanza pesante.

- Un altro regalo? Ma me ne hai già fatto uno! – Disse il bambino per niente dispiaciuto da quel fuori programma. Sì ma come ti dicevo questo è molto speciale. Voglio che tu lo tenga sempre con te, qualunque cosa accada -.


Il bambino prese con mani tremanti il regalo e cominciò a scartarlo in preda alla curiosità, incurante dei coriandoli di carta che si posavano sul pavimento. Quando finì si ritrovò fra le mani una di quelle palle di vetro al cui interno, agitandole un po’, piccoli pezzi di polistirolo si agitano nell’acqua creando l’illusione di una nevicata. Alan ne aveva viste e agitate tante, ma non ne aveva mai avuta una. Eppure, nonostante la desiderasse, rimase un po’ deluso da quel regalo. Quando la nonna aveva detto che quel regalo era speciale rispetto agli altri, sinceramente si era aspettato qualcosa di più speciale.

- Vedi le figure all’interno della sfera? – Chiese la nonna alla quale non era sfuggita la delusione negli occhi del bimbo.

Alan si concentrò sulle due figure. Erano omini dello stesso colore della neve, in piedi su uno spazio bianco sul quale sembravano danzare. Entrambi sorridevano e sembravano divertirsi un mondo.

-Cosa sono? – Chiese Alan incuriosito da quelle figure che non aveva mai visto prima di allora. -Sono Spiriti del Natale. Quando avrai bisogno di aiuto, quando ti sentirai giù o se ti troverai con le spalle al muro, agita la sfera e loro ti soccorreranno -.

Il bambino guardò la sfera fra le sue mani e poi cominciò ad agitarla chiudendo gli occhi per lo sforzo. Poi li riaprì e vide che tutto intorno a lui era rimasto uguale a prima.

-Non succede niente nonna – rispose il bambino ancora più deluso.Ma in quel momento dal brusio si levò una voce – guardate! Nevica! –

Alan scese subito dalle gambe della nonna e corse alla finestra più vicina con un sorriso ancora più grande sulle labbra. Con forza scostò le tende e davanti a lui si presentò lo spettacolo più magico al quale avesse mai assistito nella sua breve vita. Dal cielo nero scendevano lentamente miliardi di piccoli fiocchi di neve che, dopo varie piroette, si posavano sul terreno.

Altre persone si affacciavano per assistere a quello spettacolo naturale e in strada c’era già chi intraprendeva una battaglia di palle di neve.

-Un regalo degli Spiriti del Natale! – Gridò il bimbo eccitato mentre la nonna rideva di gusto.


*

A distanza di venticinque anni, Alan si ritrovò a pensare a quel giorno che rimase sempre un ricordo vivido nella sua testa. E quel ricordo lo prese di sorpresa mentre arrancava nella neve in direzione di casa sua.
Fra le mani teneva la sfera regalatagli dalla nonna. Non sapeva dire perché si ostinava a tenerla con sé durante quel periodo. Forse lo aiutava a sentirla più vicina ma di certo non perché amava molto quell’oggetto natalizio anzi, aveva addirittura pensato di disfarsene molte volte ma non ci era mai riuscito. Venticinque anni sono molti. In venticinque anni può succedere proprio di tutto e Alan era cambiato parecchio. Le fantasie fanciullesche e l’ingenuità, avevano ceduto il posto a una razionalità fuori dal normale con l’accumularsi dell’esperienza e della consapevolezza che il mondo adulto, sul quale tanto aveva fantasticato da piccolo, non è affatto come se lo aspettava. L’Alan adulto non credeva più nel Natale. Aveva iniziato a smettere di farlo quando si era accorto che Babbo Natale non esisteva. Buttò fiumi di lacrime quando a scuola gli fecero questa rivelazione così brutale alla quale si dimostrò del tutto impassibile, per poi sfogare il dolore una volta tornato a casa. Ma giunse ad odiare il Natale da quando in quel giorno così speciale per lui, la nonna era spirata davanti al camino.
Celava questo vero motivo dietro alla conclusione che quella festività, come tutte le altre, non erano altro che una trovata economica per far felici le industrie ludiche e dolciarie una volta tanto. Perciò preferiva passare quei giorni di relax da solo, seduto nella sua poltrona preferita appostata davanti al caminetto con una tazza di cioccolata calda in mano e con un libro nell’altra. Avrebbe potuto trascorrere tutto il resto dell’anno così, con giusto quei pochi piaceri a tenergli compagnia. Stava già pregustando il tutto quando arrivò davanti alla porta di casa dove si fermò per cercare le chiavi, e mentre frugava nelle tasche alle orecchie gli giunse il vociare dei festeggiamenti proveniente dalle case vicine.
Una vocina dentro di lui gli diceva che in verità lui desiderava tanto tornare a festeggiare il Natale come una volta, in compagnia di parenti e amici, chiacchierando allegramente e mangiando fino a scoppiare, per poi brindare tutti insieme il giorno più atteso dell’anno.
Scacciò quel pensiero e quando trovò la chiave la infilò nel buco della serratura e stava per farla scattare quando sentì un rumore sinistro alle sue spalle. Si girò di botto e vide che la siepe era scossa da qualcosa celato dai suoi rami e dalle sue foglie.
Pensando che fosse solo un gatto stava per girarsi quando improvvisamente dalla siepe, fece capolino la più orrenda e strana creatura che Alan ebbe mai visto. Era alta fino al suo ginocchio, aveva la pelle marrone scuro e viscida, un muso appuntito e una bocca contratta in un ghigno malefico. Dalla testa piatta e larga partiva una criniera nera che si estingueva sulla punta della coda.
Alan fece appena in tempo a realizzare che ciò che aveva davanti non era un gioco della sua fantasia, quando quella gli saltò al collo.
Spaventato Alan fece per scrollarsi di dosso la creatura ma quella aveva affondato le sue unghia nella sua carne e Alan provò un dolore lancinante che lo fece barcollare. Tentò di riprendere l’equilibrio ma non ci riuscì e cadde sulla neve.
La sfera di neve che teneva fra le mani gli sfuggì e cadde a terra dove si ruppe in mille pezzi. Alan non riuscì a vedere quello che accadde immediatamente dopo, ma avvertì comunque che stava succedendo qualcosa, anche se non sapeva dire bene cosa nella confusione dell’aggressione.
Nel momento in cui il vetro della sfera si ruppe, da terra si sollevò un tornado di luci e colori che sollevò un vento abbastanza forte da costringere Alan a piegare la testa per non essere accecato dalla sua violenza.
La creatura mollò immediatamente la presa sull’uomo steso a terra e si allontanò di qualche passo stando bene attenta a fronteggiare ciò che stava per accadere.
Quando il vortice cominciò ad affievolirsi, al suo interno Alan poté scorgere due figure danzare in circolo a quale centimetro da terra. Le riconobbe subito: erano le stesse figure che per anni aveva guardato attraverso il vetro del dono fattogli da sua nonna venticinque anni prima.
Quanto il vento cessò il poveruomo rimase letteralmente senza parole. Non riusciva a decidere cosa fare, se gridare o correre il più lontano possibile o, ancora, se rimanere lì dov’era.
Le due figure bianche aprirono i loro piccoli occhi neri e poi si voltarono verso Alan.

-Erano anni che non uscivo da quella sfera – disse uno dei sue stirandosi le braccia – sento tutte le ossa atrofizzate -. Ehi guarda! Quello è un Graham! – Gridò l’altro indicando la creatura che aveva attaccato Alan che in quel momento aveva cominciato a ringhiare-.

-Piccola orrenda e schifosa creatura! Vieni subito qui! – Disse l’altro interrompendo il suo stretching e muovendosi verso la creatura che però scappò nel buio – se ti trovo ti faccio vedere io! –

-Come stai? Ti fa male? – Disse l’altro notando la ferita al collo di Alan e avvicinandosi a lui.
-Non avvicinarti … -.

-Ehi ehi! Non vogliamo farti del male – lo rassicurò – voglio solo dare un’occhiata alla tua ferita, tutto qui … -.
Ogni volta è la solita storia – borbottò quello che aveva messo in fuga la creatura – tutti timorosi e privi di coraggio questi umani ma poi, quando gli salviamo il didietro, sono tutti sorridenti e ti trattano come se fossi uno di loro -.

-Smettila di fare storie Boe – disse quello vicino ad Alan – e aiutami con queste ferita, sta perdendo molto sangue -.

Alan lasciò che le due creature si avvicinassero a lui. Non riusciva a credere ai suoi occhi. Adesso che poteva
vederli meglio si era accorto che quei due erano effettivamente la riproduzione in carne e ossa, se mai fossero fatti di carne e ossa, dei due spiriti del Natale che vi erano all’interno della sfera. A meno che la sua mente non gli stesse giocando un brutto scherzo, sua nonna non gli aveva mentito allora.

-Adesso sei a posto, puoi alzarti – disse quello che lo aveva soccorso per primo – il mio nome è Moe e lui è mio fratello Boe -.

-Piacere – disse l’altro facendo un profondo inchino ai suoi piedi.

-Voi … siete veri? – Chiese Alan senza riuscire a trattenersi.

-Veri quanto il fatto che tu respiri – disse Moe.

-Ma voi non dovreste esistere … -.

-Non sta a te giudicare ciò che deve o non deve esistere giovanotto! – Rispose Boe corrucciato –piuttosto che ne diresti di un bel “grazie” per averti tratto in salvo? –

-Cos’era quella creatura? – Chiese Alan riuscendo finalmente ad alzarsi.

Quello era una Graham – spiegò Moe – sono creature malvagie il cui unico scopo è quello di fare del male e distruggere il Natale … -.

E’ a causa di persone come te se queste creature esistono! – lo interruppe Boe puntando un dito sulla coscia di Alan – se non credi nel Natale lascia liberi gli altri di festeggiarlo in santa pace! – Io non ho impedito a nessuno di farlo … -.

Il tuo risentimento verso il Natale – intervenne Moe – è così forte che si è materializzato in quella forma e nel momento in cui hai provato invidia ti sei automaticamente inflitto del male. E quella creatura rappresenta la tua invidia e il tuo odio in un unico corpo … -.

Cadde il silenzio e dopo un po’ Alan cominciò a ridere, una risata falsa e piena di nervosismo che lasciò perplesse le due creature le quali si lanciarono occhiate interrogative.

-Scusate ma non credo a neanche una di queste cavolate. E come potrei? Piombate qui dal nulla e tirate fuori la storia di queste creature che vorrebbero “distruggere” il Natale. Scusate ma non ci credo affatto … -.

-Ci deludi Alan – disse Moe mentre l’uomo girava la chiave nella serratura – non ti importa niente se il Natale viene distrutto? Ascolta, noi sappiamo bene quello che senti e lo capiamo. Ma possiamo aiutarti. Da quanto tempo non senti i tuoi familiari? Da quanto tempo non abbracci i tuoi nipoti? –

Non dire sciocchezze Moe – intervenne l’altro – forse ti sfugge che i suoi nipoti non li ha mai abbracciati? –

Loro pregano per te ogni giorno. Anche oggi si chiedono se conosceranno mai il loro zio … -.

-Andatevene – sbottò Alan chiudendosi la porta alle spalle.


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