martedì 17 maggio 2011

Anteprima L'inverno si era sbagliato: tre donne, una guerra, una lunga attesa...

Garzanti sembra specializzata nella pubblicazione dei casi editoriali -spesso tutti bellissimi- che hanno riscosso successo presso la critica e l'opinione pubblica di tutto il mondo. Rinnova ancora una volta la sua politica con L'inverno si era sbagliato di Louisa Young, in uscita dal 26 maggio al prezzo di 18.60 euro per 352 pagine: la storia intensa di tre donne forti, accomunate da un destino inesorabile e dalla triste esperienza della guerra. Un romanzo che si prospetta intenso e che ha già conquistato i primi posti delle classifiche inglesi.







L'inverno si era sbagliato 
Louisa Young


Tre donne coraggiose e determinate
Perché il buio non spegne ogni cuore
Perché la guerra non uccide la speranza

Inghilterra, 1915. Come ogni mattina, Julia compie i rituali dell’attesa: lucida la casa alla perfezione, indossa l’abito più elegante che possiede e si acconcia i capelli, accorda il violoncello e poi si siede alla finestra. E aspetta. Aspetta che la promessa venga mantenuta, che suo marito Peter torni dal fronte. Anche Nadine aspetta, ripensando come ogni giorno a quell’amore tenero e spensierato sbocciato a Londra, sotto la neve d’inverno. Quello che nutre per Riley è un amore impossibile, contrastato aspramente dai genitori di Nadine. Ed è proprio per conquistarli che Riley è partito per il fronte, per quella guerra lampo che, dicevano tutti, sarebbe durata soltanto un inverno. Ma l’inverno si era sbagliato. Rose non ha tempo di aspettare. Infermiera in prima linea nel conflitto, ha visto troppi uomini feriti nel corpo quanto nell’anima aspettare soltanto una cosa, la morte. E c’è un filo sottile, fragile e capriccioso, fatto di messaggi dalla trincea, che Rose ha visto troppe volte spezzarsi. Julia, Nadine e Rose sanno che quella maledetta guerra è una lunga attesa, ma unite dalla medesima determinazione e dall’imprevedibilità del destino scopriranno che quest’attesa può essere interrotta solo in un modo: con il coraggio dei loro cuori.


LOUISA YOUNG 
Louisa Young, londinese, discende da una famiglia di scrittori, scultori e poeti. Giornalista, scrive regolarmente per il «Guardian». Il suo primo romanzo Baby Love è stato candidato all’Orange Prize.


lunedì 16 maggio 2011

Sondaggio namber six

Il precedente sondaggio ha avuto un esito davvero sorprendente! Non era mai successo che venisse data unanimemente la stessa risposta... Il 100% dei votanti alla domanda "recensioni negative: sì o no?" ha risposto che "sì, le recensioni negative servono a mettere in guardia i lettori e a "mandare un messaggio" alle case editrici" anziché "no, non è giusto stroncare un libro o comunque parlare di un prodotto che non merita una discussione a riguardo". E' un risultato che in qualche modo incoraggia noi blogger, che spesso ci troviamo nell'imbarazzo di dover fare critiche, anche forti, ai libri che recensiamo...
Il nuovo sondaggio affronta invece un argomento piuttosto scottante.
Al di là del fatto che il nostro sia un paese dove la percentuale media pro capite di libri letti durante l'anno  è piuttosto imbarazzante, c'è invece un mestiere che, paradossalmente, sembra ambitissimo dai più: quello dello scrittore. E, insomma, possiamo dire che date le pubblicazioni degli ultimi anni fare lo scrittore non sia nemmeno così difficile. Basta avere la pazienza di scrivere un centinaio di pagine -che saranno poi abilmente gonfiate dalle case editrici grazie a font e margini "riposanti"-, inserire un accozzaglia di personaggi stereotipati e situazioni banali accompagnati da uno stile piuttosto elementare -ma questo non è mica un difetto, è che così la narrazione risulta molto piAù scorrevole...*ironico*- e il gioco è fatto. Ah, c'è un altro piccolo dettaglio.
Riuscire a far pubblicare il libro.
Se il primo passo dell'operazione "voglio fare lo scrittore, non importa se non so parlare l'italiano" risulta abbastanza semplice secondo la metodologia sopra illustrata, il secondo, purtroppo, incontra qualche difficoltà. Il nostro scrittore/la nostra scrittrice provetto/a, infatti, dopo aver partorito il suo sudato lavoro, comincerà a mandarlo a tutte le case editrici esistenti sulla terra.
Non voglio forzare la mano su quella che è una situazione in cui, immagino, si sono trovate centinaia di persone: speranze disilluse, risposte mai arrivate, momenti di scoraggiamento. Non è di questo che voglio parlare in questo articolo, che si rivolge principalmente ad un modello preoccupantemente diffuso di scrittore "improvvisato".
(Per la cronaca: scrittori non ci si improvvisa. Non basta avere la passione "da quando si era bambini". Ci vuole talento e, possibilmente, tanto studio. Sì, per fare gli scrittori bisogna studiare. Come in tutte le cose d'altronde.)
Ma ritorniamo al nostro aspirante scrittore. Dopo aver imprecato/accusato/additato il sistema editoriale italiano adducendo come causa del rifiuto le celeberrime raccomandazioni -comuni nel bel paese a più o meno tutti gli ambiti- il nostro scrittore, che deve assolutamente pubblicare la sua opera d'arte, deve ricorrere ai mezzi estremi. Il suo sogno deve essere realizzato.E l' *unico* mezzo sono le case editrici a pagamento. Finalmente siamo giunti al nocciolo della questione: le tanto contestate (e a ben ragione) case editrici a pagamento.
L'argomento mi è stato suggerito da un post letto su un blog -di cui non riporto il nome perché, davvero, odio la polemica priva di consistenza e la blogger in questione non ha  nessuna giustificazione- in cui si asseriva che le case editrici a pagamento non esistono. Non esistono perché, innanzitutto, non si può pretendere che le case editrici, soprattutto quelle piccole, si sobbarchino di tutte le spese. Ed inoltre non esistono perché, quando pubblichi gratuitamente, una volta che vuoi una copia del tuo libro devi andarla a comprare in libreria. Quindi che differenza fa con una casa editrice che ti costringe a comprare un tot di tuoi libri (spesa che affronteresti comunque se vuoi pubblicare con ce non a pagamento)?  Vi chiederete: per quale motivo avrei bisogno di ricomprare numerose copie del mio stesso libro?
Semplice: perché i libri degli esordienti di piccole case editrici non li compra nessuno, ergo è lo scrittore che deve "rimboccarsi le maniche" e vendere autonomamente il proprio libro. L'editore non può mica stare dietro a tutti, acciderbolina.
Lo so cosa state pensando. Questo ragionamento non ha senso. E infatti non ne ha.
Inutile dire che l'autrice di questa apologia abbia pubblicato con una delle più tristemente note case editrici a pagamento. La sua tesi di fonda sui seguenti punti:
- è impossibile per un esordiente pubblicare libri presso grandi case editrici a meno di non fare lavoro di "lecchinaggio" o raccomandazione;
- è inutile pubblicare con le case editrici minori, perché comunque per fare in modo che il libro sia venduto devi essere tu stesso a comprare le tue stesse copie e distribuirle (gli editori non possono certo fare uno sforzo così immane);
- le case editrici a pagamento non sono diverse da quelle non a pagamento. In ogni caso paghi. Ma se vuoi diventare famoso devi fare sacrifici.
Credo che possiate trarre da soli le conclusioni.
Il primo punto mi ha lasciato molto, molto perplessa. Mi è sembrata la scusa ideale dello scrittore che deve dare a questo mondo infame e cattivo la colpa del proprio insuccesso. Nessuno capisce il valore inestimabile del suo libro. Tutti gli altri sono furbi e raccomandati mentre quelli che hanno davvero talento devono essere pubblicati a pagamento.
Sapete quanto io critichi molte recenti pubblicazioni davvero, a mio parere, di basso livello. Ma mi sembra che gente di qualità -faccio un nome, Lara Manni, perché è una delle poche esordienti che ho avuto il piacere di leggere- sia riuscita ugualmente, da esordiente ripeto, ad arrivare ad una casa editrice importante come la Fazi.Gli altri due punti sono probabilmente la giustificazione più fantasiosa che io abbia mai sentito. Degna di ore di elucubrazioni mentali sul tema "come inventare una scusa per negare la disonestà delle case editrici a pagamento".
Non credo sia necessario enumerare i motivi per cui le case editrici a pagamento siano una vergogna. Non credo nemmeno sia necessario spiegare che approfittino il più delle volte di persone che, spesso incapaci di mettere in fila due parole, vogliono gratificare il proprio ego dicendo in giro di aver pubblicato (nonostante il libro non si trovi in alcuna libreria). Allo stesso modo è superfluo dire che magari le case editrici a pagamento sono scadenti perché non fanno nessuna selezione, ma, dopo aver succhiato per bene i soldi allo scrittore, si disinteressano al lavoro di distribuzione e, ovviamente, di editing. Non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma quale sarà la percentuale di autori validi pubblicati con case editrici a pagamento? 1-2%?
Ma dato che questo è un sondaggio, devo anche prendere le parti della fazione opposta.
Prendiamo questa bassa percentuale di autori di talento che, per essere pubblicati, sono stati costretti a ricorrere alle case editrici a pagamento. Diamo per vero che sia assolutamente impossibile, per un esordiente, lavorare con le grandi case editrici.  A questo punto, perché dare per sprecate le proprie capacità?
Può davvero, come sostiene la blogger-scrittrice, autofinanziarsi.
Va bene, non riesco proprio a sostenere questa tesi. Magari potrà farlo meglio di me chi, commentando, ci renderà partecipi dei vantaggi di pubblicare con le case editrici a pagamento.
Possiamo finalmente giungere, quindi, alla domanda del sondaggio del mese: siete a favori o contrari alle case editrici a pagamento?

sabato 14 maggio 2011

Anteprima Buio d'estate

Mons Kallentoft è uno scrittore svedese da 300.000 copie in patria, famoso per la sua serie di thriller incentrati sulla figura della detective Malin Fors. Esordisce in Italia grazie all'editore Nord con il suo primo romanzo, Sangue di mezz'inverno, e finalmente ritorna con un nuovo episodio: Buio d'estate sarà in libreria dal 19 marzo al prezzo di 18.60 euro (per 412 pagine).

Buio d'estate - Mons Kallentoft
Non ricorda nulla, Josefin. Camminava nel parco, poi è stata aggredita. Infine il buio. Quando guarda gli occhi di quella fragile quindicenne, violata nel corpo e nell’anima, Malin Fors vede gli occhi di sua figlia e sa di dover fare giustizia. Nel giro di pochi giorni, però, la situazione precipita: altre due adolescenti vengono aggredite e violentate. E, questa volta, Malin non può neppure guardarle negli occhi. Perché sono state uccise, i cadaveri abbandonati in riva al lago che costeggia Linköping, coperti soltanto di sabbia. Ma il caldo asfissiante che opprime la città sembra rallentare anche il corso delle indagini: prima i sospetti si appuntano su un gruppo di extracomunitari; poi, quando le analisi scientifiche certificano che il colpevole non può essere un uomo, gli investigatori si concentrano sulla comunità lesbica di Linköping. Scatenando così l’ira e l’indignazione dell’opinione pubblica, che non esita ad accusare la polizia di razzismo e d’intolleranza. Tuttavia Malin è l’unica a capire che, per fermare l’assassino, è necessario scavare in un passato oscuro e tormentato, lasciandosi guidare da quegli occhi: gli occhi delle vittime, ma anche dei colpevoli. Per ascoltare le loro storie, per vivere le loro paure, per conoscere le loro verità.

"Kallentoft è uno scrittore unico:
un giallo non può essere più bello di così."
Kristianstadsbladet


Mons Kallentoft 
è nato nel 1968 a Linköping. Da giovane non legge granché: preferisce giocare a calcio e a hockey. Poi, all’età di 14 anni, un infortunio gli impedisce di proseguire l’attività agonistica e gli fa scoprire la narrativa. Ma devono ancora passare vari anni, parecchi viaggi e un lavoro da pubblicitario prima che Mons decida di dedicarsi completamente alla scrittura. Il successo è immediato: osannato dalla critica, Sangue di mezz’inverno - il primo romanzo con protagonista Malin Fors - vende più di 300.000 copie in Svezia e, con la pubblicazione in altri 12 Paesi europei, diventa un caso editoriale internazionale. 

venerdì 13 maggio 2011

Il tempio degli Otaku... Quindicesimo appuntamento "Hiroshima, nel paese dei fiori di ciliegio"


Scritto da Surymae Rossweisse.

Salve a tutti! Eccoci di nuovo qui, ancora con “Il tempio degli Otaku”. Come la scorsa settimana, anche oggi parliamo di un argomento pesante, seppure molto diverso da quello precedente. Questo venerdì trattiamo una pagina orribile della storia giapponese: la bomba atomica caduta su Hiroshima nel 1945. Potrebbe essere che la mia cultura di manga, pur leggendoli da un anno e mezzo, non è ancora molto grande, ma non riesco a ricordare opere che ne parlino, pur essendo stato un avvenimento di grandissima importanza. Per fare un esempio: mi vengono in mente diversi titoli riguardanti i terremoti – a cui il Giappone, come purtroppo abbiamo visto quest'anno, è soggetto – ma non su questo argomento. L'unico manga che ricordo è proprio questo di cui parliamo oggi: “Hiroshima, nel paese dei fiori di ciliegio” di Kouno Fumiyo.

Il manga – un volume unico – non è formato né da storie autoconclusive né da una storia unitaria, bensì da uno strano ibrido che, prima di leggerlo, non credevo si potesse fare. Come definirlo, altrimenti? Il volume è formato da una storia che occupa un capitolo, e da un altro episodio collegato al precedente spezzato in due capitoli. Nella trama sintetizzerò tutti e due. Nel primo capitolo siamo nel 1955, ad Hiroshima dieci anni dopo la tragedia. Seguiamo la vita di una giovane di ventitré anni, Minami Hirano. La vediamo mentre lavora; la vediamo cercare di migliorare le scarse condizioni di vita di lei e sua madre; la vediamo raggranellare i soldi nella speranza di poter andare a trovare il fratello Asahi, che vive lontano; la vediamo avvicinarsi all'amore, grazie all'affetto – ricambiato – per un suo collega (lei è un impiegata). Vista così, potrebbe sembrare una vita tutto sommato normale. Ma non lo è. Dieci anni prima, a Minami sono morti praticamente davanti agli occhi il padre e le sorelle Midori e Kasumi. Lei è sopravvissuta, così come sua madre, ma il gioco non sembra valere la candela. Da quell'agosto del 1945, le due donne vivono in una condizione di povertà e discriminazione. Per paura  egli effetti delle radiazioni, infatti, sono in pochi ad ardire di stare vicino a Minami e la sua genitrice, e di aiutarle ad avere una vita migliore. Tra questi pochi, quello più deciso è Uchikoshi, il sopraccitato collega: segretamente innamorato di lei, cerca spesso di dichiararsi e di aiutare per quanto possibile Minami. Anche lei prova qualcosa per lui, ma non vuole ammetterlo: non per orgoglio, ma per qualcosa di molto più grave. Ogni piccolo istante di felicità provato, infatti, viene cancellato dal ricordo dei parenti perduti, dal senso di colpa e nella sorpresa nel constatare che lei è sopravvissuta ma i suoi cari no. Il rapporto con Uchikoshi è quindi in stallo, perché Minami è sempre in bilico fra la vita e la morte. Quale delle due avrà la meglio?

 La seconda storia narra della famiglia che il fratello di Minami, Asahi, ha fondato. Adesso siamo nel 1987 e la nostra protagonista è un simpatico maschiaccio chiamata Nanami Ishikawa (detta Goemon, per l'assonanza con un personaggio storico il ci nome è appunto Ishikawa Goemon). Nella prima parte entriamo nella vita di Nanami, del suo essere “hikabusha” - sopravvissuta alla tragedia della bomba - di seconda generazione: in particolare del rapporto con il fratellino Nagio, quasi più in ospedale che a casa, e della grande amica Toko Tone. Nel frattempo la Fumiyo ci introduce la storia dei genitori di Nanami. Nella seconda parte, ancora avanti nel tempo: 2004. Nagio sembra guarito dalla malattia che lo aveva colpito, Goemon rimane ancora indomabile: la cosa più preoccupante è però il padre, che ha comportamenti molto strani. Quando egli va improvvisamente ad Hiroshima senza darle spiegazioni, Nanami decide di prendere il treno e di seguirlo. Qui incontra una vecchia conoscenza: Toko Tone, di cui aveva perso le tracce – o meglio, di cui aveva fatto in modo di perdere le tracce. Ma perché la ragazza è su quel treno? C'entra qualcosa con la famiglia Ishikawa? E perché il padre vuole a tutti i costi andare nella sua città natale?

Dal punto di vista prettamente emotivo, un manga sulla bomba di Hiroshima gioca in casa, e vince pure a tavolino. Purtroppo (o per fortuna?) noi lettori siamo piuttosto sensibili, soprattutto alcuni: il minimo cenno ad una qualsiasi sfortuna ed ecco che imbrattiamo la pagina di lacrime. A volte alcuni autori ne approfittano, puntando tutto sulla tragedia di turno ben sapendo che i lettori avranno la vista talmente appannata di lacrime che non noteranno che oltre alla bieca strumentalizzazione in quell'opera non c'è altro da leggere, da dire, da riflettere.

Per nostra fortuna, “Hiroshima nel paese dei fiori di ciliegio” non è così. Addirittura la mangaka racconta che all'inizio era riluttante ad affrontare un tale tema: non se ne sentiva all'altezza. Soltanto la spinta dell'editor l'ha fatta decidere, e ha deciso per il meglio. Grazie al suo rispetto per l'argomento il manga è un'opera sensibile e toccante, ben lontana dalle strumentalizzazioni di cui sopra. Nel leggerlo il lettore ha l'impressione che la tragedia non sia messa per “fare audience”, ma perché in quel momento c'era bisogno di quell'evento lì, anche se è triste. E poi, quando si parla di Hiroshima uno si aspetta la tristezza. 

Quello che non si aspetta è la vita quotidiana, che nel manga occupa un ruolo di primo piano, così come uno non ci si aspetta le gag che invece qui sono presenti e, udite udite, fanno pure ridere. Del resto nella vita quotidiana non ci sono soltanto le sfighe; e perché nei manga dovrebbe essere diverso? In ogni caso, ovviamente nell'opera ci sono scene piuttosto drammatiche; anche queste, però, trattate con delicatezza ma proprio per questo sono ancora più strazianti. Intensissima, ad esempio, la scena in cui Uchikoshi bacia Minami su un ponte e lei vede i morti nel fiume e per la strada. A parole non rende bene quanto a disegno, ma proprio per questo esistono i manga... A proposito del tratto, questo a mio parere è l'unico difetto dell'opera della Fumiyo. Delicato e grazioso come il resto, ma purtroppo i personaggi hanno tutti la stessa fisiologia: non solo hanno tutti le stesse facce - a parte alcune eccezioni, come ad esempio la terribile Goemon – e quindi già si fanno fatica a distinguere, ma soprattutto l'autrice fa fatica ad evidenziare il tempo che passa. Risultato? Non sempre i piani temporali della seconda storia sono efficienti, ed a volte alcuni passaggi sono proprio chiari. Un buon motivo per leggere una seconda volta il manga. Naturalmente, però, tutti questi cose sarebbero nulla senza una buona... dai che lo sapete, ne parlo sempre... sì, introspezione psicologica! Beh, qui non c'è nulla da lamentarsi. I personaggi sono caratterizzati con pochi tratti, ma ben efficaci: e il linguaggio non verbale è ancora più importante di quello verbale. Vedi ad esempio il rapporto tra Toko e Nanami, che va ben oltre alla narrazione. L'unico punto debole è probabilmente la relazione tra la sopraccitata Toko e Nagio, che avrebbe meritato molto più approfondimento. Per il resto, pollice su per il passato di Asahi, e il disagio della povera Minami. Quindi, l'operazione ha risultato positivo. E per fortuna.

Con ciò, ci lasciamo anche questo venerdì. Niente paura, però: ci rivediamo la prossima settimana.
Arrivederci con “Il tempio degli Otaku”!

Anteprima Angelology: teologia e mitologia per un thriller brillante e immaginifico

Vi segnalo quello che, per gli entusiasmi che ho letto in giro, sembra davvero un romanzo di qualità (ammetto di esserne io stessa molto incuriosita). Angelology, di Danielle Trussoni, è un thriller che condensa in un tomo di 506 pagine teologia, mitologia e storia. Prendendo spunto dai Nefilim, angeli caduti cui si fa riferimento nella Bibbia, ibridi frutto dell'unione tra donne umani ed angeli scesi in terra, la Trussoni costruisce un libro intricato e ricco di colpi di scena, inserito dal New York Time tra i cento migliori libri del 2010. La Columbia Pictures ne ha già acquistato i diritti, ed il film verrà prodotto da Will Smith e Marc Forster. Pubblicato in Italia grazie a Nord, lo vedremo in libreria dal 26 maggio al prezzo di 18.60 euro. 

Angelology - Danielle Trussoni 
Quando il padre l’aveva affidata alle suore francescane del convento di St. Rose, vicino a New York, Evangeline aveva soltanto dodici anni. In quella pace operosa, la bambina è diventata donna e ha poi scelto di prendere i voti. Adesso si occupa della biblioteca del convento, che ospita un’eccezionale collezione d’immagini angeliche. Ma, proprio in quel luogo apparentemente così lontano dai turbamenti del mondo, Evangeline scopre alcune lettere, spedite negli anni ’40 dall’ereditiera Abigail Rockefeller a una suora del St. Rose: in esse vengono citati una misteriosa spedizione nella Gola del Diavolo, in Bulgaria, e il ritrovamento di un cadavere perfettamente conservato. Il cadavere di un angelo. Per Evangeline, quelle lettere sono il primo tassello di una storia che affonda le sue radici nella notte dei tempi: la storia degli angeli che hanno tradito Dio e della malvagità che è scesa sulla Terra con un battito d’ali; la storia dei Nefilim, le creature generate dall’unione tra gli angeli ribelli e i mortali; la storia degli angelologi, un gruppo di studiosi che, da generazioni, si tramandano il segreto dell’esistenza dei Nefilim e combattono contro di loro. E, soprattutto, la storia di uno strumento musicale di origine divina e dai poteri straordinari, uno strumento andato perduto e che ora Evangeline ha il compito di recuperare, prima che lo facciano i Nefilim. Perché la storia degli angelologi è anche la sua storia, e la loro missione è la sua missione. Perché il destino dell’umanità è nelle sue mani.

«Un debutto che lascia senza parole.»
USA Today

«Un romanzo ambizioso, intenso, emozionante e brillante come i thriller di Umberto Eco.»
New York Times Book Review

«Un romanzo immaginifico e di straordinaria potenza narrativa.»
People


Danielle Trussoni 
è nata a La Crosse (Wisconsin) e si è laureata in Storia e Letteratura Inglese presso l’University of Wisconsin-Madison. Da tempo si è trasferita in Europa, nel sud della Francia, con il marito, lo scrittore Nikolai Grozni, e i due figli. Fin da piccolissima, ha desiderato raccontare sia ciò che la circondava sia ciò che la sua straordinaria immaginazione le suggeriva: un sogno che si è avverato nel 2006, con la pubblicazione di Falling Through the Earth, un memoir sulla vita del padre, che è stato acclamato dal New York Times come uno dei migliori libri dell’anno. E lo stesso riconoscimento è stato attribuito ad Angelology, il suo primo romanzo, che è subito diventato un fenomeno editoriale: prima ancora che fosse pubblicato, la Columbia Pictures e la società di produzione di Will Smith si sono aggiudicati i diritti cinematografici, mentre i diritti di traduzione sono stati venduti in 32 Paesi.

giovedì 12 maggio 2011

Calendario incontri Salone del libro di Torino


Questo post è dedicato al calendario di alcuni incontri organizzati dalle Case Editrici al Salone del libro di Torino, sperando che sia di aiuto ai fortunatissimi che vi si recheranno!

Venerdì 13 maggio

Piemme

Ore 14.00, Caffè Letterario
Chiara Palazzolo presenta Il bosco di Aus con Loredana Lipperini. Già nota al grosso pubblico per la Trilogia di Mirta-Luna, saga dark composta da Non mi uccidere, Strappami il cuore e Ti porterò nel sangue Chiara Palazzolo ci propone un gotico di altissima, suspense, una favola che si addentra nel cuore di tenebra del Male, confrontandosi con il locus letterario della strega del bosco, reinventato e arricchito in modo inedito.

Ore 19.30, Sala Blu 
Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti presentano Non voglio il silenzio con Peter Gomez e Antonio Ingroia Patrick Fogli – Lentamente prima di morire, Il tempo infranto – è considerato uno degli autori più interessanti della cosiddetta New Italian Epic. Non voglio il silenzio è stato scritto con il giornalista  d’inchiesta Ferruccio Pinotti. Un libro che tramite la finzione della narrativa dice ciò che ancora le indagini non possono dire sulla nostra storia recente, quella dell’Italia e delle sue stragi di mafia, in particolare quella che vede morire, il 19 luglio 1992 a Palermo, il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.

Ore 18.00, Arena Piemonte
Hanan-Al Shaykh presenta Mio signore, mio carnefice con Simonetta Agnello Hornby e Maria Antonietta Saracino. La libanese Hanan Al-Shaykh – La sposa ribelle - è oggi una delle voci più autorevoli e coraggiose della letteratura araba contemporanea. Ma quando scrisse questo libro, nel 1980, il panorama editoriale arabo in toto lo rifiutò. Perché troppo scomodo e osceno, tanto da essere bandito. Ma Hanan quel libro lo pubblicò lo stesso, da sola, e fu il suo primo ad essere tradotto in inglese. Racconta la storia di Zahra, giovane antieroina libanese che passa attraverso la morte e la violenza per rinascere a nuova vita, mentre la Guerra semina la morte intorno a lei.

Mondadori

Gli autori Frescura e Tomatis -Ho attraversato il mare a piedi- saranno al Salone del Libro di Torino, alle 11.30 presso il laboratorio Multilab.

Garzanti

Ore 12.00 Arena Lingua madre
Le molte Italie: il Veneto e il Trentino
Intervengono tra gli altri: Ferdinando Camon e Isabella Bossi Fedrigotti
Conduce l'incontro: Sebastiano Triulzi

Sabato 14 maggio

Nord

Ore 18.00 - Sala Azzurra
 Futuro prossimo. Incontro con l'autore FRANK SCHÄTZING  in occasione della pubblicazione di "Limit".
Con l'autore intervengono Piero Bianucci e Luca Crovi

Piemme

Ore 13.30, Sala Rossa
Bruno Ballardini presenta Gesù e i saldi di fine stagione con Massimo Franco e Ferruccio Pinotti Conduce Riccardo Chiaberge Ai tempi di Gesù lava più bianco. Ovvero come Gesù inventò il marketing, Ballardini diceva: “Un fatto è certo: mentre il marketing moderno ha fallito, il marketing della Chiesa ha vinto”. Era il 2000, erano altri tempi. Oggi che la Chiesa raccoglie meno “successo di pubblico”, Ballardini torna per denunciare con la sua solita verve la crisi di comunicazione in atto nella Chiesa contemporanea e, al contempo, fornirle un nuovo “piano marketing”.


Ore 17.30, Sala Book
Carlotta Mismetti Capua presenta Come due stelle nel mare con Fabio Geda Carlotta Mismetti Capua è giornalista – TimeOut, La Repubblica, Il Venerdì, Epolis - e vive a Roma. E a Roma, in un giorno di pioggia, su un autobus, incontra due ragazzini afgani, arrivati lì a piedi. Cercano la “piramid”. È l’inizio di una delicata storia umana che nel 2010 vince il premio Ischia del Giornalismo per il suo storytelling su Facebook, La città di Asterix. Un corto ispirato alla sua storia, invece, vince il Rome Fiction Fest. Come due stelle nel mare ne è il libro-testimonianza.

Ore 20.30, Caffè Letterario Alessandro Perissinotto presenta Semina il vento con Fabio Geda. Dopo aver scritto sette polizieschi, un saggio sul tema e un romanzo-denuncia, Per Vendetta, Alessandro Perissinotto continua sulla strada nuova con Semina il Vento. Tra Giacomo, un giovane italiano, e Shirin, di ricca famiglia iraniana trapiantata a Parigi, nasce un amore forte, che sfocia nel matrimonio. Ma nel piccolo paese di montagna dove si rifugiano, si trovano ad affrontare un’intolleranza, un’ostilità, che avranno un effetto dirompente sulla loro vita, facendola precipitare nella tragedia.

Garzanti

Ore 10.30 Sala Gialla
La scrittura e l’impegno. I primi venticinque anni di MicroMega. Interviene tra gli altri Marco Travaglio.
 
Ore 12.00 Stand IBS
Incontro con Marco Travaglio
 
Ore 14.00 Sala Blu
In occasione del conferimento del Premio Alassio Internazionale incontro con Predrag Matvejevic, autore di Pane nostro
 
Ore 17.00 Sala Azzurra
Incontro con Vanessa Diffenbaugh  in occasione della pubblicazione de Il linguaggio segreto dei fiori
Presenta: Giovanna Zucconi
Letture di Lunetta Savino
 
Ore 18.30 Arena Lingua Madre
Scrittori dal mondo dal Bangladesh Tahmima Anam, in occasione della pubblicazione di Il suono del respiro e della preghiera.
Interviene: Sebastiano Triulzi
 
Ore 21.00
La giovane letteratura in Russia e Italia
Interviene tra gli altri Caterina Bonvicini
 
Ore 12.30 Spazio Autori
Il romanzo di Valentina Pattavina  La libraia di Orvieto.L’ultima Eredità verrà presentato in anteprima.
Interverranno Bruno Gambarotta e Oliviero Diliberto

Ore 16.00 Sala delle regioni (Oval)
Il romanzo di Sabina Colloredo568 D.C. I Longobardi La Grande Marcia  verrà presentato in anteprima.
Interverranno Franco Cardini e Franco Forte. 

Ore 13.30 Spazio Autori
Verrà presentato il romanzo di Geronimo Giglio, La sorgente di luce.
Interverranno Chiara Codecà e Erika Zini

Domenica 15 maggio

Piemme

Ore 18.00, Sala Gialla
Eve Ensler presenta Io sono emozione. La vita segreta delle ragazze.
Con Lella Costa, Monica Capuani e Lunetta Savino
L’autrice cult de I monologhi della vagina (interpretato a teatro anche da Lella Costa), veterana paladina dei diritti delle donne e fondatrice del V-day, torna con un libro intenso e intelligente perché “le ragazze smettano di trattare il proprio corpo come oggetto per piacere agli altri”. In una raccolta di monologhi, ragazze da tutto il mondo rivendicano la loro natura di creature emotive.

Ore 10.30 Sala Oval
Memoria rivisitata. L'Italia unita in cucina.
Per i 100 anni di Pellegrino Artusi
Interviene tra gli altri: Allan Bay, curatore della Garzantina della Cucina. Conduce Bruno Gambarotta

Garzanti 

Ore 13.30 Sala Rossa
"Signori, le regole sono queste"
Incontro con Roger Abravanel e Luca D'Agnese, autori di Regole
A cura di Garzanti Libri
 
Ore 14.30 Sala Rossa
Il paese dalle 1000 storie
Incontro con Andrea Vitali, Roberto Barbolini, Bruno Morchio e Giuseppe Pederiali. Coordina l'incontro: Pietro Cheli
 
Ore 16.30 Arena Lingua Madre
Le molte Italie
Dialogo tra Andrea Vitali e Aldo Nove
Conduce: Sebastiano Triulzi
 
Ore 17.00 Stand IBS
Firma copie con Andrea Vitali, Roberto Barbolini, Bruno Morchio e Giuseppe Pederiali
 
Ore 17.00 Sala Regioni
Leggere e commentare Sandro Penna a cura della Regione Umbria
Intervengono: Alfonso Berardinelli e Giuseppe Leonelli
 
Dalle ore 18.00 Stand Rai - Rai 3
"Per un pugno di libri"
Verrà intervistato tra gli altri Bruno Gambarotta

 Ore 20.00 Arena Bookstock village
Le parole del futuro: Poverini
Incontro con Alessandro Bergonzoni
Conduce: Andrea Bajani
Nord

Ore 12.00 - Stand IBS
L'autore FRANK SCHÄTZING incontra i lettori e firma le copie dei suoi libri

Lunedì 16 maggio 2011

Garzanti 

Ore 13.30 Arena Bookstock village
Le parole del futuro: Bellezza
Incontro con Franco Loi
Conduce: Andrea Bajani con uno dei ragazzi del gruppo
 
Ore 17.00 Sala Gialla
La ricomparsa del fatto
Incontro con Marco Travaglio
 
Ore 17.00 Caffè Letterario
Parlavamo del futuro. Scritti civili di Gina Lagorio.
Intervengono: Giancarlo Caselli, Simonetta Lagorio e Marco Revelli

 

mercoledì 11 maggio 2011

Recensione Break.Ossa rotte

Break - Ossa rotte

(Leggi trama e info qui)

Voto: 


Ci sono realtà che sembrano esistere soltanto nei libri, e talvolta nemmeno lì. Si parla di adolescenti con disagi sociali e psicologici, ma non si conoscono veramente. Non si sa chi siano, o quale sia la loro storia. Un libro non può cambiare le cose, ma può aiutare a comprendere.
Questa è la storia di Jonah, che ogni tanto –diciamo sempre- pomicia con Charlotte, che adora suo fratello minore Jesse e ama stare con gli amici. E che, in particolare, suole rompersi qualche osso cadendo dallo skate. La maggior parte delle volte lo fa passare per un incidente, ma dopo 17 ossa rotte la scusa della fatalità non regge più.
Filmato dall’amica Naomi che lo incoraggia entusiasticamente –vede in lui una sorta di superuomo, una ribellione alla società-, Jonah si libra in aria e poi avverte il dolore cocente della caduta, del corpo che si frantuma. Fa così male che piange e singhiozza sempre come un bambino, ma deve farlo.

Si sa che le ossa rotte ricrescono più forti. E’ una specie di meccanismo naturale. Se ti rompi una gamba, te ne ricresce una migliore. Se ti rompi tutto il corpo, ne avrai uno migliore.
Più stai male, più fore diventi.

Jonah vuole un corpo più forte perché con il suo non è più in grado di reggere le allergie alimentari del fratello. E’ sufficiente che Jesse senta anche solo l’odore del latte per scatenare in lui pericolose reazioni asmatiche ed epidermiche -tanto da finire più volte in ospedale- e da quando è nato il piccolo Will l’ambiente domestico è diventato invivibile per il ragazzo. Il senso di responsabilità e l’apprensione che nutre Jonah nei confronti di Jesse –che non è tuttavia un sedicenne debole e mingherlino, ma uno sportivo robusto e molto alto- sono soffocanti per entrambi. Per Jonah, il terrore che al fratello succeda qualcosa (soprattutto a causa di qualche sua disattenzione) è così destabilizzante da far nascere in lui il desiderio di diventare più forte. E l’unico mezzo è quello di rompersi le ossa. Tutte le 216 ossa del corpo.

Break è un romanzo crudo. Non si tratta soltanto delle tematiche urtanti o della storia allucinante. E’ crudo perché la Moskowitz usa uno stile spezzato, frammentato da molti punti, privo di descrizioni e di qualsiasi sorta di romanticismo. Il linguaggio di Jonah è sì adolescenziale, ma “grezzo” e caratterizzato da punte di durezza, suoni aspri, frasi scarne.
Tra un episodio e l’altro, in mezzo alla narrazione, sbocciano lentamente le motivazioni del comportamento di Jonah. Non parla quasi mai direttamente della storia della sua vita, ogni tanto si rivolge al lettore ma lo fa esclusivamente per pronunciare sentenze amare e pessimiste  -o meglio, realiste-. L’elemento psicologico viene dedotto dai suoi atteggiamenti, da alcune frasi sporadiche, e da alcuni dialoghi. Possiamo dire che Jonah non si racconta, ma sono le azioni che parlano per lui. I suoi pensieri illogici assumono nella sua testa addirittura una parvenza di credibilità. E’ soltanto dopo metà romanzo, che capiamo.

 Se è vero che la nostra famiglia è l’unità minima, allora ogni volta che Jesse sta male, tutti noi stiamo male. Il suo dolore è il nostro dolore. Perciò se lui non può stare bene…tocca a me. Io mi faccio male, poi guarisco. E divento più forte. E la mia forza è la forza di mia madre. La forza di mio padre. La forza di Jesse.

Questa spiegazione, al limite della follia, è quella su cui Jonah basa il proprio sacrificio. Ed è forse nel legame con la famiglia che troviamo la chiave di volta. Il legame che lega Jonah a Jesse è quasi patologico, è un amore che il protagonista, fino alla fine, non capisce quanto sia opprimente per il fratello. E non lo comprendiamo nemmeno noi fin quando non è Jesse –che cerca di vivere la propria vita normalmente, ma a causa dell’apprensione di Jesse non ci riesce-  a dirlo a chiare lettere al fratello. E’ grazie al chiarimento, in un litigio liberatorio, che Jesse capisce. Prima di finire nuovamente in ospedale… ma adesso, per la prima volta, Jonah non ha rimpianti. E può ricominciare.

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