lunedì 18 aprile 2011

Approfondimento: il fantasy di Terry Brooks e Le leggende di Shannara


Come abbiamo annunciato ieri sera, domani uscirà il nuovo attesissimo libro di uno degli autori più stimati del puro fantasy odierno: L'ultimo cavaliere di Terry Brooks. Offrirvi semplicemente un giveaway  e una recensione non ci sembrava sufficiente, e abbiamo ritenuto utile scrivere un articolo che riassumesse i ben 35 anni di carriera di questo straordinario scrittore, allievo della più fedele tradizione di Tolkien. Ho affidato questo compito alla bravissima Sakura87 (non avendo mai letto niente di Terry Brooks ritengo di non avere le competenze necessarie) che, con questo piacevole excursus, ci dà un quadro di tutte le opere finora uscite e di quello che ci dobbiamo aspettare con L'ultimo cavaliere. Buona lettura ^^  

Scritto da Sakura87.

Buongiorno a tutti i lettori,
so che sto sconfinando, ma quest'articolo di oggi sarà di pugno mio, Sakura87, sebbene non faccia parte dello staff di Dusty Pages in Wonderland.

In molti conoscono Terry Brooks, prolifico autore statunitense operante nel panorama fantasy internazionale fin dalla fine degli anni '70, quando esordì con La spada di Shannara. 
Brooks non gode presso tutti gli appassionati del genere di un gran credito: molti lo accusano, se non di banalità, addirittura di plagio nei confronti del suo predecessore Tolkien, e occorre ammettere che molti sono i punti in comune tra il più altisonante e semiotico Signore degli Anelli e la sua opera prima. In barba ai suoi sottostimatori, Terry Brooks è tuttora attivissimo nella produzione di romanzi ancora legati al mondo di Shannara, e ne è prova la sua ultima fatica, L'ultimo cavaliere (Bearers of the black staff), che preannuncia l'ennesima saga, questa volta -pare- composta da due soli volumi: Le leggende di Shannara. Tutti i volumi cui farò riferimento nel corso dell'articolo sono stati tradotti e pubblicati dalla Mondadori.

Ma andiamo con ordine: Terry Brooks nasce a Sterling, nell'Illinois, l'8 gennaio 1844. Dopo aver studiato letteratura inglese si laurea in legge e pratica per diverso tempo la professione di avvocato, prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. E' Brooks stesso a dirsi ispirato dal Signore degli Anelli, letto al college, e da William Faulkner (premio Nobel per la letteratura nel 1897).
Le sue opere più conosciute sono senza dubbio legate al mondo di Shannara: il suo esordio come scrittore avviene proprio con i primi tre libri della lunghissima saga che costituiscono Il ciclo di Shannara propriamente detto: La spada di Shannara, Le pietre magiche di Shannara, La canzone di Shannara ('77, '82, '95), che completerà nel 2003 con una short story dal titolo Indomitable (inedita in Italia) e nel 2008 con una graphic novel, Lo spirito oscuro di Shannara. 
Oggetto di questa prima trilogia, ambientata nell'immaginario mondo delle Quattro Terre, è la cronaca delle avventure di Shea Ohmsford e dei suoi eredi per recuperare magici artefatti con cui sconfiggere il nemico di turno: la Spada magica, le Pietre magiche e il magico libro Ildatch. I tre libri sono ambientati a diversi decenni di distanza l'uno dall'altro, ma ricorrono alcuni personaggi, tra cui il Druido Allanon e il Re del Fiume Argento. I libri sono del tutto autoconclusivi e, anche se abbondano i riferimenti a fatti o personaggi avvenuti o comparsi precedentemente, possono essere letti tranquillamente a sé.

Tra il 1990 e il 1993 Terry Brooks pubblica, uno all'anno, i quattro romanzi che compongono il secondo ciclo, Gli eredi di Shannara: Gli eredi di Shannara, Il druido di Shannara, La regina degli elfi di Shannara, I talismani di Shannara. Questa volta il salto temporale è più lungo (centinaia di anni) e, a differenza del primo ciclo, i romanzi del secondo sono consequenziali e tutti indispensabili. Cambiano le Quattro Terre, cambiano i nemici, ma i protagonisti sono lontani eredi dei personaggi presenti nel primo ciclo.

Tra il primo e il secondo ciclo di Shannara, Terry Brooks intraprende una nuova saga fantasy, dal tono più scanzonato e farsesco, ambientata nel Magico regno di Landover: Il magico regno di Landover (appunto!), L'unicorno nero e Mago a metà, scritti tra il 1986 e il 1988, La scatola magica di Landover e La sfida di Landover (1994-95), infine il recente La principessa di Landover (2009). Protagonista del ciclo ancora in prosecuzione è l'avvocato Ben Holiday, recentemente diventato vedovo, che, in un momento di depressione, acquista su un catalogo un articolo piuttosto bizzarro: un regno magico di cui diventa immediatamente il re.

Nel 1996 Terry Brooks scrive un prequel al primo ciclo di Shannara: Il primo re di Shannara, ambientato diverso tempo prima della nascita di Shea Ohmsford, il protagonista de La Spada, e che ha come protagonisti quelli che si riveleranno essere suoi avi.

Tra il 1997 e il 1999 viene pubblicata una trilogia che apparentemente nulla ha a che vedere con il mondo di Shannara: è la Trilogia del Verbo e del Vuoto, composta da Il Demone, Il Cavaliere del Verbo e Il fuoco degli angeli, ed è ambientata nel mondo contemporaneo, in nordamerica, con una vena di magia: sembra che, dopotutto, le Quattro Terre non rappresentino un passato, ma il futuro.

Ancora una volta al lavoro sui discendenti degli Ohmsford, l'autore torna a lavorare al terzo ciclo di Shannara, Il viaggio della Jerle Shannara, una trilogia composta da La strega di Ilse, Il labirinto, L'ultima magia. Ancora una volta, ci si sposta in avanti di qualche secolo rispetto agli avvenimenti del ciclo precedente, e si viene catapultati in un'avventura che si svolge su... navi volanti in cerca di un nuovo continente. Terry Brooks inizia ad accennare alle Grandi Guerre che posero fine al mondo tecnologico che tutti noi conosciamo e dettero il via all'era della magia.
Nel 2003, fino al 2005, viene pubblicata la quarta trilogia: Il druido supremo di Shannara, composto da Jarka Ruus, Tanequil e La regina degli Straken, e ambientata appena vent'anni dopo la fine del ciclo precedente. Si torna alle Quattro Terre, con protagonista Grianne -la strega di Ilse, personaggio centrale del ciclo del Viaggio.

Tra il 2006 e il 2008, Terry Brooks pubblica la quinta trilogia: La genesi di Shannara, composta da I figli di Armageddon, Gli elfi di Cintra e L'esercito dei demoni. Questa volta siamo nel 2100, circa ottant'anni dopo le vicende de Il fuoco degli angeli (trilogia del Verbo e del Vuoto): lo scenario è apocalittico, le città sono in rovina e vi si sono rifugiati i superstiti. L'utilizzo delle armi nucleari ha causato lo sconvolgimento totale del pianeta e la nascita di nuove forme di vita; si spiega inoltre l'origine degli storici artefatti di Shannara.

E infine, passando per un paio di sue opere minori che cito per amore della completezza (due romanzi tratti da sceneggiature di film: Hook. 1991 e Star Wars Episodio I: La minaccia fantasma, 1999) arriviamo al presente: Terry Brooks è al lavoro sul secondo romanzo della nuova saga Le leggende di Shannara, composta da L'ultimo cavaliere (di cui mi occuperò in seguito con una recensione) e The Measure of the Magic (in uscita ad agosto in lingua originale). Sono stati inoltre annunciati i tre romanzi di un'ulteriore saga di Shannara, cui è stato dato il nome provvisorio de Legacy of Shannara Trilogy. Sarà l'ultima saga? Sarà la solita minestra riscaldata di cui i nerd americani (e non solo americani) non riescono a fare a meno? Chi vivrà, vedrà.

Anteprima La morte dell'avversario di Hans Keilson

Autore di fama mondiale, considerato addirittura uno dei più grandi del Novecento, Hans Keilson approda per la prima volta in Italia grazie a Mondadori (e sarebbe giusto chiedersi: perché vengono tradotti in continuazione autori paranormal spesso mediocri, e uno scrittore di tale entità continua ad essere sconosciuto nella nostra bella penisola?). Nato nel 1909, Keilson ha vissuto l'esperienza del nazismo, di cui era una vittima -ebreo, i genitori morirono ad Auschwitz - ed un fermo oppositore. La morte dell'avversario (19.50 euro, 264 pagine) è  uscito nel 2010 alla veneranda età di 101 anni. Sarà in libreria dal 26 aprile.


La morte dell'avversarioLa morte dell'avversario - Hans Keilson
La pubblicazione di questo libro segna la scoperta di uno scrittore ancora inedito in Italia, ma altrove considerato uno dei più grandi del Novecento. Un autore che il “New York Times”, appena un anno fa, non ha esitato a definire un “genio”. E di cui il “Time” ha scritto: “Ciò che fa di Keilson un autore unico fra quanti si sono occupati del nazismo è la profondità con cui riesce a penetrare sia nella mente del persecutore che in quella del perseguitato”. Niente di più vero. Dopo aver letto questo libro, chiunque si renderà conto di essersi confrontato con una pietra miliare della letteratura mondiale, e di non aver mai letto prima un romanzo capace di raccontare con tanta lucidità e tanto vigore narrativo la duplice, contraddittoria, ambigua reazione degli ebrei all’avvento del nazismo. Scritto da Keilson mentre viveva in clandestinità in Olanda e pubblicato per la prima volta nel 1947, La morte dell’avvversario è l’autoritratto di un giovane che sente di non potersi sottrarre al fascino di un anonimo avversario che sta conquistando il potere nella Germania degli anni Trenta. È un sentimento che avverte nascere dentro di sé dal momento in cui, ancora ragazzo, ascolta di nascosto le preoccupate conversazioni dei genitori su un controverso leader politico chiamato B. che ha iniziato la sua scalata al potere. Convinto che avere un nemico è indispensabile alla propria sopravvivenza, quando finalmente ascolta i discorsi di B. il protagonista, ormai adulto, rimane abbagliato da quelle parole e comincia a capire chi è davvero il suo avversario. Capisce soprattutto che B. ha bisogno di lui tanto quanto lui ha bisogno di B. Ci sono odio e disprezzo, nel suo animo, ma anche un forte senso di superiorità e una sinistra fascinazione.

Hans Alex Keilson
è uno scrittore ebreo tedesco, poeta, psicalanlista e psicologo infantile. E' molto conosciuto per i suoi romanzi ambientati nella la seconda guerra mondiale, durante la quale è stato un membro attivo della resistenza tedesca. Keilson, che ha lavorato con gli orfani traumatizzati, ha scritto molti saggi sui traumi indotti dalla guerra. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1934, ma la maggior parte dei suoi lavori sono usciti dopo la guerra. Nel 2010, Francine Prose del New York Times ha descritto Keilson come "uno dei più grandi scrittori al mondo", lodandone significativamente le opere proprio nell'anno in cui si accostava ai suoi 101 anni.

sabato 16 aprile 2011

Anteprima Break.Ossa rotte: storia di un autolesionismo

Il 25 aprile Giunti ci regala una storia difficile che esige di essere letta. Scritto da una sedicenne, Hannah Moskowits, Break.Ossa rotte (prezzo: 14.50; pagine: 288) racconta la dura realtà dell'autolesionismo, il bisogno di sentirsi più forti, la lotta di un adolescente e il suo sforzo continuo di salvare la vita del fratello. Un romanzo che fa discutere, una verità che deve essere denunciata. 

Break - Ossa rotte Hannah Moskowitz - Break.Ossa rotte
Jonah ha una famiglia a dir poco difficile. Ha due genitori quasi assenti, che non ricordano più perché stanno insieme e a malapena riescono a tenere le fila di un matrimonio che sta rovinando la loro vita e quella dei figli. E ha due fratelli: Will, di pochi mesi, che piange incessantemente, e Jesse, di 16 anni. Il rapporto tra Jonah e Jesse va ben al di là dell'amore fraterno. Sì, perché Jonah è l'angelo custode di Jesse, colui che ogni giorno lo salva da morte sicura per soffocamento. Jesse soffre infatti di gravi allergie alimentari, soprattutto al latte e, dato che Will è ancora un poppante, Jesse non è mai al sicuro, nemmeno in casa. I suoi attacchi sono violenti, terribili, devastanti, tanto da spedirlo in ospedale. Jonah non può permettersi di perderlo mai di vista: controlla tutto ciò che mangia, tocca, respira. Si assicura anche che quella sbadata di sua madre non allatti Will e poi tocchi il fratello. Ogni volta che il cellulare squilla, il cuore di Jonah parte al galoppo per la paura che Jesse sia in fin di vita. Jonah vuole essere più forte, ha bisogno di essere più forte, per sorreggere una famiglia sull'orlo del baratro, per sostenere un fratello che rischia di morire ogni giorno, per non cedere al raptus omicida nei confronti di un bebè che riduce a brandelli i nervi di tutti. Rompersi le ossa e guarire è l'unico modo che Jonah conosce per rinforzarsi. Perché chiunque sa che un osso fratturato ha il potere di curarsi da solo e di ricrescere più forte, rinvigorito. E il primo pensiero di Jonah ogni mattina è quello di escogitare nuovi metodi per raggiungere lo scopo nella maniera più veloce ed efficace possibile. La sua è una storia di autodistruzione per amore. Dita, gomiti, femori, costole: il conto è minuziosamente riportato. E' un'impresa metodica. Una scarica di adrenalina, poi il dolore, intenso, nauseante. Un libro crudo e provocatorio, che descrive con realismo una forma estrema di autolesionismo.

Con la botta di oggi, fanno 2 femori + 1 gomito + 1 clavicola + 1 piede + 4 dita della mano + 1 caviglia + 2 dita del piede + 1 rotula + 1 perone + 1 polso + 2 costole. Totale = 17 ossa rotte. Ne mancano 189. Collisione. La prima sensazione è un dolore che conosco, un dolore sordo, il rumore del mio corpo che incontra il cemento. Mi preparo mentalmente al dolore vero – sarà tremendo, ma almeno ci sono abituato. E invece no. A questo dolore non sono affatto abituato. Mi sta letteralmente esplodendo un braccio. Ogni singolo tendine, ogni muscolo, ogni osso e tutto un fianco mi vanno a fuoco, corpo che schiaccia corpo, un dolore arancione e orrendo, il peggiore che abbia mai provato. Non appena riesco a prendere fiato, urlo.

Hannah Moskowitz
Hannah Moskowitz ha 19 anni e vive a Silver Spring, nel Maryland. Le tematiche caratterizzanti dei suoi libri sono: i fratelli, l’ambiguità sessuale e i bambini. In totale ha scritto 4 libri, di cui al momento solo uno è già uscito gli altri sono attesi tra l’aprile del 2011 e il 2012. Hannah studia presso l’Università del Maryland.

Anteprima Semina il vento di Alessandro Perissinotto

Sette polizieschi, un saggio e un romanzo: Per Vendetta. Alessandro Perissinotto continua il suo "obiettivo di denuncia" con Semina il vento, il nuovo libro edito da Piemme che uscirà martedì 19 aprile al prezzo di 16.50 euro. Attraverso gli occhi di Giacomo, maestro trentacinquenne accusato di omicidio, Perissinotto racconta la storia di Shirin, donna iraniana vittima di discriminazione. 


Semina il vento - Alessandro Perissinotto
Forse è stato il caso o forse l’amore a condurre Giacomo Musso, maestro di trentacinque anni, al Braccio 6, nel reparto di massima sicurezza di un carcere del Nord Italia. Sulle labbra, la dichiarazione di innocenza; tra le mani, il giornale che ritrae in prima pagina il corpo senza vita di sua moglie. Su consiglio del proprio avvocato, Giacomo decide di raccontare la propria vicenda, l’inevitabile serie di eventi che lo ha condotto in quella cella. E così torna all’epoca in cui, per riuscire a sopravvivere a Parigi, alternava il lavoro di curatore di mostre per bambini, a quello di cameriere. Era in quel periodo che aveva conosciuto Shirin. Non l’aveva trovata subito bella, almeno non nel senso consueto del termine; era stato attratto  piuttosto dalla storia che i suoi occhi sembravano celare, da quel profondo distacco verso chi le stava accanto, come se per lei la vita vera fosse altrove. Ci sono amori che iniziano all’improvviso, con notti memorabili, il loro invece era nato con la lentezza inesorabile delle cose fatte per durare. L’innamoramento, il matrimonio e poi la decisione che avrebbe cambiato le loro vite per sempre: lasciare Parigi per trasferirsi a Molini, sulle montagne piemontesi, nel paese dove lui era nato.
Lontano dalla frenesia della Capitale, tra le vecchie case di pietra e i rituali semplici di un posto che pareva essere rimasto indenne al trascorrere del tempo, Giacomo aveva rinsaldato il legame con la propria tradizione e Shirin aveva trovato una terra in cui far crescere quelle radici che le erano sempre mancate, quelle radici che i suoi genitori avevano reciso fuggendo dall’Iran e dalla rivoluzione islamica. 
Ma nessun luogo è al riparo dal vento dell’odio, dal fanatismo delle religioni, dall’arroganza del potere,dall’intolleranza strisciante. Così il paradiso aveva cominciato a scivolare verso l’inferno, prima piano, poi sempre più rapidamente, fino ad arrestarsi lì, in quella cella, con il tormento del ricordo d’un amore reso perfetto dalla morte.


Alessandro Perissinotto
Docente presso l'Università di Torino e autore di diversi saggi, approda alla narrativa nel 1997 con il romanzo poliziesco L’anno che uccisero Rosetta (Sellerio), al quale fanno seguito La canzone di Colombano e Treno 8017 (Sellerio 2000 e 2003). Nel 2004 pubblica per Rizzoli il noir epistolare Al mio giudice (Premio Grinzane Cavour 2005 per la Narrativa Italiana), seguito nel 2006 da Una piccola storia ignobile (Rizzoli), un'indagine della psicologa Anna Pavesi, che torna anche in L'ultima notte bianca e L’orchestra del Titanic (la cosiddetta trilogia di Anna Pavesi). Nel 2008 la riflessione sul poliziesco si sviluppa anche in forma saggistica con La società dell’indagine (Bompiani), mentre la sua produzione narrativa evolve con Per vendetta (Rizzoli 2009). I suoi romanzi sono stati tradotti in numerosi paesi europei e in Giappone. Collabora inoltre con il quotidiano La Stampa, e il suo supplemento TorinoSette.

venerdì 15 aprile 2011

Anteprima Scarlett di Barbara Baraldi... Torna in libreria la regina del gothic italiano

Una italiana per Mondadori:  Barbara Baraldi sarà presto in libreria con il seguito della sua trilogia urban fantasy che ha per protagonista la sedicenne Scarlett, divisa tra l'amore di Mikael -leader  del gruppo Dead Stones- e il tormentato cantante, nonché mezzo demone della Vendetta, Vincent. Il bacio del demone uscirà il 26 aprile al prezzo di 16 euro per la collana Shout.

scarlett_il_bacio_del_demone_baraldi_mondadoriScarlett.Il bacio del demone - Barbara Baraldi 
Da quando Mikael se n’è andato, Scarlett è sempre più spesso avvicinata da Vincent, il mezzo demone della Vendetta. Bello, tatuato e aggressivo, il cantante dei Dead Stones salva Scarlett e le sue amiche dalle conseguenze di un terremoto durante la festa di fine estate sulle rive del lago, proprio mentre una ragazza viene trovata morta nella propria tenda, inspiegabilmente vittima di un annegamento. Un demone antico e potente sembra essersi risvegliato dalle acque, e senza Mikael ad aiutarla, Scarlett può contare solo su Vincent. Ma può fidarsi di lui? A che prezzo? Per combattere il demone, Mikael torna sulla Terra. Vincent e Scarlett gli devono più di una spiegazione, ma solo con l’aiuto di tutti potrà sferrare l’attacco finale, tra le rovine di una chiesa gotica scoperchiata e spettrale. Per proteggere gli umani dai demoni, e per salvare il suo amore.




Il primo episodio:


L'amore ha occhi di ghiaccio. La morte di fuocoScarlett
Scarlett ha sedici anni e si è appena trasferita a Siena, lasciandosi alle spalle l’estate, la sua migliore amica e un amore che stava per sbocciare… Nella nuova scuola conosce Umberto, che le fa subito la corte, ma Scarlett ha capito che la sua compagna di banco, Caterina, è segretamente innamorata di lui. Cosa scegliere: l’amore o l’amicizia? La risposta arriva al concerto della scuola, quando sul palco sale un ragazzo con gli occhi chiari come il ghiaccio che la cercano in mezzo alla folla. Mikael, il bassista dei Dead Stones, sembra allo stesso tempo attratto e respinto da lei, e Scarlett non può evitare di tuffarsi in quegli occhi magnetici. Ma Mikael è troppo bello e troppo strano per essere vero: solo Umberto sembra conoscere il suo segreto, ma non riesce a mettere in guardia Scarlett… Poi un omicidio inspiegabile, e Scarlett viene aggredita da una spaventosa ombra dagli occhi di fuoco. Chi è veramente Mikael? Il suo angelo salvatore o il demone che la tormenta?



Barbara Baraldi
Barbara Baraldi ha lavorato come fotografa e modella nell'ambiente alternativo, ma la sua passione è raccontare Storie. Tra il 2006 e il 2009 vince alcuni premi letterari, tra cui il prestigioso "Gran giallo città di Cattolica", guadagnandosi l’appellativo di Dark Lady della letteratura italiana. Tra le sue pubblicazioni: Il dittico di Amelia (Perdisa, 2007, 2009), pubblicato con Luigi Bernardi, fondatore con Carlo Lucarelli di Einaudi Stile Libero Noir, La bambola di cristallo (Mondadori, 2008) Lullaby (Castelvecchi, 2010). Scarlett è la sua prima serie destinata a un pubblico young adult (Mondadori 2010).

Recensione Cappuccetto Rosso Sangue



(Per leggere trama e info clicca qui)

Voto: 

Scritto durante le riprese del film, non per un’illuminata ispirazione ma sotto esplicita richiesta della regista Hardwicke, Cappuccetto Rosso Sangue raccoglie la storia dell’omonimo film in uscita in Italia il 22 aprile (come tra l’altro è suggerito dalla copertina).
La trama si ispira solo vagamente alla storia di Cappuccetto Rosso e, per le atmosfere, mi ha ricordato molto “Il mistero di Sleepy Hollow”. Con questo ha infatti in comune l’ambientazione: un piccolo paese isolato e funestato da un elemento soprannaturale… non un cavaliere senza testa questa volta, ma un lupo. O meglio, un Lupo Mannaro.

E’ da tempi immemorabili che Daggohorn è infestata dalla presenza di questo mostro, e da solo un ventennio che i suoi abitanti ne hanno placato la fame sacrificando un animale a turno.
E’ la sera in cui tocca a Flora, la capretta di Valerie, che la bambina incontra per la prima volta il Lupo. Valerie ha sette anni, è bella, selvaggia e in costante ricerca di avventure che condivide con l’amico Peter, l’unico che la capisce e non la giudica perché è femmina. Ma Peter se n’è andato improvvisamente alcuni mesi prima, e la bambina non smette di cercarne i segnali nella foresta.

Il suo coraggio non è per questo venuto meno, e la notte del sacrificio sgattaiola di nascosto nella radura dove la povera Flora sta belando spaventata.
Fin quando non cala il silenzio e dall’ombra emerge una macchia nera bucata da due occhi gialli. Occhi che la guardano, che la vedono. Valerie è convinta che sia la sua fine, ma il Lupo la risparmia e sparisce nel bosco dopo aver fatto sparire Flora.

Dieci anni dopo, Valerie non è cambiata più di tanto: ugualmente bella, ugualmente selvaggia, ugualmente ribelle. Quasi altera, non eccelle nelle faccende domestiche e non si interessa di ragazzi nonostante tutte le sue amiche siano innamorate di Henry Lazar, gentile, bello e soprattutto ricco.
Il giorno della mietitura Valerie, la sorella Lucie, la pudica Roxanne, l’arrogante Prudence e la sfrontata Rose incontrano i numerosi ragazzi venuti a lavorare dagli altri villaggi, e tra l’eccitazione generale Valerie riconosce Peter. Proprio lui, ma molto più tenebroso, affascinante e misterioso.

Il ragazzo le dà appuntamento la sera e la porta in un punto della foresta, ma, mentre Valerie aspetta che il giovane posi il cavallo rubato, la luna fa capolino dalle nuvole. Ed è tinta di rosso sangue.

Si scatena il panico generale, fuggono tutti e Valerie è costretta ad abbandonare la sua posizione.
Il Lupo è in agguato.
E ha già scelto la sua vittima.

Cappuccetto Rosso Sangue ha uno stile che potremmo definire “ad hoc”. La neolaureata in scrittura creativa Sarah Blakley-Cartwright sfrutta tutte le sue competenze, e di vede. Ma se da un lato questo permette al lettore di rimanere coinvolto nella narrazione, dall’altro, da un punto di vista più critico, potremmo considerarlo uno stile un po’ preconfezionato. Uno stile cinematografico che descrive i luoghi e dà vita a personaggi canonici (Valerie “bella e ribelle”, Peter “bello e tenebroso”, Henry “bello e gentile”… avrete capito che ci troviamo davanti al solito triangolo, no?), che racconta ma che non va a fondo. Non è un cattivo stile, ma non è uno stile ambizioso.  

I personaggi, come ho già detto, sono un po’ stereotipati, presentati sotto una luce che non si discosta mai dal loro carattere predefinito. Unico personaggio veramente affascinante è il Lupo, che nelle sue brevi apparizioni appare come una creatura intelligente e intrigante, e, soprattutto, di cui non conosciamo la vera identità.
Tutto il libro gioca infatti sul dubbio assillante di chi sia questo benedetto Lupo Mannaro. Nonostante tutti i sospetti vertano su Peter, non bisogna essere Miss Murple per capire che il maggior sospettato non è MAI il vero colpevole. E allora chi sarà?

Ponendomi questo interrogativo, io ho sospettato praticamente di tutti. Di indizi non ce ne sono, ogni comportamento è fuorviante, si finisce per ideare una lista dei sospetti in cui si escludono tutti quelli che erano presenti durante gli attacchi del Lupo.
In questo la Blakley-Cartright è stata bravissima. Fino all’ultimo non si capisce chi sia il vero Lupo. Ma proprio fino all’ultimo eh.
Sì, perché alla fine chi sia il Lupo non è che si capisce. Non si sa. E non si sa perché l’ultimo capitolo con la rivelazione sarà messo sul web solo il 22 aprile.

E’ inevitabile sollevare una piccola polemica. Consultando i giudizi sulla rete, questa mossa commerciale è costata alla Mondadori le ire funeste di molte lettrici che si sono sentite giustamente truffate da un’operazione, diciamolo, poco onesta. 17 euro per un libro a metà? No, non è decisamente leale né giusto. Se l’obiettivo era quello di creare aspettative nei confronti del film (cosa che accentua molto di più l’idea che il romanzo sia esclusivamente funzionale alla produzione cinematografica ) la Mondadori ha fatto un passo falso, perché basta andare su internet per scoprire da fonti che hanno guardato il film americano chi sia il Lupo. Un’operazione deleteria, insomma, che la casa editrice poteva risparmiarsi (e risparmiarci).

Per tornare al libro, in conclusione, come potrei definirlo in poche parole? Piacevole, sì. Accattivante, in alcuni punti. Una lettura scorrevole senza infamia né lode. Da leggere per trascorrere in compagnia un pomeriggio… sempre che siate disposti a scoprire solo il 22 (o molto sommariamente su internet) chi sia il famigerato Lupo Mannaro. 

giovedì 14 aprile 2011

Interview with... Clara Sanchez, l'autrice del best-seller "Il profumo delle foglie di limone"!

Ero piuttosto nervosa per questa intervista e tutto il suo percorso è stato un po' sofferto, dalla formulazione delle domande (con il dubbio assillante che "non mi prenderà mica per una stupida se le chiedo questo?") alla traduzione per cui devo ringraziare la mitica Sakura 87, alla ricezione delle risposte per cui ho dovuto aspettare un po'. Ma alla fine eccola qui! Dopo aver recensito Il profumo delle foglie di limone, Dusty pages in Wonderland intervista...

 Nata l'1 marzo 1955 a Guadalajara, l'infanzia di Clara Sanchez è stata segnata dai frequenti viaggi di lavoro di suo padre. Laureata in Filologia Spagnola all'Università di Madrid, ha deciso più tardi di stabilirsi in questa città e ha cominciato subito ad insegnare alla National University of Distance Education. La Sanchez ha curato la prefazione delle opere di diversi autori esteri come Yukio Mishima e Andrzej Szczypiorski, ha scritto per varie testate giornalistiche nazionali, ha partecipato come ospite alla trasmissione del canale spagnolo TVE ¡Qué grande es el cine! condotto da Jose Luis Garci. Il suo primo romanzo, Piedras Preciosas (1989), che è stato acclamato dalla critica, ha in comune con le opere seguenti il lato intimistico, la prosa costumbrista e il cinico senso dell'umorismo nel rivelare l'inadeguatezza del mondo moderno. Dopo No es distinta de la noche (1990) e En palacio varado (1993) ha scritto: Desde el mirador (1996), un'esplorazione della vulnerabilità umana attraverso il ritratto di una quarantenne; El misterio de todos lo dias (1999), la storia di una professoressa che si innamora di uno dei suoi studenti; Ultimas noticias del paraiso (1999), l'esplorazione della solitudine della gioventù contemporanea, che ha vinto il prestigioso Premio Alfaguara nel 2000. I suoi lavori sono stati pubblicati contemporaneamente in Spagna e in America latina. Nel 2010 la Sanchez ha ricevuto il Premio Nadal per il suo romanzo Lo que esconde tu nombre (uscito in Italia con il titolo Il profumo delle foglie di limone) un thriller psicologico che ha per protagonisti uno spagnolo repubblicano sopravvissuto ai campi di concentramento di Mauthausen-Gusen ed una giovane donna che ha incrociato sulla sua strada una coppia di anziani nazisti nella Costa del Sol.


Interview with...

Clara Sanchez

M: Benvenuta Clara e grazie mille per aver accettato questa intervista!

Bienvenida Clara y gracias por haber aceptado esta entrevista!

M: Cosa l'ha indotta ad avvicinarsi ad un tema delicato come il nazismo?

¿Qué le ha llevado a acercarse a un tema tan delicado como el nazismo?

C: Circostanze della vita. Non avrei mai scritto questo romanzo se durante la mia giovinezza non avessi conosciuto diversi nazisti e non fossi entrata in contatto in prima persona con una realtà che, anche molti anni dopo, continua a esistere. Forse se tre anni fa non avessi visto in un quotidiano la foto di Fred e Karin (la coppia nazista del romanzo) non avrei ripensato a ciò che sapevo e non mi sarebbe venuta voglia di parlare di paura, di impunità, di amicizia, e del fatto che persino i mostri si innamorano.



(Circunstancias de la vida. Jamás se me habría ocurrido escribir esta novela si en mi juventud no hubiese conocido a varios nazis y no me hubiese enterado de primera mano de una realidad que bastantes años después ha seguido vigente. Quizá si hace tres años no hubiese visto la foto en un periódico de Fred y Karin (el matrimonio nazi de la novela) no me hubiese puesto a pensar en lo que yo sabía y no me hubiesen entrado ganas de hablar del miedo, de la impunidad, de la amistad y de que los monstruos también se enamoran.)


M: In una sua intervista al Que Leer, lei dice che "Lo que esconde tu nombre" non è un romanzo sociale,
politico o storico. Quale dimensione ha voluto allora conferire al suo libro?

En una entrevista en la revista Que Leer, usted dijo que 'Lo que esconde tu nombre' no es una novela
social, política o histórica. ¿Qué dimensión entonces quiso darle a su libro?


C: Volevo penetrare l'intimità di questi vecchi nazisti che, indossando una maschera di normalità, sopravvivono nelle coste spagnole camuffati da turisti pensionati, e che sono quegli stessi giovani nazisti che commisero le atrocità che hanno cambiato la storia, la politica e la società. Ho sempre avuto la sensazione di star scrivendo un romanzo intimo che parla di sensazioni, emozioni, e molte paure di trascendenza storica e sociale.


 (Quería meterme en la intimidad de estos viejos nazis que sobreviven camuflados con turistas jubilados en las costas españolas tras una máscara de normalidad y que son aquellos mismos jóvenes nazis que cometieron las atrocidades que cambiaron la historia, la política y la sociedad. Siempre tuve la sensación de estar escribiendo una novela íntima que habla de las sensaciones, emociones y muchos miedos que tuvieron una trascendencia histórica y social.)


M: Perché i personaggi di Fred e Karin sono nazisti norvegesi e non tedeschi? C'è un motivo in
particolare che l'ha spinta a fare questa scelta?

¿Por qué los personajes Fred y Karin son nazis noruegos y no alemanes?¿Hay un motivo en especial que le
empujó a hacer esta elección?

C: Perché sono ispirati a personaggi reali (una coppia veramente esistita) che fino a tre anni fa vivevano ancora nella Costa del Sol (nel romanzo risiedono in Costa Bianca) e che erano -o sono- norvegesi. Vidi la loro foto in una pubblicazione norvegese della Costa del Sol e immediatamente diventarono i protagonisti principali de Il profumo delle foglie di limone, insieme a Sandra e Julián. Fred e Karin erano i mostri nascosti dietro volti gradevoli. Riempivano di dubbi la testa di Sandra. Rimuovevano l'anima di Julián. E, attraverso il romanzo, mettevano il dito nella piaga di una realtà scomoda che la Spagna aveva accantonato senza saperne il perché.


(Porque están inspirados en personajes reales (una pareja real) que por lo menos hace tres años aún vivían en la Costa del Sol (en la novela residen en la Costa Blanca) y que eran o son noruegos. Vi su foto en una publicación noruega de la Costa del Sol e inmediatamente se convirtieron en los protagonistas principales de Il profumo delle foglie di limone, junto con Sandra y Julián. Fred y Karin eran los monstruos que se esconden tras caras agradables. Ellos iban a minar de dudas la cabeza de Sandra. Ellos iban a remover el alma de Julián. Y ellos, a través de la novela, han puesto el dedo en la llaga de una realidad incómoda que en España se había arrinconado sin saber por qué.)

M: Cosa pensa delle teorie negazioniste, che vogliono fermamente smentire, nonostante le prove e
testimonianze evidenti, la realtà dei campi di concentramento e del genocidio ebreo?

¿Qué piensa usted de las teorías negacionistas, que quieren firmamente negar, no obstante las pruebas y los
testimonios evidentes, la realidad de los campos de concentración y del genocidio hebreo?

C: Queste teorie sono in linea con la mentalità nazista, che si impegna a distorcere la realtà perché sia come essi (i nazisti) vogliono. Non hanno alcun rispetto per la verità e proprio per questo riuscirono a giungere all'assurdo più macabro che si possa immaginare.

(Estas teorías están en la línea de la mentalidad nazi que se empeña en retorcer la realidad para que sea como ellos (los nazis) quieren que sea. No sienten ningún respeto por la verdad y por eso llegaron al absurdo más macabro que se pueda imaginar.)

M: Quale sforzo è occorso per immedesimarsi nella mente di un nazista e come ci è riuscita? Crede
davvero fossero fermamente convinti della giustizia delle proprie azioni?

¿Cómo ha hecho para identificarse con la mente de un nazi y cómo lo ha logrado? ¿De verdad cree que ellos
estaban firmamente convencidos de la justicia de sus acciones?


C: Non sembra che si siano pentiti. Era gente che poteva lasciare a briglia sciolta i suoi bassi istinti di superiorità razziale sotto la protezione di un sistema legale. I nazisti che ho visto nella Costa Bianca celebrano il compleanno di Hitler in uniforme. Lo raccontava la gente che lavorava per loro. Erano orgogliosi di essere ciò che erano.


(No parece que se hayan arrepentido. Era gente que podía dar rienda suelta a sus bajos instintos de superioridad  racial bajo la protección de un sistema legal. Los nazis que vi en la Costa Blanca celebraban el cumpleaños de  Hitler vestidos de uniforme. Lo contaba la gente que trabajaba para ellos. Estaban orgullosos de ser quienes  eran.)



M: Perché inserire Sandra nella narrazione, un personaggio totalmente fuori contesto dalla dimensione
temporanea e psichica di Julian e dei nazisti?

¿Por qué introducir en la narración a Sandra, un personaje totalmente fuera de contexto en relación a la
dimensión temporal y psíquica de Júlian y de los nazis?


C: Sandra mi ricorda me stessa quando, agli inizi degli anni '80, arrivai a Denia (un paese costiero) e realizzai che il mio vicino era un importante nazista, un costruttore della zona. Mi impressionai molto, perché nella mia mente i nazisti appartenevano già a un altro mondo. Poi mi resi conto che ce n'erano altri e che in passato, dopo la seconda guerra mondiale, altri si erano rifugiati lì. Da allora il nazismo smise di essere passato remoto e divenne presente. Il profumo delle foglie di limone non è un romanzo sul passato, ma sul presente, una frangia del presente irrisolta. Iniziò a interessarmi tutto ciò che aveva a che fare con profughi nazisti, estradizioni, cacciatori di nazisti. Volevo scrivere dell'impunità non in termini generali, ma all'interno di una storia umana. E quando quell'esperienza dei primi anni '80 si unì alla foto dei vecchi nazisti norvegesi di cui parlavo prima, il romanzo si mise in funzione. Sandra è il presente. Sandra è tutti coloro che credono che il nazismo sia stato un sogno e che è già passato.


(Sandra me recuerda a mí cuando a principio de los años 80 llegue a Denia (un pueblo costero) y me enteré de  que mi vecino era un nazi importante, un constructor de la zona. Me impresionó mucho porque en mi mente  los nazis pertenecían ya a otro mundo. Luego fui enterándome de que había otros y que en el pasado, tras la II  Guerra Mundial, otros más se habían refugiado allí. A partir de entonces el nazismo dejó de ser pasado remoto  y se convirtió en presente. Il profumo delle foglie di limone no es una novela sobre el pasado, sino sobre el  presente, un fleco del presente sin resolver. Empezó a interesarme todo lo que tuviera que ver con prófugos  nazis, extradiciones, cazanazis. Quería escribir sobre la impunidad no en términos generales sino desde dentro  de una historia humana. Y aquella experiencia de principio de los 80 se unió a la foto de los viejos nazis  noruegos de la que he hablado antes y la novela se puso en funcionamiento. Sandra es el presente. Sandra somos  todos los que creemos que el nazismo fue un mal sueño y que ya ha pasado.)

M: Karin è una donna anziana e deforme, accecata dal mito della giovinezza e della gloria dei tempi passati. Il
suo tentativo di ringiovanire grazie alle fiale miracolose che le fornisce l'amica Alice ricorda paurosamente la
smania sempre più diffusa di fermare il tempo grazie a tecnologie sempre più avanzate e, in particolare, alla
chirurgia plastica. Quale nesso può esserci tra la nazista Karin, affamata di vita, ed una donna che non accetta
l'invecchiamento del proprio corpo?

Karin es una mujer vieja y deforme, obsesionada por el mito de la juventud y por la gloria de los tiempos
pasados. Su intento de rejuvenecer gracias a las ampollas milagrosas que su amiga Alice le provee recuerda
con miedo la ansia siempre más difundida de detener el tiempo con tecnologías siempre más avanzadas y, en
particular, con la cirurgía plástica. ¿Qué conexión puede haber entre la nazi Karin, hambrienta de vida, y una
mujer que no acepta el envejecemiento de su cuerpo?

C: C'è molta differenza. Ci sono donne e uomini che si sottomettono alla tortura della chirurgia proprio perché sono coscienti di essere umani e mortali, e che se vogliono mantenere la pelle liscia non hanno altro rimedio se non soffrire. I nazisti, invece, facevano soffrire gli altri, erano vampiri. Karin è una vampira che vuole assorbire la gioventù di Sandra e che crede di appartenere a una razza eletta in grado di inventare l'immortalità.


(Hay mucha diferencia. Hay mujeres y hombres que se someten a la tortura de la cirugía precisamente porque 
son conscientes de que son humanos y mortales y que no tienen más remedio que sufrir si quieren arrancarle 
un poco más de piel lisa a la vida. Los nazis, en cambio, hacían sufrir a los demás, eran vampiros. Karin es una  vampira que quiere absorber la juventud de Sandra y que cree que ellos son una raza elegida capaz de inventar la   inmortalidad.)


M: Sappiamo che un anno fa ha ricevuto lettere minatorie da parte di gruppi filonazisti. Per quale motivo
in particolare si erano sentiti minacciati da "Lo que nasconde tu nombre"?

Sabemos que hace un aňo usted recibió cartas amenazadoras de grupos partidarios del
nazismo. ¿Por qué motivos en especial se habían sentido amenazados por “Lo que esconde tu
nombre”?

C: La prima lettera che ricevetti diceva che dovevo lasciare in pace quei poveri vecchi che tanto avevano fatto per la Spagna e la Germania. Credo che se avessi inventato una storia in cui erano giovani in uniforme non si sarebbero lamentati. Credo che non gli abbia fatto piacere, che io avessi fatto un po' di luce su questi esseri in età avanzata e in pantaloni corti che stanno trascorrendo gli ultimi giorni della loro vita senza rendere conto a nessuno.



(La primera misiva que recibí decía que dejara en paz a esos pobres ancianos que tanto habían hecho por España y Alemania. Creo que si hubiese urdido una historia en que ellos fuesen jóvenes en uniforme no les habría molestado. Creo que no les hizo gracia que pusiera un foco de luz sobre estos seres en pantalón corto de edad avanzada que están pasando los últimos días de su vida sin rendir cuentas a nadie.)


M: La vittoria del premio Nadal l'ha definitivamente consacrata nel panorama della letteratura mondiale,
conciliando l'entusiasmo della critica con quello dei lettori. Secondo lei, qual è il motivo per cui il
suo romanzo ha scosso le coscienze (citando "el mundo") più di altri? Cosa ci fa più paura di Fred e
Karin?

La victoria del premio Nadal ha consagrado definitivamente su nombre en el panorama de la
literatura mundial, conciliando el entusiasmo de la crítica con el de los lectores.¿Según usted, por qué
su novela ha sacudido las conciencias (citando El mundo) más que otros?¿Qué nos asusta más de
Fred y Karin?

C: Fred e Karin sono il riflesso di tutti coloro che, qualunque cosa abbiano fatto, riescono a fuggire senza che la società riaggiusti i conti con loro. Impunità sanguinante, la chiamerei io. Però soprattutto perché Fred e Karin ci ricordano che non sempre siamo ciò che sembriamo. Nessuno, incontrando questi anziani in spiaggia o al supermercato, sospetterebbe ciò di cui sono capaci.



(Fred y Karin son el reflejo de todos aquellos que hagan lo que hagan logran escaparse sin que la
sociedad ajuste cuentas con ellos. Impunidad sangrante, la llamaría yo. Pero sobre todo porque Fred
y Karin nos recuerdan que no siempre somos lo que parecemos. Nadie al encontrarse con estos
ancianos en la playa o en un supermercado sospecharían de lo que son capaces.)


M: Anche la Spagna ha subito la sua personale forma di totalitarismo. Perché per il suo romanzo ha scelto di
parlare del nazismo piuttosto che del franchismo?

También España sufrió su personal forma de totalitarismo. ¿Por qué en su novela eligió hablar del nazismo y
no del franquismo?

C: Perché qualcuno doveva occuparsi dei nazisti che sono sopravvissuti al franchismo nella Spagna d'età democratica.


(Porque alguien tenía que ocuparse de los nazis que han sobrevivido al franquismo en España en época 
democrática.)

M: Posso farle una domanda un po' infantile? Quali sono i suoi autori preferiti, quelli che l'hanno formata come persona e scrittrice?

¿Puedo dirigirle una pregunta un poco infantil? ¿Cuáles son sus autores favoritos, los que la han
formada como persona y escritora?


C:  E' difficile rispondere, perché un nome tira l'altro. Direi un classico spagnolo, La Celestina (Fernando de Rojas, 1499), un libro geniale in cui il sublime e il triviale impastano la vita di tutti i personaggi, e inoltre ha creato il mito di una delle donne più forti della letteratura universale. Poi passiamo a “La Metamorfosi” di Kafka, che mi ha rivelato che non ero l'unica a soffrire l'angustia della nostra assurda vita. E, infine, direi un'autrice italiana che adoro per la sua naturalezza e ironia, Natalia Ginzburg. 

(Es difícil contestar porque detrás de un nombre viene otro y otro. Diré un clásico español “La Celestina” (Fernando de Rojas, 1499), un libro genial donde lo sublime y lo más bajo amasan la vida de todos los personajes, y además creó el mito de una de las mujeres más fuertes de la literatura universal. Luego nos podemos ir a “La Metamorfosis”, de Kafka, que me descubrió que yo no era la única en sentir la angustia de nuestra absurda vida. Y, para terminar, diré una autora italiana que me encanta por su naturalidad e ironía, Natalia Ginzburg.)

M: Grazie mille per l'onore che mi ha concesso... Le faccio i miei più vivi complimenti e spero con tutto il
cuore di avere l'occasione di intervistarla un'altra volta!

Mil gracias por el honor que me ha concedido. Me cumplimento mucho y espero con todo mi corazón de volver a tener la ocasión de entrevistarla en el futuro!


Traduzione a cura di Sakura87

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