lunedì 14 marzo 2011

Interviwe with... Barbara Fiorio!

Dopo un lungo travaglio fatto di mail non ricevute, siamo riusciti finalmente a concludere l'intervista con l'autrice di Chanel non fa scarpette di cristallo! Ricordate la recensione? Il libro è un simpatico mix di fiabe e realtà, dalla copertina bellissima e accattivante!



Interview with...

Barbara Fiorio.

M: Ciao Barbara e benvenuta su Dusty pages in Wonderland! Prima di tutto, vorresti parlarci un po' di te?

B: Ciao a tutti e grazie per avermi invitata. Cominci subito con le domande difficili, eh? :)
Sono nata il primo novembre di un po’ d’anni fa già contrariata, così mi dicono (la leggenda narra che la mia prima parola sia stata UMPFT, con tono anche un po’ scocciato).
In realtà mi piace molto ridere e io stessa sono uno dei miei bersagli preferiti. Credo che se chiedeste ai miei amici di descrivermi, “ironia” sarebbe forse la parola usata più spesso.
Nello specifico ho fatto molti lavori, per lo più nel campo della comunicazione. Amo leggere fin da bambina, ovviamente amo scrivere, amo stare con gli amici, sono sociale ma poco da “movida”, adoro le serate in casa sul divano in compagnia dei miei gatti, ho una insana passione per i serial tv, la mia debolezza è il cioccolato (ma quello buono!).

M: Chanel non fa scarpette di cristallo non è la tua prima avventura nel mondo della scrittura e dell'editoria, sappiamo infatti che hai già pubblicato “C'era una svolta”. Sembra quindi che tu non voglia proprio abbandonare il mondo delle fiabe! Come mai ti senti in sintonia con questo tema?

B: Le fiabe fanno parte di me fin da quando ero davvero piccola. Ogni sera mi addormentavo con una fiaba raccontata e a volte anche inventata al momento (mio padre era ed è un eccezionale inventore di storie buffe). Quando ho imparato a leggere e a scrivere, ho cominciato a divorare libri di fiabe e a scriverne e il mio desiderio più grande era di diventare un giorno una scrittrice. Diciamo pure che avevo una promessa da mantenere :)
In realtà abbandonerò quel mondo, perché penso di aver dato quello che potevo e penso sia giusto cominciare a camminare anche in territori diversi, è un processo di crescita necessario per non fossilizzarsi.
Insomma, temo che dovrò cominciare ad affrontare la realtà e scrivere di quella.

M: Cosa pensi che possa avere in comune una fiaba con la realtà? Credi che esista il "lieto fine" per ognuno di noi?

B: Mi piacerebbe risponderti di sì, ma mentirei. Non penso che esista necessariamente il lieto fine per ognuno di noi, se lo intendiamo come evento fatale che qualche entità superiore ci dona. Mi pare che la realtà sia talmente casuale, al contrario delle fiabe, che l’unico modo di essere se non felici almeno sereni e soddisfatti sia quello di avere ben chiari i propri desideri, le proprie attitudini, le proprie forze e le proprie debolezze e giocarsi una partita a scacchi con questi elementi. Io desideravo scrivere un libro fin da bambina ma non ho mai pensato di poter davvero esserne capace. Divoravo i libri scritti da altri e ogni volta pensavo che non sarei mai stata brava come loro.
Poi un giorno è successo, ci ho provato, ho scritto un libro, l’ho mandato a un editore, lui l’ha letto e lo ha pubblicato. Quello è stato il lieto fine più bello che io abbia avuto finora. Ma non è caduto dal cielo.

M: Cosa pensi delle donne di oggi? Hanno ormai imparato a distaccarsi dal proprio ruolo di
principesse che attendono di essere salvate, o alla fine credono tutte nel principe azzurro?

B: Non amo generalizzare. Ci sono donne che aspettano di essere salvate (dai draghi della solitudine o dalle streghe della vecchiaia, per esempio) e altre che non hanno alcun bisogno di essere salvate, se la cavano alla grande da sole, ma magari vorrebbero un compagno per condividere un progetto di vita comune. Penso che, comunque, in ognuna di noi ci sia una piccola parte che aspetta alla finestra, con sguardo un po’ sognante, l’arrivo di un Qualcuno, d’altra parte il sogno di trovare l’anima gemella appartiene all’umanità da secoli (ora, non voglio scomodare Platone e la sua storia della mezza mela, ma, ecco, è dal tempo dei tempi che gli umani hanno “l’afflato dell’ammmore”). Certo, il fatto che noi femminucce siamo cresciute col mito di un mammalucco vestito d’azzurro che fa la sua entrata alla fine della storia senza alcun merito, non ci aiuta a essere razionali…Ma chi lo è, in amore?

M: E tu nel principe azzurro ci credi?

B: Bwwwahahahahahahah
Ok, scusa, cerco di essere seria. Nella vita ho incontrato fighissimi cavalieri neri e maledetti, giullari sgargianti, fanfaroni scoloriti, stallieri color pastello ma ancora nessun principe azzurro.
Sai in cosa preferirei credere? In un uomo che non si comporti da ventenne a quarant’anni, che sappia trattare una donna come una principessa, che abbia in sé una nobiltà insita, che non sia superficiale come la schiuma di mare, che non nutra invincibili demoni personali, che non nasconda nelle segrete del suo castello donne squartate o sentimenti incatenati. Un uomo normale, dignitoso come un re e consapevole come un comune mortale. Dici che è più facile trovare il principe azzurro? ;)

M: Beatrice, Maddalena e Penelope sono donne forti che potrebbero fare benissimo a meno di un uomo... contemporaneamente però ne sentono il bisogno e alla fine tutte e tre si ritrovano felicemente fidanzate (o in procinto di sposarsi). Secondo te è vero che una donna, nonostante la realizzazione personale, abbia sempre in qualche modo la necessità di "accasarsi"? E se sì, perché?

B: Bè, considera che Beatrice, Maddalena e Penelope rappresentano tre archetipi, il loro lieto fine è necessariamente quello per ragioni letterarie. Ma se vogliamo uscire dalla struttura fiabesca, torniamo a quello cui facevo cenno prima: penso che sia istintivo per ciascuno di noi, uomo o donna, tendere a costruire un nido con un compagno o una compagna. Lo fanno anche gli animali e alcuni sono fedeli per la vita. Oggi le donne hanno molte più opportunità che in passato e questo potrebbe anche creare grandi conflitti interiori, ma ben vengano le scelte e le definizioni delle proprie, personali, priorità. Non penso che una donna possa trovare la propria realizzazione solo accasandosi, avendo un marito e dei figli. Penso che quella sia una delle possibilità. Per alcune donne quello è un obiettivo imprescindibile e prioritario, per altre no. Non c’è giusto e sbagliato, l’importante è che sia davvero una libera scelta.

M: Attribuisci un aggettivo per ogni protagonista del tuo libro. Qual è la tua preferita e quella che senti più vicina a te?

B: Un aggettivo è troppo poco, farò una piccola insubordinazione e dirò qualcosa di più.
Beatrice è la donna che relega i desideri nelle fiabe che scrive, per non concedersi di illudersi. E’ una creativa, sognatrice, ironica che ha sofferto moltissimo e che si ritrova a fare i conti con le proprie paure.
Maddalena è quella tosta, che affronta la vita con praticità, è quella un po’ caustica che ha il controllo della situazione, che protegge e sdrammatizza, ma che, come le altre, ha un lato profondamente sensibile.
Penelope è la romantica per eccellenza, la più “fiabesca” delle tre, l’idealista anche un po’ ingenua ma con grande dignità.
Difficile dirvi quale sia la mia preferita, sono tre mie creature (anche se, se mi sentissero, mi ricorderebbero un po’ piccate che sono nate molto prima di me) e io ho dato a ciascuna di loro una mia “costola”.
Quella che più mi rappresenta in modo evidente per chi mi conosce è Beatrice, ma tanti mi hanno ritrovata in Maddalena, che è il mio lato più “pubblico”, mentre solo pochi conoscono la Penelope che è in me :)

M: Dicci la verità: se ti fossi trovata nella situazione di Penelope, anche tu avresti ridotto la casa di Giorgio in quel modo??

B: La verità è che mi ci sono trovata e non ho ridotto la casa di “Giorgio” in quel modo, come invece le mie amiche avrebbero tanto voluto che facessi. Forse con un pizzico di rammarico per non averlo fatto davvero, mi sono goduta immensamente la scrittura di quelle pagine :)
E’ anche una citazione voluta: una delle prime cose che, nel libro di Bulgakov, Margherita fa quando vola sulla scopa, è proprio quella di devastare la casa del feroce critico nemico del Maestro. Quello è un passaggio che secondo me ha una forza viscerale travolgente.

M: Del tuo libro ho molto apprezzato il riferimento a Il maestro e Margherita di Bulgakov. Vuoi un poco commentarci questo libro? Quali sono i passi che preferisci e perché hai deciso di introdurlo nel tuo romanzo?

B: Quel libro è per me magico e ha un valore affettivo inestimabile. E’ una fiaba moderna, non poteva mancare in questa storia, proprio perché, per certi versi, è una storia che mi appartiene molto. Woland è ovunque, è in ogni pagina, in ogni parola, è lui il motore di tutto e Margherita, bè, Margherita non si vede, non c’è ma ogni cosa è stata fatta per lei. Per me quel libro ha una potenza incredibile e ho sempre detestato il Maestro, un ometto debole ed egocentrico reso grande solo dall’amore che quella donna fantastica ha per lui. Per inciso, per me, la vera storia d’amore sarà sempre tra Woland e Margherita, nessuno riuscirà a farmi cambiare idea. Sia recisa la lingua infame al mentitore che ci proverà!

M: Ultima domanda: quale personaggio delle fiabe ti piacerebbe essere e per quale motivo?

B: La strega di Hansel e Gretel, avrei sempre voluto saper fare i dolci come lei e vivere in una casetta di marzapane. In alternativa una fata, adoro fare magie e con una bacchetta di nocciolo, sono sicura, farei faville.

Grazie mille per essere stata in nostra compagnia ^_^

Grazie a voi!



Barbara Fiorio
Nata a Genova nel 1968, ha pubblicato C’era una svolta (2009). Ha due gatti, fa un ottimo salame dolce, è ghiotta di cioccolato, lancia fulmini e secondo alcuni legge nel pensiero, anche se ciò l’annoia spesso. Ha imparato che non tutti i rospi sono principi travestiti, ma mantiene ferma la convinzione che comportarsi da principessa sia imprescindibile per una vita da favola.


6 commenti:

  1. Bella intervista, la scrittrice ispira simpatia e da quello che ho letto ora sono ancora più curiosa riguardo a questo romanzo...

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  2. È un'intervista bellissima! E Barbara Fiorio una grande! Avevo letto "C'era una svolta" e l'avevo trovato fanatastico quindi questo libro lo prenderò a scatola chiusa.

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  3. intervista divertente,sostenuta con intelligenza da ambo le parti,ho letto il libro e mi è piaciuto molto,ho amato quel mix di fiaba e di realtà,ma
    ho infinitamente apprezzato in quelle figure femminili la realtà della vita di oggi e le sue contraddizioni. Aspetto di leggere il prossimo romanzo con molta curiosità.

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  4. Complimenti per l'intervista, è stata uno spasso e la Fiorio è molto simpatica :)

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  5. Un libro fantastico!

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  6. Grazie a tutti per i complimenti ^^

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