giovedì 6 marzo 2014

6 mini-recensioni: The Elite, Dieci dicembre, La grande notte, Resistere non serve a niente, È così che la perdi, Il club delle cattive ragazze



Come succede quando mi trovo davanti una pila di libri da recensire, magari risalenti a un po' di tempo fa e/o su cui non potrei scrivere nulla di dettagliato, ho deciso di riassumere in un unico post tutto quello che avrei da dire su ultime letture, lontane e vicine. Alcune risalgono addirittura all'anno scorso - sì, è tanto che questo post attende di essere scritto -, mentre altre come Dieci dicembre o The Elite le ho appena terminate. Non sono recensioni altamente professionali, più che altro un sunto del mio pensiero che mi portavo addosso da un po' troppo tempo.



È così che la perdi è lo spin off di un libro che ho molto amato, La breve favolosa vita di Oscar Wao, vincitore del premio Pulitzer nel 2009. Junot Diaz, l'autore, è un dominicano naturalizzato statunitense: nei suoi libri lo stile irriverente, colorito, talvolta persino aggressivo si confà alla trasposizione forse un po' caricaturale del suo mondo d'origine, Santo Domingo, dove machismo, senso dell' onore, povertà e donne sensuali concorrono a disegnare un quadro dalle tinte forti. Il linguaggio, come sottolineato, è peculiare, mescola spagnolo e inglese, introduce neologismi a dir poco originali (non dimenticherò mai aficasia, in cui l'alfa privativo rende lampante di cosa è sprovvisto chi ne soffre...). La breve favolosa vita di Oscar Wao era una storia familiare fatta di donne, fortissima e splendida, che raccontava la dittatura di Trujillo e, contemporaneamente, la storia di un ragazzo nerd con parecchi chili di troppo e l'unico desiderio di attrarre le attenzioni di una ragazza. In È così che la perdi, nettamente più breve, i ruoli sono ribaltati e il protagonista è Yunior, che, come ogni buon domenicano - è per questo che poco fa ho parlato di caricatura, sembra che Diaz giochi molto con i luoghi comuni - non si contenta di una sola ragazza (il libro esordisce: "Non sono un cattivo ragazzo. So che dicendolo sembro un po’ paraculo, però è vero. Sono uguale agli altri: debole, pieno di magagne, ma tutto sommato buono. Eppure Magdalena non è d’accordo. Mi considera un tipico uomo dominicano: un sucio, uno stronzo. Vedete, molti mesi fa, quando Magda era ancora la mia ragazza, quando ancora non dovevo stare attento praticamente a tutto, le ho messo le corna con questa tipa che aveva una gran testa di capelli anni Ottanta. A Magda non l’ho detto. Sapete com’è.") I temi si susseguono: lo spettro della morte, presente sotto forma di malattia, le donne ancora una volta, lo sradicamento dalla propria terra, il punto di vista femminile, il maschilismo. Nulla che non avessimo già visto nel primo libro, di cui È così che la perdi rappresenta una debole appendice, per quanto Diaz riesca a renderla nuovamente colorata. Non lo consiglio a chi non ha letto il primo libro, perché potrebbe scartare a priori un autore che vale molto più di questo.
Voto: 


La Grande notte è un piccolo capolavoro in puro stile shakespeariano, che ritrova e rinnova le atmosfere di Sogno di una notte di mezza estate in un complesso urbano e contemporaneamente fiabesco, con uno stile onirico o concreto - in base alla situazione - talvolta confusionario ma assolutamente poetico. Chris Adrian scrive da Dio e il suo è un libro complesso, a tratti psicologico, una miscela originalissima di esperienze umane e fatate cui i protagonisti si trovano, loro malgrado, a far fronte. Al loro passato infelice si unisce un presente altrettanto traumatizzante: la notte del Solstizio d'estate Molly, Will ed Henry, appesantiti dai propri fantasmi personali, si trovano rinchiusi nel Buena Vista Park di San Francisco. La regina delle fate, Titania, in un impeto di dolore e di disperazione per la morte del figlioletto e l'abbandono del marito, ha liberato la Bestia, che assume agli occhi dei ragazzi i tratti dei loro peggiori incubi. La corte regale, composta da folletti, fate, ed elfi, sa che quella che doveva essere una notte di festa, la Grande notte, sarà anche l'ultima. Il libro si snoda così tra passato e presente, un passato doloroso e concreto, come già detto, è un presente letale dominato da incubi altrettanto reali. Sarebbe stato perfetto se il lettore non cercasse, per metà della narrazione, di capire cosa stia succedendo: il caos della commedia di Shakespeare è reso in maniera così magistrale che si termina il libro con l'interrogativo, direi non indifferente, su cosa mai sia successo e per quale motivo si giunga quel finale. La Grande notte va, insomma, letto con molta attenzione, ma lo stile - di cui vi copio un estratto qua giù - ripaga dell'impegno che deve essere impiegato.
"Sulla sommità della collina, appena al di là della soglia dei normali sensi umani, una porta si apriva nella terra lasciando trapelare una luce brillante e tenue come il sole d'autunno. Riversandosi giù per il pendio la luce sembrava acquietare tutto quello che lambiva: i rami smettevano di fremere nonostante il vento e le bestioline cessavano di annusare, quasi che foglie e sorci aspettassero di sentire il suono che di lì a poco prese a salire pian piano dall'apertura del terreno. Era un suono di campanelle, dapprima debolissimo e poi poco più forte ma come più chiaro, forse perché, sebbene fosse sommesso e le singole note fossero alquanto gradevoli, era punteggiato di sporadiche armonie e tonalità inquietanti per l'orecchio animale. Nella luce apparvero delle ombre che si allungarono giù per la collina seguite da una grande varietà di figure".
Voto: 


Resistere non serve a niente è il primo libro di Walter Siti che leggo, ma non mi ha incoraggiato a proseguire la conoscenza di quello che è comunque un autore di grande spessore nel panorama letterario italiano. Il vincitore dell'ultima edizione del Premio Strega intende descrivere gli ambienti torbidi dell'alta finanza, raccontando la storia di uno dei suoi rappresentanti, figlio di un delinquente e arrivato all'apice della carriera tra investimenti furbi, corruzione e criminalità. A questo si unisce la storia personale del protagonista, che sembra non raggiungere mai la maturità e di cui mi ha colpito, soprattutto, il rapporto che lo lega alle donne. Dalla madre, una donna debole e volgare, alle sue amanti: una modella indipendente e fredda e il suo opposto, un'insegnante scialba che crede nei valori e nella letteratura. L'incapacità di confrontarsi con entrambe culminerà nella soluzione più aberrante, che ben ricorda certi tristi episodi di pedofilia della recente storia politica. Siti utilizza un linguaggio tecnicistico per descrivere le dinamiche economiche, che mirano a intrecciare la psicologia di Tommaso alla realtà concreta della speculazione. Il libro si barcamena tra questi due aspetti, ma la denuncia, forse a causa dello stile - o a causa dell'assuefazioni a certi fatti di cronaca - non arriva particolarmente forte. Non è un romanzo da bocciare, ma mi ha ricordato La grande bellezza: vorrebbe dire molto, ma non lo fa nel modo esatto e non riesce a sfuggire a contenuti scontati e ostentatamente intellettuali.
Voto: 


Su The Elite ho solo tre parole da dire: esilarante, ridicolo, superficiale. Che era più o meno anche lo stesso parere che avevo su The Selection (QUI la recensione), ma questo secondo episodio è riuscito addirittura a superarlo. America è proprio una profumiera: passa dal Principe Maxon al suo ex fidanzato, Aspen, come un'ape che va di fiore in fiore. Se prima è sicura di non poter fare a meno di Aspen, l'unica cosa certa della sua vita, ecco che al capitolo immediatamente successivo dichiara di "non aver ancora rinunciato a Maxon", che nel frattempo le promette il castello, i banchetti, i balli e lei - mica scema - non gli dice certo di no. Ma ecco che, subito dopo aver giurato di voler sposare il Principe, si ingelosisce per le attenzioni che qualcuno rivolge ad Aspen. E Aspen, ora che ci pensiamo, le ha sempre dato tutto quello che aveva, per quanto fosse poco... mentre per Maxon è facile prometterle il mondo ed esaudire ogni suo desiderio: è ricco! D'altro canto, nonostante Maxon dia prova di non essere un santarellino come sembrava di primo acchito, e di comportarsi nel modo abominevole a cui il suo rango lo costringe, è pur sempre un uomo, anzi un ragazzo, e ha sulle spalle una quantità indicibile di responsabilità (e di ormoni impazziti)... Certo, Aspen è tutta un'altra storia. Quando le cose con Maxon sembrano ormai perdute, e, per esclusione, sembra che il destino di America sia legato a quello di Aspen, ecco che succede qualcosa di "inaspettato"... inaspettato un corno, direi, è tutto così scontato che posso azzardare un pronostico su come finirà questa storia: America sceglierà Maxon, non può certo accontentarsi di un semplice cadetto, ormai stra-ricco, quando ha l'occasione di diventare la futura regina...
Voto: 



Ho molte perplessità su Dieci dicembre, da cui mi aspettavo decisamente di più. Saunders utilizza una tecnica molto particolare e diversificata, eppure in questo disperato sperimentalismo non troviamo nulla di nuovo - e anche l'analisi della società americana risulta superficialotta, mai veramente incisiva o sconvolgente. Sono tante le tematiche e le critiche che Saunders avrebbe potuto vagliare, e in parte lo fa, ma è troppo preso dalla forma per curare i contenuti. Ogni racconto è diverso dall'altro, non ce n'è uno scritto con lo stesso stile del precedente ma, al di là di questo, non riusciamo a godere il racconto - alcuni sono molto banali - che scivola addosso senza lasciare alcun segno. L'autore spazia dal racconto surreale a quello realistico, fino al fantascientifico. A pochi darei la sufficienza, pochissimi mi sono rimasti impressi. Ho considerato veramente geniale soltanto Fiasco cavalleresco, dove il protagonista, dopo aver assunto una particolare pillola, provoca il proprio licenziamento con azioni sconsiderate e un linguaggio che è stato tramutato in quello di un novello Don Chisciotte. Mi spiace per il giudizio severo, ma spero comunque di potermi ricredere su questo autore.
Voto: 


Mi ero approcciata a questo libro con la convinzione si trattasse di una chiave ironica sul fenomeno editoriale dei porno-erotici, scoppiato con Cinquanta sfumature di grigio. L'ironia ne Il club delle cattive ragazze certo non manca, soprattutto in alcune scene, ma il libro non fa che reiterare luoghi comuni, confermando anzi che le donne a cui piacciono questo tipo di letture sono delle sessualmente frustrate che trovano grazie a esse i loro sfoghi. Un'accozzaglia di stereotipi è quella che si riunisce attorno al caffè letterario: la femminista incallita e un po' bigotta, la donna in carriera che va in pensione e ora vuole godersi la vita a dispetto di un marito pigro, la divorziata dedita esclusivamente a figlio e lavoro, la sposina che ha già visto spegnersi la passione con il marito. Nulla sfugge a situazioni noiosissime, già viste e prevedibili, che peggiorano quando l'ironia cessa totalmente e, un capitolo dopo l'altro, ci ritroviamo ad assistere alle avventure sessuali delle protagoniste, che ti danno l'impressione di avere la testa piena di fuffa e ti spingono a ricercare uno spiraglio di trama. Ma la trama non c'è. Ormai c'è solo sesso, e nemmeno di quello eccezionale. Gli incontri letterari hanno lo spessore di una discussione in classe alle scuole medie, i dialoghi sono banali, i risvolti scontati... Insomma, il libro ha pochissimi pregi, è scialbo e scorre via senza lasciare nulla.
Voto: 



Anteprima: The Silkworm (A Cormoran Strike #2) di Robert Galbraith/J.K. Rowling

Nuove avventure per il detective privato Cormoran Strike, protagonista de Il richiamo del cuculo (A Cormoran Strike #1, di cui trovate la recensione a cura di Michela a questo link): pare infatti che il tanto atteso seguito della serie di romanzi gialli di Robert Galbraith (al secolo J.K. Rowling, madre di Harry Potter) arriverà nelle librerie il 19 giugno nel Regno Unito e il 24 giugno negli USA, edito nuovamente dalla Little, Brown & Company, anche se non si hanno notizie riguardo l’edizione italiana (l’anno scorso si vociferava la Rowling fosse così spaventata della possibilità che il romanzo circolasse su internet prima dell’effettiva uscita, che ha preferito l’edizione italiana venisse pubblicata successivamente a quella originale).
The Silkworm (letteralmente Il baco da seta) vedrà Cormoran e la sua assistente Robin alle prese con la scomparsa di uno scrittore il cui manoscritto svelerebbe il lato oscuro di alcuni personaggi in vista, tanto da motivarne l’eliminazione. I due protagonisti avranno 384 pagine per arrivare alla soluzione del caso.
Anche questa volta, a giudicare dalla copertina, il nome di J.K. Rowling non sarà in primo piano, ma sarà relegato all’aletta anteriore del volume.
Per chi volesse leggere il primo capitolo della serie, ricordiamo che è da poco uscita l’edizione tascabile in originale e che questo è il terzo libro della Rowling dopo la saga di Harry Potter.
Inoltre, la Little, Brown & Company annuncia che J.K. Rowling prenderà parte al Theakston Old Peculier Crime Writing Festival di Harrogate, il 18 Luglio, e sarà intervistata da Val McDermid. In attesa di nuove indiscrezioni su questo nuovo romanzo, di seguito eccone la trama.


The Silkworm – Robert Galbraith
Quando romanziere Owen Quine scompare , la moglie chiede aiuto al detective privato Cormoran Strike. In un primo momento, la signora Quine pensa che suo marito si sia allontano da casa per qualche giorno, come ha sempre fatto, e chiede all’investigatore di ritrovarlo.
Ma dalle indagini di Strike si scopre che dietro la scomparsa si cela qualcos’altro. Il romanziere ha appena completato un manoscritto con velenosi ritratti di quasi tutti quelli che conosce. Se il romanzo venisse pubblicato, rovinerebbe la loro reputazione, motivo per cui qualcuno potrebbe volerlo zittire.
Quando Quine viene trovato brutalmente assassinato in circostanze bizzarre, capire il movente dell’omicidio diventa una corsa contro il tempo. Strike si trova a dover scovare un assassino del tutto diverso da quelli con cui ha avuto a che fare in precedenza.









mercoledì 5 marzo 2014

W...w...w... Wednesday! (54)

www...wednesdays è stato creato da MizB di ShouldBeReading


* What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
* What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)
* What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)




Buongiorno lettori,
esaurita finalmente la sessione invernale ho ricominciato a razzo a leggere, concludendo un paio di letture in sospeso - Il penultimo pericolo di Una serie di sfortunati eventi, che però, come il precedente, non mi ha entusiasmato, e Dieci dicembre di George Saunders, anche questo una mezza delusione - e L'incanto di cenere di Laura MacLem (che ho recensito l'altro ieri QUI). Queste sono state letture molto veloci, ora ho invece rallentato con L'urlo e il furore di Faulkner, che non mi aspettavo fosse così sperimentale e complesso - flusso di coscienza a gogò, scrittura confusionaria. Speravo di terminarlo in un paio di giorni, invece sono ancora a metà, e tuttavia non mi dispiace leggerlo. Nel frattempo sto anche leggendo un inedito molto molto corposo per Speechless Books e sto finendo La letteratura fantastica di Todorov, che avevo cominciato tempo fa ma che non ho avuto il tempo e la concentrazione di terminare. Spero di recuperare questo mese un po' di libri che avevo abbandonato a metà (a partire da Io sono Malala e i Racconti di Cechov), dovrei anche terminare Hope di Cailin Og ma non ne ho nessuna voglia, visto che non vi trovo nulla di originale o attraente. 
Prossimi libri? Sicuramente Ragazza nera, ragazza bianca di Joyce Carol Oates (non vedo l'ora) e Storia d'inverno di Mark Helprin, che voglio assolutamente leggere prima di vedere il film. Devo assolutamente cominciare anche la valanga di saggi che ho comprato (sotto vedete la foto...) e credo che il primo sarà Il demone della teoria di Antoine Compagnon, che non è altro che un manuale di teoria della letteratura (e credo continuerò anche Storia dell'editoria letteraria in Italia). Spero di fare tutto entro questo mese - entro quindici giorni sarebbe meglio - perché poi ho una valanga di libri da leggere e devo anche ricominciare a studiare. Spero che a voi vada decisamente meglio! Raccontatemi cosa leggete!

What are you currently reading?




What did you recently finish reading?








What do you think you’ll read next?






Della serie: "hai voluto tu la bicicletta...", quindici buoni motivi per non comprare ancora saggi <.<



martedì 4 marzo 2014

Recensione: La penultima città di Piero Calò




La penultima città
La penultima città, Piero Calò
Las Vegas edizioni
330 pagine, 15 euro

Uscito il 27 novembre scorso, questo libro è il secondo romanzo di Piero Calò, autore caratterizzato da 
un lessico molto elaborato e creativo.
“La penultima città” è una distopia ambientata in un futuro prossimo con una piacevole vena di humour nero, in cui le nazioni più avanzate dell’Occidente si sono fuse nella Giolla Unita. In questa sorta di entità sovranazionale il lavoro non esiste (almeno come attività produttiva) e il denaro è andato in pensione, sostituito da una Tessera-punti che viene ricaricata mensilmente e in modo egualitario a ogni cittadino, con cui è possibile acquistare i beni essenziali e soddisfare i propri vizi. Non che tutto sia permesso: le possibili distrazioni si limitano alla palestra, fondamentale per sfogare le energie e scolpire corpi tutti uguali, e l’Hotel Gramsci, ovvero il bordello, dove è possibile realizzare tutte le più perverse fantasie sessuali.
L’unica cosa che non è possibile acquistare con la Tessera sono i viaggi nelle altre città della Giolla Unita (dette Oasi Felici), visibili solo attraverso gli enormi maxi schermi posti in tutte le vie di Torello: ogni persona deve vivere là dove si trova, senza potersi muovere per tutta la vita, a meno che non accumuli una certa quantità di oro, che viene virtualmente consegnato al fortunato cittadino dalla Beni, Vizi e Servizi (un ente che ha preso il posto delle vecchie amministrazioni pubbliche) in cambio di lavori particolarmente prestigiosi o di atti di eroismo. Leggendo il libro scopriremo che arrivare alla quantità d’oro necessaria è pressoché impossibile.
Ma quali sono questi atti di eroismo? Il tutto si risolve nell’organizzare i soccorsi per le vittime della bomba quotidiana che scoppia nella città, anche se nessuno ricorda perché ogni giorno debba esplodere una bomba: ormai tutti sembrano aver accettato la deflagrazione quotidiana senza farsi domande. Allo stesso modo nessuno ricorda cosa sia la religione, a parte fugaci reminescenze di un grande edificio ormai abbandonato, la gionta, e di una strana entità, conosciuta come “Questo, Codesto e Tale”.
All’interno di questo mondo si muove un gruppo di personaggi pittoreschi, molto diversi tra loro, che incarnano le differenti tipologie di cittadini residenti nell’Oasi Felice di Torello. La bellissima Michela Gang Bang, badassa (prostituta) all’Hotel Gramsci, deve convivere con un trauma e una cicatrice che l’hanno marchiata nel profondo; Nino Flora, che condivide con lei un appartamento, a differenza degli altri abitanti della città sta disperatamente cercando un lavoro per dare un senso alla sua esistenza e sembra non apprezzare gli svaghi offerti (imposti) dalla Beni, Vizi e Servizi. Giona Paraponzi si comporta invece come un cittadino modello: non lavora, si preoccupa di accumulare grammi d’oro, frequenta palestra e bordello; un pensiero improvviso però cambierà il suo modo di vedere la realtà. Questo impulso di autocoscienza, assieme all’arrivo a Torello di un misterioso personaggio che pare manipolare dall’ombra l’intera città, sconvolgerà l’apparente immobilità dell’Oasi Felice, fino a catapultare i personaggi verso un finale dai toni apocalittici, inaspettato, che senza porre termine alla storia con una conclusione ben definita mette il lettore di fronte a diverse possibilità, assegnandogli il compito di interpretare l’epilogo secondo la sua sensibilità.

Il tono del libro è malinconico e irriverente, pervaso da un’ironia allo stesso tempo volgare e raffinata. I personaggi vengono descritti da un narratore onnisciente con dovizia di particolari sia dal punto di vista fisico che psicologico, ma proprio quando crederemo di conoscerli bene riusciranno a sorprenderci con rivelazioni sul loro passato o prese di coscienza e azioni inconsulte.
All’interno della trama principale, quella del mondo distopico della Giolla Unita, si inseriscono diversi temi secondari che focalizzano l’attenzione del lettore su alcune tematiche che caratterizzano il declino della società, quali la crisi dell’identità personale, la crisi della memoria collettiva, l’uso di stupefacenti, le perversioni legate ad un uso consumistico della genetica (un macellaio di Torello, Tiziano, crea la “caramolla”, una nuova razza bovina composta solamente di filetto), lo sfruttamento degli svaghi e della paura per la creazione del consenso nei governi totalitari, il radicalismo religioso come soluzione ai problemi della società.
Una delle caratteristiche peculiari del romanzo è sicuramente il linguaggio: l’autore riesce in un esperimento linguistico frutto dell’accostamento di termini provenienti da ambienti semantici differenti (talora anche da lingue diverse, come l’improbabile italo-francese parlato dalla vedova Gnutti Bella e dai due nipoti Le Mec e Le Truc), con vocaboli talora sboccati, spesso inventati, che vogliono rappresentare la peculiarità della lingua parlata da Torello. Essa infatti è frutto di un impoverimento del linguaggio dovuto all’immobilismo dell’Oasi Felice, priva di contatti col mondo esterno e con un lessico chiuso e in fase regressiva. Una lingua che sta morendo, dove a molti termini ormai non è più associato un significato e che sta venendo lentamente dimenticata, proprio come tutto ciò che precede la creazione della Giolla Unita.
“La penultima città” è un romanzo distopico ben costruito, dove forma e contenuto concorrono nel rendere l’idea di una società in declino, ipotetica e ambientata nel futuro ma non per questo meno credibile, anzi potenzialmente molto vicina alla nostra civiltà occidentale.


Voto: 






Piero Calò
è nato a Taranto nel 1969 e vive a Torino dal 1992. Nel 1999 ha pubblicato il saggio “Gola profonda – la pornografia prima e dopo Linda Lovelace” (Lindau), un’analisi del cinema underground e della rivoluzione sessuale in Italia.
Nel 2010 è uscito il suo romanzo d’esordio “L’occhio di porco” (Instar Libri), nel 2011 ha partecipato alla raccolta di racconti “Sangu – racconti noir di Puglia” (Manni). Gestisce una cartolibreria molto colorata, Emoticom (www.emoticom.it).


lunedì 3 marzo 2014

Recensione: L'incanto di cenere di Laura MacLem



L'incanto di cenere, Laura MacLem
Asengard edizioni
212 pagine, 9.90 euro
Rivisitazione dark della Cenerentola di Perrault, L'incanto di Cenere è la prova d' esordio abbastanza buona dell'italiana Laura MacLem, nata come scrittrice su un sito di fan fiction. I capisaldi della favola disneyanamente noti sono – ringraziando il Cielo – capovolti: la protagonista è niente meno che una delle sorellastre, Genevieve, fanciulla ben educata e coraggiosa che acquisisce, grazie al secondo matrimonio della madre, un patrimonio consistente a discapito di Christelle - colei che nella storia tradizionale è Cenerentola –, allontanata dalla sua legittima casa per prendere i voti, sotto preciso volere del padre che ne conosce la vera natura. La ragazza sin dal prologo è caratterizzata da tratti a dir poco inquietanti, o, per meglio dire, “demoniaci”. La dicotomia tra Cristianesimo e Paganesimo, che in un primo momento potrebbe apparire forte ed evidente, si rivela subito infondata. Genevieve nel corso della narrazione perde fiducia in Dio, quasi accreditando la possibilità del politeismo e avvicinandosi al mondo delle superstizioni e dei riti magici. L'elemento pregnante della storia è appunto quello che affonda nell'atavica materia del folclore popolare, dove il Demonio è combattuto più con simboli apotropaici che con l'acqua santa. Possiamo invece parlare di lotta tra Bene e Male, dove il secondo non ha nessuna connotazione psicologica ma si riduce all'essenza più pura del maligno.

Le rispettive rappresentanti sono, ovviamente, Genevieve e Christelle: quest'ultima rivela, soprattutto alla fine, tratti ben poco umani, incarnando l'idea a cui prima accennavo di Male assoluto. La sua caratterizzazione, quasi abbozzata, è tuttavia efficace: le sequenze iniziali di cui è protagonista catturano da subito l'attenzione, mentre nella seconda parte, proprio laddove il personaggio dovrebbe raggiungere l'apice, perde di smalto a causa delle scene - troppo comuni nel panorama horror - in cui viene inserita. Pregio assoluto del romanzo è comunque l'atmosfera gotica che diventa suggestiva – anche grazie alla penna dell'autrice – in alcuni punti focali. Ho trovato magistrale la scena in cui compare la Madrina, che conferma l'abilità della MacLem di reinventare gli elementi tipici della tradizione, pur non allontanandosi da essa.

Nella prima parte del romanzo l'autrice riesce egregiamente a miscelare tutti questi ingredienti, ma nella seconda, quando ci si aspetterebbe l' approfondimento di alcuni aspetti, questi vengono invece glissati per avviarsi a una conclusione troppo frettolosa e confusionaria, a danno anche delle scene horror che perdono in originalità.
Non è ben chiara, ad esempio, la funzione del Principe nella lotta contro il Male, né il suo personaggio viene adeguatamente sviscerato e approfondito – e la stessa cosa potremmo dire della Madrina, che compare soltanto una volta e avrebbe potuto disporre di diverse potenzialità.

Forse retaggio degli anni come scrittrice di fan fiction è lo stile barocco, ricco di metafore che personalmente avrei ridotto e che possono risultare talvolta ridondanti: l'insistenza sulla parola cenere, ad esempio, appare talvolta fastidiosa e la ritroviamo anche due volte, utilizzata per due diverse metafore, addirittura nella stessa pagina. Lo stile meritava appunto qualche correzione, ma nel complesso riesce a rendere in modo splendido le atmosfere gotiche e i ritmi della fiaba. È mancato, invece, l'ampliamento di molti spunti potenzialmente buoni, e a cui un numero maggiore di pagine non avrebbe nuociuto.

L'incanto di cenere si rivela comunque una storia ben scritta, concentrata in duecento pagine - elemento che ne favorisce la velocità - e scorrevole, ma che tuttavia lascia addosso la sensazione di incompiuto, anche a causa di un epilogo troppo aperto quanto delizioso.




Voto: 



LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...