lunedì 9 settembre 2013

Il meglio dell'editoria: Horror Time e What women (don't) want



Anche per l'editoria si concludono le vacanze estive e con l'autunno fioriscono le nuove iniziative. Quest'oggi ve ne vogliamo segnalare due di particolare interesse.
Il primo progetto di cui parleremo è interamente online, e riguarda un tema che, purtroppo, si è fatto molto pressante: la violenza sulle donne.

“Quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo quell'oceano avrebbe
una goccia in meno”
(Madre Teresa di Calcutta)
Così si apre il comunicato che annuncia l'uscita di What women (don't) want, l'iniziativa del blog collettivo Diario di Pensieri Persi che si propone di condurci in un percorso di sensibilizzazione e valorizzazione della donna, per combattere le forme di abuso fisico e psicologico di cui troppo spesso si legge sui giornali. I dati sono allarmanti, si parla di ben 124 donne uccise per femminicidio nel 2012, di cui l'85% dai propri compagni.

Il progetto, che ha dato vita a un ebook, si compone di racconti scritti da autrici e autori famosi, fra cui Simona Vinci, Gabriella Genisi, Maurizio De Giovanni, e anche dai meno famosi ma non meno talentuosi come Emanuela Valentini, vincitrice del torneo letterario Io Scrittore. Accanto a essi saranno trattati una grande varietà di temi riguardanti la donna sia di ieri che di oggi tramite articoli di stampo giornalistico, sociologico e antropologico, in un mix di scrittura e informazione che si propone di abbracciare e far emergere l'universo femminile, per comprendere meglio e non chiudere gli occhi davanti a quello che succede nel mondo.
A dare un maggiore impatto al progetto sarà la grafica di Petra Zari, la graphic designer di Speechless, e la fotografia di Giulia Pallaro.

L'ebook è disponibile gratuitamente all'indirizzo: 


Con questo progetto si vuole sostenere zeroviolenza.it e La casa delle donne di Bologna. È possibile effettuare una donazione con paypal direttamente sul sito La casa delle donne (www.casadonne.it) oppure donare il cinque per mille all'associazione.


La seconda iniziativa è interamente dedicata agli horrorofili, da troppo tempo orfani di riviste a tema: dal 10 settembre, infatti, debutta in edicola Horror Time, un mensile di ben 84 pagine, tutte a colori, che si occupa del genere a 360°.
L'idea è nata dalla volontà di colmare una lacuna di cui soffrono gli appassionati del variegato mondo Paolo Zelati - in veste di direttore responsabile - e Andrea G. Colombo - in quella di direttore editoriale. A loro si affiancano poi Marcello Gagliani Caputo, Andrea Lanza e numerosi altri collaboratori, di cui trovate la lista completa. Non mancano alcune anteprime sul sito horror.it.
dell'horror e si prefigge di trattare tutte le varie sfaccettature di questo universo. Fra i suoi autori troviamo nomi di spicco, ben noti nell'ambiente, come ad esempio i veterani
Nel primo numero troveremo una sezione dedicate al cinema, con recensioni, anteprime e interviste, che tratta sia dei film usciti nelle sale sia di quelli passati più in sordina, con spazio anche per le numerose serie TV. Tra i titolo trattati leggeremo You're next, L'evocazione, Wrath of he Crows e I's alive. Si passa poi alla letteratura con discussioni su svariati titoli, fra cui un'anteprima dell'atteso Doctor Sleep - il seguito di Shining di cui avevamo parlato QUI – uno speciale su Carrie e recensioni di molti altri autori italiani e stranieri, a cui si aggiunge un piccolo spazio dedicato ai libri fuori catalogo.
Non poteva mancare una sezione dedicata ai veri orrori, Real Horror, in cui gli argomenti spaziano dai serial killer alle fobie e ai miti sulle leggende.
A completare il tutto un serie di rubriche su videogiochi, musica e arte, un dizionario dell'orrore e una rassegna dei gadget a tema. Per rendere più appetibile la rivista ci sarà in ogni numero una foto ad alta risoluzione di una locandina rara.
Chiude la rivista Evento Zero, un romanzo a puntate di Andrea G. Colombo a tema zombie, che si propone di avviare un progetto di scrittura collaborativa con i lettori che affiancheranno le loro storie a quella principale.
Rivista mensile di cultura e cinema horror.

Eligio Editore Srl
Prezzo: € 5,90
Per ulteriori notizie e aggiornamenti: http://www.facebook.com/itshorrortime



Recensione: Cate, io di Matteo Cellini, vincitore Campiello opera prima 2013


Cate, io - Matteo Cellini
Caterina è un’adolescente e vive in un paesino di provincia, Urbania. La sua vita si divide tra liceo e famiglia, come quella di una diciassettenne qualsiasi. Cate però non è come gli altri: è obesa, come tutti i suoi familiari. Una vita di discriminazioni le ha insegnato che il mondo è diviso in “persone” e “non-persone”, a seconda della taglia. Caterina è una “non-persona” che fa uno sforzo sovrumano ogni volta che esce di casa. Il coraggio che sfodera per camminare in pubblico la trasforma in una supereroina: “Cater-pillar”, “Super-Cate”, “Cate-ciccia”; una tutina stretta su un corpo enorme, ingombrante e ridicolo è il segno della sua diversità. 
Convinta che il mondo dei “normali” sia ostile per natura agli obesi, Cate usa tutta la sua intelligenza per anticipare e neutralizzare le cattiverie che gli altri sicuramente le rivolgeranno. Due persone tentano di forzare la solitudine di Caterina: la sua professoressa d’italiano, amica e complice nell’amore per la letteratura, e Anna, compagna di classe a cui Cate ha impietosamente rifilato il nomignolo “annoievole”. Ma c’è dell’altro a terrorizzare Caterina: l’imminente 17 dicembre, giorno del suo diciottesimo compleanno, simbolico giro di boa e passaggio dalla gabbia confortevole della famiglia a un’emancipazione bramata e insieme spaventosa.
Editore: Fazi
Pagine: 216
Prezzo: 16.00 euro


Voto: 


Caterina, per tutti Cate, ha a malapena diciotto anni, ma sa già fin troppo bene come il mondo possa essere crudele. Tutti, nella sua famiglia – lei compresa – sono obesi, e perciò regolarmente soggetti a limitazioni e discriminazioni. Gli unici modi che Cate trova per sopravvivere alla vita scolastica sono cucirsi addosso un alone di isolamento autoimposto, il benvolere della prof. di italiano e soprattutto la promessa di un avvenire migliore all'università, dove verrà giudicata per quello che vale e non per quanto pesa. Ma prima di arrivare a questo traguardo la nostra dovrà superare diversi scogli, sia esterni che soprattutto interni, che si presentano sotto la forma di una banale festa di compleanno...

Si possono dire tante cose della trama ideata da Matteo Cellini, ma non, purtroppo, che sia originale. Protagonista giovane con un qualcosa che la rende una specie di reietta – in questo caso l'obesità – ma allo stesso tempo talentuosa e intelligente, con tanto di insegnante che fa “il tifo” per lei. Lo stesso si può dire della composizione della sua famiglia: madre iperprotettiva, padre che prova ma non riesce a manifestare i suoi sentimenti, fratello maggiore dalla vita misteriosa, fratellino alla ricerca della sua identità, una nonna sorprendentemente perspicace.
Tutti ingredienti già visti, è inutile negarlo: sono sicura che voi, leggendo queste righe, avrete già trovato chissà quante opere con queste caratteristiche. Ma non ci dilungheremo sui punti di somiglianza con questo e quel romanzo. Perché anche una trama già sentita può funzionare, se l'autore riesce a gestirla, e per fortuna questo è il nostro caso. Cellini sceglie di affidare la narrazione alla stessa Cate, un personaggio dalla voce ben riconoscibile; e già qui si dà una patina nuova a questa vecchia idea (e non è scontato). Inoltre, i pochi colpi di scena – quelli concessi da questo genere di trama, si intende – sono dosati con cura, dando alla narrazione un ritmo né troppo veloce né troppo lento.

Senza mezzi termini possiamo dire che la carta vincente del romanzo sia proprio lei, Caterina. La sua personalità, infatti, è assolutamente credibile e scandagliata nei minimi dettagli. Le sue sconsolate riflessioni sull'obesità e su come la società la rendano un problema non solo di salute, quanto più che altro di estetica ci fanno capire di trovarci di fronte ad una ragazza acuta e soprattutto dalla grande sensibilità – anche se lei non lo ammetterebbe mai. Questo la porta a mascherare la sua carenza di autostima – il fatto che si ritenga una “nonpersona” la dice lunga – con un atteggiamento ai limiti della scontrosità, mostrandosi estremamente disillusa sulla condizione sua e di quella della famiglia. Forse persino troppo. E l'autore non ne nasconde i difetti caratteriali solo in virtù del fatto che è la protagonista, al contrario li fa diventare spunti narrativi e li mette in discussione. Naturalmente, come ogni romanzo di formazione che si rispetta, il lieto fine è dietro l'angolo, ma è bello vedere come si arrivi a questo risultato.

L'introspezione psicologica degli altri personaggi è pesantemente condizionata dalla percezione che ha di loro la protagonista, ma non è un difetto, anzi. Spesso si creano delle discrepanze – volute – tra come li vede Cate e cosa fanno durante la narrazione: le due cose si completano a vicenda, evitando così di creare personaggi bidimensionali. Un ottimo esempio potrebbe essere Anna, una dei pochi compagni di scuola che è amichevole nei suoi confronti. Perché? Per la nostra è senza dubbio per pietà; per il lettore, invece, dietro potrebbe “persino” esserci del genuino affetto. Anche il resto del cast, chi più chi meno, ha una buona caratterizzazione, dovuta principalmente al crescere della consapevolezza di Caterina su di loro, come dimostrano Gionata, suo fratello maggiore, ed ancor più il padre. A onor del vero non sempre questo metodo funziona, e alle volte si vede la mano di Cellini che dall'alto dirige i personaggi secondo le indicazioni della trama: è il caso della prof. di italiano, che compie una scelta per niente coerente con il suo carattere, ma necessaria per l'economia della storia. In generale, comunque, il quadro è positivo.

Lo stile di Matteo Cellini è elaborato per essere un romanzo d'esordio. E' piuttosto duttile, si affida molto alla lunghezza della frase e alla sua impaginazione per convogliare le sensazioni di Caterina. Inoltre – cosa ahimè niente affatto scontata – vengono usati anche segni di punteggiatura diversi dagli onnipresenti punti e virgole. Come tutte le cose, però, c'è il rovescio della medaglia: la presenza abbondante di espressioni un po' troppo forti che vogliono chiaramente suscitare la meraviglia del lettore; tuttavia non sempre riescono nell'intento. Se teniamo conto del fatto che a narrare è una diciottenne, infatti, queste sembrano poco credibili ed artefatte. Parti come “il caffè macchia di un odore forte l’aria come un cane dalmata” o “sono una crepa sui loro calici di birra, una crepa preoccupante sui loro digestivi” avrebbero potuto e dovuto essere limate in fase di editing o quantomeno riadattate alla voce narrante. Questi, comunque, sono gli unici momenti in cui si nota la mano dell'autore in sede di scrittura e non del personaggio.

Pur non aggiungendo niente di realmente nuovo, “Cate, io” è un romanzo che ha molto da dire, considerando anche che è la prima opera di Cellini, che rielabora in maniera personale e sentita una trama già testata da molti altri. E, mi si permetta di aggiungere, che dipinge una figura di giovane realistica, a cui è facile credere e rapportarsi, che non vuole tanto esporre una morale – per quanto ben presente – quanto, semplicemente, raccontare una storia. Cosa purtroppo non scontata nel nostro panorama letterario, dove la narrativa per adolescenti alle volte appare troppo didascalica e “mirata” a veicolare un determinato messaggio più o meno condivisibile. Come dimostrano anche i successi letterari del romanzo, vincitore del premio Campiello ed entrato nella selezione dello Strega di quest'anno, Matteo Cellini è senza dubbio un autore “da tenere d'occhio”.   




Motivazione premio Campiello opera prima: 

"Opera di forte maturità e di elegante felicità stilistica, racconta con leggerezza la condizione di sofferenza propria di chi, diciottenne e smisuratamente obesa, si trova a fare i conti non solo con se stessa e il proprio fisico, ma anche con una famiglia di autentici "eroi della dismisura". Il racconto si sviluppa nel segno d'una tenera, amabile, sorridente autoironia proprio grazie allo spirito combattivo di Cate, tanto da farne uno "stile di sopravvivenza""


Matteo Cellini 
è nato a Urbino nel 1978, vive a Urbania e insegna lettere in una scuola media. Cate, io è il suo primo romanzo.

sabato 7 settembre 2013

La letteratura militante e la denuncia a Erri De Luca





Il ruolo della letteratura nella società civile sembra a volte che sia stato relegato ad un passato indefinito, soprattutto in Italia dove pochi scrittori discutono di attualità e prendono posizioni ferme -  forse a causa di una circolo culturale elitario ormai sempre più ripiegato su se stesso  e sui suoi premi.
Sicuramente un “militante” è Erri De Luca, uno dei più noti e amati e prolifici autori del Bel Paese che, da amante della montagna, ha sempre sostenuto la lotta No Tav della Val di Susa contraria alla realizzazione di una linea di treni ad alta velocità, la Torino-Lione.
De Luca ha più volte rivendicato il diritto dei cittadini all’ espressione del dissenso, anche violento, contro un’opera che distrugge il suolo e ha un dispendio economico importante. Di più: ha sottolineato la prepotenza e l’abuso di potere di governi, legati a interessi con le banche, che trattano le comunità come province conquistate da un impero.
Le posizione dure di De Luca – l’ultima rilasciata all’ Huffington Post dove dichiara: “Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa” - lo hanno portato ad una denuncia da parte di Lft, come annunciato dall’Ansa il 5 settembre, dopo che anche il filosofo Gianni Vattimo è stato convocato in procura a Torino a seguito della visita in carcere di un attivista No Tav.
Le reazioni alla notizia sono state poche: l'editore Feltrinelli, Wu Ming, Giulio Cavalli, Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, Arturo Robertazzi, Igiaba Scego, Loredana Lipperini hanno espresso solidarietà a De Luca, l’ultima evidenziando la “scarsissima propensione del mondo letterario italiano a esprimere solidarietà ai membri più famosi del medesimo. E la felicità perversa che nutre nel massacrarli”.
Riflessione che andrebbe ampliata alla luce, come dicevo all’inizio, di una letteratura italiana fine a se stessa e sempre meno coinvolta nella lotta civile, talvolta troppo rinchiusa nella propria torre eburnea. C’è bisogno di letteratura in un momento come questo, ma di una letteratura impegnata, partecipante e partecipe, che non si limiti alla carta e che prenda in mano le redini – come faceva una volta, d’altronde, muovendo idee, opinioni, creando immaginari.  Erri De Luca lo ha fatto e lo sta facendo, malgrado ridicole proposte di boicottaggio dei suoi libri.

Non mi esprimo sulla legittimità delle azioni violente dei No Tav: la denuncia a De Luca, che ha semplicemente espresso la propria posizione e per cui è stato denunciato per reato d’opinione, è certamente fuori luogo. Il silenzio dell’ editoria “impegnata” lo è ancora di più.

mercoledì 28 agosto 2013

Novità: Un gomitolo di concause. Lettere a Pietro Citati (1957-1969) di Carlo Emilio Gadda






In uscita oggi per Adelphi, un titolo molto interessante: si tratta di una raccolta delle epistole che il poeta e scrittore Carlo Emilio Gadda ha indirizzato a Pietro Citati, che fu il suo editor presso Garzanti e riuscì a conquistare la fiducia del poeta che riusciva magistralmente a combinare linguaggio e parodia. Questo volume, Un gomitolo di concause, prende il suo titolo da ciò che Italo Calvino scrisse dell’autore:
«Cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l'inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento». (Lezioni Americane, pp.103-4)
Nell’epistolario (pagine: 239; prezzo: € 14,00) sono presenti interessanti riferimenti ad alcuni dei più importanti rappresentanti della letteratura italiana del Novecento, un modo di riscoprire lo stile sperimentale di Gadda, maestro della combinazione tra passione civile, sarcasmo e psicologia freudiana, tipici della corrente espressionista.

Un gomitolo di concause – Carlo Emilio Gadda
Nel 1956, allorché diventa consulente di Livio Garzanti, il giovane Citati non può sospettare che gli verrà affidato un compito impossibile: occuparsi del più impervio, moroso, nevrotico, geniale scrittore del Novecento, Carlo Emilio Gadda. Rapidamente, Citati ne conquista la fiducia: e a questo miracoloso sodalizio dobbiamo libri come il Pasticciaccio, I viaggi la morte, Accoppiamenti giudiziosi. Ma alle funzioni di editor Citati ne ha ben presto aggiunte di ancor più delicate: quelle di confidente, consigliere, amico e gaddista militante – in altre parole, di intermediario fra l’Ingegnere e il mondo. Ne è prova il loro splendido carteggio, tutto da assaporare: rassicurato dalla dedizione e dal veemente impegno in suo favore di Citati, stimolato dalla vastità dei suoi interessi e dalla sua attività di critico, Gadda rompe gli argini, si abbandona a lettere ‘esorbitanti’ e ‘barocche’, di volta in volta eccentrici saggi, nobili poèmes en prose, irresistibili bizze. Come quella, degna di Verso la Certosa, in cui rievoca per Citati la sua mania di architettare mentalmente «case e ville e castelli durante le lunghe camminate dell’infanzia e dell’adolescenza sugli stradali prealpini, nelle ore d’una fuggente serenità». O quella, strepitosa, in cui sfoga la sua rabbia contro Moravia e la Morante, colpevoli di averlo «sfiancato, rintronato e vilipeso», durante una cena a Trastevere, con la loro «cornacchiante erogazione di teoremi storiografici» – ossia con le accuse mosse alle borghesie. Si capirà allora come mai Citati abbia scritto che in ogni momento della vita di Gadda sembravano convergere «il passato ... il presente, il futuro, la realtà, il sogno, il tragico, il comico, la colpa, il rimorso, l’immaginazione, il gioco, la follia...».

Carlo Emilio Gadda (1893 – 1973)
Nato nel 1893 a Milano da una famiglia della media borghesia, compie nella città natale i suoi studi, iscrivendosi nel 1912 alla facoltà di ingegneria del Politecnico. Partecipa, volontario, alla prima guerra mondiale: fatto prigioniero, trae dall'esperienza spunto per un “Giornale di guerra e di prigionia”, che sarà pubblicato nel 1955. Laureatosi, svolge la propria professione in Italia ed all'estero. Dal 1926, inizia a collaborare con la rivista “Solaria”, per le cui edizioni escono “La Madonna dei filosofi” (1931) e “Il castello di Udine” (1934), sue prime opere narrative. Nel 1940 si trasferisce da Milano a Firenze e vi resta per un decennio: è del ‘44 “L'Adalgisa”, raccolta di racconti a carattere satirico sulla borghesia meneghina dei primi del secolo. Dal 1950 è a Roma, dove lavora per un lustro ai servizi culturali del terzo programma radiofonico: nel corso di questo periodo, escono “Il primo libro delle favole” (1952) e “Novelle dal ducato in fiamme” (1953), grottesco sul periodo terminale del fascismo. Nel 1957 (ma era già apparso a puntate, su “Letteratura”, nel 1946-47), dà alle stampe il suo primo capo d'opera, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. Adoperando l'ossatura del giallo, Gadda compone uno straordinario ritratto dell'urbe capitolina immersa nel clima di debilitazione morale e ferocia endogena instaurato da Mussolini, “Il Facciaferoce col pennacchio, il Testa di Morto in Feluca”: di assoluta originalità il linguaggio, che ibrida magistralmente vari dialetti con lemmi e termini della lingua colta, in un impasto d'efficacia e potenza ineguagliabile. Seguono i saggi, le divagazioni, le note a carattere autobiografico riunite ne “I viaggi la morte” (1958) e “Le meraviglie d'Italia” (1964), oltre a “I racconti. Accoppiamenti giudiziosi 1924-1958” (1963). Nello stesso anno, compare in volume “La cognizione del dolore”(della quale su “Letteratura”, tra il 1938 ed il 1941, si erano potuti leggere dei brani), che si aggiudica il premio internazionale Formentor e viene accolta da entusiastici giudizi della critica. Ambientata in un immaginario paese sudamericano che lascia vedere in filigrana la toponomastica brianzola, la trama verte sulla figura dell'hidalgo Don Gonzalo - trasparente proiezione dell'autore medesimo - e del suo tormentato rapporto con la madre, altalenante fra il disprezzo ed una dolente forma di affetto. Espresso con le consuete pirotecnie linguistiche, il nucleo dell'opera risiede nel distacco dalla falsità della società neocapitalistica, raffigurata nei vuoti riti dei “beati possidentes”, cui si contrappone la pena figliata dalla consapevolezza, quel “male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d'una vita, più greve ogni giorno, immedicato”. Tra i molti lavori minori successivi, spicca “Eros e Priapo” (1967), folgorante pamphlet sui miti del ventennio fascista. Nel 1973, all'età di ottant'anni, Carlo Emilio Gadda si spegne a Roma.

martedì 20 agosto 2013

Recensione: Farfalla nera di Emilio Martini


Farfalla nera - Emilio Martini
Gigi Berté, vicequestore aggiunto di origine calabrese, di residenza milanese e di... esilio ligure credeva di dover espiare le sue colpe nell'atmosfera sonnacchiosa di Lungariva sedando risse fra ragazzotti in vacanza e dirimendo annose vertenze sull'appropriazione indebita di una cabina da spiaggia. Ebbene, si sbagliava. È arrivato da pochi mesi ed è già al secondo caso di omicidio. E questa volta si tratta di una celebrità del luogo: la professoressa Adelaide Groppini, preside del liceo San Giorgio di Genova, ritrovata con il cranio spaccato vicino a un cassonetto della spazzatura. Una donna, come ben presto scoprirà Berté, dalla vita all'apparenza specchiata, ma con tanti lati oscuri. Come del resto tutto il suo entourage, rivestito di perbenismo, ma traboccante di ipocrisie, tradimenti e desideri di vendetta. Quel che ci vuole al commissario Berté, non solo per dimostrare di che pasta è fatto, ma anche per ritrovare quell'ispirazione a scrivere che gli viene dalla rabbia per i morti ammazzati e per prendere le distanze dalla Marzia, la proprietaria della pensione in cui Berté abita, che lui sente già come un po' sua e che invece è irrimediabilmente sposata...
Editore: Corbaccio
Pagine: 187
Prezzo: 8.90



 Voto: 


Dopo il successo de La regina del catrame sono ritornate in libreria le indagini di Gigi Berté, il Commissario un po' rockstar e un po' scrittore, con un volume dal titolo Farfalla Nera (uscito lo scorso anno).
Emilio Martini, autore misterioso che scrive sotto pseudonimo, mantiene la struttura vincente del primo episodio ma si concentra questa volta sui risvolti più nascosti e sociali di Lungariva, paesino della provincia di Genova meta di villeggianti d'estate e "un vero e proprio mortorio" in autunno ed inverno. Come spesso succede nei piccoli centri, basta un avvenimento improvviso e drammatico a movimentare le giornate e portare alla luce tensioni e dinamiche sepolte da tempo: così l'omicidio di Adelaide Groppini, preside di un liceo privato del capoluogo ma residente a Lungariva, scoperchia un alveare di verità non dette e mette a dura prova la pazienza di Gigi Berté. Martini dimostra di conoscere davvero bene la reticenza e la ritrosia tipica dei liguri benpensanti, convinti che per mantenere la facciata pubblica integra sia necessario insabbiare una situazione scomoda piuttosto che risolverla: questo è un po' il tema che serpeggia in tutto il romanzo e che Berté sottolinea e cerca di contrastare fin dalle prime pagine. Se il delitto e la rivelazione dell'omicidio nel primo episodio erano sconvolgenti e impensabili, in Farfalla Nera la risoluzione è ancora più drammatica e crudele, sia per il colpevole che per la sensibilità del Commissario.
Rispetto al primo episodio ho notato un cambiamento nel ritmo narrativo che si fa, a mio parere, più blando, riflessivo e a tratti dimesso, seguendo l'atteggiamento del paese autunnale e dello stesso protagonista, caratterizzato da un'introspezione psicologica ancora più accentuata e precisa: il Commissario rimane sempre un personaggio forte e ben definito ma è in un certo senso meno arrabbiato e si sta abituando alla nuova realtà di provincia, considerando forse il trasferimento come uno spunto per lavorare su se stesso e sui propri difetti. Prosegue e si modifica anche il rapporto con "la Marzia", locandiera della pensione Aurora che risveglia il cuore del Commissario e ci aiuta a conoscerlo meglio anche dal punto di vista affettivo ma che, come gli altri personaggi, resta sullo sfondo poco delineata e piuttosto misteriosa. Lo stile di Martini si conferma semplice ed immediato e i dialoghi forse meno incalzanti della precedente indagine ma comunque sempre verosimili e realistici: in particolare gli interrogatori si fanno più convincenti, quasi fossero in presa diretta, e profumano di poliziesco anni Settanta.
La parte meglio riuscita di questo nuovo volume è sicuramente Farfalla Nera, il racconto parallelo che il Commissario scrive durante le indagini: chi ha letto Il comandante Barbagelata, contenuto nel primo libro, potrebbe rimanere inizialmente interdetto dal contenuto più marcatamente sociale e di critica, ma si tratta effettivamente di un noir dal finale sconvolgente e geniale che accompagna splendidamente la trama principale. La differenza di tematiche e di struttura rispetto al primo racconto sottolinea inoltre la capacità dell'autore di spaziare tra argomenti lontani tra loro e di farceli sentire comunque in modo profondo.

In conclusione l'accoppiata Martini Berté si dimostra ancora una volta vincente e si afferma come nuova realtà nel panorama del giallo italiano, grazie soprattutto ad un personaggio che riesce a piacere anche nei suoi difetti.




Emilio Martini
Dietro lo pseudonimo di Gigi Berté si nasconde un vicequestore in carne e... coda, che opera in un commissariato italiano. Per ovvie ragioni di riservatezza, Gigi non ha potuto esporsi con il suo vero nome. Anche dietro il nome Emilio Martini si cela qualcuno in carne e... penna, che conosce bene il commissario e che però preferisce restare nell’ombra.

lunedì 19 agosto 2013

W...w...w... Wednesday! (50)


www...wednesdays è stato creato da MizB di ShouldBeReading


* What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
* What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)
* What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)



Buongiorno lettori, come vanno le vacanze?
Cercando di mantenere fede alla mia promessa (ho ricominciato ieri a studiare - no, non è una bella notizia - il caldo mi uccide, l'ozio mi divora viva) recupero questa rubrica sebbene non sia mercoledì! Questo particolare periodo dell'anno non lascia tregua, anche leggere diventa difficile. Ad agosto ho letto solo 3 libri, di cui il primo, però, è stato terminato solo giorno undici: di Pan, di Francesco Dimitri, avevo soprattutto l'impressione che non terminasse mai. Nonostante i punti originali e interessanti non ho trovato che fosse un capolavoro, anzi molte cose mi hanno fatto arricciare il naso. L'età sottile, che ho letto prima di questo e ultimo pubblicato dall'autore, è davvero migliore - eliminata la pesantezza e la ripetitività dell'elemento pagano. Ad ogni modo arriverà presto una recensione che chiarirà tutto!
Con il secondo libro sono riuscita finalmente a raggiungere le 5 stelline - dopo quasi 40 libri letti quest'anno, solo lui è il primo: Una stanza tutta per sé, di Virginia Woolf, è riuscito a commuovermi nonostante non dica cose che, al giorno d’oggi, risultano nuove. E' anche il primo libro della Woolf che leggo, ma penso di essere effettivamente più interessata alla produzione saggistica che ai romanzi (per esempio voglio leggere Diario di una scrittrice e Consigli a un aspirante scrittore e Come leggere un libro).
Terzo e ultimo è invece Le metamorfosi, nell’edizione Newton Live che comprende Le metamorfosi, Contemplazione e Il fochista, primo capitolo del libro America. Anche questo è il mio primo approccio con Kafka: forse ho apprezzato più il terzo racconto che gli altri due. Il secondo, in particolare, sembra un esercizio di stile, una raccolta di testi brevi sconnessi in cui ho faticato a mantenere alta l’attenzione.
Questa mattina invece ho cominciato un’altra antologia: i racconti di Cechov racchiusi nel ventiquattresimo volume uscito con l’Espresso, che comprende Una storia noiosa, Il reparto n. 6, Il monaco nero, La casa col mezzanino, L’uomo nella fodera, La signora col cagnolino e La fidanzata. Devo ammettere che pensavo che la raccolta fosse più corposa (ne era uscita un’altra nel 2004 con la stessa rivista molto più lunga anche se un po’ più sobria esteticamente, se qualcuno ce l’ha mi farebbe sapere quali sono i racconti all’interno?), ma forse per cominciare con Cechov va bene.
Sto anche leggendo La letteratura fantastica di Tzvetan Todorov (ho letto a luglio La letteratura in pericolo), un testo interessantissimo degli anni ’70, primo studio sul genere fantastico – e non ho ancora terminato La grande notte di Chris Adrian, di cui mi mancano meno di cento pagine.
Avrei una lunga lista di libri da leggere “per dovere”: ad esempio dovrei leggere Resistere non serve a niente di Siti, o recuperare qualche saga urban fantasy (la saga prequel di Shadowhunters, Il principe e La principessa). In realtà mi manca quella libertà di prendere un libro a caso dalla libreria e scegliere senza condizionamenti. Quindi, per una volta, lascio la domanda libera – ma ho l’impressione che i prossimi libri saranno i saggi di storia!


What are you currently reading?






What did you recently finish reading?



domenica 4 agosto 2013

Dusty pages in Wonderland va in vacanza


Cari lettori,
come avrete notato il blog non pubblica articoli da qualche giorno. La redazione va infatti in ferie fino ai primi di settembre, per ritornare con una carica di articoli e recensioni interessanti (ci stiamo già lavorando!).
Ci limiteremo a postare uno o due recensioni a settimana, tra gli arretrati, e probabilmente io aggiornerò ogni tanto il post sulle letture, per tenerci sempre informati sulla nostra più grande passione.
La nostra pagina facebook - che questo mese riproporrà i post passati - e il gruppo sono sempre attivi per nuove discussioni.
Vi auguriamo una frizzante estate - ci piacerebbe ricevere le vostre foto con tanto di libri da pubblicare sulla pagina - e splendide letture in riva al mare! :)







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