domenica 24 marzo 2013

Recensione: Strega di Remo Guerrini




Strega - Remo Guerrini 
Chi è Battistina? Una strega di appena dodici anni, capace di compiere prodigi e fatture e di convincere i rovi a fiorire, oppure una povera contadina ignorante, che conosce solo le virtù inebrianti delle erbe e delle piante di montagna? A chiederselo sono in tanti, in un remoto angolo dell’Italia del 1587. A inerpicarsi fino all’antichissimo e oscuro borgo di Triora, nell’entroterra ligure, sarà una spedizione organizzata dalla Repubblica di Genova, composta dal lucido e crudele Giulio Scribani, commissario straordinario incaricato di debellare la stirpe delle streghe, da Juan Ferdinando Centurione, storpio e coltissimo, che con la sua logica sfiderà i vicari dell’Inquisizione, e dal giovane Niccolò, segretario e scrivano, il cui destino finirà per legarsi fatalmente a quello della giovane strega.Una ricostruzione perfetta dell’Italia ai tempi dell’Inquisizione, un’indagine meticolosa e ricca di particolari, una storia che cattura per la sua prosa letteraria e i colpi di scena davvero inaspettati.
Casa Editrice: Fanucci Editore
Collana: Nero italiano
Numero Pagine: 301
Prezzo: 9,90 euro



Voto: 


Di “Strega” Dusty Pages si era occupata a Gennaio, annunciando l’uscita di questo romanzo sotto il Marchio TimeCrime, della Fanucci Editore (link articolo: http://dustypagesinwonderland.blogspot.it/2013/01/fanucci-editore-punta-sugli-esordienti.html).
A mesi di distanza si torna ad indagare le pagine di questo thriller storico, lasciandosi trascinare nel ‘500 italiano. Fin dai primi capitoli ci si trova immersi in un mondo che, lo si percepisce, non è quello che noi conosciamo, né quello che studiamo sui banchi di scuola. E’ il Cinquecento visto con gli occhi della povera gente di Triora, un paesino nell’entroterra ligure, da poco parte della Repubblica di Genova. 
La gente di Triora viene raffigurata per quello che effettivamente era: gente semplice, che a stento sapeva cosa fosse la Repubblica di cui gli si diceva facesse parte, dedita ai lavori della terra e alle feste – religiose e non - utili a propiziarne la riuscita. E’ così che Remo Guerrini ci mostra un lato diverso del Cinquecento e del vero terreno in cui l’Inquisizione si muoveva, insistendo molto sul fatto che, in mezzo a tanta ignoranza, un po’ di sapere poteva sembrar stregoneria, la bava di lumaca umore di demone e la carestia una maledizione lanciata da  malefiche serve del diavolo. Il tutto viene raccontato attraverso la  vita quotidiana della gente di Triora, tramite piccoli particolari, come l’unico vestito buono posseduto da Battistina, la co-protagonista, i problemi legati al cibo, alle cure mediche, alla semplice sopravvivenza durante un inverno difficile.  
I personaggi si muovono in scenari sapientemente rappresentati e a quanto pare le descrizioni di questo paesino storicamente ritenuto infestato da streghe corrispondono perfettamente al reale, così come quelle delle campagne circostanti. 
Anche le pratiche portate avanti dall’Inquisizione non sono invenzioni, ma copie di atti realmente esistenti e persino i nomi delle amiche di Battistina, come di Battistina stessa d’altronde, non sono inventati ma recuperati da vecchi atti di tribunale. Abbiamo quindi uno scenario quanto mai verosimile, in grado di restituire a pieno l’atmosfera che permea il romanzo. 
Quanto alla narrazione vera e propria, lo stile è semplice e chiaro, la trama si sviluppa tramite capitoli che seguono la storia di Battistina o di Nicolò. I capitoli riguardanti Battistina sono narrati in terza persona, ma riportano il punto di vista di questa giovane ragazza che viene iniziata ai saperi legati all’uso di erbe e elementi naturali  e che si convince invece, supportata dall’ignoranza e dalla superstizione, di essere una strega. I secondi legati a Nicolò sono narrati in prima persona. E’ lo stesso personaggio -scrivano al seguito di un commissario della Repubblica incaricato di risolvere la questione legata alle streghe a Triora- a ripercorre le sue esperienze nell’infestato paesino. 
Sia Battistina che Nicolò sono personaggi ben delineati. La prima è ingenua, decisamente ignorante - e si nota l’assenza di una qualsiasi edulcorazione legata all’elogio della protagonista - selvaggia, sporca, tanto semplice da far a tratti tenerezza; il secondo è invece immerso in un mondo pieno di pregiudizi, incasellato in quello che è il suo ruolo, lontano da qualsiasi forma autonoma di riflessione, da qualsiasi pensiero si allontani da quello che è il mondo della controriforma. 
A Nicolò si oppongono due personaggi, anch’essi interessanti: il primo è Don Juan Centurione, che, razionale al massimo, riconosce nella stregoneria nient’altro che un sapere tanto inusuale per chi vive nell’ignoranza da parer arcano, ma che si rifiuta di render partecipi gli altri di questo suo convincimento per timore di finir vittima dell’inquisizione. A lui si avvicina Nicolò nel corso della storia, allontanandosi da uno Scribani che, da maestro interessato ai soli delitti che van contro la legge della Repubblica, si trasforma nel più spietato e cieco cacciatore di streghe. Si può notare quindi un’evoluzione di Nicolò tra i due estremi, le cui conseguenze lascio avvolte nel mistero, così da non rovinare il finale ai futuri lettori. 
Bene quindi fa Guerrini per quanto riguarda ambientazione e personaggi. Ma che dire della trama? A riguardo si può dire che, nel suo svolgersi, oscilla tra l’affermazione della stregoneria come pratica legata al sapere e stigmatizzata perché “ignota”, e una prospettiva molto più misteriosa e arcana. Sebbene per lo più i trucchi delle streghe appaiano legati alla conoscenza di erbe e  dei “segreti della nonna”, come potremmo definirli noi oggi, e sebbene proprio tramite don Juan l’autore smascheri ciò che viene additato come stregoneria spiegandone razionalmente l’origine, Guerrini fa sì che rimanga sempre il dubbio, un dubbio che fino alla fine non viene sciolto. Tutto ciò in altri contesti sarebbe stata cosa gradita, ma proprio a causa del marchio raziocinante impresso all’intero romanzo, una tale ambiguità lascia in sospeso il tutto e stona decisamente con l’impostazione del romanzo, per nulla costruito – nella sua parte iniziale - su zone d’ombra ed esoterici misteri.  
Che dire poi dell’innamoramento dei due protagonisti? Assolutamente ingiustificato. Un vero e proprio colpo di fulmine, disceso dal cielo senza nessuna apparente ragione se non l’avvenenza selvaggia di lei e la raffinatezza per nulla brutale di lui, “diverso” dai tanti uomini per lo più pervertiti o autoritari che Battistina ha incontrato nel corso della sua breve esistenza. Insomma, un amore per nulla chiaro, per nulla giustificato che, sebbene insaporisca il tutto, sembra un po’ deciso a tavolino dall’autore e persino dagli stessi personaggi, razionalmente. Siamo ben lontani, insomma, da quello che - in un intrecciarsi d’eventi ben congegnato - dovrebbe apparire come una  plausibile evoluzione degli eventi. Fanno infatti piuttosto ridere le affermazioni dei due giovani che prima si insultano o si minacciano vicendevolmente di morte,  poi aggiungono, quasi ricordandosene solo all’ultimo momento un esilarante  “…anche se ti amo”. 
In conclusione si può affermare che il romanzo è piacevole, scorrevole, interessante e a tratti coinvolgente, ma che – purtroppo - ad un iniziale mix così interessante di elementi non corrisponde un finale altrettanto degno, cosa che di certo, dopo un così brillante inizio, non può non deludere. 

1 commento:

  1. Mi resta comunque una grande curiosità verso questo libro. Grazie per la recensione!

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