mercoledì 20 marzo 2013

Recensione: Noi siamo infinito, film e libro



Noi siamo infinito. Ragazzo da parete – Stephen Chbosky
Tra un saggio scolastico su Kerouac, una canzone degli Smiths e una citazione del Rocky Horror Picture Show, scorrono i giorni di un adolescente per nulla ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un turbine di prime volte: la prima festa, la prima rissa, la prima cotta... e via salendo nella scala dell'adrenalina. E Charlie, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti. Peccato che il segreto più grande sia nascosto proprio dentro di lui...
Editore: Frassinelli
Pagine: 271
Prezzo: € 16,90




Voto:  

Se credete di avere tra le mani una banale storia adolescenziale sulle “prime volte”, state sbagliando di grosso: Ragazzo da parete - voglio chiamarlo con un titolo più affine all’originale, nonché il primissimo dell’edizione italiana del 2006, visto che quel Noi siamo infinito è stato aggiunto per celebrare il titolo italiano del film – è un romanzo epistolare, che racconta di Charlie, un ragazzo degli anni Novanta in procinto di cominciare la scuola superiore. Catapultato in questa nuova situazione, decide di scrivere la sua vita ad un amico, descrivere le sue emozioni, per quanto queste possano essere a volte indecifrabili, e venire a capo dei propri turbamenti attraverso la scrittura. Perché i suoi indugi, i suoi problemi a relazionarsi con gli altri dipendono da motivi ben più gravi della semplice timidezza: Charlie ha perso il suo migliore amico e l’amata zia Helen, e da allora non riesce più a capire gli altri e a capirsi. L’uno che sembra essergli d’aiuto è il suo insegnante di letteratura, che lo stimola a leggere romanzi sempre più complicati che di volta in volta diventeranno i suoi preferiti: Kerouac, Salinger, Thoreau, Lee, Shakespeare, Rand e Fitzgerald, scrittori che gli raccontano un po’ di sé e gli permettono di ampliare il suo vocabolario.

Charlie affronta una realtà multiforme, insieme ai suoi amici Sam e Patrick, due ragazzi sui generis che lo aiuteranno, a volte anche inconsapevolmente, a scavare a fondo nella propria coscienza senza preconcetti, approcciandosi anche alla droga solo per sperimentare qualcosa di diverso. 
Chbosky ci presenta una realtà che oggi forse è molto comune, ma molto innovativa per un romanzo scritto alla fine degli anni Novanta. Senza alcun pregiudizio, la sua storia si apre a contesti nei quali è facile ritrovare una famiglia allargata, affrontare la difficoltà di essere gay, la violenza familiare, le gravidanze indesiderate e, più banalmente, l’eterna lotta tra popolarità e emarginazione all’interno delle scuole superiori. Lo stesso Charlie, ragazzino sfigato che sembra essere fatto apposta per essere un soprammobile, un ragazzo “da parete”, si pone senza alcuna remora nei confronti di tutto ciò che gli si presenta, lasciandosi andare a volte a piccole trasgressioni: il fumo, le messe in scena del Rocky Horror Picture Show… Da non sottovalutare poi la componente psicologica del romanzo: i problemi relazionali, i traumi infantili, la paura di esporsi e venir giudicati dagli altri, le cattive reputazioni nate da illazioni. I personaggi sono visti attraverso gli occhi del protagonista, che ne ricava un profilo comportamentale e psicologico, tralasciando i dettagli, indole tipica di chi pensa molto e agisce poco:

«Pensi così tanto Charlie? » 
«È un male? » 
Volevo che qualcuno mi dicesse la verità.
«Non necessariamente. È solo che, a volte, le persone usano il pensiero per non partecipare alla vita».

«Tu vedi le cose. Non ne fai parola con nessuno E riesci a capire le persone».

Ragazzo da parete è a mio parere classificabile come romanzo di formazione, perché accompagna non solo la fase iniziale della vita da liceale di Charlie, nella quale risolverà molto della propria vita, ma racconta anche il passaggio obbligatorio del diploma da parte di Sam, Patrick e della sorella di Charlie e l’inevitabile cambiamento che questo causa nei vari personaggi. E sì, come ogni romanzo adolescenziale che si rispetti, c’è anche l’amore. L’amore per Sam, alla quale Charlie registra cassette coi suoi brani preferiti, quella a cui si impone di non pensare nonostante ne sia palesemente innamorato. Quello che lo distingue, anche in questo caso, è il modo in cui la tematica viene affrontata: Charlie non è smielato, non si strugge… certo sta male per il fatto che sa che non potrà mai avere l’oggetto del suo desiderio – dal quale è lontano anni luce anche per una questione di mera differenza d’età, visto che lui è una matricola e Sam una senior. 

Se volete leggere un romanzo vero, senza buonismo, crudo nonostante il racconto di fatti scomodi sia velatamente implicito, avete tra le mani il libro giusto, da gustare con in sottofondo i brani che Charlie predilige:

«Asleep», degli Smiths
«Vapour Trail», dei Ride
«Scarborough Fair», di Simon & Garfunkel
«A Whiter Shade of Pale», dei Procol Harum
«Time of No Reply», di Nick Drake
«Dear Prudence», dei Beatles
«Gypsy», di Suzanne Vega
«Nights in White Satin», dei Moody Blues
«Daydream», degli Smashing Pumpkins
«Dusk», dei Genesis 
«MLK», degli U2
«Blackbird», dei Beatles
«Landslide», di Fleetwood Mac

Il Film
Regia: Stephen Chbosky. 
Attori: Logan Lerman, Emma Watson, Ezra Miller, Mae Whitman, Kate Walsh. 
Titolo originale: The Perks of Being a Wallflower. 
Genere: Drammatico
Durata: 103 min
Produzione e distribuzione: USA, 2012 - M2 Pictures 
Uscita nelle sale italiane: 14 febbraio 2013.

Inevitabilmente, adesso, non posso esimermi dal paragone col film. Premetto che, per la prima volta in vita mia, ho visto il film prima di leggere il libro, cosa che, in fin dei conti, si è rivelata una scelta appropriata. Indubbiamente il film è molto bello, forse anche perché il regista è lo stesso autore del romanzo, ma non ha lo stesso spessore: è come se il regista ne avesse voluto realizzare una versione più soft, meno complicata, nella quale il succo degli eventi è lo stesso, ma viene a mancare la caratterizzazione dei personaggi mentre si dà rilievo solo ai tre protagonisti. Concordo col fatto che in poco più di un’ora e mezza non fosse possibile concentrare l’intera narrazione, ma si poteva fare un piccolo sforzo. Le parti lacunose? Non si capisce nulla del rapporto complicato tra Candice e Charlie, tipico tra sorella più grande e fratello minore, o su quello che lo stesso ha con i genitori, che in tutto il film hanno più o meno una o due battute a testa – la madre credo nemmeno quella. Nonostante questo gap rispetto all’opera letteraria, si tratta comunque di un bel film – ecco perché vi dicevo che ho fatto bene per una volta ad approcciarmi ad una visione “inconsapevole”, perché temo che altrimenti ne sarei rimasta maggiormente delusa. 
Il mio plauso va agli attori protagonisti che sono stati davvero fedeli ai personaggi del libro e che hanno saputo trasmettere ogni sorta di emozione allo spettatore che si vedeva pienamente coinvolto in ogni frame. Logan Lerman (Charlie), giovane promessa del cinema noto ai più per la sua sagace interpretazione di Percy Jackson nell’omonima saga, ha saputo con tatto e la giusta dose di ingenuità un personaggio che sembra calzargli a pennello, come il vestito che viene regalato a Charlie per Natale dagli amici. Ezra Miller (Patrick) ha sorpreso tutti con la sua sagace interpretazione di un ragazzo gay che non nasconde la propria identità, ma la afferma pienamente senza temere ripercussioni. E poi c’è Emma Watson, che ha dismesso i panni dell’alunna modello di Hogwarts per assumere un accento americano e calarsi nelle vesti di Sam, una ragazza divertente e interessante, amante della buona musica, scrollandosi di dosso finalmente quel ruolo che l’ha consacrata tra le stelle nascenti di Hollywood e dimostrando di poter avere un grande pathos. 
In conclusione, il film riesce ad essere convincente anche se, come in ogni trasposizione che si rispetti, non riesce a reggere il confronto con il testo letterario, ma è sicuramente un buon prodotto. Spero che i coetanei di Charlie per una volta abbiano ceduto alla campagna pubblicitaria – estesasi anche ai banner principali nella home di Youtube, della quale la cosa che non ho apprezzato è stato il rilancio del libro con la copertina simile al poster del film (cosa che odio)  – per vedere qualcosa di diverso dal solito, non l’ennesima storia d’amore impossibile, ma qualcosa di intenso, sensato e, soprattutto, reale.

Stephen Chbosky
Nato a Pittsburgh nel 1970, Stephen Chbosky è scrittore, editor, sceneggiatore. È anche il regista di Noi siamo infinito, il film con protagonisti Emma Watson e Logan Lerman tratto da questo suo primo romanzo, un vero e proprio fenomeno di culto che ha venduto più di mezzo milione di copie in America e ispirato centinaia di siti web.

8 commenti:

  1. Ho ADORATO il film, mentre il libro sarà tra i miei prossimi acquisti :))

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    1. Mi raccomando, fammi sapere poi che ne pensi!

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  2. Devo assolutamente prendere il libro! *-*

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    1. Io ho avuto la fortuna di trovarlo con la vecchia copertina, che preferisco alla nuova. Come detto a Mr Ink sopra, sono curiosa di scoprire quali saranno le vostre impressioni

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  3. Lunedì sono andata a vederlo al cinema! che dire?? ne avevamo proprio bisogno, di un film così! a breve leggerò anche il libro :)

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    1. Indubbiamente è un film completamente diverso dalle scemenze adolescenziali che ci propinano...

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  4. Il film l'ho visto qualche sera fa in streaming ed è veramente stupendo. Ho comprato il libro sperando che fosse bello come il film e invece è stato una vera delusione...vi assicuro ho visto film come dorian gray, la papessa, memorie di una geisha e altri tratti da libri e ho pensato sempre che fossero più belli i libri rispetto ai film perchè più precisi e ricchi di dettagli, ma in questo caso mi sono dovuta ricredere..

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    1. Hai completamente ragione, ho finito di leggere il libro 5 minuti fa e ne sono rimasta non delusa, di più. Non ho ancora visto il film, ma penso che presto lo farò, solo per constatare se sia vero o falso il suo giudizio positivissimo da parte di alcuni amici.

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