venerdì 15 marzo 2013

Il tempio degli Otaku #83: “Cuori colpiti”







Salve a tutti, e benvenuti ad un'altra puntata de “Il Tempio degli Otaku”! A grande richiesta – ma di chi? - ritorna il ciclo delle opere che ormai conosciamo solo io e i loro autori. Si fa presto a dire shojo, infatti: le nostre fumetterie ne sono semplicemente invase, come dimostrano gli annunci delle principali case editrici nel recente Lucca Comics. Si fa meno presto a dire shojo con contenuti più adulti, diretti non solo alle ragazzine, ma anche alle loro sorelle maggiori, in Italia appannaggio quasi esclusivo della Flashbook Edizioni. In questo sottogenere avanguardistico spiccano i nomi di Kyoko Okazaki (di cui tempo fa abbiamo recensito “Helter Skelter”, ricordate?), Moyoko Anno e soprattutto George Asakura. Proprio di quest'ultima parleremo oggi, con il suo “Cuori colpiti”. Buona lettura!

Nei due volumi autoconclusivi di questo manga seguiremo le vicende di una classe delle medie alle prese con le prime esperienze con l'amore e con il sesso. Abbiamo Negishi, talmente infatuata del suo Arai da decidere di donargli il proprio corpo per scongiurare il rischio che lui torni dalla loro compagna Ruri, di cui sembra innamorato. Negishi non sa se tra lei e Arai ci sia solo sesso o anche amore, e nemmeno che in realtà Ruri non prova niente per lui perché innamorata di un insegnante.
Nel frattempo il migliore amico di Arai, Seiji, mette a dura prova la pazienza e la sensibilità della sua fidanzata, Atsuko, la quale cerca in tutti i modi di salvare un rapporto i cui gli equilibri sembrano pendere tutti a favore del ragazzo. Infine, un po' esclusa dagli equilibri della classe è Yokohama, le cui energie sono tutte concentrate nel diffondere bugie su un suo fantomatico fidanzato. L'unico che non ci casca è Shiina, il suo vicino di banco...

Gli shojo manga tradizionali ci hanno abituato ad una concezione dell'amore adolescenziale ben diversa da quella proposta dalla Asakura – sì, a dispetto del nome è una donna. Per quanto infatti i vissuti dei protagonisti siano piuttosto drammatici, quando si parla d'amore questi si dimostrano sorprendentemente naif ed innocenti. Un ottimo esempio è “Marmalade Boy” di Wataru Yoshizumi: il manga comincia con Miki, la protagonista, costretta ad affrontare le conseguenze di un divorzio inusuale, in cui in pratica i suoi genitori si scambiano il partner con un'altra coppia. Eppure quello che la colpisce di più, e che la fa puntualmente arrossire come un semaforo, è la bellezza di Yuu, l'altra parte in causa del nuovo menage familiare. Campionessa di duttilità è poi Sana, protagonista di “Kodomo no Omocha – Il giocattolo dei bambini”, capace di passare praticamente indenne su incidenti che avrebbero sconvolto la mente di qualsiasi altro bambino, come l'essere stata abbandonata – e ritrovare negli anni la propria madre naturale per poi perderla subito dopo – ma di commuoversi fino alle lacrime per le vicende familiari di Akito, più gravi delle sue di pochissimo. Inoltre, anche se in entrambe queste opere seguiamo i personaggi dall'infanzia all'età adulta, non sentiremo quasi mai parlare di sesso, e tutto quello che vedremo saranno innocenti rossori, battutine piuttosto imbarazzate, e se tutto va bene un matrimonio alla fine dell'opera.

“Cuori colpiti” è l'esatto contrario. Non ci è dato sapere la situazione familiare dei personaggi. Sappiamo tutto invece della loro iniziazione sessuale. A parte in pochi casi – e il lettore smaliziato già si chiede cosa c'è dietro – non troveremo tenere dichiarazioni d'amore, strette di mano, farfalle nello stomaco.
Ed è inutile dire quanto questo sia molto, molto più realistico di un qualsiasi “Marmalade Boy”, per quanto ben fatto. Come spesso capita anche nella vita reale questi ragazzini, che a malapena hanno la barba e le mestruazioni, non sappiano come usare uno strumento così potente come il loro corpo. Ruri fa la donna vissuta con il suo insegnante, ma in realtà quello che vuole è una figura paterna, su cui poter sempre contare. Atsuko si ripropone ogni volta che tra lei e Seiji è finita davvero, salvo ricominciare daccapo, anche se sa che lui non desisterà mai dalle sue pessime abitudini. Yokohama vorrebbe tanto potersi lasciare alle spalle quelle bugie sul fidanzato e cedere al tenero corteggiamento di Shiina, ma che ne sarebbe della sua immagine? Negishi è perennemente in dubbio sulla sua relazione con Arai, ma è disposta a tutto pur di accontentarlo. Tutto, pur di non lasciarselo sfuggire.
Tutto, pur di non restare soli. Le loro storie sono perlopiù a lieto fine, ma il messaggio di fondo dell'opera è cupo. Sebbene un po' troppo enfatico, il titolo italiano dell'opera rende bene l'idea dello smarrimento di questi ragazzi. E' uno smarrimento che potremmo quasi definire inconscio, in quanto non è sentito dai protagonisti, e senza dubbio nemmeno dagli adulti – infatti, a parte il professore, non ne incontreremo – ma palpabile. Si sente l'assenza di genitori comprensivi, che facciano qualcosa per i loro figli a parte procurarsi i soldi per dare loro da mangiare, e di insegnanti che oltre ad attenersi ai rigidi programmi didattici perdano un po' di tempo a parlare dei problemi che davvero premono a questi bambini. Perché in fondo parliamo di bambini, che usano il sesso per i loro fini come se fosse un gioco qualsiasi, con tanto di ricatti morali ed azioni spregevoli di cui non si comprende la gravità.
Nonostante le storie si assomiglino molto tra di loro – in particolare quelle Negishi/Arai e Atsuko/Seiji – l'introspezione psicologica è piuttosto curata. Questo vale sia per i personaggi femminili che maschili: ad esempio sono ben rese le indecisioni di Arai sul ruolo di Negishi nella sua vita, oppure l'essere senza peli sulla lingua di Shiina, che fa da contraltare alla timidezza aggressiva della tsundere (personaggio tipicamente giapponese che alterna momenti di scontrosità e maleducazione a momenti di dolcezza e fragilità) Yokohama. Impossibile non citare poi Atsuko, il cui percorso di annullamento della personalità per essere all'altezza di Seiji è seguito con grande meticolosità. Peccato soltanto che lo stesso Seiji non se ne accorga, a sua volta tormentato da complessi di inferiorità accuratamente mascherati. Le dinamiche delle singole coppie, poi, sono decisamente più complesse di quanto appaiano superficialmente, come dimostra la vicenda di Ruri: sono davvero i maschietti a tenere le redini della relazione, o forse in realtà sono le femminucce, con le loro maniere subdole e i loro corpi invitanti?

Il tratto di George Asakura è molto scarno, piuttosto debitore di quello della sopraccitata Kyoko Okazaki. Fisionomie a dire il vero molto simili tra loro – difficile distinguere, ad esempio, i personaggi maschili – con lineamenti che quasi cambiano di pagina in pagina, diventando ora più maturi ora più infantili. Tuttavia c'è una grande attenzione per l'uso dei retini, molto accurato, e la costruzione della pagina, sempre al servizio della storia. Può sembrare un tratto rozzo, soprattutto se confrontato con gli occhi grandi, le espressioni buffe e i fiorellini degli shojo, ma perché rozze sono anche le vicende raccontate. Benvenuti nella realtà, gente!

...E per oggi è tutto, gente. Arrivederci al prossimo appuntamento de “Il Tempio degli Otaku”!

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per aver condiviso la tua opinione!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...