giovedì 3 gennaio 2013

Neri Pozza si apre alla narrativa italiana e istituisce un suo Premio Nazionale







La casa editrice Neri Pozza inizierà il 2013 con una nuova sfida, volta ad annoverare fra i suoi titoli anche la narrativa italiana. La notizia giunge da un’intervista di Affaritaliani.it a Giuseppe Russo, dal 2000 direttore editoriale del marchio milanese. Giustificando questa scelta editoriale con la convinzione che possa esistere in Italia una narrativa d’eccellenza che possa competere con quella straniera, spesso di dubbio valore letterario e destinata ad essere mero prodotto di consumo. Ma non è tutto, Russo annuncia anche l’istituzione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza riservato esclusivamente a opere inedite di narrativa italiana e volto a premiare la qualità:

Noi ci concepiamo, anzi, come un’autentica casa editrice di tendenza, poiché raccogliamo quella che, per noi, è davvero l’ultima novità sulla scena letteraria internazionale: il ritorno al romanzo, all’essenza più propria del romanzo: il conflitto tra l’io e il mondo, tra personaggi alla ricerca della propria identità e il mondo, narrato attraverso un’ampia storia a più voci. (…) Vedo già affacciarsi una nuova generazione di scrittori non irretita dal conflitto descritto, una generazione che non “gaddeggia” e, soprattutto, che non scimmiotta gli americani come i giovani delle ultimissime stagioni del secolo scorso".

Ad occuparsi della scelta degli autori italiani da “catalogare” è il consulente Francesco Durante, lui stesso scrittore e colonna portante del Corriere del Mezzogiorno. Ad ora sono sei gli autori che sono stati scelti per inaugurare questa nuova linea editoriale, di cui due già noti: Paolo Piccirillo con “La terra del Sacerdote” e Francesco Formaggi con “Birignao”.
Per quanto riguarda la narrativa straniera, Neri Pozza pubblicherà i nuovi romanzi di Harding, Tsiolkas e degli esordienti Kracht, St Aubyn e Kingsolver.
L’intervista poi procede con un bilancio del progetto BEAT, che nel 2012 ha proposto una narrativa tascabile rilegata al prezzo di 9,90 euro, che è stato assolutamente positivo, nonostante l’evidente crisi del settore editoriale e vedrà presto la pubblicazione della nuova edizione de “Un uomo da marciapiede” di James Leo Herlihy.
Vorrei concludere riportando la parte finale dell’intervista, dove Russo parla degli evidenti disagi apportati all’editoria italiana dopo l’introduzione della legge Levi:

Si dirà, in Italia è stata introdotta la legge Levi che doveva esattamente frenare la ricorsa del mercato all’abbassamento del prezzo. Ora, è evidente a questo punto che questa legge non è riuscita nel suo compito. Concedere di scontare al 25% singoli libri, imprint interi, collane, sezioni e piccole parti di catalogo significa dare la possibilità ai grandi agglomerati editoriali di essere in eterna campagna 11 mesi all’anno e di trasformare, com'è accaduto, le librerie in scontifici, con tutti i principali banconi occupati da libri col prezzo tagliato. Alla Legge Levi si è poi aggiunta l'iniziativa, fatta subito propria, come si diceva, dalla totalità dei grandi gruppi, di offrire hardcover al prezzo di 9,90. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il mercato del libro in Italia si avvia a diventare un gigantesco mass-market di libri di fiction commerciale e di saggistica di current affairs a basso prezzo. In questo tipo di mercato un centinaio di libri, generalmente di mero intrattenimento - romanzi rosa, opere di comici, gialli - realizzano cifre adeguate, il resto arranca. Arrancano poi soprattutto le librerie che, con margini notevolmente ridotti, chiudono. (…)
Ma noi siamo ormai un paese in cui una dichiarazione come quella della ministra della cultura francese ("L'intervento dello Stato nella cultura non è una questione morale, semplicemente solo così il sistema può funzionare") susciterebbe immediato scandalo e innescherebbe una rivolta tra i sostenitori del libero mercato di casa nostra, entusiasti come tutti i neofiti e gli ultimi arrivati".

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