lunedì 15 dicembre 2014

Christmas Tales 2015: leggi il racconto, scrivi il tuo finale. In palio Quella vita che ci manca




Buongiorno, lettori!
Immersi nel faticosissimo tran tran di questo dicembre, non abbiamo dimenticato la quinta edizione di Christmas Tales, quest'anno - e solo per quest'anno,  dato che la decisione è stata maturata in virtù della sorpresa in arrivo per il quarto compleanno del blog - rinnovata da una formula ridotta e contemporaneamente accresciuta: se da una parte vi offriamo un solo racconto, infatti, dall'altra tre di voi avranno la possibilità di aggiudicarsi la copia di un libro autografata.
La penna che si è prestata per #ChristmasTales15 è quella molto amata di Valentina D'Urbano, attualmente in libreria con il suo terzo romanzo. E mentre Il rumore dei tuoi passi, ripubblicato di recente da Tea a dieci euro, continua a fare faville, Dusty pages in Wonderland  e Valentina D'urbano vi danno la possibilità di ricevere a casa una delle tre edizioni fuori commercio di Quella vita che ci manca, autografato dall'autrice. In che modo?
Potete leggere qui di seguito il racconto inedito scritto per noi da Valentina, a tema natalizio come nella tradizione di Christmas Tales. Ma il testo sembra interrompersi proprio sul più bello: quale finale immaginate possa avere? Commentate questo post in uno spazio di massimo mille battute (o dieci righe) con il vostro finale ideale - anche più di uno. Il giveaway terminerà il 6 gennaio, giorno in cui verranno scelti da Valentina e dalla sottoscritta i tre finali ritenuti più belli o sconvolgenti. Pubblicheremo anche il racconto completo, già in nostro possesso, con l'idea originale di Valentina. Proprio a lei passo la parola, augurando a tutti buon divertimento e buona lettura!



  



Ciao a tutti! Viste le premesse non mi resta che augurarvi buon divertimento e tanta ispirazione. Credo che una storia, un racconto o un romanzo appartenga per metà a chi lo scrive e per metà a chi lo legge, e questa mi sembra una buona occasione per rimarcare il concetto. Ho immaginato e scritto questo racconto in funzione di un finale ben preciso e non ho idea di cosa inventerete voi, perciò non vedo l'ora di leggere i vostri finali alternativi! Buone feste dunque, e buona scrittura!





Il regalo di Natale 

di Valentina D'Urbano 


Scende giù dal paese a folle velocità. Il Cayenne ha lo stesso colore della neve intorno e sbanda e stride sull'asfalto ghiacciato, ma lui quelle strade le conosce da quando è nato, non lo tradiranno proprio adesso.
Corre come un invasato, come se stesse facendo tardi al suo matrimonio.
Corre come avesse il diavolo attaccato al culo.
Eppure non ha fretta.
È solo che la macchina è nuova e profuma ancora di cellophan e plastica pulita, e non ha un graffio, è lucida, veloce.
E adesso, mentre corre a un appuntamento per cui è già in ritardo, sa perfettamente che quell’auto se l’è guadagnata. E vuole godersela.

Quella mattina quando il telefono ha suonato e sul display è apparso il numero di lei, quasi non voleva crederci.
Con che faccia tosta richiamarlo, invece di sparire e di trovarsene un altro.
Ma lei piangendo aveva detto che era di lui che aveva bisogno, che un altro così non lo trovava, che nessuno si fidava di lei per quell'aria che aveva, e invece lui lo sapeva che lei non era una bugiarda, certo, qualche difetto ce l'aveva, però non era una bugiarda.
Stava male senza di lui, c'era un freddo immenso senza di lui, un freddo che nessuna coperta poteva scacciare.
Vediamoci al solito posto, aveva implorato lei piangendo e singhiozzando.
Le aveva fatto pena, era sempre stato un tipo dal cuore tenero.
Va bene, aveva risposto. Ma è l'ultima possibilità che ti do.
In fondo è quasi Natale, anche se lei un’altra possibilità non se la merita affatto.
Ma a Natale sono tutti più buoni, anche lui che è buonissimo tutti i giorni dell’anno, a Natale lo diventa ancora di più.
Parcheggia l’auto su uno spiazzo deserto di fronte a un parrucchiere e a un negozio di cartoleria, chiusi.
Si incammina a piedi giù per la strada tortuosa, nel silenzio.
Pini innevati a destra, campi innevati a sinistra, lui al centro della strada ghiacciata, sopra il cielo grigio che promette altra neve, appena poco più giù una villetta solitaria, di quelle costruite fuori dal paese, con un giardino anch'esso ricoperto di neve, uno striminzito albero di natale che lampeggia di luci colorate e il triciclo abbandonato sul vialetto, come nei film.
Guarda in alto verso le persiane chiuse.
Nessuno. Forse stanno dentro davanti alla tv, forse partiti per le feste.
Prosegue ancora finché le case non scompaiono, lasciando il posto alla strada provinciale.
Adesso c'è solo neve immobile e frusciare di foglie bagnate.
Pensa che vorrebbe fosse estate, e camminare su quella provinciale tra gli alberi verdi, e il verso degli uccelli, e le cicale.
E poi pensa che quando d'estate percorre quella strada vorrebbe fosse pieno inverno, con gli alberi innevati, quella luce boreale e l'odore, l'odore della neve, che non tutti lo sentono, ma lui sì, ti ghiaccia i polmoni, ti fa sentire solo, ma di una solitudine trionfante, la solitudine degli eletti, di quelli che stanno in alto, quelli che hanno conquistato la vetta graffiando la roccia con le unghie e scalciando nel vuoto.
È partito dal basso lui, venuto su dal niente, come quelle piantine timide che tra qualche mese germoglieranno nel ghiaccio.
Adesso, quella piantina nata nella neve, cammina veloce e si stringe il Moncler color panna addosso, nell’eco irreale di quel freddo.
E pensa a lei, a quella che sta andando a incontrare.
Lei che lo prendeva in giro alle scuole medie (sì, le avevano fatte insieme, poi però lei era andata al liceo classico in città, e lui era andato a lavorare giù alla carrozzeria di suo zio, che con la scusa della parentela spesso e volentieri si dimenticava di pagarlo), lei che commentava con sorrisetti odiosi quel suo essere un tredicenne goffo e bruttarello, lei che era bella, bellissima che a quattordici anni già si girava tutto il paese a guardarla, lei che una volta, quando di anni ne avevano diciassette, gli aveva chiesto di uscire insieme e lui ci aveva pure creduto e l’aveva aspettata per tutto il pomeriggio davanti al cancello del cimitero, con le amiche di lei che passavano e ridacchiavano e solo dopo l’aveva capito il perché delle loro risate.
Adesso non funziona più così, adesso l’ordine si è invertito.
Ora è lei che chiama lui, e ha una voce, una voce terribile, una voce piena di male che solo a sentirla ti sale un rigurgito amaro dallo stomaco, sarà che quella ragazza bionda e bellissima adesso gli fa pena, sarà che ormai l’amore che prova per lei è un sentimento acido e stantio. Sarà che non lo sa, sarà che forse non ha il coraggio di chiederselo.
Sa solo che è una vita che Erika si comporta male con lui. Una vita che promette e non mantiene, che pretende e prende restituendo poco e male.
È sempre stata così Erika. Avida, meschina, opportunista.
Non gliene frega niente degli altri, è avida e vuole tutto per sé.
Ma questa è l’ultima volta.

Scavalca il guardrail in un punto in cui il pendio non è troppo ripido e la neve sembra compatta, scende piano con le braccia aperte a cercare di mantenere un equilibrio precario, ma presto è giù, di nuovo in un territorio sicuro, pianeggiante.
Ci sono quegli abeti enormi , quel silenzio carico che gli piace da morire, il rumore dei suoi passi sulla neve fresca.
Dopo pochi metri Erika è lì, appoggiata contro un tronco. La neve le cade in testa e le bagna i capelli ma lei non ci fa caso. Ha occhiaie che sembrano ustioni e la faccia lucida e le labbra secche e screpolate, ma lui quelle labbra le bacerebbe lo stesso, che Erika è bella anche così disperata e sfatta.
«Alessio, ti prego…» mormora, tendendo le braccia verso di lui che fa un passo indietro e nasconde le mani dietro la schiena.
«Ale non mi fare così…» Adesso Erika piagnucola e balbetta e a lui piace sentirla implorare, gli ricorda di tutte le volte che l’ha implorata lui.
Alessio si sfila un guanto, si china a raccogliere un po’ di neve, se la fa sciogliere in mano. Guarda quella e non il viso della ragazza.
«Erika…che devo fare io con te? »
«Non lo so. Non lo so che devi fare. Ale ti prego, io sto male.»
Erika sta per mettersi a piangere come al solito, come ogni volta che discutono, ma qualcosa la blocca.
Spalanca gli occhi, allarmata.
Ci sono delle voci che provengono dal bosco, a pochi metri da loro.
Due voci, forse tre, e si avvicinano.
Probabilmente è qualcuno del paese, qualcuno che conoscono entrambi e Alessio non
ci fa bella figura a farsi vedere insieme a Erika che piange, perché le chiacchiere corrono e poi dicono in giro che hanno visto Alessio Troili maltrattare la Erika Perron, ché poveraccia, già non sta bene di suo e per colpa di lui.
Tutti in paese dicono che Erika si è rovinata a stare appresso a lui, ma non è vero.
Lui a Erika le vuole bene, anche se è una stronza, anche se sette anni prima lo ha lasciato un intero pomeriggio ad aspettarla.
Lui è buono e la gente la perdona.
Non vuole mica vederla soffrire.
Alessio aspetta che quelli delle voci si avvicinino così che possano vederli, e poi fa due passi e la abbraccia, e la faccia di lei è bollente e bagnata di sudore, e Erika adesso piange davvero, gli si avvinghia addosso e tira su col naso in una maniera che fa proprio pena.
«Alessio, per favore, Alessio, io non so che fare senza di te, non mi mollare così, Ale ti prego non mi mollare così, faccio tutto quanto, tutto quello che vuoi, Alessio, Alessio…»
Non la smette più di ripetere il suo nome.
«Stai zitta, che c’è gente, non piangere Erika, piccola, non piangere. Va tutto bene» dice lui mentre quelli passano, adesso in silenzio perché li hanno visti e devono far finta di non essersene accorti, allora Alessio le prende il viso tra le mani e la bacia e le labbra di Erika graffiano e il suo alito è amarissimo, ma continua a baciarla lo stesso, e mentre la bacia glielo dice che quella è l’ultima volta, che così non si può andare avanti, che lui ha tanta pazienza, ma così proprio non può funzionare, e glielo dice dolce, sussurrandolo, e Erika non piange più, Erika si stacca e annuisce decisa e spaventata e sollevata e un altro milione di cose che si mescolano su quel viso bellissimo e scorticato.

«L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che 

Continua tu, scrivi il finale e ricevi a casa una delle tre copie fuori commercio di Quella vita che ci manca!
E, se vi va, non dimenticate di condividere su Facebook e Twitter ;)



Gennaio 1991. Valentino osserva le piccole nuvole di fiato che muoiono contro i finestrini appannati della vecchia Tipo. L'auto che ha ereditato dal padre, morto anni prima, non è l'unica cosa che gli rimane di lui: c'è anche quell'idea che una vita diversa sia possibile. Ma forse Valentino è troppo uguale al posto in cui vive, la Fortezza, un quartiere occupato in cui perfino la casa ti può essere tolta se ti distrai un attimo. Perciò, non resta che una cosa a cui aggrapparsi: la famiglia. Valentino è il minore dei quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi. C'è Anna, che a soli trent'anni non ha ormai più niente da chiedere alla vita. C'è Vadim, con la mente di un dodicenne nel bellissimo corpo di un ventenne. E poi c'è Alan, il maggiore, l'uomo di casa, posseduto da una rabbia tanto feroce quanto lo è l'amore verso la sua famiglia, che deve rimanere unita a ogni costo. Ma il costo potrebbe essere troppo alto per Valentino, perché adesso c'è anche lei, Delia. È più grande di lui, è bellissima - ma te ne accorgi solo al secondo o al terzo sguardo - e, soprattutto, non è della Fortezza. Ed è proprio questo il problema. Perché Valentino nasconde un segreto che non osa confessarle e soprattutto sente che scegliere lei significherebbe tradire la famiglia. Tradire Alan. E Alan non perdona. Questo è un romanzo sull'amore, spietato come solo quello tra fratelli può essere. Ma è anche un romanzo sull'unico altro amore che possa competere quello che irrompe come il buio in una stanza.

52 commenti:

  1. L’ultima volta che ti perdono, Erika. Non ce la faccio più a farmi scivolare tutto addosso in nome dell’amore, del nostro amore. A volte mi chiedo se veramente sono importante per te, se conto qualcosa, se il tuo egoismo, il tuo opportunismo hanno un freno con me, e invece, puntualmente mi smentisci. Dovevo accorgermene già da quella prima volta, quel maledettissimo giorno, lì, al cimitero, ricordo che faceva un freddo brutale, ma io avevo caldo, riscaldato al solo pensiero di vedere te, e ancora una volta, o meglio per la prima volta hai incominciato a prenderti gioco di me, dei miei sentimenti, del mio cuore, che ormai è diviso tra il desiderio di volerti, e la consapevolezza che forse non venire quel giorno sarebbe stata la mia salvezza. Ormai non posso più scegliere tra salvezza e dannazione, il nostro amore è un gioco ad intermittenza, momenti di puro splendore alternati a momenti di cupa delusione. Resistiamo, e impariamo dal nostro amore ad ostacoli.

    RispondiElimina
  2. Questa è l'ultima volta che vengo non appena mi chiami. Devi imparare a farcela da sola, a non contare più su di me, perché io non posso continuare a esserci, non posso abbandonare tutto e correre quando hai bisogno. Aggrapparci a un sentimento ormai logoro e stanco, pieno di polvere e ragnatele, non aiuta nessuno dei due. Non ti fa bene dipendere da me, usarmi per colmare il vuoto che senti, e a me non fa bene cedere ai tuoi capricci, provare tenerezza difronte alle tue bizze. Possiamo entrambi essere migliori di così. Possiamo essere migliori se la smettiamo di rincorrerci l'un l'altro.»
    La guarda dritta negli occhi e cerca di condizionarla, di ipnotizzarla, di conficcarle a forza quelle parole nella mente. Lei sembra capire, capire davvero, o forse è solo un'illusione, una convinzione autoindotta per non sentirsi in colpa. Perché sa che qualunque cosa accada, in qualsiasi modo lei reagisca e decida di comportarsi, lui se ne andrà, e questa volta per sempre. Troverà il coraggio di recidere il loro legame in maniera definitiva, con un taglio netto.
    Erika continua ad annuire, ma non pare semplicemente condiscendente. C'è una luce, nel suo sguardo, che le rischiara le pupille e le asciuga le lacrime.
    Quello che Alessio dice è vero: il fuoco che l'animava quando si sono conosciuti non è ancora del tutto estinto e continua a bruciarle sottopelle. E' una forza che può essere ritrovata, riafferrata, imbrigliata di nuovo, ma solo se tenterà di rialzarsi da sola, senza cercare la sua protezione, senza più chiedergli conforto.
    In mezzo alla neve, sferzate dal vento gelido, le loro anime ferite, ammaccate e sanguinanti non sono prive di speranza.

    RispondiElimina
  3. E mentre l'abbracciava, la baciava, cercando di calmarla, giurandole che quella sarebbe stata la sua ultima chance Alessio sapeva di stare mentendo. Ma non era a Erika che mentiva quando le diceva che le voleva bene, anzi benissimo. Mentiva a se stesso, spudoratamente da sempre e non solo adesso, da prima ancora di trascorrere quell'intero pomeriggio al cancello del cimitero aspettandola pur sapendo che non sarebbe mai arrivata, anche mentre il sudore sì impastava nella sua pelle arsa dal sole, con l'odore della vergogna che gli graffiava il cuore e le orecchie, invase dalle risate di scherno delle amiche di Erika. L'amava a prescindere e l'avrebbe sempre amata, e ancora di più, aspettata. Lui che non aveva bisogno di nessuno, lui che si era fatto da solo, che la vita se la rigirava come un calzino; si sfaceva come neve al sole al cospetto di Erika. Alessio sapeva che era una bugiarda, una stronza, una egoista e che a lei non importava niente di nessuno se non di se stessa. Guardava e vedeva il baratro scavato dentro di lei dalla sua aridità, ma lui, in quel baratro ci si sarebbe buttato, ora, subito, un tuffo senza ritorno, nel buco nero di Erika. E se fosse stato necessario, in quel baratro, ci si sarebbe anche affogato, con l'acqua alla gola e oltre, dentro i polmoni fino all'ultimo respiro. Perché ciò avrebbe significato rimanere per sempre con lei, dentro di lei, anche se e solo nel baratro nero e buio della sua aridità.

    RispondiElimina
  4. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che le nostre labbra si sfiorano e che i nostri cuori battono all'unisono. Non perché io non voglia stare con te ma perché continuando a stare insieme ci facciamo solo del male,passiamo da un'estremo all'altro,un momento stiamo bene e sembra che nessun tipo di male possa abbatterci e il momento dopo io sbatto la porta e tu mi urli contro. Il momento prima ci amiamo,quello dopo ci odiamo. Lo faccio per te,per noi,perché nessun desiderio è così forte per poter sostenere questa situazione.>>

    Erika se ne stava li,tirava su col naso e lo guardava mentre i suoi piedi si inabissavano nella neve,era un miscuglio di consapevolezza,dolore,odio e approvazione. Suo malgrado non volesse,trovava la schiettezza di Alessio tremendamente giusta,tutto quello che lui le aveva detto era tutto quello che lei pensava e non era mai riuscita a dire.
    Perché ci vuole coraggio per dire le cose,e lei il coraggio di dirgliele quelle cose non lo aveva mai trovato,perché si i gesti feriscono ma se si vuole si possono perdonare,ma le parole,le parole ti rimangono incastrate,le parole non se ne vanno,rimangono e ti cambiano.

    RispondiElimina
  5. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che ci incontriamo sotto questo albero, tra questa neve che ci ricopre e ci bagna. Questo è un gioco al massacro in cui non ci sono né vinti né vincitori. Tu chiami ed io corro, tu fuggi ed io continuo a inseguirti. Ora basta. Il mio regalo di Natale per te è un addio, meritiamo entrambi di meglio. Io una persona che mi ami sempre nel bene e nel male, tu di qualcuno che non veda in te il ricordo di una ragazza giovane e bella, un sogno irraggiungibile, ma la donna che sei ora” Ripercorre la strada all’incontrario, la neve è penetrata nelle scarpe e gli ha bagnato i capelli, il freddo si è insinuato sotto il piumino ma lui finalmente si sente libero.

    RispondiElimina
  6. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che ci riesci. La prossima volta potrai chiamarmi per una settimana, per un mese, ma io non sarò qui a ripeterti sempre le solite stronzate»
    Erika intanto alza lo sguardo, e con la manica si asciuga le lacrime. Sta quasi per sorridere, ma a quel punto, vedendo quella fossetta, Alessio si blocca.
    Per un attimo il tempo si ferma.
    Si rivede, sei mesi prima, al parco, a toglierle quel ciuffo dagli occhi bagnati dicendo "questa è l'ultima volta". Si rivede, ai primi di settembre dell'anno prima, davanti casa sua, che tenendola stretta e senza alzare la testa dice "questa è l'ultima volta". Una schiera di immagini gli affollano la mente, non riesce neanche a contarle, e senza neanche rendersene conto si stacca da lei. Erika, ancora a metà di quel sorriso, non capisce, ride per sdrammatizzare, e lo riabbraccia. Ma lui non lo fa.
    «Che succede amore?»
    E lui, con una voce che non riconosce, «Scusami, non ce la faccio. Lo so benissimo che è tutta una fottuta bugia, che se io ti abbraccio questa non sarà l'ultima volta. Ho quasi 21 anni, dio, non voglio passare il resto della mia vita così. Mi dispiace Erika, ti ho amata e forse una parte di me continuerà a farlo, ma questa è stata l'ultima volta che sono venuto da te».
    E così lei urla, grida, scalcia, ma lui è già a due passi dall'auto e cammina senza voltarsi.

    RispondiElimina
  7. "L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che mi fai venire fino a qui, per chiedermi cose che non posso darti. Io non ti amo Erika. Non ti amo più da anni, e quello che c'è stato tra noi è finito."
    "Che vuol dire, finito?" Erika alza la testa, ha lo sguardo in fiamme. Adesso Alessio sente che deve indietreggiare, che non può guardarla negli occhi.
    "Vuol dire che è stata la storia di una notte. Io non so cosa ti sei messa in testa, ma è tardi per le storie d'amore, Erika, siamo grandi, per le stronzate. È stata solo la storia di una notte."
    Inaspettatamente, Erika sospira, fa sì con la testa.
    "Ho capito" dice solo. "in fondo me lo aspettavo."
    Adesso si stringe nelle spalle affonda le mani nelle tasche. Alessio si rilassa, Erika l'ha presa bene, meglio di quanto si aspettasse. Almeno ha smesso di piangere e urlare.
    "Possiamo almeno salutarci da buoni amici?"
    Erika sorride, un sorriso vero. Gli si fa più vicina.
    Un dolore acuto, come un pugno, lo colpisce nel fianco.
    Il coltello affonda nella carne, lacera, distrugge, e nella neve ai suoi piedi fiorisce una rosa di sangue.
    Cade in ginocchio, la terra si fa rossa.
    Erika continua a sorridere.

    RispondiElimina
  8. «...che ti dico di si. Perché vedi l’altro giorno è entrata una ragazza nella carrozzeria, era insieme a suo padre, sono venuti a scegliere una macchina usata per lei. E’ entrata però io non l’ho vista subito, ho sentito per primo il suo odore, mi è arrivato dritto al naso, un misto tra dentifricio e incenso, dolce e forte allo stesso tempo; poi ho sentita la sua risata allegra e la sua voce, con un timbro sottile ma deciso, la risata di chi è timido ma si sforza di non esserlo. Avevo quasi timore di vederla alla fine, ma poi mio zio l’ha portata da me per un consiglio e i suoi occhi scuri si sono posati su di me. Non piangere Erika, non temere, non è bella come te, non è neanche da paragonare a te. E’ quanto di più normale ci possa essere. Non è stato quello a lasciarmi il suo ricordo indelebile nella testa, no, è stato il suo sguardo, così curioso, così gentile, così sincero, così assolutamente sconosciuto e nuovo. Neanche ricordavo più come fosse uno sguardo del genere. Il tuo è bello Erika, ma è esattamente come te, rispecchia tutto ciò che sei, la tua bellezza, la tua insicurezza e il tuo egoismo. Il suo è uno di quegli sguardi che incroci per strada e ti fanno venire voglia di fermarti ed inseguirlo, per sapere di più, per capire di più. Tranquilla, non le ho chiesto nulla, non ci siamo neanche parlati, ci siamo solo guardati, poi lei se n’è andata. Quello che ti voglio dire è che questa è l’ultima volta che ti perdono, l’ultima, non ce ne sarà un’altra, ok? Andiamo ora dai, inizia a fare freddo.»
    Erika si stringe al braccio che lui gli offre e insieme si incamminano per la strada. Lui tiene la mano destra dentro la tasca, il pugno stringe un pezzo di carta, sopra ci sono dei numeri di telefono e un nome, Martina. Sorride. E’ sempre stato buono lui, troppo, neanche questa volta è riuscito a dirle di no, ma ora lo sa finalmente, lo sa che il voler bene, alla fine, non è sufficiente. Questo Natale sarà fortunato però, tutti avranno ciò che vogliono: Erika avrà il suo perdono e lui avrà la possibilità di cambiare il suo futuro, di lasciare il passato e intraprendere una nuova avventura, un’avventura che ha dolci occhi neri e porta con sé il profumo della speranza.

    RispondiElimina
  9. ’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima che ti bacio, che i miei occhi incroceranno i tuoi maledettamente chiari. Resto qui adesso come regalo di Natale a te, ma poi vaffanculo tutto come regalo di Natale a me."
    Sì mette una mano in tasca, quella senza guanto, e sente il ferro freddo sotto i polpastrelli congelati. Mentre Erika lo guarda senza fiatare con gli occhi rossi di pianto, lui scorre il dito su quel pezzo di ferro, come per sentire che è lì nella tasca, davvero, che non se l'è immaginato. Poi lo tira fuori e lo punta in faccia a Erika.
    "Ale, che cazzo fai?", la sua voce tremante gli buca i timpani, e le sue mani incollate al tronco dell'albero gli fanno quasi pena. Riesce a vedere la paura che diventa reale e forte, e spregevolmente si compiace, ricordando quel pomeriggio davanti al cancello del cimitero.
    Erika abbassa la testa e strizza gli occhi. Lui conta fino a tre, per darsi coraggio e darle altri tre miseri secondi di vita.
    Preme il grilletto, un rumore sordo in mezzo al silenzio della neve. Poi il corpo scivola a terra, gli occhi chiari restano aperti, pieni di terrore.
    Alessio si volta e sospira. Il fiato a contatto con l'aria gelida fa fumo. Non resta nient'altro.
    Solo fumo.

    RispondiElimina
  10. [… ]Che sono disposto a strapparti via un altro pezzo di vita, perché ci muoio pure io insieme a te con questa merda.” La mano in tasca già alla ricerca di quell’appiglio al quale anni prima Alessio aveva deciso di aggrapparsi per diventare qualcuno, per riuscire a comprare un sacco di vestiti a sua madre che quell’unico che aveva, a furia delle botte del marito, s’era sgualcito. Ma ora, grazie alla vendita di quella polvere bianca era cambiato tutto, persino Erika strisciava ai suoi piedi, anche se era consapevole del fatto che fosse attirata solo dall’odore di morte che lui stesso emanava, ma se lo faceva bastare, perché nonostante le occhiaie e tutto il marciume che si trascinava dietro era solo nei suoi occhi che riusciva ad intravedere una luce nel vortice oscuro in cui era stato risucchiato. “Sei la mia salvezza” gli diceva mentre tutta la felicità del mondo sembrava prendere corpo nel suo sorriso. E solo Dio poteva sapere quanto una bella macchina, un Moncler , il rispetto misto a paura di quella stessa gente che un tempo lo derideva, non valevano nulla in confronto a quel sorriso. “Vieni, ti porto in un posto sicuro, ma è l’ultima volta che ti aiuto” le diceva mentre cercava di proteggerla con un abbraccio da tutto il gelo del mondo. E rimaneva soltanto un’unica via d’uscita; era già tutto pronto, tutto organizzato. Saltarono entrambi in macchina che, al rombo di una nuova vita, li avrebbe condotti verso un mondo che non conosce sofferenze.

    RispondiElimina
  11. L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che posso baciarti, ché il mio cuore é troppo stanco e scorticato per respirare ancora il tuo odore e sta ancora peggio ogni volta. Ogni volta a discutere si finisce sempre allo stesso modo e il freddo dell' inverno mi sta addosso e dentro e mi sta calcificando il cuore. Devo andarmene o ci trascineremo a fondo».
    Sovrastato dalle emozioni si lasciò andare ai pensieri..
    "Io la amo, ma siamo come la neve e il fuoco. Il ghiaccio ormai si é sciolto e non ci resta altro che un mare sporco."
    E mentre affondava i piedi nella terra fangosa non poteva fare a meno di sentirsi svuotato. Aveva fatto la scelta giusta, voleva regalare a se stesso e a Erika una possibilità per essere felici.

    RispondiElimina
  12. Alessandro Smarty Martinelli16 dicembre 2014 23:59

    ma questa è l'ultima volta che ti sognerò, l'ultima volta che rivedrò i tuoi occhi farsi di ghiaccio, la tua bocca spalancarsi in una smorfia di terrore. Sarà l'ultima volta che risentirò il "Mi dispiace" provenire da uno dei tre uomini alle mie spalle, e il boato e il sibilo e il dolore all'orecchio destro e il colpo secco, il rumore delle ossa del cranio frantumate e il tuo corpo divenire burattino senza fili fra le mie mani che non ti sanno più sorreggere. Oggi sarà l'ultima volta che sognerò la barba lunga di tuo padre e le sue lacrime scese dal viso fin sulla canna del fucile ed evaporate, volate via fra i fiocchi di neve assieme all'eco del mio nome ancora appeso alle tue labbra. Adesso. Dopo tutti questi anni io mi sveglierò e tornerò a vivere.

    RispondiElimina
  13. ...
    Erika nascose il volto. Si negò per un attimo. Poi sollevò lentamente la testa, la disperazione lasciò il posto al trionfo. Lo guardò. I suoi occhi, fissi in quelli di Alessio, erano quelli di tanti anni prima, di sempre. Dalla tasca del giaccone Erika prese lo smartphone e, in silenzio, gli mostrò lo schermo. Registra. Rapidi movimenti, le sue dita scivolano sulla superficie gelata dello schermo come un sasso lanciato su un lago ghiacciato. Alessio non capisce. Solo per un attimo, però. All'improvviso, nel silenzio lattiginoso, la sua voce digitale lo colpisce come un pugno: «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che ... Un brivido, tutto ritorna indietro, 17 anni, davanti al cancello del cimitero, le risate delle amiche. E lui, stupido come allora, o, più semplicemente, ancora innamorato. Sente che il mondo gli sta per crollare addosso. Quelle parole, come trombe di Gerico, devasteranno tutto ciò che lui, in quegli anni, era riuscito a costruire. E' immobile, la guarda mentre si allontana perdendosi nel suo fiato ghiacciato. Vorrebbe urlare il suo nome mentre Erika sale sulla sua utilitaria, con il suo prezioso regalo, il suo trofeo di caccia, animale, digitale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Anonimo, per favore lascia il tuo nominativo a commento di questo post. Grazie :)

      Elimina
  14. ] corro da te. Se fuggirai di nuovo, sparirò dalla tua vita per sempre>> Lei lo stringe più forte, come se Alessio fosse l'ultimo appiglio a cui aggrapparsi per non cadere in uno strapiombo senza fine, lui ricambia quella stretta disperata. Ad un tratto un tremito scuote quelle esili membra e Erika si accascia contro di lui.«Erika cosa fai? Non fare la sciocca!>> La guarda in viso, quel viso bellissimo che ha perso tutto il colore ed è livido e sofferente. << Mi dispiace così tanto Alessio, grazie per questo ultimo regalo, mi hai resa felice...>> Gli occhi di Erika si chiudono e un piccolo sorriso le incurva le labbra. Lui la scuote, la chiama, pregando che sia uno scherzo, l'ennesimo scherzo da ragazzina viziata, ma così non è. Non mentiva quando diceva di stare male, Alessio lo capisce solo in quel momento. Segretamente agognava la libertà dall'amore di Erika, ma ora non riesce ad accettare che la vita lo accontenti in modo così crudele.

    RispondiElimina
  15. ti perdono, l'ultima volta.»
    E lei continua ad annuire, frenetica, e lui non sa più cosa dire perché Erika gli si avvinghia addosso, come se il mondo si fosse ristretto attorno a loro e lui può solo pensare che non vuole più farla soffrire, perché è troppo buono. Che quella mente meschina la conosce fin troppo bene e quel cuore arido lo ha fatto diventare suo.
    Così con la coda dell'occhio scruta finché le ombre non si sono allontanate del tutto. E poi, mentre Erika ha la testa appoggiata sul suo petto, lui fa scivolare la mano dietro la tasca dei propri pantaloni. Tasta il metallo freddo, afferra e la sente così pesante quella scelta, quell'oggetto che significa troppe cose. Ma deve farlo, deve farlo perché lo aveva detto che quella era l'ultima volta, deve farlo perché per una volta è lui a volere tutto per sé, a voler riprendersi anche quelle promesse non mantenute. E così avvicina il metallo freddo alla testa bagnata di lei. Lentamente.
    Rosso su bianco.

    RispondiElimina
  16. mi vieni a cercare. Non puoi farlo, Erika. Adesso basta.- Le sue mani abbandonano la chioma di Erika ed affondano nelle tasche. Non si volta nemmeno: se ne va e basta. Il giorno dopo, trova una busta anonima col giornale. È una lettera. La calligrafia è disordinata e frettolosa, ma lui la conosce bene: Erika. Chiede di rivederlo, col pretesto di dover ricambiare il regalo. Che cosa fare? Niente. Proprio come lei ha sempre fatto per lui. Dopo l'ennesima corsa in ambulanza, aveva deciso di rompere. Ma questo la gente non può saperlo. Non può sapere che cosa si prova nel vedere la donna che ami scontenta della vita che le offri. Decide di provare ad accontentarla, per l'ultima volta. Stesso parcheggio, stessa strada, stesso prato. Ma... odore diverso. Non c'è più solo quello della neve. Rimane impietrito di fronte allo scenario che si apre sotto i suoi occhi. Erika è là, pallida, inerte, la tiene al ramo solo un filo. Erika è morta. E sul tronco, un messaggio solo per lui: “Buon Natale Alessio”. E per tutti, la colpa sarà solamente sua.

    RispondiElimina

  17. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che te la porto. L’ultima volta”.
    Erika abbassa sguardo, continua a fissare i suoi stivali bagnati, affonda le mani in tasca perché è senza guanti. Ha i capelli fradici, ed è impaziente. Non ce la fa più a restare immobile appoggiata a quel tronco umido, a congelarsi lentamente. Si chiede quanto tempo dovrà passare ancora per ottenere il suo regalo; solo l’idea di poterci affogare dentro le narici le taglia il fiato, le asciuga le parole. Il mondo, almeno per un po’, tornerà come prima. Come i colori, e la musica, e la faccia della gente. Come le mani di Alessio, che frugano nella tasca del Moncler per cercare la cartina argentata, e che adesso tremano. Sono rigide e inesperte mentre impugnano una piccola pistola lucida e nera. Rigide come l’espressione sul suo viso pallido, come il cuore di Erika che tutto a un tratto ha paura. Ormai lo sa che Alessio premerà il grilletto, quando si mette in testa una cosa non c’è niente che gli faccia cambiare idea. Per questo decide di lasciarlo fare. Senza neanche un lamento cadrà leggera su quella distesa bianca che macchierà di rosso. E prima che lui sparisca oltre il guardrail, avranno finalmente pareggiato i conti.

    RispondiElimina
  18. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  19. perdo la faccia per te. Fa’ in fretta, c’è mezzo paese che ci guarda». Lui abbandona il moncler sotto l’abete opposto a quello di Erika, un indice puntato contro il ragazzo. «Che fai?» le chiede. E lei, come stringendo un telecomando invisibile, ordina: «Marionetta!» Senza nemmeno aspettare l’eco, Alessio è già di profilo, culo in fuori e testa che fa avanti e indietro; quella che andrebbe intesa come l’esecuzione del Pinocchio di Totò. Erika ride alle lacrime; poi tira fuori il dito violaceo per urlare: «Lego!» e Alessio in un attimo piega le braccia come fossero ingessate, mani a uncino e sorriso fisso da idiota. Dalle convulsioni Erika non si accorge di essersi adagiata coi fuseau sulla neve, ma non riesce a bloccare le risate. «O-mi-no del cesso!» lo dice male, ma Alessio capisce. Alessio, questa piantina cresciuta da sola, che sta bene soltanto quando vede il viso di lei accendersi di allegria, anche se sa che la stronza ha ripreso tutto e lo mostrerà alle amiche, che commenteranno: «È proprio un coglione».

    RispondiElimina
  20. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che mi lascio convincere.»
    Erika alza lo sguardo per incrociare gli occhi del ragazzo, con le mani che già vagano frenetiche verso le tasche del suo giubbotto. Spinta da una speranza che in realtà sa solo di disperazione. Ma Alessio la ferma, blocca quelle braccia che si aggrappano a lui. «Non qui, Erika. Aspetta.» La spinge delicatamente lontana da quell'albero, verso un edificio grigio abbandonato che entrambi conosco bene. C'è solo il frusciare delle loro scarpe sulla neve, e Alessio capisce che niente è mai cambiato. E' ancora quel ragazzino fermo ad aspettarla fuori da quel cimitero. Aspetta qualcosa che non avrà mai, perché nemmeno Erika è mai cambiata. Ha iniziato a cercarlo solo quando sapeva che avrebbe avuto qualcosa in cambio. Non il suo amore, no. Quello non l'ha mai voluto. L'oscurità li avvolge mentre entrano in quell'ammasso di cemento indistinto illuminato solo da un lampione rotto in lontananza. Un paio di passi, il giubbotto viene aperto, un involucro di carta fa capolino dalla tasca interna. Un involucro che contiene quello che Erika brama di più. Alessio le porge il pacchetto. Lei lo afferra senza esitazione, guardandosi intorno, cercando un punto d'appoggio. Il ragazzo vorrebbe distogliere lo sguardo, vorrebbe credere di valere più di un pugnetto di polvere bianca. Quella polvere che riesce a dargli la vita che non avrebbe mai avuto solo con le mani impregnate di grasso di qualche auto. Quella polvere che ha spinto Erika e le sue insicurezze verso di lui. Erika e la sua bellezza ruvida e rovinata dai problemi di una vita apparentemente perfetta. Erika che non è mai riuscita ad accontentarsi delle sue braccia calde. Il riflesso dello specchietto lo acceca per mezzo secondo, il rumore familiare del risucchio sembra così assordante nel silenzio. Erika si appoggia al muro scorticato dietro di lei, i capelli premuti sul viso. Un «grazie» sussurrato gli esce dalle labbra screpolate. Alessio avrebbe solo voluto essere ringraziato per i baci e i sorrisi, per il caffè del mattino dopo una notte passata a fare l'amore. Di certo non per la disperazione che viene placata da una parvenza di felicità chimica. Ma ancora una volta si accontenta. Si accontenta perché la ama, ma non abbastanza da lasciarla andare.

    RispondiElimina
  21. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che fingiamo davanti agli assistenti sociali. Quand’è la visita?»
    «Domani alle cinque.»
    «Passo a prendervi dopopranzo.»
    Erika annuisce e si asciuga il naso umido. «Grazie.»
    La prima volta che avevano incontrato agli assistenti sociali stavano ancora assieme. Alessio aveva lasciato il suo indirizzo come domicilio perché Erika e il bimbo si sarebbero trasferiti di lì a poco. Ma la novità si era presto trasformata in routine, i silenzi si erano allungati, i litigi fatti più frequenti. Avevano deciso di lasciarsi alla fine di una lite cattiva, fatta di parole pronunciate per ferire.
    Una parte di Alessio la odia, ma non può lasciare che le portino via Mattia – cosa che farebbero senz’altro se vedessero come vive.
    Erika sorride fiacca. «Tia sarà felice di vederti.»
    La pancia di Alessio si riempie di caldo conforto. «Gli ho comprato dei regali. Se...» Esita, ma solo pochi attimi. «Passate il Natale da me.»
    «Volentieri.»
    I due si allontanano in direzioni opposte lasciando grossi solchi sulla neve. Alessio si infila in macchina e, ripensando a Mattia, a quanto lo ama, si domanda se quella sarà davvero l’ultima volta.

    RispondiElimina
  22. «L'ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l'ultima volta che ti perdono, che ci guardiamo negli occhi, che sto ai tuoi capricci. Perché io non so più che fare con te, io non sono il tuo giocattolo, non lo voglio più essere…>

    Le labbra di Erika cercano di zittire quelle amare parole, le sue orecchie non credono alla sua voce, le sue labbra per pochi secondi combaciano perfettamente con quelle di Alessio, ma lui si stacca da quel bacio avido, che sa tanto di capriccio, si gira di scatto e se ne va.

    Erika ci mette un po' a capire, spera che lui si volti, che torni indietro, ma lui continua a camminare nella direzione opposta.

    < Ti amo!> Urla una voce disperata e capricciosa.

    < Peccato che tu abbia sempre demolito tutto!> Replica lui senza nemmeno girarsi; senza fare una piega quasi fosse una statua di marmo; lui la ama quella ragazza eppure lo sapeva, potevano provarci tutte le volte che volevano a stare insieme ma non ci sarebbero riusciti mai.

    Lei gli sta correndo incontro ora, lui sente i suoi passi veloci che comprimono la neve al suolo fangoso ma continua a camminare per la sua strada, facendo finita di nulla, con le lacrime agli occhi. Ora i passi di Erika non li sente più, Erika è per terra, Alessio non lo sa, Alessio pensa che lei abbia rinunciato a corrergli dietro, pensa che abbia capito che non c'è speranza, che lui non tornerà più, ripensa a quelle due parole e si convince che era solo una bugia per farlo girare, Erika conosce bene i suoi punti deboli, ma lui ora è più forte, più maturo e non ci casca più ai capricci di quella ragazza. Ma Erika ha il capo al suolo ,gli occhi spalancati, un masso sotto il cranio le fa da cuscino. Sul terreno imbiancato la neve assorbe quel rivolo rosso che, dal capo, sporca la roccia e si espande in una macchia sempre più contorta, un po' come lei, che lo amava tanto ma puntualmente rovinava tutto.

    RispondiElimina
  23. "L'ultima volta, va bene piccola?
    Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio
    bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è
    l’ultima volta che faremo l'amore. Ho pensato tanto a noi in questi
    ultimi giorni, a te devo molto." Quelle parole rimasero a
    mezz'aria. "Te lo devo, piccola". I loro corpi erano caldi, ma non c'era
    più sintonia, gesti meccanici, pura carne, nessuna emozione. Come
    avevano fatto a ridursi così? Proprio loro, che delle emozioni
    avevano fatto il perno della propria esistenza. Di nuovo un vocio in lontananza, si
    sistemarono vestiti e capelli, ma non l'anima. Lui davanti, a passo
    svelto, lei trattenendo le lacrime, insieme raggiunsero per l'ultima
    volta la statale. "Ti telefono domani" disse
    Alessio con un filo di voce, un domani che non arrivò mai.

    RispondiElimina
  24. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che STOOOP
    "Che cazzo c'è che non va stavolta" ringhia la ragazza balzando in piedi e stringendo gli occhi congelati.
    "Devi essere più reale Franco, più reale! Quante volte te lo devo ripetere! cristosanto e questo dovrebbe essere il miglior attore degli ultimi vent'annni di televisione italiana!!? Ma chi mi avete mandato???Tu vai bene, cara, tu sei a posto ma se questo impiastro non si decide a recitare quello che c'è scritto sul copione rimarremo qui per i prossimi settemila anni. Ti voglio benissimo ma da dove cazzo hai tirato fuori una frase del genere ?? Dai cartoni animati di Gigi la trottola?? Ti voglio benissimo??? Legga qui caro il mio signor Franco Leonardi grande-attore-di-sta-minchia vedi? Vedii che cosa c'è scritto?? Ti voglio bene e basta chiaro?!" Le nocche della mano di Franco Leonardi, ex promessa della televisione italiana e odierno attore fallito, si schiantarono come il famoso volo 747 della Airline precipitato il giorno prima nelle acque del Pacifico. Il regista cadde nella neve di botto, all'indietro. Tutto sembrò farsi silenzio. Poi un applauso partito da un cameramen alle prime armi aveva travolto tutto e tutti mentre lo stesso Franco Leonardi rimetteva in piedi il regista attonito e frastornato. Non avrebbe mai pensato che l'ultima frase della sua carriera sarebbe stata "Signor regista, buon natale".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Anonimo, per favore lascia il tuo nominativo a commento di questo post. Grazie :)

      Elimina
    2. Alessandro Smarty Martinelli23 dicembre 2014 20:25

      Alessandro Martinelli. Non sapevo se si poteva scriverne più di uno. Poi la Valentina Durbans mi ha chiarito le idee. La saluto egregia. Ossequi

      Elimina
  25. ti perdono.» Erika piange, le lacrime si confondono con le goccioline di pioggia che cominciano a cadere sul suo viso.
    «Questa volta resto,questa volta resto.»E lui lo sa che tanto non è vero, che si sta prendendo per il culo da solo, ma questa è l'ultima volta, poi si compra un cuore che funziona, che non la riconosca e non impazzisca quando la vede.
    «Andiamo.» Corrono verso la macchina di lui, con il gelo che sembra entrare nelle ossa. Mentre guida ogni tanto osserva Erika, che gli lancia qualche occhiataccia. Lui lo sa che lei odia quando si sente fissata, ma tra loro sarà sempre così. Sarebbero sempre andati in direzioni diverse, e prima o poi si sarebbero incontrari, incastrati in quell'ultima volta che è sempre la prima. Arrivati a casa di lui salgono in camera e senza dire niente si sdraiano nel letto, si abbracciano sotto le coperte e tentano di perdersi in quell'abbraccio.
    «Erika io ti perdono, ma tu resta. Facciamo che è il tuo regalo di Natale per me, va bene piccola?»

    RispondiElimina
  26. L'ultima volta che ti aiuto. E' l'ultima volta che mollo tutto e corro qui da te a soccorrerti. E' l'ultima volta che mi faccio piccolo davanti a te, per te. Cosa credi che sia facile? Eh, Erika? Lo credi davvero? Credi che tutto ti sia dovuto, che tutto è pronto a scendere dal cielo e a venirti addosso come questa dannata neve? Eh, Erika? Rispondi! Credi che io sia un burattino, un fesso che puoi manipolare come ti pare e piace e quando lo desideri? Eh no, cara mia. La vita vera non è questa. Scendi dal piedistallo e cammina sulla terra accanto a noi comuni mortali. Sei stata abituata troppo bene, ma la vita, quella vera, non è vellutata come questi fiocchi di neve. Vedrai, cara bella Erika, vedra."

    RispondiElimina
  27. ti passo la roba, è l'ultima volta che mi faccio vedere in giro con te>. Dice tutto ciò con la consapevolezza che è stato lui a portarla fino a quel punto, è stato lui ad iniziarla, è stato lui ad annientarla.
    La rabbia e il rancore riemergono prepotenti, come prepotente era stato il suo amore per lei e la delusione nel sentirsi prendere in giro tutti quegli anni. Lui l'aveva amata davvero Erika, quando si incontravano alla Fortezza non le toglieva gli occhi di dosso, era la più bella, la più intelligente, la più cattiva. Ma lui per anni l'aveva amata lo stesso. Quando poi al liceo aveva conosciuto quel figlio di papà, quell'Armando, era diventata ancora più stronza, si faceva vedere in giro con lui con il Maserati regalo del paparino, con delle arie da gran diva, schifando le sue origini, la sua gente. Un giorno erano capitati nell'officina dove lavora Alessio, aveva fatto finta di non conoscerlo, anzi ridacchiando lo prendeva in giro sussurrando all'orecchio del rivale. L'amara voglia di vendetta si era ormai radicata in di lui. Quando Armando l'aveva mollata era finalmente ritornata con i piedi per terra e aveva capito che quelle come lei non vanno lontano, non si fanno sposare dai futuri notai, alla Fortezza nascono e alla Fortezza muoiono. L'aveva aspettata una sera mentre tornava dalla città e l'aveva invitata a sedersi un momento con lui, a sfogarsi: . Lei lo guarda in tralice, ma poi accetta quella bustina che lui le lascia scivolare nella giacca, Erika si allontana senza parlare, non lo sa ancora ma Alessio l'ha legata a sé per sempre.
    Passano gli anni e con lo spaccio Alessio riesce finalmente a comprare macchinoni ed abiti firmati, le ragazze cedono di fronte al suo portafogli; anche Erika è diventata sua, ma non nel modo in cui sperava. È la roba che possiede Erika, non è lui a possedere lei; anche questa volta lui è un semplice spettatore, è vero l'ha resa sua schiava, ma non avrà mai il suo amore. L'amore non si compra, non si vende, non si baratta, l'amore è un'ardua conquista e Alessio ha sempre scelto la via più facile.
    Le porge l'ultimo sfregio, le getta ai piedi la dose, lei si inginocchia, comincia a cercare freneticamente, dal naso le cola un rivolo di sangue, sporca il candore della neve, sembra impazzita. Alessio prova a questo punto pena, ma non rimorso, brucia ancora il pomeriggio passato al cimitero ad aspettarla. La lascia lì a farfugliare un grazie poco chiaro, un è l'ultima volta giuro; ripercorre il sentiero, torna alla macchina, sgomma via da Erika, dal suo volto emaciato, dal senso di colpa.
    E sarà proprio lì dove l'ha lasciata che l'anima di Erika rimarrà per sempre; verrà ritrovata solo l'indomani, adagiata sulla neve, come una principessa dormiente. L'ultima dose per Erika, l'ultima possibilità per Alessio di redimersi.

    RispondiElimina
  28. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  29. ...l'ultima volta che ti assecondo, presentandomi quando mi chiami, Erika.
    E stavolta, la mia, è una decisione definitiva. Non mi vedrai più. >>
    << Cosa significa che non ci vedremo più? Io ho bisogno di te, lo sai. >>
    << Significa esattamente ciò che ho detto. Sono deciso. E dannatamente serio. >>
    << Anche sei mesi fa mi hai detto che non ci saresti più stato per me. Eppure guardati. Guarda dove sei adesso. Non riesci a starmi lontano >>, sorrise beffarda; quasi dimenticandosi che era stata lei a chiamarlo perché la aiutasse.
    << Sei sempre la solita stronza, eh? Non sei cambiata affatto. Vedo che sai molte cose di me, o almeno credi. Dovresti anche sapere che la vita mi ha fatto ingoiare tanti di quei rospi...mi ha reso stronzo, proprio come te. Non sei più la sola ad esserlo, adesso. >>
    Lei rise. Voleva baciarlo ancora, gli si avvicinò. Lui schivò il suo tentativo ed aggiunse:
    <<...E poi c'è una differenza, rispetto a sei mesi fa. >>
    << Cosa? Cosa c'è? >>, rispose spazientita.
    << C'è che allora ti amavo; ti amavo più di me. L'ho sempre saputo e lo hai sempre saputo anche tu; perché è solo quando si ama qualcuno più di se stessi che si è disposti ad esserci, nonostante tutto. Come ho fatto io per te. Sempre.
    Ma oggi è diverso, non è più così. Oggi non sei più tu il mio Sole. Lo sei stata. E Dio solo sa quanto a lungo. Ma ora non più. >>
    << Stronzate! Non è cambiato un cazzo! >> Gli si gettò contro, per avvolgerlo in un abbraccio. Lui la respinse e continuò.
    <<...Ora non più. Forse non lo sai, ciò che sto per dirti. Non lo sai perché l'unica persona di cui ti interessi sei tu >> disse, scuotendo il capo.
    << Ma di cosa mi meraviglio?! Sei sempre stata una dannata egoista.
    Forse non sai che il mio Sole, oggi, è un altro. Sono diventato padre. La mia bambina mi ha legato a sé dal primo momento in cui mi ha stretto il dito. Le devo tutto. Mi ha fatto destare dal torpore in cui ero caduto.
    E' per questo che non voglio più gravitare intorno a te. >>
    Erika era impietrita. Alessio aveva ragione sul suo egoismo. Era all'oscuro di tutto; non si era interessata ad altri, se non a se stessa. Voleva rispondergli, ma non aveva le parole. Così, lui concluse quello che ormai era diventato un monologo.
    << Ti ho detto che sarei venuto e mi sono presentato. Ho mantenuto la mia promessa. Questo era il mio ultimo regalo di Natale, per te.
    Ora, però, fanne anche tu uno a me. Esci per sempre dalla mia vita. Rappresenti il mio passato. Ora, voglio vivere il mio futuro con l'unica donna che per me conta davvero. >>
    Andò via, lasciandola lì. E si sentì incredibilmente leggero. Era un gesto che andava fatto da tempo, sì, ma non ne aveva mai avuto il coraggio.

    Visse la sua vita senza mai più rivederla, non gli giunsero mai più sue notizie. Ma era ugualmente felice. Con la sua bambina.
    Trascorsero 4 anni da quel giorno. Ormai aveva anche divorziato dalla donna che lo aveva reso padre...ma non era triste. Era con la sua piccola, in auto. Bastava questo a renderlo sereno e felice. Lei canticchiava una canzone imparata all'asilo e voleva che lui la aiutasse.
    << Dai, papà! Canta con me! >>
    << Va bene, Erika. Va bene >>

    RispondiElimina
  30. ma questa è l'ultima volta che...>> e lui la guarda nei suoi occhi, quegli occhi bellissimi anche dopo un pianto, bellissimi anche quel giorno che si iniettarono di sangue. E Alessio si sveglia da quel sogno che è sarebbe potuto essere ma che non è stato e non sarà mai. Lei l'aveva chiamato disperata quella mattina, supplicandolo di incontrarsi forse per chiedergli un altra volta scusa. E lui l'avrebbe perdonata,lo sa,i suoi sentimenti lo sanno,anche se quelle scuse non valevano niente. Quel giorno, quando lui l'ha trovata nella neve sporca del suo sangue, quello che si era fatta uscire sparandosi alla testa,Alessio si chiese qual era il motivo del suo suicidio e perché aveva voluto che fosse lui a trovarla.Ancora non se lo spiega. Quel giorno lei aveva i capelli rossi di sangue e bagnati di neve, aveva gli occhi gonfi,forse aveva pianto, ma la bocca era schiusa come quando aspettava che lui la baciasse. E Alessio lo fece,la bació un ultima volta e sentí il sapore amaro delle sue labbra, lo stesso sapore che ora gli lasciano in bocca i sogni in cui c'è lei. Erica che adesso è polvere,quella che lui si porterà addosso per sempre, lui racconta di sentirla,o almeno così dice agli altri,quelli che credeno che lui sia impazzito.Alessio,che la ama ancora, la persona a cui piace la sua illusione,illusione perché lui lo sa che lei adesso è polvere, la stessa polvere di cui si coprono i ricordi, quei ricordi che lei ha voluto cancellare ma che lui non dimentica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io credo che il tuo sia uno dei finali migliori poichè segue il modello di scrittura di Valentina.A mio parere puoi tranquillamente vincere il libro!

      Elimina
    2. Sono d'accordo con te Anonimo!Ha un modo di scrivere molto chiaro e segue molto il modello della scrittrice...!

      Elimina
  31. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che piangi per me. Ed è l'ultima volta che vengo da te. Promettimelo. Non ne vale la pena e lo sai, non ne varrà mai la pena. Questo sentimento ti sta consumando, e io non vedo più Erika, vedo un'altra persona, una ragazza con gli occhi tristi che nemmeno è sicura di ció che vuole. Ci sono tante persone, e tu sei bellissima, smettila di lacerarti il cuore, smettila. Io non ti amo più, e questo lo sai bene, allora, perchè continuare in questo modo? Perchè continuare a farti del male?>>
    Vide scendere una lacrima da gli occhi di Erika, e poi un'altra ed un'altra. Alessio non l'avrebbe avuta vinta, era troppo buono per davvero.

    RispondiElimina
  32. «L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che torno da te, che ti inseguo. Questa non è l’ultima volta della discussione di agosto,nemmeno l’ultima volta del litigio di settembre e nemmeno l’ultima volta del battibecco di novembre questa è l’ULTIMA VOLTA. Sono sette anni che inseguo questo amore malato che logora entrambi. Io ho ventuno anni e voglio vivere,non sopravvivere,ma vivere davvero. Voglio fare tutto ciò che è possibile che io faccia, voglio essere felice perché se è vero che la malattia che ho, se è vero che questa leucemia mi può far tanto male da non farmi più respirare allora voglio finire la mia esistenza senza litigare con te.>>
    <> rispose Erika singhiozzando. Ma in realtà Erika non capiva. Non avrebbe potuto capire, nemmeno mettendo da parte tutto quell’egoismo che aveva e ha sempre contraddistinto il suo carattere e la sua persona.
    Perché Alessio l’aveva incontrata. Aveva incontrato quella ragazza che già da due mesi fa, dalla prima volta in cui l’aveva vista aveva incominciato a pensare a lei.
    Chiara: Quella ragazza alta,formosa, mora, con due grandi neri occhi che parlavano anche se lei non voleva che parlassero. Chiara: quella ragazza con il sorriso tanto meraviglioso,un pezzo puro di volta celeste che illuminava tutta la stanza in cui si trovava nonostante la bufera che lei stessa da quasi un anno stava attraversando. Chiara: quella ragazza completamente diversa da Erika, quella ragazza che lo aveva fatto innamorare.
    Erano due mesi che si incontravano ogni giorno,sempre nello stesso luogo e sempre alla stessa ora. Prima di aver sostenuto un vero e proprio dialogo, avevano già parlato con i loro occhi. Con quel dialogo dolce,inconfondibile e assolutamente perfetto. Poi a distanza di qualche giorno avevano iniziato a parlarsi per davvero, a conoscersi, a condividere i propri problemi, le proprie vite, le proprie esperienze, le proprie emozioni e poi finalmente i loro sentimenti. Si erano capiti, si erano innamorati e avevano voglia di viversi, e perché no, sconfiggere la malattia che li aveva fatti incontrare. Così ,per loro, il centro di radioterapia era diventato un bel luogo in cui andare, un bel luogo in cui andare insieme.
    Ma Erica non avrebbe potuto capire. Perché non sapeva. Erika egoista,opportunista e avida era riuscita ad allontanare anche una di quelle poche persone che amava. Quella persona si era rifugiata in un’altra e Erika non poteva che dare la colpa a se stessa.

    RispondiElimina
  33. << Ma questa è l'ultima volta che ti permetterò di avvinghiarti alle mie debolezze e trascinarmi giù con te. Perché noi non cadiamo assieme. Tu inciampi e chiami me a raccogliere i pezzi. Ci stiamo perdendo per strada, sai. Tu corri ed io non riesco a starti accanto. Sei come un vento che mi smuove e non passa. Ma è un peso troppo grande per me farmi trascinare da questa corrente. >>

    Lei scrutò la sua espressione pronta a cogliere l'incertezza che era solita trovare nel suo sguardo. Poi strinse la sua mano, e il suo contatto gelido la colse alla sprovvista.

    << Non potrò darti la stabilità che hai sempre voluto, sono lunatica e probabilmente passeranno giorni in cui non vorrò neanche rivolgerti la parola. Non sarò pronta a raccogliere i tuoi pezzi il giorno in cui crollerai, potrò solo essere la ragione del tuo dolore. Io non sono il meglio per te e non mi ostinerò ad esserlo. Prima di te non sentivo la mancanza di un qualcosa, non avevo la sensazione di perdermi per strada, figurarsi la paura di poter perdere qualcuno. Prima di te, sentivo di avere tutto. Poi sei arrivo come un tornado, stravolgendo ogni mia parte, ma invece che distruggermi, ti sei chinato a raccogliere i miei cocci, i frammenti di una ragazza migliore di quella che ero. Ti ho odiato, ti ho odiato a tal punto da amarti. Ti ho odiato per avermi guardata come se potessi essere migliore di così, tu non avevi il diritto di stravolgere la mia esistenza. Dopo di te, mi è iniziato a mancare tutto, perfino l'aria, mi hai lasciato con la costante sensazione di potermi perdere con la tua partenza. Io non potrò mai amarti nel modo in cui richiedi, ma egoisticamente non riuscirò mai a dirti di allontanarti da me. >>

    Lui, che calcolava il preciso istante in cui sarebbe scoppiata a ridere, si aspettava di sentire a breve il suono della sua risata, ma non successe, lei rimase inerme, ad osservarlo come se stavolta potesse vederlo in un modo diverso dalle precedenti.

    << È ormai da anni che ho rinunciato ai miei desideri, Erika. Vorrei solo non essere l'unico a lottare per tenerci in piedi. >>

    Si guardarono a lungo, come a leggersi a vicenda. Si guardarono con la paura che potesse non accadere di nuovo, come fosse un prestigio essere assieme ancora.

    << Io voglio mettermi in gioco per te, Ale. >>

    Si torturava le labbra, un segno di nervosismo che l'accompagnava dall'infanzia. Lui le prese la mano, e contro ogni incertezza, la abbracciò, come se non ci fosse una fine, come se fosse giusto distruggersi per lei, come se ne valesse la pena.
    C'era quell'atmosfera nell'aria che instaurava allegria. C'era il freddo che incombeva e c'era il bisogno di trovare il calore di braccia altrui. C'era la voglia di brillare come le luci appese sulle strade del corso, e la voglia di sentirsi migliori.

    << Resteremo in piedi. >>

    Le soffiò all'orecchio.
    Echeggiavano quelle parole come frasi incise sul marmo, come promesse trattenute da tempo. E se ne stavano lì, l'uno avvinghiato all'altro con la sensazione di potersi perdere per le piccole e sperdute vie del paese, con la paura di poter interrompere quell'instabile sensazione di sicurezza che li aveva avvolti in quell'abbraccio. Forse avevano compreso che non bastava trovarsi per caso e simulare un qualcosa, ma serviva tendersi la mano e sapersi tenere in una stretta comune, per amarsi sul serio.

    RispondiElimina
  34. Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che te la compri coi miei soldi».
    Detto questo le molla la solita banconota, un gesto automatico, ormai un’abitudine per lui. Per lei invece è l’ancora della salvezza, si vede da come ci si getta addosso, con lo slancio della disperazione.
    Anche quello che viene dopo è un’abitudine. Lei che si allontana da lui, per andare a spendere quei soldi dove lui sa, solo che non vuole vederla. E che poi torna, molto più allegra di prima, ma di quell’allegria artefatta che è il momentaneo rifugio di chi sta male. Ma per oggi sta bene e possono raggiungere insieme la sua auto. Il suo ultimo acquisto, l’ultimo trofeo di Alessio Troili da sbattere in faccia a quei compaesani che ridevano di lui e ora possono solo guardarlo dal basso in alto, ma che ora vuole solo battezzare con lei. Una volta giunti in campagna non serve dirsi nulla, serve solo togliersi i vestiti e mettersi a scopare. A lungo, con trasporto, senza impegno. Con gratitudine, senza affetto, forse con amore. Ma certo non da parte di lui, che al termine la riaccompagna a casa, la lascia davanti al portone e le dice: «Ricordati Erika, questa è stata l’ultima volta».
    E sarà così, l’ultima volta. Come sempre.

    RispondiElimina
  35. "...ma questa è l’ultima volta che corro da te. Non può funzionare, lo capisci? Non funziona esattamente così. Ce la sto mettendo tutta, io... ma anche tu devi aiutare me, Erika o... non andiamo da nessuna parte."
    Erika inspirò affondo, asciugò con il dorso delle mani le lacrime nere a causa del mascara, era diventata un panda, il solito panda sfigato e depresso. Tuttavia annuì, gli sorrise e annuì, un gesto molto diverso dal solito e Alessio se ne accorse.
    "Hai una sigaretta, Ale?"
    Alessio ci mise qualche secondo a risponde, anzi non disse una sola parola, quel lieve cambiamento era riuscito a spiazzarlo al punto dal togliergli la parola.
    Si limitò a cacciar una mano in tasca e prendere il pacchetto di malboro con dentro l'accendino per passarglielo.
    Erika gli chiede le spalle per qualche secondo, il vento certo non era dalla sua ora che voleva accendere una sigaretta, qualche secondo dopo lo guardava di nuovo, con la sigaretta fra le labbra di un rosso sbiadito.
    "Lo so che non andiamo da nessuna parte o meglio... l'ho capito." Sbuffò fumo dalle narici tenendo la sigaretta stretta fra le labbra, quasi mordendola.
    "Ma ho anche capito che tu sei troppo importante, più importante di tutto, che senza di te non riesco ad andare avanti. Sono debole, lo so."
    Lo disse ridendo, passando il dorso della mano contro il sopracciglio destro, le veniva da piangere ancora ma non voleva piangere più, aspirò una boccata di fumo, una di quelle lunghe da far diventar rossa la sigaretta.
    Alessio era incredulo, lei si era fermata, giusto il tempo di una boccata di fumo, pochi secondi, secondi eterni.
    "Erika io..."
    "Lasciami finire, ti prego. Non sono certo quella che definirebbero una brava ragazza.Non lo sono. Però tu... tu hai visto qualcosa, qualcosa che nemmeno io volevo vedere. La verità è che ho dei sogni, ma di quei sogni mi vergogno, Alessio. Insomma... quando mai una come me si può mettere a fare l'avvocato, eh? Con la famiglia che ho alle spalle, con tutti i casini che mi porto dietro dal liceo. Eppure la testa ce l'ho."
    Erika puntò l'indice contro la fronte, era improvvisamente consapevole, decisa.
    "Io la testa ce l'ho. La voglia pure. Le forze..."
    Il sorriso si fece un pò meno deciso, fece un passo verso di lui, azzerando le distanze.
    "Le posso trovare se tu mi stai vicino, se mi ricordi ogni dannatissimo giorno che... sono capace di farlo."
    Erika parla piano, lentamente nasce un sorriso luminoso sul suo viso.
    "Perchè la verità è questa, Alessio... tu conosci il peggio di me, ma non te ne vai, torni sempre e mi stai vicino... per ricordarmi chi Io sia veramente. Anche quando me lo dimentico."

    RispondiElimina
  36. Con una lentezza quasi maniacale Erika alzò la sinistra posandola sul volto di lui, gelida, Alessio non si scostò sorridendole.
    "Mi stai dicendo che..."
    "Ti sto dicendo che quella borsa di studio sarà mia, che entrerò all'università e ti farò il culo con i miei trenta e lode, cretino."
    Scoppiarono entrambi a ridere pochi secondi dopo che lei aveva finito di parlare, una risata leggera, di quelle che nascono dal cuore, spontanea.
    "E non lo so se mi piace sta cosa qui, sai? Poi ti monti la testa poi... ahio!"
    Alessio finì con il massaggiarsi il fianco su cui lei aveva appena infierito con un pugno.
    Erika si ritrovò a scuotere il capo, fino a venti minuti prima temeva che l'avrebbe mandata a quel paese, che non le avrebbe creduto, lei in effetti avrebbe fatto in questo modo, ma Alessio era diverso, diverso da tutti, lui aveva fiducia in lei.
    Lo baciò, un gesto talmente improvviso da farlo traballare sulle gambe, per qualche istante temette di finire per terra.
    "Grazie."
    "E di che? Di aver un buon equilibrio?"
    "Andiamo a farci una birra a casa tua?"
    "Dormi da me?"
    "Forse."
    "Come forse... Erika!"
    Non aspettò nemmeno che lui accennasse a muoversi, Erika schizzò via verso la strada in direzione dell'auto di Alessio, lui le corse dietro senza metterci troppo impegno, la birra, l'auto potevano aspettare... potevano essere folli per qualche istante. Bisogna festeggiare sempre quando una vita rinasce.

    RispondiElimina
  37. Scusate se lo pubblico in due post diversi ma nonostante fosse di 4016 caratteri non mi permetteva di pubblicarlo tutto in un post commento.
    Mi firmo in questo terzo post.
    Francesca Di liberto.

    RispondiElimina
  38. ..è l'ultima volta che ti aspetto Erika. E' l'ultima volta che mi faccio spaventare dalle tue lacrime: sono come acido, bruciano e ti scavano la faccia, ti fanno diventare brutta. Ché io poi non ti voglio manco bene, ti amo e a volte si ha vergogna ad ammetterlo. Si generalizza. Ma l'amore non è quel bene che tutti cantano, scrivono o cercano, è più un male. Un cancro che ti cresce dentro e ti mangia le ossa. E' il male che tu mi hai sempre fatto ma che anestetizzo di continuo perché farebbe più male se ti lasciassi andare. Però col perdere pezzi per farti spazio sto quasi crollando, e tu non te ne accorgi.

    RispondiElimina
  39. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  40. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  41. L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che ti aiuto>>.
    La bacia di nuovo e le infila in tasca l’unica cosa che Erika abbia mai voluto da lui. Ora lei è calma e sorridente e abbracciandolo gli sussurra all’orecchio “Anche io ho un regalo per te”. Alessio la guarda felice ed incuriosito e mentre sta per chiederle qual è il regalo vede spuntare dagli abeti quei tre uomini che sembravano di passaggio “Non muoverti, pezzo di merda!!!”
    Ora Erika ha lo stesso sorrisetto che avevano le sue amiche sette anni prima e avvicinandosi ai tre con l’eroina in mano dice fiera e felice “Ve l’avevo detto che fa tutto quello che dico io, pende dalle mie labbra il coglione! Questa la tengo io, come d’accordo, Buon Natale Alessio”

    RispondiElimina
  42. Alessandra Orchi 6 gennaio 2015 ore 16,50
    […] Alessio non finisce la frase, la voce di Erika copre le sue parole. Ora arriva forte, sicura “Ti amo”, gli dice “Questa è l’unica cosa che so”. Lui piega la testa da un lato e il cuore inizia a martellargli nel petto, incespica, poi riprende raddoppiando il ritmo dei suoi battiti. Con la mano le accarezza il viso ancora bagnato, di neve, di lacrime. Lei chiude gli occhi e si lascia andare leggera, senza peso sul suo tocco. Le loro fronti si sfiorano. Adesso sono uno di fronte all’altra, immagini speculari, come è sempre stato.
    Intorno a loro il bosco è scuro e nebbioso, rischiarato solo dal bianco della neve. La foschia aderisce ai loro corpi. Ora anche Alessio ha gli occhi chiusi “Anch’io ti amo” le sussurra. Poi le loro labbra si incontrano in un bacio leggero e soffice che sa di perdono, di bisogno. Di acqua e ghiaccio.
    Alessio si allontana poco. Ma solo per guardarla negli occhi, “Mi dispiace se a volte sono troppo duro quando litighiamo e ti dico cose che non penso davvero”.
    Lei annuisce, lui continua “E’ che quando sono arrabbiato mi sale un nervoso che mi fa uscire una cattiveria … ma non ce l’ho con te, lo sai, vero?”. Erika tira su col naso ma ormai è calma. “Tu sei tutto per me Ale, non potrei mai vivere senza di te” gli sussurra sulle labbra.
    Un brivido percorre la schiena di Alessio quando l’alito caldo di lei avvolge la sua bocca. Lui si morde il labbro inferiore come a voler trattenere quel sapore così unico e familiare. Lei allora socchiude gli occhi perché le piace da morire quando lui fa così. Si guardano. Si sorridono.
    Che per tutto il giorno si era sentito addosso quel vuoto allo stomaco, quella sensazione di gambe molli e malinconia. Ora con Erika tra le braccia capisce che lei riempie quel vuoto. Quel vuoto che sente ogni volta che litigano e cerca di allontanarla. Tutto il successo che ha raggiunto senza di lei non è abbastanza. Sa che è lei quel pezzo di vita che in quei momenti gli manca.
    Alessio le afferra entrambi i lati della testa mentre getta le labbra contro quelle di lei.
    Erika stringe la presa intorno a lui e trattiene il fiato e quel bacio da tenero si trasforma in bramoso e disperato.
    Che quando si ama non c’è spazio per un vincitore. È il rapporto a vincere non l’individuo.

    RispondiElimina
  43. "L’ultima volta, va bene piccola? Facciamo che è il mio regalo di Natale per te. Perché ti voglio bene, lo sai, no? Lo sai che ti voglio benissimo, ma questa è l’ultima volta che vengo qui per te!"
    La voce di Alessio tremava. Quante volte aveva detto quella frase, quante volte avrebbe voluto non rispondere alle sue chiamate, quante volte avrebbe voluto credere anche lui alle sue stesse parole, ma in fondo, non ci credeva mai. Era impossibile, qualcosa riusciva ad uccidere sempre tutti i buoni propositi, a vincere.
    Erika era ovunque. Nella sua testa, nel suo cuore, nel suo sangue. Ed Erika lo sapeva. Sapeva che lui, solo lui, non l'avrebbe abbandonata. Scese il silenzio. Riprese dolcemente a nevicare. Alessio si allontanò e rimase a guardarla. Erika abbassò lo sguardo. Riprese a piangere di nuovo, ma si asciugò subito le lacrime. Lo guardò. Il suo sguardo era intriso di dolore e disperazione. L'aria era secca e ghiacciata, il freddo si insinuava dentro le ossa. Erika alzò il viso. I loro sguardi si intrecciarono, occhi dentro occhi, in maniera sempre più intensa. Erika voleva che lui la salvasse ancora, che l'abbracciasse e che le dicesse che tutto sarebbe andato bene. I suoi occhi gridavano aiuto e pietà. Alessio voleva soltanto non essere ancora lì. Niente poteva salvarla, neanche Alessio che aveva sempre fatto di tutto per lei.
    "Ho un tumore all'ultimo stadio. I medici mi hanno dato 5 mesi di vita. L'ho scoperto stamattina"
    Alessio rimase fermo, immobile. L'aria sembrò farsi sempre più ghiacchiata, quasi soffocante, irrespirabile. Non disse una parola. Il suo cuore batteva all'impazzata, ma lui non riusciva a muoversi. In un attimo pensò a tutto: alla prima volta che la vide in paese e pensò che fosse dotata di una bellezza autentica, una di quelle bellezze che non si dimenticano. Pensò al dolore, al suo carattere indomabile, odioso. Pensò ai pochi, ma intensi, momenti di gioia che insieme si regalarono. Pensò ai gesti folli, alle sue incomprensibili parole. Pensò all'amore, all'amore che aveva provato per lei, all'amore disperato che, nonostante tutto, l'avevo portato lì.
    Erika ce l'aveva nel sangue, era vero. Una parte di lui l'avrebbe sempre amata, controvoglia, controcuore, SEMPRE. Una parte di lui - e questo lui lo sapeva - non sarebbe stata mai sorda al suo appello. Era fatto così. Non riusciva a parlare, pensieri e ricordi infiniti gli si affacciarono alla mente. Voleva piangere, ma Erika era lì di fronte a lui a suppliccare con gli occhi il suo aiuto. Si trattenne.
    "Erika..." La voce di Alessio tremava ancora. Sussurrò. Si fece forza. Erika era una stronza, ma aveva bisogno di lui ancora. Probabilmente per l'ultima volta.
    "Andiamo, sali in macchina, ti porto da me. Starai a casa mia per un po'."
    Non aveva nessuno lei, sentì che fosse la cosa giusta da fare. Erika non rispose. Alessio si avvicinò, prese le sue mani, erano gelate. Si tolse l'altro guanto e li mise entrambi con delicatezza nelle sue mani. L'abbracciò forte, come il rumore dei suoi pensieri, come se in quell'abbraccio si celassero tutte le parole che in quel momento non riuscì a dire. La portò in macchina. Alessio mise in moto. Pensò per un attimo al Natale, se lo aspettava diverso quest'anno.
    "Scusami per tutto. Tu ci sei sempre stato ed io non l'ho capito"
    Era vero. Ma Alessio non rispose. Era fatto così. Era troppo buono. Il Cayenne corse sull'asfalto ghiacchiato, lasciando dietro di sè il fuoco di due vite che la neve avrebbe spento.

    RispondiElimina
  44. ma questa è l'ultima volta che...>> e si blocca, lui sempre pieno di parole si blocca e non riesce a credere che la vuole perdonare ancora, lei che è così aspra e opportunista sembra così dolce adesso. In quel momento, in quell'attimo esatto che si ripete da anni lei lo sa cosa farà lui che è esattamente ciò che aspetta,anche lui sa cosa deve fare se segue quel copione,quella storia che si ripete da anni, ma stavolta no non lo farà...
    <>
    <>
    <>
    <>
    <>
    Accidenti a mamma,possibile che non capisce com'è bello leggere un libro, perdersi nella sua storia, immaginare di viverla come i suoi personaggi,diventare i suoi personaggi, credere di essere come loro,loro che amiamo per la loro storia, per le loro scelte, per la loro vita. Già la loro storia,le loro scelte e la loro vita. Magari anche il loro coraggio e loro paure. Ssshh non lo dire a nessuno, sei un lettore un sognatore può darsi che lo sai già,ma non fa niente, lo dico lo stesso. Leggere non è solo sognare o immedesimarsi è anche immaginare e non lo so ma la mia immaginazione mi porta a scrivere e mi piace così per una volta forse sarò io a far sognare le persone.
    ...Alessio aveva deciso,la bació,l'abbracciò,come mille altre volte, giurò a se stesso che era l'ultima volta, sapeva che non sarebbe stato vero.
    Il suo regalo di Natale...

    RispondiElimina
  45. ma questa è l'ultima volta che...>> e si blocca, lui sempre pieno di parole si blocca e non riesce a credere che la vuole perdonare ancora, lei che è così aspra e opportunista sembra così dolce adesso. In quel momento, in quell'attimo esatto che si ripete da anni lei lo sa cosa farà lui che è esattamente ciò che aspetta,anche lui sa cosa deve fare se segue quel copione,quella storia che si ripete da anni, ma stavolta no non lo farà...
    <>
    <>
    <>
    <>
    <>
    Accidenti a mamma,possibile che non capisce com'è bello leggere un libro, perdersi nella sua storia, immaginare di viverla come i suoi personaggi,diventare i suoi personaggi, credere di essere come loro,loro che amiamo per la loro storia, per le loro scelte, per la loro vita. Già la loro storia,le loro scelte e la loro vita. Magari anche il loro coraggio e loro paure. Ssshh non lo dire a nessuno, sei un lettore un sognatore può darsi che lo sai già,ma non fa niente, lo dico lo stesso. Leggere non è solo sognare o immedesimarsi è anche immaginare e non lo so ma la mia immaginazione mi porta a scrivere e mi piace così per una volta forse sarò io a far sognare le persone.
    ...Alessio aveva deciso,la bació,l'abbracciò,come mille altre volte, giurò a se stesso che era l'ultima volta, sapeva che non sarebbe stato vero.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chiedo scusa ma non publica la parte in virgolette e non so come ritirare il commento e non ci riesco scusa

      Elimina

Grazie per aver condiviso la tua opinione!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...