martedì 31 luglio 2012

Sulle note di un libro (5) abberwocky, Alice tra progressive rock e nonsense


A cura di Miki


Alice's Adventures in Wonderland (1865) e Through the Looking-Glass (1871) di Lewis Carroll (1832-1898) hanno da sempre ispirato opere in musica: si va dalle suite ai veri e propri spettacoli, fino ad arrivare ai singoli brani, come White Rabbit (1967, Surrealistic Pillow) dei Jefferson Airplane.
Clive Nolan e Oliver Wakeman, musicisti e tastieristi progressive rock di fama internazionale, ci hanno regalato nel 1999 un bellissimo concept album dal titolo Jabberwocky, ispirato appunto alla poesia nonsense contenuta nel romanzo Through the Looking-Glass e composta da Carroll come parodia della tradizione anglosassone. Sia le parti strumentali che quelle cantate sono perfettamente arrangiate e orchestrate e contribuiscono, insieme a tastiere e chitarra, a illustrare con successo ogni capitolo della storia: è facile perdersi dentro questo universo fantasioso e quasi onirico in cui un ragazzo (The Boy) affronta il Jabberwock, rappresentazione mostruosa di tutte le paure e gli incubi della sua protetta (The Girl) e riesce, dopo mille peripezie, grazie al suo coraggio e alla sua forza, a ripristinare la pace. Tra le dodici tracce dell'album spiccano Dangerous World, dove fa la sua comparsa il Jabberwock e nella seconda parte la ragazza introduce i suoi incubi e i suoi sentimenti per l'eroe, A Glimmer of Light, la breve ballata cantata da Tracy Hitchings, in cui The Girl fortifica con le sue parole la fede del giovane, e infine l'emozionante Enlightenment, che si avvia alla conclusione con un potente solo di chitarra.

Qui sotto trovate il link YouTube alle tracce di Jabberwocky

Le sette strofe della poesia sono raccontate divise di brano in brano dalla voce di Rick Wakeman, padre di Oliver ed ex membro degli Yes, questa volta in veste di narratore. Eccole qui riportate:

'Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

Beware the Jabberwock, my son!
The jaws that bite, the claws that catch!
Beware the Jubjub bird, and shun
The frumious Bandersnatch!

He took his vorpal sword in hand:
Long time the manxome foe he sought
So rested he by the Tumtum tree,
And stood awhile in thought.

And as in uffish thought he stood,
The Jabberwock, with eyes of flame,
Came whiffling through the tulgey wood,
And burbled as it came!

One, two! One, two! And through and through
The vorpal blade went snicker-snack!
He left it dead, and with its head
He went galumphing back.

And hast thou slain the Jabberwock?
Come to my arms, my beamish boy!
O frabjous day! Callooh! Callay!
He chortled in his joy.

'Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

Se volete cimentarvi nella traduzione fate pure. Altrimenti, se siete comunque curiosi, ecco la versione italiana tratta dal primo capitolo di Al di là dello specchio (e quel che Alice vi trovò), edizione Einaudi tradotta da Alessandro Ceni.

Era cuociglia, e i viscoflessi tlucà 

girottolavano e socchiellavano nella radozza; 
tutti invelini erano i bigori là 
e i rabi vidasa strofiavan nella strozza.


- Attento al Farfuciarbuglio, figlio mio! 

Zannuto di ganasce, tenaglie ha per artiglio! 
Attento stai all'uccel Scríoscrío, 
ed evita il furimante Ghermidrillo!


Egli impugnò allor la fedefida spada 

e a lungo ricercò l'omivoro nemico.. 
Poi sotto a un Dumdum in mezzo ad una prada 
ristette e meditò sull'arduo suo disbrigo.


E mentre in rorutroso pensier cosí ei stava, 

il Farfuciarbuglio, con occhi di fiamma, 
sofolando pel tenebrumido bosco s'avanzava, 
lanciando di beegheggii tutta una gamma!


Zif-zaf! Un, due! Zif-zaf! Un, due! 

Con la fedefida lama di taglio, di punta, di rasa! 
Finché non l'ebbe morto con tante e tante bue; 
mozzatagli la testa galutronfiò a casa.


- Il Farfuciarbuglio hai tu ucciso già? 

Vien qua tra le mie braccia, o figlio mio fulgoso! 
O giorno pien di gribola! Chiòchiò! Chiàchià! - 
Così ridagghiolava nel cuore suo gioioso.


Era cuociglia, e i viscoflessi tlucà 

girottolavano e socchiellavano nella radozza; 
tutti invelini erano i bigori là 
e i rabi vidasa strofiavan nella strozza.


Se ancora non avete capito nulla e volete ulteriori spiegazioni potete leggere il sesto capitolo di Al di là dello specchio, dove Humpty Dumpty (Tappo Tombo) racconta ad Alice la prima strofa. Più precisamente "cuociglia" sono le quattro del pomeriggio (da "cuocere" e "griglia", quindi il momento della giornata in cui si prepara la griglia per la cena); "viscoflessi" è una parola composta formata da "flessuosi" e "viscosi", mentre "tlucà" sono creature a metà tra tassi, lucertole e cavatappi che amano nidificare vicino alle meridiane; "girottolare" e "socchiellare" significano rispettivamente "girare in tondo" e "fare buchi", "radozza" invece è lo spazio d'erba intorno ad una meridiana; "invelini" è un'altra parola composta da "velina" e "infelice" e un "bogoro" è un uccello dalle molte piume ma con l'aria dimessa; i "rabi" sono maiali verdi, "vidasa" è un'abbreviazione di "via da casa", si tratta quindi di animali che hanno smarrito la strada; infine "strofiare" vuol dire emettere un verso a metà tra un muggito, un fischio e uno starnuto. Dietro ad ogni parola si cela inoltre un linguaggio cifrato matematico: ogni sillaba corrisponde infatti ad un numero o ad un segno algebrico, a sottolineare la grande passione di Carroll per la matematica. In ogni caso esistono molte altre interpretazioni, comprese quelle che ci ha lasciato l'autore in alcune sue lettere e prefazioni, anche se in parte differenti l'una dall'altra.
Sullo stesso genere di Jabberwocky, utilizzando e ampliando sempre alcuni dei neologismi creati apposta per quest'ultimo, Lewis Carroll ha scritto nel 1974 anche il poemetto umoristico nonsense The Hunting of the Snark (La caccia allo Snark), dove alcuni uomini vanno a caccia di un mostro chiamato appunto Snark.

Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie e Al di là dello specchio
Le avventure straordinarie della piccola Alice in un bizzarro mondo alla rovescia sono molto più di un classico per l'infanzia. Se da un lato vi si può leggere una parabola che svela le assurdità e le incoerenze della vita adulta, dall'altro vi si coglie, immediata, una raffinatissima abilità linguistica, dove il gusto per il paradosso e il calembour, il nonsenso e la parodia si esprimono con impareggiabile inventiva. Un classico, quindi, cui hanno guardato molti protagonisti della letteratura del Novecento da Queneau a Nabokov.

La caccia allo Snark (edizione SE con testo inglese a fronte, 2004)
Lewis Carroll pubblicò La caccia allo Snark nel 1876. Sin dal nome, composto da 'shark' (squalo) e da 'snake' (serpente), così da connettere in un unico termine due significati, lo Snark introduce un concetto di doppiezza, di ambiguità, di inafferrabilità. Come ogni 'monstrum', lo Snark è il non-visibile, il non-rappresentabile, che tuttavia, con stupore e terrore, percorre l'esistenza. In questo poemetto eroicomico destinato a diventare uno dei punti di riferimento del surrealismo, e che, come scrive Sanesi, 'nulla vieta di associare alla tipica quest della letteratura medioevale', il lettore è messo di fronte allo sviluppo autonomo di due situazioni o dimensioni simultanee.

Lewis Carroll (1832-1898)
Scrittore inglese, studiò a Rugby e a Oxford, nel Christ Church College, dove rimase poi sino al 1881 come lettore di matematica pura, scienza alla quale dedicò numerosi trattati. Di carattere assai timido, C. fu grande amico (e fotografo) di alcune bambine, e per una di esse, Alice Liddell, scrisse Alice nel paese delle meraviglie (Alice’s Adventures in Wonderland, 1865). Quest’opera, la più nota e amata della letteratura infantile inglese, ha esercitato una forte attrazione anche sui lettori adulti per il peculiare gusto del gioco logico e verbale. Alle avventure di Alice C. diede un seguito con Attraverso lo specchio (Through the Looking-Glass, 1871), che ebbe un successo quasi altrettanto vasto. I personaggi, che nell’opera precedente erano carte da gioco, in Attraverso lo specchio sono pezzi del gioco degli scacchi; il loro comportamento è determinato dalle regole della partita, ma si colora di originalissimi toni comici. La facoltà, per eccellenza infantile, di osservare con perfetto candore la realtà servì a C. per mettere a nudo le assurdità e le incoerenze della vita adulta e per dar vita a incantevoli giochi basati sulle regole della logica. La caccia allo Snark (The Hunting of the Snark, 1876), in apparenza una buffa poesia nonsense, nasconde possibilità di interpretazione simbolica che hanno affascinato la critica moderna.

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