venerdì 27 settembre 2013

Recensioni in breve per piccoli racconti






Ultimamente ho trovato davvero poco tempo per leggere romanzi dalla media dalle duecento pagine in su: a volte mi sembra quasi mi scrutino con rimprovero dalla scrivania, altre imploranti, chiedendo solo di venir letti e compresi fino in fondo. Quando la combinazione tra scarsità del tempo si fonde ad una “malavoglia” inspiegabile, il lettore si trova davanti ad un bivio: sprofondare nell'oblio della pausa sabbatica dalla lettura o affidarsi ai racconti/romanzi brevi, che permettono una leggera soddisfazione nell'arrivare alla loro conclusione nel giro di quei dieci/trenta minuti che facilmente possono essere spesi, nel corso della giornata, per rilassarsi con la lettura – anche perché in genere è improprio dichiarare che non si sta leggendo nulla, visto che siamo circondati da scartoffie quotidianamente e, se si è studenti universitari, è quasi raro non trovarsi tra le mani un volume interminabile che non rappresenta una lettura altrettanto edificante quanto quella di un libro da noi designato.
Dopo la lettura in lingua originale di Tutti mi danno del bastardo di Nick Hornby, ho riscoperto la gioia del racconto/romanzo breve, al quale non mi approcciavo da diverso tempo – credo l’ultima raccolta di racconti letta risalga a circa quattro anni fa, ma non ricordo se si trattasse di quelli di Edgar Allan Poe o di Guy de Maupassant. Trovato dunque un buon compromesso tra il bisogno di evasione e la relatività del tempo, in contemporanea alla lettura di Né con te né senza di te di Paola Calvetti (la cui recensione leggerete prossimamente), mi sono affidata dunque alle storie one-shot.  Innanzi tutto ho finalmente concluso – e devo dire con un po’ di difficoltà – il secondo racconto del volumetto La casa stregata di Howard Phillips Lovecraft, che mi trascinavo dalla mia breve vacanza di una settimana, per poi passare alla lettura di Sono uno scrittore ma nessuno mi crede di Silvia Pillin, un simpatico vademecum per l’aspirante scrittore, per poi gettarmi a capofitto nel brevissimo Storia d’amore senza parole di Luis Sepúlveda e infine su Da tutte le strade si alzeranno lamenti di Kurt Vonnegut (del quale presto leggerò sicuramente Mattatoio n.5). 
In ultimo, su consiglio di quella grande appassionata dei fumetti americani Marvel di mia sorella minore, mi sono catapultata nel mondo dei comics trovando molto interessante la serie di Thor, dio del tuono appartenente alla nuova generazione di albi Marvel Now!, che non intendono cancellare un cinquantennio di storia del fumetto americana, bensì avvicinare i nuovi lettori alla realtà fumettistica – mossa di marketing ben architettata dato l’enorme successo delle pellicole cinematografiche che raccontano le storie di Spiderman, Thor, Captain America, Iron Man, gli Xmen, i Fantastici Quattro e tanti altri personaggi che saranno protagonisti dei prossimi film. Ho scelto proprio questa serie perché sono una grande appassionata della mitologia germanica e delle storie di Odino e dei suoi figli raccontate dall’Edda maggiore, testo inestimabile che ha permesso alle leggende norrene di giungere a noi. Di questo non vi posterò una recensione, poiché bisognerebbe scrivere qualcosa di ognuno degli albi già usciti (in tutto quattro) e comprendono una storia principale divisa in “puntate”, le avventure dei Young Avengers e due storie che cambiano di volta in volta (nel terzo comincia Journey into Mystery, saga che vede coinvolta Lady Sif, una dei miei personaggi preferiti).


La casa stregata – H.P. Lovecraft
Il volume si compone di due storie, la prima delle quali è omonima. Nonostante abbia apprezzato moltissimo lo stile di Lovecraft -  che tende a mantenersi esterno alla vicenda, raccontandola con una perizia quasi scientifica, carica di suspense e molto “fotografica”-, ritengo che le due storie non fossero egualmente interessanti. Ne La casa stregata è forte il topos del luogo maledetto che ha accumulato una lunga lista di abitanti morti in modo misterioso. Pare che le morti siano dovute ad un qualcosa che risiede in cantina. Mi sarei aspettata molta più azione, che la risoluzione della storia non fosse semplice, ma ne sono rimasta davvero delusa, tanto più che (OCCHIO ALLO SPOILER) il finale mi ricorda molto quei film in stile Final Destination. Inoltre ho trovato eccessive le descrizioni e ridondante l’elenco genealogico degli abitanti del maniero e ben poco terrificante il contenuto.
La seconda storia è L’orrore a Red Hook. Rispetto al primo racconto, questo è molto più coinvolgente, avvicinandosi al genere giallo per certi versi, gradevole nella sua descrizione di un quartiere malfamato e misteri irrisolti sui quali indaga il poliziotto Malone, che sembra quasi un “Hercule Poirot” del sovrannaturale. Ho trovato questa storia qualitativamente superiore alla prima, più vicina all’orrore che mi aspettavo dal “rivale” di Edgar Allan Poe.
Nel complesso, ho apprezzato e spero di riuscire a cimentarmi presto nella lettura delle storie di vampiri dello stesso autore.
Voto: 3 stelline

Sono uno scrittore ma nessuno mi crede – Silvia Pillin
«Se il vostro peggior nemico è il congiuntivo e fate un uso involontariamente creativo della consecutio temporum, beh il vostro romanzo ha davvero poche possibilità di essere selezionato».

Spero non pensiate di avere a che fare con un piccolo saggio di auto-aiuto per aspiranti scrittori, ma piuttosto ad un interessante, ironico, in alcuni casi pungente, vademecum per chi vorrebbe vedere la propria storia pubblicata da un editore. Questo brevissimo saggio, ben organizzato in alcuni capitoli, attraversa gli errori più comuni dell’aspirante scrittore, quali ad esempio quello di essere un cattivo lettore. Secondo la Pillin non si può scrivere un buon romanzo se non si è letto e analizzato ciò che si è letto in passato, poiché solo il lettore può rendersi conto di quali possono essere i punti forti di una trama, lo stile adeguato e il registro linguistico da utilizzare. Prima di tutto si parla di pianificazione della storia, della scelta del punto di vista e della caratterizzazione dei personaggi, per poi analizzare caratteristiche più tecniche quali l’interazione e le variazioni temporali. Segue una parte più interessante dedicata alla revisione e alla scelta dell’editore al quale inviare il proprio manoscritto, spiegando in modo semplice ma efficacie la differenza tra case editrici a pagamento e non, le problematiche relative all’editing e alla realizzazione della copertina, le caratteristiche del contratto d’edizione e interviste ad esperti del settore. Dunque un vero e proprio case study sul mondo editoriale per comuni mortali che vogliono averci a che fare.
Voto: 4 stelline

Storia d’amore senza parole – Luis Sepúlveda
«Con il passare del tempo passò il tempo sui miei passi, e pian piano mi colmai di cose dimenticate che pian piano mi dimenticarono. La città della quale ho parlato non esiste più, né le strade, né il negozio delle mute, né le cravatte larghe come remi, né le palme nane, né l’atmosfera proustiana senza decadenza. Tutto è scomparso. La musica, la sala da ballo, il cane chino accanto al grammofono. Tutto si è perso, l’ho perso».

Questo racconto è stato una piacevole sorpresa: una storia d’amore semplice tra un giocatore di biliardo e una donna muta che lo incanta con gesti e sguardi. Lo stile di Sepúlveda è altamente poetico, la sua scrittura è ricca di giochi di parole che avvincono il lettore fino alla fine, trascinandolo pienamente in un universo reale nella sua finzione narrativa. Ho apprezzato moltissimo il riferimento alle “atmosfere proustiane”, quella continua sensazione di vedere davanti a sé uno scenario fatto di macchie imprecise - ricordo che nel leggere i primi volumi di Proust trovai snervante scoprire, dopo circa novanta pagine, che in realtà l’autore stava parlando di un campanile – con la sola differenza, l’autore tiene a precisarlo, che ciò che abbiamo davanti a noi è «un’atmosfera proustiana priva di noia»: riesce infatti a scrivere un racconto semplice ma altamente evocativo. La vera dimostrazione che la parola può diventare storia.
Voto: 4 stelline

Da tutte le strade si alzeranno lamenti – Kurt Vonnegut
«Abbiamo colpito ogni chiesa benedetta, ospedale, scuola, museo, teatro, la vostra università, lo zoo, e ogni condominio della città, ma onestamente non era quello che volevamo. C’est la guerre. Scusateci, dunque. Inoltre il bombardamento a tappeto oggigiorno è di gran moda, lo sapete».

Ho la grossa lacuna di aver conosciuto Vonnegut solo leggendo Lo strano mondo di Alex Woods, dove veniva ampiamente citato. Nell’attesa di potermi addentrare in Mattatoio n.5, mi sono fiondata su questo brevissimo testo che racconta la vera storia della distruzione di Desdra da parte degli americani durante la seconda guerra mondiale, evento snocciolato nei minimi dettagli da un soldato americano prigioniero dei tedeschi che ha vissuto sulla propria pelle l’epilogo della città pacifica (le memorie dello stesso Vonnegut). Si tratta di un report di guerra, altamente critico nei confronti della sua stessa nazione, nella quale Vonnegut avanza l’ipotesi di una più veloce risoluzione del conflitto se gli americani non avessero dato atto allo stragismo e alla distruzione incondizionata di una delle poche città dichiaratamente antinaziste. Lo stile di Vonnegut è asciutto e essenziale, con picchi di ironia dosata ma fortemente esplicita e biasimo per la guerra e le azioni di potere – ricordo che i testi di Vonnegut, primo tra tutti Mattatoio n.5, sono considerati le pietre miliari della letteratura pacifista. Un testo breve, ma intenso, da leggere assolutamente.
Voto: 5 stelline


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