venerdì 13 settembre 2013

Recensione: Garden. Il giardino alla fine del mondo di Emma Romero



Garden. Il giardino alla fine del mondo – Emma Romero
Il ritardo è negligenza. La negligenza è disordine. Il disordine è il seme della perdizione. Maite è tra le operaie più efficienti nella fabbrica in cui lavora. In fondo non ha scelta: se commettesse un'infrazione sarebbe punita con la morte. Maite coltiva in segreto la sua passione, il canto, e sogna di raggiungere il leggendario giardino alla fine del mondo, dove si narra vivano i ribelli in completa libertà e dove pare siano sopravvissute le lucciole. Perché il suo paese è diventato una prigione fredda e spoglia. Dopo una lunga guerra, l'Italia è stata divisa in Signorie e, per impedire il ritorno al caos, le arti e le scienze sono riservate a una casta di eletti, mentre gli esclusi sono condannati a una vita di obblighi e privazioni. L'unica fonte di svago è la Cerimonia, la grande festa celebrata per l'anniversario della Rinascita. Maite ha sempre voluto esibirsi su quel palco, ma il giorno in cui potrà finalmente ottenere il suo riscatto scoprirà che, in un paese che ha ucciso ogni speranza, anche dai sogni si può desiderare di fuggire...
Editore: Mondadori
Pagine: 270
Prezzo: € 14,90



Voto:   




In un futuro in cui l’Italia è divisa in Signorie e gli uomini lavorano asserviti ad un regime dittatoriale, seguiamo la storia di Maite, che è stata assegnata alla manutenzione delle macchine nella fabbrica gialla. Un giorno sta per arrivare in ritardo per il suo turno lavorativo, così come la sua amica Erika, che riesce però a spingerla dentro i cancelli in chiusura salvandola. Maite assiste alla cattura della sua migliore amica da parte dei Giusti, ordinatori che hanno il compito di “terminare” i dissidenti,  coloro che infrangono le Armonie (leggi di stato). Fin dal giorno del suo esame di Assegnazione, Maite non riesce a rassegnarsi all’idea che sia costretta a lavorare in fabbrica, lei che sogna di raggiungere un luogo mitologico che chiamano Garden, che avrebbe voluto un futuro da artista, diventare una cantante come Lucilla, ma le Armonie proibiscono alle persone comuni di cantare e impegnarsi nelle passioni artistiche a meno che non si svolga propriamente quel ruolo nella società. Ma un giorno Mate canta come al suo solito in una zona cieca nella quale le microspie non possono coglierla, coperta dal rumore dei macchinari e, assorta nel suo canto non si accorge che i rumori che la circondano sono stati disattivati, viene prelevata e portata in città, dove scopre che il dittatore Octavio sta preparando le vittime per la cerimonia in onore della Rinascita, che si terra di lì a pochi giorni. Maite, insieme ad alcuni ragazzi, tra cui anche Erika - che scopre essere ancora viva -, viene servita e riverita, mentre si chiede il perché l’amica sia incurante del destino che li attende: i cittadini decreteranno la loro salvezza o la loro condanna proprio nei giorni della cerimonia, e per quell’occasione le vittime dovranno sembrare al popolo “sane e felici” – ai prigionieri che non dimostrano entusiasmo vengono somministrati dei farmaci che li fanno diventare euforici. La ragazza non intende rassegnarsi alla drammatica sorte e, usando tutta la forza di volontà rimastale, approfitta dell’attacco di una Giusta per pianificare la fuga. Ma le cose non andranno come aveva immaginato.
Il romanzo della Romero, a giudicare dalla trama, sembra molto avvincente – e, in effetti, non si può dire che non lo sia – ma, a discapito di un intreccio generale intrigante, non si può dire che la materia nel complesso sia “nuova”. Premetto che ho storto il naso quando mi sono imbattuta nella fascetta che lo indicava come “L’Hunger Games italiano” e che, pur non avendo letto la saga della Collins, ne ho apprezzato la trasposizione cinematografica, che presenta molti punti in comune con la trama di Garden.
La storia qui è completamente diversa, anche se vi sono numerosi punti di contatto: lo Stato diviso in Signorie ricorda i dodici distretti, la città così ricca e diversa dalle periferie sembra fare da eco a Capitol City e la cattiveria di Octavio rispecchia quella del presidente Snow, per non parlare della preparazione di Maite, che assomiglia al trattamento di bellezza che Katness “subisce” prima dell’intervista. Non mancano riferimenti a 1984 (il distopico per eccellenza): non a caso lo Stato in cui vive Maite si chiama Amór e nel romanzo di Orwell la società è controllata dal Minamor (il Ministero dell’amore) e i cittadini vengono controllati e gestiti attraverso una politica di panem et circenses. Insomma, nulla di innovativo, ma devo ammettere che se una critica positiva può essere fatta al volume della Romero, questa sarebbe relativa all’aver scritto un romanzo adatto ai ragazzi che li possa avvicinare al genere distopico, sebbene non ne riesca a sfruttare a pieno le potenzialità, ma soprattutto di aver dato vita a un testo ben scritto in italiano, cosa non di poco spessore. Inoltre i personaggi risultano molto credibili, soprattutto Maite e Einar. Nonostante ciò, fino a pagina settanta ci si serve in modo forse troppo eccessivo del flashback, che danno l’impressione che alcune parti del romanzo siano ridondanti e superflue, mentre in corrispondenza del tentativo di fuga di Maite la storia comincia ad avere un ritmo ben definitivo e accattivante. Ammetto poi che il finale mi ha colpito perché riesce a cogliere di sorpresa proprio nelle ultime battute.

In sé non si tratta di una “cattiva” lettura, ma non ho trovato né innovazione, né qualcosa che mi abbia tenuto fermamente incollata alle pagine, e non credo sia perché in realtà il target al quale è rivolto non mi comprende. Ad ogni modo è sempre meglio veder leggere qualcosa del genere ai ragazzini che romanzi privi di trama e offensivi nei confronti della lingua italiana.

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per aver condiviso la tua opinione!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...