lunedì 16 settembre 2013

Recensione: Skagboys di Irvine Welsh


Skagboys - Irvine Welsh 
"Per me è stato amore al primo buco, matrimonio alla prima fumata. Esatto, io amo la mia ero. La vita dovrebbe essere come quando sei strafatto." È questa la filosofia degli skagboys, i tossici scozzesi resi famosi da Trainspotting. In questo libro Irvine Welsh racconta l'antefatto, il momento in cui Mark Renton, Sick Boy, Spud e i loro "soci" scivolano inesorabilmente nel baratro dell'eroina. Fra scene di devastante crudezza e depravazione, episodi grotteschi e squarci di inaspettata poesia e tenerezza, ogni personaggio emerge dalla pagina con tutta la propria violenza verbale, la propria rabbia e brutale autenticità, raccontando in prima persona e senza compromessi una decadenza fisica e morale irrimediabile. Disillusi e privi di ogni stimolo, i personaggi di Welsh si gettano alle spalle lavoro, amore, famiglia, persino la passione calcistica, opponendo a tutto questo una parabola solipsistica e autodistruttiva. È il trionfo della vita ai margini nel suo splendore epico e negativo, dove il protagonista assoluto è il linguaggio esuberante, eccentrico, imprevedibile. Sembra di sentirli parlare davvero, Rents e Sick Boy, lungo la ferrovia, in cerca di "quel sollievo che ti sembra un'estasi quando ti scorre per le vene nel cervello, e l'euforia incredibile perché i problemi del mondo, tutta la merda, si dissolvono attorno a te nella polvere".
Editore: Guanda
Pagine: 618
Prezzo: 20,00 euro


Voto: 

A distanza di circa sedici anni dall'uscita italiana di Trainspotting e di dieci dal sequel Porno, Irvine Welsh ritorna in libreria con il prequel Skagboys. Il romanzo è ambientato in una Edimburgo degli anni '80, vera e propria capitale europea delle droghe, capace di trascinare i giovani in un circolo alcolico di disoccupazione, criminalità, rapporti fatiscenti e guai di ogni tipo: la città diventa quasi una sorta di entità che ingloba e che più che dare succhia e toglie forze e sanità mentale. Notevole ancora una volta è la bravura di Welsh nel dipingere un periodo storico senza mai dare troppo nell'occhio, trasformando in panorama sociale ed emotivo quello che per molti sarebbe stato solo un insieme di date e motivazioni sparse: l'autore riesce a descrivere perfettamente il carico emotivo delle manifestazioni "sindacali" con cui si apre il romanzo e che, volenti o nolenti, restano impresse nella nostra memoria e vengono poi richiamate sapientemente da brevi annotazioni e riferimenti su quello che succedeva nelle lontane stanze dei bottoni.

Skagboys racconta abbastanza esaurientemente l'incontro un po' cruento e un po' romanzato di Mark Renton, Sick Boy, Spud e amici con l'eroina, provata in parte per curiosità e in parte per dare una svolta alle serate un po' alcoliche un po' disperate ma che cambia le loro vite per sempre e li guida nel baratro dell'autodistruzione più nera. La trama è sempre complessa e non segue uno svolgimento vero e proprio, si avvicina quasi a un diario o a tratti ad un registro dei fatti avvenuti nelle vite dei protagonisti: per questo dopo le prime duecento pagine di attesa il lettore rischia davvero di annoiarsi, vista anche la mole del volume che supera le seicento pagine.

I personaggi sono ben delineati, soprattutto nei loro problemi e dolori: tra tutti spicca Mark Renton, all'epoca ancora uno studente universitario, di cui cogliamo facilmente l'intelligenza e la tendenza alla riflessione; Spud e gli altri risultano meno caratterizzati e Sick Boy, nonostante sia molto presente, resta a tratti lievemente incomprensibile e forse lasciato un po' "in disparte". Se in Trainspotting i personaggi erano affascinanti e incredibili, in Skagboys il livello di verosimiglianza crolla e di colpo le avventure di Renton e compagni diventano fin troppo allucinate e assurde. Qua e là rispuntano per fortuna le illuminazioni argute e la violenza espressiva in bilico tra trivialità e sentimento di cui Welsh è capace ma sono solo attimi e sicuramente non ai livelli dei suoi migliori lavori.

Lo stile si mantiene sempre realistico e iperattivo, diretto e colorito, arrabbiato e malato, capace di passare da una descrizione ad un pensiero, da un dialogo ad un insulto in un batter d'occhio: colpito da queste variazioni così frequenti di registro, a tratti il lettore rischia di perdersi nei meandri di pub e appartamenti maleodoranti, senza quasi riuscire a capire poi effettivamente dove si trovi e quale sia la storia di fondo. Il ritmo rimane per lo più blando tranne qualche accelerata improvvisa.

I dialoghi risultano quasi sempre espressivi e padroni del mistero dei personaggi che ogni tanto viene svelato grattando via tutto lo sporco e la rabbia di soffrire ed esistere. Il linguaggio crudo e colorito di Welsh sembra calzare relativamente bene nella traduzione italiana ma perde, per forza di cose, parte della sua unicità. Per quanto lo scozzese possa risultare ostico resta comunque viva la curiosità di rileggerlo in originale.

In conclusione Skagboys è una panacea per i fan di Irvine Welsh e soprattutto per chi ha adorato Trainspotting e aspettava da tempo di poter leggere qualcosa di nuovo di Renton, Sick Boy e soci. Per tutti gli altri è probabilmente, come diceva Rossini della musica di Wagner, un libro che ci regala dei bellissimi momenti ma anche dei terribili quarti d'ora.



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