lunedì 16 dicembre 2013

Blog tour "Di me diranno che ho ucciso un angelo": la centralità delle fiabe ai giorni nostri




Di Di me diranno che ho ucciso un angelo ho parlato in una recensione qualche mese fa. Si tratta di una fiaba carinissima, scritta con freschezza e poesia da una ragazza poco più che ventenne, meritatamente pubblicata da Rizzoli. Attraverso la storia di un angelo che cade sulla Terra, Gisella Laterza costruisce un percorso di formazione che lo porterà a "sporcarsi" con la vita, trasformandosi da essere celeste e insensibile a umano - con tutti i pregi e i difetti. Come avevo evidenziato nella recensione, in Di me diranno che ho ucciso un angelo esistono alcuni archetipi che richiamano proprio le fiabe tradizionali. Uno di questi è il bosco, in cui si verificano i riti di iniziazione - Cappuccetto Rosso, ad esempio, è stata interpretata in questo senso, e il bosco è il luogo in cui incontra il lupo cattivo - e proprio nel bosco l'angelo cade, in un contesto magico che sarà il preludio della metamorfosi. 
In questo articolo vi parlo appunto delle fiabe, degli archetipi, e dell'importanza dei romanzi di fantasia ai giorni nostri: il risultato non è professionale come avrei voluto, ma ho cercato di non dilungarmi e di non entrare nella speculazione scientifica - anche perché non ne ho le competenze. Sotto troverete un video di Gisella Laterza, l'ultimo di una serie che ha coinvolto il blog tour (trovate tutte le tappe QUI). Per quanto breve, Di me diranno che ho ucciso un angelo merita di essere letto - assieme a molte opere di fantasia che al giorno d'oggi vengono sin troppo snobbate senza reali motivazioni. 




La narrazione orale ha radici che si perdono nella notte dei tempi: quando non disponevamo ancora di capanne, di un'agricoltura e forse nemmeno di un sistema di comunicazione particolarmente complesso, raccontavamo storie attorno al fuoco che rafforzavano la coesione sociale. Ridurre tuttavia la nascita della narrativa a un fenomeno funzionale sarebbe semplicistico e non del tutto corretto: sostituite le grotte con case di mattoni, abbandonato il nomadismo, le fiabe e le favole continuavano a esistere e a essere tramandate. Se le favole, però, avevano chiaramente un intento pedagogico - come quelle di Fedro con protagonisti animali ma situazioni e ambientazioni realistiche, e dotate di una morale  esplicitata all'inizio o alla fine -, le fiabe rimanevano avvolte da atmosfere magiche, ricche di archetipi che ritroviamo  in diverse parti del mondo, e che, almeno originariamente, non sembrano avere intenti didascalici: il tabù dell'incesto, presente in tutte le culture mondiali, è violato in alcune varianti di fiabe famose - ad esempio quella russa di Biancaneve (cfr. La fiaba di tradizione orale, Giuseppe Gatto) -, e anche il cannibalismo fa più pensare all'espletazione di riti primordiali  - comune presso le culture primitive - o addirittura di istinti primordiali - come tenderebbe a pensare Freud - con intenti forse catartici. 

L'idea dell'origine narrativa delle fiabe - la più logica per chi scrive - è stata espressa da Christopher Vogler in "Il viaggio dell'eroe", e spiegata come l'esito dello scontro tra la società e l'idea della morte. Tuttavia è Propp a darci la chiave di volta, quando afferma che "i presupposti dai quali partono gli autori spesso sono il prodotto dell'epoca nel quale essi sono vissuti" e che "la fiaba deve essere rapportata alla realtà storica passata, nella quale si devono cercare le sue radici" ( cfr. Le radici storiche dei racconti di magia, Vladimir Propp): le radici sono storiche oltre che antropologiche, ed entrambi i fattori convergono nella formazione di un background popolare "mitologico" (in senso lato) e individuale. Il fantastico, da non confondere con il fantasy, è lo sfogo di una pressione storica - che io inevitabilmente, e so che molti potrebbero contestarlo, collego alla situazione socio-culturale - ma è anche il luogo dell'archetipo inconscio.  Il fantastico, quindi, ci accompagna da sempre. È, potremmo dire, parte del nostro essere. Il fantastico è addirittura espressione della storia, e la storia può - deve - riflettere. 

Non è nuova l'avversione snobistica del panorama intellettuale italiano verso il fantasy: i tentativi di conferirgli una dignità letteraria avulsa dal puro intrattenimento sono ignorati o banalizzati, il fantasy italiano che tenta di rientrare in una cornice storicista viene accusato di essersi "montato la testa". Eppure è stato dimostrato come la fiaba - che affonda nella magia, dunque nel fantastico - sia l'immagine speculare dell'animo umano, e come la finzione soprannaturale dia spazio a esiti plurimi che non si allontanano mai dalla psiche e dal contesto antropologico.

Per questo motivo i romanzi di fantasia mantengono un'importanza fondamentale anche nella nostra contemporaneità: perché continuano a raccontare gli impulsi umani, ma, inevitabilmente, fanno riferimento al nostro periodo storico, costituendo uno strumento di analisi e di indagine sulla società.  Un esempio lampante potrebbe essere quello del noto Martin, che con Le cronache del ghiaccio e del fuoco ha dato vita a un'attualissima "epopea" - fantastica, sì, ma fortemente legata alla prospettiva moderna: basti ricordare Le nozze rosse, l'episodio in cui Robb Stark viene massacrato insieme alla propria compagnia per aver scelto l'amore anziché l'alleanza matrimoniale più conveniente, per rendersi conto della riflessione cinica e fortemente contemporanea in cui il sentimento stenta a trionfare - o non trionfa per nulla - davanti alle logiche di potere. Per quanto fossero cruente le fiabe dei fratelli Grimm erano sempre caratterizzate dal lieto fine, e anche nello stesso Tolkien il bene trionfa sul male, seppur a caro prezzo - per non parlare delle versioni Disney. E se le fiabe non esercitassero tuttora un magnetismo inspiegabile su di noi, non ci troveremmo alle prese con  i numerosi re-telling che, ancora una volta, ci raccontano le variazioni di sensibilità all'interno del prospetto storico-sociologico. La banalizzazione, ovviamente, è sempre dietro l'angolo: tuttavia vale la pena continuare a indagare l'umanità in queste storie imperiture, provenienti dal passato - più precisamente dal nostro subconscio - o meno.





5 commenti:

  1. davvero bellissimo post, libro e autrice deliziosi!

    RispondiElimina
  2. amo questa autrice e cosi profonda ke ogni volta ke vedo i suoi video nn voglio mai ke smetta di parlare

    RispondiElimina
  3. Davvero una bellissima analisi!! :) Sono sempre più curiosa di leggere questo libro!! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Leggilo, è davvero carino! grazie anche a te :)

      Elimina

Grazie per aver condiviso la tua opinione!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...